Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – VIKTORIA PLZEN= 2 – 0

Finalmente una grande notte per Firenze e la Fiorentina!

Al termine di 120 minuti tirati e concitati, i ragazzi di Vincenzo Italiano conquistano una meritatissima semifinale di Conference League ed ora sfideranno i belgi del Club Brugge per tornare a giocarsi un trofeo europeo a 12 mesi di distanza. Certo che la serata non è stata proprio delle più tranquille e, dopo un primo tempo giocato finalmente su ritmi altissimi e con tante occasioni da gol, sul Franchi hanno iniziato a volteggiare i fantasmi del Glasgow Rangers. Per quei pochi che non lo sapessero, contro gli scozzesi la Fiorentina perse ai rigori la semifinale di Coppa Uefa (oggi Europa League) nel 2008 dopo aver dominato in lungo ed in largo sia la gara di andata a Glasgow che quella di ritorno al Franchi. Le similitudini insomma c’erano tutte ma stavolta è andata diversamente e, se all’andata la Fiorentina era apparsa sotto tono e sotto ritmo, ieri ha invece offerto la versione migliore. Circolazione della palla finalmente più veloce (se non passava da Arthur), esterni che riuscivano a dare la profondità, terzini che si sovrapponevano spesso, Belotti indemoniato e molto sfortunato. Essere andati sul riposo ancora sullo 0 – 0 è sembrato un evento sinistro, ma i viola non si sono persi d’animo. Seppur con diverse sfumature, la Fiorentina ha continuato ad attaccare, a creare occasioni, a prendere pali e traverse: una volta tanto anche i cambi sono stati decisivi con un Maxime Lopez che ha trovato nuove soluzioni al gioco offensivo, Faraoni che ha spinto bene nonostante le diverse settimane di inattività, Quarta che ha creato superiorità numerica in mezzo al campo con le sue sortite offensive, Ikoné che ha condotto perfettamente il contropiede che ha portato Biraghi a chiudere i giochi. Eppoi finalmente la zampata di Nico, del giocatore più talentuoso della Fiorentina, di colui il quale deve avere la forza e l’intelligenza di aiutare i propri compagni portandoli dove solamente lui e l’assente Bonaventura possono condurli. Quando le partite sono bloccate e la palla sembra non voler entrare, servono le giocate individuali dei calciatori che hanno più talento e Nico è uno dei pochissimi giocatori viola di un livello tecnico superiore e di una certa esperienza internazionale che può elevare la Fiorentina a giocarsi questa coppa e non solo.

Potrà piacere o non piacere ma con la vittoria di ieri sera Vincenzo Italiano si conferma un allenatore che centra anche obiettivi impensabili ad inizio anno. Da quando siede sulla panchina viola infatti, Italiano ha portato la propria squadra almeno in semifinale in ogni competizione, che fosse Coppa Italia o Conference League e questo è un dato incontrovertibile! Avrà certamente un carattere spigoloso, non sarà simpatico e nemmeno molto flessibile, ma io sinceramente preferisco arrivare in fondo alle manifestazioni anziché divertirmi in conferenza stampa o avere un tecnico che liscia la piazza solamente per non essere contestato. Ed anche ieri sera, le mosse di Martinez Quarta quale centrocampista aggiunto e l’aver alzato i due esterni difensivi, hanno probabilmente dato la spallata finale ad una squadra come il Viktoria Plzen che stava cercando di intasare tutti gli spazi con l’unico obiettivo di arrivare ai calci di rigore.

Ed a proposito di tiri dal dischetto, la serata è diventata perfetta quando Leonardo Bonucci, entrato al 118° minuto nel quarto di finale giocato dalla propria squadra solo per calciare dagli 11 metri, ha sbagliato il tiro decisivo…. Una serata indimenticabile!!!

IL BUONO

  • Nico Gonzalez: all’interno di una gara non certo eccezionale, ha però il grandissimo merito di sbloccarla. Non è ancora il vero Nico… non salta quasi mai l’uomo, viene spesso anticipato di testa, sbaglia gol clamorosi come quello alla fine del primo tempo, ma la rete trovata con il piede destro cancella tutto. E se fosse la svolta?
  • Mandragora: è ormai il perno del centrocampo viola. Corre per tre, gioca palla anche in verticale su Kouamé, rischia il gol alla Bressan con una bella rovesciata, incita sempre i compagni in difficoltà. Se solo accanto avesse un geometra…..
  • Kouamè: tecnicamente è un calciatore non eccelso, ma i miglioramenti nell’interpretazione del ruolo di esterno offensivo e la voglia di spaccare il mondo lo rendono in questo momento insostituibile. Sempre il primo a fare pressing, sempre pronto a lanciarsi su tutti i palloni, sta imparando anche ad attaccare la profondità alle spalle dei difensori avversari con i tempi giusti. In netta crescita.
  • Belotti: prima o poi forse farà anche rete, ma ieri sera è stato encomiabile. Lotta come un leone, difende palla facendo reparto da solo e colpisce di testa con continuità. Anche stavolta il palo non gli rende giustizia ma…. Tra lui e Nzola non c’è proprio paragone.

IL BRUTTO

  • Chi è rimasto sul divano: ovviamente non parlo di chi lavorava o veniva da fuori Firenze, ma la risposta del pubblico è stata sinceramente deludente. Un aspetto da non sottovalutare e sulla quale dovremmo aprire una riflessione. Intanto però pensiamo a festeggiare!

A voi per i commenti!!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – GENOA = 1 – 1

Come siamo arrivati a questo punto?

