L’eterno gioco dell’oca

Come troppo spesso ormai accade con la nostra amata Fiorentina, anche in questo weekend prima di scrivere sul mio blog ho avuto bisogno di riflettere e di ritrovare lucidità e serenità. Quando mi sembrava di essere pronto però, i viola hanno voluto esagerare decidendo di esonerare “il solo ed unico candidato preso in considerazione per il ruolo di mister” Fabio Grosso per richiamare Paolo Vanoli, il vero artefice della miracolosa salvezza della scorsa stagione. In questo eterno rincorrersi di eventi sempre uguali a sé stessi, dopo la sconfitta contro il Torino ci siamo ritrovati, esattamente dopo 12 mesi, nella medesima situazione terribile. È cambiato il direttore sportivo, è cambiato l’allenatore, è cambiata la quasi totalità dei calciatori che indossano la maglia viola ma la Fiorentina è nuovamente una squadra senza identità, senz’anima, senza né capo né coda e, fortunatamente con più tempo a disposizione, è stato richiamato Vanoli, l’unico che era riuscito a mettere ordine nello spogliatoio viola e dare un senso logico alla squadra in campo.

Certo adesso si deve ricominciare daccapo perché, come cercherò di descrivere, abbiamo problemi in ogni zona del campo ed in ogni situazione si possa presentare nei 90 minuti. Fabio Grosso, che alcuni commentatori difendono (vedasi Sky) perché avrebbe avuto poco tempo per lavorare con la rosa a disposizione, ha due responsabilità evidentissime: la tenuta difensiva e la condizione atletica della squadra. Il reparto arretrato ed il centrocampo infatti, sono stati messi a disposizione del mister fin dalla fine del mese di luglio ma il lavoro non ha dato i frutti sperati. Partendo dalla difesa, Grosso nelle tre gare di campionato ha sempre cambiato gli interpreti ma gli errori si sono ripetuti con continuità: la Fiorentina ha dimostrato di non sapere e di non riuscire a difendere di reparto, evidenziando che la squadra non marca a uomo, non difende a zona, ma soprattutto non si muove mai insieme. Non solo, ma se guardiamo all’atteggiamento dell’intera squadra in queste gare non abbiamo capito quale fosse l’idea di calcio: la linea dei difensori non era alta come con Italiano, né bassa come con Palladino, i centrocampisti non riuscivano mai a stringere verso il centro per compattarsi e fare filtro davanti alla difesa, gli attaccanti provavano a pressare gli avversari singolarmente ed ognuno a modo suo. Inoltre siamo stati capaci di prendere gol di testa e di piede, da fuori e da dentro l’area piccola, in ripartenza ed a difesa schierata, insomma un disastro!!

La fase offensiva è stata indubbiamente condizionata dal ritardo con cui sono arrivati gli esterni, tra l’altro calciatori che giocano a piede invertito, cosa questa che non aiuta il centravanti. Pellegrino infatti, primo erede designato di Kean, è fortissimo di testa ma con gli esterni a piede invertito, se non si manda sul fondo i terzini o si cerca il terzo uomo con l’inserimento del centrocampista, riceve ben pochi palloni utili. Non parliamo poi delle palle inattive: sudiamo freddo ogni volta che gli avversari calciano corner o punizioni, noi invece non siamo mai stati pericolosi nonostante nella squadra siano stati inseriti centimetri in tutte le zone del campo.

Chiudiamo poi con quella che a Firenze sembra diventata una barzelletta, cioè la condizione atletica della squadra. Così come con Pioli lo scorso anno, anche con Grosso la Fiorentina arriva sempre seconda sulla palla, sembra avere meno resistenza degli altri, appare spenta e senza brillantezza. Una coincidenza incredibile che inizia ad essere una cosa ricorrente.

