Appunti sparsi dal mondo della scuola (Una scuola per crescere)

Come molti di voi sapranno, il mio impegno all’interno del Consiglio di Istituto si è esaurito con le elezioni dello scorso ottobre, ma l’interesse e la passione per le faccende scolastiche non si cancella. Continuo infatti a credere fermamente nel valore della scuola non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello relativo alla socializzazione, al rispetto delle regole, al vivere in comunità.

E’ anche per questo che, quando una delle persone che ha deciso di portare avanti il lavoro dei consiglierei uscenti, tra l’altro un’amica molto capace, mi ha chiesto di lasciare aperto questo canale informativo sul mio blog, non ho potuto dire di no.

Inizia dunque oggi una seconda fase della rubrica con un nome che viene integrato con la locuzione “Una scuola per crescere”, una fase in cui proverò ad essere il megafono di un gruppo di persone che si impegnano per cercare di rendere il nostro istituto un luogo più accogliente, sicuro ed a misura di bambino ed adolescente. Ogni volta cercherò, insieme a Silvia, di sottolineare quelle problematiche più vicine alle famiglie delle allieve ed allievi per spiegare quali soluzioni si è deciso di intraprendere e perché.

Nonostante il cambio dei consiglieri, il clima è rimasto sereno e collaborativo e questo aspetto permette una capacità di confronto senza la quale non sarebbe possibile fare un’analisi complessiva dei problemi. Gran parte del merito è certamente di un Dirigente Scolastico sempre pronto ad ascoltare, a confrontarsi, a cercare soluzioni condivise. Grazie anche a questo atteggiamento sempre collaborativo, durante questa estate, il nostro istituto comprensivo sarà tra quelli che offriranno delle settimane di apertura della scuola nei mesi di giugno e settembre. Lo scorso anno, purtroppo le date di apertura erano state comunicate con molto ritardo poiché si era in attesa di capire se sarebbero arrivati i finanziamenti necessari per attivare il servizio e dunque le famiglie raggiunte dalla notizia furono la minoranza. La speranza è che quest’anno, grazie ad una tempistica diversa, l’informazione sia più capillare e la situazione più chiara: sarà importante avere non solamente la circolare dalla segreteria, ma anche una collaborazione da parte dei rappresentanti di classe che facciano girare la voce sulle settimane di apertura. L’estate è da sempre un tasto dolente per le famiglie e dunque il servizio è di fondamentale importanza perché va incontro a un’esigenza concreta, quella di non trovarsi di fronte a una pausa estiva troppo lunga e difficile da gestire.

Se dunque l’apertura estiva cerca di andare incontro alle esigenze della famiglia, un tema che invece investe la scuola nei mesi di apertura è quello dei finanziamenti e dell’offerta formativa. Anche lo scorso consiglio di istituto si era misurato spesso con il problema relativo al contributo volontario: anche nell’ultima riunione infatti, è emerso con chiarezza quanto l’equilibrio economico della scuola si fondi anche sui contributi versati (o non versati) dalle famiglie, soldi che permettono di sostenere attività, progetti e miglioramenti altrimenti impossibili. I rappresentanti dei genitori presenti in Consiglio si sono assunti l’impegno di spiegare in modo ancora più trasparente e dettagliato a cosa serve questo contributo: l’idea è quella di realizzare volantini informativi pensati per chiarire finalità e modalità. Si è deciso inoltre di lasciare aperta la finestra per il pagamento fino alla fine dell’anno scolastico, cosa che prima non accadeva.

Al termine della riunione, è stato poi affrontato brevemente il tema dei “Patti digitali”. Docenti, Dirigente e genitori hanno espresso grande interesse e hanno deliberato positivamente in merito alla volontà di creare alcuni momenti di confronto dedicati all’uso del digitale da parte dei bambini nelle diverse fasce d’età, tema che finalmente sta arrivando anche sui mass media. Crediamo sia compito anche e soprattutto della scuola quello di educare ad un uso consapevole delle nuove tecnologie e dei social media poiché purtroppo o per fortuna sono strumenti di cui non è più possibile fare a meno. L’idea è quella di aprire uno spazio di dialogo e di riflessione condivisa che coinvolga tutta la comunità scolastica in modo da arricchirsi attraverso il confronto. Nelle prossime settimane sono previsti diversi incontri tra gli organizzatori per definire modalità e orari degli eventi, nella speranza che la partecipazione sia numerosa e collaborativa.

Tre punti di platino!

Tre punti di platino che non cancellano tutta la melma che questa squadra, i due allenatori e la società con i propri dirigenti ci hanno fatto mangiare e ci continuano a servire in questa maledetta stagione.

La Fiorentina vince largheggiando in quel di Cremona contro una squadra che sembra ormai allo sbando, scarsa tecnicamente nei singoli, senza un briciolo di gioco, senza ardore e con poca cattiveria: i grigiorossi di inizio stagione sono ormai un lontano ricordo ma, nonostante la cattiva impressione ricevuta ieri sera, non sono ancora morti. E non lo sono non tanto per la propria forza, quanto per la rallentata ed accidentata corsa delle dirette concorrenti, dal Lecce di Di Francesco, al Cagliari di Pisacane fino ovviamente alla nostra Fiorentina.

