Una sconfitta targata Paratici Grosso

Al netto delle battute sul fatto che “quest’anno gli è cucito!”, ero molto curioso di vedere il nuovo corso della Fiorentina dopo il mercato molto interessante portato avanti da Paratici. Certo non ero tra quelli che pensavano di vedere meccanismi oliati o trame di gioco sfavillanti già alla prima di campionato, ma nemmeno mi aspettavo lo scempio che i giovani virgulti in maglia viola ci hanno offerto all’Olimpico. Ancora una volta il calendario non ci aveva regalato un esordio morbido, ma il dominio assoluto ed incontrastato della Roma di Gasperini è stato a tratti imbarazzante.

Come si evince dal titolo, credo che i due maggiori responsabili della disfatta siano Paratici e Grosso: penso infatti che gran parte delle scelte scellerate di ieri sera siano state del tutto condivise tra il Direttore ed il mister altrimenti non avrebbero una spiegazione logica (ho detto logica non condivisibile!!). Di un Dodò che non ha mai giocato titolare in precampionato e viene impiegato per 90 minuti contro la Roma facendosi maciullare da Malen e non solo, penso che possa essere stato fatto giocare solo per metterlo in mostra (sbagliando) e dimostrare che sta bene fisicamente. Lo stesso discorso potrebbe valere per un Fagioli che ha dimostrato ancora una volta di non avere quel ritmo e quella velocità di pensiero che servono contro squadre che pressano alte e giocano a mille all’ora. Brescianini poi, che sta giocando tantissimi minuti nonostante tutti pensassimo il contrario, avrebbe dovuto dare quella sostanza e quell’equilibrio al centrocampo che invece ha imbarcato acqua per 90 minuti. Infine la gestione di Kean che è stata allucinante. Il calciatore è già stato venduto al Como? Allora non gioca nemmeno un minuto perché devo velocizzare l’inserimento di Pellegrino. L’attaccante della nazionale resta a Firenze? Ed allora gioca finché ha gamba per giocare, attaccare la porta, cercare il gol!

Non voglio infierire poi in merito all’assenza di sostituzioni alla fine del primo tempo, così come alla riproposizione di un centrocampo che lo scorso anno era andato sotto con tutti o l’impiego di Atta sull’esterno sinistro snaturando di fatto il calciatore con la classe più cristallina tra quelli arrivati in sede di mercato. Così come taccio in merito alle dichiarazioni post gara in cui uno spaurito Grosso ha giustificato l’impiego di Dodò “perché voleva dare maggiore sostanza difensiva visto che giocava Mastantuono su quella fascia” oppure sulla mancata titolarità di Valdepenas a vantaggio di Joao Mario perché “avevo bisogno di un calciatore che già conosceva il campionato italiano”.

Giustamente dopo tutta questa pippa il lettore penserà: si ma quindi la logica quale sarebbe? Le possibili spiegazioni sono due ed entrambe hanno bisogno dell’accordo tra mister e società. La prima è che avendo molti giocatori ancora sul mercato (a parte gli invendibili Nzola, Barak e Sottil), la Fiorentina abbia voluto “mettere in mostra” i profili per cui alcune società avrebbero mostrato interesse dimostrando che non sono infortunati o che non hanno mollato fisicamente durante il ritiro. La seconda invece, che spero sia la più plausibile, è che Grosso e Paratici abbiano voluto mettere i calciatori davanti alla realtà, alla loro pochezza. Ha fatto molto più Oulai in un quarto d’ora che Fagioli in tutta la partita, ha saltato più uomini Jimenez in 5 minuti che Dodò in tutto lo scorso campionato, ha mostrato più intraprendenza Kean in venti minuti che tutta la squadra negli altri settanta. Da sabato prossimo dunque, la società potrebbe finalmente sentirsi libera di dare il benservito ai vari Dodò, Fagioli, Brescianini e compagnia cantante dopo aver dimostrato loro che le prestazioni sono scadenti (per non dire di peggio) da ormai un anno e la pazienza è finita. La Fiorentina ha bisogno di linfa vitale e non di encefalogramma piatto: più Oulai meno Fagioli, più Jimenez meno Dodò!!