Si chiude dunque in fretta la parentesi Grosso a Firenze, una parentesi talmente breve da fare invidia a Gattuso e Vierchowood, una parentesi che ha però anche un altro padre, cioè Fabio Paratici. Il Direttore della Fiorentina infatti, dopo aver iniziato la campagna acquisti in modo fulmineo, si è oggettivamente incartato su Kean ed ha colpevolmente ritardato l’arrivo dei calciatori più importanti per il gioco di Grosso, cioè gli esterni offensivi. E’ chiaro che da qui si è incrinato qualcosa nel rapporto tra i due e ne è dimostrazione anche il glaciale comunicato stampa con cui è stata ufficializzata la separazione. Il mercato ha comunque disegnato una Fiorentina incompleta, con l’assenza di almeno un centrocampista che faccia filtro davanti alla difesa, una retroguardia con innesti molto giovani o reduci da gravi infortuni ai quali manca una guida: credo infatti che la più grave mancanza, già denotata nella scorsa stagione, sia quella di leaders riconoscibili in campo e nello spogliatoio, di gente che si carichi sulle spalle la squadra nei momenti di difficoltà, che sappia trasmettere tranquillità, forza ed entusiasmo. E se non abbiamo calciatori che lo sanno fare, allora seve un mister con queste caratteristiche: in questo senso credo che Paolo Vanoli sia la scelta migliore in questo momento.

Una sconfitta targata Paratici Grosso

Al netto delle battute sul fatto che “quest’anno gli è cucito!”, ero molto curioso di vedere il nuovo corso della Fiorentina dopo il mercato molto interessante portato avanti da Paratici. Certo non ero tra quelli che pensavano di vedere meccanismi oliati o trame di gioco sfavillanti già alla prima di campionato, ma nemmeno mi aspettavo lo scempio che i giovani virgulti in maglia viola ci hanno offerto all’Olimpico. Ancora una volta il calendario non ci aveva regalato un esordio morbido, ma il dominio assoluto ed incontrastato della Roma di Gasperini è stato a tratti imbarazzante.

Come si evince dal titolo, credo che i due maggiori responsabili della disfatta siano Paratici e Grosso: penso infatti che gran parte delle scelte scellerate di ieri sera siano state del tutto condivise tra il Direttore ed il mister altrimenti non avrebbero una spiegazione logica (ho detto logica non condivisibile!!). Di un Dodò che non ha mai giocato titolare in precampionato e viene impiegato per 90 minuti contro la Roma facendosi maciullare da Malen e non solo, penso che possa essere stato fatto giocare solo per metterlo in mostra (sbagliando) e dimostrare che sta bene fisicamente. Lo stesso discorso potrebbe valere per un Fagioli che ha dimostrato ancora una volta di non avere quel ritmo e quella velocità di pensiero che servono contro squadre che pressano alte e giocano a mille all’ora. Brescianini poi, che sta giocando tantissimi minuti nonostante tutti pensassimo il contrario, avrebbe dovuto dare quella sostanza e quell’equilibrio al centrocampo che invece ha imbarcato acqua per 90 minuti. Infine la gestione di Kean che è stata allucinante. Il calciatore è già stato venduto al Como? Allora non gioca nemmeno un minuto perché devo velocizzare l’inserimento di Pellegrino. L’attaccante della nazionale resta a Firenze? Ed allora gioca finché ha gamba per giocare, attaccare la porta, cercare il gol!

Non voglio infierire poi in merito all’assenza di sostituzioni alla fine del primo tempo, così come alla riproposizione di un centrocampo che lo scorso anno era andato sotto con tutti o l’impiego di Atta sull’esterno sinistro snaturando di fatto il calciatore con la classe più cristallina tra quelli arrivati in sede di mercato. Così come taccio in merito alle dichiarazioni post gara in cui uno spaurito Grosso ha giustificato l’impiego di Dodò “perché voleva dare maggiore sostanza difensiva visto che giocava Mastantuono su quella fascia” oppure sulla mancata titolarità di Valdepenas a vantaggio di Joao Mario perché “avevo bisogno di un calciatore che già conosceva il campionato italiano”.