I viola dopo un inizio non molto convincente, con l’occasione sventata da De Gea al terzo minuto di gioco, hanno preso il comando della gara cercando di trovare i varchi liberi necessari per il gol. Il risultato finale premia la squadra che ha giocato meglio, ma che soprattutto è sembrata vivere un momento migliore di forma fisica e psicologica. Nonostante ciò, la fotografia che mi porto via da Cremona, è quella dei 4 marcatori viola che sono, ognuno per la propria parte, lo specchio di quello che la squadra ci ha offerto dall’inizio di stagione. La prima rete è stata siglata da quella che è stata la miglior intuizione di Vanoli durante la sua gestione sulla panchina della Fiorentina: Fabiano Parisi. Utilizzato sempre esterno basso a sinistra o a destra (con Italiano) di una difesa a 4 o esterno a tutta fascia del centrocampo a 5, Vanoli lo ha invece impiegato spessissimo come esterno alto a piede invertito nel suo 4-1-4-1 (4-3-3). In questo ruolo, Parisi ha potuto utilizzare la sua miglior dote, cioè quella di rubare sempre il tempo al difensore avversario: se lo guardate bene, l’esterno ex Empoli non è eccezionale tecnicamente, non è rapidissimo nello stretto, non è fisicamente dominante, non ha una falcata imponente, però ha una dote che gli permette di uccellare molto spesso i difensori, quella di spostare sempre la palla un attimo prima che intervenga il marcatore prendendolo praticamente sempre controtempo. Questo gli permette di saltare spesso l’uomo e di dare quella profondità che alla squadra viola è sempre mancata come l’aria, soprattutto per la folle idea di iniziare la stagione senza esterni alti di ruolo. Chapeau a mister Vanoli per l’intuizione, complimenti veri a Fabiano Parisi che ha dato la svolta alla propria stagione mettendosi sempre a disposizione della squadra.

La seconda gioia di serata è stata invece regalata da uno degli acquisti più discussi dell’estate, quel Roberto Piccoli arrivato a Firenze per una cifra attorno ai 25 milioni. Posto che io non faccio mai il commercialista quando parlo di Fiorentina, ho voluto ricordare la spesa perché credo sia il macigno più grosso che l’attaccante viola ha dovuto sopportare e sta ancora sopportando da quando è sbarcato in riva all’Arno. Piccoli non è mai stato un bomber (sarebbe bastato leggere le statistiche realizzative in carriera per scoprirlo) ma un calciatore di squadra, uno dei tipici centravanti di manovra (come si diceva un tempo), cioè bravo a giocare spalle alla porta, a difendere il pallone, a mettersi al servizio della squadra. In questo lavoro sinceramente, non ha mai lesinato energie ma gli errori di mira, in campionato come in Conference, sono stati decisamente troppi. La speranza è che una maggiore tranquillità e serenità in classifica ed una maggiore continuità di impiego per il problema di Kean, possa aiutare Piccoli a segnare con più continuità: sarà però fondamentale smettere di trattare l’ex Cagliari come se fosse un calciatore che non è mai stato, cioè un bomber, perché questo dice la sua storia!

Il terzo gol poi, è stato segnato da uno dei giocatori che è mancato di più come rendimento e come atteggiamento in questa stagione, il terzino Dodò. Se nella prima parte di stagione era parzialmente scusabile perché impiegato in un ruolo in cui fa molta fatica, cioè il quinto di centrocampo, dal cambio di modulo in poi non ci sono state più giustificazioni. Dodò è sempre stato il motore della squadra viola, quello che, partendo dalla linea difensiva, grazie allo spunto ed all’allungo, faceva guadagnare in un baleno 40 metri di campo alla squadra, quello che si dannava l’anima per 90 minuti, quello con i capelli viola. Forse per il contratto, forse per altro, quel calciatore è letteralmente sparito fino alla fuga di ieri sera, quella corsa veloce e tecnicamente sublime grazie alla quale ha segnato un gol così bello da poter entrare nella storia recente viola. Speriamo sia solo il primo passo verso la resurrezione (visto che siamo vicini a Pasqua), perché il Dodò di questa stagione è un calciatore a tratti inutile, a tratti dannoso.

Se però parliamo di delusioni, il principe biondo col 10 sulle spalle di nome Gudmundsson supera tutti. Riscattato dal Genoa dopo una trattativa infinita, doveva essere la sua stagione, quella della definitiva consacrazione a Firenze. Invece abbiamo dovuto assistere a partite in cui ha trotterellato in maniera insignificante in tutte le zone del campo, ha perso decine di palloni senza nemmeno rincorrere l’avversario, non ha superato l’uomo nemmeno chiedendoglielo per favore. Poi ieri sera, come in alcune altre sparute occasioni in maglia viola, è parso risvegliarsi da un lungo sonno e ricordarsi come sia facile per uno con i piedi fatati come lui, calciare in porta imparabilmente. Dopo il doppio tacco di Brescianini e Piccoli (sembra quasi una bestemmia), Gudmundsson ha calciato di interno destro disegnando una traiettoria perfetta che si è spenta sotto l’incrocio dei pali: ma quanto sarebbe forte se solo avesse voglia?

L’ennesimo spettacolo indecoroso

Siamo sempre troppi a seguirli.

Uno spettacolo indecoroso, una Fiorentina indecente non si merita gli oltre 20.000 cuori viola che anche ieri pomeriggio si sono recati allo stadio Franchi spendendo soldi e togliendo tempo alle rispettive famiglie. La squadra di Vanoli ha deluso per l’ennesima volta in questa stagione sprecando una ghiottissima occasione per distanziare la Cremonese battuta a Lecce nel match delle 12,30 ma sembra che in società e nella squadra non se ne sia accorto nessuno. La compagine viola ha giocato nuovamente una gara senza riuscire a concludere una sola volta in porta, senza offrire uno straccio di gioco, senza mostrare una variazione di ritmo rispetto al solito canovaccio di questa vergognosa stagione.

