Appunti sparsi dal mondo della scuola (Una scuola per crescere)

Come molti di voi sapranno, il mio impegno all’interno del Consiglio di Istituto si è esaurito con le elezioni dello scorso ottobre, ma l’interesse e la passione per le faccende scolastiche non si cancella. Continuo infatti a credere fermamente nel valore della scuola non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello relativo alla socializzazione, al rispetto delle regole, al vivere in comunità.

E’ anche per questo che, quando una delle persone che ha deciso di portare avanti il lavoro dei consiglierei uscenti, tra l’altro un’amica molto capace, mi ha chiesto di lasciare aperto questo canale informativo sul mio blog, non ho potuto dire di no.

Inizia dunque oggi una seconda fase della rubrica con un nome che viene integrato con la locuzione “Una scuola per crescere”, una fase in cui proverò ad essere il megafono di un gruppo di persone che si impegnano per cercare di rendere il nostro istituto un luogo più accogliente, sicuro ed a misura di bambino ed adolescente. Ogni volta cercherò, insieme a Silvia, di sottolineare quelle problematiche più vicine alle famiglie delle allieve ed allievi per spiegare quali soluzioni si è deciso di intraprendere e perché.

Nonostante il cambio dei consiglieri, il clima è rimasto sereno e collaborativo e questo aspetto permette una capacità di confronto senza la quale non sarebbe possibile fare un’analisi complessiva dei problemi. Gran parte del merito è certamente di un Dirigente Scolastico sempre pronto ad ascoltare, a confrontarsi, a cercare soluzioni condivise. Grazie anche a questo atteggiamento sempre collaborativo, durante questa estate, il nostro istituto comprensivo sarà tra quelli che offriranno delle settimane di apertura della scuola nei mesi di giugno e settembre. Lo scorso anno, purtroppo le date di apertura erano state comunicate con molto ritardo poiché si era in attesa di capire se sarebbero arrivati i finanziamenti necessari per attivare il servizio e dunque le famiglie raggiunte dalla notizia furono la minoranza. La speranza è che quest’anno, grazie ad una tempistica diversa, l’informazione sia più capillare e la situazione più chiara: sarà importante avere non solamente la circolare dalla segreteria, ma anche una collaborazione da parte dei rappresentanti di classe che facciano girare la voce sulle settimane di apertura. L’estate è da sempre un tasto dolente per le famiglie e dunque il servizio è di fondamentale importanza perché va incontro a un’esigenza concreta, quella di non trovarsi di fronte a una pausa estiva troppo lunga e difficile da gestire.

Se dunque l’apertura estiva cerca di andare incontro alle esigenze della famiglia, un tema che invece investe la scuola nei mesi di apertura è quello dei finanziamenti e dell’offerta formativa. Anche lo scorso consiglio di istituto si era misurato spesso con il problema relativo al contributo volontario: anche nell’ultima riunione infatti, è emerso con chiarezza quanto l’equilibrio economico della scuola si fondi anche sui contributi versati (o non versati) dalle famiglie, soldi che permettono di sostenere attività, progetti e miglioramenti altrimenti impossibili. I rappresentanti dei genitori presenti in Consiglio si sono assunti l’impegno di spiegare in modo ancora più trasparente e dettagliato a cosa serve questo contributo: l’idea è quella di realizzare volantini informativi pensati per chiarire finalità e modalità. Si è deciso inoltre di lasciare aperta la finestra per il pagamento fino alla fine dell’anno scolastico, cosa che prima non accadeva.

Al termine della riunione, è stato poi affrontato brevemente il tema dei “Patti digitali”. Docenti, Dirigente e genitori hanno espresso grande interesse e hanno deliberato positivamente in merito alla volontà di creare alcuni momenti di confronto dedicati all’uso del digitale da parte dei bambini nelle diverse fasce d’età, tema che finalmente sta arrivando anche sui mass media. Crediamo sia compito anche e soprattutto della scuola quello di educare ad un uso consapevole delle nuove tecnologie e dei social media poiché purtroppo o per fortuna sono strumenti di cui non è più possibile fare a meno. L’idea è quella di aprire uno spazio di dialogo e di riflessione condivisa che coinvolga tutta la comunità scolastica in modo da arricchirsi attraverso il confronto. Nelle prossime settimane sono previsti diversi incontri tra gli organizzatori per definire modalità e orari degli eventi, nella speranza che la partecipazione sia numerosa e collaborativa.

Il talento – parte quinta

Abbiamo dunque terminato la quarta tappa del nostro viaggio dentro il talento, sottolineando l’importanza della maggior accuratezza, da parte della Federazione, della scelta del peso e della dimensione della palla a seconda dell’età del bambino.