Giustamente dopo tutta questa pippa il lettore penserà: si ma quindi la logica quale sarebbe? Le possibili spiegazioni sono due ed entrambe hanno bisogno dell’accordo tra mister e società. La prima è che avendo molti giocatori ancora sul mercato (a parte gli invendibili Nzola, Barak e Sottil), la Fiorentina abbia voluto “mettere in mostra” i profili per cui alcune società avrebbero mostrato interesse dimostrando che non sono infortunati o che non hanno mollato fisicamente durante il ritiro. La seconda invece, che spero sia la più plausibile, è che Grosso e Paratici abbiano voluto mettere i calciatori davanti alla realtà, alla loro pochezza. Ha fatto molto più Oulai in un quarto d’ora che Fagioli in tutta la partita, ha saltato più uomini Jimenez in 5 minuti che Dodò in tutto lo scorso campionato, ha mostrato più intraprendenza Kean in venti minuti che tutta la squadra negli altri settanta. Da sabato prossimo dunque, la società potrebbe finalmente sentirsi libera di dare il benservito ai vari Dodò, Fagioli, Brescianini e compagnia cantante dopo aver dimostrato loro che le prestazioni sono scadenti (per non dire di peggio) da ormai un anno e la pazienza è finita. La Fiorentina ha bisogno di linfa vitale e non di encefalogramma piatto: più Oulai meno Fagioli, più Jimenez meno Dodò!!

La gara di ieri sera ci ha però messo in mostra anche due calciatori da cui poter ripartire: Mastantuono ha mostrato di avere l’argento vivo addosso, di possedere talento, garra e voglia di emergere e la bottiglietta scagliata a terra dopo il gol subìto a cui ha assistito dalla panchina mostra quanto tenga a far bene in maglia viola. Dragusin poi, seppur non certo aiutato da una linea difensiva piena di lacune, ha dimostrato di avere presenza, spirito, personalità, cattiveria ed un ottimo colpo di testa, tutte qualità che servono come il pane!

Restano infine sul tappeto anche tante domande e tanti problemi aperti, il più grande dei quali è l’assenza di quegli esterni offensivi che sono il sale del calcio di Grosso. Ad oggi, tolto Mastantuono, a Firenze non sono arrivati calciatori funzionali agli schemi offensivi del mister ed il ritardo è adesso preoccupante. Non solo, ma ci sono tante altre domande alle quali non abbiamo ancora avuto risposte: serve un altro terzino sinistro o basterà adattare uno tra Joao Mario, Ranieri e Viery? Data per assodata la partenza di Kean, nel reparto offensivo siamo in grado di trovare esterni giusti per saltare l’avversario e servire il colpo di testa di Pellegrino? In mezzo al campo infine, abbiamo tanti, troppi giocatori con lo stesso passo e manchiamo di qualità: qui però, io credo, basterà dare le chiavi della squadra ad Oulai e riportare nel suo ruolo Atta ed il lavoro sarà già a buonissimo punto.

Tra Mastantuono e Deportivo

Nel giorno di Mastantuono la Fiorentina scende in campo per un’altra amichevole internazionale, quella contro il Deportivo la Coruna.

L’attenzione però, è rivolta tutto verso il numero 30 argentino atterrato poco prima a Peretola ed accolto come un campione. Un ragazzo di nemmeno 19 anni che accende una città, un calciatore che è già stato paragonato ai più grandi della storia argentina ma che ha deluso lo scorso in maglia Real, un poco più che maggiorenne torna a far sognare un popolo, quello viola, che da troppi anni aspettava un colpo così. In molti hanno storto la bocca perché arriva in prestito secco ma sinceramente a me non interessa nemmeno un po’! Un colpo come Mastantuono rimette Firenze sulla cartina del calcio che conta in una stagione in cui i viola non giocano nemmeno in Europa e dimostra che finalmente la Fiorentina prova a tornare grande, a rinascere dalle ceneri di una gestione societaria quantomeno deficitaria. Adesso possiamo dire che con la maglia viola gioca uno dei più grandi talenti dell’ultima generazione, uno dei calciatori che tutti ci invidieranno, un talento talmente cristallino da essere paragonato a due discreti giocatori che di nome fanno Diego e Lionel. Sono esagerato? Ho perso la testa? Il calcio è innanzitutto passione, sentimento, trasporto, sogno: ed allora almeno stavolta godiamocela fino in fondo anche se durerà una sola stagione! Negli ultimi anni ci siamo sciroppati Sottil, Ikone’, Kouame’ e chi più ne ha ne metta….. Stavolta esultiamo noi!!!