La Fiorentina senza Kean e Solomon non ha un calciatore che riesca a tirare in porta, nè uno in grado di saltare l’uomo per creare la superiorità numerica. La coppia offensiva formata da Piccoli e Gudmundsson pagata ben oltre 40 milioni è stata disarmante per pochezza tecnica, lentezza e mancanza di pericolosità, mentre le due mezze ali Ndour e Mandragora sono state quasi invisibili. Oltre alla pochezza tecnica ed al poco coraggio, la Fiorentina ha mostrato ancora una volta di non avere un gioco riconoscibile, un gioco capace di trovare varianti rispetto alla regia ed alle verticalizzazioni di un Fagioli apparso molto appannato. Ed a tutto questo deve essere aggiunto l’atteggiamento assolutamente inaccettabile di gran parte della squadra ed in particolare dell’unico calciatore che avrebbe avuto le doti tecniche per cambiare le sorti della gara con una giocata, cioè Albert Gudmundsson. L’islandese, il giocatore più forte tecnicamente della squadra, quello che avrebbe dovuto supplire all’assenza di Kean con giocate importanti ed invenzioni, ha trotterellato per il campo come se non toccasse nemmeno a lui. Isolato sulla fascia, non ha quasi mai saltato l’uomo e non ha mai dato l’impressione di poter né di voler essere decisivo. Ancora una volta, contro una squadra che giustamente si è chiusa nella propria metà campo rinunciando a giocare (menomale Cuesta doveva essere un seguace di Guardiola ed Arteta a me è sembrato più un nuovo Beppe Iachini), i viola hanno mostrato tutte le fragilità tecniche, di manovra e personalità ed un allenatore del tutto incapace di andare oltre la sostituzione ruolo su ruolo…. Mai una variazione sullo spartito, mai un’invenzione. Vorrei tanto sapere ad esempio, come mai in mezzo al campo sia stato sostituito l’unico centrocampista che vede la porta (Mandragora), non sia stato impiegato Brescianini che ha cambio di passo, inserimento in area e non è in lista per la Conference League, sia stato sostituito per l’ennesima volta un difensore nemmeno ammonto sprecando un cambio prezioso.

Se in campo la prestazione è stata insufficiente però, le dichiarazioni in sala stampa sono state addirittura peggiori con Vanoli e Ranieri che si sono detti piuttosto soddisfatti per aver messo dietro la Cremonese ed aver mosso la classifica. Ma ogni tanto riuscite a fare i conti con la realtà? Quella che racconta di una squadra intimorita, atterrita dalla sconfitta, che sta cercando faticosamente di non perdere quegli scontri diretti che invece andrebbero vinte per uscire dalle sabbie mobili e per avere gli scontri diretti a proprio favore!

Anche nell’ultima settimana, molti giornalisti ed opinionisti si sono lanciati in orizzonti futuribili disegnando nuove prospettive con alcuni possibili nuovi tecnici, da Sarri a De Zerbi fino a Grosso. Io sinceramente vorrei che ci concentrassimo sul finale di stagione che rischia di essere una delle peggiori della storia viola non solo per i risultati in campo ma anche per una possibile retrocessione in occasione del centenario della Fiorentina. Davvero siamo convinti che i viola potranno salvarsi solamente per il nome? Lo spero tanto perché se la Fiorentina continua a giocare in questo modo rischierà fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata….

Altri tre punti di platino

Una vittoria che vale 9 punti!

La Fiorentina, come troppo spesso, gioca una partita dai due volti e dopo un primo tempo bello, convincente, con ritmo alto e diverse occasioni da gol, nella seconda frazione inizia piano piano ad indietreggiare e, non avendo chiuso la gara, soffre terribilmente nell’ultimo quarto d’ora. Nonostante il rischio d’infarto però, i viola dopo un tempo infinito rientrano finalmente in gruppo ed oggi, guardando alla sola differenza reti, hanno quattro squadre alle spalle; ciò permette di iniziare a guardare al futuro con un minimo di ottimismo in più. Se guardiamo al resto però, ci sono notizie anche migliori: tre vittorie consecutive tra campionato e Conference, due clean sheet consecutivi con portiere ed interpreti completamente diversi, uno spirito di squadra che sembra finalmente quello giusto.

Come dicevo, anche stavolta i viola sì sono ritirati troppo nella propria metà ed i cambi (tardivi) di Vanoli non hanno purtroppo convinto: dapprima il marcatore Comuzzo al posto di Dodo’ ha tolto alla squadra capacità di ripartire, poi l’uscita di Fagioli ha tolto geometrie e costrutto e si è avuta ancora una volta l’impressione che la Fiorentina abbia avuto timore degli avversari trasmettendo ansia e preoccupazione a tutto lo stadio. Credo però che il problema non stia solamente negli uomini ma anche e soprattutto nell’interpretazione della gara: Vanoli ieri sera ha spiegato in conferenza stampa che talvolta si deve essere in grado di difendere anche con la palla ed io la penso esattamente come lui. In partite in cui si gioca 60 minuti a 100 all’ora senza riuscire a chiudere il discorso con il raddoppio, spesso poi non si ha gamba per continuare a tenere squadra alta e palla nella metà campo avversaria ed allora in quelle situazioni si deve essere capaci di giocare in un altro modo. Si deve cioè essere capaci di far girare palla, di sapere gestire i tempi della gara, il ritmo di gioco, lo spicchio di campo in cui si vuole giocare. Per fare questo servono le doti tecniche dei calciatori, ma servono anche giocatori che abbiano leadership, dote che purtroppo in questa rosa sembra mancare clamorosamente.

