Una sconfitta che brucia tantissimo

La Fiorentina torna da Roma senza punti nonostante una prestazione più che discreta. I ragazzi di mister Palladino hanno giocato una buona gara al termine della quale avrebbero meritato almeno il pareggio. Lo zero in classifica però, brucia tantissimo non solamente per le occasioni create e sprecate o neutralizzate da uno Svilar in stato di grazia, ma brucia soprattutto per il netto passo indietro in classifica: con la contemporanea vittoria della Lazio ed il pareggio tra Bologna e Juventus, la zona Champions League diventa del tutto irraggiungibile e per l’Europa League adesso servo non meno di 7 punti (ma sarebbe meglio farne 9) con una vittoria a tutti i costi contro Vincenzo Italiano e compagni. E’ vero che ci sono ancora diversi scontri diretti, ma le squadre tra la Fiorentina ed un piazzamento europeo iniziano ad essere troppe, senza dimenticare la decisiva finale di Coppa Italia che potrebbe decretare il solo 5° posto valido per l’accesso alla prossima Europa League (in caso di vittoria del Milan).

I viola, scesi in campo con una formazione del tutto inedita, hanno retto l’urto iniziale della Roma che si è confermata un fortino difficilmente espugnabile anche se con un gioco uscito direttamente dall’era del Paleozoico: in confronto alla compagine di Ranieri, la Juventus di Allegri sembrava l’Olanda degli anni 70!! Parlando seriamente poi, l’arbitro Chiffi ha svolto egregiamente il suo lavoro come sempre capita all’Olimpico: nessun cartellino giallo a Mancini e Pellegrini che gli hanno offeso tutto l’albero genealogico, mai una punizione in favore di Kean reo di farsi saltare addosso, trattenere, colpire fisicamente, nel dubbio la decisione sempre a favore della squadra di Sir Ranieri che ovviamente a fine partita ha sparso miele sulla Fiorentina e mister Palladino. Mister che ieri ha giocato d’azzardo e, come spesso succede quando si prova a farlo, ha perso: al netto di una prestazione di squadra più che sufficiente, la formazione iniziale ha sorpreso tutti ed ha dato purtroppo risposte non del tutto positive. Detto che le scelte difensive erano obbligate per la squalifica di capitan Ranieri, l’esclusione per tutta la gara di un giocatore fisico come Folorunsho lascia molti dubbi, così come l’esclusione di Adli che dovrebbe essere l’alternativa naturale di Cataldi nel ruolo di playmaker. Purtroppo invece, è stato riproposto in quel ruolo Mandragora che, seppur migliorato in questa stagione, ha denotato i difetti che già aveva messo in mostra con Italiano: un piede solo, letture ritardate, mai una palla di prima in profondità. Oltre a ciò, il suo accentramento ha tolto alla Fiorentina la spinta e gli inserimenti del calciatore che spesso ha deciso le sorti delle gare; non contento però, Palladino è riuscito anche a far giocare tutta la gara a Ndour, un vero e proprio fantasma. Pur avendo fatto tre ruoli diversi, il nazionale Under 21 ha dimostrato di essere ancora acerbo per determinate partite non trovando una sola giocata utile alla propria squadra. Discretamente hanno invece fatto Richardson, finalmente a testa alta e con un po’ più di coraggio ed il tanto vilipeso Parisi che ha limitato bene sia Angelino che Soulè e non ha disdegnato le sortite offensive.

Nella speranza che Gosens sia arruolabile per giovedì, l’errore più grande di Palladino è stato quello di riproporre un calciatore che non sembra avere più né la testa né lo spunto fisico per giocare alle nostre latitudini e cioè Nicolò Zaniolo. Quando sento un allenatore di Serie A che dice di averlo scelto perché sperava nel gol dell’ex mi cadono i…… Purtroppo Zaniolo ha ancora quella insopportabile spocchia da presunto fenomeno che ha sempre avuto ma, oltre a non avere quella testa che non ha mai avuto ma che ad esempio Kean ha finalmente trovato, non ha più nemmeno quella prontezza fisica che serve per giocare a certi livelli in determinati campionati. Non ha più lo scatto sul breve, non usa mai il piede destro, non ha un buon gioco spalle alla porta nella copertura del pallone: non può quindi più giocare come esterno offensivo, ma nel contempo non ha le qualità per fare l’attaccante né lo spirito di sacrificio per poter fare la mezz’ala. Una scommessa persa, che mi permetto di dire non doveva essere nemmeno tentata, per un giocatore che assomiglia sempre più ad un ex calciatore: il rosso a fine partita è poi la ciliegina sulla torta di una prestazione inguardabile.