Sono contento di aver scritto ormai alcune settimane fa che il campionato viola non aveva più alcun senso solamente per aver azzeccato la previsione, non certo per lo scempio che continuiamo a sorbirci allo stadio Franchi. Pareggio poteva essere e pareggio è stato, un po’ come succede ormai spesso quando Fiorentina e Genoa si trovano di fronte nel girone di ritorno (do you remember Cesare?), ma lo spettacolo offerto dai viola è stato desolante. Se certamente era sovradimensionato il quarto posto occupato dai viola nel mese di dicembre, un  girone di ritorno come quello al quale stiamo assistendo è veramente indecente e le cause di ciò sono molte.

Innanzitutto un mercato di gennaio che ha dimostrato a tutti la mancata volontà da parte della proprietà più ricca della serie A di investire nel calcio e nel comparto tecnico della società. Una scelta che ha avuto ovviamente ripercussioni importanti sia sulla rosa “rinforzata” solamente con due prestiti ultratrentenni, sia sulle motivazioni di un tecnico ed una squadra che probabilmente si aspettavano di essere maggiormente aiutati dopo una prima fase di campionato esaltante. Da ciò deriva l’atavica mancanza di qualità all’interno di un gruppo di calciatori in cui spicca l’assenza di singoli in grado di inventare la giocata, saltare l’uomo per creare superiorità numerica, decidere la partita con caratteristiche difficilmente fermabili. In questo, la società ha sbagliato tutto ciò che poteva: attaccanti che non segnano mai (e che continuano a non segnare quando vengono ceduti), esterni che vanno e vengono senza incidere, trequartisti presi come calciatori in grado di far svoltare la squadra che restano intristiti in panchina o vengono restituiti al mittente. A tutto ciò si aggiunge una condizione atletica che, a differenza della scorsa stagione, non è praticamente mai stata ottimale. Da novembre in poi, la Fiorentina non ha mai dato la sensazione di correre più degli altri, di essere più brillante e lucida, di venire fuori alla distanza. Se già gli scorsi anni le squadre di Italiano avevano mostrato cali di condizione tra febbraio e marzo, in questa stagione sembra che i calciatori siano sempre imballati o stanchi, senza spunti o cambi di passo. Se poi a ciò si aggiunge un tecnico che, già nel mese di marzo, ha fatto chiaramente capire che non resterà sulla panchina viola, la frittata è completa! Italiano non è più lo stesso ma soprattutto sembra non avere più il pieno controllo della situazione, né risposte ai problemi che la Fiorentina gli pone davanti. Un tecnico che nelle precedenti stagioni era sempre riuscito a fronteggiare ogni situazione, adesso sembra prosciugato, stanco, senza idee né alternative.

Allarma e stupisce questa testardaggine senza fine di un tecnico che, nelle stagioni precedenti, aveva cambiato modulo, formazioni, interpretazione delle gare, calciatori. La confusione sembra regnare sovrana anche nelle scelte: da un Comuzzo mai provato nonostante un Quarta disastroso, alla sostituzione tra Milenkovic e Bonaventura quando avremmo dovuto in teoria provare a vincere, ad una compagine che continua a giocare sempre lo stesso tipo di calcio senza mai provare un minimo cambio di spartito. Chiudo ricordando poi che, quando una squadra è composta per due terzi da calciatori che probabilmente nella prossima stagione non avranno più la maglia viola addosso, tutto si fa ancora più complicato. Gente in prestito, altra con il contratto in scadenza, altra ancora scontenta della gestione del mister e stanca di stare a Firenze. Ma tutto questo chi lo dovrebbe gestire e vedere? Lasciamo stare…..

Pensiamo adesso alla prima delle gare fondamentali di questa stagione. Contro il Viktoria Plzen servirà di più….molto di più! Altrimenti rischiamo di uscire contro una squadra molto più debole di noi!

IL BUONO

  • Bonaventura: resta l’unica luce in questa valle di lacrime. Anche ieri, il suo assist per Ikonè, è un cioccolatino troppo invitante per non essere scartato. Oltre a ciò, recupera tanti palloni e li rigioca senza mai essere banale e scolastico. La sua sostituzione resta un mistero irrisolvibile. Leader indiscusso.
  • Terracciano: spesso criticato anche dal sottoscritto, salva il risultato su colpo di testa di Ekuban ed appare sempre sicuro sia con le mani che con i piedi. Se torna San Pietro magari in questo finale di stagione proviamo a divertirci.
  • Ranieri: uno dei pochi che ci prova sempre, sia nelle giornate migliori che in quelle peggiori. Lotta, sgomita, combatte senza sosta cercando di ravvivare anche i compagni di squadra. Nonostante il proprio compagno di reparto, che sia Quarta o Milenkovic, non gli regali mai tranquillità, resta un baluardo. Insostituibile.

IL BRUTTO

  • Martinez Quarta: posso capire la giornata storta, ma lui esagera decisamente. Non ne azzecca una, regala diversi palloni agli attaccanti del Genoa, è sempre impreciso sia in fase difensiva che di impostazione. Giovedì lo farei riposare.
  • Arthur: non lo sopporto più. Calciatore lento che adesso nemmeno fa girare la palla velocemente. Gioca sempre almeno a tre tocchi, non verticalizza mai, non accende mai la luce. Abbiamo provato a fare l’ennesimo favore ai gobbi, ma stavolta la ciambella non è riuscita. A confronto Mandragora è un calciatore!
  • Nico Gonzalez: indolente, spento, imbronciato. Anche basta grazie.

A voi per i commenti!!

Il buono, il brutto, il cattivo

VIKTORIA PLZEN – FIORENTINA = 0 – 0

Una noia mortale come poche altre volte!