Le notizie positive sono però tante: oltre al risultato ed alla continuità realizzativa ritrovata da Moise Kean, è doveroso sottolineare anche la composizione della squadra viola, fatta per oltre la metà da calciatori italiani. In un momento in cui tantissimi operatori del settore si riempiono la bocca con la crisi del calcio del nostro paese, la Fiorentina rappresenta un’entità in controtendenza e questo è un aspetto importante non tanto per la nazionale, quanto per la crescita dei nostri giovani talenti. Oltre a ciò, finalmente Firenze ha ritrovato uno stadio che canta, sostiene, partecipa per quasi tutti i 90 minuti e lo fa con cori, sfottò e coreografia: il sale del calcio!!

Venendo infine ai singoli, oltre al redivivo Kean, è giusto sottolineare la prova in mezzo al campo di Ndour che quando non deve inventare gioco si rivela sempre un calciatore prezioso, quella della coppia difensiva Ranieri Pongracic che al momento è certamente la meglio assortita e quella di Parisi che, tornato al ruolo di esterno basso, è quasi sempre il migliore in campo. Gli esterni alti poi sono perfettamente complementari con Solomon funambolico nel saltare l’avversario ed Harrison bravo a dare equilibrio alla squadra con ripiegamenti profondi. Anche dalla panchina infine, Piccoli è sembrato ancora una volta pronto a guerreggiare con chiunque e Fazzini si è rivelato spumeggiante anche se purtroppo impreciso al tiro.

Resta la paura, l’ansia provata negli ultimi minuti contro un avversario oggettivamente molto modesto che, nonostante una Fiorentina impaurita, non è quasi mai riuscito a calciare nello specchio. I viola se vorranno scalare altre posizioni in classifica avranno bisogno di una maggior precisione e di una maggiore personalità nella gestione del gioco, dei tempi e degli spazi; qualità che speriamo possano arrivare con una maggiore tranquillità di classifica.

Abbiamo davanti un’altra settimana segnata dal doppio impegno con la gara di Conference da affrontare possibilmente senza soffrire e senza infortuni e la delicata trasferta di Udine utile per tenere viva questa striscia di risultati che sta finalmente facendo vedere la luce in fondo al tunnel a Vanoli ed i suoi ragazzi.

BarLungo con Simone – Il referendum costituzionale del 22-23 marzo

Il 22 e 23 marzo si vota un referendum molto importante ma, come spesso succede nel nostro paese, nella campagna elettorale le ragioni del SI e del NO sono scomparse in mezzo agli insulti ed agli slogan. Fortunatamente ci ha pensato ancora una volta il Presidente Mattarella a riportare tutti a più miti consigli e noi, nel nostro piccolo, dedicando al referendum la nuova puntata del nostro podcast il “Barlungo con Simone”, cerchiamo di attenerci ai dettami presidenziali.

Nel nostro approfondimento proviamo a spiegare cosa succede se vince il SI, cioè se la riforma costituzionale verrà confermata dal voto dei cittadini e cosa invece se vincerà il NO ricordando innanzitutto che essendo un referendum costituzionale non servirà il quorum del 50% + 1 dei votanti. Ecco perché con Simone Pesucci invitiamo come sempre tutti ad andare a votare!!

Buon ascolto!

Finalmente la continuità?

Due vittorie consecutive contro Como e Jagellonia fanno intravedere i primi raggi di sole alla Fiorentina. Il successo netto e senza discussioni che i viola hanno conquistato in terra polacca ha molti significati, tutti positivi.

Innanzitutto devono essere sottolineate le condizioni atmosferiche molto difficili alle quali i calciatori italiani non sono abituati come le temperature polari, ben al di sotto delle zero, che possono provocare problemi ed infortuni. Oltre a ciò, il campo su cui si è giocata la gara, non era certamente ottimale e dunque la squadra tecnicamente più dotata, poteva subirne il contraccolpo. Da ultimo, ma forse l’aspetto più importante e confortante della serata, i viola hanno praticamente passeggiato in Polonia schierando le seconde o addirittura le terze linee in campo, come nel caso del portiere Lezzerini.

Vanoli, che al termine della gara contro il Torino era stato giustamente criticato per la gestione dei cambi e per il messaggio rinunciatario che aveva trasmesso alla propria squadra con le sostituzioni effettuate, stavolta deve essere elogiato per la gestione pressoché perfetta degli uomini e della trasferta. Il mister ha cambiato praticamente tutti gli effettivi rispetto a Como (eccetto per Mandragora squalificato in campionato ed Harrison bisognoso di minutaggio) ma la squadra non ha perso equilibrio, intensità, attenzione. La Fiorentina vista a Como ed in Polonia, è una squadra che sembra trasformata: innanzitutto ha una condizione atletica che permette a tutta la rosa di giocare 90 minuti con la stessa intensità, ma ha anche ritrovato concentrazione ed attenzione ai dettagli. Se da quando l’ex mister del Torino è arrivato a Firenze le occasioni create non sono mai mancate, ciò che sembrava invece assente era la sensazione del pericolo, l’attenzione ai particolari, la concentrazione del singolo e del gruppo. Oltre a ciò, i calciatori sembrano finalmente essere tornati ad aiutarsi in campo (Mandragora ha nuovamente ceduto un calcio di rigore), si evitano le sceneggiate da melodramma (bravo Ranieri!!) e si è tornati a lottare con grinta su ogni pallone. La sensazione, soprattutto nella gara di Como, è che la Fiorentina abbia finalmente capito che per salvarsi serve lottare nel fango, gestire il tempo, rimanere sempre con il cervello acceso, non regalare né palloni né occasioni agli avversari. E questo è il merito più grande di Vanoli che, ovviamente, ha beneficiato della presenza accanto a sé di un uomo di calcio del calibro di Paratici.