E’ chiaro dunque che la naturalezza con cui un bambino può governare l’attrezzo è una condizione necessaria al raggiungimento del divertimento nello sport che si pratica. Ma una volta trovata la dimensione giusta della palla, qual è la cosa più importante per il nostro bambino che inizia a giocare a calcio? Siamo sicuri che l’allenamento sia sufficiente a sfamare la voglia di calcio? Siamo certi che le partitelle tra compagni a fine seduta, i calci di rigore battuti per sfida, i tiri in porta alla ricerca della rete, bastino a placare l’istinto di emulazione e la voglia di superarsi che ogni bambino ha dentro sé stesso? La risposta è tanto semplice, quanto scontata: NO! Ogni bambino, ogni ragazzo, ogni persona che ha cominciato a giocare a calcio, come ciascun bambino inizi a praticare un altro sport, ha l’ambizione e la volontà di misurarsi con gli altri in una partita di calcio, di basket, in una gara di corsa, in un salto in pedana. Ogni uomo, e dunque ogni bambino, è istintivamente competitivo ed ha come obiettivo personale quello di superare gli altri e vincere. Negli sport di squadra, che io da sempre prediligo, le gioie ed i dolori, così come gli applausi e le delusioni, vengono suddivise tra tutti i protagonisti e dunque è più semplice coinvolgere tutti i bambini e non far sentire loro il peso della eccessive responsabilità, ma comunque il momento della partita o della gara è il fulcro della propria attività. Sia che lo si prenda come verifica del lavoro svolto durante la settimana (come dovrebbe essere all’interno delle scuole calcio), sia che si veda invece come la volontà di superare gli avversari, è la partita ciò che dà senso a tutto il resto. Senza la partita, senza il confronto tra squadre, tutto è bello ma incompleto.

Perché questa premessa direte voi? Semplicemente perché fino alla svolta culturale degli anni Novanta di cui stiamo parlando in questi approfondimenti, a tanti bambini era negato il diritto alla partita settimanale, al confronto, al divertimento. Anche io, come il mio amico fraterno Simone, ho passato alcune domeniche mattina in panchina a guardare gli altri giocare. Allenarsi tutta la settimana, aspettare le convocazioni dell’allenatore, fare un viaggio in macchina pensando a come andrà la partita e poi…tornare a casa senza aver giocato nemmeno un minuto! E non si parla di ragazzi di 14, 15 o 16 anni a cui puoi spiegare le motivazioni tecniche, tattiche o fisiche, ma di bambini di 7 o 8 anni che vengono a fare sport per divertirsi, per stare con i propri amici, per sentirsi accettati. La regola per cui nelle categorie della scuola calcio è obbligatorio che tutti i bambini giochino almeno un tempo di gara ha rappresentato un passo avanti enorme non tanto e non solo in ambito sportivo, ma soprattutto in ambito sociale. Pensate a quanti bambini possono essere stati presi in giro o emarginati perché all’interno di un gruppo non ritenuti all’altezza di far parte della squadra. Se l’allenatore per primo non prendeva in considerazione quel bambino, vi immaginate cosa poteva accadere dentro uno spogliatoio di soli bambini? Ecco che si torna per l’ennesima volta all’importanza che riveste il calcio, che riveste qualunque sport: veicolo di integrazione, di socializzazione, di rispetto tra diversi. In questo caso si può dire che una piccola regola ha rivoluzionato il modo di gestire il gruppo squadra ed ha restituito alla scuola calcio quella funzione sociale che purtroppo era spesso stata smarrita.

Tale obbligatorietà ha portato poi alcuni cambiamenti anche nella considerazione stessa delle gare. La stragrande maggioranza delle società e degli istruttori, sceglievano e scelgono tutt’ora la strada delle squadre abbastanza omogenee. Mi spiego meglio: avendo in un gruppo squadra alcuni bambini più avanti fisicamente, tecnicamente o anche solo nello sviluppo psicomotorio, in una gara di 3 tempi vengono impiegate tre formazioni di un valore più o meno omogeneo. Talvolta però può accadere che determinate società che hanno più squadre, o determinati istruttori che vogliono lavorare in maniera diversa, tendano a creare squadre o formazioni di “Serie A” e squadre o formazioni di “Serie B”. Ecco che anche in questo caso, si è cercato di ovviare a ciò considerando, ai fini del risultato, ogni tempo come fosse una partita e non facendo classifiche basate sui risultati del campo in modo da cercare di limitare l’esasperazione di certi personaggi che ancora oggi gravitano anche all’interno delle scuole calcio.

L’aspetto fondamentale è stato dunque quello di dare a tutti l’opportunità di giocare la partita e di offrire a tutti i bambini un tempo sufficiente a divertirsi, a sentirsi protagonisti, a migliorare la propria autostima e perché no le proprie capacità tecniche e fisiche. Nella prossima puntata, scenderemo maggiormente nel dettaglio tecnico per cercare di capire il perché di certe scelte operate dalla Federazione e dalle scuole calcio del territorio.