Tra campo e mercato

Una squadra è sempre lo specchio della società e del proprio allenatore un pò come i figli lo sono dei genitori e della famiglia da cui provengono.

Credo sia questo il modo migliore per descrivere il momento storico che la Fiorentina tutta sta vivendo. Una società in cui, dopo la morte di Rocco Commisso, ancora una volta si è scelta la strada della continuità parentale con la nomina di Joseph quale nuovo Presidente. Un nuovo Presidente che, nel primo messaggio affidato ai social (non sia mai che si faccia una conferenza stampa con domande aperte), ha nuovamente sottolineato il magnifico lavoro fatto da Mark Stephan e da Alessandro Ferrari che, a suo dire, si sono guadagnati la stima e la fiducia non solo della famiglia Commisso, ma anche di tutta la piazza di Firenze. Una società che dunque non ha sentito, lo abbiamo visto anche dal mercato di cui parleremo tra poco, quel senso di urgenza e di emergenza che forse servirebbe per uscire da questo tunnel senza luce fatto di sconfitte, delusioni e lotta per non retrocedere.

Un atteggiamento di tranquillità e di gestione dell’esistente che vediamo anche all’interno del rettangolo di gioco. Dopo due vittorie che avevano riportato per la prima volta la Fiorentina in una posizione che avrebbe garantito il mantenimento della categoria, Vanoli ed i suoi ragazzi a Napoli sono tornati a commettere quegli errori che già erano stati fatali più volte in stagione. I viola contro i campioni d’Italia hanno giocato anche una partita discreta, soprattutto nella ripresa, ma non hanno dato la sensazione di essere consapevoli della difficoltà della situazione. La Fiorentina ha giocato ancora una volta con la linea difensiva altissima (come in occasione del gol di Vergara) pur non avendo difensori centrali così bravi a scappare all’indietro. Non solo, ma sembra ormai conclamata l’assenza di un leader difensivo che guidi due calciatori come Comuzzo e Pongracic che hanno il loro punto di forza nel seguire in ogni zona del campo l’avversario (quando non se lo dimenticano). A loro protezione poi, abbiamo giocato con Fagioli, tecnicamente ineccepibile ma rivedibile in fase di copertura, due centrocampisti bravissimi ad inserirsi negli spazi ma meno nelle letture difensive come Fabbian e Brescianini, due attaccanti esterni come Solomon e Gudmundsson più Piccoli. Considerando che il Napoli aveva solamente 60 minuti di autonomia, non sarebbe stato preferibile partire più coperti ed alzare la mediana ed i giri del motore nella ripresa? Noi ci dobbiamo salvare, dobbiamo fare punti, dobbiamo muovere la classifica!!!

Lo stesso atteggiamento visto in campo, lo abbiamo “ammirato” dietro la scrivania in questo mercato di gennaio. Se nei primi giorni Goretti e (da remoto) Paratici ci avevano stupito centrando piuttosto velocemente due acquisti sugli esterni, ruolo lasciato incredibilmente sguarnito dalla precedente gestione tecnica, nelle settimane successive il lavoro è proseguito con un giusto sfoltimento della rosa ma non con il rafforzamento della stessa. Sapevamo fin dallo scorso agosto che la Fiorentina aveva una carenza strutturale nei centrali difensivi, carenza che è stata aggravata con le (comprensibili) cessioni di Marì e Viti. Ciò che invece resta incomprensibile è il ritardo con cui è arrivato il centrale difensivo, Rugani, che tra l’altro non sembra avere quelle doti di leadership di cui abbiamo già parlato in questo articolo. Non solo, ma siamo ancora una volta andati a prendere un calciatore reduce da un infortunio che nelle ultime stagioni ha giocato poco. A Rugani precedentemente si erano aggiunti due centrocampisti molto simili tra loro come tipologia di calciatore. Sia Fabbian che Brescianini sono incursori, calciatori a cui piace inserirsi nell’area avversaria per cercare il gol ma che non hanno nella fase di copertura il loro punto di forza. Considerando la sacrosanta intoccabilità di Fagioli, siamo proprio sicuri che non servisse una figura di centrocampista più simile a Keita del Parma o a Konè della Roma (giusto per fare due esempi?). Avremmo probabilmente avuto bisogno di muscoli in mezzo al campo con un giocatore di corsa e rottura più che di un incursore….. Insomma delle tre grandi falle che la rosa aveva lo scorso mese di agosto, si è provveduto a colmarne solamente una, quella degli esterni, ma ciò che preoccupa di più è che la società e la squadra non sembrano avere idea della reale situazione di classifica e del reale rischio di retrocessione che stiamo correndo.

