Poveri giovani italiani!

Non vorrete mica che commenti Fiorentina Sassuolo vero? Non vorrei essere sommerso dai vostri sbadigli!

Cercherò allora di prendere la gara di ieri come un interessante spunto per alcune considerazioni che credo possano essere foriere di qualche scambio di opinioni. Vi ricordate questo pezzo https://ilcornerdellungo.com/2026/04/14/il-veliero-e-quasi-in-porto/? Al suo interno, sottolineavo l’importante crescita avuta in questa stagione dal centrocampista Ndour, crescita che aveva potuto avverarsi soprattutto perché all’ex Paris Saint Germain era stata data l’opportunità di giocare con continuità. Proprio quella che ieri è invece stata incredibilmente negata a Braschi; senza Kean infortunato solo per le gare in maglia viola, senza Piccoli che si trascina problemi da diverse settimane, ieri poteva essere l’occasione di lanciare (magari anche a partita in corso) un altro prodotto del nostro fiorente settore giovanile. Anche solo per vedere se poteva stare nel calcio dei grandi la partita con il Sassuolo, con ritmi bassi, senza cattiveria, senza l’ansia del risultato in bilico, poteva essere il primo esame per Braschi tra i professionisti. Invece no…. invece Gudmundsson falso nueve con Solomon ed Harrison sugli esterni ed il bomber della primavera a marcire in panchina per tutti i 90 minuti. Poi ci lamentiamo se i nostri giovani non riescono ad imporsi!!! Ma se non li facciamo giocare nemmeno in partite dai ritmi balneari come quella di ieri, quando mai dovremmo farli giocare?

In molti pensano che Vanoli non abbia fatto giocare Braschi ed abbia scelto la miglior formazione disponibile anche perché sta cercando di fare più punti possibili in modo da guadagnarsi la conferma. Siamo veramente sicuri che questa sia la strada migliore per restare sulla panchina della Fiorentina anche la prossima stagione? Considerando tra l’altro che la prossima stagione non avremo impegni europei, la rosa dovrà certamente essere sfoltita ed avere l’opportunità di capire se alcuni giovani siano pronti a farne parte sarebbe secondo me importante. Quel che possiamo comunque dire è che, nonostante la stagione assolutamente da dimenticare e gli errori commessi in serie, Firenze resta una piazza molto ambita ed appetibile: oltre a Vanoli infatti, le parole di Grosso ieri in sala stampa sono sembrate un messaggio d’amore alla piazza, alla città ed alla società. Se poi le sommiamo alle dichiarazioni che Maurizio Sarri ha rilasciato dopo la gara di qualche settimana fa, ci accorgiamo che ci sono già almeno tre tecnici che farebbero carte false per sedersi sulla panchina viola dal 1 Luglio. Riusciamo ad iniziare la nuova stagione senza sbagliare il prossimo allenatore?

Chiudo con una considerazione o meglio una domanda suggeritami dal grande Gionnino alla quale ho finalmente trovato risposta: anche durante la partita di ieri, giocatasi sotto il sole alle 12.30, erano accese quasi tutte le luci dei riflettori dello Stadio Artemio Franchi. Sapete perché? I riflettori negli stadi di Serie A devono essere accesi anche di giorno per garantire una luminosità uniforme e ottimale per le riprese televisive ad alta definizione: e la crisi energetica? E le problematiche relative all’inquinamento? Le norme attuali sono riuscite a limitare l’accensione ad un massimo di 4 ore, questo per ridurre considerevolmente gli sprechi energetici…. Rispetto a prima, quando le luci restavano accese anche 8 ore certamente un passo in avanti!! Insomma, piuttosto che niente meglio piuttosto dicevano gli antichi saggi!!

Ormai ci siamo!

Un altro punticino che ci avvicina alla matematica salvezza.

Certo se vogliamo parlare di calcio magari è meglio analizzare altre partite, ma considerando la situazione di partenza della gestione Vanoli e quella di Paratici, obiettivamente non possiamo sottovalutare l’importanza del percorso fatto e dei risultati.

Anche allo Stadio di Via del Mare, la squadra viola ha fatto quel che doveva in ottica salvezza, ha giocato una partita accorta ed ha trovato il primo splendido gol di Harrison su cui costruire la gara. Una prestazione in cui ancora una volta la manovra non è stata fluida, gli errori tecnici sono stati molteplici, le occasioni sono stata merce rara anche se quella di Piccoli su assist di Dodò grida vendetta. Certo la Fiorentina è arrivata a questo finale di stagione con una rosa risicata, con diverse assenze o calciatori appena rientrati da infortuni e la prestazione di Lecce deve essere letta anche in funzione della mancata rimonta di giovedì. Contro il Crystal Palace infatti, i ragazzi di Vanoli hanno spremuto ogni goccia di sudore per cercare l’impresa, per 80 minuti hanno pigiato il piede sull’acceleratore senza risparmiarsi e la ripresa di ieri è stata la fotografia di un gruppo prosciugato che faceva fatica a rincorrere l’avversario.