Peccato che i subentrati non abbiano dato quel cambio di passo e quello spunto che sarebbe stato necessario contro una squadra che si difendeva con il centravanti al limite della propria area di rigore: in quei frangenti serve la giocata, la palla inattiva, l’episodio. Niente di tutto ciò è arrivato anche perché Palladino ha deciso (chissà perché) di riproporre il 4-2-3-1 con Beltran esterno alto, Colpani dall’altra parte e Gudmundsson dietro Kean, una posizione con gli spazi intasati non solamente dai giallorossi ma anche dai propri compagni. Proprio quel sistema di gioco che aveva intristito il nostro numero 10 che piaccia o no è l’unico ad avere la giocata per creare la superiorità numerica o trovare il tiro decisivo da fuori: peccato che a quanto pare il mister non se ne sia ancora accorto.

Giovedì contro il Betis sarà il crocevia della stagione: il passaggio del turno potrebbe far sperare nella vittoria di un trofeo europeo (seppur contro il Chelsea i viola partano del tutto sfavoriti) e dare un nuovo slancio per le ultime tre gare di campionato; un’eliminazione invece, potrebbe avere ripercussioni anche sulla decisiva trasferta di Venezia in cui sono assolutamente necessari i tre punti.

Un risultato che lascia tutto aperto

La Fiorentina torna da Siviglia con un gol da rimontare e la consapevolezza che sarà dura ma non impossibile. Il Betis è una buona squadra, tecnicamente superiore ai viola, con una difesa non impenetrabile, un centrocampo che ha alcuni calciatori sopraffini ma a fine corsa come Isco, un attacco che si regge sulle sportellate di Bakambu e le serpentine di un Antony ritrovato dopo le delusioni di Manchester. La Fiorentina di contro, anche nella serata di ieri, ha denotato la consueta difficoltà nell’approccio alla gara con i primi 20 minuti in balìa dell’avversario ed una insufficiente capacità di risalire il campo finché non è entrato Adli al posto di Cataldi. L’infortunio del perno del centrocampo di Palladino è una brutta notizia soprattutto dal punto di vista difensivo, ma la fortuna ha voluto che sia almeno coinciso col rientro piuttosto convincente dell’ex Milan. I viola hanno poi giocato un secondo tempo migliore all’interno del quale avrebbero potuto creare alcune occasioni in più se solo avessero commesso meno errori tecnici in fase di trasmissione della palla.

Nel dettaglio, la retroguardia viola ha giocato una partita sufficiente anche se sporcata dal marchiano errore di Comuzzo in occasione del primo gol: il buon Pietro ha infatti peccato di inesperienza contro un volpone come Bakambu dapprima leggendo male la traiettoria della palla, poi non riuscendo a coprirla, infine non fermando l’avversario con un fallo. Al netto dell’errore, il giovane centrale viola ha poi giocato una discreta gara, come ha fatto il sempre più sicuro Pongracic; è chiaro però che il re della difesa viola è stato il capitano Ranieri non solamente per il gol realizzato grazie al meraviglioso assist di Gosens, ma anche per tutte le chiusure effettuate in fase difensiva. Se Parisi è colpevole sul secondo gol del Betis (ed il fiume di commenti alle pagelle del “Corner Viola” uscite ieri sera sui social non me lo fanno certo dimenticare), l’ex Empoli è stato comunque protagonista di una prova sufficiente sia perché giocava fuori ruolo (ed avevamo già visto con Italiano quanto fosse in difficoltà a destra) sia perché in fase offensiva è riuscito sempre a dare un appoggio ai centrocampisti che lo cercavano. E’ chiaro che è stato comunque niente in confronto ai due marziani della squadra! De Gea ha compiuto un intervento clamoroso sul colpo di testa di Bartra, regalando sicurezza al reparto senza sbagliare nulla, Gosens, che è sempre più l’anima della squadra, è stato attento in fase difensiva, prepotente dal punto di vista fisico, inventore dell’assist al bacio regalato a Ranieri e solamente per qualche centimetro ha mancato il gol del pareggio con uno splendido colpo di testa.