La gara di sabato contro il Torino sarà il primo dei tanti bivi che la Fiorentina dovrà affrontare da qui al prossimo maggio.

La luce in fondo al tunnel

Una bella vittoria da squadra.

Una vittoria che finalmente ci porta fuori dalle ultime tre posizioni di classifica e che conferma la crescita di un gruppo di calciatori che sembrano aver capito la gravità della situazione in cui si sono ficcati. SQUADRA, una delle mie parole preferite, la definizione più alta di un gruppo di persone che vogliono competere per uno stesso obiettivo, che sia la vittoria di una partita, la salvezza in campionato o l’aggiudicazione di un trofeo. Squadra, ciò che si deve necessariamente essere se si vuole raggiungere il risultato.

La crescita della Fiorentina, oltre che dalla vittoria di Bologna, è certificata dai numeri non solo del 2026 ma anche delle gare precedenti: 11 punti nelle ultime 6 gare, una percentuale di possesso palla in aumento, ma soprattutto un numero di occasioni da gol create finalmente all’altezza di una compagine che vuole venire fuori dalle sabbie mobili della classifica. La svolta data dai ragazzi di Vanoli, probabilmente il più grande artefice dell’inversione di tendenza viola, nasce soprattutto da una condizione atletica a tratti scintillante. Contro il Bologna, abbiamo finalmente ammirato una Fiorentina che ha surclassato l’avversario guidato da Italiano (allenatore che difficilmente vede la propria squadra soccombere atleticamente) per tutti i primi 45 minuti, probabilmente la miglior frazione di gioco dell’anno. Ed anche nel momento in cui gli avversari sono stati in grado di riaprire la gara, i viola hanno gestito il forcing finale avversario riuscendo più volte a ripartire in contropiede. Una Fiorentina (fortunatamente) lontana parente di quella vista fino allo scorso mese di dicembre!

Ma se certamente Vanoli è riuscito a dare la svolta tattica e fisica alla squadra, in campo ci vanno poi i calciatori e finalmente anche quest’ultimi hanno deciso di fare qualcosa in più. Se De Gea sembra essere tornato ad essere più sicuro, la difesa a 4 è decisamente una delle note più liete di giornata. Dodò non giocava una partita dominante come quella di Bologna da almeno un anno e mezzo: preciso in marcatura, sempre pronto a ripartire, finalmente rapido a sovrapporsi ai compagni e soprattutto pericoloso negli assist, come in occasione del gol annullato a Ndour. Accanto a lui, si è visto un Comuzzo feroce in marcatura, sempre attento sia di testa che palla a terra, duro e leale nei contrasti. Sul centro sinistra Pongracic si è permesso qualche finezza di troppo, ma ha giocato su livelli importanti così come Gosens: il leader spirituale viola sembra essere entrato in una nuova fase della propria carriera. Conscio probabilmente di un contachilometri che non inganna, Robin è diventato più attento alle sortite offensive, ma nel contempo molto più preciso nella fase difensiva. Come detto già in passato, per me Gosens, se vorrà, potrà diventare un difensore centrale con i fiocchi: intelligente e con ottime letture di gioco, piede educatissimo, forte di testa, leadership innata. Serve altro?

In mezzo al campo poi, abbiamo fatto benissimo: Fagioli ha regalato giocate meravigliose sia in ampiezza che in verticale ed ha saltato spesso l’avversario riuscendo a creare quasi sempre la superiorità numerica con le sole doti tecniche. E’ vero che ha perso la sanguinosissima palla che ha riaperto i giochi, ma ha deliziato la platea con una prestazione come non si vedeva dai tempi di Pizarro. I suoi colleghi Ndour e Mandragora, hanno dato gamba e sostanza ad un reparto che ha sovrastato quello felsineo buttandosi anche negli spazi fino a trovare la via della rete. Sugli esterni poi, Gudmundsson ha ancora una volta dimostrato che quando ha voglia di giocare è un talento cristallino, mentre Parisi è la vera invenzione di Vanoli. Esterno alto a piede invertito, con Dodò spesso a sovrapporsi, è un elemento fondamentale di una catena che ha fatto letteralmente a fette la fase difensiva del Bologna. Visto nella nuova posizione, Parisi sembra veramente un calciatore diverso, speriamo solamente che il problema muscolare non debba fermarlo proprio adesso. Se in sede di commento dell’ultimo mercato il suo nome è stato quello più ricorrente tra i flop, ieri Piccoli ha finalmente mostrato ciò che tutti vorremmo vedere sempre. Un attaccante pronto a buttarsi nel fuoco per la squadra, che ha lottato su tutti i palloni, ha fatto le sponde ma non ha disdegnato a mettersi faccia alla porta fino a segnare un gol fortunoso ma meritatissimo. Certo la quotazione esosa di 25 milioni sarà per sempre un peso, ma se Piccoli inizia ad essere questo, anche l’assenza di Kean è certamente meno pesante.

