Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – SIVASSPOR = 1 – 0

Avete presente quei film in cui ad un certo punto i protagonisti sono costretti a vivere nuovamente situazioni già vissute? Ecco, ieri sera al Franchi, contro i turchi del Sivasspor, ci siamo sentiti come se le lancette del tempo fossero tornate indietro di tre o quattro settimane, quando la Fiorentina creava gioco, sprecava occasioni, rischiava di non riuscire a vincere partite contro compagini assolutamente abbordabili. Menomale che l’incantesimo non è durato per tutti i 90 minuti ed i viola sono riusciti, nonostante le occasioni clamorosamente fallite in avvio da Jovic e Bonaventura, a conquistare la quinta vittoria consecutiva anche se con un solo gol di scarto, troppo poco per vivere serenamente la gara di ritorno. La partita è stata proprio come l’avevo presentata nell’articolo di martedì, con i turchi chiusi nella propria metà campo con tutti gli 11 giocatori sotto la linea della palla e la Fiorentina alla ricerca spasmodica di spazi in cui riuscire ad entrare per avvicinarsi alla porta. Questo ha fatto ancora una volta emergere i problemi strutturali di una compagine che, senza regista, dipende unicamente dalle qualità individuali degli interpreti: menomale che, a fronte di un Ikonè evanescente ed un Nico molto confusionario, Castrovilli ha dato segnali ottimi e Dodò si è confermato in un momento di crescita esponenziale. Resta il rammarico per un passaggio del turno che poteva e doveva essere messo al sicuro nella gara interna e che invece dovrà essere conquistato in uno stadio in cui si gioca in condizioni climatiche difficili, a 1200 metri di altezza, con un campo spesso al limite della praticabilità: i viola dovranno trasformarsi in leoni e soprattutto dovranno essere più cinici sotto porta per sfruttare le occasioni concesse dalla squadra avversaria.

Prima di rituffarsi in campionato con la trasferta di Cremona, resta da sottolineare lo striscione con cui i tifosi del Sivasspor hanno voluto ringraziare il popolo italiano per l’aiuto, la collaborazione, la vicinanza dimostrata in occasione dell’ultimo terremoto che ha colpito il loro paese devastando città intere. La faccia migliore del nostro paese, quello che sa aiutare, che sa accogliere indipendentemente dalla nazionalità, dal colore della pelle, dal mezzo di trasporto su cui ci si muove. Che i tifosi turchi abbiano usato una partita di calcio per farlo, dimostra ancora una volta come lo sport sia uno dei mezzi di socializzazione più importante che esistano.  

IL BUONO

  • Barak: non avrà cambio di passo, non avrà entrambi i piedi, non sarà rapido nel dribbling, ma quando c’è da scaraventare la palla in porta con cattiveria è indubbiamente il numero 1 in questa squadra. Anche ieri sera risolve la pratica con un gol da opportunista e dimostra che almeno il suo acquisto è stato azzeccato. Professionista esemplare, giocatore sottovalutato.
  • Martinez Quarta: Vincenzo Italiano, dopo la grande prova collettiva di sabato, decide di dare fiducia e continuità ai quattro difensori che si erano comportati egregiamente contro il Milan ed ha ragione. Non tutti si ripetono (vedi Igor che ha qualche sbavatura), ma qualcuno riesce a fare addirittura meglio; Lucas Martinez Quarta gioca una partita perfetta difensivamente, intelligente nel far ripartire il gioco ed interessante in fase offensiva dove arriva anche al tiro in porta. Leader!
  • Castrovilli: ma se il colpo di tacco al volo fosse entrato anziché sbattere sulla traversa, almeno stavolta, la Fiorentina avrebbe avuto un pò di risalto sulle testate nazionali? A parte le polemiche, il numero 10 viola sembra ormai recuperato nelle movenze e nella corsa anche se la condizione non può non latitare dopo così tanti mesi di assenza. Torna finalmente a danzare sul pallone, salta avversari come birilli, si getta in profondità con una falcata imperiosa. Bentornato numero 10!
  • Dodò: se Martinez Quarta è indubbiamente il migliore della linea difensiva viola, voglio però spendere due parole anche sul terzino brasiliano che, dopo essere stato massacrato dalla critica per mesi interi, adesso sta tornando su livelli molto alti con grande continuità. Dopo aver asfaltato Doig a Verona ed aver combattuto alla pari con Theo Hernandez, Dodò gioca la terza partita consecutiva fatta di sovrapposizioni, chiusure difensive intelligenti, cross pericolosi. Se continua così, Odriozola lo dimentichiamo presto!

IL BRUTTO

  • Jovic: sbaglia un gol clamoroso dopo pochissimi minuti a causa di quella sufficienza che mi fa sempre imbestialire. E’ successo anche a Bonaventura di fallire una rete, ma il centrocampista ex Atalanta poi si danna l’anima per tutti i minuti che gioca senza risparmiarsi. L’attaccante serbo invece, continua a passeggiare sul rettangolo verde come se fosse un bambino in gita scolastica. Semplicemente irritante.
  • Biraghi: se qualcuno pensa che la mia valutazione risenta dello stupido (ed in parte immeritato) cartellino giallo rimediato negli ultimi minuti, si sbaglia di grosso. Contro i turchi il capitano ha giocato una gara difensivamente discreta, ma come ha superato la metà campo ha combinato disastri in serie. Cross sbagliati, lanci imprecisi, dribbling mai riusciti. Quanto manca Terzic!