Se i viola si stanno lentamente e faticosamente rialzando però, lo dobbiamo anche e soprattutto ai calciatori: ieri sera si è visto finalmente che la rosa è composta da almeno 20 giocatori che possono tornare utili al mister ma soprattutto, sia a Como che in Polonia, si è assistito alla resurrezione della “vecchia guardia”. Gli esempi di Ranieri e Mandragora sono sotto gli occhi di tutti e meritano una riflessione particolare: com’è possibile che i due che erano stati etichettati da gran parte della piazza come i capri espiatori della stagione adesso siano tornati determinanti? Credo innanzitutto che ci sia stata una forte presa di coscienza in merito ai comportamenti esagerati tenuti in campo e non solo. Con le continue lamentele e polemiche di Ranieri e la sceneggiata orrenda di Mandragora e Kean in occasione del rigore di Reggio Emilia, i due calciatori erano stati la perfetta fotografia di una Fiorentina alla deriva, dilaniata dalle polemiche interne, con un gruppo a pezzi. Dopo qualche mese invece, i due sono tornati ad essere centrali nel progetto viola, sono tornati ai loro livelli e soprattutto hanno riconquistato il loro ruolo in campo e fuori. Anche in questo caso, la presenza di un uomo di calcio in grado di gestire certe situazioni, credo sia stata assolutamente determinante.

La gestione degli uomini, la nuova mentalità, la ritrovata compattezza fa ben sperare per la determinante gara di Lunedì contro il Pisa che la Fiorentina deve assolutamente vincere. La cosa da tenere bene in testa però, è che la corsa da fare per la salvezza è ancora lunga e tortuosa, ma la buona notizia è che, con i risultati della scorsa settimana, il numero delle squadre invischiate è aumentato vertiginosamente: dal Parma in giù, nessuno è tranquillo e questa è un’altra ottima notizia!

Tra campo e mercato

Una squadra è sempre lo specchio della società e del proprio allenatore un pò come i figli lo sono dei genitori e della famiglia da cui provengono.

Credo sia questo il modo migliore per descrivere il momento storico che la Fiorentina tutta sta vivendo. Una società in cui, dopo la morte di Rocco Commisso, ancora una volta si è scelta la strada della continuità parentale con la nomina di Joseph quale nuovo Presidente. Un nuovo Presidente che, nel primo messaggio affidato ai social (non sia mai che si faccia una conferenza stampa con domande aperte), ha nuovamente sottolineato il magnifico lavoro fatto da Mark Stephan e da Alessandro Ferrari che, a suo dire, si sono guadagnati la stima e la fiducia non solo della famiglia Commisso, ma anche di tutta la piazza di Firenze. Una società che dunque non ha sentito, lo abbiamo visto anche dal mercato di cui parleremo tra poco, quel senso di urgenza e di emergenza che forse servirebbe per uscire da questo tunnel senza luce fatto di sconfitte, delusioni e lotta per non retrocedere.

Un atteggiamento di tranquillità e di gestione dell’esistente che vediamo anche all’interno del rettangolo di gioco. Dopo due vittorie che avevano riportato per la prima volta la Fiorentina in una posizione che avrebbe garantito il mantenimento della categoria, Vanoli ed i suoi ragazzi a Napoli sono tornati a commettere quegli errori che già erano stati fatali più volte in stagione. I viola contro i campioni d’Italia hanno giocato anche una partita discreta, soprattutto nella ripresa, ma non hanno dato la sensazione di essere consapevoli della difficoltà della situazione. La Fiorentina ha giocato ancora una volta con la linea difensiva altissima (come in occasione del gol di Vergara) pur non avendo difensori centrali così bravi a scappare all’indietro. Non solo, ma sembra ormai conclamata l’assenza di un leader difensivo che guidi due calciatori come Comuzzo e Pongracic che hanno il loro punto di forza nel seguire in ogni zona del campo l’avversario (quando non se lo dimenticano). A loro protezione poi, abbiamo giocato con Fagioli, tecnicamente ineccepibile ma rivedibile in fase di copertura, due centrocampisti bravissimi ad inserirsi negli spazi ma meno nelle letture difensive come Fabbian e Brescianini, due attaccanti esterni come Solomon e Gudmundsson più Piccoli. Considerando che il Napoli aveva solamente 60 minuti di autonomia, non sarebbe stato preferibile partire più coperti ed alzare la mediana ed i giri del motore nella ripresa? Noi ci dobbiamo salvare, dobbiamo fare punti, dobbiamo muovere la classifica!!!

