Attacco alla democrazia

Ho riflettuto molto prima di dare un titolo del genere a questo articolo, ma poi mi sono detto…In che altro modo si può chiamare una situazione in cui una massa di persone orchestrata da un movimento politico che si rifà al fascismo fa irruzione nella sede del sindacato più numeroso, più antico e glorioso d’Italia? E quello in cui lo stesso movimento di piazza, con la scusa del green pass, cerca di arrivare a Palazzo Chigi gridando ” prendiamoci Roma”?

Ho ascoltato qualche genio della multiforme galassia dei no green pass o dei no vax cercare di giustificare l’accaduto dicendo che la gente era in piazza esasperata dalle scelte del governo che limitano le libertà individuali, dal rincaro delle bollette e dalla politica economica… Ma davvero vogliamo ancora sottovalutare una roba del genere? Davvero ancora vogliamo credere alla novella del no green pass? Questo è un attacco alle basi della nostra democrazia e chi prova a giustificare ciò è semplicemente connivente!

È l’ora di prendere, seppur con incredibile e colpevole ritardo, provvedimenti seri e durissimi nei confronti delle persone e delle organizzazioni che hanno guidato il vergognoso pomeriggio di sabato: è necessario chiudere immediatamente Forza Nuova!
E’ stata attaccata la CGIL, quella stessa organizzazione sindacale che era stata molto timida sull’introduzione del green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro. Quel sindacato al quale magari i no green pass hanno chiesto un avanzamento di carriera, i tamponi pagati dall’azienda oppure lo Smart working per aggirare la legge che dal 15 ottobre non permetterà loro più di entrare al lavoro (come abbiamo spiegato in modo approfondito nel nostro podcast del BarLungo).
Hanno cercato di marciare su Palazzo Chigi, sede di quello stesso governo al quale chiedono la cassa integrazione, il blocco dei licenziamenti, la Naspi quando perdono il lavoro, la sanità e le cure gratuite quando poi magari si prendono il Covid…ma io dico: ma fate sul serio? Ma davvero non provate nemmeno un po’ di vergogna personale, siete ancora in grado di guardarvi allo specchio?

La gente normale si vaccina perché probabilmente crede nella scienza, oppure perché in famiglia tutti fanno così, o magari perché si fidano del proprio dottore che gli ha consigliato di farlo oppure anche solamente PERCHÉ HA BISOGNO DI LAVORARE!!
Nella vita reale non tutti vengono campati dai genitori, hanno case di proprietà, soldi e fondi lasciati dai nonni dai quali poter ricevere delle rendite mensili. Esiste anche un mondo in cui qualcuno ha dei figli, un mutuo da pagare, dei sogni da inseguire…e sapete cosa?? Incredibile!! Per fare tutto ciò servono dei soldi che nel mondo reale vengono guadagnati attraverso il lavoro!!!
Con la schifezza di sabato avete attaccato lo stato, ma soprattutto avete ancora una volta sputato in faccia ai vostri colleghi, ai vostri amici, ai vostri figli dando un esempio increscioso di tutto ciò che non è la democrazia.

Spero torniate da dove siete venuti e che ci lasciate vivere la nostra vita in santa pace. Voi rinchiudetevi pure nei vostri terratetti di famiglia a sorseggiare Martini….
Noi abbiamo cose più importanti a cui pensare semplicemente perché noi non siamo e non vogliamo essere come voi
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Diario di un cassintegrato – parte venticinquesima

A grande richiesta (più o meno) torna la rubrica che ha fatto compagnia a me ed a tutti voi per quasi un anno!

Avevo promesso che sporadicamente avrei continuato a fare alcune riflessioni spero interessanti in modo da confrontarmi e, perché no, crescere grazie anche ai vostri commenti ed alle vostre idee. Nei mesi di pandemia e di sospensione dal lavoro, ho avuto modo di stringere nuove amicizie e coltivarne ulteriormente altre che ancora oggi mi fanno compagnia nella vita di tutti i giorni. La condivisione di quel periodo con persone come Leonardo ed Antonio restano la parte migliore di una parentesi tragica che spero sia chiusa per sempre! Ma proprio perché sono ancora miei compagni di viaggio, ho trovato nei loro racconti perfetta consonanza con ciò che sta accadendo anche a me adesso che sono rientrato nel vortice del lavoro al 100%.  Nei settori nei quali siamo impiegati, loro purtroppo ancora non a tempo pieno, la pausa forzata che abbiamo vissuto non è stata utilizzata come avevamo sperato: nessun aggiornamento, nessuna crescita professionale, nessun rafforzamento dei rapporti interpersonali all’interno dei luoghi di lavoro. Anzi, quando siamo rientrati ad ognuno di noi è stato chiesto qualcosa in più senza che fossimo preparati o fossimo preventivamente formati per svolgere il nuovo incarico.

La componente più difficile però, è stata ed è tuttora quella psicologica: rientrare nel vortice lavorativo dopo essere stati pressoché ignorati e dopo non aver visto i tuoi colleghi quasi continuativamente per un anno non è semplicissimo. Le persone con le quali lavori hanno maturato proprie riflessioni, proprie convinzioni non solamente in campo lavorativo ma anche e soprattutto relativamente a ciò che è successo negli ultimi 18 mesi. Dal green pass obbligatorio alla vaccinazione, dalle decisioni governative a quelle dell’azienda, dalla prevenzione del Covid nei luoghi di lavoro, all’uso della mascherina, ogni argomento è buono per dividersi, per dare una propria visione della problematica, per rimarcare la propria distanza dagli altri.