A voi per i commenti!!

Che si gioca?

E’ durato un battito di ciglia il dominio di Joe il Pistoiese che, dopo aver inseguito a lungo Sandrino il Bressesino, non appena superato, non ha resisto alla sua reazione ed è stato nuovamente scavalcato. Sarà un testa a testa fino al termine?

In un weekend in cui nessuno azzecca il pareggio senza reti del Picco, dobbiamo comunque registrare alcuni smottamenti interessanti in classifica. Niccolò zitto zitto, giornata dopo giornata, guadagna punti su punti e rimonta posizioni: adesso è sul podio, svalcando il Lungo e non solo. La corsa al terzo posto è veramente entusiasmante visto che in 3 punti ci sono addirittura 6 giocatori! Resta per alcuni l’idiosincrasia nei confronti della gara scontata (il Mallorca ne ha fregati diversi), che vedremo se sarà confermata anche in questo weekend oppure no. Vedremo dunque quali altri scossoni subirà la classifica in questo fine settimana e, nel frattempo, andiamo a vedere la classifica aggiornata dal mitico Meneghino di Paderno Dugnano:

Sandrino il Bressesino 67
Joe il Pistoiese 66
Niccolò 57
Lungo 56
L’Argentino Fiorentino ormai quasi Parigino e Il Pappagallone Reale 55
Carlo il Meneghino di Paderno Dugnano e Francesco il Meneghino Junior 54
Bomber Siiimo 49
Salva il Molisano 48
Il Crociato Gialloblù 45
Andrea 36
Luchino il diavolo rossonero 21

Ecco le partite da giocare in questo weekend:

La gara più scontata: RUBENTUS – SAMPDORIA = 1

Post muto non solo per le squadre che giocheranno la partita ma anche per le solite pretese indecenti dei padroni di casa nei confronti dei tifosi ospiti che, giustamente, diserteranno la trasferta come fecero quasi tutti i gruppi della Curva Fiesole. Quanto mi piacerebbe sbagliare!!!

La sorpresa della giornata: WOLFSBURG – UNION BERLINO = 2 (Risultato 1 – 2)

E’ stata una delle settimane in cui scegliere la gara da far giocarea tutti è stato più difficile. Mi sono confrontato anche con il collega Niccolò ed ho deciso di volare in Germania dove la sfida tra Wolfsburg ed Union Berlino è piena di significati. Dopo la sconfitta contro il Bayern Monaco, l’Union ha un pò rallentato ed adesso, dovesse perdere anche questo match, rischierebbe di compromettere gran parte dell’inizio meraviglioso di stagione. Le due rose sono piuttosto omogenee con un centrocampista per parte visto in Italia: Svanberg nel Wolsfburg e Thorsby nell’Union Berlino. Io sono un incallito romantico (che incantesimo veleggia sopra l’Union Berlino?) ed ho sempre avuto una predilezione per l’ex Sampdoria già quando giocava in Italia quindi non posso pensare che vada diversamente da così. Faccio un salto nel buio: vittoria esterna e favola ancora in vita!

A voi per i pronostici!

Il momento viola

Come avrà notato chi mi segue, in questo weekend non è uscita la rubrica “Il buono, il brutto, il cattivo” a causa di problemi personali.

Nonostante ciò, una riflessione dopo la bellissima vittoria interna contro il Milan ed a 48 ore dalla sfida di Conference League contro il Sivasspor, credo sia doverosa. Quella di sabato sera è stata la classica partita perfetta per tantissimi motivi: innanzitutto l’atmosfera magica che solamente il ricordo di Davide Astori a cinque anni dalla scomparsa può regalare unita al ritorno di quello che è stato l’allenatore che riuscì a gestire magistralmente il tragico evento, Stefano Pioli. Poi perché finalmente si sono viste le migliori versioni di calciatori che stavamo aspettando da tanto, troppo tempo! Da Dodò che è tornato ai livelli di Donetsk in Champions League grazie ad una prestazione sontuosa sia in fase difensiva che finalmente offensiva (vedasi l’assist a Jovic), ad un Mandragora sempre più centrale nello scacchiere tattico di Vincenzo Italiano, giocatore che permette alla Fiorentina di poter interpretare più moduli all’interno della stessa gara (dal 4-2-3-1 accanto ad Amrabat al 4-3-3 in una squadra un po’ più coperta), fino a Luka Jovic che, entrato a poco più di dieci minuti dalla fine, ha dimostrato di sentirsi sempre più dentro il progetto viola con un gol splendido (il movimento per liberarsi dal difensore dovrebbero insegnarlo nelle scuole calcio), un recupero di 30 metri da mediano puro ed altre giocate pericolose. Ai calciatori che abbiamo aspettato tanto tempo poi, si sono aggiunti quelli che finalmente stanno tornando ai migliori livelli: da Terracciano sempre sicuro e reattivo, alla coppia Igor-Quarta che ha concesso pochissimo agli attaccanti rossoneri, dal recuperatore di palloni Amrabat fino ad Ikoné che con il rigore guadagnato ad inizio del secondo tempo ha spaccato la partita in due, senza dimenticare un infaticabile Cabral che ha lottato su tutti i palloni, ha permesso alla squadra di guadagnare metri, ha dimostrato di saper giocare anche per gli altri.