Venendo alla partita dobbiamo dire la verità: i ritmi sono stati balneari e l’intensità non è sembrata quella di una gara di Champions League, ma qualche nota tattica e qualche giudizio sui calciatori si può comunque dare. Mister Grosso, che aveva iniziato la preparazione ed aveva schierato le prime formazioni con il 4-3-3, sembra aver in parte aggiustato il tiro. Probabilmente a causa della penuria di esterni a diposizione, la Fiorentina di ieri ha mutato in parte volto sia nella fase offensiva che in quella difensiva. In possesso palla infatti, Gudmundsson ed Atta hanno giocato nei mezzi spazi tra Kean ed i centrocampisti venendo spesso a lavorare dentro il campo: così facendo, la squadra ha avuto meno ampiezza ma ha aperto praterie per i due terzini, ieri Joao Mario e Valdepenas, che sono stati chiamati ad andare spesso sul fondo a giocarsi l’uno contro uno. Certo è un calcio diverso rispetto al 4-3-3 visto a Sassuolo, ma è sicuramente un modo di giocare più adatto ai calciatori a disposizione ed al neo arrivato Mastantuono. Ieri la manovra è sembrata più compassata, probabilmente per la diversa interpretazione del ruolo tra Fagioli ed Oulai: mentre l’ivoriano è un calciatore che già con il primo controllo di palla si pone faccia alla porta avversaria alla ricerca di una verticalizzazione o di un duello individuale, l’ex Juventus riparte spesso dal portiere o dai difensori e predilige comunque un gioco orizzontale con cui è più difficile guadagnare velocemente spazio in avanti.

Quanto invece alla fase difensiva, la Fiorentina ha adottato in fase di non possesso un 4-4-1-1 con Atta che si allargava a sinistra, Ndour a destra e Gudmundsson in verticale a Moise Kean (ieri apparso un po’ svagato). Oltre alla disposizione degli uomini, i viola hanno cercato più volte una fase di riaggressione più alta per recuperare palla più vicino alla porta avversaria. Certo sono impressioni, ma nelle prime gare i viola si chiudevano in un blocco difensivo più basso con i due esterni offensivi che stringevano verso le mezze ali chiudendo la squadra in un 4-5-1.

Passando alle prestazioni individuali, Joao Mario e Valdepenas hanno offerto buone sensazioni sia in fase difensiva che nella capacità di accompagnare l’azione; lo spagnolo ha avuto solo una piccola sbavatura, ma sembra un profilo ideale per l’idea di gioco di Grosso. Dietro poi, ha impressionato Dragusin: roccioso, attento, sempre attaccato al diretto avversario, dominante di testa sia nella propria area di rigore che in quella avversaria. Se migliora anche in leadership vocale, diventa un acquisto top!! Chiudo con due centrocampisti, Atta e Ndour; quest’ultimo ancora non è pulitissimo tecnicamente e sbaglia qualche cross e passaggio di troppo, ma ha una dote fondamentale, la capacità di trovare la porta tanto che anche ieri ha trovato la rete dopo un bello schema su palla inattiva grazie all’ assist di testa di Dragusin.  Due parole in più le merita un calciatore che si sta rivelando semplicemente sensazionale: Arthur Atta è uno di quei giocatori che negli ultimi anni ho sempre sognato arrivasse a Firenze! Classe, giocate mai banali, conduzione della palla a testa alta, assist sempre in canna, spirito di sacrificio in fase difensiva e poi quel caracollare continuo che mette sempre fuori tempo il diretto avversario: in alcune serpentine in mezzo al campo ieri sera mi ha ricordato un discreto calciatore che ha vinto tutto in carriera, della stessa nazionalità, con due Z nelle iniziali di nome e cognome. Magari ho bestemmiato ma hai visto mai…..