Una partita indecente per qualità di giocate, ritmo, occasioni da gol, gesti tecnici. Se fossi capitato per caso su Viktoria Plzen Fiorentina avrei pensato di assistere ad un’amichevole del giovedì o magari ad una partita di amatori non certamente degna di un palcoscenico europeo. Ieri sera si sono affrontate una squadra decimata dagli infortuni, quella ceca, che contava sette assenze di cui almeno tre titolari, ed una del tutto apatica, senza guizzi né capacità di andare in verticale verso la porta avversaria. Certamente poi, l’atteggiamento dei  padroni di casa non ha aiutato lo spettacolo né il bel gioco…. Undici calciatori sotto palla ad aspettare che la Fiorentina sbagliasse con difensori che picchiavano come fabbri non appena qualche viola saltava l’avversario. Ma del resto, il Viktoria Plzen ha raggiunto lo storico traguardo dei quarti di finale di una coppa europea giocando così anche al completo, perché avrebbe dovuto cambiare atteggiamento contro la Fiorentina? Soprattutto contro una Fiorentina alla quale sembra essersi spenta la luce anche nei suoi uomini migliori: Nico che ormai è da mesi l’ombra del calciatore ammirato in passato, Arthur che non gioca più a due tocchi come inizio anno ed è diventato un calciatore scolastico e scontato, Belotti che non stoppa un pallone nemmeno per sbaglio e non trova più nemmeno la posizione in area di rigore, i subentrati come Barak e Nzola che hanno la stessa voglia che ho io di recarmi in ufficio il lunedì mattina dopo un posticipo vissuto al Franchi.

Resta comunque la pochezza di una rosa che è stata impoverita progressivamente dalla proprietà con scelte finanziarie anziché calcistiche, ma resta anche un impianto di gioco che non sembra ormai essere condiviso nemmeno dai calciatori che non vanno mai oltre il compitino, il passaggio scontato, la circolazione della palla in orizzontale. La furia agonistica, la voglia di azzannare la partita, sembra essere finita con il triplice fischio al termine della gara con l’Atalanta. Da lì in poi il nulla cosmico, il piattume inguardabile, la noia mortale. Dispiace vedere un ciclo finire come una fiamma che si spenge sempre più lentamente, dispiace soprattutto perché rischia di far dimenticare tutto il buono che è stato fatto nei due anni e mezzo precedenti. Mi sarei però aspettato sinceramente qualche cambio di spartito, una ricerca di qualcosa di diverso che potesse far riattaccare la spina ai calciatori ed invece no…. anche ieri sera le stesse sostituzioni ruolo su ruolo, solito modulo utilizzato dall’inizio alla fine, stesso copione ormai recitato a memoria non per convinzione ma per abitudine. Mi sarei aspettato qualcosa di diverso soprattutto nelle gare di campionato che, diciamocelo sinceramente, ormai non contano assolutamente più nulla! Ed allora perché non utilizzarle proprio per provare qualcuno o qualcosa di diverso? A parte Biraghi che resta un mistero della fede, Nico in queste condizioni ad esempio cosa serve? Ed Arthur invece? Che fine ha fatto Duncan che è stato il miglior centrocampista viola per più di mezza stagione? E non solo: considerando che i nostri esterni non sono mai stati decisivi e l’unico, cioè il 10 argentino, non lo è più da mesi, non potremmo pensare ad un cambio di modulo mettendo due punte una accanto all’altra? Oppure a riportare Beltran più vicino alla porta?

Domande che resteranno certamente senza risposta, quella che adesso deve assolutamente dare giovedì prossimo la squadra per riuscire a centrare un’altra semifinale europea a distanza di 12 mesi.

IL BUONO

  • Dodò: impiegato per la prima volta per gli interi 90 minuti dopo l’infortunio, gioca una partita saggia anche se talvolta confusionaria. Ha la voglia ed il ritmo che tanti altri compagni non hanno e sembra tra i pochi volenterosi anche nella fase offensiva. Deve ancora oliare qualche meccanismo, ma sembra sulla strada giusta. Un innesto importante per il finale di stagione.
  • Il risultato: probabilmente spingendo un pò di più i viola avrebbero potuto anche rischiare di vincere, ma nell’ottica dei 180 minuti alla fine può andare bene anche così. Al ritorno servirà però una maggiore pericolosità, soluzioni offensive diverse e maggiore qualità nell’esecuzione. La qualificazione è alla portata!

IL BRUTTO

  • Tutto il resto: manovra lenta ed involuta, errori individuali allucinanti, poca cattiveria in campo, assenza di occasioni. Serve altro?

A voi per i commenti!!

Il buono, il brutto, il cattivo

JUVENTUS – FIORENTINA = 1 – 0

Un campionato anonimo che rischia di cancellare tutto il resto.

Questo è ciò che sta accadendo alla Fiorentina di Vincenzo Italiano che è ormai in caduta libera, con solo due vittorie nelle ultime 12 gare di campionato, quintultima nel girone di ritorno. Che potesse esserci un calo fisiologico vista anche la contemporanea presenza su tre fronti potevamo aspettarcelo, ma questo calo così verticale è assolutamente inaccettabile. Tanto più perché l’approccio alla gara di ieri sera è stato inguardabile: una squadra sotto ritmo, con calciatori che passeggiavano per il campo, zero contrasti vinti, nessuna idea di gioco né avversario superato nemmeno dai calciatori dai quali sarebbe doveroso aspettarsi di più, Nico su tutti. Se questo è il modo ci chiudere un ciclo a Firenze, Italiano ed i suoi ragazzi hanno scelto quello peggiore snobbando quella che per Firenze non è e non sarà mai una partita come le altre. Se Biraghi, il mister, Nico e tutta la truppa ancora non l’hanno capito, allora si possono tranquillamente accomodare su altre panchine o vestirsi con altre maglie. Lo avrei potuto capire contro altri, ma con la Juve no, quella Juve che faceva sfoggio della coppia di attaccanti che gli abbiamo gentilmente donato incassando quasi 120 milioni, quella Juve che non vinceva da 42 giorni ed era in evidente crisi di gioco, condizione e risultati. E la Fiorentina come ha deciso di giocare la partita? Invece di azzannarla senza tregua, un po’ come aveva fatto in Coppa Italia contro l’Atalanta, i viola hanno fatto la figura di quelli che disputano la partita tra scapoli ed ammogliati, in ciabatte e con qualche Peroni di troppo sullo stomaco, di quelli che sbuffano dopo il pranzo di Natale o di Pasqua. Tolti Ranieri, Kayode ed in parte Bonaventura, il primo tempo è stato imbarazzante per qualità di (non) gioco, per atteggiamento, voglia ed intensità. Che io sappia, non ci dovrebbero essere i mondiali in Qatar, quindi potreste dire a Nico che non ha più scuse? Ed a Kouamè potremmo chiedere di azzeccare uno stop prima di fine stagione?

