L’eterno gioco dell’oca

Come troppo spesso ormai accade con la nostra amata Fiorentina, anche in questo weekend prima di scrivere sul mio blog ho avuto bisogno di riflettere e di ritrovare lucidità e serenità. Quando mi sembrava di essere pronto però, i viola hanno voluto esagerare decidendo di esonerare “il solo ed unico candidato preso in considerazione per il ruolo di mister” Fabio Grosso per richiamare Paolo Vanoli, il vero artefice della miracolosa salvezza della scorsa stagione. In questo eterno rincorrersi di eventi sempre uguali a sé stessi, dopo la sconfitta contro il Torino ci siamo ritrovati, esattamente dopo 12 mesi, nella medesima situazione terribile. È cambiato il direttore sportivo, è cambiato l’allenatore, è cambiata la quasi totalità dei calciatori che indossano la maglia viola ma la Fiorentina è nuovamente una squadra senza identità, senz’anima, senza né capo né coda e, fortunatamente con più tempo a disposizione, è stato richiamato Vanoli, l’unico che era riuscito a mettere ordine nello spogliatoio viola e dare un senso logico alla squadra in campo.

Certo adesso si deve ricominciare daccapo perché, come cercherò di descrivere, abbiamo problemi in ogni zona del campo ed in ogni situazione si possa presentare nei 90 minuti. Fabio Grosso, che alcuni commentatori difendono (vedasi Sky) perché avrebbe avuto poco tempo per lavorare con la rosa a disposizione, ha due responsabilità evidentissime: la tenuta difensiva e la condizione atletica della squadra. Il reparto arretrato ed il centrocampo infatti, sono stati messi a disposizione del mister fin dalla fine del mese di luglio ma il lavoro non ha dato i frutti sperati. Partendo dalla difesa, Grosso nelle tre gare di campionato ha sempre cambiato gli interpreti ma gli errori si sono ripetuti con continuità: la Fiorentina ha dimostrato di non sapere e di non riuscire a difendere di reparto, evidenziando che la squadra non marca a uomo, non difende a zona, ma soprattutto non si muove mai insieme. Non solo, ma se guardiamo all’atteggiamento dell’intera squadra in queste gare non abbiamo capito quale fosse l’idea di calcio: la linea dei difensori non era alta come con Italiano, né bassa come con Palladino, i centrocampisti non riuscivano mai a stringere verso il centro per compattarsi e fare filtro davanti alla difesa, gli attaccanti provavano a pressare gli avversari singolarmente ed ognuno a modo suo. Inoltre siamo stati capaci di prendere gol di testa e di piede, da fuori e da dentro l’area piccola, in ripartenza ed a difesa schierata, insomma un disastro!!

La fase offensiva è stata indubbiamente condizionata dal ritardo con cui sono arrivati gli esterni, tra l’altro calciatori che giocano a piede invertito, cosa questa che non aiuta il centravanti. Pellegrino infatti, primo erede designato di Kean, è fortissimo di testa ma con gli esterni a piede invertito, se non si manda sul fondo i terzini o si cerca il terzo uomo con l’inserimento del centrocampista, riceve ben pochi palloni utili. Non parliamo poi delle palle inattive: sudiamo freddo ogni volta che gli avversari calciano corner o punizioni, noi invece non siamo mai stati pericolosi nonostante nella squadra siano stati inseriti centimetri in tutte le zone del campo.

Chiudiamo poi con quella che a Firenze sembra diventata una barzelletta, cioè la condizione atletica della squadra. Così come con Pioli lo scorso anno, anche con Grosso la Fiorentina arriva sempre seconda sulla palla, sembra avere meno resistenza degli altri, appare spenta e senza brillantezza. Una coincidenza incredibile che inizia ad essere una cosa ricorrente.