Dove invece la Fiorentina ha avuto grandi difficoltà è stato in mezzo al campo. Se Mandragora ha dimostrato di nuovo di essere diventato insostituibile sia in fase difensiva che in quella offensiva (che peccato il colpo di testa fuori di poco ancora su assist di Gosens!!!), Cataldi già prima dell’infortunio era stato sovrastato dal palleggio andaluso e Fagioli anche ieri sera è sembrato completamente fuori fase. Siamo davvero sicuri che continuare a proporlo sia la strada giusta? Adli invece, è entrato in alcune trame di gioco importanti anche se, come al solito, ha anche perso alcuni palloni sanguinosi: ma se non fosse così, sarebbe ancora a San Siro! Folorunsho infine, ha regalato fisicità in un momento difficile e ci ha fatto quasi venire un infarto con l’intervento in area di rigore al minuto 92.

Davanti poi, senza Kean abbiamo sempre gli stessi problemi: poca capacità di coprire la palla e far salire i compagni, assoluta incapacità di andare ad attaccare la profondità, troppa leggerezza negli scontri diretti. Ma qui si apre l’altro discorso che qualcuno dovrebbe affrontare senza paura di dire la verità: che a questa squadra manchi il vice-Kean lo sappiamo da luglio del 2024 e se magari durante il mercato estivo erano stati troppi i ruoli da dover coprire, in quello di gennaio la società avrebbe dovuto intervenire in quel ruolo. Perché scegliere Zaniolo che la prima punta l’ha fatta (con scarsi risultati) solamente a Bergamo? Ed invece a gennaio siamo riusciti a creare un’altra falla incredibile, cioè quella del vice-Dodò. Capisco che Kayode volesse andare a giocare, ma davvero non c’era un esterno da poter prendere a gennaio? Abbiamo preso Folorunsho per fare la mezz’ala o il finto Bove e tutto sta facendo tranne che il centrocampista!! Inoltre Parisi aveva già fatto danni giocando a destra durante la gestione Italiano… lo ricordo solamente io? Chiudo con la compilazione delle liste Uefa: dopo il cosiddetto mercato di riparazione, ogni squadra ha 3 possibili cambi nella rosa e la Fiorentina ha scelto di inserire Folorunsho, Fagioli e Zaniolo….una scelta condivisibile solamente da chi non conosce il calcio di Palladino!! Hai un allenatore che fin da questa estate ti ha detto di voler giocare con tre difensori centrali e te lasci in lista per giocarti la Conference solamente Ranieri, Pongracic, Comuzzo che ha 20 anni e Moreno che non ha praticamente mai disputato una partita intera? Sembra solamente a me che l’esclusione di Pablo Marì sia una stupidaggine?

Ah già! Nel caso c’è Folorunsho….

Corner Viola – L’analisi del mercato della Fiorentina

Stiamo al gioco di tutte le testate sportive fiorentine ed allora, insieme al mio socio Flavio Bardaro, diamo il voto mercato viola cercando però di approfondire reparto per reparto le mosse della società: 6,5

Partiamo innanzitutto dall’obiettivo dichiarato dagli uomini di Commisso, ovvero migliorare il piazzamento in campionato dello scorso anno (8° posto) e lottare per portare un trofeo a Firenze. Il lavoro per colmare il gap con le prime sette del campionato era notevole ed in questo post analizzeremo dove la Fiorentina è riuscita a migliorare grazie al mercato e quali sono ancora le lacune della rosa messa a disposizione di mister Italiano.

Portiere: un ruolo fondamentale sul quale si sono spese tante parole a Firenze. In tanti chiedevano, giustamente, l’acquisto di un estremo difensore di livello che garantisse sicurezza al reparto e portasse punti a fine stagione. Niente di tutto ciò: è stato scelto il danese Christensen, dalla neo retrocessa Herta Berlino. Portiere giovane, magari una scommessa, sicuramente non un salto di qualità nell’immediato. A conti fatti in porta la Fiorentina non è né migliorata né peggiorata rispetto allo scorso anno.