La gara di ieri sera ci ha però messo in mostra anche due calciatori da cui poter ripartire: Mastantuono ha mostrato di avere l’argento vivo addosso, di possedere talento, garra e voglia di emergere e la bottiglietta scagliata a terra dopo il gol subìto a cui ha assistito dalla panchina mostra quanto tenga a far bene in maglia viola. Dragusin poi, seppur non certo aiutato da una linea difensiva piena di lacune, ha dimostrato di avere presenza, spirito, personalità, cattiveria ed un ottimo colpo di testa, tutte qualità che servono come il pane!

Restano infine sul tappeto anche tante domande e tanti problemi aperti, il più grande dei quali è l’assenza di quegli esterni offensivi che sono il sale del calcio di Grosso. Ad oggi, tolto Mastantuono, a Firenze non sono arrivati calciatori funzionali agli schemi offensivi del mister ed il ritardo è adesso preoccupante. Non solo, ma ci sono tante altre domande alle quali non abbiamo ancora avuto risposte: serve un altro terzino sinistro o basterà adattare uno tra Joao Mario, Ranieri e Viery? Data per assodata la partenza di Kean, nel reparto offensivo siamo in grado di trovare esterni giusti per saltare l’avversario e servire il colpo di testa di Pellegrino? In mezzo al campo infine, abbiamo tanti, troppi giocatori con lo stesso passo e manchiamo di qualità: qui però, io credo, basterà dare le chiavi della squadra ad Oulai e riportare nel suo ruolo Atta ed il lavoro sarà già a buonissimo punto.

Si ricomincia a seguire la nostra Fiorentina

Ci siamo lasciati due mesi fa al termine del campionato più faticoso e tribolato da quando esiste questo blog, un campionato il cui unico dato positivo è stato il raggiungimento della salvezza.

Dalla fine di maggio in poi, il mondo Fiorentina si è capovolto totalmente ma nel frattempo abbiamo potuto osservare (non riesco ad utilizzare il termine ammirare) il mondiale più povero tecnicamente e meno interessante tatticamente che io ricordi. Un mondiale che è stato utilizzato dallo scodinzolante Infantino, al guinzaglio di Donald Trump, come cassa di risonanza di un prodotto commerciale che non è più calcio. Dal break di quasi 5 minuti per tempo che ha sostanzialmente diviso la partita in 4 tempi per vendere più spot commerciali, all’intervallo della finale tra Spagna ed Argentina durato praticamente mezz’ora per uno show che sapeva di Super Bowl ma che niente aveva a che fare con quella che ricordavo come la manifestazione più bella del mondo. Il presidente della Fifa, in nome degli interessi economici e del proprio consenso politico, ha tradito gli ideali tecnici e sportivi dello sport più amato del mondo, quello che io amo da quando sono bambino, un disastro che meriterebbe una riflessione molto approfondita a tutti i livelli.

Nel contempo però, a Firenze, si è assistito ad una rivoluzione silenziosa che sinceramente non avrei mai creduto possibile. Il nuovo plenipotenziario dirigente Paratici ha sostanzialmente ridotto al silenzio (il fu) Direttore Generale Ferrari, ha cambiato o integrato tutte le aree tecniche, mediche e gestionali della società ed ha infine dimostrato che sul mercato si può anche comprare senza aspettare di vendere o di mendicare un prestito gratuito nella seconda metà di agosto. Una rivoluzione copernicana ancora a metà ma che ci indica finalmente una rotta dal settore giovanile fino alla prima squadra: la scelta ad esempio di Andreazzoli quale tecnico della Primavera mette finalmente al centro la crescita del potenziale calciatore da inserire in prima squadra anziché la vittoria al Torneo di Viareggio, così come il rafforzamento (o forse la costruzione ex novo) dell’area scouting mostra che si può far arrivare calciatori anche dai campionati esteri e senza affidarsi solamente ai medesimi procuratori. Infine il completamento dell’area medica mostra come le competenze non possano e non debbano arrivare da una singola persona ma da un team di esperti.