Ecco, rendersi conto di non essere più una squadra ma una somma di individui è probabilmente stato il pensiero dominante che ho avuto nelle prime settimane in cui sono rientrato al lavoro e non aver dato importanza al peso psicologico che ognuno di noi ha dovuto sopportare, credo sia l’aspetto più deludente e grave della questione.

Può mancare la riorganizzazione, si può rinunciare alla formazione permanente oppure anche alla routine quotidiana del recarsi al lavoro, ma ciò che non può mai mancare in un sano ambiente di lavoro è la cura dei rapporti interpersonali. Se non si ha un lavoro autonomo, dai momenti difficili si esce solamente insieme confrontandosi relativamente alle possibili soluzioni dei problemi. Senza questo, non se ne può uscire migliori, anche se tutti lo abbiamo voluto credere durante la pandemia!

Proprio per riflettere insieme in merito a tematiche sociali, economiche, politiche, per approfondire le decisioni governative o dei nostri amministratori locali, torna nelle prossime settimane il podcast del BarLungo con il nuovo compagno di viaggio Simone Pesucci. La gestazione è lunga, ma speriamo che il risultato non vi deluderà! Sarà un viaggio completamente diverso, un approfondimento su tematiche più o meno serie ma sempre legate all’attualità politica. Entro la fine del mese di ottobre si parte….State in campana!

Alla prossima!!!

La scuola nostra Cenerentola

Sembra ieri che, caduto il governo Conte, tutti chiedevano che fosse avvicendata prima tra tutti la ministra Azzolina di cui si sottolineava la fallimentare gestione dell’anno scolastico più difficile di sempre, quello della pandemia. Dalla polemica sull’acquisto dei banchi a rotelle a quella sulla didattica a distanza utilizzata a sproposito e ben poco organizzata, era tutto un pullulare di persone che discernevano su come sarebbe ripartita la scuola una volta che il vero problema fosse stato risolto alla radice. Chiaramente non potevano mancare i soliti discorsi tesi a sottolineare la centralità della cultura e della scuola per tutta la società e per i nostri bambini e ragazzi in particolare.

Nel frattempo i mesi sono passati e tanti addetti ai lavori hanno più volte cercato di spronare il governo affinché risolvesse i problemi rimasti sul tavolo dopo il termine dello scorso anno scolastico. Siamo ad Agosto, cioè a poco più di un mese dalla ripartenza e non sembra che i nodi di cui si parlava a giugno 2020 (cioè più di 1 anno fa!!!) ed a giugno 2021 siano stati sciolti.

A spulciare i giornali (perché i titoli scandalizzati di allora adesso non riesco a trovarli) sembra che i presidi non siano molto ottimisti. I problemi degli angusti spazi scolastici non sono stati risolti, mentre il trasporto pubblico è fermo esattamente alla situazione di 15 mesi fa. Si parla nuovamente di entrate scaglionate, di tempi di vita delle città, di didattica a distanza a giorni alterni… E sono passati 15 mesi!!! Qualcuno ha notizia di quegli intellettuali, di quei giornalisti, di quei parlamentari che si stracciavano le vesti per le incapacità del governo precedente?

Adesso si parla della riforma della giustizia, del piano vaccinale, del PIL che riparte, delle imprese azzurre alle Olimpiadi, ma di scuola poco o per niente. A proposito della vaccinazione di massa che sta obiettivamente riscuotendo un buon successo poi, vorrei sommessamente ricordare che il generale Figliuolo aveva promesso che al 31 luglio una quota tra il 70 ed il 75 per cento della popolazione italiana sarebbe stata immunizzata con la doppia dose. Peccato che il ministero della sanità (non certo quei cattivoni di questo blog) ha affermato che la percentuale si è fermata a poco più del 60. Conoscete mica qualcuno che voglia fare qualche domanda? Qualcuno che intenda chiedere spiegazioni?

Quanto alle vaccinazioni poi, nelle ultime settimane continua il dibattito intorno alla possibile obbligatorietà per gli insegnanti. Sgombero subito il campo dagli equivoci: io sono assolutamente a favore! Come accade per i camerieri o per coloro i quali lavorano al pubblico che devono per forza avere il green pass, perché non dovrebbe essere richiesto lo stesso requisito per le persone che stanno accanto ai nostri bambini e ragazzi? E poi dico… considerando che il corpo insegnante è stato tra le categorie privilegiate che hanno avuto la possibilità fin da subito di lavorare da casa grazie alla didattica a distanza (quando funzionava) e non hanno perso un euro di stipendio, un giorno di lavoro, un’ora di permesso o di ferie, è plausibile chiedere qualcosa in cambio oppure no? La stessa domanda poi andrebbe fatta a quei sindacati che già si erano coperti di ridicolo proclamando uno sciopero generale mentre la stragrande maggioranza degli italiani era a casa in cassa integrazione o con un contratto non rinnovato per tutelare ancora di più gli statali, ma che non sembrano aver compreso la lezione! Si sono fin da subito dichiarati contrari all’obbligo vaccinale: forse perché il settore statale è rimasto tra i pochi sindacalizzati? Una cosa assolutamente inconcepibile!! E la cosa diventa ancora più incredibile quando lo stato chiede ai genitori di fare vaccinare anche i ragazzi della fascia di età 12-18 anni! Da qualche parte si inizia addirittura a parlare di possibili vaccinazioni per la fascia 6-12 per non fare perdere giorni di scuola ai bambini…. ma se invece abbiamo la maestra o il maestro no vax invece è tutto ok? Stiamo scherzando o cosa?  