Detto della pochezza tecnica di una squadra che è stata indebolita anziché rinforzata dalla nostra amata società, anche il mister stavolta non mi ha assolutamente convinto. Innanzitutto nell’atteggiamento di una squadra che non si è minimamente capito che razza di partita volesse fare e poi nella gestione degli uomini. La formazione iniziale è stata un ibrido difficilmente comprensibile: volevamo fare turnover oppure no? Volevamo provare a giocarla oppure no? Ci interessa il campionato oppure no? Se, come credo io, la priorità è data alle coppe, allora che ci faceva Kayode in campo? E Bonaventura, Nico, Mandragora e Belotti? Non solo…. ma alcuni di questi giocatori sono stati tolti dopo 45 minuti probabilmente per preservarli per giovedì ed allora non aveva più senso, nel caso, farli subentrare dopo? Non solo ma se vuoi far giocare Barak (che è uscito dal campo nemmeno sudato), mi spieghi a cosa serve fare un continuo possesso palla orizzontale? Il ceco, si dovrebbe ormai averlo capito, ha bisogno di giocare sulle seconde palle, sulle spizzate, sull’attacco dello spazio creato dalla prima punta: giocando come nel primo tempo di ieri ha senso schierarlo? Eppoi credo e spero che, a questo punto della stagione, si sia ormai capito che la Fiorentina non può fare a meno delle giocate, dell’elettricità, dell’intraprendenza di Lucas Beltran. Anche ieri sera, nella ripresa, è stato l’unico in grado di accendere la luce in una serata bruttissima, l’unico ad avere voglia di saltare l’uomo, l’unico a provare fino in fondo la giocata.

Resta l’amarezza per una sconfitta contro una squadra che gioca il calcio dei tempi di Marco Columbro. Non solo in bianco e nero la maglia, ma anche la TV che trasmette la partita direttamente dal paleozoico. Una squadra che, pur avendo qualità, gioca il peggior calcio d’Italia in rapporto ai calciatori che ha, che però ha battuto la Fiorentina per 1-0 sia all’andata che al ritorno. A questo giochino conta chi fa rete e noi…. lasciamo perdere. Ora testa al Viktoria Plzen nella speranza che i viola siano quelli visti contro l’Atalanta, altrimenti  la strada potrebbe farsi impervia.

IL BUONO

  • Beltran: come già detto, la Fiorentina non può più fare a meno di lui. Appena entra in campo, il gioco viola nella metà campo avversaria trova fluidità, profondità e genialità. Un calciatore del genere in una sfida di coppa può essere decisivo.
  • Sottil: ebbene sì, proprio lui, l’uomo più pettinato dopo Mandragora stavolta mi ha convinto. Entra con quella sana strafottenza che spesso me lo fa odiare, ma stavolta la usa nel modo giusto. Punta sempre l’avversario, spesso lo salta, fa anche ammonire Cambiaso. Nel deserto viola, sembra quasi un funambolo.
  • Maxime Lopez: in una partita dai ritmi messicani, sembra una piovra in mezzo al campo. Gioca e distribuisce decine di palloni in modo saggio, facendo guadagnare alla propria squadra un netto predominio territoriale. Peccato che manchi sempre la giocata geniale che potrebbe imbucare l’attaccante. Resta un mezzo giocatore che spero venga sostituito nella prossima stagione.

IL BRUTTO

  • Nico Gonzalez: se volete farvi ammaliare dal tiro che Szczesny devia miracolosamente sulla traversa fate pure, ma la prestazione è largamente insufficiente. Non vince mai un confronto diretto con il proprio difensore e, nell’unica occasione in cui ci riesce, mette un cross direttamente fuori dallo stadio. Nico sveglia che per le coppe serve quello vero!!
  • Barak: Tonino stai tranquillo che il ciuffo era perfetto e ti hanno fatto un sacco di primi piani dove risaltava bene l’abbronzatura. Lo vedrei meglio in Via Montenapoleone.
  • Il primo tempo: assolutamente inaccettabile!!!

A voi per i commenti!!

BarLungo con Simone – Gioie e dolori del welfare (1 parte)

Terminato il ciclo relativo alla violenza di genere, stavolta ci concentriamo su una di quelle cose alle quali non si pensa mai finché non se ne ha bisogno. Con l’amico Simone Pesucci, vogliamo approfondire il tema relativo al Servizio Sanitario Nazionale, una conquista di civiltà che deve essere difesa ed anzi rafforzata soprattutto in considerazione del progressivo invecchiamento della popolazione.

Buon ascolto!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – ATALANTA = 1 – 0

Una Fiorentina da stropicciarsi gli occhi!