Certo però, tutto questo non può essere sufficiente se il lavoro della società non si riflette sul campo da gioco. Dopo le prima due sgambate, la Fiorentina ha affrontato ieri, nell’ormai consueta tournée inglese, il Queens Park Rangers formazione di Championship che inizierà il campionato già il prossimo 9 agosto. La squadra viola è ovviamente ancora in costruzione, alcuni ruoli sono completamente sguarniti con calciatori indietro di condizione o con la testa da un’altra parte. A tutto ciò si deve aggiungere la scarsa conoscenza tra la squadra e mister Grosso che sembra però aver già chiesto alcune cose fondamentali: in fase difensiva ci si chiude tutti insieme centralmente offrendo solamente l’esterno del campo, l’attaccante torna molto dentro la propria metà campo, i due esterni alti vengono ad aggiungersi ai tre centrocampisti formando una linea a 5. Una volta tornati in possesso di palla poi, la squadra deve essere brava ad aprirsi a ventaglio (molto bene in questo Jimenez) e la circolazione della palla deve essere rapida e verticale. Certo sono ancora idee embrionali, ma se il sistema di gioco deve ancora essere oliato, alcune prestazioni individuali e caratteristiche dei calciatori possono farci aprire una piccola riflessione.

Partiamo da chi ha rubato decisamente l’occhio, cioè Arthur Atta: calciatore elegantissimo che sembra quasi giocare in frac, esce sempre a testa alta dalle situazioni spinose, non butta mai via il pallone, ha un cambio di passo notevole palla al piede. Oltre a ciò, si muove spesso tra le linee senza offrire riferimenti agli avversari ed ha una gran bella confidenza col gol: promosso a pieni voti!! Un gradino sotto ecco l’ex Milan Jimenez; seppur impiegato esterno alto, ha mostrato cambio di passo, personalità, voglia di mettersi in  mostra, ritmo e capacità di guadagnare il fondo con continuità. Certo non un funambolo tecnicamente ma considerando che ha poco più di 20 anni, un ragazzo assolutamente da seguire! Dei nuovi poi, meritano una menzione anche Viery e Oulai: il difensore brasiliano ha mostrato sicurezza, forza fisica, attenzione nella marcatura ed un discreto piede per far ripartire l’azione. L’ivoriano invece è un furetto che non si ferma mai e vuole sempre il pallone tra i piedi, un calciatore di quelli che si fanno sempre trovare liberi per cercare la giocata, uno di quelli che pensano istintivamente alla verticalizzazione per l’attaccante. Sinceramente nasce qualche dubbio sulla possibile coesistenza con Fagioli, ma dobbiamo ricordare che il neo arrivato lo scorso anno ha giocato spesso mezz’ala sinistra. Per finire, della vecchia guardia, non possiamo non notare che Mandragora ha ancora una volta mostrato una mentalità superiore: considerando l’abbondanza in mezzo al campo avrebbe anche potuto entrare in campo come ha fatto Fabbian (ancora una volta trasparente), invece ha lottato, calciato in porta, trovato l’inserimento di testa (della palla di Croci non parlo perché non vorrei esaltarlo troppo ma cercatela nei video della gara di ieri perché è da leccarsi i baffi), insomma ha fatto ciò che dovrebbe fare un leader silenzioso della squadra.

Chi invece non riesco più a sopportare con la maglia viola addosso è Dodò: ci ho provato più volte a giustificarlo ma adesso basta! Preso spesso in mezzo, commette un fallo da rigore che mostra plasticamente l’atteggiamento con cui è entrato in campo. Il terzino brasiliano, che continua a godere di una stampa benevola nonostante le prove troppo spesso insufficienti spero abbia i giorni contati a Firenze: non bastano più i sorrisi, i capelli viola, i giornalisti e siti amici che lo lisciano spesso, il suo tempo è veramente finito.

Ormai ci siamo!

Un altro punticino che ci avvicina alla matematica salvezza.

Certo se vogliamo parlare di calcio magari è meglio analizzare altre partite, ma considerando la situazione di partenza della gestione Vanoli e quella di Paratici, obiettivamente non possiamo sottovalutare l’importanza del percorso fatto e dei risultati.

Anche allo Stadio di Via del Mare, la squadra viola ha fatto quel che doveva in ottica salvezza, ha giocato una partita accorta ed ha trovato il primo splendido gol di Harrison su cui costruire la gara. Una prestazione in cui ancora una volta la manovra non è stata fluida, gli errori tecnici sono stati molteplici, le occasioni sono stata merce rara anche se quella di Piccoli su assist di Dodò grida vendetta. Certo la Fiorentina è arrivata a questo finale di stagione con una rosa risicata, con diverse assenze o calciatori appena rientrati da infortuni e la prestazione di Lecce deve essere letta anche in funzione della mancata rimonta di giovedì. Contro il Crystal Palace infatti, i ragazzi di Vanoli hanno spremuto ogni goccia di sudore per cercare l’impresa, per 80 minuti hanno pigiato il piede sull’acceleratore senza risparmiarsi e la ripresa di ieri è stata la fotografia di un gruppo prosciugato che faceva fatica a rincorrere l’avversario.