La verità è che ancora una volta ci troviamo ad affrontare un colpevolissimo ritardo che non ha scusanti né giustificazioni. Per l’ennesima volta la scuola è stata messa in coda, dimenticata come se fosse secondaria anche da un governo che doveva dare la precedenza alle vere priorità del paese. Ad oggi ancora non abbiamo certezze né sull’inizio dell’anno scolastico né sulla gestione di una nuova possibile ondata di contagi con le quarantene e con tutto ciò che abbiamo già conosciuto negli ultimi 18 mesi.

Una brutta macchia sul governo Draghi che speriamo riesca nel miracolo di fare tornare alla normalità bambini e ragazzi che hanno già sofferto fin troppo. 

Il Draghi illuminato

Ecco la nuova filastrocca

che descrive l’uomo che negli ultimi mesi è su ogni bocca.

Il Supereroe dell’economia

che per il profitto delle grandi aziende trova sempre la via

e non importa se a voi non piace

tanto la stampa e l’intellighenzia tace.

Tra le prime magie del suo governo c’è stato il condono

grazie al quale degli evasori è diventato il patrono.

Con il commissario Figliuolo ha lanciato la scommessa della corsa ai vaccini

ma sui giornali non compaiono i risultati dei tabellini….

forse non sono state raggiunte le 500.000 dosi quotidiane indicate quale soglia?

Che Dio non voglia!!!

Ha poi deciso insieme a Orlando e Giorgetti

che i contratti di lavoro possono finire nei cassonetti

grazie allo sblocco dei licenziamenti

che ha fatto sembrare la vita di tanti lavoratori miseri fallimenti.

Non parliamo poi dei festeggiamenti per la nazionale:

era proprio il caso di farli mentre la variante Delta inizia a galoppare?

Se con il Governo Conte il pullman avesse sfilato,

il Premier con il badile ed il forcone sarebbe stato trattato!!

Non resta allora che dare a Cesare quel che è di Cesare…

è stato Super Mario che ha insegnato a Donnarumma a parare!!

Ma anche nel tennis Draghi è il numero uno,

è lui che dato le istruzioni a Berrettini per servire come nessuno!!

Ed ora non per fare discorsi grotteschi…

Ma ancora credete che la cupola l’abbia fatta il Brunelleschi???

Il cuore sanguina

Il mio cuore sanguina, le mie mani si tormentano, i miei occhi si riempiono di lacrime di rabbia.

Quante volte anche sulla rubrica “Il diario del cassintegrato” abbiamo cercato di mettere in guardia dalla misura che sbloccava i licenziamenti? Quante parole abbiamo utilizzato per lanciare un grido d’allarme disperato nei confronti di una decisione che avrebbe dato il via ad una macelleria sociale? E non perché chi scrive in questo blog è un bolscevico, ma semplicemente perché vivo la realtà quotidiana del mondo del lavoro, giro tra la gente, parlo con le persone, ascolto le loro preoccupazioni!!

Come dite?? È proprio ciò che dovrebbe fare un politico?? Beh mica è colpa mia…

Mentre tutti i nostri bei giornaloni sono intenti a scrivere della splendida nazionale di Mancini in finale agli Europei, oppure del viola Berrettini primo italiano nella storia in finale a Wimbledon dopo aver raccontato l’impresa dell’Italia del basket che si è qualificata per le olimpiadi di Tokyo a distanza di 17 anni dall’ultima apparizione, i risultati dello sblocco dei licenziamenti iniziano a farsi vedere. Ma se in alcune aziende ci si sta muovendo con maggiore circospezione tagliando solo una parte dei posti di lavoro, la multinazionale GKN ha licenziato con una mail tutti i propri 422 lavoratori dipendenti dello stabilimento di Campi Bisenzio, tra Firenze e Prato. L’occasione della contemporanea presenza della crisi pandemica e del via libera allo sblocco dei licenziamenti è stata troppo ghiotta per sorseggiarla un pochino per volta…. Vuoi mettere trangugiare tutta la bevanda ghiacciata in un sorso solo? Sai che goduria?

Se solo penso che nel momento della formazione del Governo Draghi Confindustria aveva storto la bocca perché la nomina di Orlando al ministero del lavoro sembrava troppo a sinistra, mi viene l’orticaria. Lo stesso ministro che ha pensato ed approvato il solo blocco per alcuni settori…. E che dire poi dei sindacati che hanno brindato all’accordo con il ministro dicendo che avevano raggiunto un ottimo compromesso? Vanno loro adesso a raccontarlo alle 422 famiglie che hanno occupato l’azienda e sono davanti ai cancelli in presidio permanente? Gli stessi sindacati che avevano avuto il coraggio di indire uno sciopero generale in piena pandemia a difesa dei lavoratori del settore pubblico? Tutto poi chiaramente accade nel silenzio tombale del deus ex machina Mario Draghi che adesso è troppo occupato dal PNRR, dalla riforma della Giustizia, dalla grande ripresa economica che sembra porterà nel 2022 il PIL italiano a guadagnare il 5%! L’uomo che forse crede che il mercato rimetterà tutto a posto senza doverci mettere mano. Ma se anche il PIL crescerà in modo importante, a vantaggio di chi andrà questo aumento di ricchezza del paese? Scommettiamo che avanti di questi passo i ricchi saranno più ricchi ed i poveri continueranno a barcamenarsi in solitudine nelle loro difficoltà?

