Tra Mastantuono e Deportivo

Nel giorno di Mastantuono la Fiorentina scende in campo per un’altra amichevole internazionale, quella contro il Deportivo la Coruna.

L’attenzione però, è rivolta tutto verso il numero 30 argentino atterrato poco prima a Peretola ed accolto come un campione. Un ragazzo di nemmeno 19 anni che accende una città, un calciatore che è già stato paragonato ai più grandi della storia argentina ma che ha deluso lo scorso in maglia Real, un poco più che maggiorenne torna a far sognare un popolo, quello viola, che da troppi anni aspettava un colpo così. In molti hanno storto la bocca perché arriva in prestito secco ma sinceramente a me non interessa nemmeno un po’! Un colpo come Mastantuono rimette Firenze sulla cartina del calcio che conta in una stagione in cui i viola non giocano nemmeno in Europa e dimostra che finalmente la Fiorentina prova a tornare grande, a rinascere dalle ceneri di una gestione societaria quantomeno deficitaria. Adesso possiamo dire che con la maglia viola gioca uno dei più grandi talenti dell’ultima generazione, uno dei calciatori che tutti ci invidieranno, un talento talmente cristallino da essere paragonato a due discreti giocatori che di nome fanno Diego e Lionel. Sono esagerato? Ho perso la testa? Il calcio è innanzitutto passione, sentimento, trasporto, sogno: ed allora almeno stavolta godiamocela fino in fondo anche se durerà una sola stagione! Negli ultimi anni ci siamo sciroppati Sottil, Ikone’, Kouame’ e chi più ne ha ne metta….. Stavolta esultiamo noi!!!

Venendo alla partita dobbiamo dire la verità: i ritmi sono stati balneari e l’intensità non è sembrata quella di una gara di Champions League, ma qualche nota tattica e qualche giudizio sui calciatori si può comunque dare. Mister Grosso, che aveva iniziato la preparazione ed aveva schierato le prime formazioni con il 4-3-3, sembra aver in parte aggiustato il tiro. Probabilmente a causa della penuria di esterni a diposizione, la Fiorentina di ieri ha mutato in parte volto sia nella fase offensiva che in quella difensiva. In possesso palla infatti, Gudmundsson ed Atta hanno giocato nei mezzi spazi tra Kean ed i centrocampisti venendo spesso a lavorare dentro il campo: così facendo, la squadra ha avuto meno ampiezza ma ha aperto praterie per i due terzini, ieri Joao Mario e Valdepenas, che sono stati chiamati ad andare spesso sul fondo a giocarsi l’uno contro uno. Certo è un calcio diverso rispetto al 4-3-3 visto a Sassuolo, ma è sicuramente un modo di giocare più adatto ai calciatori a disposizione ed al neo arrivato Mastantuono. Ieri la manovra è sembrata più compassata, probabilmente per la diversa interpretazione del ruolo tra Fagioli ed Oulai: mentre l’ivoriano è un calciatore che già con il primo controllo di palla si pone faccia alla porta avversaria alla ricerca di una verticalizzazione o di un duello individuale, l’ex Juventus riparte spesso dal portiere o dai difensori e predilige comunque un gioco orizzontale con cui è più difficile guadagnare velocemente spazio in avanti.

Quanto invece alla fase difensiva, la Fiorentina ha adottato in fase di non possesso un 4-4-1-1 con Atta che si allargava a sinistra, Ndour a destra e Gudmundsson in verticale a Moise Kean (ieri apparso un po’ svagato). Oltre alla disposizione degli uomini, i viola hanno cercato più volte una fase di riaggressione più alta per recuperare palla più vicino alla porta avversaria. Certo sono impressioni, ma nelle prime gare i viola si chiudevano in un blocco difensivo più basso con i due esterni offensivi che stringevano verso le mezze ali chiudendo la squadra in un 4-5-1.