Come avevamo anticipato su questo blog, la Fiorentina doveva assolutamente cambiare pelle ed interpreti per essere all’altezza di una semifinale di Coppa Italia, e così è stato. Resta anzi il rimpianto per una vittoria che poteva essere molto più rotonda se solo non avessimo trovato sulla strada il portiere italiano più promettente dell’ultima generazione, quel Marco Carnesecchi di cui invocavo l’acquisto al “Corner Viola” già due stagioni fa quando aveva appena conquistato la promozione con la Cremonese. Allora costava circa 12 milioni, l’Atalanta faceva giocare Musso e, un po’ come Vicario, si doveva avere solamente fiducia nella crescita di un giovane azzardando un po’: purtroppo però, la nostra società è questa e noi ancora oggi abbiamo un discreto portiere, che faceva la riserva ad Empoli, a difendere i nostri pali.

Tornando a ieri sera, contro i bergamaschi i viola sono tornati ad essere una squadra compatta, feroce, gestita alla grande da un allenatore che, pur facendo giocare Bonaventura nei due di centrocampo più Beltran, Kouamè, Nico e Belotti, è riuscito a tenere a bada l’Atalanta sapete in che modo? Eh si… proprio con quella difesa alta, quella squadra corta e stretta che secondo tanti esperti sarebbe il male assoluto di questa Fiorentina. La verità è che quando Milenkovic tiene la spina attaccata, quando finalmente gioca Parisi (questa la pecca più grande del mister), quando Nico e Jack tornano ad essere importanti qualitativamente e quando hai due attaccanti come Belotti e Kouamé che tengono la squadra alta e sporcano tutte le linee di passaggio avversarie, allora la Fiorentina torna ad essere quella squadra rognosa che in questi anni ci ha fatto tanto divertire ed è arrivata in fondo a quasi tutte le manifestazioni.  L’Atalanta nel primo tempo è stata annichilita proprio in quelle cose che normalmente la fanno stare al top del calcio italiano: il ritmo, l’aggressività, le marcature preventive, la capacità di interdire e ripartire. In tutto questo stavolta la Fiorentina è stata perfetta e se solo avessimo a disposizione attaccanti più precisi sotto porta ed esterni più decisivi, il risultato sarebbe stato certamente più rotondo.

Resta la netta sensazione che la squadra e Vincenzo Italiano abbiano ben in mente quale siano le manifestazioni da privilegiare in questo finale di stagione. Troppo differenza, seppur con interpreti diversi, c’è stata, in termini di gioco ed applicazione, tra la prova contro il Milan e quella con l’Atalanta. E rimane anche una grande amarezza per un punteggio che poteva essere ben più rotondo per le occasioni avute ed il volume di gioco sviluppato in 90 minuti belli, tirati, intensi ed appassionati. La gara di ritorno sarà una battaglia sportiva che dovrà essere interpretata esattamente come ieri sera ricordando sempre che la rosa dei bergamaschi, già più ricca di quella viola nella gara di ieri sera, potrà annoverare anche Zappacosta e De Ketelaere che non hanno partecipato alla gara. La Fiorentina invece, potrà contare sulle stesse forze sperando in un Nico Gonzalez finalmente più vicino al top della condizione e nell’assenza di problemi fisici da qui al 24 aprile.

Intanto domenica sera la Fiorentina è attesa alla trasferta di Torino contro la Juve: a parte la rivalità, il risultato conta ancora qualcosa per il nostro percorso?

IL BUONO

  • Mandragora: le sue prestazioni sono in netta risalita e finalmente sembrano dare un senso ad uno degli acquisti da me più contestati degli ultimi anni. Gioca una partita di grande sostanza, rincorre tutti, ed è capace anche di far ripartire l’azione con saggezza. Certamente avere accanto un giocatore dell’intelligenza e dell’esperienza di Bonaventura aiuta, ma stavolta la farina del suo sacco è assolutamente ottima. Il gol poi è una perla da riguardare in loop!
  • Parisi: schierato finalmente da titolare nel suo ruolo, gioca una partita diligente senza strafalcioni e con alcune sortite offensive interessanti. Una gara normale, considerando il titolare del ruolo, sembra una gara da fenomeno. La sua mancata titolarità resta l’errore più grande della gestione Italiano.
  • Linea difensiva: dopo i due gol tragicomici subìti dal Milan, Milenkovic e soci tornano attenti, cattivi, compatti. Ranieri in mezzo resta un valore aggiunto, ma stavolta è proprio la chimica di reparto a funzionare (e giocavamo alti anche ieri sera!). Speriamo sia un’inversione di tendenza.
  • Il lavoro sporco degli attaccanti: posto che per me la punta deve fare gol, ieri sera mentre guardavo la Fiorentina mi chiedevo quanto diavolo corrono i nostri attaccanti…. anche contro l’Atalanta i viola hanno giocato con Bonaventura più quattro giocatori che sono attaccanti o esterni offensivi. Come fare a tenere gli equilibri di squadra? Semplice (sulla carta): stando compatti, corti e soprattutto ritardando la riproposizione del gioco avversario con una pressione feroce e sporcando le linee di passaggio. In questo Bellotti, Beltran, Nico e Kouamè sono stati commoventi. Per il gol si prega di ripassare…..  
  • Carnesecchi: solitamente non parlo mai dei giocatori avversari, ma ho da sempre un debole per questo portiere che non concede nulla ai fotografi, è giovane, ha personalità e tecnica di parata. E noi facciamo sempre le nozze coi fichi secchi…..

IL BRUTTO

  • Risultato finale: se guardiamo alla prestazione della squadra ed alle occasioni avute, la sola rete di vantaggio è troppo stretta. Un peccato soprattutto in vista della gara di ritorno quando l’Atalanta davanti al proprio pubblico sarà probabilmente diversa. Servirà una Fiorentina nuovamente perfetta per passare il turno!

A voi per i commenti!!

Tra Milan ed Atalanta cambierà qualcosa?