Insomma una Fiorentina finalmente convincente, con le gambe che girano, con un gioco riconoscibile, con un obiettivo da raggiungere senza personalismi né battibecchi: tutto ciò che vorremmo sempre vedere!!

Un pensiero infine sulla scomparsa di Rocco Commisso. Detto che umanamente dispiace per la scomparsa della persona, chi mi segue sa che non sono mai stato tenero nei confronti di una proprietà che giudico tra le peggiori della storia viola.  Certamente Commisso i soldi li ha spesi (anche se ne ha anche incassati un bel po’), ma il problema è che sono stati spesi molto spesso male. Oltre a ciò, è innegabile che il progetto sportivo sia stato sempre messo in secondo piano rispetto a quello delle infrastrutture senza poi contare la frattura insanabile che Commisso e Barone hanno creato con le istituzioni di una città già di per sé spesso divisa. E’ chiaro però che alla fine sono i risultati sportivi quelli che permettono di giudicare l’operato di una proprietà e, purtroppo, anche questi sono deficitari. E’ vero che la Fiorentina ha raggiunto tre finali ma è altresì vero che per la metà del tempo della gestione Commisso i viola hanno lottato e continuano a lottare per non retrocedere. Questi sono i risultati conseguiti, giudicate poi voi se Firenze e la Fiorentina meritano questo o qualcosa di più.

Si apre adesso un futuro nebuloso, un tempo in cui vedremo se la proprietà cambierà o se magari affiderà finalmente la gestione del comparto sportivo a gente di calcio. La cosa fondamentale è che sia arrivato il tempo dei professionisti e non più dell’improvvisazione!

Il buono, il brutto, il cattivo

LAZIO – FIORENTINA = 2 – 2

Non saremo ancora guariti, ma le ultime due prestazioni della squadra viola fanno almeno ben sperare.

Dopo la vittoria ottenuta al Franchi a tempo scaduto contro la Cremonese, la Fiorentina era chiamata a dare continuità di risultato e prestazione contro una Lazio incerottata che ha però nel suo stile di gioco e nella qualità di alcuni singoli la propria forza. I viola hanno avuto un inizio terrificante con un approccio alla gara in Pioli Style ma proprio in quei primi 25 minuti si è potuta notare ed apprezzare una differenza evidentissima rispetto ad un mese fa. In quei minuti di sofferenza la squadra non si è disunita, non si è data per vinta, non ha mai chinato la testa; in quello spezzone di gara Gosens e compagni hanno probabilmente fatto più scivolate, più tackle, più contrasti che nelle 18 precedenti partite di campionato. Abbiamo visto un calciatore come Ndour, per il resto tra i peggiori, dannarsi l’anima pur di ribattere e deviare in calcio d’angolo tiri scagliati verso la propria porta. Ecco quello che serve per salvarsi! Ecco ciò che è necessario per portare via un risultato positivo anche quando non ce lo meritiamo! La grinta, la voglia, l’attaccamento alla maglia ed alla propria squadra!

Essere una squadra è dunque la base da cui poter ripartire per centrare una salvezza ancora difficilissima: vedere tutta la squadra (Kean in testa) correre ad abbracciare Gudmundsson dopo il rigore realizzato, fa pensare che qualcosa stia realmente cambiando anche all’interno del gruppo! Tutto questo però non può essere sufficiente a raggiungere la salvezza se mancano le prestazioni dei singoli. De Gea è finalmente tornato in linea con le prove dello scorso anno (le parate su Sanabria domenica e su Gila ieri sera sono da fenomeno assoluto di reattività), Gosens è nuovamente centrale nel gruppo squadra sia mentalmente che tecnicamente e Fagioli da tre o quattro partite è diventato quel faro in mezzo al campo che tutti speravamo potesse essere. L’assist per il gol di Gosens è da leccarsi i baffi ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata la capacità di gestire i tempi ed i modi della partita; ha alzato il piede dall’acceleratore quando la squadra aveva bisogno di rifiatare ed ha invece verticalizzato quando si poteva puntare la porta avversaria.