Passando alle prestazioni individuali, Joao Mario e Valdepenas hanno offerto buone sensazioni sia in fase difensiva che nella capacità di accompagnare l’azione; lo spagnolo ha avuto solo una piccola sbavatura, ma sembra un profilo ideale per l’idea di gioco di Grosso. Dietro poi, ha impressionato Dragusin: roccioso, attento, sempre attaccato al diretto avversario, dominante di testa sia nella propria area di rigore che in quella avversaria. Se migliora anche in leadership vocale, diventa un acquisto top!! Chiudo con due centrocampisti, Atta e Ndour; quest’ultimo ancora non è pulitissimo tecnicamente e sbaglia qualche cross e passaggio di troppo, ma ha una dote fondamentale, la capacità di trovare la porta tanto che anche ieri ha trovato la rete dopo un bello schema su palla inattiva grazie all’ assist di testa di Dragusin.  Due parole in più le merita un calciatore che si sta rivelando semplicemente sensazionale: Arthur Atta è uno di quei giocatori che negli ultimi anni ho sempre sognato arrivasse a Firenze! Classe, giocate mai banali, conduzione della palla a testa alta, assist sempre in canna, spirito di sacrificio in fase difensiva e poi quel caracollare continuo che mette sempre fuori tempo il diretto avversario: in alcune serpentine in mezzo al campo ieri sera mi ha ricordato un discreto calciatore che ha vinto tutto in carriera, della stessa nazionalità, con due Z nelle iniziali di nome e cognome. Magari ho bestemmiato ma hai visto mai…..

Si ricomincia a seguire la nostra Fiorentina

Ci siamo lasciati due mesi fa al termine del campionato più faticoso e tribolato da quando esiste questo blog, un campionato il cui unico dato positivo è stato il raggiungimento della salvezza.

Dalla fine di maggio in poi, il mondo Fiorentina si è capovolto totalmente ma nel frattempo abbiamo potuto osservare (non riesco ad utilizzare il termine ammirare) il mondiale più povero tecnicamente e meno interessante tatticamente che io ricordi. Un mondiale che è stato utilizzato dallo scodinzolante Infantino, al guinzaglio di Donald Trump, come cassa di risonanza di un prodotto commerciale che non è più calcio. Dal break di quasi 5 minuti per tempo che ha sostanzialmente diviso la partita in 4 tempi per vendere più spot commerciali, all’intervallo della finale tra Spagna ed Argentina durato praticamente mezz’ora per uno show che sapeva di Super Bowl ma che niente aveva a che fare con quella che ricordavo come la manifestazione più bella del mondo. Il presidente della Fifa, in nome degli interessi economici e del proprio consenso politico, ha tradito gli ideali tecnici e sportivi dello sport più amato del mondo, quello che io amo da quando sono bambino, un disastro che meriterebbe una riflessione molto approfondita a tutti i livelli.

Nel contempo però, a Firenze, si è assistito ad una rivoluzione silenziosa che sinceramente non avrei mai creduto possibile. Il nuovo plenipotenziario dirigente Paratici ha sostanzialmente ridotto al silenzio (il fu) Direttore Generale Ferrari, ha cambiato o integrato tutte le aree tecniche, mediche e gestionali della società ed ha infine dimostrato che sul mercato si può anche comprare senza aspettare di vendere o di mendicare un prestito gratuito nella seconda metà di agosto. Una rivoluzione copernicana ancora a metà ma che ci indica finalmente una rotta dal settore giovanile fino alla prima squadra: la scelta ad esempio di Andreazzoli quale tecnico della Primavera mette finalmente al centro la crescita del potenziale calciatore da inserire in prima squadra anziché la vittoria al Torneo di Viareggio, così come il rafforzamento (o forse la costruzione ex novo) dell’area scouting mostra che si può far arrivare calciatori anche dai campionati esteri e senza affidarsi solamente ai medesimi procuratori. Infine il completamento dell’area medica mostra come le competenze non possano e non debbano arrivare da una singola persona ma da un team di esperti.