Se la gara di sabato contro il Milan doveva darci la misura di quel che sarà il finale di stagione viola, allora le previsioni virano al peggio. Ancora una volta infatti, la Fiorentina ha giocato una partita in cui, dopo le difficoltà iniziali, è riuscita a creare occasioni da rete ed a macinare calcio nonostante il centrocampo muscolare schierato e composto da Duncan e Mandragora: anche stavolta però, abbiamo assistito ad un film che ormai conosciamo a memoria….. dormita difensiva, errori degli attaccanti ed i viola che escono tra gli applausi ma senza punti in classifica.

Certo che il minuto di silenzio, l’atmosfera, il pathos che abbiamo vissuto allo stadio Franchi sabato sera non è stato nemmeno minimamente paragonabile rispetto a quello per Davide Astori. E non solamente per un trasporto ed una commozione minore o comunque differente rispetto a quella di Fiorentina Benevento, ma anche per la reazione della squadra che è stata al di sotto delle aspettative, o almeno al di sotto di ciò che mi aspettavo. I ragazzi di Vincenzo Italiano hanno giocato certamente una gara importante, ma senza quel sacro fuoco, quella determinazione feroce che avrebbe potuto permettere ai viola di colmare l’evidente gap contro un Milan che, senza Theo Hernandez, si è comunque potuto permettere di lasciare fuori anche Pulisic.  La sconfitta contro i rossoneri credo che metta definitivamente in soffitta l’idea perorata da alcuni ma non da me (vedi il mio intervento nella trasmissione radiofonica del Benzivendolo che mi ospitato insieme a Bomber Simo) che questa Fiorentina, costruita in questo modo dai dirigenti viola, possa reggere la corsa su tre fronti. Giudico personalmente un miracolo che all’inizio di aprile la squadra guidata da Vincenzo Italiano sia ancora in corsa in semifinale di Coppa Italia, ai quarti di Conference League ed in scia per un piazzamento in Europa, ma da ora in poi dobbiamo assolutamente fare una scelta. Credo tra l’altro di non essere l’unico a pensarla così, vista anche la formazione schierata contro i rossoneri di Pioli! Al netto della squalifica di Bonaventura, affrontare il Milan senza il difensore più attento ed arcigno che abbiamo (Ranieri), senza uno dei pochissimi calciatori di rango internazionale a disposizione del mister (Nico Gonzalez) e con un centrocampo privo del cervello della squadra (Arthur), denoti un’idea bizzarra di voler fare a tutti i costi risultato contro il Milan. Anche l’applicazione con cui sono stati curati i dettagli non è stata quella necessaria a fare punti contro una compagine che resta comunque saldamente ancorata alla zona Champions League.

Adesso poi, come se non bastasse, nel giro di 4 giorni Atalanta e Juventus si stagliano all’orizzonte per dare altre due sentenze importanti. Se con una sconfitta a Torino il discorso campionato sarebbe praticamente chiuso, adesso non può e non deve mancare la prestazione contro la squadra guidata dall’allenatore più diversamente simpatico d’Italia. Certo è che la partita sarà completamente diversa, visto che i bergamaschi sono una compagine abituata ad andare sempre a 100 all’ora, una squadra che attacca con tantissimi uomini ma, proprio per questo, concede spesso spazio alle spalle dei propri difensori. La Fiorentina dovrà giocare la partita praticamente perfetta: marcature preventive precise, riconquista della palla nella metà campo avversaria, ripartenze rapide ed in verticale, gestione dei ritmi della partita. Sarà importantissimo non farsi portare ad andare a tutto gas per tutta la gara vista la differenza clamorosa di qualità della rosa e dei calciatori pronti a subentrare. L’Atalanta infatti è una di quelle società che, a differenza della Fiorentina, ha reinvestito completamente ciò che ha incassato da una cessione quale quella del proprio capocannoniere dello scorso anno, e lo ha fatto in modo scientifico: solo giocatori adatti al gioco del proprio allenatore, solo giocatori che fossero pronti fin da subito e capaci di far parte dell’ingranaggio nerazzurro grazie all’esperienza internazionale. Il pronostico insomma è dalla parte bergamasca, ma Vincenzo Italiano ci ha mostrato in questi anni che nelle sfide di Coppa difficilmente sbaglia: e se riuscissimo di nuovo nel miracolo?

Chi è stato Joe Barone per Firenze?

Per scrivere di Joe Barone ho pensato fosse opportuno attendere la fine delle esequie e dei saluti di chi gli ha voluto bene. Un segno di rispetto, ma anche di libertà ed autonomia per non cadere nella celebrazione di un uomo che, come tutti noi, aveva pregi e difetti: di questo voglio parlare, del Joe Barone che ha gestito in lungo ed in largo la Fiorentina dal momento in cui Commisso ha acquistato la nostra amata società fino alla sua tragica scomparsa. Così facendo, sarà possibile approfondire non solamente i meriti ma anche gli errori di un infaticabile lavoratore.

Questa tradizione tutta italiana di santificare la persona appena deceduta non consente praticamente mai di analizzare lucidamente e serenamente il suo operato, cosa che proverò a fare. Innanzitutto dobbiamo fin da subito separare il lato umano di Joe Barone da quello professionale. Il Direttore Generale viola ha sempre mostrato con la squadra, gli allenatori ed i tifosi un’empatia ormai rara nel mondo del calcio. L’estremo saluto che gli è stato regalato anche da calciatori ormai ceduti o svincolati come Benassi e Venuti, dimostra la qualità dei rapporti che Joe riusciva comunque ad instaurare con quasi tutte le persone in maglia viola. Stessa cosa la si può dire degli allenatori: questa società ha avuto ed ha ancora grandissime responsabilità e colpe, ma ha sempre difeso a spada tratta il proprio tecnico fino all’inverosimile. Tolte le stagioni di Vincenzo Italiano, che comunque ha sentito più volte Commisso e Barone spendersi per proteggerlo, le annate precedenti, connotate da risultati deludenti, avevano visto alternarsi tecnici che spesso sono stati messi in discussione dalla piazza. Dalla società però, sono sempre arrivate solamente parole di stima, conforto, fiducia.