Mi sa che ancora una volta usciremo dalla crisi senza aver voluto mettere in comune le ricchezze ma solamente le disgrazie….ma tanto poi il pallone ricomincia a rotolare e tutto si dimentica… Speriamo solamente di non dover scrivere prossimamente “il diario di un licenziato” dopo aver fatto più di 20 puntate del “diario di un cassintegrato”!!

Diario di un cassintegrato – parte ventiquattresima

Tranquilli amici! Non mi hanno rimesso in cassa integrazione… almeno non per ora!! 🙂

A parte gli scherzi, avevo promesso che questa rubrica che avete seguito con tanta simpatia e partecipazione emotiva, sarebbe rimasta come uno sguardo sul mondo esterno e sarebbe servita per sottolineare alcuni fatti di attualità per me importanti.

Nella melassa indigeribile che è diventata la politica italiana da quando Draghi è divenuto premier, melassa in cui lo spiccato senso critico dei giornalisti sembra essere scomparso come il refrigerio a Firenze in agosto, ci sono alcune cose che devono essere assolutamente sottolineate. Al netto della polemica a distanza tra Conte e Grillo per la leadership e la riforma del Movimento 5 Stelle, il governo in carica, o forse sarebbe meglio dire una delle tante cabine di regia che sembravano deturpare la democrazia parlamentare quando erano designate dal precedente Presidente del Consiglio, ha messo in campo alcune misure che meritano di essere commentate.

Trovo innanzitutto aberrante la conferma dello sblocco dei licenziamenti a partire dal 1 Luglio. La cosiddetta mediazione trovata dal Ministro Orlando è assolutamente insufficiente poiché blocca la misura per il solo settore tessile e quelli collegati (moda e calzaturiero). Ho sentito il Ministro Brunetta dire che così finalmente “si torna al mercato”: no caro amico mio (si fa per dire), così si finisce nella giungla! In quella giungla in cui già migliaia di partite iva e lavoratori autonomi sono finiti, innescando una potenziale bomba sociale che potrebbe mettere sul lastrico non si sa quante famiglie! In questo modo passa il messaggio che, finita (forse) la pandemia, ognuno si arrangia come può e chi è più forte domina il mercato, chi è più debole soccombe. L’idea di fondo è assolutamente errata soprattutto perché una volta riaperte le attività, non è che riparte l’economia come prima, non è come un interruttore da schiacciare! E poi scusate, ma perché mai questa dinamica la dovrebbero pagare i lavoratori? In Europa le nazioni più evolute hanno un sistema sociale che si chiama welfare state perché lo stato aiuta i propri cittadini nei momenti di difficoltà, non butta via il bambino con l’acqua sporca!!!

Altra decisione che mi lascia molto perplesso è la probabile cancellazione del cosiddetto cashback di stato. Aldilà del rimborso che certamente aiuta in un momento in cui i consumi sono al minimo e tante persone hanno accusato la scure della crisi pandemica, la misura mi sembrava intelligente anche per cercare di arginare l’evasione fiscale, una delle piaghe del nostro paese. Uno studio della BCE ha evidenziato come a fine 2022, cioè al termine del periodo per il quale il governo Conte aveva finanziato il cashback, lo stato italiano avrebbe potuto recuperare circa 8 miliardi di euro di evasione grazie ai pagamenti elettronici. Li ho visti solamente io oppure nell’ultimo anno tantissimi commercianti, le bancarelle dei mercati rionali, i parrucchieri da uomo hanno iniziato ad avere il POS e ad accettare i pagamenti tracciabili? Ecco adesso spiegatemi come mai si cancella questo strumento che permetteva alle persone normali di ottenere un rimborso pari a 150 euro ogni 6 mesi ed alle imprese di fatturare di più e dunque di versare più tasse. Ah già… ma l’evasione non è certo un problema in un paese come il nostro….

Tra i mille bonus che lo scorso anno erano stati messi in campo, alcuni erano sinceramente ridicoli ma uno era invece  sacrosanto e molto intelligente: il bonus vacanze. Nel 2020 infatti, era previsto un bonus da 500 euro spendibile in tutte le strutture ricettive che ha aiutato tanti italiani a trascorrere ferie più dignitose. Nel 2021, il nuovo governo magari avrebbe potuto rimodularlo, legarlo all’ISEE o alla condizione lavorativa, ridurlo, cambiarlo, ma NON cancellarlo! Se qualcuno non se ne fosse accorto, gran parte dei lavoratori che sono stati in cassa integrazione COVID nel 2020, ci sono rimasti anche nel 2021!! Ma nel frattempo gli aiuti si sono ridotti, un po’ come le retribuzioni di quei fortunati che magari hanno ripreso a lavorare a singhiozzo. Considerando che le ferie sono un diritto intoccabile, almeno il bonus vacanze il governo dei migliori non avrebbe potuto lasciarlo? Resto basito dalla totale assenza di critica da parte degli intellettuali, dei giornali, ma anche dei partiti che facevano parte del precedente governo e che adesso accettano qualunque tipo di retromarcia pur di rimanere tra gli scranni del governo!!

