La partita di Davide

Dal 4 marzo 2018 la partita tra Fiorentina e Cagliari non può più essere considerata una gara come tutte le altre. Da quel maledetto giorno, due squadre, due città, due tifoserie, sono unite sotto un’unica stella, quella di Davide Astori: ottimo calciatore, splendida persona sempre pronto ad offrire un sorriso a tutti.

Se si parla di calcio, e si guarda alla rosa delle due squadre, ci accorgiamo che i punti di contatto, oltre al capitano, sono diversi. Il portiere dei sardi Alessio Cragno ad esempio, è nato a due passi da Firenze in quel di Fiesole ed è un prodotto di uno dei settori giovanili più illustri del capoluogo toscano, la San Michele Cattolica Virtus. Più volte accostato ai viola nelle ultime stagioni, è diventato una colonna portante dei rossoblu.

Se dal reparto arretrato ci spostiamo a centrocampo, la colonia dei viola mancati per un soffio diventa più nutrita. L’ex direttore sportivo viola Corvino ha inseguito a lungo uno dei centrocampisti rivelazione di questa stagione, quel Nahitan Nandez che più volte dal Boca Juniors sembrava in procinto di sbarcare a Firenze. Come spesso è accaduto nel secondo mandato di Corvino però, la proprietà viola in regime di autofinanziamento ha tergiversato di fronte ad una clausola rescissoria di 18 milioni che appariva troppo esosa. Dopo molti abboccamenti, è arrivato il Cagliari che ha soddisfatto la richiesta della società argentina ed ha portato a casa uno dei centrocampisti più continui di questa stagione: interno o esterno di un centrocampo a 3 o a 5, macina chilometri abbinando il consueto carattere uruguagio ad una più che discreta qualità tecnica. Acquisto tanto sottovalutato, quanto azzeccato.

Altro pallino del vecchio direttore sportivo e della vecchia proprietà è stato certamente Marko Rog. Centrocampista incursore, tra i giovani talenti della scuola croata, è stato più volte nel mirino della Fiorentina sia prima di approdare al Napoli che successivamente. Finora ha reso molto meno di quanto tutti si aspettassero. Da quando è in Italia ha giocato sotto la guida di diversi tecnici ma non è ancora esploso. Dotato di grande corsa e tempo di inserimento, probabilmente non ha ancora trovato quella continuità che potrebbe farlo sbocciare definitivamente. Arrivato in Italia con la nomea di essere un centrocampista che vede bene la porta, finora non ha inciso molto: speriamo non si sblocchi proprio contro la Fiorentina.

In un centrocampo a 3 con Nandez e Rog potrebbe giocare anche uno dei più grandi rimpianti della prima campagna acquisti dell’era Commisso, cioè Radja Nainggolan. Tornato in questa stagione agli splendori di Roma, decisivo nel suo giocare a tutto campo senza risparmiarsi mai, quando è in forma unisce qualità e quantità come quasi nessuno in Italia. Vede la porta, lancia i compagni, vince contrasti, ribalta il gioco senza paura. In una dimensione come Cagliari è tornato il gladiatore che avevamo ammirato a Roma e che avrebbe fatto tanto comodo a Firenze. La sua leadership, in una compagine giovane come quella viola, sarebbe stata dominante ed avrebbe probabilmente evitato tanti dei passaggi a vuoto subiti in questa brutta stagione.

Dai possibili acquisti mai definiti, passiamo adesso alla cessione principe del mercato estivo della Fiorentina, quella di Simeone proprio alla compagine sarda. Calciatore tanto generoso quanto battagliero, il Cholito non è certamente ricordato per la precisione sotto porta: esempio per tutti il gol fallito di testa a porta vuota nella trasferta di Genova contro i grifoni lo scorso anno. La realtà però è probabilmente più complessa e chiama in causa anche l’oggettiva pochezza del gioco offensivo della Fiorentina. Non sarà un caso se negli ultimi anni in casa viola non è mai sbocciato un nuovo bomber. Il giocattolo si è poi definitivamente rotto quando l’attaccante argentino ha avuto la bruttissima idea di zittire il pubblico della Curva Fiesole dopo un gol segnato: gesto inaccettabile che ha probabilmente messo la parola fine alla storia di Simeone a Firenze. Quest’anno però, il Cholito ha raggiunto la doppia cifra grazie ad una squadra che, con Maran prima e Zenga poi, cerca spesso la via del gol con giocate in verticale e con tanti cross dal fondo: proprio ciò che esalta le doti di un calciatore che certamente non è un bomber di razza ma che comunque non sfigura nella Serie A attuale.