Resta il rammarico per il consueto gol subìto, fortunatamente troppo tardi per riaprire la contesa, ma che resta una bruttissima abitudine per una squadra che ha ancora la possibilità di arrivare in fondo a tre manifestazioni. Proprio giovedì, contro il Sivasspor, sarà assolutamente necessario non avere cali di attenzione perché potrebbero rivelarsi fatali: quella turca infatti, è una compagine che difende con la linea piuttosto bassa ma è capace di recuperare palla aggredendo ferocemente in mezzo al campo soprattutto con l’ex Genoa Cofie. L’arma migliore degli avversari è costituita dalle ripartenze veloci grazie a verticalizzazioni spesso mortifere: la Fiorentina dovrà essere brava a posizionarsi bene sulle diagonali di passaggio in modo da non farsi trovare attaccata alle spalle dei propri centrocampisti, cosa che potrebbe creare tantissimi grattacapi. I ragazzi di Italiano invece, dovranno cercare di tenere l’intensità, il ritmo, la qualità delle giocate viste  nelle ultime settimane. Al netto degli interpreti che scenderanno in campo, la Fiorentina vista col Milan è piaciuta proprio perché, seppure con dei migliori e dei peggiori, ha dimostrato di essere una squadra vera, compatta, che lotta per il solito obiettivo, che crede in ciò che fa ed in ciò che viene proposto da Vincenzo Italiano.

Il sorteggio è stato tutto sommato benevolo, perché non approfittarne? 

Ti fidi di me?

Il naufragio di Crotone è arrivato in questi giorni nelle nostre case come un pugno in faccia, ma cosa facciamo quotidianamente per evitare che accada? Ecco un contributo di Simone Pesucci che pubblico molto volentieri.

Una delle caratteristiche che ci élevano tra le specie animali è la capacità di provare empatia, cioè di poter percepire la sofferenza e il dolore altrui senza che questi ne esprima esternamente i segnali. E’ una capacità meravigliosa, che nel tempo anziché glorificare, abbiamo imparato a contenere sempre più, fino a tradurla nel suo terribile opposto: l’indifferenza. In questi giorni abbiamo assistito all’ennesima tragedia annunciata, un barcone carico di persone che fuggono dai propri paesi sfidando la tempesta su di un mezzo inadeguato e vanno incontro ad un naufragio che causa decine di morti annegati.

Non è la prima volta che accade in questi anni e purtroppo non sarà nemmeno l’ultima.

Stavolta però, abbiamo toccato con mano l’indifferenza del nostro governo che – in un modo che spero verrà chiarito quanto prima – ha ritardato l’invio dei soccorsi impedendo di salvare più vite di quello scarso centinaio che siamo riusciti a recuperare. Lo si legge nel volto sconsolato del marinaio di Crotone che, intervistato, glissa ma fa ben capire che il mancato salvataggio possa non dipendere da un triste caso fortuito. E lo ribadisce un ministro che con incredibile indifferenza afferma che con quel mare non sarebbero dovuti partire.

Come se quelle persone fossero escursionisti amatoriali che avessero valutato male il meteo!! Purtroppo però, quelle non erano persone in gita, ma uomini, donne e bambini che fuggivano da un mondo in rovina, da guerre, da una miseria di cui non abbiamo più alcuna memoria; fuggivano per dare un futuro ai loro figli. E non hanno trovato empatia, ma il suo terribile opposto, cioè il velo dell’indifferenza. L’indifferenza non soltanto di chi ci governa ma anche dell’intera Europa, perché più una cosa è distante, meno rumore e paura fa; ed allora paesi più lontani di noi da quelle coste hanno ancora meno empatia, ancor più indifferenza. Oggi possiamo piangere e parlarne quanto vogliamo, ma non è il dialogo che cambierà le cose. Già adesso, già ora mentre scrivo e ora, mentre voi leggete, altre navi, altre donne e uomini e altri bambini stanno in mezzo al mare. Stanno rischiando la vita per fuggire.

Possiamo provare a capire da cosa fuggono, possiamo provare ad aiutarli a casa loro, possiamo per un attimo smettere di crederci colonialisti dell’800 e dare loro la stesse possibilità che abbiamo noi, possiamo accoglierli veramente, integrarli, riconoscere loro la cittadinanza italiana, europea, dar loro una nuova casa.

Oppure no.