Si chiude dunque in fretta la parentesi Grosso a Firenze, una parentesi talmente breve da fare invidia a Gattuso e Vierchowood, una parentesi che ha però anche un altro padre, cioè Fabio Paratici. Il Direttore della Fiorentina infatti, dopo aver iniziato la campagna acquisti in modo fulmineo, si è oggettivamente incartato su Kean ed ha colpevolmente ritardato l’arrivo dei calciatori più importanti per il gioco di Grosso, cioè gli esterni offensivi. E’ chiaro che da qui si è incrinato qualcosa nel rapporto tra i due e ne è dimostrazione anche il glaciale comunicato stampa con cui è stata ufficializzata la separazione. Il mercato ha comunque disegnato una Fiorentina incompleta, con l’assenza di almeno un centrocampista che faccia filtro davanti alla difesa, una retroguardia con innesti molto giovani o reduci da gravi infortuni ai quali manca una guida: credo infatti che la più grave mancanza, già denotata nella scorsa stagione, sia quella di leaders riconoscibili in campo e nello spogliatoio, di gente che si carichi sulle spalle la squadra nei momenti di difficoltà, che sappia trasmettere tranquillità, forza ed entusiasmo. E se non abbiamo calciatori che lo sanno fare, allora seve un mister con queste caratteristiche: in questo senso credo che Paolo Vanoli sia la scelta migliore in questo momento.

Una sconfitta targata Paratici Grosso

Al netto delle battute sul fatto che “quest’anno gli è cucito!”, ero molto curioso di vedere il nuovo corso della Fiorentina dopo il mercato molto interessante portato avanti da Paratici. Certo non ero tra quelli che pensavano di vedere meccanismi oliati o trame di gioco sfavillanti già alla prima di campionato, ma nemmeno mi aspettavo lo scempio che i giovani virgulti in maglia viola ci hanno offerto all’Olimpico. Ancora una volta il calendario non ci aveva regalato un esordio morbido, ma il dominio assoluto ed incontrastato della Roma di Gasperini è stato a tratti imbarazzante.

Come si evince dal titolo, credo che i due maggiori responsabili della disfatta siano Paratici e Grosso: penso infatti che gran parte delle scelte scellerate di ieri sera siano state del tutto condivise tra il Direttore ed il mister altrimenti non avrebbero una spiegazione logica (ho detto logica non condivisibile!!). Di un Dodò che non ha mai giocato titolare in precampionato e viene impiegato per 90 minuti contro la Roma facendosi maciullare da Malen e non solo, penso che possa essere stato fatto giocare solo per metterlo in mostra (sbagliando) e dimostrare che sta bene fisicamente. Lo stesso discorso potrebbe valere per un Fagioli che ha dimostrato ancora una volta di non avere quel ritmo e quella velocità di pensiero che servono contro squadre che pressano alte e giocano a mille all’ora. Brescianini poi, che sta giocando tantissimi minuti nonostante tutti pensassimo il contrario, avrebbe dovuto dare quella sostanza e quell’equilibrio al centrocampo che invece ha imbarcato acqua per 90 minuti. Infine la gestione di Kean che è stata allucinante. Il calciatore è già stato venduto al Como? Allora non gioca nemmeno un minuto perché devo velocizzare l’inserimento di Pellegrino. L’attaccante della nazionale resta a Firenze? Ed allora gioca finché ha gamba per giocare, attaccare la porta, cercare il gol!

Non voglio infierire poi in merito all’assenza di sostituzioni alla fine del primo tempo, così come alla riproposizione di un centrocampo che lo scorso anno era andato sotto con tutti o l’impiego di Atta sull’esterno sinistro snaturando di fatto il calciatore con la classe più cristallina tra quelli arrivati in sede di mercato. Così come taccio in merito alle dichiarazioni post gara in cui uno spaurito Grosso ha giustificato l’impiego di Dodò “perché voleva dare maggiore sostanza difensiva visto che giocava Mastantuono su quella fascia” oppure sulla mancata titolarità di Valdepenas a vantaggio di Joao Mario perché “avevo bisogno di un calciatore che già conosceva il campionato italiano”.

Giustamente dopo tutta questa pippa il lettore penserà: si ma quindi la logica quale sarebbe? Le possibili spiegazioni sono due ed entrambe hanno bisogno dell’accordo tra mister e società. La prima è che avendo molti giocatori ancora sul mercato (a parte gli invendibili Nzola, Barak e Sottil), la Fiorentina abbia voluto “mettere in mostra” i profili per cui alcune società avrebbero mostrato interesse dimostrando che non sono infortunati o che non hanno mollato fisicamente durante il ritiro. La seconda invece, che spero sia la più plausibile, è che Grosso e Paratici abbiano voluto mettere i calciatori davanti alla realtà, alla loro pochezza. Ha fatto molto più Oulai in un quarto d’ora che Fagioli in tutta la partita, ha saltato più uomini Jimenez in 5 minuti che Dodò in tutto lo scorso campionato, ha mostrato più intraprendenza Kean in venti minuti che tutta la squadra negli altri settanta. Da sabato prossimo dunque, la società potrebbe finalmente sentirsi libera di dare il benservito ai vari Dodò, Fagioli, Brescianini e compagnia cantante dopo aver dimostrato loro che le prestazioni sono scadenti (per non dire di peggio) da ormai un anno e la pazienza è finita. La Fiorentina ha bisogno di linfa vitale e non di encefalogramma piatto: più Oulai meno Fagioli, più Jimenez meno Dodò!!