Aver guadagnato 4 punti in due gare, essere rientrati nel gruppone che lotta per la salvezza, aver ricominciato a lottare su tutti i palloni, non può però coprire i disastri fatti nell’ultimo mercato estivo. Ieri sera, quando Vanoli si è girato verso la panchina per cambiare qualcosa in mezzo al campo, non ha trovato di meglio che inserire Nicolussi Caviglia, calciatore che molto probabilmente partirà non appena arriverà Brescianini. Ma l’esempio più lampante è stato dover vedere con la maglia biancoceleste addosso Danilo Cataldi, il cui riscatto sarebbe costato poco più di 4 milioni di euro, che ha avuto l’unica colpa di essere stato richiesto, cercato e voluto da Palladino!! Ma chissenefrega tanto noi abbiamo preso al suo posto il funambolo Sohm a 16 milioni…….

IL BUONO

  • Fagioli: se questo è il vero Fagioli, abbiamo fatto bene ad aspettarlo per dargli le chiavi del centrocampo. Manca ancora un pò di cattiveria nel contrasto, come in occasione della rete di Cataldi, ma per il resto abbiamo finalmente visto un centrocampista vero. Testa alta, visione di gioco, gestione dei tempi. Avanti così ragazzo mio!
  • Gosens: altro recupero fondamentale per la Fiorentina. Fisicamente non è ancora al top ed allora centellina le avanzate; in una di queste trova un gol magnifico. Oltre a questo, offre una buona fase difensiva e grande personalità. Quanto ci sei mancato Robin…..
  • De Gea: reattivo come una molla, tiene a galla la barca nel complicatissimo primo tempo. Con il De Gea di qualche settimana fa il risultato sarebbe stato ben diverso……
  • Gudmundsson: altro giocatore letteralmente trasformato! Corre come un terzino, combatte come un mediano, inventa giocate da numero 10. Quando e se capiremo cosa gli frulla in testa sarà sempre troppo tardi.

IL BRUTTO

  • Comuzzo: dopo alcune prestazioni buone stecca di brutto. Conferma che quando non ha un punto di riferimento da marcare diventa un calciatore mediocre. C’è da crescere ma lo aspettiamo volentieri!
  • Piccoli: prestazione a dir poco trasparente. Ok Gila è un ottimo difensore, ma nemmeno lottare….. Moise riprenditi il posto!
  • Sohm: si lo so che non ha giocato ma non ho ancora digerito l’atteggiamento con cui è entrato in campo a Parma. Eppoi il confronto con Cataldi…..

A voi per i commenti!!

Una stagione estenuante

Vi ricordate il famoso “Ore decisive per Longo”?

Per chi non lo sapesse, Longo era un calciatore del Torino che la Fiorentina dei Della Valle inseguì per un’estate intera fino ad arrivare all’acquisto dopo giornate interminabili in cui i giornalisti ed esperti di mercato continuavano a dire che la firma era ormai imminente. Se all’epoca la situazione in cui eravamo ci faceva sorridere, in questi mesi invece, non ne abbiamo alcun motivo. Se infatti qualcuno di noi è così masochista da riavvolgere il nastro degli ultimi 6 mesi, ci accorgeremo che facciamo ormai una cosa sola, ASPETTARE!

Davvero pensateci!! Non facciamo altro che aspettare….. Dal momento in cui il Presidente Commisso dal metaverso del New Jersey definì Palladino come suo figlio e, dopo nemmeno 24 ore, il figlio si dimise, siamo entrati in un universo parallelo in cui tra le decisioni prese e la messa in pratica delle stesse sono sempre passate settimane se non mesi!

Dopo l’uscita di scena dell’attuale tecnico dell’Atalanta infatti, la società viola ebbe bisogno di qualche giorno per incassare il colpo e virare sul nuovo tecnico, quello Stefano Pioli che però doveva liberarsi da un dorato contratto. Ecco dunque che fu necessario aspettare fino al 10 luglio circa per accogliere finalmente Pioli e tutto il suo staff. Dopo un ritiro estivo con più proclami che gol segnati, i tifosi della Fiorentina hanno atteso (invano) di vedere qualcosa di decente dalla tanto strombazzata squadra.

Non contenti giustamente delle prestazioni e dei risultati della squadra, la Curva Fiesole inizia una serrata contestazione nei confronti del DS Prade’ reo di tutti i problemi viola (Commisso ancora ovviamente non viene menzionato) e, nei giorni e nelle settimane successive, si parla più volte di dimissioni minacciate, poi presentate e respinte ed infine consegnate direttamente al Presidente. Nel frattempo però ci sarebbe un campionato da onorare e, complici i risultati della squadra, sulla graticola finisce a quel punto Pioli la cui posizione resta appesa ad un filo (ricordate?) per settimane fino a che non viene finalmente presa la decisione di esonerarlo.