Possiamo continuare a scegliere di negare una delle qualità che ci elevano rispetto agli altri animali, lasciarli morire ogni giorno, sperare che smettano, sperare di smettere di leggere queste notizie, restare indifferenti.

E magari commuoverci per la scomparsa di un anziano iscritto alla P2.

Perché aveva una gran bella camicia.

Che si gioca?

Dopo aver preso la scia del battistrada Sandrino il Bressesino, il sorpasso è avvenuto molto velocemente ed allora adesso lo possiamo dire….. Comanda il Bottegone: in testa c’è Joe il Pistoiese!

In un weekend in cui nessuno centra il risultato esatto della sfida Champions tra Milan ed Atalanta, la stranezza è invece il numero di errori commessi nelle cosiddette gare scontate (e menomale era facile azzeccarne l’esito!!). Roma, Porto, Udinese e Barcellona azzoppano la metà dei giocatori ed alcuni di essi, come il Lungo e Salva il Molisano sbagliano anche la gara sorpresa e dunque fanno un passo indietro in classifica. Dalle retrovie poi, continua la rimonta incredibile dell’Argentino Fiorentino ormai quasi Parigino che sale sul podio scavalcando diversi giocatori! Questo weekend sarà utile per capire se il primo posto di Joe è solo un fuoco di paglia, ma intanto andiamo a vedere la classifica aggiornata dal mitico Meneghino di Paderno Dugnano:

Joe il Pistoiese 65
Sandrino il Bressesino 63
L’Argentino Fiorentino ormai quasi Parigino 56
Lungo e Il Pappagallone Reale 54
Niccolò e Carlo il Meneghino di Paderno Dugnano 53
Francesco il Meneghino Junior 50
Salva il Molisano 49
Bomber Siiimo 48
Il Crociato Gialloblù 43
Andrea 35
Luchino il diavolo rossonero 20

Ecco le partite da giocare in questo weekend:

La gara più scontata: MALLORCA – ELCHE= 1

Nella Liga spagnola di quest’anno ci sono ben poche certezze, ma una di queste è che l’Elche è la squadra materasso del torneo. Delle 23 gare disputate fino ad oggi, la compagine che occupa desolatamente l’ultimo posto in classifica ne ha vinta solamente una, ha guadagnato 9 punti in classifica realizzando 17 reti e subendone 48. Il Mallorca invece, partito per ottenere una tranquilla salvezza, veleggia a metà classifica ed è staccata di sole tre lunghezze dalla zona Europa. Certo la continuità non è il pezzo forte dei ragazzi di Aguirre, ma l’occasione per recuperare terreno nei confronti delle squadre davanti è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Se non verrà commesso l’errore di sottovalutare la gara, è plausibile esca l’1 fisso.

La sorpresa della giornata: SPEZIA – VERONA = X (Risultato 1 – 1)

In un fine settimana in cui ci sono diversi scontri molto interessanti, come quello dell’Olimpico tra Roma e Rubentus, tra Lazio e Napoli oppure quella di Torino che vede affrontarsi i granata ed il Bologna, questa per me resta la gara più difficilmente leggibile. I padroni di casa, con il neo mister Semplici all’esordio davanti ai propri tifosi, hanno ritrovato uno N’Zola deciso e cattivo sotto porta (quanto è mancato!!) ma devono ancora registrare la difesa che continua a zoppicare dopo la cessione di Kiwior all’Arsenal nel mercato di gennaio. Il Verona invece, che veniva da un ottimo momento di gioco e risultati, è stata soppellita di reti (sembra una battuta) dalla Fiorentina nella gara interna al Bentegodi e potrebbe aver perso alune certezze che sembravano ormai acquisite. In un campionato in cui le utime due in classifica Cremonese e Sampdoria sembrano già spacciate, la gara del Picco è fondamentale per tenere aperte le rispettive possibilità di salvezza. E se alle fine vincesse la paura? Un punto per uno e tutti contenti!

A voi per i pronostici!

BarLungo con Simone – Politica che passione!

Domenica scorsa le primarie del Partito Democratico hanno incoronato Elly Schlein nuova segretaria ribaltando quello che era stato il risultato della consultazione tra i soli iscritti. Dopo aver analizzato con due articoli, il primo scritto da me e l’altro da Simone Pesucci, i motivi dell’inaspettata vittoria, adesso cerchiamo di guardare al futuro: quale sarà il profilo del PD a guida Schlein? E quali le difficoltà di gestione?

Buon ascolto!

Soffia il vento ma sarà Bufera?

Ricevo e pubblico molto volentieri il contributo di Simone Pesucci in merito all’elezione di Elly Schlein quale nuova segretaria del Partito Democratico.

PREMESSA:

Lunedì mattina, dopo l’esito delle primarie che hanno incoronato Elly Schlein nuovo segretario del Partito Democratico, ho scritto una riflessione in parallelo con Luca per questo blog. Non avevo letto la sua, che comunque immaginavo giustamente entusiasta, ma quando gliel’ho inoltrata, nel primo pomeriggio, il primo commento è stato “certo che la detesti proprio…”. Se Luca ha percepito nel mio scritto questa avversità nei confronti del nuovo segretario PD, evidentemente deve aver letto cose che non intendevo dire. Ho quindi fatto una serena autocritica, ci ho dormito sopra e ho deciso di riscrivere le mie impressioni, contando stavolta fino a 10.