Quando troveremo di nuovo qualcuno pronto a difendere anche gli interessi di chi paga sempre le tasse, di chi lavora onestamente, di chi non mette un euro da parte perché tra mutuo, bollette e figli non ha più capacità di risparmio?

Diario di un cassintegrato – parte ventitreesima

Ho quasi paura a dirlo, ad esultare, a gioire: da oggi 3 giugno sono finalmente tornato a lavorare al 100%!

Insomma, sono nuovamente occupato cinque giorni a settimana, ad orario pieno e senza cassa integrazione! Dopo aver già subito lo scotto lo scorso ottobre, quando dopo aver pensato che fosse tutto finito rientrammo dalla sera alla mattina nel tunnel delle infinite giornate senza impegni professionali, adesso non so nemmeno come comportarmi: essere felice, abbandonarmi ad un bel brindisi e cercare di mettermi alle spalle questo periodo allucinante oppure no?

Se c’è una cosa che questo periodo mi lascerà per sempre, è la voglia di sviluppare le proprie idee ed i propri sogni cercando di pensare un po’ più all’oggi ed un po’ meno al domani. Se una cosa mi fa stare bene adesso, significa che è il momento giusto per farlo ed allora mi godo questo momento senza però dimenticare tutto ciò che mi ha aiutato a crescere ed a sopravvivere in questi lunghissimi mesi. La passione per questo blog, la voglia di mettermi continuamente alla prova, l’istinto per il confronto che aiuta a crescere e ad imparare. Ecco allora che non smetterò di impegnarmi nel mantenere un appuntamento fisso con voi attraverso rubriche, video, novità, nuovi ospiti ed amici che mi accompagneranno in questo viaggio. E non smetterò nemmeno di dire la mia sugli accadimenti della scena politica italiana: trovo ad esempio allucinante il dibattito al quale stiamo assistendo sulla questione licenziamenti. Tutti ormai si sono accodati alla decisione presa dal Presidente Draghi ma nessuno vuole dire la verità. Tra il Ministro Orlando che cerca quantomeno di alleviare le conseguenze di un provvedimento per me assolutamente sbagliato, un Salvini che di giorno vota a favore in Consiglio dei Ministri e di notte dice di voler assecondare i tentativi dei sindacati, un Movimento 5 Stelle completamente assorbito dalla vicenda Rousseau, a pagare nuovamente le conseguenze della pandemia saranno quei lavoratori che nel frattempo hanno lavorato a singhiozzo, hanno ricevuto spesso in ritardo la cassa integrazione ed adesso vedono avvicinarsi l’ombra del licenziamento.

Tra i fatti delle ultime settimane, quello che mi ha maggiormente colpito è stato il rilascio del boss della mafia Giovanni Brusca. Dopo 25 anni di carcere, uno dei killer più efferati della storia della malavita mondiale, torna dunque in libertà ed il primo sentimento non può che essere di rabbia e di sgomento poiché in un mondo normale una persona del genere non dovrebbe avere alcun diritto di cittadinanza e la dicitura “fine pena mai” dovrebbe essere tatuata sulla sua pelle per sempre. Poi però subentra  la ragione e la grandezza di uomini come Giovanni Falcone che hanno pensato e voluto proprio quella legge grazie alla quale Brusca è nuovamente in libertà. Lo scambio tra la collaborazione con la giustizia e lo sconto di pena è stato infatti uno dei pilastri grazie ai quali lo Stato negli ultimi decenni ha assestato i colpi più duri alla malavita organizzata. Il perdono, che non potrà mai essere concesso se non dalle famiglie delle vittime, è una cosa, la legge è un’altra. La grandezza di un uomo dello stato come Falcone in fondo sta tutta qua: aver dato ai propri assassini gli strumenti di riacquistare la libertà a patto che aiutassero le istituzioni a combattere la mafia, l’estremo sacrificio della propria vita per la rinascita della propria terra, per il futuro delle nuove generazioni che ancora oggi troppo spesso sono sottomesse a logiche malavitose. Quale miglior esempio? Quale più alto sacrificio?

Tornando poi alle nostre cose, volevo annunciare anche qui, come già fatto in video, la nascita su queste pagine di un podcast! Nelle prossime settimane infatti, coloro che seguono Il Corner del Lungo non avranno più scuse: potranno leggere gli articoli, guardare i video oppure ascoltare il podcast come se avessero acceso una radio. Grazie agli amici Flavio Bardaro e Simone Pesucci, parleremo di sport, di calcio ma anche di attualità. Con Flavio partiremo con una serie di puntate dedicate agli Europei di Calcio che iniziano il prossimo 11 giugno, mentre con Simone approfondiremo innanzitutto il tema informazione, giornalismo ed ordini professionali. Cercheremo insomma di accompagnarvi durante tutta l’estate senza annoiarvi e mantenendo  il più possibile aggiornato il blog.

Mi raccomando, se volete approfondire una tematica, scrivetecelo! Ci impegneremo a studiare l’argomento ed appena pronti vi dedicheremo una puntata!!

Insomma, se la cassa integrazione spero diventi solamente un brutto ricordo, il blog, i video ed il podcast vi accompagneranno ancora per un bel po’ di tempo!!