Nonostante questo, anche contro il Lecce ci sono state prestazioni da rimarcare: innanzitutto abbiamo ammirato un difensore sempre attento, che ha guidato la difesa senza rischiare e limitando anche i falli stupidi che spesso commette, Marin Pongracic. Responsabilizzato probabilmente dall’essere l’ex di serata, il centrale viola non ha sbagliato nulla ed ha dato finalmente continuità alle buonissime prestazioni che, insieme a Ranieri, sta mettendo in campo negli ultimi mesi. Ne è riprova il fatto che la difesa viola ha subito solamente 3 reti nelle ultime 6 gare dopo essere stata a lungo una delle più perforate della serie A. Oltre a quella dei due centrali, anche la prova del giovane Balbo è piaciuta: seppur abbia sofferto l’ingresso di Banda, il nuovo prodotto del settore giovanile viola non ha mai mollato la presa, ha sempre cercato di ripartire ed ha mostrato personalità. La scena però, finalmente, è stata presa da Harrison che, una volta tanto, non ha solamente corso come un maratoneta ma ha regalato anche qualità. L’esterno inglese, apprezzato fino ad oggi soprattutto per l’equilibrio che sa regalare alla squadra sia quando gioca a tutta fascia che quando viene impiegato da esterno alto, ha segnato un gol di rara bellezza ed ha regalato assist e verticalizzazioni in una serata in cui la fonte di gioco primaria, Fagioli, ha invece faticato molto. Come del resto non hanno brillato nemmeno i due calciatori deputati a rendersi pericolosi, cioè Gudmundsson (anche ieri sera trasparente dopo un’ottima prova in Conference League) e Piccoli, bravo nelle sponde, meno nel cercare la porta avversaria.

Resta infine un discorso da fare su mister Vanoli; posto che la salvezza è ormai cosa fatta e che gran parte del merito di questa splendida rimonta è ascrivibile a lui, la trasferta di Lecce ha confermato, se mai ce ne fosse bisogno, che la Fiorentina ha bisogno di un cambio di marcia. De Gea e compagni a 5 giornate dalla fine, con 8 punti di vantaggio su Cremonese e Lecce, sono ormai salvi e se pensiamo al punto di partenza della gestione Vanoli la crescita è innegabile ma diciamoci la verità: quante volte abbiamo visto giocare bene la squadra? Quante volte ci siamo divertiti o abbiamo notato passi in avanti dal punto di vista offensivo? E’ chiaro che i viola hanno dovuto pensare innanzitutto a rimettere il treno sui binari, ma siamo sicuri che tutto questo basterà il prossimo anno? Io credo sia necessario un tecnico diverso, uno che utilizzi parole diverse, che offra un calcio diverso da quello visto con Vanoli non solamente a Firenze ma anche lo scorso anno a Torino, un allenatore che apra maggiormente la Fiorentina alla città, che vada incontro a quei tifosi che anche in quest’anno così disgraziato non hanno mai abbandonato la squadra.

Anche quando i viola erano ultimi, tutta Italia tifava per la retrocessione, le altre tifoserie ci spernacchiavano sui social e non solo, il tifo viola non ha mai fatto mancare il proprio sostegno. Anche quando sono state vietate le trasferte, la città ha trovato il modo di farsi sentire nonostante la scelta di chiudersi dentro il Viola Park. Anche quando la Fiorentina è tornata da Londra sotto di 3 reti, la gente ha voluto riempire (per quanto possibile) lo stadio Franchi per provare l’impresa impossibile cantando a squarciagola come non succedeva da tempo.

Credo che quando Paratici ed il suo staff sceglieranno il nome del tecnico viola non possano e non debbano sottovalutare il fatto che in una stagione in cui la Fiorentina è stata praticamente sempre sott’acqua, l’ossigeno per respirare è arrivato da una tifoseria che sarà anche brontolona ed esigente, ma non fa mai mancare il proprio apporto ed il proprio sostegno nel momento del bisogno.

Il Veliero è quasi in porto

La Fiorentina sta completando una vera impresa sportiva: i viola infatti hanno cambiato allenatore in un momento in cui avevano solamente 4 punti, hanno vinto la prima partita alla sedicesima giornata, si sono ritrovati staccati ad un certo punto dalla salvezza addirittura 8 lunghezze. Nonostante ciò, i viola hanno avuto la capacità di ribaltare completamente la situazione, di guadagnare 8 punti di vantaggio su Lecce e Cremonese a 6 partite dalla fine, di conquistare 11 punti nelle ultime 5 gare di campionato; questo piccolo miracolo ha innanzitutto una firma con un nome ed un cognome, quella di Paolo Vanoli.

Con la storia che la rosa della Fiorentina non poteva retrocedere per la qualità dei calciatori, in tanti, troppi commentatori, tendono ancora oggi a sottovalutare l’opera del tecnico viola, un’opera di ricostruzione pressoché completa che è partita dallo spogliatoio, è passata dalla condizione atletica e psicologica, è finita con la disposizione tattica. Un’opera a tutto tondo che ha avuto la definitiva consacrazione nella gara di ieri sera contro la Lazio: finalmente i viola hanno fatto esattamente la partita che dovevano fare, si sono chiusi in un blocco basso per poi ripartire, ma soprattutto hanno sofferto tutti insieme per un unico obiettivo, la vittoria che avvicina enormemente la squadra alla salvezza.