Certo però, tutto questo non può essere sufficiente se il lavoro della società non si riflette sul campo da gioco. Dopo le prima due sgambate, la Fiorentina ha affrontato ieri, nell’ormai consueta tournée inglese, il Queens Park Rangers formazione di Championship che inizierà il campionato già il prossimo 9 agosto. La squadra viola è ovviamente ancora in costruzione, alcuni ruoli sono completamente sguarniti con calciatori indietro di condizione o con la testa da un’altra parte. A tutto ciò si deve aggiungere la scarsa conoscenza tra la squadra e mister Grosso che sembra però aver già chiesto alcune cose fondamentali: in fase difensiva ci si chiude tutti insieme centralmente offrendo solamente l’esterno del campo, l’attaccante torna molto dentro la propria metà campo, i due esterni alti vengono ad aggiungersi ai tre centrocampisti formando una linea a 5. Una volta tornati in possesso di palla poi, la squadra deve essere brava ad aprirsi a ventaglio (molto bene in questo Jimenez) e la circolazione della palla deve essere rapida e verticale. Certo sono ancora idee embrionali, ma se il sistema di gioco deve ancora essere oliato, alcune prestazioni individuali e caratteristiche dei calciatori possono farci aprire una piccola riflessione.

Partiamo da chi ha rubato decisamente l’occhio, cioè Arthur Atta: calciatore elegantissimo che sembra quasi giocare in frac, esce sempre a testa alta dalle situazioni spinose, non butta mai via il pallone, ha un cambio di passo notevole palla al piede. Oltre a ciò, si muove spesso tra le linee senza offrire riferimenti agli avversari ed ha una gran bella confidenza col gol: promosso a pieni voti!! Un gradino sotto ecco l’ex Milan Jimenez; seppur impiegato esterno alto, ha mostrato cambio di passo, personalità, voglia di mettersi in  mostra, ritmo e capacità di guadagnare il fondo con continuità. Certo non un funambolo tecnicamente ma considerando che ha poco più di 20 anni, un ragazzo assolutamente da seguire! Dei nuovi poi, meritano una menzione anche Viery e Oulai: il difensore brasiliano ha mostrato sicurezza, forza fisica, attenzione nella marcatura ed un discreto piede per far ripartire l’azione. L’ivoriano invece è un furetto che non si ferma mai e vuole sempre il pallone tra i piedi, un calciatore di quelli che si fanno sempre trovare liberi per cercare la giocata, uno di quelli che pensano istintivamente alla verticalizzazione per l’attaccante. Sinceramente nasce qualche dubbio sulla possibile coesistenza con Fagioli, ma dobbiamo ricordare che il neo arrivato lo scorso anno ha giocato spesso mezz’ala sinistra. Per finire, della vecchia guardia, non possiamo non notare che Mandragora ha ancora una volta mostrato una mentalità superiore: considerando l’abbondanza in mezzo al campo avrebbe anche potuto entrare in campo come ha fatto Fabbian (ancora una volta trasparente), invece ha lottato, calciato in porta, trovato l’inserimento di testa (della palla di Croci non parlo perché non vorrei esaltarlo troppo ma cercatela nei video della gara di ieri perché è da leccarsi i baffi), insomma ha fatto ciò che dovrebbe fare un leader silenzioso della squadra.

Chi invece non riesco più a sopportare con la maglia viola addosso è Dodò: ci ho provato più volte a giustificarlo ma adesso basta! Preso spesso in mezzo, commette un fallo da rigore che mostra plasticamente l’atteggiamento con cui è entrato in campo. Il terzino brasiliano, che continua a godere di una stampa benevola nonostante le prove troppo spesso insufficienti spero abbia i giorni contati a Firenze: non bastano più i sorrisi, i capelli viola, i giornalisti e siti amici che lo lisciano spesso, il suo tempo è veramente finito.