Si ricomincia a seguire la nostra Fiorentina

Ci siamo lasciati due mesi fa al termine del campionato più faticoso e tribolato da quando esiste questo blog, un campionato il cui unico dato positivo è stato il raggiungimento della salvezza.

Dalla fine di maggio in poi, il mondo Fiorentina si è capovolto totalmente ma nel frattempo abbiamo potuto osservare (non riesco ad utilizzare il termine ammirare) il mondiale più povero tecnicamente e meno interessante tatticamente che io ricordi. Un mondiale che è stato utilizzato dallo scodinzolante Infantino, al guinzaglio di Donald Trump, come cassa di risonanza di un prodotto commerciale che non è più calcio. Dal break di quasi 5 minuti per tempo che ha sostanzialmente diviso la partita in 4 tempi per vendere più spot commerciali, all’intervallo della finale tra Spagna ed Argentina durato praticamente mezz’ora per uno show che sapeva di Super Bowl ma che niente aveva a che fare con quella che ricordavo come la manifestazione più bella del mondo. Il presidente della Fifa, in nome degli interessi economici e del proprio consenso politico, ha tradito gli ideali tecnici e sportivi dello sport più amato del mondo, quello che io amo da quando sono bambino, un disastro che meriterebbe una riflessione molto approfondita a tutti i livelli.

Nel contempo però, a Firenze, si è assistito ad una rivoluzione silenziosa che sinceramente non avrei mai creduto possibile. Il nuovo plenipotenziario dirigente Paratici ha sostanzialmente ridotto al silenzio (il fu) Direttore Generale Ferrari, ha cambiato o integrato tutte le aree tecniche, mediche e gestionali della società ed ha infine dimostrato che sul mercato si può anche comprare senza aspettare di vendere o di mendicare un prestito gratuito nella seconda metà di agosto. Una rivoluzione copernicana ancora a metà ma che ci indica finalmente una rotta dal settore giovanile fino alla prima squadra: la scelta ad esempio di Andreazzoli quale tecnico della Primavera mette finalmente al centro la crescita del potenziale calciatore da inserire in prima squadra anziché la vittoria al Torneo di Viareggio, così come il rafforzamento (o forse la costruzione ex novo) dell’area scouting mostra che si può far arrivare calciatori anche dai campionati esteri e senza affidarsi solamente ai medesimi procuratori. Infine il completamento dell’area medica mostra come le competenze non possano e non debbano arrivare da una singola persona ma da un team di esperti.

Certo però, tutto questo non può essere sufficiente se il lavoro della società non si riflette sul campo da gioco. Dopo le prima due sgambate, la Fiorentina ha affrontato ieri, nell’ormai consueta tournée inglese, il Queens Park Rangers formazione di Championship che inizierà il campionato già il prossimo 9 agosto. La squadra viola è ovviamente ancora in costruzione, alcuni ruoli sono completamente sguarniti con calciatori indietro di condizione o con la testa da un’altra parte. A tutto ciò si deve aggiungere la scarsa conoscenza tra la squadra e mister Grosso che sembra però aver già chiesto alcune cose fondamentali: in fase difensiva ci si chiude tutti insieme centralmente offrendo solamente l’esterno del campo, l’attaccante torna molto dentro la propria metà campo, i due esterni alti vengono ad aggiungersi ai tre centrocampisti formando una linea a 5. Una volta tornati in possesso di palla poi, la squadra deve essere brava ad aprirsi a ventaglio (molto bene in questo Jimenez) e la circolazione della palla deve essere rapida e verticale. Certo sono ancora idee embrionali, ma se il sistema di gioco deve ancora essere oliato, alcune prestazioni individuali e caratteristiche dei calciatori possono farci aprire una piccola riflessione.