Lo stesso atteggiamento visto in campo, lo abbiamo “ammirato” dietro la scrivania in questo mercato di gennaio. Se nei primi giorni Goretti e (da remoto) Paratici ci avevano stupito centrando piuttosto velocemente due acquisti sugli esterni, ruolo lasciato incredibilmente sguarnito dalla precedente gestione tecnica, nelle settimane successive il lavoro è proseguito con un giusto sfoltimento della rosa ma non con il rafforzamento della stessa. Sapevamo fin dallo scorso agosto che la Fiorentina aveva una carenza strutturale nei centrali difensivi, carenza che è stata aggravata con le (comprensibili) cessioni di Marì e Viti. Ciò che invece resta incomprensibile è il ritardo con cui è arrivato il centrale difensivo, Rugani, che tra l’altro non sembra avere quelle doti di leadership di cui abbiamo già parlato in questo articolo. Non solo, ma siamo ancora una volta andati a prendere un calciatore reduce da un infortunio che nelle ultime stagioni ha giocato poco. A Rugani precedentemente si erano aggiunti due centrocampisti molto simili tra loro come tipologia di calciatore. Sia Fabbian che Brescianini sono incursori, calciatori a cui piace inserirsi nell’area avversaria per cercare il gol ma che non hanno nella fase di copertura il loro punto di forza. Considerando la sacrosanta intoccabilità di Fagioli, siamo proprio sicuri che non servisse una figura di centrocampista più simile a Keita del Parma o a Konè della Roma (giusto per fare due esempi?). Avremmo probabilmente avuto bisogno di muscoli in mezzo al campo con un giocatore di corsa e rottura più che di un incursore….. Insomma delle tre grandi falle che la rosa aveva lo scorso mese di agosto, si è provveduto a colmarne solamente una, quella degli esterni, ma ciò che preoccupa di più è che la società e la squadra non sembrano avere idea della reale situazione di classifica e del reale rischio di retrocessione che stiamo correndo.

La gara di sabato contro il Torino sarà il primo dei tanti bivi che la Fiorentina dovrà affrontare da qui al prossimo maggio.

La luce in fondo al tunnel

Una bella vittoria da squadra.

Una vittoria che finalmente ci porta fuori dalle ultime tre posizioni di classifica e che conferma la crescita di un gruppo di calciatori che sembrano aver capito la gravità della situazione in cui si sono ficcati. SQUADRA, una delle mie parole preferite, la definizione più alta di un gruppo di persone che vogliono competere per uno stesso obiettivo, che sia la vittoria di una partita, la salvezza in campionato o l’aggiudicazione di un trofeo. Squadra, ciò che si deve necessariamente essere se si vuole raggiungere il risultato.

La crescita della Fiorentina, oltre che dalla vittoria di Bologna, è certificata dai numeri non solo del 2026 ma anche delle gare precedenti: 11 punti nelle ultime 6 gare, una percentuale di possesso palla in aumento, ma soprattutto un numero di occasioni da gol create finalmente all’altezza di una compagine che vuole venire fuori dalle sabbie mobili della classifica. La svolta data dai ragazzi di Vanoli, probabilmente il più grande artefice dell’inversione di tendenza viola, nasce soprattutto da una condizione atletica a tratti scintillante. Contro il Bologna, abbiamo finalmente ammirato una Fiorentina che ha surclassato l’avversario guidato da Italiano (allenatore che difficilmente vede la propria squadra soccombere atleticamente) per tutti i primi 45 minuti, probabilmente la miglior frazione di gioco dell’anno. Ed anche nel momento in cui gli avversari sono stati in grado di riaprire la gara, i viola hanno gestito il forcing finale avversario riuscendo più volte a ripartire in contropiede. Una Fiorentina (fortunatamente) lontana parente di quella vista fino allo scorso mese di dicembre!

Ma se certamente Vanoli è riuscito a dare la svolta tattica e fisica alla squadra, in campo ci vanno poi i calciatori e finalmente anche quest’ultimi hanno deciso di fare qualcosa in più. Se De Gea sembra essere tornato ad essere più sicuro, la difesa a 4 è decisamente una delle note più liete di giornata. Dodò non giocava una partita dominante come quella di Bologna da almeno un anno e mezzo: preciso in marcatura, sempre pronto a ripartire, finalmente rapido a sovrapporsi ai compagni e soprattutto pericoloso negli assist, come in occasione del gol annullato a Ndour. Accanto a lui, si è visto un Comuzzo feroce in marcatura, sempre attento sia di testa che palla a terra, duro e leale nei contrasti. Sul centro sinistra Pongracic si è permesso qualche finezza di troppo, ma ha giocato su livelli importanti così come Gosens: il leader spirituale viola sembra essere entrato in una nuova fase della propria carriera. Conscio probabilmente di un contachilometri che non inganna, Robin è diventato più attento alle sortite offensive, ma nel contempo molto più preciso nella fase difensiva. Come detto già in passato, per me Gosens, se vorrà, potrà diventare un difensore centrale con i fiocchi: intelligente e con ottime letture di gioco, piede educatissimo, forte di testa, leadership innata. Serve altro?

In mezzo al campo poi, abbiamo fatto benissimo: Fagioli ha regalato giocate meravigliose sia in ampiezza che in verticale ed ha saltato spesso l’avversario riuscendo a creare quasi sempre la superiorità numerica con le sole doti tecniche. E’ vero che ha perso la sanguinosissima palla che ha riaperto i giochi, ma ha deliziato la platea con una prestazione come non si vedeva dai tempi di Pizarro. I suoi colleghi Ndour e Mandragora, hanno dato gamba e sostanza ad un reparto che ha sovrastato quello felsineo buttandosi anche negli spazi fino a trovare la via della rete. Sugli esterni poi, Gudmundsson ha ancora una volta dimostrato che quando ha voglia di giocare è un talento cristallino, mentre Parisi è la vera invenzione di Vanoli. Esterno alto a piede invertito, con Dodò spesso a sovrapporsi, è un elemento fondamentale di una catena che ha fatto letteralmente a fette la fase difensiva del Bologna. Visto nella nuova posizione, Parisi sembra veramente un calciatore diverso, speriamo solamente che il problema muscolare non debba fermarlo proprio adesso. Se in sede di commento dell’ultimo mercato il suo nome è stato quello più ricorrente tra i flop, ieri Piccoli ha finalmente mostrato ciò che tutti vorremmo vedere sempre. Un attaccante pronto a buttarsi nel fuoco per la squadra, che ha lottato su tutti i palloni, ha fatto le sponde ma non ha disdegnato a mettersi faccia alla porta fino a segnare un gol fortunoso ma meritatissimo. Certo la quotazione esosa di 25 milioni sarà per sempre un peso, ma se Piccoli inizia ad essere questo, anche l’assenza di Kean è certamente meno pesante.