La gara di ieri sera ci ha però messo in mostra anche due calciatori da cui poter ripartire: Mastantuono ha mostrato di avere l’argento vivo addosso, di possedere talento, garra e voglia di emergere e la bottiglietta scagliata a terra dopo il gol subìto a cui ha assistito dalla panchina mostra quanto tenga a far bene in maglia viola. Dragusin poi, seppur non certo aiutato da una linea difensiva piena di lacune, ha dimostrato di avere presenza, spirito, personalità, cattiveria ed un ottimo colpo di testa, tutte qualità che servono come il pane!

Restano infine sul tappeto anche tante domande e tanti problemi aperti, il più grande dei quali è l’assenza di quegli esterni offensivi che sono il sale del calcio di Grosso. Ad oggi, tolto Mastantuono, a Firenze non sono arrivati calciatori funzionali agli schemi offensivi del mister ed il ritardo è adesso preoccupante. Non solo, ma ci sono tante altre domande alle quali non abbiamo ancora avuto risposte: serve un altro terzino sinistro o basterà adattare uno tra Joao Mario, Ranieri e Viery? Data per assodata la partenza di Kean, nel reparto offensivo siamo in grado di trovare esterni giusti per saltare l’avversario e servire il colpo di testa di Pellegrino? In mezzo al campo infine, abbiamo tanti, troppi giocatori con lo stesso passo e manchiamo di qualità: qui però, io credo, basterà dare le chiavi della squadra ad Oulai e riportare nel suo ruolo Atta ed il lavoro sarà già a buonissimo punto.

Tra Mastantuono e Deportivo

Nel giorno di Mastantuono la Fiorentina scende in campo per un’altra amichevole internazionale, quella contro il Deportivo la Coruna.

L’attenzione però, è rivolta tutto verso il numero 30 argentino atterrato poco prima a Peretola ed accolto come un campione. Un ragazzo di nemmeno 19 anni che accende una città, un calciatore che è già stato paragonato ai più grandi della storia argentina ma che ha deluso lo scorso in maglia Real, un poco più che maggiorenne torna a far sognare un popolo, quello viola, che da troppi anni aspettava un colpo così. In molti hanno storto la bocca perché arriva in prestito secco ma sinceramente a me non interessa nemmeno un po’! Un colpo come Mastantuono rimette Firenze sulla cartina del calcio che conta in una stagione in cui i viola non giocano nemmeno in Europa e dimostra che finalmente la Fiorentina prova a tornare grande, a rinascere dalle ceneri di una gestione societaria quantomeno deficitaria. Adesso possiamo dire che con la maglia viola gioca uno dei più grandi talenti dell’ultima generazione, uno dei calciatori che tutti ci invidieranno, un talento talmente cristallino da essere paragonato a due discreti giocatori che di nome fanno Diego e Lionel. Sono esagerato? Ho perso la testa? Il calcio è innanzitutto passione, sentimento, trasporto, sogno: ed allora almeno stavolta godiamocela fino in fondo anche se durerà una sola stagione! Negli ultimi anni ci siamo sciroppati Sottil, Ikone’, Kouame’ e chi più ne ha ne metta….. Stavolta esultiamo noi!!!