Quello che però mi ha convinto maggiormente, è stato l’apporto di quei calciatori che fino ad oggi sono stati impiegati meno. In una serata in cui Vanoli non poteva contare su Kean, Gudmundsson, Brescianini, Parisi, Fortini e Fagioli, con un Solomon che aveva non più di un quarto d’ora nelle gambe e Pongracic a mezzo servizio, la Fiorentina ha tirato fuori una delle migliori prestazioni giocando tra l’altro con un nuovo modulo, il 4-2-3-1, modulo che può essere utilizzato solamente quando i viola fanno a meno di Fagioli. Al netto però dello schieramento, è stato l’atteggiamento, l’attenzione, la dedizione a fare la differenza! Ieri sera infatti, i viola si sono dimostrati una squadra ed alcuni calciatori hanno dimostrato finalmente l’attaccamento ai nostri colori. Da Gosens che, azzoppato da settimane da una tendinite che lo limita, ha segnato un gol bellissimo andando in cielo a colpire di testa e non ha lesinato energie in fase difensiva, ad Harrison che si è confermato pasticcione, lezioso, poco freddo sotto porta ma ha fatto l’assist decisivo ed ha corso per 4. Da Piccoli che continua a mancare di freddezza al tiro ma ha lottato come un leone ed inchiodato la Lazio alla bandierina del calcio d’angolo per quasi tutto il tempo di recupero, a Fazzini che non è stato molto preciso ma si è dannato l’anima correndo e rincorrendo chiunque ed arrivando a raddoppiare su ogni discesa offensiva avversaria. Da Rugani, che ha dato tranquillità difensiva e buone letture, fino al giovane Balbo che è entrato in campo con quella grinta, quella voglia, quell’applicazione che vorremmo vedere in ogni calciatore della Fiorentina.

Fatemi però chiudere questa considerazione con un giocatore che è la fotografia perfetta del calcio italiano odierno. Mentre si continua ad indicare i nomi per la prossima presidenza FIGC, ieri Cher Ndour ha mostrato a tutti cosa veramente serve ai giovani italiani del nostro calcio: GIOCARE, GIOCARE ED ANCORA GIOCARE!!! Un ragazzo del 2004, che ha fatto tutta la trafila nelle nazionali giovanili, ha avuto il coraggio o forse la necessità di andare all’estero per provare a fare nuove esperienze e per avere l’opportunità di misurarsi nel calcio dei grandi. Poi, dopo qualche anno fuori, ha deciso di tornare in Italia, a Firenze. Nella scorsa stagione ed all’inizio di questa, era ancora un oggetto per i più sconosciuti, né carne né pesce poi però, grazie anche agli infortuni degli altri centrocampisti, ha guadagnato minuti e fiducia ed ora, dopo una stagione da protagonista, possiamo tranquillamente dire senza timore di smentita che è diventato un calciatore importante per il presente e per il futuro della Fiorentina. Ma perché è successo tutto questo? Semplice….perché Ndour ha giocato, ha sbagliato, si è migliorato, ha fatto esperienza.

Quanti altri Ndour ci sono a giro per l’Italia o ci sono stati e si sono già persi perché non hanno mai giocato scavalcati dallo straniero di turno?

Fiorentina: Il Turno Perfetto e la Crescita di Vanoli

Un turno di campionato perfetto per la Fiorentina che guadagna 3 punti su tutte le dirette concorrenti e si porta a 5 punti da Cremonese e Lecce che occupano l’ultima posizione che significa serie B.

Certo quella di Verona non è stata una partita ben giocata, una gara spumeggiante, elettrizzante o piena di occasioni, anzi! De Gea è stato il migliore in campo ed i viola hanno tirato verso la porta del Verona solamente due volte, entrambe con Fagioli, colpendo una traversa e trovando poi il gol della vittoria. Ho sentito diversi commenti schizzinosi ai 3 punti di sabato, giornalisti ed opinionisti che si sono dilettati a parlare di anticalcio, di prestazione indecorosa o imbarazzante, di vittoria immeritata: posto che sono argomentazioni condivisibili se si guarda al solo gioco espresso, vorrei però porre a lorsignori un paio di domande. Quante sconfitte o pareggi immeritati abbiamo subìto noi? Quante volte abbiamo sbattuto il naso contro squadre che hanno fatto solamente barricate ed hanno poi portato via un risultato positivo per i nostri errori individuali e di reparto?

La verità è che la Fiorentina sta compiendo, pur con tutte le sue difficoltà ed incertezze, una piccola impresa sportiva e basta prendere la classifica dopo la sconfitta contro l’Hellas nella gara di andata e confrontarla con quella di oggi per capirlo. I viola hanno recuperato punti su tutti e, se andrà come speriamo, la Fiorentina sarà la prima squadra a salvarsi dopo aver aspettato la sedicesima giornata di campionato per poter festeggiare la prima vittoria in campionato! E la quota salvezza, fidatevi, non sarà tanto più bassa di quella necessaria nelle ultime stagioni: già oggi possiamo dire che probabilmente serviranno almeno 35 o 36 punti per evitare la Serie B, dunque in linea con gli ultimi anni.

Nella stagione che stiamo vivendo fino ad oggi credo sinceramente che di protagonisti ne abbiamo avuti diversi, alcune negativi come Moise Kean, altri positivi come Nicolò Fagioli, altri in saliscendi continui come David De Gea, ma se c’è qualcuno che è sempre stato sul pezzo e non ha mai mollato nemmeno nei momenti più difficili, quello è certamente Paolo Vanoli. Chiamato da una società disperata che in quel momento era guidata da un ex addetto stampa e da un Direttore Sportivo alla prima esperienza in Serie A, Vanoli si è trovato completamente solo in mezzo alla tempesta ma passo dopo passo, mattone dopo mattone, ha ricostruito dalle macerie senza mai darsi per vinto. Dapprima ha cercato di scuotere il gruppo da punto mentale e credo ci sia riuscito, soprattutto da quando gli è stato finalmente affiancato un uomo di calcio come Paratici: altrimenti come spiegare la dichiarazione di De Gea “eravamo morti, Vanoli ci ha riportato in vita”?