Finita qui?? Macché!!! Il tecnico emiliano è titolare di un contratto triennale che la Fiorentina vorrebbe cancellare mentre il tecnico si oppone alla rescissione. Morale della favola? E’ necessario ancora una volta attendere svariati giorni in cui si cerca una via d’uscita. Non trovandola, si passa la patata bollente al mister della primavera Galloppa che siede sulla panchina viola solamente per una trasferta di Conference prima che arrivi Vanoli (scelto nel frattempo con molta calma perché la piazza non voleva il mister in pectore D’Aversa).

Nel frattempo però incredibilmente ci si accorge che per andare avanti servirebbe anche un direttore sportivo…. una cosa incredibile! Ma siccome i dirigenti viola, che negli ultimi anni hanno conseguito successi a giro per l’Europa, sono i migliori del mondo ed anche dell’Universo, dopo averci riflettuto per giorni interi, ecco la promozione di Roberto Goretti!

Finita qua? Ma certo che no!! Dopo alcune settimane tragicomiche in cui direttore generale, direttore sportivo e mister azzeccano meno dichiarazioni che formazioni, si decide finalmente il silenzio stampa e, con esso, si decide soprattutto l’arrivo del tanto invocato dirigente calcistico di spessore, cioè Fabio Paratici (ovviamente un ex Juve come l’altro candidato Giuntoli). Quindi via con il nuovo corso a tutta velocità che non c’è tempo da perdere giusto? Eh no…. perché adesso la Fiorentina deve aspettare che il nuovo Head of Football (sia mai che si usi la lingua italiana) si liberi dal Tottenham!

BarLungo con Simone – Un giro in Sud America: il Cile (2° parte)

Continua il nostro approfondimento dedicato al Sud America ed in particolare al Cile, un paese che ci ha regalato non solamente dei sogni politici, come quello di Salvador Allende di cui abbiamo parlato nella scorsa puntata, ma anche arte, cultura e musica come i mitici Inti Illimani che in Italia ebbero un successo clamoroso. Un sogno di diritti politici, sociali e civili che purtroppo finì nel sangue come tante altre volte in Sud America: ne parliamo con l’amico Simone Pesucci.

Buon ascolto!

Firenze è complice

La sconfitta di Reggio Emilia e quella casalinga di ieri contro il Verona, sono sconfitte, anzi umiliazioni che partono da lontano, molto lontano.

Una società di calcio, come una democrazia, funziona solo ed esclusivamente se esistono al proprio interno persone capaci di interpretare il ruolo per competenza o esperienza passata, fedeltà alla causa e voglia di fare bene. Tutto ciò però non basta se all’esterno non ci sono pesi e contrappesi, non c’è qualcuno che controlla, fa le pulci, fa sentire la propria voce avendo la libertà di dissentire e di esprimere le proprie idee senza aver paura di essere messo a tacere.

A Firenze invece, fin dal 6 giugno del 2019, data di acquisizione della società viola da parte di Rocco Commisso, stiamo vivendo una lunga parentesi all’interno della quale il pensiero unico l’ha fatta da padrone. Oltre 20.000 persone accorse allo stadio a salutare il neo proprietario come fosse il liberatore ed il Messia, una lunghissima ed inspiegabile luna di miele che è andata avanti nonostante risultati mediocri in campionato. Anche se ormai tutti se ne sono dimenticati, la Fiorentina è una delle realtà storiche della nostra serie A ed ha veleggiato nella propria storia in media tra 5^ ed il 6^ posto in classifica (posizione praticamente mai raggiunta dall’attuale proprietà).

Non solo, ma da allora abbiamo assistito ad un continuo e prolungato conflitto in cui la società viola, con Joe Barone in testa, ha sfidato tutte le istituzioni cittadine e regionali per riuscire a centrare quello che probabilmente era l’unico e vero obiettivo di questa proprietà: il Viola Park da una parte, lo stadio dall’altra. Contemporaneamente, il risultato in campo ha acquisito sempre meno importanza, una piazza calda, focosa, irriverente, si è messa a tifare per le infrastrutture anziché per i calciatori, si è ubriacata di livore nei confronti della Sovrintendenza, del Sindaco, del Presidente della Regione, invece di rivoltarsi per la cessione (ad esempio) del capocannoniere del campionato alla Juventus mentre la squadra era in lotta per la Champions League. Una curva che era conosciuta da tutti per essere la più brontolona d’Italia, trasformata come per magia in un cane addomesticato, ammansito da un Direttore Generale che andava alla festa della curva cantando le canzoni del tifo e saltando al coro contro la Juventus. Una trasformazione incredibile direi quasi senza senso, senza alcuna spiegazione logica. O forse magari una spiegazione magari c’è, chissà!