Sono dunque molti i temi della prossima gara di campionato, ma questa era, è e resterà per sempre la partita di Davide Astori, il calciatore che con la maglia della Fiorentina e del Cagliari ha vissuto le sue migliori stagioni. E proprio per questo, in ricordo di un campione nella vita, di un esempio per tutti, viola e rossoblu hanno deciso che mai più nessuno potrà indossare quella maglia numero 13 che Davide Astori ha portato in modo unico ed irripetibile.

Ciao Davide, le tue squadre ed i tuoi tifosi non ti dimenticheranno mai.

Il buono, il brutto, il cattivo

PARMA – FIORENTINA = 1-2

Finalmente una vittoria, conseguita al termine di una gara in cui i viola hanno sofferto troppo nel secondo tempo, ma l’importante era riuscire a portare a casa i 3 punti. Adesso la Serie B è lontana 9 punti, e questa è la cosa più importante.

IL BUONO

  • Venuti: la grande sorpresa della formazione iniziale di Iachini è anche il migliore in campo in assoluto. Colpisce una traversa dopo 10 minuti, poi conquista un rigore solare grazie ad un 1 contro 1 vincente contro Gagliolo partendo da fermo. Il migliore
  • Pulgar: a lungo criticato in questa stagione, ancora una volta si dimostra glaciale dagli 11 metri (adesso è 6 su 6 nei calci di rigore). Molto meglio anche in fase di rottura rispetto alle ultime gare. Rinato
  • Pezzella: sempre attento in anticipo sugli attaccanti avversari, viene punito oltremodo sul rigore quantomeno dubbio. Ammonito, salterà la gara contro il Cagliari. In decisa crescita
  • Duncan: finalmente torna il centrocampista ammirato a Genova contro la Sampdoria. Più volte la squadra viola si appoggia su di lui per ripartire e risponde sempre presente. Bentornato
  • Iachini: la scelta di far partire dall’inizio Venuti si rivela decisiva. La Fiorentina continua a faticare troppo per trovare la via della rete, ma oggi l’unico obbiettivo erano i 3 punti. Manca la gestione dei tempi di gioco e della gara, ma per oggi basta così. Sollevato

IL BRUTTO

  • I ritmi della gara: una gara agostana, soprattutto nel primo tempo. Spesso le due squadre giocano solamente 1 contro 1 nella metà campo avversaria manco fossimo ai giardini. Gara da fine stagione
  • Kucka: giocatore indisponente che parla troppo e spesso a sproposito. Guadagna un rigore molto dubbio ma continua i corpo a corpo con l’arbitro e gli avversari fino al novantesimo. Indisponente
  • Dalbert: A destra può giocare Lirola oppure Venuti, ma a sinistra la Fiorentina fa sempre molta fatica. Attacca meno e soffre di più. Insufficiente
  • Cutrone: la dura vita dell’attaccante da area di rigore. Contro il Sassuolo, una palla giocabile nei 16 metri ed un gol, oggi una palla giocabile ed un errore. E’ una punta che aiuta poco la squadra e dunque viene giudicato quasi esclusivamente in base alla capacità realizzativa. Peccato

L’essenza del calcio

Un amico di questo blog, Franz, mi ha segnalato un video di YouTube che racchiude in poco più di un minuto cosa sia il calcio e perché sia lo sport più amato dell’universo. Poche immagini, disegni scarni ma emozionanti, che interpretano perfettamente la mia storia, ma sicuramente anche la vostra.