Non solo, ma ha anche ricostruito la squadra dal punto di vista fisico: sotto la gestione Pioli avevamo 11 zombie che in campo provavano a correre per circa 50 minuti dopo di che iniziavano a camminare senza meta. Vanoli ed il suo staff hanno ricominciato daccapo, fatto doppie sedute in mezzo alla stagione, rimesso a posto gli infortunati. Non solo, ma una volta che la squadra iniziava ad avere un po’ di benzina nelle gambe, è (finalmente) tornato alla difesa a 4 ed ha infine fatto un altro step, il cambio del capitano della squadra. Non pago, visto che i risultati arrivavano col contagocce, ha avuto alcune ottime intuizioni:

  1. Dare le chiavi della squadra all’unico vero giocatore di calcio in rosa, quel Nicolò Fagioli che con Pioli non aveva accettato quello stesso ruolo che invece Vanoli gli ha cucito addosso con i suoi pregi ed i suoi difetti;
  2. L’intuizione di Parisi alto a piede invertito è stata poi una mossa geniale. Sempre impiegato, anche in casa Empoli, come esterno basso a 4 o a tutta fascia come quinto, Vanoli ha visto in lui doti di assist man e di calciatore capace di creare superiorità numerica e di puntare l’avversario che nessun altro aveva visto. Chapeau;
  3. Il recupero di Ranieri che ha dato quella tranquillità e serenità al reparto difensivo che prima non c’era. Non ci dimentichiamo che Vanoli è stato capace dapprima di togliere la fascia al prodotto del settore giovanile viola, poi di metterlo in panchina, infine di rimetterlo in campo alla guida di una difesa a 4 riuscendo anche a limitarlo nelle sceneggiate e nelle proteste: chi lo avrebbe mai detto?

Se davvero riusciremo a salvarci insomma, dovremo dire un immenso grazie a Paolo Vanoli che ha dimostrato capacità, grinta, abnegazione ma nel contempo credo anche non sia l’allenatore adatto per la Fiorentina del futuro. Questa stagione è stata talmente travagliata che è come se Vanoli fosse sulla nostra panchina da almeno due anni: abbiamo già capito doti, pregi, difetti e limiti. In tutta sincerità, per far tornare Firenze un fattore, credo sia necessario che il mister della prossima stagione sia una figura capace di riaccendere quell’entusiasmo ormai sopito, un nome che possa far viaggiare di fantasia il tifo viola! Purtroppo penso che questo personaggio non sia Paolo Vanoli.

Per fare nomi, ritratti e descrizioni ci sarà tempo, intanto andiamo a Londra giovedì con la testa più leggera ed un sogno da rincorrere perché nonostante tutto c’è sempre un trofeo ancora in ballo…..

Tre punti di platino!

Tre punti di platino che non cancellano tutta la melma che questa squadra, i due allenatori e la società con i propri dirigenti ci hanno fatto mangiare e ci continuano a servire in questa maledetta stagione.

La Fiorentina vince largheggiando in quel di Cremona contro una squadra che sembra ormai allo sbando, scarsa tecnicamente nei singoli, senza un briciolo di gioco, senza ardore e con poca cattiveria: i grigiorossi di inizio stagione sono ormai un lontano ricordo ma, nonostante la cattiva impressione ricevuta ieri sera, non sono ancora morti. E non lo sono non tanto per la propria forza, quanto per la rallentata ed accidentata corsa delle dirette concorrenti, dal Lecce di Di Francesco, al Cagliari di Pisacane fino ovviamente alla nostra Fiorentina.

I viola dopo un inizio non molto convincente, con l’occasione sventata da De Gea al terzo minuto di gioco, hanno preso il comando della gara cercando di trovare i varchi liberi necessari per il gol. Il risultato finale premia la squadra che ha giocato meglio, ma che soprattutto è sembrata vivere un momento migliore di forma fisica e psicologica. Nonostante ciò, la fotografia che mi porto via da Cremona, è quella dei 4 marcatori viola che sono, ognuno per la propria parte, lo specchio di quello che la squadra ci ha offerto dall’inizio di stagione. La prima rete è stata siglata da quella che è stata la miglior intuizione di Vanoli durante la sua gestione sulla panchina della Fiorentina: Fabiano Parisi. Utilizzato sempre esterno basso a sinistra o a destra (con Italiano) di una difesa a 4 o esterno a tutta fascia del centrocampo a 5, Vanoli lo ha invece impiegato spessissimo come esterno alto a piede invertito nel suo 4-1-4-1 (4-3-3). In questo ruolo, Parisi ha potuto utilizzare la sua miglior dote, cioè quella di rubare sempre il tempo al difensore avversario: se lo guardate bene, l’esterno ex Empoli non è eccezionale tecnicamente, non è rapidissimo nello stretto, non è fisicamente dominante, non ha una falcata imponente, però ha una dote che gli permette di uccellare molto spesso i difensori, quella di spostare sempre la palla un attimo prima che intervenga il marcatore prendendolo praticamente sempre controtempo. Questo gli permette di saltare spesso l’uomo e di dare quella profondità che alla squadra viola è sempre mancata come l’aria, soprattutto per la folle idea di iniziare la stagione senza esterni alti di ruolo. Chapeau a mister Vanoli per l’intuizione, complimenti veri a Fabiano Parisi che ha dato la svolta alla propria stagione mettendosi sempre a disposizione della squadra.