Insomma una Fiorentina finalmente convincente, con le gambe che girano, con un gioco riconoscibile, con un obiettivo da raggiungere senza personalismi né battibecchi: tutto ciò che vorremmo sempre vedere!!

Un pensiero infine sulla scomparsa di Rocco Commisso. Detto che umanamente dispiace per la scomparsa della persona, chi mi segue sa che non sono mai stato tenero nei confronti di una proprietà che giudico tra le peggiori della storia viola.  Certamente Commisso i soldi li ha spesi (anche se ne ha anche incassati un bel po’), ma il problema è che sono stati spesi molto spesso male. Oltre a ciò, è innegabile che il progetto sportivo sia stato sempre messo in secondo piano rispetto a quello delle infrastrutture senza poi contare la frattura insanabile che Commisso e Barone hanno creato con le istituzioni di una città già di per sé spesso divisa. E’ chiaro però che alla fine sono i risultati sportivi quelli che permettono di giudicare l’operato di una proprietà e, purtroppo, anche questi sono deficitari. E’ vero che la Fiorentina ha raggiunto tre finali ma è altresì vero che per la metà del tempo della gestione Commisso i viola hanno lottato e continuano a lottare per non retrocedere. Questi sono i risultati conseguiti, giudicate poi voi se Firenze e la Fiorentina meritano questo o qualcosa di più.

Si apre adesso un futuro nebuloso, un tempo in cui vedremo se la proprietà cambierà o se magari affiderà finalmente la gestione del comparto sportivo a gente di calcio. La cosa fondamentale è che sia arrivato il tempo dei professionisti e non più dell’improvvisazione!

Il buono, il brutto, il cattivo

LAZIO – FIORENTINA = 2 – 2

Non saremo ancora guariti, ma le ultime due prestazioni della squadra viola fanno almeno ben sperare.

Dopo la vittoria ottenuta al Franchi a tempo scaduto contro la Cremonese, la Fiorentina era chiamata a dare continuità di risultato e prestazione contro una Lazio incerottata che ha però nel suo stile di gioco e nella qualità di alcuni singoli la propria forza. I viola hanno avuto un inizio terrificante con un approccio alla gara in Pioli Style ma proprio in quei primi 25 minuti si è potuta notare ed apprezzare una differenza evidentissima rispetto ad un mese fa. In quei minuti di sofferenza la squadra non si è disunita, non si è data per vinta, non ha mai chinato la testa; in quello spezzone di gara Gosens e compagni hanno probabilmente fatto più scivolate, più tackle, più contrasti che nelle 18 precedenti partite di campionato. Abbiamo visto un calciatore come Ndour, per il resto tra i peggiori, dannarsi l’anima pur di ribattere e deviare in calcio d’angolo tiri scagliati verso la propria porta. Ecco quello che serve per salvarsi! Ecco ciò che è necessario per portare via un risultato positivo anche quando non ce lo meritiamo! La grinta, la voglia, l’attaccamento alla maglia ed alla propria squadra!

Essere una squadra è dunque la base da cui poter ripartire per centrare una salvezza ancora difficilissima: vedere tutta la squadra (Kean in testa) correre ad abbracciare Gudmundsson dopo il rigore realizzato, fa pensare che qualcosa stia realmente cambiando anche all’interno del gruppo! Tutto questo però non può essere sufficiente a raggiungere la salvezza se mancano le prestazioni dei singoli. De Gea è finalmente tornato in linea con le prove dello scorso anno (le parate su Sanabria domenica e su Gila ieri sera sono da fenomeno assoluto di reattività), Gosens è nuovamente centrale nel gruppo squadra sia mentalmente che tecnicamente e Fagioli da tre o quattro partite è diventato quel faro in mezzo al campo che tutti speravamo potesse essere. L’assist per il gol di Gosens è da leccarsi i baffi ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata la capacità di gestire i tempi ed i modi della partita; ha alzato il piede dall’acceleratore quando la squadra aveva bisogno di rifiatare ed ha invece verticalizzato quando si poteva puntare la porta avversaria.

Aver guadagnato 4 punti in due gare, essere rientrati nel gruppone che lotta per la salvezza, aver ricominciato a lottare su tutti i palloni, non può però coprire i disastri fatti nell’ultimo mercato estivo. Ieri sera, quando Vanoli si è girato verso la panchina per cambiare qualcosa in mezzo al campo, non ha trovato di meglio che inserire Nicolussi Caviglia, calciatore che molto probabilmente partirà non appena arriverà Brescianini. Ma l’esempio più lampante è stato dover vedere con la maglia biancoceleste addosso Danilo Cataldi, il cui riscatto sarebbe costato poco più di 4 milioni di euro, che ha avuto l’unica colpa di essere stato richiesto, cercato e voluto da Palladino!! Ma chissenefrega tanto noi abbiamo preso al suo posto il funambolo Sohm a 16 milioni…….