Buona giornata fatta di queste emozioni!

Dignità

Definizione: rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sentire nei confronti di sé stesso. Così recita la Treccani se si cerca il significato del termine dignità. Tale parola è stata poi declinata in modi diversi in campo religioso, politico, economico, sociale. Ciò che non può però mai sfuggire a tale declinazione è che gran parte della dignità di una persona passa per la tranquillità economica e sociale. La libertà di poter fare determinate scelte grazie al proprio lavoro e grazie alla sicurezza che proviene dai propri diritti è probabilmente l’espressione più alta di dignità a cui si possa pensare.

Negli ultimi mesi della nostra vita, il Covid ha fortemente impattato sul concetto di dignità ed ha rimesso in discussione gran parte di quelle certezze che venivano date ormai per scontate negli ultimi anni. Le scelte politiche di continuare a tagliare e dunque a smantellare progressivamente la sanità pubblica, e di centralizzare sempre più servizi sanitari in strutture polifunzionali sono state, in questo periodo, sonoramente bocciate dalla storia. Lo Stato, grazie purtroppo alla gravissima emergenza che ha dovuto affrontare, è finalmente tornato ad investire nel personale sanitario e nelle attrezzature necessarie alla cura delle persone e, nel contempo, ha riscoperto la fondamentale importanza della medicina territoriale.

Nondimeno la dignità delle persone è stata colpita nel mondo del lavoro. Sinceramente, fino a marzo 2020, solo pronunciare l’espressione “cassa integrazione” mi faceva rabbrividire, ma sembrava comunque una possibilità talmente lontana da non dover essere nemmeno presa in considerazione. Poi è arrivato il Covid e, con esso, il blocco totale del settore nel quale lavoro. Da espressione lontana, di cui sentivo parlare solamente in televisione, la cassa integrazione è diventata la mia realtà quotidiana con la quale fare i conti. Dapprima due settimane, poi un mese, poi due. E’ difficile poter spiegare come ci si senta quando di punto in bianco si passa da avere obiettivi quotidiani a non averne nemmeno settimanali. Quando si passa da avere una vita caotica ad una completamente vuota. Quando si passa da una vita che sembra un puzzle in cui dover incastrare responsabilità familiari, orari lavorativi e passioni imperiture, ad una vita in cui si cerca di avere alcuni impegni per riempire gli spazi di una pagina completamente vuota e bianca. E tutto ciò accade in 48 ore, senza preavviso, senza preparativi, senza manuale di istruzione.

Ecco a cosa serve lo Stato, ecco a cosa serve essere COMUNITA: la cassa integrazione, il reddito di emergenza, il reddito di cittadinanza, il bonus per le partite IVA, quello per i baby sitter e per i centri estivi, qualunque forma di sostegno economico in un momento come quello è sinonimo di DIGNITA. Dobbiamo smettere di dire che sono soldi pubblici gettati al vento che servono solamente per far stare i giovani (ed anche i meno giovani) sul divano. Chi si ritrova da un giorno all’altro senza lavoro, senza sostentamento economico, senza la tranquillità necessaria per dormire, è una persona fragile da dover aiutare, non da schernire. Si chiama SOLIDARIETA, parola ormai desueta e fuori moda che però dovremmo recuperare non solamente nei momenti di pandemia ma in ogni singolo momento del nostro percorso di vita. La dignità passa per prima cosa dal lavoro e non sempre chi non lavora lo fa perché non ne ha voglia, anzi tutt’altro.

Questa nuova realtà scaturita dalla pandemia con cui ci dobbiamo confrontare chiamerà però tutti ad un bagno di umiltà: l’ascensore sociale si è bruscamente fermato e, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale in poi, la nostra generazione non sarà capace di migliorare la propria condizione economica-sociale rispetto a quella dei propri padri.

Tornerà insomma di moda la frase che ripetevano spesso i miei nonni:

“Tutti i lavori, anche quelli più umili, sono dignitosi a patto che siano onesti”.