La seconda gioia di serata è stata invece regalata da uno degli acquisti più discussi dell’estate, quel Roberto Piccoli arrivato a Firenze per una cifra attorno ai 25 milioni. Posto che io non faccio mai il commercialista quando parlo di Fiorentina, ho voluto ricordare la spesa perché credo sia il macigno più grosso che l’attaccante viola ha dovuto sopportare e sta ancora sopportando da quando è sbarcato in riva all’Arno. Piccoli non è mai stato un bomber (sarebbe bastato leggere le statistiche realizzative in carriera per scoprirlo) ma un calciatore di squadra, uno dei tipici centravanti di manovra (come si diceva un tempo), cioè bravo a giocare spalle alla porta, a difendere il pallone, a mettersi al servizio della squadra. In questo lavoro sinceramente, non ha mai lesinato energie ma gli errori di mira, in campionato come in Conference, sono stati decisamente troppi. La speranza è che una maggiore tranquillità e serenità in classifica ed una maggiore continuità di impiego per il problema di Kean, possa aiutare Piccoli a segnare con più continuità: sarà però fondamentale smettere di trattare l’ex Cagliari come se fosse un calciatore che non è mai stato, cioè un bomber, perché questo dice la sua storia!

Il terzo gol poi, è stato segnato da uno dei giocatori che è mancato di più come rendimento e come atteggiamento in questa stagione, il terzino Dodò. Se nella prima parte di stagione era parzialmente scusabile perché impiegato in un ruolo in cui fa molta fatica, cioè il quinto di centrocampo, dal cambio di modulo in poi non ci sono state più giustificazioni. Dodò è sempre stato il motore della squadra viola, quello che, partendo dalla linea difensiva, grazie allo spunto ed all’allungo, faceva guadagnare in un baleno 40 metri di campo alla squadra, quello che si dannava l’anima per 90 minuti, quello con i capelli viola. Forse per il contratto, forse per altro, quel calciatore è letteralmente sparito fino alla fuga di ieri sera, quella corsa veloce e tecnicamente sublime grazie alla quale ha segnato un gol così bello da poter entrare nella storia recente viola. Speriamo sia solo il primo passo verso la resurrezione (visto che siamo vicini a Pasqua), perché il Dodò di questa stagione è un calciatore a tratti inutile, a tratti dannoso.

Se però parliamo di delusioni, il principe biondo col 10 sulle spalle di nome Gudmundsson supera tutti. Riscattato dal Genoa dopo una trattativa infinita, doveva essere la sua stagione, quella della definitiva consacrazione a Firenze. Invece abbiamo dovuto assistere a partite in cui ha trotterellato in maniera insignificante in tutte le zone del campo, ha perso decine di palloni senza nemmeno rincorrere l’avversario, non ha superato l’uomo nemmeno chiedendoglielo per favore. Poi ieri sera, come in alcune altre sparute occasioni in maglia viola, è parso risvegliarsi da un lungo sonno e ricordarsi come sia facile per uno con i piedi fatati come lui, calciare in porta imparabilmente. Dopo il doppio tacco di Brescianini e Piccoli (sembra quasi una bestemmia), Gudmundsson ha calciato di interno destro disegnando una traiettoria perfetta che si è spenta sotto l’incrocio dei pali: ma quanto sarebbe forte se solo avesse voglia?

L’ennesimo spettacolo indecoroso

Siamo sempre troppi a seguirli.

Uno spettacolo indecoroso, una Fiorentina indecente non si merita gli oltre 20.000 cuori viola che anche ieri pomeriggio si sono recati allo stadio Franchi spendendo soldi e togliendo tempo alle rispettive famiglie. La squadra di Vanoli ha deluso per l’ennesima volta in questa stagione sprecando una ghiottissima occasione per distanziare la Cremonese battuta a Lecce nel match delle 12,30 ma sembra che in società e nella squadra non se ne sia accorto nessuno. La compagine viola ha giocato nuovamente una gara senza riuscire a concludere una sola volta in porta, senza offrire uno straccio di gioco, senza mostrare una variazione di ritmo rispetto al solito canovaccio di questa vergognosa stagione.

La Fiorentina senza Kean e Solomon non ha un calciatore che riesca a tirare in porta, nè uno in grado di saltare l’uomo per creare la superiorità numerica. La coppia offensiva formata da Piccoli e Gudmundsson pagata ben oltre 40 milioni è stata disarmante per pochezza tecnica, lentezza e mancanza di pericolosità, mentre le due mezze ali Ndour e Mandragora sono state quasi invisibili. Oltre alla pochezza tecnica ed al poco coraggio, la Fiorentina ha mostrato ancora una volta di non avere un gioco riconoscibile, un gioco capace di trovare varianti rispetto alla regia ed alle verticalizzazioni di un Fagioli apparso molto appannato. Ed a tutto questo deve essere aggiunto l’atteggiamento assolutamente inaccettabile di gran parte della squadra ed in particolare dell’unico calciatore che avrebbe avuto le doti tecniche per cambiare le sorti della gara con una giocata, cioè Albert Gudmundsson. L’islandese, il giocatore più forte tecnicamente della squadra, quello che avrebbe dovuto supplire all’assenza di Kean con giocate importanti ed invenzioni, ha trotterellato per il campo come se non toccasse nemmeno a lui. Isolato sulla fascia, non ha quasi mai saltato l’uomo e non ha mai dato l’impressione di poter né di voler essere decisivo. Ancora una volta, contro una squadra che giustamente si è chiusa nella propria metà campo rinunciando a giocare (menomale Cuesta doveva essere un seguace di Guardiola ed Arteta a me è sembrato più un nuovo Beppe Iachini), i viola hanno mostrato tutte le fragilità tecniche, di manovra e personalità ed un allenatore del tutto incapace di andare oltre la sostituzione ruolo su ruolo…. Mai una variazione sullo spartito, mai un’invenzione. Vorrei tanto sapere ad esempio, come mai in mezzo al campo sia stato sostituito l’unico centrocampista che vede la porta (Mandragora), non sia stato impiegato Brescianini che ha cambio di passo, inserimento in area e non è in lista per la Conference League, sia stato sostituito per l’ennesima volta un difensore nemmeno ammonto sprecando un cambio prezioso.