IL BUONO

  • Fagioli: se questo è il vero Fagioli, abbiamo fatto bene ad aspettarlo per dargli le chiavi del centrocampo. Manca ancora un pò di cattiveria nel contrasto, come in occasione della rete di Cataldi, ma per il resto abbiamo finalmente visto un centrocampista vero. Testa alta, visione di gioco, gestione dei tempi. Avanti così ragazzo mio!
  • Gosens: altro recupero fondamentale per la Fiorentina. Fisicamente non è ancora al top ed allora centellina le avanzate; in una di queste trova un gol magnifico. Oltre a questo, offre una buona fase difensiva e grande personalità. Quanto ci sei mancato Robin…..
  • De Gea: reattivo come una molla, tiene a galla la barca nel complicatissimo primo tempo. Con il De Gea di qualche settimana fa il risultato sarebbe stato ben diverso……
  • Gudmundsson: altro giocatore letteralmente trasformato! Corre come un terzino, combatte come un mediano, inventa giocate da numero 10. Quando e se capiremo cosa gli frulla in testa sarà sempre troppo tardi.

IL BRUTTO

  • Comuzzo: dopo alcune prestazioni buone stecca di brutto. Conferma che quando non ha un punto di riferimento da marcare diventa un calciatore mediocre. C’è da crescere ma lo aspettiamo volentieri!
  • Piccoli: prestazione a dir poco trasparente. Ok Gila è un ottimo difensore, ma nemmeno lottare….. Moise riprenditi il posto!
  • Sohm: si lo so che non ha giocato ma non ho ancora digerito l’atteggiamento con cui è entrato in campo a Parma. Eppoi il confronto con Cataldi…..

A voi per i commenti!!

Una stagione estenuante

Vi ricordate il famoso “Ore decisive per Longo”?

Per chi non lo sapesse, Longo era un calciatore del Torino che la Fiorentina dei Della Valle inseguì per un’estate intera fino ad arrivare all’acquisto dopo giornate interminabili in cui i giornalisti ed esperti di mercato continuavano a dire che la firma era ormai imminente. Se all’epoca la situazione in cui eravamo ci faceva sorridere, in questi mesi invece, non ne abbiamo alcun motivo. Se infatti qualcuno di noi è così masochista da riavvolgere il nastro degli ultimi 6 mesi, ci accorgeremo che facciamo ormai una cosa sola, ASPETTARE!

Davvero pensateci!! Non facciamo altro che aspettare….. Dal momento in cui il Presidente Commisso dal metaverso del New Jersey definì Palladino come suo figlio e, dopo nemmeno 24 ore, il figlio si dimise, siamo entrati in un universo parallelo in cui tra le decisioni prese e la messa in pratica delle stesse sono sempre passate settimane se non mesi!

Dopo l’uscita di scena dell’attuale tecnico dell’Atalanta infatti, la società viola ebbe bisogno di qualche giorno per incassare il colpo e virare sul nuovo tecnico, quello Stefano Pioli che però doveva liberarsi da un dorato contratto. Ecco dunque che fu necessario aspettare fino al 10 luglio circa per accogliere finalmente Pioli e tutto il suo staff. Dopo un ritiro estivo con più proclami che gol segnati, i tifosi della Fiorentina hanno atteso (invano) di vedere qualcosa di decente dalla tanto strombazzata squadra.

Non contenti giustamente delle prestazioni e dei risultati della squadra, la Curva Fiesole inizia una serrata contestazione nei confronti del DS Prade’ reo di tutti i problemi viola (Commisso ancora ovviamente non viene menzionato) e, nei giorni e nelle settimane successive, si parla più volte di dimissioni minacciate, poi presentate e respinte ed infine consegnate direttamente al Presidente. Nel frattempo però ci sarebbe un campionato da onorare e, complici i risultati della squadra, sulla graticola finisce a quel punto Pioli la cui posizione resta appesa ad un filo (ricordate?) per settimane fino a che non viene finalmente presa la decisione di esonerarlo.

Finita qui?? Macché!!! Il tecnico emiliano è titolare di un contratto triennale che la Fiorentina vorrebbe cancellare mentre il tecnico si oppone alla rescissione. Morale della favola? E’ necessario ancora una volta attendere svariati giorni in cui si cerca una via d’uscita. Non trovandola, si passa la patata bollente al mister della primavera Galloppa che siede sulla panchina viola solamente per una trasferta di Conference prima che arrivi Vanoli (scelto nel frattempo con molta calma perché la piazza non voleva il mister in pectore D’Aversa).

Nel frattempo però incredibilmente ci si accorge che per andare avanti servirebbe anche un direttore sportivo…. una cosa incredibile! Ma siccome i dirigenti viola, che negli ultimi anni hanno conseguito successi a giro per l’Europa, sono i migliori del mondo ed anche dell’Universo, dopo averci riflettuto per giorni interi, ecco la promozione di Roberto Goretti!

Finita qua? Ma certo che no!! Dopo alcune settimane tragicomiche in cui direttore generale, direttore sportivo e mister azzeccano meno dichiarazioni che formazioni, si decide finalmente il silenzio stampa e, con esso, si decide soprattutto l’arrivo del tanto invocato dirigente calcistico di spessore, cioè Fabio Paratici (ovviamente un ex Juve come l’altro candidato Giuntoli). Quindi via con il nuovo corso a tutta velocità che non c’è tempo da perdere giusto? Eh no…. perché adesso la Fiorentina deve aspettare che il nuovo Head of Football (sia mai che si usi la lingua italiana) si liberi dal Tottenham!