Diario di un cassintegrato – parte ventiduesima

Mica avrete pensato che sono tornato a lavorare senza dirvelo vero?

Tranquilli! Anche se l’impegno settimanale inizia finalmente ad aumentare (sono infatti passato a due giorni di lavoro anziché uno), la rubrica è ancora ufficialmente in piedi! Come avrà visto chi segue il blog, la mia testa è un vulcano in continua eruzione e dunque, nelle ultime settimane, è nata la nuova creatura “Corner Viola” grazie alla disponibilità ed all’entusiasmo del grande amico Flavio Bardaro.

La pandemia sembra finalmente allentare un po’ la morsa e si torna faticosamente a respirare un po’ di normalità. I ristoranti, i cinema ed i teatri sono riaperti, il coprifuoco probabilmente verrà spostato più avanti di qualche ora ed anche gli sport di contatto sono ripartiti e con essi anche una piccolissima parte del mio lavoro. Come ho sempre sostenuto su questo blog però, far ripartire determinate attività dopo tutto questo tempo non è come accendere una lampadina e gli strascichi economici, organizzativi e relazionali pesano maledettamente. L’importante adesso sarà trovare una vera continuità senza più questi stop and go che non permettono di programmare e soprattutto sarà dovere di tutti guardare a quella flebile luce in fondo al tunnel quale unica stella polare da seguire senza farsi distrarre da polemiche, risentimenti e bagarre inutili tra interessi contrastanti. Tutti insieme per ripartire, per ricostruire, per rilanciarsi.

Se sta tornando il sereno su tutta Italia grazie al colore giallo, è anche perché finalmente le dosi di vaccino arrivano puntualmente. Certamente il meccanismo è ormai oliato almeno nelle regioni virtuose e, indipendentemente dai meriti di Figliuolo o di Arcuri, il numero delle persone vaccinate inizia ad essere importante. Il traguardo delle 500.000 inoculazioni al giorno non sempre viene raggiunto ma ciò che conta è che il numero dei morti inizia finalmente a diminuire e con esso anche quello dei positivi. Se poi pure il meteo desse una mano smettendo di rovesciare acqua e giornate fredde e ci regalasse sole e temperature alte, i giochi sarebbero probabilmente fatti.

Nelle ultime settimane, in una politica afona e senza slanci, una notizia ha squarciato lo scenario e merita di essere accolta con grande entusiasmo: la nomina di Elisabetta Belloni a capo dell’intelligence. Per la prima volta nella storia d’Italia una donna viene scelta come vertice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, insomma diventa il capo dei Servizi Segreti. Proprio questo è ciò che chiedo al Governo Draghi, visto che da tutti è stato presentato come il governo dei migliori: scelte di rottura, epocali, che abbiano un peso non solo politico ma anche culturale nel paese! Una rivoluzione che nasca dalle nomine, dai comportamenti, dalle competenze. Basta con le nomine dettate dalla politica per i soli adepti, largo alla rivoluzione che poggi sul merito, sullo studio, sulle capacità!! Quanti anni sono che ad esempio si invoca una Rai non più lottizzata dai partiti? Da quanto tempo si grida allo scandalo ogni qualvolta escono nomine di solo uomini? Quanti editoriali abbiamo letto che ci raccontano di un’Italia in cui si avanza di carriera solo per appartenenza politica, grazie alle conoscenze o al fatto di essere uomini? Finalmente una ventata d’aria fresca con la speranza che si possa aprire un solco da percorrere continuamente negli anni a venire!

Poteva poi mancare il consiglio del cassintegrato? Stavolta non parlo di libri, film o video ma di un altro modo di informarsi. Certamente per gran parte di voi ciò che sto per dire sarà superfluo o addirittura vecchio, ma negli ultimi mesi ho scoperto un mondo a me precedentemente ignoto: quello dei podcast. Mentre vado a camminare, oppure mentre faccio tragitti in macchina ho iniziato ad ascoltare appunto i podcast, una sorta di trasmissioni radiofoniche in streaming, cioè ascoltabili in ogni momento e con qualunque accessorio multimediale. La bellezza del podcast è esattamente questa: un flusso di informazioni, trasmissioni, approfondimenti, che puoi ascoltare quando vuoi, quante volte vuoi e dove decidi tu. Se dovessi provare a darne una definizione, direi una radio all’ennesima potenza che ha al proprio interno approfondimenti divisi in puntate che puoi ascoltare come e quando vuoi. Entrando dunque in una di queste piattaforme (la più famosa è chiaramente Spotify), la ricerca da effettuare sarà o relativamente ad una tematica che interessa oppure in merito ad un determinato personaggio che ci interessa seguire: una radio costruita con ciò che noi vogliamo ascoltare e con i personaggi che stimiamo e che seguiamo. Vi viene in mente qualcosa?

Alla prossima pagina del mio diario!

Habemus PNRR

Ebbene sì! Habemus PNRR!


