Il talento – Parte prima

Alzi la mano chi tra di voi, appassionati ed amanti del gioco del calcio, non ha sognato almeno una volta di fare il calciatore. E, nel caso affermativo, chi non si è mai immaginato con la maglia numero 10 della propria squadra del cuore. Ma perché proprio con il 10, l’unico numero che ancora oggi racchiude il sogno di essere il più bravo di tutti? Perché il dieci (el Diez) è estro, talento, fantasia, imprevedibilità, sana follia calcistica.

Si è spesso dibattuto sulla natura e sull’origine del talento: citando dal vocabolario, la parola nasce dalla “parabola dei talenti”, che raffigurano e sono simbolo dei doni affidati da Dio ai servi. Già dall’etimologia della parola dunque, si parla di dono, di capacità fuori dal comune regalate da Dio. E’ indubbio che il talento vero, quello raro, è affidato a pochi: quanti sono i calciatori baciati dal talento puro? Eppure tutti i bambini che giocano ai giardini o nelle scuole calcio sognano di diventare i nuovi Messi, Pelè, Maradona, Ronaldo (quello vero), Ronaldo il portoghese, non certo Malusci, Piraccini o Chierico (con tutto il rispetto per i tre ultimi calciatori citati, ottimi professionisti). Anche nel campo delle arti, dai musicisti agli attori fino agli scrittori ed ai cantanti, tantissimi ci provano, tanti riescono a vivere del proprio lavoro, ma pochissimi diventano stelle indiscusse. La differenza tra il mediano ed il trequartista spesso è dovuta al talento, a quella capacità tecnica che permette a determinati calciatori di effettuare lo stesso gesto tecnico in condizioni di difficoltà mantenendo pulizia del gesto ed efficacia nell’esecuzione. Senza scomodare il gol di Maradona contro l’Inghilterra ai Mondiali del 1986 in Messico, ci sono calciatori che riescono a dribblare nello stretto anche di fronte ad un pressing asfissiante, ed altri che preferiscono passare la palla al compagno più vicino. Sono entrambi calciatori professionisti, ma uno è tecnicamente molto più dotato dell’altro.

Tutto ciò per dire che certamente la qualità sopraffina di alcuni è un dono (che poi sia divino oppure naturale lascio a voi la scelta), ma ciò che è certo è che il colpo di genio, la giocata a sorpresa è il motivo per cui milioni di persone guardano il calcio. La serie di articoli che comincia oggi, vuole analizzare il modo in cui negli ultimi anni la tecnica calcistica è stata soppiantata da un tatticismo esasperato e da una sempre maggior importanza della forza fisica nel gioco del calcio. Tale tendenza, studiata e sottolineata con colpevole ritardo, ha visto negli ultimi anni una risposta didattica in controtendenza che parte dalle scuole calcio e che cercheremo di approfondire.

Ciò che intanto possiamo certamente sottolineare è che per esprimere le proprie capacità ed il proprio talento, il bambino o il calciatore affermato ha bisogno del contatto con l’attrezzo, cioè con la palla. Senza un rapporto continuo tra il ragazzo ed il pallone, il calcio diventa solo un’esercitazione tattica o fisica che poco ha a che fare con l’essenza del gioco. Le occasioni di contatto con la palla erano certamente maggiori fino ad almeno 20 anni fa. Quando eravamo bambini noi, era più facile giocare da soli ai giardini con il pallone fino a sera: e non c’erano fasce di età (spesso si giocava con amici, cugini o anche bambini conosciuti per caso ai quali non chiedevamo certo quanti anni avevano), non c’erano casacche (al massimo di estate ci si distingueva facendo levare la maglietta ad una squadra), non c’erano arbitri, non c’erano genitori a dare consigli anche nelle partitelle ai giardini. Siamo cresciuti marziani? Siamo cresciuti con problematiche psicologiche? Ci sentivamo abbandonati? No…semplicemente ci sentivamo liberi…. liberi di esprimere la nostra personalità attraverso un meraviglioso sport di squadra per il quale bastava trovare 4 legni o degli zaini da sdraiare quali pali per le porte ed un pallone da poter calciare o parare!

Alla prossima puntata!!

9 pensieri su “Il talento – Parte prima

  1. Tutto quello che scrivi è giusto, e mi riporta indietro con gli anni a quando giocavamo a 11 nonostante fossimo davvero piccoli. Quando la squadra avversaria faceva il riscaldamento veniva automatico guardare quale fosse il bambino avversario a cui avevano dato la maglia numero 10 e capire fin da subito se era mancino, più forte fisicamente, se aveva anche la fascia di capitano ecc.
    Adesso il calcio è cambiato completamente e si vedono robe assurde come la maglia 1+8 di Zamorano, la 44 di Gatti e la 14 di Fortin ..

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    • Eh già Simo, tutto vero! Però a parte il Tanque Silva, il 10 ha ancora una propria importanza. Messi ad esempio non lo porta a caso. Certo è che si parla di un calcio che in gran parte è completamente cambiato ma noi, da inguaribili romantici, non ci arrendiamo!

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  2. Bellissimo articolo!
    Argomento impervio che spesso è trattato in maniera facinorosa e mi piace molto come l’hai introdotto.
    Chi ha talento poi non per forza va associato al genio, giustamente nel talento si abbinano pulizia del gesto tecnico difficile e l’efficacia nel finalizzarlo ma mi son sempre domandato, chi ha talento è anche un genio? O è stato baciato dalla fortuna in qualche occasione?
    La risposta che mi son sempre dato, e che non so quanto sia giusta ma è la migliore che ho trovato, è che giustamente come hai scritto tu col talento ci si nasce ma genio si diventa. Perché il genio , oltre alle qualità sopra citate, abbina il lampo, cioè la rapidità di esecuzione, la capacità di vedere e fare cose che ha visto solo e soltanto lui perché nessuno ci aveva pensato.
    Certo, mi si puó dire che ho scritto un paradosso, perché se nasci genio allora il talento ce l’hai per forza ma come ho detto l’argomento è impervio e allora mi spiego meglio. Se nasci con grande talento te ne accorgi da solo, lo riconosce chi ti vede, ma se sei un genio se ne accorgono per prima gli altri e se ne accorgono per primi fra tutti i prescelti, quelli bravi.
    Il genio in sintesi è un’investitura perché nessuno aveva mai osato andare così oltre.

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    • Paradosso perfetto!! In molti hanno il talento alla nascita ma spesso gli altri non lo riconoscono perché non viene messo in pratica. Solo così il talento può essere riconosciuto ed il genio può diventare tale per tutti!

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