Se in campo la prestazione è stata insufficiente però, le dichiarazioni in sala stampa sono state addirittura peggiori con Vanoli e Ranieri che si sono detti piuttosto soddisfatti per aver messo dietro la Cremonese ed aver mosso la classifica. Ma ogni tanto riuscite a fare i conti con la realtà? Quella che racconta di una squadra intimorita, atterrita dalla sconfitta, che sta cercando faticosamente di non perdere quegli scontri diretti che invece andrebbero vinte per uscire dalle sabbie mobili e per avere gli scontri diretti a proprio favore!

Anche nell’ultima settimana, molti giornalisti ed opinionisti si sono lanciati in orizzonti futuribili disegnando nuove prospettive con alcuni possibili nuovi tecnici, da Sarri a De Zerbi fino a Grosso. Io sinceramente vorrei che ci concentrassimo sul finale di stagione che rischia di essere una delle peggiori della storia viola non solo per i risultati in campo ma anche per una possibile retrocessione in occasione del centenario della Fiorentina. Davvero siamo convinti che i viola potranno salvarsi solamente per il nome? Lo spero tanto perché se la Fiorentina continua a giocare in questo modo rischierà fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata….

Altri tre punti di platino

Una vittoria che vale 9 punti!

La Fiorentina, come troppo spesso, gioca una partita dai due volti e dopo un primo tempo bello, convincente, con ritmo alto e diverse occasioni da gol, nella seconda frazione inizia piano piano ad indietreggiare e, non avendo chiuso la gara, soffre terribilmente nell’ultimo quarto d’ora. Nonostante il rischio d’infarto però, i viola dopo un tempo infinito rientrano finalmente in gruppo ed oggi, guardando alla sola differenza reti, hanno quattro squadre alle spalle; ciò permette di iniziare a guardare al futuro con un minimo di ottimismo in più. Se guardiamo al resto però, ci sono notizie anche migliori: tre vittorie consecutive tra campionato e Conference, due clean sheet consecutivi con portiere ed interpreti completamente diversi, uno spirito di squadra che sembra finalmente quello giusto.

Come dicevo, anche stavolta i viola sì sono ritirati troppo nella propria metà ed i cambi (tardivi) di Vanoli non hanno purtroppo convinto: dapprima il marcatore Comuzzo al posto di Dodo’ ha tolto alla squadra capacità di ripartire, poi l’uscita di Fagioli ha tolto geometrie e costrutto e si è avuta ancora una volta l’impressione che la Fiorentina abbia avuto timore degli avversari trasmettendo ansia e preoccupazione a tutto lo stadio. Credo però che il problema non stia solamente negli uomini ma anche e soprattutto nell’interpretazione della gara: Vanoli ieri sera ha spiegato in conferenza stampa che talvolta si deve essere in grado di difendere anche con la palla ed io la penso esattamente come lui. In partite in cui si gioca 60 minuti a 100 all’ora senza riuscire a chiudere il discorso con il raddoppio, spesso poi non si ha gamba per continuare a tenere squadra alta e palla nella metà campo avversaria ed allora in quelle situazioni si deve essere capaci di giocare in un altro modo. Si deve cioè essere capaci di far girare palla, di sapere gestire i tempi della gara, il ritmo di gioco, lo spicchio di campo in cui si vuole giocare. Per fare questo servono le doti tecniche dei calciatori, ma servono anche giocatori che abbiano leadership, dote che purtroppo in questa rosa sembra mancare clamorosamente.

Le notizie positive sono però tante: oltre al risultato ed alla continuità realizzativa ritrovata da Moise Kean, è doveroso sottolineare anche la composizione della squadra viola, fatta per oltre la metà da calciatori italiani. In un momento in cui tantissimi operatori del settore si riempiono la bocca con la crisi del calcio del nostro paese, la Fiorentina rappresenta un’entità in controtendenza e questo è un aspetto importante non tanto per la nazionale, quanto per la crescita dei nostri giovani talenti. Oltre a ciò, finalmente Firenze ha ritrovato uno stadio che canta, sostiene, partecipa per quasi tutti i 90 minuti e lo fa con cori, sfottò e coreografia: il sale del calcio!!

Venendo infine ai singoli, oltre al redivivo Kean, è giusto sottolineare la prova in mezzo al campo di Ndour che quando non deve inventare gioco si rivela sempre un calciatore prezioso, quella della coppia difensiva Ranieri Pongracic che al momento è certamente la meglio assortita e quella di Parisi che, tornato al ruolo di esterno basso, è quasi sempre il migliore in campo. Gli esterni alti poi sono perfettamente complementari con Solomon funambolico nel saltare l’avversario ed Harrison bravo a dare equilibrio alla squadra con ripiegamenti profondi. Anche dalla panchina infine, Piccoli è sembrato ancora una volta pronto a guerreggiare con chiunque e Fazzini si è rivelato spumeggiante anche se purtroppo impreciso al tiro.