Partiamo da chi ha rubato decisamente l’occhio, cioè Arthur Atta: calciatore elegantissimo che sembra quasi giocare in frac, esce sempre a testa alta dalle situazioni spinose, non butta mai via il pallone, ha un cambio di passo notevole palla al piede. Oltre a ciò, si muove spesso tra le linee senza offrire riferimenti agli avversari ed ha una gran bella confidenza col gol: promosso a pieni voti!! Un gradino sotto ecco l’ex Milan Jimenez; seppur impiegato esterno alto, ha mostrato cambio di passo, personalità, voglia di mettersi in  mostra, ritmo e capacità di guadagnare il fondo con continuità. Certo non un funambolo tecnicamente ma considerando che ha poco più di 20 anni, un ragazzo assolutamente da seguire! Dei nuovi poi, meritano una menzione anche Viery e Oulai: il difensore brasiliano ha mostrato sicurezza, forza fisica, attenzione nella marcatura ed un discreto piede per far ripartire l’azione. L’ivoriano invece è un furetto che non si ferma mai e vuole sempre il pallone tra i piedi, un calciatore di quelli che si fanno sempre trovare liberi per cercare la giocata, uno di quelli che pensano istintivamente alla verticalizzazione per l’attaccante. Sinceramente nasce qualche dubbio sulla possibile coesistenza con Fagioli, ma dobbiamo ricordare che il neo arrivato lo scorso anno ha giocato spesso mezz’ala sinistra. Per finire, della vecchia guardia, non possiamo non notare che Mandragora ha ancora una volta mostrato una mentalità superiore: considerando l’abbondanza in mezzo al campo avrebbe anche potuto entrare in campo come ha fatto Fabbian (ancora una volta trasparente), invece ha lottato, calciato in porta, trovato l’inserimento di testa (della palla di Croci non parlo perché non vorrei esaltarlo troppo ma cercatela nei video della gara di ieri perché è da leccarsi i baffi), insomma ha fatto ciò che dovrebbe fare un leader silenzioso della squadra.

Chi invece non riesco più a sopportare con la maglia viola addosso è Dodò: ci ho provato più volte a giustificarlo ma adesso basta! Preso spesso in mezzo, commette un fallo da rigore che mostra plasticamente l’atteggiamento con cui è entrato in campo. Il terzino brasiliano, che continua a godere di una stampa benevola nonostante le prove troppo spesso insufficienti spero abbia i giorni contati a Firenze: non bastano più i sorrisi, i capelli viola, i giornalisti e siti amici che lo lisciano spesso, il suo tempo è veramente finito.

Che sport meraviglioso è il calcio!!

Nel calcio non sempre vince il migliore, talvolta capita che possa vincere la squadra più debole, quella che non ha nulla da chiedere in classifica, quella che ha una società più debole e calciatori meno pagati e strombazzati.

Sinceramente dispiace perché la Juventus è da sempre la squadra più simpatica della nostra serie A, una società sempre corretta, che non ha mai fatto ricorso a mezzucci per cercare le scorciatoie, che ha sempre rispettato i regolamenti, le istituzioni, le persone. Dispiace per un tecnico come Spalletti che si è sempre contraddistinto per la simpatia, un uomo che in conferenza stampa usa delle perifrasi talmente lunghe che in confronto Renato Zero è un dilettante della parola. Dispiace per Cambiaso, che doveva essere il futuro della fascia sinistra del Manchester City di Guardiola e per Bremer che ha cambiato la casacca del Torino con quella della Juventus perché lui voleva vincere la Champions League. E come potremmo non provare scoramento per Gatti, uno dei centrali difensivi più fallosi del gioco del calcio, che con il nuovo taglio di capelli ha definitivamente compiuto la sua trasformazione in Frank Matano? Dispiace poi per il perno del centrocampo Locatelli la cui fascia di capitano spiega molto del livello attuale della rosa bianconera e del calcio del nostro paese, così come sono sinceramente costernato per Koopmeiners, l’ennesimo calciatore strapagato all’Atalanta che il buon Luciano quest’anno ha cercato di rilanciare facendogli fare il terzino sinistro!! Certo non potrei mai dimenticare il buon Conceicao, il calciatore che quando parte palla al piede sembra sempre debba spaccare il mondo ma non che non riesce mai a diventare decisivo ed il suo sostituto Zeghrova che giustamente è arrivato in Serie A solo ed esclusivamente perché non è italiano…. Non mi raccontate che un giovane italiano meglio di questo non ci fosse….