Per chi ancora non lo sapesse l’acronimo significa Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ed è finalmente stato approvato al fotofinish dai due rami del Parlamento prima che venga spedito alla Commissione Europea. Più di 300 pagine di progetti (per chi volesse leggerne un breve riassunto può trovarlo cliccando qui) con scadenze e riforme per spendere quel fiume di soldi che l’Unione Europea, grazie al lavoro di Conte e Gualtieri, hanno messo a disposizione della nostra Italia così fortemente colpita dal Covid 19.
Dopo riunioni saltate, scontri tra i partiti che sostengono la maggioranza, consigli dei ministri rinviati più volte, Super Mario Draghi ce l’ha fatta ed ha trovato la quadra che accontenta tutti i contendenti: i propri ministri economici (e parliamo di propri ministri perché il Piano è stato elaborato quasi esclusivamente dai tecnici scelti direttamente dall’ex Governatore della BCE), i partiti che avevano da piantare le rispettive bandierine, le lobbies che hanno spinto i loro rispettivi interessi più in alto possibile.
Da un primo sguardo d’insieme, possiamo dire che il Piano è in discreta continuità con quello tratteggiato dal precedente governo Conte II, ma se invece cerchiamo di approfondirne alcuni aspetti, devo dire che alcune scelte lasciano piuttosto dubbiosi. Innanzitutto la diminuzione dello stanziamento di risorse alle voci sanità e ricerca. Non proprio quello che ci saremmo attesi al termine di una pandemia! Da più di un anno diciamo quasi quotidianamente che sono necessari importanti investimenti nella sanità territoriale smantellata da troppi anni di tagli e dunque mi sarei aspettato una dotazione maggiore soprattutto considerando che era stato uno dei cavalli di battaglia politica utilizzato per disarcionare Conte. Ricordate la giustissima polemica sui pochi fondi messi a disposizione nella prima stesura del Recovery Plan? E quella molto meno utile sull’assoluta necessità dell’utilizzo del MES per la sanità e la campagna vaccinale? Il PNRR mette nella sanità meno soldi del Recovery precedente ma chiaramente partiti e giornali tutti zitti!

Altro dato forse ancora più grave è quello relativo alla ricerca; com’era la storiella dei giovani ricercatori italiani che se ne vanno perché da noi non si investe nel settore? E quella che con i soldi dell’Europa possiamo tornare a ricoprire un ruolo importante tra i leaders mondiali? Questa pandemia ha svelato tantissime debolezze politiche a livello statale, regionale e non solo. Ma ha anche mostrato che l’Italia ormai non ha una catena produttiva in grado di riconvertirsi in tempi rapidi a seconda delle esigenze del mercato. Dipendiamo dagli altri in tantissime filiere e questi soldi potrebbero essere il volano per ripartire con una filiera in settori strategici come quello farmaceutico, dei vaccini o dei reagenti giusto per fare un esempio. Con l’età media della popolazione che sta sempre più aumentando, dobbiamo cambiare necessariamente non solo il mercato, ma anche la nostra società investendo sulla medicina territoriale, sulle strutture per anziani e sui settori che ci girano attorno.


Altro tema che mi sta a cuore ma che probabilmente per questo governo è del tutto superfluo è lo sport. Nel PNRR l’attività motoria e sportiva è una delle grandi escluse: si parla di uno stanziamento di 1 miliardo di Euro (lo 0,5% del Piano) una cui parte servirà però per l’impiantistica sportiva. Se volete approfondire quanto costa l’ammodernamento di una palestra scolastica oppure la costruzione di una nuova potete leggere questo interessante articolo che dimostra come ancora una volta si sia di fronte ad una mancia che serve solo per mettersi in pace con la coscienza. Non è certo in questo modo che, citando le parole del Premier, “lo sport acquisisce piena dignità”! Dove sono ad esempio le assunzioni degli insegnanti di attività motoria per la scuola primaria? Dove sono gli investimenti per sostenere lo sport di base e dilettantistico così ferocemente fiaccato dalle prolungate chiusure degli ultimi 14 mesi? Non sarebbe meglio dire la verità, cioè che dello sport ce ne freghiamo perché non produce reddito ma solamente salute, socializzazione e serenità?

Inserisco poi una postilla relativa allo Stadio Artemio Franchi di Firenze: in un momento in cui i centri storici stanno morendo, non ci sono soldi per musei, teatri, cinema, operatori dello spettacolo, era proprio necessario utilizzare 95 milioni di euro pubblici destinati ai beni culturali per ristrutturare uno stadio di calcio? Chi mi segue sa quanto ami lo sport ed il calcio in particolare, quanto sia importante per me lo stadio e tutto ciò che gravita attorno e dentro ad esso, ma davvero lo Stadio Franchi ha tutta questa importanza architettonica e culturale? Chissà come mai in tutti questi anni i nostri amministratori non se ne sono accorti ed hanno continuato a farci andare in uno stadio in cui non potevo portare mio figlio in bagno?!?!?! Quanto è strano il mondo….

Chiudo poi con la più grande perplessità che ho e cioè le scadenze temporali che Draghi in persona ha accettato per fare le riforme strutturali del Paese: quella della pubblica amministrazione, quella della giustizia, quella della concorrenza e quella fiscale. Su questo il governo italiano si gioca tutto perché, come più volte ricordato dalla Commissione, il PNRR ha un cronoprogramma con delle scadenze temporali che, se non rispettate, provocano il blocco dei finanziamenti. Riuscirà il Premier, con una maggioranza tanto variegata e litigiosa, a portare a casa queste riforme? Se centrerà l’obiettivo regalerà a noi ed ai nostri figli un’Italia più moderna, in caso contrario dimostrerà ancora una volta l’assoluta ingovernabilità di questo paese.