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA- SASSUOLO = 1-3

Una delle partite più brutte ed imbarazzanti degli ultimi anni. Siamo nuovamente al punto di partenza, a quel senso di impotenza che aveva caratterizzato l’ultima parte della gestione Della Valle a Firenze….un incubo!

IL BUONO

  • Il Sassuolo: una squadra ben allenata, che sfrutta tutta l’ampiezza del campo e riesce a servire gli attaccanti sempre con la faccia verso la porta. Ha delle idee e le porta avanti nonostante tutto e tutti e lo fa indipendentemente da chi ha di fronte. Chapeau
  • Ribery: seppur in una serata non certo scintillante, è l’unico che inventa qualcosa e lavora palloni invitanti per i compagni. Tra i pochissimi a salvarsi
  • Dragowski: bravissimo su Boga, limita i danni ma non può evitare che la nave cali a picco

IL BRUTTO

  • Chiesa: inizia con un errore marchiano a tu per tu con Pegolo dopo pochi minuti. Un gol avrebbe probabilmente indirizzato la partita verso altri lidi. Da lì in poi la sua partita è un susseguirsi di azioni personali quasi mai andate a buon fine. Involuto
  • Castrovilli: partita horror. Dall’ingenuo fallo da rigore, al gol fallito, alla palla persa che frutta al Sassuolo lo 0-3. Certamente la sua peggiore prestazione in maglia viola da quando è a Firenze, ma non merita il linciaggio e le parole di Iachini in sala stampa
  • La Fiorentina tutta: una squadra senza gioco, senza personalità, senz’anima. Riesce in imprese epiche, come far segnare una doppietta a Defrel che fino a ieri aveva realizzato solamente 1 rete. Tutti sono chiamati a prendersi le proprie responsabilità: i giocatori che camminano in campo, non lottano come si dovrebbe, non vincono mai un confronto diretto. La società che ha fatto ripiombare la squadra nella medesima apatia dell’ultima parte della gestione Della Valle. Ieri sera, al termine dello scempio visto in campo, sarebbe stato auspicabile inviare un segnale, che purtroppo non è arrivato. L’allenatore che ieri sera è stato surclassato dal punto di vista tecnico, tattico e fisico. La compagine viola è prevedibile come la trama di “Beautiful”: quando hai visto una partita le hai viste tutte. Cutrone viene impiegato in una gara di sole ripartenze come quella di Roma con la Lazio e non in quella di ieri sera in cui giochi contro una compagine che ha subito 10 reti nelle ultime 3 partite. Alla fine di un primo tempo horror non viene effettuata nemmeno una sostituzione, compresa quella di un Castrovilli in completa confusione che non meritava di essere esposto ad una tale figura. L’attaccante più pericoloso è Pezzella ed anche quella solidità difensiva che Iachini aveva dato inizialmente è completamente svanita. La differenza di gioco, di manovra, di organizzazione ieri sera è stata imbarazzante. A tutto ciò si aggiunge la defenestrazione di tutti i calciatori arrivati durante il mercato di gennaio: fuori Igor, Duncan, Cutrone. Non sappiamo cosa stia succedendo, ma è necessario cambiare rotta il più rapidamente possibile.

Sassuolo e non solo

Siamo già al prossimo turno di campionato, andiamo!

La gara contro il Sassuolo è fondamentale perché, nonostante le squadre dietro stiano facendo a chi rallenta di più, il tempo si assottiglia e la compagine di Iachini non riesce a tirarsi fuori dal pantano della zona retrocessione. I 3 punti devono essere l’unico obiettivo e gli avversari sembrano essere la compagine migliore da affrontare. Reduci da 2 pareggi, i neroverdi sono quasi fuori dalla zona calda e soprattutto sono una squadra che lascia tanti spazi al contropiede.  De Zerbi ama attaccare con 6/7 uomini sopra la linea della palla e questo fa nascere spesso partite spettacolari, piene di gol e di occasioni. La Fiorentina probabilmente potrà fare la gara più congeniale alle proprie corde abbassandosi vicina alla propria area di rigore pronta a ripartire per sfruttare gli errori avversari. Ancora una volta i viola partiranno col consueto 3-5-2 anche se con il ritorno di Chiesa si potrebbe vedere una formazione un po’ più offensiva.