Dunque, ricominciamo. Domenica sera Elly Schlein ha vinto le primarie del Partito Democratico: il voto è andato in controtendenza rispetto ai risultati dei voti di circolo, ovvero dei tesserati, che avevano espresso una netta preferenza per Stefano Bonaccini. Schlein è la prima donna segretario del PD ma probabilmente è anche la persona che ha fatto intercorrere meno tempo tra la sua iscrizione al partito (12 dicembre 2022) e la sua vittoria. Si perché la nuova segretaria aveva da 7 anni lasciato il Partito Democratico aderendo con Pippo Civati a Possibile, poi lavorando a fianco dello stesso Bonaccini in Emilia Romagna, eletta con una lista civica a sostegno di quest’ultimo. Elly Schlein aveva lasciato il Partito Democratico dopo anche l’esperienza di OccupyPD (una protesta interna per  la mancata candidatura di Romano Prodi a Presidente della Repubblica – non certo la cosa più di sinistra che mi verrebbe in mente) e soprattutto in dissenso con la linea politica di Renzi definendola “di centro-destra”. La neo segretaria vanta un curriculum di tutto rispetto: laurea con lode in diritto costituzionale, impegnata in politica da sempre, già europarlamentare, sostenitrice di Obama e molte altre qualità che, quando le professava Letta facevano schifo, ma scritte sulla pagina Wiki di Elly Schlein piacciono molto. Disclaimer: anche se sembra ironico, apprezzo realmente il curriculum di questa giovanissima ragazza perché effettivamente è una attiva in politica da sempre, una che ha fatto la “gavetta” come pochissimi altri politici attuali.

Fondamentalmente però i valori “di sinistra” che tutti applaudiamo in lei, non sono tutti realmente tali nel senso stretto del termine: sembra una banalità dirlo, ma la battaglia per i diritti civili, per la parità tra uomini e donne, per i diritti lgbtq+ sono tutti valori propri del compianto partito radicale guidato anch’esso da una donna. E anche la lotta per l’ecologia è una battaglia non di sinistra, bensì dei Verdi. Che poi, almeno per me, se sei una paladina dell’ecologia e antinucleare, sei al pari di un medico novax, spiace dirlo con l’aggravante anagrafica e culturale (cioè sei troppo giovane e intelligente per essere ancora legata a questioni apertamente antiscientifiche!). Ha anche una visione opaca sulla gestione del conflitto in Ucraina visto che ha manifestato una manciata di mesi fa contro l’invio delle armi, ma oggi è a favore del sostegno a questo popolo… insomma un pò come la Meloni che si è scoperta atlantista il 26 settembre. Questi valori, un po’ come l’antifascismo, non sono valori “di sinistra” ma sono valori universali su cui sono state fatte, nei decenni passati, battaglie importanti da tutti i partiti, salvo poi essere “assorbiti” da quelli di sinistra che li hanno aggiunti ai propri. Poi, ma non voglio infierire, se una persona “di sinistra” non riesce a rispondere alla domanda “è comunista?” con un “si, certo!” ma con un balbettante “sono nata nel 1985”, allora è stata semplicemente votata l’ennesima meno peggio; perché se viviamo in un paese in cui il presidente della camera rivendica senza alcun problema il proprio anti-antifascismo e si tiene i busti del duce in casa, mentre una donna non può dire di essere portatrice anche di ideali comunisti (che in Italia non hanno mai portato danno proprio perché privi della matrice estremista e antidemocratica che altrove li ha stravolti e resi aberranti), per dirla con Aldo, Giovanni e Giacomo, “la situazione si sta ribaltando”.

Ecco, già lo sento Luca che mi scrive che questo articolo è addirittura peggiore di prima.

Allora cerco di spiegare i motivi per cui mi posso solo limitare a sperare che nessuno resti troppo deluso dall’elezione di Elly Schlein, non tanto per lei, che secondo me invece farà benissimo, ma per l’essersi messa alla guida di un mezzo non suo, che non risponderà mai ai suoi comandi e appena possibile la lascerà a piedi. Il problema, come sempre in questi casi, sono le aspettative che riponiamo in questo risultato storico, che storico non è per il meccanismo stesso delle Primarie del PD. Queste sono infatti un’aberrazione antidemocratica e forse una delle peggiori fesserie fatte da questo partito per autoassolversi dal non essere mai coerente con se stesso. Pensateci: è l’unico partito che si fa eleggere il proprio segretario da tutti gli altri, e non già dai suoi stessi elettori! Le Primarie infatti sono aperte a chiunque, anche a non elettori del PD; un po’ come se volessimo nominare un nuovo presidente dell’Ucraina e farlo votare da tutto il mondo, e non soltanto dal popolo Ucraino (vi lascio immaginare da soli lo scenario possibile), sostenendo che sia una scelta “molto più democratica”.