Venendo alla partita dobbiamo dire la verità: i ritmi sono stati balneari e l’intensità non è sembrata quella di una gara di Champions League, ma qualche nota tattica e qualche giudizio sui calciatori si può comunque dare. Mister Grosso, che aveva iniziato la preparazione ed aveva schierato le prime formazioni con il 4-3-3, sembra aver in parte aggiustato il tiro. Probabilmente a causa della penuria di esterni a diposizione, la Fiorentina di ieri ha mutato in parte volto sia nella fase offensiva che in quella difensiva. In possesso palla infatti, Gudmundsson ed Atta hanno giocato nei mezzi spazi tra Kean ed i centrocampisti venendo spesso a lavorare dentro il campo: così facendo, la squadra ha avuto meno ampiezza ma ha aperto praterie per i due terzini, ieri Joao Mario e Valdepenas, che sono stati chiamati ad andare spesso sul fondo a giocarsi l’uno contro uno. Certo è un calcio diverso rispetto al 4-3-3 visto a Sassuolo, ma è sicuramente un modo di giocare più adatto ai calciatori a disposizione ed al neo arrivato Mastantuono. Ieri la manovra è sembrata più compassata, probabilmente per la diversa interpretazione del ruolo tra Fagioli ed Oulai: mentre l’ivoriano è un calciatore che già con il primo controllo di palla si pone faccia alla porta avversaria alla ricerca di una verticalizzazione o di un duello individuale, l’ex Juventus riparte spesso dal portiere o dai difensori e predilige comunque un gioco orizzontale con cui è più difficile guadagnare velocemente spazio in avanti.

Quanto invece alla fase difensiva, la Fiorentina ha adottato in fase di non possesso un 4-4-1-1 con Atta che si allargava a sinistra, Ndour a destra e Gudmundsson in verticale a Moise Kean (ieri apparso un po’ svagato). Oltre alla disposizione degli uomini, i viola hanno cercato più volte una fase di riaggressione più alta per recuperare palla più vicino alla porta avversaria. Certo sono impressioni, ma nelle prime gare i viola si chiudevano in un blocco difensivo più basso con i due esterni offensivi che stringevano verso le mezze ali chiudendo la squadra in un 4-5-1.

Passando alle prestazioni individuali, Joao Mario e Valdepenas hanno offerto buone sensazioni sia in fase difensiva che nella capacità di accompagnare l’azione; lo spagnolo ha avuto solo una piccola sbavatura, ma sembra un profilo ideale per l’idea di gioco di Grosso. Dietro poi, ha impressionato Dragusin: roccioso, attento, sempre attaccato al diretto avversario, dominante di testa sia nella propria area di rigore che in quella avversaria. Se migliora anche in leadership vocale, diventa un acquisto top!! Chiudo con due centrocampisti, Atta e Ndour; quest’ultimo ancora non è pulitissimo tecnicamente e sbaglia qualche cross e passaggio di troppo, ma ha una dote fondamentale, la capacità di trovare la porta tanto che anche ieri ha trovato la rete dopo un bello schema su palla inattiva grazie all’ assist di testa di Dragusin.  Due parole in più le merita un calciatore che si sta rivelando semplicemente sensazionale: Arthur Atta è uno di quei giocatori che negli ultimi anni ho sempre sognato arrivasse a Firenze! Classe, giocate mai banali, conduzione della palla a testa alta, assist sempre in canna, spirito di sacrificio in fase difensiva e poi quel caracollare continuo che mette sempre fuori tempo il diretto avversario: in alcune serpentine in mezzo al campo ieri sera mi ha ricordato un discreto calciatore che ha vinto tutto in carriera, della stessa nazionalità, con due Z nelle iniziali di nome e cognome. Magari ho bestemmiato ma hai visto mai…..

Si ricomincia a seguire la nostra Fiorentina

Ci siamo lasciati due mesi fa al termine del campionato più faticoso e tribolato da quando esiste questo blog, un campionato il cui unico dato positivo è stato il raggiungimento della salvezza.

Dalla fine di maggio in poi, il mondo Fiorentina si è capovolto totalmente ma nel frattempo abbiamo potuto osservare (non riesco ad utilizzare il termine ammirare) il mondiale più povero tecnicamente e meno interessante tatticamente che io ricordi. Un mondiale che è stato utilizzato dallo scodinzolante Infantino, al guinzaglio di Donald Trump, come cassa di risonanza di un prodotto commerciale che non è più calcio. Dal break di quasi 5 minuti per tempo che ha sostanzialmente diviso la partita in 4 tempi per vendere più spot commerciali, all’intervallo della finale tra Spagna ed Argentina durato praticamente mezz’ora per uno show che sapeva di Super Bowl ma che niente aveva a che fare con quella che ricordavo come la manifestazione più bella del mondo. Il presidente della Fifa, in nome degli interessi economici e del proprio consenso politico, ha tradito gli ideali tecnici e sportivi dello sport più amato del mondo, quello che io amo da quando sono bambino, un disastro che meriterebbe una riflessione molto approfondita a tutti i livelli.