Diario di un cassintegrato – parte ventunesima

E come cantava Vasco, seppur con un significato diverso: “Io sono ancora qua….eh già!!”

Io sono ancora in cassa integrazione, uno dei pochissimi settori dove ci sono a giro gli untori visto che ormai quasi tutto è riaperto. Sento da più parti la fervente attesa del 26 Aprile, come se quest’anno la festa della Liberazione fosse stata posticipata di un giorno. Quasi tutta Italia in zona gialla, quasi tutti gli esercizi nuovamente aperti, finalmente i ristoranti che hanno spazi all’aperto in funzione anche a cena…vediamo se almeno così si potrà parlare anche di quei settori che non hanno potuto aprire nemmeno quando, durante la scorsa estate, loro lavoravano a pieno regime. Se poi si può evitare di occupare anche le autostrade, sarebbe cosa gradita!

La ripartenza dunque, il riavvicinamento alla normalità, la socialità che torna a far parte delle nostre vite. Ma esiste qualcuno in questo paese che pensa che le cose non ripartiranno come per magia? Possiamo ad esempio dire che ricominciare dopo tutti questi mesi non sarà facile come accendere un interruttore? Nel frattempo però si tolgono ristori, sussidi, aiuti, ma nessuno dice niente. E’ un insulto dire che prima di tornare alla normalità vera non si possono togliere gli aiuti a quei settori che sono stati chiusi per mesi? I teatri ad esempio non saranno in grado fin da subito di mettere in programma spettacoli perché una rappresentazione non la si inventa dalla sera alla mattina. Una stagione teatrale normalmente la si progetta con almeno 12 mesi di anticipo, non con 12 ore! Nel settore sportivo poi, le iscrizioni per prendere parte ai campionati ci sono tra luglio ed agosto, ma poi l’attività dura da settembre a giugno! Vabbè lasciamo stare, mica serviamo la carbonara noi!

Il decreto sulle riaperture in questione tra l’altro, ha innescato un corto circuito istituzionale che non vedevamo da tempo. Le Regioni contro il Governo, i ministri che non votano il decreto che hanno appena licenziato, i Governatori che accusano il Premier di voler aprire le scuole troppo presto (effettivamente i nostri ragazzi hanno perso pochissimi giorni…..) denunciando la mancanza di un piano di trasporti pubblici quando sono loro stessi ad esserne i gestori! Senza contare poi che, non più tardi di un anno fa, stavamo già parlando del nodo del trasporto pubblico ed anche io su questo blog avevo accusato l’ex Ministro Micheli per le sue mancanze. Avete capito? Sono passati 12 mesi e la questione è sempre sul tavolo! Una crisi istituzionale che sembra di difficile ricomposizione anche per la disomogeneità della compagine governativa in cui la Lega occupa i ministeri ma nel contempo fa anche opposizione.

In mezzo a questo marasma poi, sta per scadere anche il termine per la presentazione del PNRR che disegnerà l’Italia dei prossimi decenni grazie ai miliardi del Recovery Fund. Mentre alcuni paesi europei, come il Portogallo, hanno già presentato a Bruxelles il piano ed altri stanno invece discutendolo in Parlamento, da noi si conoscono solamente le veline passate ai giornali da Draghi and company. La forza politica (si elettori di Italia Viva sto parlando a voi!!) che aveva buttato giù Conte perché il piano non veniva discusso nelle sedi parlamentari è nel frattempo diventata completamente afona: saranno queste temperature invernali in primavera! A meno di una settimana dal termine per la presentazione, il Parlamento non è ancora stato chiamare a discutere il piano, non ha ancora a disposizione il testo e dunque non avrà certamente il tempo necessario e sufficiente per discutere, emendare ed approvare il progetto. Se a ciò si somma che stanno lavorando al piano quasi solamente i ministri tecnici scelti direttamente da Draghi, siamo o no di fronte all’usurpazione della funzione politica e parlamentare dei nostri rappresentanti? Com’era la storiella della necessità che tutti contribuissero alla scrittura del piano perché altrimenti era uno sfregio alla democrazia? Poi magari vi racconterò anche la leggenda dei commissari che verranno messi a capo di ogni singolo progetto…. Scommettiamo che saranno quasi tutti tecnici provenienti da multinazionali che hanno interessi nel settore?

In questi giorni di arrabbiature e scocciature però, ho avuto anche modo di vedere un film che vi consiglio: “Pelé”. La pellicola è troppo breve per raccontare l’avventura di questo fenomeno, è per quasi metà incentrata sui Mondiali di Svezia, ma ne tratteggia molto bene l’adolescenza e sottolinea giustamente l’occasione di riscatto che questo sport meraviglioso offre ed ha offerto a tanti ragazzi che sono partiti dalla strada. Non mi è però piaciuto il racconto della finale di quel campionato del mondo: alcuni fermo immagine dei protagonisti fanno ricordare più Holly e Benji che altro, mentre credo che sarebbe stato di forte impatto emotivo inserire video originali per mostrare ai ragazzi di oggi ciò che Pelé riusciva davvero a fare su di un campo da calcio. Resta comunque un film da vedere e far vedere anche ai bambini per permettere loro di riflettere su quanto lavoro e quanti sacrifici si debbano fare per ottenere risultati importanti e quanta strada sia stata fatta anche solo dal punto di vista tecnologico in 60 anni grazie allo studio ed alla ricerca.

Alla prossima pagina del mio diario!