I circoli, “la base” del PD, avevano scelto un altro candidato: eppure ora devono tenersi un soggetto che non volevano, portatore di una corrente che nel PD, semplicemente, non esiste più, in nome di una sorta di idea malata di democrazia. Il termine democrazia però è riferito alla possibilità che il governo – una qualche forma di leadership – sia nominato dal popolo: la nostra democrazia parlamentare ad esempio è una forma di democrazia indiretta, poiché noi eleggiamo rappresentanti (i parlamentari) che hanno poi l’incarico di scegliere e nominare il governo. Le primarie del PD non sono una forma di democrazia, perché mirano ad eleggere un segretario e, finché la Crusca non viene a dirmi il contrario, faccio fatica a considerare tale figura quale “capo” di un partito. Guardiamo poi cosa significa, statuto alla mano, fare il segretario del Partito democratico. Leggendo attentamente l’art. 5 comma 1 dello statuto del PD, vediamo che: “Il Segretario nazionale rappresenta il Partito, ne esprime la leadership elettorale ed istituzionale, l’indirizzo politico sulla base della piattaforma approvata al momento della sua elezione ed è proposto dal Partito come candidato all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri”. Quindi il segretario è un rappresentante della leadership elettorale e istituzionale, senza dettare la leadership. Ed esprime l’indirizzo politico non suo, ma della piattaforma approvata al momento della sua elezione! Ergo, se non mi difetta la logica, Elly Schlein da domani deve seguire le indicazioni espresse dall’Assemblea nazionale, che, lo ricordo, ai sensi dell’art. 6 comma 4 dello Statuto, “ha competenza in materia di indirizzo della politica nazionale del Partito, di organizzazione e funzionamento di tutti gli organismi dirigenti nazionali, di definizione dei principi essenziali per l’esercizio dell’autonomia da parte delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano”. Insomma votate chi vi pare, ma il Segretario dovrebbe esprimere solamente l’indirizzo politico dell’assemblea nazionale. Trovo questa affermazione pleonastica in un Partito che ha la parola “democratico” nel suo nome, ma evidentemente non è così, se tutti coloro che hanno votato Elly Schlein auspicano un cambio di rotta del PD. Perché delle due l’una: o veramente Schlein è in grado di dirottare il partito verso idee diverse da quelle che fino ad oggi ha sostenuto (e quindi sostanzialmente non è un partito democratico ma un soggetto populista che prende le vesti che gli rifila una platea di persone più ampia del suo stesso elettorato), oppure Schlein non conta granché, se non come un generico segnale che pure a sinistra volevano avere una giovane donna come portavoce; non per le sue idee, ma per la sua identità. Che ci può pure stare, per carità ma a mio avviso c’è anche una terza via, quella del bieco realismo.

Il Segretario del PD è una figura assai vicina al povero Sig. Malausséne di Pennac: è il Capro espiatorio che serve al Partito democratico per avere qualcuno a cui dare la colpa quando e se le cose dovessero andare male. Lo è sempre stato, da Bersani a Renzi (con lui anche meglio, attribuendogli letteralmente tutto ciò che di sbagliato il PD ha mai fatto durante il suo governo, quasi come non fosse stata roba votata da tutti gli altri esponenti), da Zingaretti a Letta e ora Schlein. Così, se detterà una linea guida più forte, sarà tacciata internamente di non essere democratica, mentre se sarà piegata dalle mille correnti contrarie e farà peggiorare i consensi elettorali, sarà lei l’unica causa di tale disfatta. In quest’ottica, il buon Bonaccini ha più ragioni per festeggiare la sconfitta che Schlein di brindare alla vittoria, perché si è scansato l’accantonamento mediatico e potrà sempre contare sul gradimento di cui gode come presidente di regione.

Riassumendo il senso di questo articolo, ribadisco che il problema non è assolutamente Elly Schlein, ma l’aspettativa di un cambio di rotta di un partito politico che dovrebbe cambiare ideologia perché il suo segretario gliela impone. Vedo che molti auspicano che nessuno metta i bastoni tra le ruote al nuovo segretario, lasciandola lavorare (ma in passato è sempre successo, anzi la stessa Schlein lo ha fatto, di manifestare il dissenso rispetto alla linea politica del segretario abbandonando il partito…. non vedo perché ora dovrebbe andare diversamente). Un partito politico deve essere il faro dei propri elettori, non il contrario: se questi si rivedono nell’ideologia che porta avanti, lo votano; altrimenti vanno altrove. Se è il partito che deve cambiare idea per compiacere il proprio elettorato, quel partito è populista.

E non si chiama partito, si chiama Movimento.

Ma oggi limitiamoci a festeggiare quella che per molti è una vittoria, vedendo emergere una figura giovane e nuova, con le sue speranze e le sue idee, alla guida di quel vecchio macinino che è il Partito democratico.

Auguri Elly!