L’avvicinarsi di questa partita, e la rilettura della gara contro la Lazio, mi porta a riflettere su una comparazione tra la gestione Montella e la gestione Iachini prendendo in esame le prime 9 gare di andata e di ritorno. Detto che Beppe ha portato alla squadra uno spirito più combattivo ed una condizione atletica nemmeno paragonabile a quella scadente data ai calciatori dal mister napoletano e dal suo staff, se guardiamo ai numeri la storia non sembra poi essere cambiata molto. Nella gestione Montella, dopo 9 gare la Fiorentina aveva 9 punti ed aveva segnato 12 gol subendone la stessa cifra. Con Iachini le statistiche sono quasi identiche: 10 punti in 9 partite con 11 gol fatti e 10 subiti. Con il primo, la perla della vittoria a San Siro contro il Milan, con il secondo l’exploit a Genova con la Sampdoria, poi solo tanta mediocrità e nessuna vittoria con le squadre dietro in classifica (quelle in cui se non trovi la giocata del campione, devi vincere grazie a gioco ed idee). Da una parte più possesso palla, dall’altra più grinta e maggiore intensità difensiva, con il primo una migliore gestione dei ritmi della gara, con il secondo maggiore ricerca della palla in verticale soprattutto in contropiede.  

E gli attaccanti? Ne vogliamo parlare? Dalle ottime stagioni di Kalinic in poi, a Firenze non abbiamo più una punta capace di andare in doppia cifra. Sono almeno 3 anni che, ad ogni calciomercato, la piazza, gli analisti, gli ex, tutti chiedono l’attaccante da almeno 15 reti a campionato. Da allora, oltre a Babacar talento mai sbocciato, in ogni sessione a Firenze è arrivato almeno un centravanti. Dopo Kalinic, ecco Simeone che al Genoa aveva fatto benissimo ma che qui ha fatto una fatica enorme. Ceduto questa estate al Cagliari, adesso è a 9 reti, certo non un bomber ma comunque molto più prolifico di ogni nostro attaccante. Nella scorsa stagione poi, per affiancare il Cholito, a gennaio arrivò Luis Muriel; talento purissimo, certamente discontinuo, ma un attaccante nel vero senso della parola. Dopo essere partito alla grande, una volta integrato nei meccanismi viola, non ha quasi più segnato fino alla mancata riconferma (e non credo sia necessario raccontare cosa sta facendo a Bergamo). Per sostituire entrambi poi, la scorsa estate Pradè ha scommesso su Boateng e Pedro….ambedue già lontani da Firenze nel momento in cui scrivo. A gennaio però, la società non è rimasta con le mani in mano ed ha fatto arrivare Cutrone dal Wolverhampton, uno dei migliori talenti italiani dell’ultima generazione. Ad oggi, il buon Patrick è fermo a quota 1 in Coppa Italia: certo, non sta trovando molto spazio ma la sua parabola sembra essere la medesima degli altri. Vlahovic poi, seppur abbia fatto vedere alcuni ottimi sprazzi, non sembra ancora pronto per reggere l’attacco da solo.

Allora la domanda sorge spontanea, come diceva il buon Lubrano: siamo proprio sicuri che siano stati tutti acquisti sbagliati? E’ un caso se l’ultimo attaccante ad andare in doppia cifra per due stagioni consecutive abbia giocato per l’ultimo allenatore che mandava in campo la squadra con l’intento di imporre il proprio gioco anziché speculare sugli errori altrui? Paulo Sousa, che poi è stato censurabile per l’atteggiamento tenuto nei confronti della società e della piazza, ha però saputo mettere in campo una squadra che giocava a calcio, divertiva, sapeva cosa fare e come farlo.

Scommettiamo che con un allenatore che fa giocare a calcio la propria squadra anche Cutrone e Vlahovic sono attaccanti da Fiorentina?