Nonostante questo, anche contro il Lecce ci sono state prestazioni da rimarcare: innanzitutto abbiamo ammirato un difensore sempre attento, che ha guidato la difesa senza rischiare e limitando anche i falli stupidi che spesso commette, Marin Pongracic. Responsabilizzato probabilmente dall’essere l’ex di serata, il centrale viola non ha sbagliato nulla ed ha dato finalmente continuità alle buonissime prestazioni che, insieme a Ranieri, sta mettendo in campo negli ultimi mesi. Ne è riprova il fatto che la difesa viola ha subito solamente 3 reti nelle ultime 6 gare dopo essere stata a lungo una delle più perforate della serie A. Oltre a quella dei due centrali, anche la prova del giovane Balbo è piaciuta: seppur abbia sofferto l’ingresso di Banda, il nuovo prodotto del settore giovanile viola non ha mai mollato la presa, ha sempre cercato di ripartire ed ha mostrato personalità. La scena però, finalmente, è stata presa da Harrison che, una volta tanto, non ha solamente corso come un maratoneta ma ha regalato anche qualità. L’esterno inglese, apprezzato fino ad oggi soprattutto per l’equilibrio che sa regalare alla squadra sia quando gioca a tutta fascia che quando viene impiegato da esterno alto, ha segnato un gol di rara bellezza ed ha regalato assist e verticalizzazioni in una serata in cui la fonte di gioco primaria, Fagioli, ha invece faticato molto. Come del resto non hanno brillato nemmeno i due calciatori deputati a rendersi pericolosi, cioè Gudmundsson (anche ieri sera trasparente dopo un’ottima prova in Conference League) e Piccoli, bravo nelle sponde, meno nel cercare la porta avversaria.

Resta infine un discorso da fare su mister Vanoli; posto che la salvezza è ormai cosa fatta e che gran parte del merito di questa splendida rimonta è ascrivibile a lui, la trasferta di Lecce ha confermato, se mai ce ne fosse bisogno, che la Fiorentina ha bisogno di un cambio di marcia. De Gea e compagni a 5 giornate dalla fine, con 8 punti di vantaggio su Cremonese e Lecce, sono ormai salvi e se pensiamo al punto di partenza della gestione Vanoli la crescita è innegabile ma diciamoci la verità: quante volte abbiamo visto giocare bene la squadra? Quante volte ci siamo divertiti o abbiamo notato passi in avanti dal punto di vista offensivo? E’ chiaro che i viola hanno dovuto pensare innanzitutto a rimettere il treno sui binari, ma siamo sicuri che tutto questo basterà il prossimo anno? Io credo sia necessario un tecnico diverso, uno che utilizzi parole diverse, che offra un calcio diverso da quello visto con Vanoli non solamente a Firenze ma anche lo scorso anno a Torino, un allenatore che apra maggiormente la Fiorentina alla città, che vada incontro a quei tifosi che anche in quest’anno così disgraziato non hanno mai abbandonato la squadra.

Anche quando i viola erano ultimi, tutta Italia tifava per la retrocessione, le altre tifoserie ci spernacchiavano sui social e non solo, il tifo viola non ha mai fatto mancare il proprio sostegno. Anche quando sono state vietate le trasferte, la città ha trovato il modo di farsi sentire nonostante la scelta di chiudersi dentro il Viola Park. Anche quando la Fiorentina è tornata da Londra sotto di 3 reti, la gente ha voluto riempire (per quanto possibile) lo stadio Franchi per provare l’impresa impossibile cantando a squarciagola come non succedeva da tempo.

Credo che quando Paratici ed il suo staff sceglieranno il nome del tecnico viola non possano e non debbano sottovalutare il fatto che in una stagione in cui la Fiorentina è stata praticamente sempre sott’acqua, l’ossigeno per respirare è arrivato da una tifoseria che sarà anche brontolona ed esigente, ma non fa mai mancare il proprio apporto ed il proprio sostegno nel momento del bisogno.

Finalmente la continuità?