Il buono, il brutto, il cattivo

HELLAS VERONA – FIORENTINA = 0 – 3

Finalmente una Fiorentina sporca, brutta, cinica e cattiva!! Dopo tanti, troppi punti lasciati stupidamente per strada, i viola conquistano una vittoria fondamentale in quel di Verona e si tirano fuori, speriamo definitivamente, dalle secche della bassa classifica. Vincenzo Italiano ha dimostrato ancora una volta due cose che non dobbiamo dimenticare mai: innanzitutto che è un allenatore di campo, uno che ha bisogno di tempo per modellare le sue squadre, un tecnico che però, quando ha i giorni sufficienti a preparare la partita resta uno dei migliori della nuova generazione. Anche a Verona, contro una compagine in salute che nelle ultime settimane aveva messo in difficoltà chiunque, è riuscito a trovare i punti deboli degli avversari colpendoli senza pietà. Il ritorno al 4-2-3-1, in cui Barak galleggiava tra le linee e la coppia dei mediani composta da Mandragora ed Amrabat schermava ancora una volta la coppia difensiva con l’italiano più propenso a gestire il pallone, è stata la mossa vincente che ha spento i due esterni scaligeri (Doig e Faraoni) ed ha fatto ammattire Tameze intento a rincorrere tutti senza poi avere la lucidità necessaria per far ripartire l’azione. La seconda cosa da sottolineare è che il gruppo squadra è con Vincenzo Italiano: anche quando il mister fa turnover e lascia in panchina contemporaneamente il capitano Biraghi, l’acciaccato Milenkovic, il faro Bonaventura ed il simpatico Jovic, il gruppo resta compatto e dimostra di remare tutto nella stessa direzione. Se sono felice di fare i complimenti al mister ed alla squadra per aver portato a casa tre punti fondamentali, resta ancora qualche punto interrogativo da risolvere. Innanzitutto le occasioni ghiotte che la Fiorentina ha lasciato nel primo tempo a Lasagna (clamoroso il suo errore) e nella ripresa a Gaich, poi la fluidità di manovra che anche stavolta è stata piuttosto farraginosa forse anche per la maggioranza di calciatori mancini contemporaneamente in campo ad inizio gara, ben sei su dieci giocatori di movimento!  

La trasferta di Verona ci lascia dunque sensazioni positive, con il morale e la serenità forse finalmente ritrovati anche in campionato, dopo che nelle coppe i viola stanno regalando gioie e sogni. Sabato i viola affronteranno il lanciatissimo Milan di Pioli che, dopo un periodo difficile, è stato capace di rimettersi in carreggiata grazie ad alcuni accorgimenti tattici azzeccati. La gara del Franchi potrebbe permettere alla Fiorentina di sfatare diversi tabù, dal successo interno che manca da troppo tempo, alla vittoria contro una squadra che occupa una posizione di classifica migliore, cosa mai riuscita a Vincenzo Italiano ed i suoi ragazzi in questa stagione. Tre punti contro il Milan potrebbero riportare definitivamente il sereno in vista dello sprint finale!  

IL BUONO

  • Barak: riproposto nel ruolo di trequartista, gioca finalmente una partita totale. Si inserisce negli spazi, attacca sempre Tameze, trova la via della rete: insomma si traveste da quel giocatore che tutti aspettavamo. Speriamo non si fermi più.
  • Ikonè: una volta tanto è una sua giocata a decidere la partita. Sgomma a 100 all’ora contro il malcapitato Dawidowicz e serve perfettamente il sinistro di Barak che, dopo poco più di dieci minuti, mette in discesa la partita. Alterna poi come al solito giocate di classe pura ad errori incommentabili, ma per stavolta va bene così. Assist man importante!
  • Cabral: l’attaccante di lavoro deve spedire i palloni in porta e Arturone anche stavolta non tradisce. Peggio di altre volte in fase di copertura della palla, meno coinvolto nel gioco di squadra, sfrutta comunque il corner grazie al quale anticipa Hien e regala alla propria squadra il raddoppio. Titolare fisso!
  • Dodò: una volta tanto gioca una partita assolutamente convincente. Contro quello che doveva essere il giocatore più in forma del Verona, Doig, corre su e giù sulla fascia regalando anche palloni invitanti agli attaccanti senza farsi mai prendere alle spalle dal dirimpettaio. Risveglio vicino?
  • Clean sheet: avrei potuto premiare il gesto tecnico di Biraghi (che però poi rovina tutto con la solita polemica da quattro soldi) oppure l’ennesima solida prova di Mandragora (che non è un regista ma si fà sentire), però la notizia della porta inviolata di Terracciano è la più importante. Dopo troppe gare in cui la Fiorentina subiva sempre almeno una rete, riuscire a tornare a Firenze con la porta inviolata regala serenità e fiducia. Avanti così!

IL BRUTTO

  • Occasioni concesse: anche se Terracciano è uscito imbattuto dal Bentegodi, l’occasione fallita da Lasagna nel primo tempo è clamorosa. Forse il vento sta cambiando ed i viola non vengono più puniti al primo errore, ma sarebbe comunque preferibile non sfidare la buona sorte. Col Milan certe disattenzioni potrebbero costare care!