Il buono, il brutto, il cattivo

LAZIO – FIORENTINA = 2 – 1

La Fiorentina torna dall’Olimpico con tanta rabbia ed una grande delusione. Avrebbe meritato di più per la prestazione offerta, per come ha giocato e per le occasioni create. Ancora una volta però gli episodi ed alcune decisioni arbitrali infelici hanno sbarrato la strada ai viola. Mercoledì col Sassuolo non si potrà più sbagliare.

IL BUONO

  • Ribery: dura 70 minuti ma quei 70 minuti sono pura poesia. Il gol è simile a quello segnato a Milano, dunque un’opera d’arte
  • Ceccherini : dopo averlo messo dietro la lavagna nella gara contro il Brescia, oggi devo rivalutarlo. Attento, preciso, pulito. Sorpresa
  • Ghezzal: stavolta Iachini ci ha visto giusto. Nel ruolo di interno di centrocampo, come contro la Juve, gioca una partita convincente sfiorando anche la rete del 2-0. Risorsa sorprendente
  • Atteggiamento della squadra : i viola hanno sempre provato a ripartire nonostante la Lazio abbia avuto spesso il predominio territoriale ed il possesso palla. Ancora una volta la Fiorentina ha dimostrato di giocare meglio se deve aspettare e ripartire. A quando una squadra che impone il proprio gioco?

IL BRUTTO

  • Vlahovic : oltre all’ingenuita’ colossale della gomitata che lo porta all’espulsione, non regge un pallone nella metà campo avversaria e fa indietreggiare la squadra di almeno 20 metri. Sembra ancora acerbo per certe partite
  • Badelj: al termine di una gara sufficiente, commette l’errore che costa il raddoppio. Non spende il fallo su Luis Alberto che si invola verso l’area viola fino a segnare il gol della vittoria. Ingenuo
  • Caicedo: sarà che sono un romantico e credo ancora in uno sport pulito in cui vince il più forte e non il più furbo, ma mi ha ricordato il Lulu’ Oliveira contro Toldo di tanti anni fa a Cagliari. Antisportivo. Cattivo esempio
  • Fabbri: manca il rosso a Bastos, il secondo giallo a Parolo, il rosso diretto a Radu ed il rigore è una barzelletta. Può bastare?
  • Mazzoleni al VAR: ci si accorge di lui solamente per il rosso a Vlahovic. Prima probabilmente faceva un pisolino.

Una partita difficilissima

Dopo la cocente delusione derivante dal pareggio interno contro il Brescia, la Fiorentina è chiamata a cercare un’impresa in trasferta. Contro una Lazio ferita dalla rimonta subita a Bergamo per mano dell’Atalanta, i viola affronteranno una compagine che non può più sbagliare se vuole continuare a sognare lo scudetto.

Sulla carta la gara si presenta quasi proibitiva, ma la squadra di Iachini potrebbe sfruttare degli oggettivi vantaggi derivanti dal calendario e non solo. I viola infatti hanno nelle gambe oltre 48 ore di riposo in più rispetto agli uomini di Inzaghi avendo giocato di Lunedì anziché di Mercoledì. Non dobbiamo poi dimenticare che la Fiorentina predilige giocare gare di rimessa contro le squadre che palleggiano molto e questo, unito alla maggiore freschezza, potrebbe essere la chiave di volta. I viola, con i propri attaccanti, potrebbe sfruttare gli errori biancocelesti in fase di impostazione per ripartire con veloci contropiede come già successo a Milano col Milan, a Parma con l’Atalanta o a Napoli. Perché ciò avvenga, sarà però necessaria una maggiore attenzione difensiva ed una migliore occupazione degli spazi in fase di non possesso rispetto alla gara interna contro il Brescia. I centrocampisti della Lazio sono mortiferi quando trovano gli spazi per verticalizzare: sarà necessario dare meno profondità possibile ai biancocelesti per lasciare poche occasioni da rete.