Due vittorie consecutive contro Como e Jagellonia fanno intravedere i primi raggi di sole alla Fiorentina. Il successo netto e senza discussioni che i viola hanno conquistato in terra polacca ha molti significati, tutti positivi.

Innanzitutto devono essere sottolineate le condizioni atmosferiche molto difficili alle quali i calciatori italiani non sono abituati come le temperature polari, ben al di sotto delle zero, che possono provocare problemi ed infortuni. Oltre a ciò, il campo su cui si è giocata la gara, non era certamente ottimale e dunque la squadra tecnicamente più dotata, poteva subirne il contraccolpo. Da ultimo, ma forse l’aspetto più importante e confortante della serata, i viola hanno praticamente passeggiato in Polonia schierando le seconde o addirittura le terze linee in campo, come nel caso del portiere Lezzerini.

Vanoli, che al termine della gara contro il Torino era stato giustamente criticato per la gestione dei cambi e per il messaggio rinunciatario che aveva trasmesso alla propria squadra con le sostituzioni effettuate, stavolta deve essere elogiato per la gestione pressoché perfetta degli uomini e della trasferta. Il mister ha cambiato praticamente tutti gli effettivi rispetto a Como (eccetto per Mandragora squalificato in campionato ed Harrison bisognoso di minutaggio) ma la squadra non ha perso equilibrio, intensità, attenzione. La Fiorentina vista a Como ed in Polonia, è una squadra che sembra trasformata: innanzitutto ha una condizione atletica che permette a tutta la rosa di giocare 90 minuti con la stessa intensità, ma ha anche ritrovato concentrazione ed attenzione ai dettagli. Se da quando l’ex mister del Torino è arrivato a Firenze le occasioni create non sono mai mancate, ciò che sembrava invece assente era la sensazione del pericolo, l’attenzione ai particolari, la concentrazione del singolo e del gruppo. Oltre a ciò, i calciatori sembrano finalmente essere tornati ad aiutarsi in campo (Mandragora ha nuovamente ceduto un calcio di rigore), si evitano le sceneggiate da melodramma (bravo Ranieri!!) e si è tornati a lottare con grinta su ogni pallone. La sensazione, soprattutto nella gara di Como, è che la Fiorentina abbia finalmente capito che per salvarsi serve lottare nel fango, gestire il tempo, rimanere sempre con il cervello acceso, non regalare né palloni né occasioni agli avversari. E questo è il merito più grande di Vanoli che, ovviamente, ha beneficiato della presenza accanto a sé di un uomo di calcio del calibro di Paratici.

Se i viola si stanno lentamente e faticosamente rialzando però, lo dobbiamo anche e soprattutto ai calciatori: ieri sera si è visto finalmente che la rosa è composta da almeno 20 giocatori che possono tornare utili al mister ma soprattutto, sia a Como che in Polonia, si è assistito alla resurrezione della “vecchia guardia”. Gli esempi di Ranieri e Mandragora sono sotto gli occhi di tutti e meritano una riflessione particolare: com’è possibile che i due che erano stati etichettati da gran parte della piazza come i capri espiatori della stagione adesso siano tornati determinanti? Credo innanzitutto che ci sia stata una forte presa di coscienza in merito ai comportamenti esagerati tenuti in campo e non solo. Con le continue lamentele e polemiche di Ranieri e la sceneggiata orrenda di Mandragora e Kean in occasione del rigore di Reggio Emilia, i due calciatori erano stati la perfetta fotografia di una Fiorentina alla deriva, dilaniata dalle polemiche interne, con un gruppo a pezzi. Dopo qualche mese invece, i due sono tornati ad essere centrali nel progetto viola, sono tornati ai loro livelli e soprattutto hanno riconquistato il loro ruolo in campo e fuori. Anche in questo caso, la presenza di un uomo di calcio in grado di gestire certe situazioni, credo sia stata assolutamente determinante.

La gestione degli uomini, la nuova mentalità, la ritrovata compattezza fa ben sperare per la determinante gara di Lunedì contro il Pisa che la Fiorentina deve assolutamente vincere. La cosa da tenere bene in testa però, è che la corsa da fare per la salvezza è ancora lunga e tortuosa, ma la buona notizia è che, con i risultati della scorsa settimana, il numero delle squadre invischiate è aumentato vertiginosamente: dal Parma in giù, nessuno è tranquillo e questa è un’altra ottima notizia!