Resta la paura, l’ansia provata negli ultimi minuti contro un avversario oggettivamente molto modesto che, nonostante una Fiorentina impaurita, non è quasi mai riuscito a calciare nello specchio. I viola se vorranno scalare altre posizioni in classifica avranno bisogno di una maggior precisione e di una maggiore personalità nella gestione del gioco, dei tempi e degli spazi; qualità che speriamo possano arrivare con una maggiore tranquillità di classifica.

Abbiamo davanti un’altra settimana segnata dal doppio impegno con la gara di Conference da affrontare possibilmente senza soffrire e senza infortuni e la delicata trasferta di Udine utile per tenere viva questa striscia di risultati che sta finalmente facendo vedere la luce in fondo al tunnel a Vanoli ed i suoi ragazzi.

BarLungo con Simone – Il referendum costituzionale del 22-23 marzo

Il 22 e 23 marzo si vota un referendum molto importante ma, come spesso succede nel nostro paese, nella campagna elettorale le ragioni del SI e del NO sono scomparse in mezzo agli insulti ed agli slogan. Fortunatamente ci ha pensato ancora una volta il Presidente Mattarella a riportare tutti a più miti consigli e noi, nel nostro piccolo, dedicando al referendum la nuova puntata del nostro podcast il “Barlungo con Simone”, cerchiamo di attenerci ai dettami presidenziali.

Nel nostro approfondimento proviamo a spiegare cosa succede se vince il SI, cioè se la riforma costituzionale verrà confermata dal voto dei cittadini e cosa invece se vincerà il NO ricordando innanzitutto che essendo un referendum costituzionale non servirà il quorum del 50% + 1 dei votanti. Ecco perché con Simone Pesucci invitiamo come sempre tutti ad andare a votare!!

Buon ascolto!

Finalmente la continuità?

Due vittorie consecutive contro Como e Jagellonia fanno intravedere i primi raggi di sole alla Fiorentina. Il successo netto e senza discussioni che i viola hanno conquistato in terra polacca ha molti significati, tutti positivi.

Innanzitutto devono essere sottolineate le condizioni atmosferiche molto difficili alle quali i calciatori italiani non sono abituati come le temperature polari, ben al di sotto delle zero, che possono provocare problemi ed infortuni. Oltre a ciò, il campo su cui si è giocata la gara, non era certamente ottimale e dunque la squadra tecnicamente più dotata, poteva subirne il contraccolpo. Da ultimo, ma forse l’aspetto più importante e confortante della serata, i viola hanno praticamente passeggiato in Polonia schierando le seconde o addirittura le terze linee in campo, come nel caso del portiere Lezzerini.

Vanoli, che al termine della gara contro il Torino era stato giustamente criticato per la gestione dei cambi e per il messaggio rinunciatario che aveva trasmesso alla propria squadra con le sostituzioni effettuate, stavolta deve essere elogiato per la gestione pressoché perfetta degli uomini e della trasferta. Il mister ha cambiato praticamente tutti gli effettivi rispetto a Como (eccetto per Mandragora squalificato in campionato ed Harrison bisognoso di minutaggio) ma la squadra non ha perso equilibrio, intensità, attenzione. La Fiorentina vista a Como ed in Polonia, è una squadra che sembra trasformata: innanzitutto ha una condizione atletica che permette a tutta la rosa di giocare 90 minuti con la stessa intensità, ma ha anche ritrovato concentrazione ed attenzione ai dettagli. Se da quando l’ex mister del Torino è arrivato a Firenze le occasioni create non sono mai mancate, ciò che sembrava invece assente era la sensazione del pericolo, l’attenzione ai particolari, la concentrazione del singolo e del gruppo. Oltre a ciò, i calciatori sembrano finalmente essere tornati ad aiutarsi in campo (Mandragora ha nuovamente ceduto un calcio di rigore), si evitano le sceneggiate da melodramma (bravo Ranieri!!) e si è tornati a lottare con grinta su ogni pallone. La sensazione, soprattutto nella gara di Como, è che la Fiorentina abbia finalmente capito che per salvarsi serve lottare nel fango, gestire il tempo, rimanere sempre con il cervello acceso, non regalare né palloni né occasioni agli avversari. E questo è il merito più grande di Vanoli che, ovviamente, ha beneficiato della presenza accanto a sé di un uomo di calcio del calibro di Paratici.

Se i viola si stanno lentamente e faticosamente rialzando però, lo dobbiamo anche e soprattutto ai calciatori: ieri sera si è visto finalmente che la rosa è composta da almeno 20 giocatori che possono tornare utili al mister ma soprattutto, sia a Como che in Polonia, si è assistito alla resurrezione della “vecchia guardia”. Gli esempi di Ranieri e Mandragora sono sotto gli occhi di tutti e meritano una riflessione particolare: com’è possibile che i due che erano stati etichettati da gran parte della piazza come i capri espiatori della stagione adesso siano tornati determinanti? Credo innanzitutto che ci sia stata una forte presa di coscienza in merito ai comportamenti esagerati tenuti in campo e non solo. Con le continue lamentele e polemiche di Ranieri e la sceneggiata orrenda di Mandragora e Kean in occasione del rigore di Reggio Emilia, i due calciatori erano stati la perfetta fotografia di una Fiorentina alla deriva, dilaniata dalle polemiche interne, con un gruppo a pezzi. Dopo qualche mese invece, i due sono tornati ad essere centrali nel progetto viola, sono tornati ai loro livelli e soprattutto hanno riconquistato il loro ruolo in campo e fuori. Anche in questo caso, la presenza di un uomo di calcio in grado di gestire certe situazioni, credo sia stata assolutamente determinante.