A voi per i commenti!!

Un esito imprevedibile, mai visto: Elly Schlein è segretario del PD!

E’ stata una svolta storica, incredibile, del tutto inaspettata anche dai più grandi istituti demoscopici che ancora una volta hanno dimostrato di non saper più fotografare il paese reale.

Un paese reale che, attraverso la partecipazione alle primarie di più di 1 milione di persone, ha deciso di voltare pagina in maniera roboante, quasi come se non fosse più possibile cercare un’operazione di maquillage, ma fosse necessario un salto in avanti, forse nel buio, ma che cercasse di indicare una strada nuova, quella di Elly Schlein. E’ stata la campagna elettorale della prima volta: quella del rovesciamento del risultato tra i circoli ed i gazebo (con il voto degli iscritti Bonaccini aveva più di 10 punti di vantaggio), di un segretario finalmente donna, di una under 40 alla guida, di una donna perlopiù bisessuale che mette al centro del proprio programma i diritti del lavoro, quelli sociali e la lotta al cambiamento climatico.

In tutte queste prime volte sta il fascino e contemporaneamente il rischio della sfida di Elly Schlein, una sfida che prova, forse per l’ultima volta, a ricostruire una comunità intorno ad una piattaforma valoriale che troppe volte negli ultimi anni è stata piegata al mero interesse di governo. E’ chiaro che sarà dura da digerire per tanti signori delle tessere, per tanti capi bastone un segretario donna, femminista, ecologista, bisessuale, ex europarlamentare, una di occupy PD uscita insieme a Civati per creare Possibile, adesso deputata dopo l’esperienza in regione Emilia Romagna quale vice presidente proprio di Bonaccini. Schlein è riuscita a fare breccia sugli elettori, più che sugli iscritti, stanchi di un Partito Democratico ormai prono ai soli interessi di governo, un partito del potere che si era dimenticato da troppi anni quale fosse il proprio blocco sociale di riferimento, una macchina che aveva come unico obiettivo quello di spartirsi le poltrone del potere governando con chiunque ed indipendentemente da ciò che veniva messo in atto, indipendentemente dai valori o dalle ricadute sulle fasce più deboli della società.

Sono chiari però fin da subito anche le difficoltà ed i rischi di questa scelta così dirompente. Innanzitutto dobbiamo ricordare che Elly Schlein è stata votata più dai non iscritti ai gazebo che dagli iscritti al PD che hanno votato nei circoli. Inoltre il nuovo segretario fino a due mesi fa nemmeno era tesserata del partito, e questo, sommato ai voti esterni al partito, oltre ad essere un’oggettiva anomalia, rischia di costituire i piedi d’argilla di un segretario azzoppato. I delegati del partito, i gruppi intermedi, i tesserati, potrebbero non sentirsi rappresentati da una persona che è stata tra le più aspre oppositrici delle politiche liberiste e riformatrici del periodo renziano: siamo sicuri che tutti coloro i quali invocavano la collaborazione nel caso di vittoria di Bonaccini, siano pronti ad offrirla adesso? Ed inoltre, le varie anime del PD, soprattutto quelle più vicini agli ex DC, saranno pronte a mettersi a disposizione di un progetto che ha parole marcatamente di sinistra? Ciò che si può dire è che, avendo di fronte qualche anno di opposizione, avere un segretario che segni maggiormente le differenze dal governo in carica (anziché fare i complimenti al premier Meloni come fatto da Bonaccini), che parli finalmente una lingua diversa, rivolta ai giovani ed alle donne, che sia più schierata quando si parla di diritti civili, sociali e del lavoro, potrebbe aiutare a far tornare a battere il cuore ad un popolo ormai disperso, senza piazza e senza governo.

Altri nodi però verranno presto al pettine, come quelli relativi al tema delle alleanze. Con Schlein, è molto probabile un riavvicinamento non solamente all’Alleanza Verdi-Sinistra ma anche al Movimento 5 Stelle, mentre sembra più difficile un dialogo col Terzo Polo che ha già iniziato ad ammiccare all’ala più riformista del PD: riuscirà Schlein a tenere unito il partito?  E sul territorio, quasi tutti i governatori ed i sindaci più importanti che si erano schierati con Bonaccini, ad esempio De Luca a Giani, saranno leali adesso che il loro candidato ha perso? Si apriranno poi tante questioni nelle diverse regioni, basti pensare alla nostra Toscana: con Bonaccini erano schierati Giani, Nardella, Parrini e Bonafé, insomma tutto l’apparato che ha fatto il bello ed il cattivo tempo nella nostra regione negli ultimi anni. Ci aspettano mesi di fibrillazioni oppure tutti saranno pronti a lavorare per il bene del partito?

Ne parleremo ancora, qui sul blog con articoli e magari con un podcast dedicato, perché l’unica cosa di cui sono certo è che Schlein si sia presa una brutta gatta da pelare ed allora….

Buon lavoro segretario!