Nel contempo però, a Firenze, si è assistito ad una rivoluzione silenziosa che sinceramente non avrei mai creduto possibile. Il nuovo plenipotenziario dirigente Paratici ha sostanzialmente ridotto al silenzio (il fu) Direttore Generale Ferrari, ha cambiato o integrato tutte le aree tecniche, mediche e gestionali della società ed ha infine dimostrato che sul mercato si può anche comprare senza aspettare di vendere o di mendicare un prestito gratuito nella seconda metà di agosto. Una rivoluzione copernicana ancora a metà ma che ci indica finalmente una rotta dal settore giovanile fino alla prima squadra: la scelta ad esempio di Andreazzoli quale tecnico della Primavera mette finalmente al centro la crescita del potenziale calciatore da inserire in prima squadra anziché la vittoria al Torneo di Viareggio, così come il rafforzamento (o forse la costruzione ex novo) dell’area scouting mostra che si può far arrivare calciatori anche dai campionati esteri e senza affidarsi solamente ai medesimi procuratori. Infine il completamento dell’area medica mostra come le competenze non possano e non debbano arrivare da una singola persona ma da un team di esperti.

Certo però, tutto questo non può essere sufficiente se il lavoro della società non si riflette sul campo da gioco. Dopo le prima due sgambate, la Fiorentina ha affrontato ieri, nell’ormai consueta tournée inglese, il Queens Park Rangers formazione di Championship che inizierà il campionato già il prossimo 9 agosto. La squadra viola è ovviamente ancora in costruzione, alcuni ruoli sono completamente sguarniti con calciatori indietro di condizione o con la testa da un’altra parte. A tutto ciò si deve aggiungere la scarsa conoscenza tra la squadra e mister Grosso che sembra però aver già chiesto alcune cose fondamentali: in fase difensiva ci si chiude tutti insieme centralmente offrendo solamente l’esterno del campo, l’attaccante torna molto dentro la propria metà campo, i due esterni alti vengono ad aggiungersi ai tre centrocampisti formando una linea a 5. Una volta tornati in possesso di palla poi, la squadra deve essere brava ad aprirsi a ventaglio (molto bene in questo Jimenez) e la circolazione della palla deve essere rapida e verticale. Certo sono ancora idee embrionali, ma se il sistema di gioco deve ancora essere oliato, alcune prestazioni individuali e caratteristiche dei calciatori possono farci aprire una piccola riflessione.

Partiamo da chi ha rubato decisamente l’occhio, cioè Arthur Atta: calciatore elegantissimo che sembra quasi giocare in frac, esce sempre a testa alta dalle situazioni spinose, non butta mai via il pallone, ha un cambio di passo notevole palla al piede. Oltre a ciò, si muove spesso tra le linee senza offrire riferimenti agli avversari ed ha una gran bella confidenza col gol: promosso a pieni voti!! Un gradino sotto ecco l’ex Milan Jimenez; seppur impiegato esterno alto, ha mostrato cambio di passo, personalità, voglia di mettersi in  mostra, ritmo e capacità di guadagnare il fondo con continuità. Certo non un funambolo tecnicamente ma considerando che ha poco più di 20 anni, un ragazzo assolutamente da seguire! Dei nuovi poi, meritano una menzione anche Viery e Oulai: il difensore brasiliano ha mostrato sicurezza, forza fisica, attenzione nella marcatura ed un discreto piede per far ripartire l’azione. L’ivoriano invece è un furetto che non si ferma mai e vuole sempre il pallone tra i piedi, un calciatore di quelli che si fanno sempre trovare liberi per cercare la giocata, uno di quelli che pensano istintivamente alla verticalizzazione per l’attaccante. Sinceramente nasce qualche dubbio sulla possibile coesistenza con Fagioli, ma dobbiamo ricordare che il neo arrivato lo scorso anno ha giocato spesso mezz’ala sinistra. Per finire, della vecchia guardia, non possiamo non notare che Mandragora ha ancora una volta mostrato una mentalità superiore: considerando l’abbondanza in mezzo al campo avrebbe anche potuto entrare in campo come ha fatto Fabbian (ancora una volta trasparente), invece ha lottato, calciato in porta, trovato l’inserimento di testa (della palla di Croci non parlo perché non vorrei esaltarlo troppo ma cercatela nei video della gara di ieri perché è da leccarsi i baffi), insomma ha fatto ciò che dovrebbe fare un leader silenzioso della squadra.