Difesa: serviva un centrale mancino di livello, abile nelle marcature preventive ed in grado di far ripartire la manovra da dietro. Un titolare da affiancare a Milenkovic ed invece, ceduto Igor per 17 mln la Fiorentina si è limitata al solo acquisto di Mina a parametro zero. Un’altra scommessa quella del colombiano, giocatore da rilanciare dopo le ultime stagioni negative condizionate da grossi problemi fisici: sarà verosimilmente Luca Ranieri a prendersi la maglia da titolare sul centro sinistra accanto a Milenkovic. Si poteva e si DOVEVA fare assolutamente di più, in un ruolo chiave come quello del difensore centrale che rimane dunque una grave lacuna non colmata. Molto positivo invece l’arrivo di Parisi, acquisto di prospettiva, che va a migliorare sin da subito la corsia di sinistra. A destra poi, svincolatosi Venuti, Kayode sembra pronto fin da subito a prenderne il posto offrendo maggiore corsa e capacità di arrivare sul fondo per il cross. Anche in difesa possiamo dire che la Fiorentina, rispetto alla scorsa stagione, nel suo complesso non è certamente migliorata, ma nemmeno peggiorata considerando la qualità aggiunta sugli esterni.

Centrocampo: qui la società ha deciso di sostituire il partente Amrabat con due giocatori di qualità come Arthur e Maxime Lopez. Giocatori con caratteristiche opposte rispetto a quelle del marocchino, che garantiscono alla manovra viola più tecnica e maggior palleggio, perdendo qualcosa però in fase di filtro ed interdizione. La scelta è dettata principalmente dalla filosofia di gioco del mister, che predilige il possesso palla e quindi un regista di costruzione davanti alla difesa, piuttosto che un mediano di rottura. A completare il centrocampo viola ecco poi l’arrivo del giovane Infantino, acquisto intelligente e di prospettiva futura. Al netto di quanto analizzato, si può affermare che la Fiorentina è sicuramente migliorata a centrocampo rispetto a quella dello scorso anno, anche se, in un centrocampo a due, forse manca un giocatore di livello da affiancare al regista ed in grado di garantire fisicità.

In attacco, il reparto maggiormente messo sotto la lente di ingrandimento nella scorsa stagione, abbiamo deciso di suddividere l’analisi in due parti, dapprima quella relativa agli esterni offensivi, poi quella delle punte vere e proprie.

Esterni offensivi: la Fiorentina ha perso Saponara a parametro zero ed acquistato Sabiri che però esterno puro non è. Serviva un giocatore capace di essere determinante negli ultimi 30 metri così come Nico Gonzalez da posizionare a sinistra. Purtroppo questa lacuna per i viola è ormai una croce che ci portiamo dietro da anni e che, ancora oggi, non è stata colmata. Con un allenatore come Italiano, che fa del gioco sugli esterni il suo punto di forza, questa è certamente una mancanza pesante.

Attaccanti centrali: rivoluzione completa davanti, con la cessione della deludente coppia Cabral – Jovic e l’arrivo di Nzola e Beltran. L’angolano, voluto fortemente dal mister, viene da due stagioni in doppia cifra a Spezia, garantisce fisicità e soluzioni diverse alla manovra della squadra. È un acquisto certamente positivo che non toglie ma anzi aggiunge un qualcosa di diverso rispetto alla passata stagione. Stesso discorso per Beltran, per il quale la società ha effettuato un investimento importante ma che apre ad una domanda: non era forse meglio puntare su un centravanti da 20 gol garantiti (cosa che nè Nzola nè Beltran al momento sono)? Probabilmente si, ma la sensazione è che, anche qui, si sia fatto un passo avanti rispetto alla passata stagione con un miglioramento sensibile nel ruolo specifico. 

Detto ciò, guardando anche al mercato delle diretti concorrenti per un posto europeo, possiamo obiettivamente sostenere che, purtroppo, nonostante qualche miglioramento della rosa, il gap con le prime sette del campionato sia rimasto piuttosto evidente. Sarà pertanto compito di Vincenzo Italiano e dei suoi ragazzi stupire tutti ed andare nuovamente oltre le aspettative, ribaltando i pronostici per conquistare un posto in Europa per il terzo anno consecutivo. Noi tifosi siamo e saremo con voi. Sempre Forza Viola