Mi ha stupito molto che giornalisti come Luca Calamai, persona che stimo, abbia affermato di non aver capito quanto l’uomo Barone fosse disponibile con famiglie e bambini. Purtroppo se qualche volta si uscisse dalle sala stampa, dalle tribune e si andasse in mezzo alla gente, forse si capirebbero meglio tantissime dinamiche. Io stesso, quando sono salito a Moena per due anni di fila con mio figlio di nemmeno 10 anni, ho trovato Barone e mi ricordo l’abbraccio con Niccolò e le foto che ci siamo fatti insieme. Non solo, ma basterebbe ricordarsi che in ritiro Joe vedeva gli allenamenti e le partite in tribuna in mezzo alla gente, ai bambini, ai tifosi. E credete che la gente queste cose se le dimentichi? Anche al Viola Park, quell’infrastruttura trattata come una figlia, Barone era il cicerone di tutti, sempre pronto a spiegare ed intrattenere invitati, scuole, tifosi. Ecco perché mi aspettavo la reazione della squadra, della tifoseria ed anche delle persone comuni.

Se dunque dal punto di vista personale Barone resterà sempre nel cuore di Firenze per l’empatia e la sua disponibilità a lavorare h24 per la Fiorentina, il giudizio cambia radicalmente se guardiamo a come ha cercato di gestire le battaglie politiche. Partito come l’uomo nuovo del calcio italiano, Barone si era candidato a rappresentante in Lega Serie A raggranellando solamente due voti: il campanello d’allarme sarebbe dovuto suonare, un campanello che dovrebbe aver avvisato che il consenso in un organo politico lo si guadagna con le relazioni, i rapporti, le conoscenze regolamentari. Purtroppo per Joe ed anche per Commisso, questa che altro non è se non politica, è sempre stata vista come burocrazia, come volontà di mettere i bastoni tra le ruote. E nello stesso modo si è cercato di gestire, o sarebbe meglio dire imporre, le strategia relative alle infrastrutture. Se con il Viola Park è filato tutto liscio (forse semplicemente perché secondo la legge italiana era tutto in regola?), per lo stadio si è cercato un continuo gioco al rialzo che non ha prodotto risultati per la Fiorentina. Chiusasi la possibilità, mai nemmeno ventilata visto il vincolo sul Franchi, della ristrutturazione pressoché totale dello stadio a Campo di Marte, ci si è mossi come un elefante in una cristalleria. Dapprima l’opzione Campi Bisenzio, tra l’altro esattamente sui terreni che sono andati sott’acqua giusto pochi mesi fa, opzione per la quale in realtà non è mai stato presentato nemmeno il progetto preliminare, poi il diniego a qualunque possibilità, perfino quella di avere un Franchi completamente ristrutturato a spese di altri. Una presa di posizione molto netta che si è scoperto essere prettamente politica quando il nostro Joe si è fatto ritrarre con alcuni tifosi al Viola Park mentre li invitava a votare per candidati alternativi agli attuali governanti.

Sono da sempre uno strenuo difensore dell’autonomia dello sport dalla politica e questo penso sia il punto più basso toccato nei rapporti istituzionali, punto purtroppo condiviso dalla tifoseria che in occasione di una delle ultime gare interne si è messa ad insultare Sindaco e Presidente della Regione come mai era accaduto in Curva Fiesole negli anni. Credo sinceramente che Joe Barone sia stato un lavoratore infaticabile ed un direttore geniale nei lavori del Viola Park, un’opera che resterà per sempre alla società Fiorentina,  ma nessuno è bravo a recitare tutte le parti in commedia. Il lavoro del DG è stato a 360 gradi ed ha oscurato o impedito l’opera di persone che forse avrebbero avuto maggiori competenze in determinati settori: Pradè ad esempio è stato messo da una parte sia nei rapporti con le altre società in Lega, sia nelle trattative di mercato! Ma l’aspetto peggiore che purtroppo adesso tutti fingono di dimenticare sono le liste di proscrizione che sono state messe in atto all’ingresso del centro sportivo: Babbi Natale lasciati fuori, professionisti considerati non graditi ed addirittura giornalisti rispediti in redazione con un foglio da 50 euro in tasca. Questa è la colpa maggiore ed indelebile che non dobbiamo dimenticare non per ritorsione, ma per un problema di libertà che deve essere assolutamente preservata. Sarebbe stata bella una presa di posizione unitaria dei giornalisti sportivi ma purtroppo tengono famiglia……

Ma veniamo all’aspetto che a noi tifosi interessa di più, quello sportivo. E’ indubbio che la Fiorentina, dopo due stagioni tragiche sia tornata in Europa, cioè dove per storia, blasone ed anche fatturato dovrebbe stare. Questo è certamente il più grande merito di questa proprietà anche se le scelte che hanno portato a questi risultati sono state spesso controverse: dalla scelta di un tecnico, Gattuso, che è durato a Firenze meno di 20 giorni a quella di Vincenzo Italiano (unico fuoriclasse di questa rosa) che invece è stato preso, per stessa ammissione di Commisso, da Daniele Pradè. Non solo, ma quello che ha più ferito, anche se al momento sembra nessuno lo ricordi, è stata la cessione di tutti i migliori calciatori proprio quando si poteva provare a spiccare il volo. Se per Odriozola i viola non potevano fare nulla in quanto in prestito secco, la mancata conferma di un leader tecnico, tattico e spirituale come Torreira grida ancora vendetta: mercanteggiare cercando di modificare in corsa accordi che te hai liberamente firmato con calciatore ed Arsenal è stata una buona scelta per la Fiorentina? Non solo, ma cedere oltre a Chiesa anche Vlahovic all’odiata Juventus proprio in un campionato in cui si lottava per la Champions League ha realmente portato vantaggio alla squadra, al comparto sportivo che è quello che ci deve interessare in quanto tifosi, oppure no? Per non parlare poi della scelta dei vari attaccanti che non hanno mai colmato la lacuna davanti….