Tra campo e mercato

Una squadra è sempre lo specchio della società e del proprio allenatore un pò come i figli lo sono dei genitori e della famiglia da cui provengono.

Credo sia questo il modo migliore per descrivere il momento storico che la Fiorentina tutta sta vivendo. Una società in cui, dopo la morte di Rocco Commisso, ancora una volta si è scelta la strada della continuità parentale con la nomina di Joseph quale nuovo Presidente. Un nuovo Presidente che, nel primo messaggio affidato ai social (non sia mai che si faccia una conferenza stampa con domande aperte), ha nuovamente sottolineato il magnifico lavoro fatto da Mark Stephan e da Alessandro Ferrari che, a suo dire, si sono guadagnati la stima e la fiducia non solo della famiglia Commisso, ma anche di tutta la piazza di Firenze. Una società che dunque non ha sentito, lo abbiamo visto anche dal mercato di cui parleremo tra poco, quel senso di urgenza e di emergenza che forse servirebbe per uscire da questo tunnel senza luce fatto di sconfitte, delusioni e lotta per non retrocedere.

Un atteggiamento di tranquillità e di gestione dell’esistente che vediamo anche all’interno del rettangolo di gioco. Dopo due vittorie che avevano riportato per la prima volta la Fiorentina in una posizione che avrebbe garantito il mantenimento della categoria, Vanoli ed i suoi ragazzi a Napoli sono tornati a commettere quegli errori che già erano stati fatali più volte in stagione. I viola contro i campioni d’Italia hanno giocato anche una partita discreta, soprattutto nella ripresa, ma non hanno dato la sensazione di essere consapevoli della difficoltà della situazione. La Fiorentina ha giocato ancora una volta con la linea difensiva altissima (come in occasione del gol di Vergara) pur non avendo difensori centrali così bravi a scappare all’indietro. Non solo, ma sembra ormai conclamata l’assenza di un leader difensivo che guidi due calciatori come Comuzzo e Pongracic che hanno il loro punto di forza nel seguire in ogni zona del campo l’avversario (quando non se lo dimenticano). A loro protezione poi, abbiamo giocato con Fagioli, tecnicamente ineccepibile ma rivedibile in fase di copertura, due centrocampisti bravissimi ad inserirsi negli spazi ma meno nelle letture difensive come Fabbian e Brescianini, due attaccanti esterni come Solomon e Gudmundsson più Piccoli. Considerando che il Napoli aveva solamente 60 minuti di autonomia, non sarebbe stato preferibile partire più coperti ed alzare la mediana ed i giri del motore nella ripresa? Noi ci dobbiamo salvare, dobbiamo fare punti, dobbiamo muovere la classifica!!!

Lo stesso atteggiamento visto in campo, lo abbiamo “ammirato” dietro la scrivania in questo mercato di gennaio. Se nei primi giorni Goretti e (da remoto) Paratici ci avevano stupito centrando piuttosto velocemente due acquisti sugli esterni, ruolo lasciato incredibilmente sguarnito dalla precedente gestione tecnica, nelle settimane successive il lavoro è proseguito con un giusto sfoltimento della rosa ma non con il rafforzamento della stessa. Sapevamo fin dallo scorso agosto che la Fiorentina aveva una carenza strutturale nei centrali difensivi, carenza che è stata aggravata con le (comprensibili) cessioni di Marì e Viti. Ciò che invece resta incomprensibile è il ritardo con cui è arrivato il centrale difensivo, Rugani, che tra l’altro non sembra avere quelle doti di leadership di cui abbiamo già parlato in questo articolo. Non solo, ma siamo ancora una volta andati a prendere un calciatore reduce da un infortunio che nelle ultime stagioni ha giocato poco. A Rugani precedentemente si erano aggiunti due centrocampisti molto simili tra loro come tipologia di calciatore. Sia Fabbian che Brescianini sono incursori, calciatori a cui piace inserirsi nell’area avversaria per cercare il gol ma che non hanno nella fase di copertura il loro punto di forza. Considerando la sacrosanta intoccabilità di Fagioli, siamo proprio sicuri che non servisse una figura di centrocampista più simile a Keita del Parma o a Konè della Roma (giusto per fare due esempi?). Avremmo probabilmente avuto bisogno di muscoli in mezzo al campo con un giocatore di corsa e rottura più che di un incursore….. Insomma delle tre grandi falle che la rosa aveva lo scorso mese di agosto, si è provveduto a colmarne solamente una, quella degli esterni, ma ciò che preoccupa di più è che la società e la squadra non sembrano avere idea della reale situazione di classifica e del reale rischio di retrocessione che stiamo correndo.