La gestione degli uomini, la nuova mentalità, la ritrovata compattezza fa ben sperare per la determinante gara di Lunedì contro il Pisa che la Fiorentina deve assolutamente vincere. La cosa da tenere bene in testa però, è che la corsa da fare per la salvezza è ancora lunga e tortuosa, ma la buona notizia è che, con i risultati della scorsa settimana, il numero delle squadre invischiate è aumentato vertiginosamente: dal Parma in giù, nessuno è tranquillo e questa è un’altra ottima notizia!

Tra campo e mercato

Una squadra è sempre lo specchio della società e del proprio allenatore un pò come i figli lo sono dei genitori e della famiglia da cui provengono.

Credo sia questo il modo migliore per descrivere il momento storico che la Fiorentina tutta sta vivendo. Una società in cui, dopo la morte di Rocco Commisso, ancora una volta si è scelta la strada della continuità parentale con la nomina di Joseph quale nuovo Presidente. Un nuovo Presidente che, nel primo messaggio affidato ai social (non sia mai che si faccia una conferenza stampa con domande aperte), ha nuovamente sottolineato il magnifico lavoro fatto da Mark Stephan e da Alessandro Ferrari che, a suo dire, si sono guadagnati la stima e la fiducia non solo della famiglia Commisso, ma anche di tutta la piazza di Firenze. Una società che dunque non ha sentito, lo abbiamo visto anche dal mercato di cui parleremo tra poco, quel senso di urgenza e di emergenza che forse servirebbe per uscire da questo tunnel senza luce fatto di sconfitte, delusioni e lotta per non retrocedere.

Un atteggiamento di tranquillità e di gestione dell’esistente che vediamo anche all’interno del rettangolo di gioco. Dopo due vittorie che avevano riportato per la prima volta la Fiorentina in una posizione che avrebbe garantito il mantenimento della categoria, Vanoli ed i suoi ragazzi a Napoli sono tornati a commettere quegli errori che già erano stati fatali più volte in stagione. I viola contro i campioni d’Italia hanno giocato anche una partita discreta, soprattutto nella ripresa, ma non hanno dato la sensazione di essere consapevoli della difficoltà della situazione. La Fiorentina ha giocato ancora una volta con la linea difensiva altissima (come in occasione del gol di Vergara) pur non avendo difensori centrali così bravi a scappare all’indietro. Non solo, ma sembra ormai conclamata l’assenza di un leader difensivo che guidi due calciatori come Comuzzo e Pongracic che hanno il loro punto di forza nel seguire in ogni zona del campo l’avversario (quando non se lo dimenticano). A loro protezione poi, abbiamo giocato con Fagioli, tecnicamente ineccepibile ma rivedibile in fase di copertura, due centrocampisti bravissimi ad inserirsi negli spazi ma meno nelle letture difensive come Fabbian e Brescianini, due attaccanti esterni come Solomon e Gudmundsson più Piccoli. Considerando che il Napoli aveva solamente 60 minuti di autonomia, non sarebbe stato preferibile partire più coperti ed alzare la mediana ed i giri del motore nella ripresa? Noi ci dobbiamo salvare, dobbiamo fare punti, dobbiamo muovere la classifica!!!

Lo stesso atteggiamento visto in campo, lo abbiamo “ammirato” dietro la scrivania in questo mercato di gennaio. Se nei primi giorni Goretti e (da remoto) Paratici ci avevano stupito centrando piuttosto velocemente due acquisti sugli esterni, ruolo lasciato incredibilmente sguarnito dalla precedente gestione tecnica, nelle settimane successive il lavoro è proseguito con un giusto sfoltimento della rosa ma non con il rafforzamento della stessa. Sapevamo fin dallo scorso agosto che la Fiorentina aveva una carenza strutturale nei centrali difensivi, carenza che è stata aggravata con le (comprensibili) cessioni di Marì e Viti. Ciò che invece resta incomprensibile è il ritardo con cui è arrivato il centrale difensivo, Rugani, che tra l’altro non sembra avere quelle doti di leadership di cui abbiamo già parlato in questo articolo. Non solo, ma siamo ancora una volta andati a prendere un calciatore reduce da un infortunio che nelle ultime stagioni ha giocato poco. A Rugani precedentemente si erano aggiunti due centrocampisti molto simili tra loro come tipologia di calciatore. Sia Fabbian che Brescianini sono incursori, calciatori a cui piace inserirsi nell’area avversaria per cercare il gol ma che non hanno nella fase di copertura il loro punto di forza. Considerando la sacrosanta intoccabilità di Fagioli, siamo proprio sicuri che non servisse una figura di centrocampista più simile a Keita del Parma o a Konè della Roma (giusto per fare due esempi?). Avremmo probabilmente avuto bisogno di muscoli in mezzo al campo con un giocatore di corsa e rottura più che di un incursore….. Insomma delle tre grandi falle che la rosa aveva lo scorso mese di agosto, si è provveduto a colmarne solamente una, quella degli esterni, ma ciò che preoccupa di più è che la società e la squadra non sembrano avere idea della reale situazione di classifica e del reale rischio di retrocessione che stiamo correndo.

La gara di sabato contro il Torino sarà il primo dei tanti bivi che la Fiorentina dovrà affrontare da qui al prossimo maggio.