Chi invece non riesco più a sopportare con la maglia viola addosso è Dodò: ci ho provato più volte a giustificarlo ma adesso basta! Preso spesso in mezzo, commette un fallo da rigore che mostra plasticamente l’atteggiamento con cui è entrato in campo. Il terzino brasiliano, che continua a godere di una stampa benevola nonostante le prove troppo spesso insufficienti spero abbia i giorni contati a Firenze: non bastano più i sorrisi, i capelli viola, i giornalisti e siti amici che lo lisciano spesso, il suo tempo è veramente finito.

Poveri giovani italiani!

Non vorrete mica che commenti Fiorentina Sassuolo vero? Non vorrei essere sommerso dai vostri sbadigli!

Cercherò allora di prendere la gara di ieri come un interessante spunto per alcune considerazioni che credo possano essere foriere di qualche scambio di opinioni. Vi ricordate questo pezzo https://ilcornerdellungo.com/2026/04/14/il-veliero-e-quasi-in-porto/? Al suo interno, sottolineavo l’importante crescita avuta in questa stagione dal centrocampista Ndour, crescita che aveva potuto avverarsi soprattutto perché all’ex Paris Saint Germain era stata data l’opportunità di giocare con continuità. Proprio quella che ieri è invece stata incredibilmente negata a Braschi; senza Kean infortunato solo per le gare in maglia viola, senza Piccoli che si trascina problemi da diverse settimane, ieri poteva essere l’occasione di lanciare (magari anche a partita in corso) un altro prodotto del nostro fiorente settore giovanile. Anche solo per vedere se poteva stare nel calcio dei grandi la partita con il Sassuolo, con ritmi bassi, senza cattiveria, senza l’ansia del risultato in bilico, poteva essere il primo esame per Braschi tra i professionisti. Invece no…. invece Gudmundsson falso nueve con Solomon ed Harrison sugli esterni ed il bomber della primavera a marcire in panchina per tutti i 90 minuti. Poi ci lamentiamo se i nostri giovani non riescono ad imporsi!!! Ma se non li facciamo giocare nemmeno in partite dai ritmi balneari come quella di ieri, quando mai dovremmo farli giocare?

In molti pensano che Vanoli non abbia fatto giocare Braschi ed abbia scelto la miglior formazione disponibile anche perché sta cercando di fare più punti possibili in modo da guadagnarsi la conferma. Siamo veramente sicuri che questa sia la strada migliore per restare sulla panchina della Fiorentina anche la prossima stagione? Considerando tra l’altro che la prossima stagione non avremo impegni europei, la rosa dovrà certamente essere sfoltita ed avere l’opportunità di capire se alcuni giovani siano pronti a farne parte sarebbe secondo me importante. Quel che possiamo comunque dire è che, nonostante la stagione assolutamente da dimenticare e gli errori commessi in serie, Firenze resta una piazza molto ambita ed appetibile: oltre a Vanoli infatti, le parole di Grosso ieri in sala stampa sono sembrate un messaggio d’amore alla piazza, alla città ed alla società. Se poi le sommiamo alle dichiarazioni che Maurizio Sarri ha rilasciato dopo la gara di qualche settimana fa, ci accorgiamo che ci sono già almeno tre tecnici che farebbero carte false per sedersi sulla panchina viola dal 1 Luglio. Riusciamo ad iniziare la nuova stagione senza sbagliare il prossimo allenatore?

Chiudo con una considerazione o meglio una domanda suggeritami dal grande Gionnino alla quale ho finalmente trovato risposta: anche durante la partita di ieri, giocatasi sotto il sole alle 12.30, erano accese quasi tutte le luci dei riflettori dello Stadio Artemio Franchi. Sapete perché? I riflettori negli stadi di Serie A devono essere accesi anche di giorno per garantire una luminosità uniforme e ottimale per le riprese televisive ad alta definizione: e la crisi energetica? E le problematiche relative all’inquinamento? Le norme attuali sono riuscite a limitare l’accensione ad un massimo di 4 ore, questo per ridurre considerevolmente gli sprechi energetici…. Rispetto a prima, quando le luci restavano accese anche 8 ore certamente un passo in avanti!! Insomma, piuttosto che niente meglio piuttosto dicevano gli antichi saggi!!