Per non parlare poi della stampa che ha sempre commentato acriticamente l’operato della società facendo da cassa di risonanza anziché da guardiano o da coscienza critica. Dopo la parentesi vissuta con la Fiorentina sempre in lotta per la salvezza, allenatori come Italiano e Palladino, hanno risollevato le sorti della squadra e della città. Peccato però che entrambi siano scappati a gambe levate non appena possibile ed ancora una volta la colpa sia ricaduta sulla piazza, sui tifosi, sulle istituzioni che non permettevano di fare lo stadio nuovo etc…etc…etc… l’importante è sempre stato non disturbare il manovratore, non far ricadere mai le responsabilità su Commisso ed i suoi collaboratori. Non solo, ma abbiamo anche assistito alle offese, alle prese in giro ed addirittura alla defenestrazione di quelle poche voci libere che hanno provato ad insinuare qualche dubbio sul progetto societario, che hanno cercato di fare domande, hanno cercato di capire qualcosa in più. Pochissimi giornalisti, bloggers, tifosi si sono ritrovati fuori dal Viola Park con un cartellino rosso sventolato in faccia o addirittura una banconota messa nel taschino per dimostrare chi comandava in società e, purtroppo, anche in città. Solidarietà tra colleghi? Nessuna! Denuncia della concreta cancellazione del dissenso? Figuriamoci! E poi devo sentire Trevisani dire che la colpa è dei tifosi, è di chi vorrebbe una Fiorentina diversa!!

La gente di Firenze però, stavolta si merita questo scempio perché si è fatta abbindolare e si è dimenticata ciò che Firenze realmente è (anzi era): Firenze è orgoglio e bellezza, visione e splendore, insomma tutto il contrario di ciò che vediamo dal 6 giugno 2019.

BarLungo con Simone – Un giro in Sud America: il Cile (1° parte)

Si torna in Sud America con il nostro podcast il “Barlungo con Simone”, una serie di approfondimenti che è iniziato con l’Argentina. Oggi ci spostiamo in un paese che tra la fine degli anni 60 e la prima metà degli anni 70 è stato visto da tantissimi giovani come il paese della speranza, il paese della giustizia sociale, della rivoluzione democratica, tutto questo grazie soprattutto ad un personaggio del calibro di Salvador Allende. Ci guiderà in questo percorso il mio amico fidato e grande professionista Simone Pesucci.

Buon ascolto!

Il mese della verità

La Fiorentina torna da Bergamo con una nuova sconfitta per 2 – 0, una sconfitta che però può essere letta in modi diversi. Possiamo scegliere e decidere di piangerci addosso, di ricordare i record negativi, la nuova gara senza reti, i due gol incassati, la classifica, oppure possiamo cercare di scrollarci di dosso la negatività affrontando le sfide del prossimo mese di dicembre a testa alta e petto in fuori.

E’ chiaro che la squadra ha grosse difficoltà sia dal punto di vista del gioco che da quello emotivo, mentre fisicamente è in evidente crescita ma credo non sia questo il momento in cui pensare alle prestazioni individuali, ai moduli di gioco, alla classifica. Anche ieri la Fiorentina ha giocato con un 352 molto leggibile (le due punte fisiche vicine e quasi piatte hanno funzionato poco anche stavolta), Fagioli ha giostrato molto più indietro, cioè in mezzo tra Pongracic e Pablo Mari per avere più libertà d’azione e far ripartire con più facilità i due esterni di centrocampo. Potremmo poi parlare delle due occasioni che si è mangiato anche ieri Piccoli, di cui la prima dopo nemmeno due minuti è stata incredibile: questo dovrebbe essere il momento di azzannare il pallone, spaccare la porta, avere la bava alla bocca. Ma a cosa servirebbe continuare a fare notare le difficoltà di questo gruppo?