Ancora una volta Iachini si affiderà al 3-5-2 con i rientri di Milenkovic e Lirola al posto degli squalificati Caceres e Chiesa. Probabilmente Igor rimpiazzerà Ceccherini, mentre a centrocampo sembrano in ballottaggio per una maglia i redivivi Badelj e Benassi. Davanti probabilmente ancora spazio alla coppia Vlahovic – Ribery con la speranza che i 5 cambi a disposizione del mister gigliato siano sfruttati meglio e prima rispetto all’ultima occasione. La Lazio invece, fa la conta dei superstiti ma, seppur con le molte assenze, è in grado di mettere in campo una formazione meglio assortita e più forte tecnicamente dei viola. Basti pensare che la coppia Immobile – Caicedo ha fatto da sola più gol di tutta la Fiorentina (35 contro 33) e la qualità di Luis Alberto e Milinkovic Savic vale il prezzo del biglietto. I viola dovranno dunque cercare di tenere i ritmi alti e sfruttare l’oggettiva lentezza della retroguardia di Simone Inzaghi, pecca che è stata messa a nudo anche dagli attaccanti atalantini nella gara di Mercoledì.

Servirà una Fiorentina guerriera, con il coltello tra i denti e la bava alla bocca. Esattamente ciò che Beppe Iachini è sempre riuscito a trasmettere alle proprie squadre. Se poi anche la fortuna arridesse ai viola, si potrebbe davvero tentare l’impresa.

La mia Firenze

La tradizione è la tradizione ed il 24 Giugno, San Giovanni patrono di Firenze, il fiorentino verace va a fare un giro in centro.

Anche quest’anno, nonostante le limitazioni dovute al Covid abbiano fatto saltare il Calcio Storico ed i tradizionali “fochi”, non ho resistito alla bellezza della nostra città. Stavolta però ho trovato un centro diverso: svuotato, silenzioso, con tante serrande abbassate o negozi desolatamente vuoti. Il brulicare di turisti che negli ultimi anni aveva sempre più popolato Firenze è svanito come neve al sole ed adesso ci scopriamo più soli, ma soprattutto più poveri e la colpa non può certamente essere addossata solo alla pandemia.

La realtà è che la nostra città è stata lentamente trasformata in  una vetrina buona quasi esclusivamente per i turisti e per un turismo spesso nemmeno di qualità. Dalla giunta Renzi in poi, le scelte sono andate tutte in questo senso e negli ultimi 10-12 anni Firenze ha preso le sembianze sempre più di un luna park per i soli turisti. Il primo passo è stato la liberalizzazione selvaggia delle licenze che ha prodotto un’apertura indiscriminata di minimarket, paninoteche, ristoranti per turisti, senza dimenticare i negozi dediti solamente alla vendita di osceni ed inutili souvenirs. E’ stata in questo modo cancellata completamente dal centro la bottega artigiana e sono stati costretti a chiudere esercizi di ristorazione di qualità travolti dalle nuove aperture. Tutto ciò non era però sufficiente per svuotare completamente il centro dai fiorentini: serviva anche togliere alcune delle più importanti funzioni che portavano giovani e meno giovani, professionisti ed impresari ad abitare ancora dentro le mura. La scelta folle di trasferire il tribunale è stato il primo errore madornale, ma trasferire l’Università è stato il colpo finale. In un attimo, gli studenti  fuori sede che popolavano il centro mattina, pomeriggio e sera sono spariti e sono stati rimpiazzati da frotte di turisti del mordi e fuggi con i quali le casse comunali si sono velocemente ingrassate. Dalla tassa di soggiorno ai ticket per i bus, abbiamo trovato la gallina dalle uova d’oro. Intanto i fiorentini hanno venduto o affittato gli appartamenti e, nel contempo, si sono trasferiti altrove. Un delitto perfetto che adesso paghiamo a caro prezzo.

Perché un fiorentino oggi dovrebbe vivere in centro? Senza servizi, con il trasporto pubblico che di notte non funziona, con i parcheggi che non bastano mai e la movida che imperversa indisturbata. E’ giusto amare la propria città ma così è decisamente troppo!!