La gara di sabato contro il Torino sarà il primo dei tanti bivi che la Fiorentina dovrà affrontare da qui al prossimo maggio.

Una stagione estenuante

Vi ricordate il famoso “Ore decisive per Longo”?

Per chi non lo sapesse, Longo era un calciatore del Torino che la Fiorentina dei Della Valle inseguì per un’estate intera fino ad arrivare all’acquisto dopo giornate interminabili in cui i giornalisti ed esperti di mercato continuavano a dire che la firma era ormai imminente. Se all’epoca la situazione in cui eravamo ci faceva sorridere, in questi mesi invece, non ne abbiamo alcun motivo. Se infatti qualcuno di noi è così masochista da riavvolgere il nastro degli ultimi 6 mesi, ci accorgeremo che facciamo ormai una cosa sola, ASPETTARE!

Davvero pensateci!! Non facciamo altro che aspettare….. Dal momento in cui il Presidente Commisso dal metaverso del New Jersey definì Palladino come suo figlio e, dopo nemmeno 24 ore, il figlio si dimise, siamo entrati in un universo parallelo in cui tra le decisioni prese e la messa in pratica delle stesse sono sempre passate settimane se non mesi!

Dopo l’uscita di scena dell’attuale tecnico dell’Atalanta infatti, la società viola ebbe bisogno di qualche giorno per incassare il colpo e virare sul nuovo tecnico, quello Stefano Pioli che però doveva liberarsi da un dorato contratto. Ecco dunque che fu necessario aspettare fino al 10 luglio circa per accogliere finalmente Pioli e tutto il suo staff. Dopo un ritiro estivo con più proclami che gol segnati, i tifosi della Fiorentina hanno atteso (invano) di vedere qualcosa di decente dalla tanto strombazzata squadra.

Non contenti giustamente delle prestazioni e dei risultati della squadra, la Curva Fiesole inizia una serrata contestazione nei confronti del DS Prade’ reo di tutti i problemi viola (Commisso ancora ovviamente non viene menzionato) e, nei giorni e nelle settimane successive, si parla più volte di dimissioni minacciate, poi presentate e respinte ed infine consegnate direttamente al Presidente. Nel frattempo però ci sarebbe un campionato da onorare e, complici i risultati della squadra, sulla graticola finisce a quel punto Pioli la cui posizione resta appesa ad un filo (ricordate?) per settimane fino a che non viene finalmente presa la decisione di esonerarlo.

Finita qui?? Macché!!! Il tecnico emiliano è titolare di un contratto triennale che la Fiorentina vorrebbe cancellare mentre il tecnico si oppone alla rescissione. Morale della favola? E’ necessario ancora una volta attendere svariati giorni in cui si cerca una via d’uscita. Non trovandola, si passa la patata bollente al mister della primavera Galloppa che siede sulla panchina viola solamente per una trasferta di Conference prima che arrivi Vanoli (scelto nel frattempo con molta calma perché la piazza non voleva il mister in pectore D’Aversa).

Nel frattempo però incredibilmente ci si accorge che per andare avanti servirebbe anche un direttore sportivo…. una cosa incredibile! Ma siccome i dirigenti viola, che negli ultimi anni hanno conseguito successi a giro per l’Europa, sono i migliori del mondo ed anche dell’Universo, dopo averci riflettuto per giorni interi, ecco la promozione di Roberto Goretti!

Finita qua? Ma certo che no!! Dopo alcune settimane tragicomiche in cui direttore generale, direttore sportivo e mister azzeccano meno dichiarazioni che formazioni, si decide finalmente il silenzio stampa e, con esso, si decide soprattutto l’arrivo del tanto invocato dirigente calcistico di spessore, cioè Fabio Paratici (ovviamente un ex Juve come l’altro candidato Giuntoli). Quindi via con il nuovo corso a tutta velocità che non c’è tempo da perdere giusto? Eh no…. perché adesso la Fiorentina deve aspettare che il nuovo Head of Football (sia mai che si usi la lingua italiana) si liberi dal Tottenham!