L’impresa della salvezza è possibile solo ed esclusivamente se proviamo a guardare un bicchiere che inizia piano piano a riempirsi dei piccoli passi in avanti che la Fiorentina sta iniziando a fare…. si ma quali? Innanzitutto i viola sono stati capaci di non uscire mai dalla gara. Soprattutto dopo il secondo gol, i ragazzi di Vanoli avrebbero potuto abbandonare la contesa rischiando la goleada, avrebbe potuto farsi piccini piccini senza nemmeno provarci. Invece Ranieri e compagni hanno continuato a giocare la partita, hanno creato nuovamente occasioni, hanno colpito un palo con Kean, hanno battuto diversi corner. Non solo, ma uno dopo l’altro stanno rientrando tutti gli infortunati (a Sassuolo speriamo anche Gosens), la condizione atletica sta crescendo e tutti stiamo iniziando a prendere coscienza della situazione in cui siamo. L’ambiente si sta ricompattando, i calciatori guidati da Dzeko e lo stesso Vanoli, ieri a fine gara hanno finalmente avuto uno scambio vero di idee con i tifosi, hanno chiesto il loro aiuto ed hanno finalmente promesso di dare tutto, tutti insieme! Poco, probabilmente si, ma se non ripartiamo da remare tutti nella stessa direzione come possiamo pensare di fare questa impresa?

Non solo, ma Vanoli e Goretti hanno già indicato la strada del mercato di gennaio, quello in cui la Fiorentina dovrà dotarsi di calciatori che possano permettere alla squadra di cambiare modo di giocare: esterni offensivi ed un centrocampista di spessore mancano come il pane, ma prima serve invertire la tendenza. Dopo due partite quasi proibitive con Juventus ed Atalanta, adesso il calendario mette sulla strada viola squadre che possono essere alla nostra portata. Sassuolo, Verona, Udinese, Parma e Cremonese sono 5 gare in cui la Fiorentina deve fare almeno 9 punti per restare in vita. E’ vero, ad oggi gli episodi girano tutti male: un gol subìto con un cross, l’ennesimo palo di Kean, mai un rimpallo a nostro favore ma cosa possiamo fare, piangerci addosso? Oppure pensare che non può piovere per sempre?

Da qualche parte, non so dove, ci dev’essere quella scintilla che può permetterci di ripartire, di mantenere viva quella fiammella che ad oggi sembra del tutto spenta. Dobbiamo cercarla e trovarla tutti insieme, calciatori, allenatori, società, tifosi, città. Mettiamo in moto un esodo vero e proprio verso Reggio Emilia, facciamo vedere ancora una volta cos’è Firenze e cosa la Fiorentina, andiamo al Mapei Stadium e poi dopo al Franchi per la partita col Verona in massa, mettiamo in campo un tifo incessante, un amore incondizionato. E poi facciamolo di nuovo con l’Udinese, a Parma, con la Cremonese e poi ogni domenica finché la salvezza non sarà raggiunta! Solo così, tutti insieme, come un solo uomo, possiamo pensare di uscire da questo incubo.

Mai nessuno nella storia è riuscito a salvarsi senza nemmeno una vittoria dopo le prime 13 gare di campionato giusto? I record però sono fatti solamente per essere superati. Tutta Firenze, tutta insieme, ce la può fare partendo da Reggio Emilia.

Un bicchiere mezzo pieno

Il post Fiorentina Juventus è trascorso con le solite polemiche arbitrali, gli attacchi alla tifoseria viola da parte di ogni mezzo di comunicazione e la diaspora tra chi pensa che il pareggio sia una mezza sconfitta e chi invece crede sia un deciso passo in avanti: cerchiamo di approfondire tutte le questioni in attesa dei vostri commenti.

Quanto alle disquisizioni in merito alle decisioni del Direttore di Gara, come sapete su questo blog non ne parlo praticamente mai ma stavolta qualcosa lo voglio dire. Al netto dell’errore da principiante (non l’unico) di Pablo Marì che si fa sfuggire Vlahovic, la trattenuta dell’attaccante serbo sul difensore viola è clamorosa, trattenuta che serve a prendere quel vantaggio di spazio e posizione che poi Vlahovic sfrutta per entrare in area di rigore dove Marì lo trattiene platealmente. Il primo contatto però è decisivo per guadagnare quella posizione che poi viene sfruttata per entrare in area e dunque mi sembra giusto che il rigore venga cancellato. Nel mondo al contrario del pallone italiano però, si pende ancora dalle labbra dell’ex arbitro Marelli (una carriera mediocre quasi quanto il suo ruolo a Dazn) per capire il corretto uso del VAR, tecnologia il cui utilizzo sembra ormai essere sfuggito di mano.