Finalmente, una volta che il Covid ha fatto aprire gli occhi a tutti, sembra si voglia iniziare a pensare e disegnare una nuova idea di città: sopravviverà il desiderio di cambiamento al ritorno dei turisti? Oppure una volta tornati a crescere gli introiti delle casse comunali, tutti i buoni propositi cadranno nel dimenticatoio?

Una cosa comunque è certa: i fochi di San Giovanni…..erano meglio l’anno scorso!!!!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – BRESCIA = 1 – 1

Una gara triste, deludente, che non rispecchia l’amore che i tifosi viola hanno dedicato alla propria squadra in questi mesi di sosta forzata, amore dimostrato anche nelle ultime manifestazioni per lo stadio. Ci aspettavamo di più e siamo rimasti delusi. E’ stata una brutta partita e non solamente per la condizione atletica deficitaria, quanto perché tecnicamente povera di spunti degni di nota e tatticamente povera, piatta e senza sussulti.

IL BUONO

  • Castrovilli: parte contratto e non riesce a trovare spazio, ma alla lunga è l’unico che crea qualcosa di interessante e pericoloso. Ci prova fino in fondo, calcia in porta più lui di tutta la squadra: maglia numero 10 e fascia da capitano SUBITO!!!
  • Pezzella: segna la preziosissima rete del pareggio e non solo. Anche in fase difensiva è il più preciso. Non sbaglia quasi mai ed argina le sortite offensive del Brescia. Finalmente sicuro.
  • Cutrone: Quanti di noi avrebbero accettato di entrare al 91° senza battere ciglio? Professionista vero
  • Bjarnason e Papetti: in sede di presentazione alla partita li avevo additati quali possibili anelli deboli del Brescia ed invece il centrocampista domina in lungo ed in largo la mediana nel primo tempo ed il giovane difensore salva più volte su Ribery and company. Chapeau
  • I risultati: sia le gare di recupero, che la vittoria del Milan permettono alla Fiorentina di respirare. Adesso arriva la trasferta di Roma con la Lazio, ma la Viola è a +6 dalla zona retrocessione.

IL BRUTTO

  • La gestione di Iachini: si parte con una formazione ibrida che non è un 4-3-3 pur avendo Chiesa, Ribery e Vlahovic. La scelta di prediligere Ceccherini e Caceres in difesa è disastrosa come quella di Duncan per Benassi. La squadra gioca una partita incolore e la gestione di Ghezzal sfiora il ridicolo. Ribery aveva, per stessa ammissione dello staff tecnico, non più di 30 minuti, ed allora perché fargli fare la partita quasi intera? Due cambi al 91° per mettere Cutrone e Sottil che senso hanno? Forse oggi era arrugginito anche Beppe; meno male che il Milan ha vinto a Lecce, altrimenti la situazione si sarebbe complicata oltremodo.
  • Il non gioco viola: sono passati 3 mesi in cui quasi tutti i giocatori viola sono rimasti a Firenze ma il gioco è sempre lo stesso. Ci si affida alle sole iniziative personali, non c’è una trama di gioco, sembra tutto figlio dell’improvvisazione con una squadra ferma che aspetta sempre la palla sui piedi. Urge cambiare registro!
  • Dalbert: falli, cross sbagliati, cartellini gialli. Un film horror alla Alfred Hitchcock
  • Ceccherini: a volte mi chiedo se sia un calciatore da Fiorentina. Un cartellino giallo scontato quasi subito ne condiziona la partita ma non appare mai sicuro. Perché affidarsi a lui se già Caceres (che non inserisco nel “brutto” solo per gli strascichi del Covid) non è al massimo?
  • Duncan: porta palla senza costrutto, non riesce mai a dare quelle accelerazioni che ad esempio a Genova con la Sampdoria erano state decisive. Così, a portare palla in mezzo al campo, diventa inutile e dannoso. In una squadra in cui la circolazione è già lenta, lui non fa altro che aggravare la situazione.