La ciliegina però è stato il mercato di questo gennaio quando tutti, tranne Barone e Commisso, sapevano che il piazzamento in zona Champions doveva essere puntellato con determinati investimenti per provare a rimanerci. E la società cosa ha fatto? Ha preso due ultra tentenni in prestito raccontandoci la favola che i nuovi acquisti saranno Dodò (il cui posto nel frattempo è stato occupato proprio da uno dei acquisti, Faraoni) e Castrovilli, al quale non è stato rinnovato il contratto. Al momento della tragedia, non si era ancora capito quale fosse l’obiettivo sportivo di questa società e dal momento che io pago ogni settimana (tv o stadio) per assistere ad una partita di calcio, a me questo interessa: vincere il più possibile.

Resta adesso da gestire l’assenza di un personaggio che era la Fiorentina negli ultimi anni, che aveva accentrato praticamente tutto su di sé. Un lavoratore infaticabile, spesso divisivo, che però è riuscito ad unire Firenze nel momento della sua morte. La speranza è che l’unione di intenti vada avanti e che si riesca finalmente a far capire a questa proprietà americana che il calcio è più di un gioco e di un bilancio da raccontare e da far quadrare.

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – MACCABI HAIFA = 1 – 1

Ed anche quest’anno siamo ai quarti di finale!!!

C’è chi dice che la Conference League sia una manifestazione inutile, c’è chi invece dice che è solo uno specchietto per le allodole per coprire una proprietà che vuole solo vivacchiare, io invece dico che giocare in una competizione europea è sempre bello, anzi bellissimo! Con i miei compagni di stadio non manchiamo mai, nemmeno quando affrontiamo compagini di posti sperduti perché abbiamo mangiato talmente tanto letame nelle ultime stagioni che affacciarci nuovamente ad un tabellone europeo ad eliminazione diretta regala sempre una forte adrenalina.

La gara di ieri sera però, ha dato ragione a coloro i quali paragonano la Conference ad un torneo di amatori: ritmi bassi, giocate elementari, errori evidenti, intensità da lunedì mattina in ufficio. Se a questo poi aggiungiamo l’ennesima titolarità di Cristiano Biraghi, il quadro è completo. Nonostante tutto questo però, la cosa più triste della serata è stato l’ambiente e l’atmosfera respirata a Firenze, ed in particolare nel quartiere di Campo di Marte, fin da mercoledì mattina. Strade chiuse, camionette ad ogni angolo, agenti in tenuta antisommossa: scene incredibili che ci devono fare ricordare sempre di quanto sia preziosa la pace e la collaborazione tra i popoli e di quanto siamo stati fortunati a vivere in un così lungo periodo di pace… altro che storie!! La pace è il bene più prezioso e la sempre maggior integrazione tra i popoli è la base fondamentale per riuscire a mantenerla.

Un raggio di luce però è arrivato in curva Fiesole quando il nostro fratello Simo ci ha messo finalmente di nuovo piede. Il suo ritorno, dopo un bruttissimo “incidente”, gli ha permesso di tornare a ridere, scherzare, cantare e tifare con noi in parterre…. decisamente il regalo migliore e la notizia più bella di questo giovedì!!

Resta adesso da conoscere la prossima avversaria mentre già si comincia a pensare alla difficilissima trasferta di domenica a Bergamo contro l’Atalanta. Una sconfitta potrebbe allontanare definitivamente la Fiorentina dalla zona Europa.

IL BUONO

  • Il ritorno di Simo in parterre: so che ho già scritto sopra dell’emozione che abbiamo provato, ma mio figlio Niccolò mi ha detto che questo doveva essere il primo punto perché ha rappresentato la nota più bella della serata ed allora non resta che obbedire…..Bentornato fratello!
  • Barak: l’Avvocato Agnelli aveva definito Boniek “il bello di notte” poiché nelle gare europee dava sempre il meglio di sé stesso. Il nostro Antonino sembra voler ripercorrere le sue orme visto che in Conference League è assolutamente letale, sempre decisivo, pronto a sfruttare ogni singola occasione. Tra l’altro nel gol del vantaggio l’Hellas Verona è azionista di maggioranza visto il cioccolatino servito da Faraoni sulla testa del ceco. Se Barak torna quello vero, allora ci divertiamo!
  • Dodò: quello del mio amico Simo non è stato l’unico rientro ieri sera. Abbiamo finalmente potuto abbracciare nuovamente anche il terzino brasiliano che tanto ci è mancato in questa stagione soprattutto dal punto di vista caratteriale. Un calciatore esplosivo, sempre sorridente, mai domo, che non molla mai fino al novantesimo. Non è certamente pronto per tornare a competere subito ad alti livelli, ma il solo rientro in gruppo potrebbe rappresentare una scintilla fondamentale. Vai Dodò, torna a sorridere ed a volare in maglia viola!!!

IL BRUTTO

  • Terracciano: ricordate quando in uno dei miei ultimi pezzi avevo detto che il buon Pietro mi sembrava appannato? Ecco ieri sera ne abbiamo avuto conferma…. la rete che subisce sotto le gambe è quasi fantozziana e denota scarsa reattività alla conclusione dell’avversario. Probabilmente essere rimasto pressoché inoperoso per tutta la gara non lo ha aiutato, ma ai grandi portieri spesso basta un solo intervento per decidere la partita. Dai Pietro che entriamo nel momento caldo della stagione!!

A voi per i commenti!!