Quanto invece agli insulti che la Curva Ferrovia e non solo ha rivolto a Vlahovic, credo ci sia ben poco da dire. Sappiamo tutti, anche quei mezzi di comunicazione che ci massacrano da giorni, che quel coro non è rivolto al calciatore in quanto appartenente ad una specifica etnia o nazione ma solamente perché è un ex viola non amato per le sue prese di posizioni ed atteggiamenti. Certamente il coro è da condannare, ma come mai nessuno dice che lo stesso Vlahovic ha indicato i suoi genitali in segno di sfida sia alla curva che alla tribuna? Voglio inoltre far presente che non accetto lezioni di morale da una tifoseria che ad ogni derby riceve alcuni DASPO perché mima l’aereo di Superga o da un allenatore come Spalletti che, ai tempi del Napoli, cercò di aggredire fisicamente i tifosi del parterre di tribuna. Quanto poi alla testata Tuttosport che ancora oggi crede all’innocenza della dirigenza juventina sia per Calciopoli che per le plusvalenze (due processi in cui la Juventus ha patteggiato) preferirei tacere…..

Venendo finalmente al calcio, la Fiorentina ha fatto un deciso passo in avanti per moltissimi motivi. Innanzitutto è sembrata finalmente una squadra, un blocco con calciatori che hanno pensato ad aiutarsi, a collaborare, ad essere NOI anziché IO. Non solo, ma si è iniziato a vedere uno straccio di gioco, certo imperfetto, certo qualitativamente non eccelso (e lì molto dipende dagli interpreti a disposizione) ma finalmente si è tornati a mettere nelle migliori condizioni i propri giocatori più forti: Kean a fare la lotta da solo contro tutta la difesa avversaria servito palla addosso e Mandragora libero di inserirsi. La squadra inoltre sembra atleticamente molto più in palla, con qualche cambio di passo e senza andare sotto fisicamente per almeno 80 minuti. Il gruppo poi, sembra aver ricominciato a remare nella stessa direzione, sembra credere alle parole di mister Vanoli che è stato addirittura abbracciato da Mandragora dopo il gol…con Pioli non sarebbe mai successo!

Pensiamo poi che alcuni giocatori si sono fatti trovare pronti nonostante lo scarso utilizzo delle ultime settimane: Parisi è stato tra i migliori in campo, attento in fase difensiva e coraggioso in fase offensiva, Fagioli senza illuminare ha giocato comunque una gara intelligente di grande sacrificio, Kouadio è entrato con grande attenzione sbagliando poco e rischiando nulla.

Per non parlare poi della capacità di restare dentro la gara per 90 minuti e di quella di reagire alle avversità. Dopo un primo tempo piuttosto equilibrato, i viola hanno subìto la rete di Kostic pochi secondi prima di andare al riposo, ma l’inizio del secondo tempo è stato comunque il miglior momento della Fiorentina: lo splendido pareggio di Mandragora, la pressione in varie zone del campo, tanti confronti diretti vinti pur senza avere grandi occasioni da rete. Questa intensità, questa reazione è la miglior notizia in vista di una possibile risalita che sarà lunga e difficile, ma che dopo questa prestazione sembra non più impossibile.

Se il bicchiere è mezzo pieno però, è perché ci sono ancora tantissime cose da correggere; offensivamente la Fiorentina attacca con pochi uomini, riempie poco l’area e non riesce ad arrivare in fondo con gli esterni. Nella fase difensiva poi, i ragazzi di Vanoli devono trovare una quadratura migliore: la prova di Pablo Marì sabato è stata disastrosa, mentre si sono disimpegnati meglio sia Pongracic che Ranieri. Oltre ai difensori però, anche i centrocampisti devono essere capaci di offrire un maggiore filtro per negare le verticalizzazioni avversarie. Certo il lavoro del nuovo mister è solamente all’inizio, ma i miglioramenti ci sono ed allora dobbiamo attendere con fiducia.

Adesso, dopo la Conference di giovedì contro l’AEK Atene, una trasferta molto dura a Bergamo contro l’Atalanta dell’ex Palladino: dare continuità di risultati permetterebbe di prepararsi al meglio ad un ciclo di partite più abbordabili fondamentale per rilanciarsi.

BarLungo con Simone – Un giro in Sud America: l’Argentina (2° parte)

Al “Barlungo con Simone” continua il viaggio in Argentina, un paese meraviglioso che, come quasi tutti i paesi del Sudamerica, ha vissuto grandi contraddizioni che meritano di essere raccontate. Nella prima puntata ci siamo soffermati sul modo in cui l’Argentina ha gestito la propria posizione internazionale nella seconda guerra mondiale e di come ha affrontato il rapporto spesso burrascoso tra riforme sociali e sistema politico con l’affermazione di una figura importante come quella di Peròn. In moltissimi pensano addirittura che il Presidente e la sua famiglia abbiano condizionato per anni e continuino tutt’ora a condizionare la vita degli argentini. Scopriamolo insieme all’amico e professionista Simone Pesucci.

Buon ascolto!