Eppoi lui: il calciatore sempre decisivo nelle gare importanti, quello che aveva preso il Covid a Firenze ma dopo 48 ore a Torino era già fuori dalla quarantena, quello che ha un taglio di capelli sempre più incomprensibile, quello che ieri ha provato a giocare con il colletto tirato su probabilmente per fare finta di essere Francesco Totti, quello che era venuto via da Firenze perché a Torino si vince in Italia ed in Europa lui…. Dusan Vlahovic, il centravanti perfetto per suonarle ai ragazzini, l’attaccante che probabilmente a fine anno lascerà la maglia senza colori a parametro zero, quello che anche ieri non ha capito perché gli hanno annullato il gol. Vedi caro Dusan, nel calcio così come nella vita ci sono delle regole e talvolta si trova qualcuno che deve farle rispettare. Dispiace davvero tanto che anche quest’anno tu non abbia segnato contro la Fiorentina, dispiace tanto che anche quest’anno tu non abbia vinto la classifica dei marcatori come stavi facendo a Firenze. Già…. Dispiace proprio tanto aver quasi del tutto compromesso la corsa Champions della Juventus perché la squadra senza colori se la sarebbe meritata….

Siamo provinciali è vero, ma soprattutto siamo fieri di esserlo. È chiaro che la vittoria di ieri non cambia assolutamente il giudizio sulla penosa stagione viola ma un po’ di zucchero lo aggiunge eccome. Ed ora vediamo se riusciamo a fare un altro dispiacere ad un mago della simpatia quale Palladino e poi mettiamoci nelle mani di Paratici sperando che il nuovo dirigente viola sbagli il meno possibile nella difficile opera di costruzione della società: uso il termine di costruzione anziché quello di ricostruzione perché la Fiorentina dell’era Commisso società di calcio non lo è mai stata.

Poveri giovani italiani!

Non vorrete mica che commenti Fiorentina Sassuolo vero? Non vorrei essere sommerso dai vostri sbadigli!

Cercherò allora di prendere la gara di ieri come un interessante spunto per alcune considerazioni che credo possano essere foriere di qualche scambio di opinioni. Vi ricordate questo pezzo https://ilcornerdellungo.com/2026/04/14/il-veliero-e-quasi-in-porto/? Al suo interno, sottolineavo l’importante crescita avuta in questa stagione dal centrocampista Ndour, crescita che aveva potuto avverarsi soprattutto perché all’ex Paris Saint Germain era stata data l’opportunità di giocare con continuità. Proprio quella che ieri è invece stata incredibilmente negata a Braschi; senza Kean infortunato solo per le gare in maglia viola, senza Piccoli che si trascina problemi da diverse settimane, ieri poteva essere l’occasione di lanciare (magari anche a partita in corso) un altro prodotto del nostro fiorente settore giovanile. Anche solo per vedere se poteva stare nel calcio dei grandi la partita con il Sassuolo, con ritmi bassi, senza cattiveria, senza l’ansia del risultato in bilico, poteva essere il primo esame per Braschi tra i professionisti. Invece no…. invece Gudmundsson falso nueve con Solomon ed Harrison sugli esterni ed il bomber della primavera a marcire in panchina per tutti i 90 minuti. Poi ci lamentiamo se i nostri giovani non riescono ad imporsi!!! Ma se non li facciamo giocare nemmeno in partite dai ritmi balneari come quella di ieri, quando mai dovremmo farli giocare?

In molti pensano che Vanoli non abbia fatto giocare Braschi ed abbia scelto la miglior formazione disponibile anche perché sta cercando di fare più punti possibili in modo da guadagnarsi la conferma. Siamo veramente sicuri che questa sia la strada migliore per restare sulla panchina della Fiorentina anche la prossima stagione? Considerando tra l’altro che la prossima stagione non avremo impegni europei, la rosa dovrà certamente essere sfoltita ed avere l’opportunità di capire se alcuni giovani siano pronti a farne parte sarebbe secondo me importante. Quel che possiamo comunque dire è che, nonostante la stagione assolutamente da dimenticare e gli errori commessi in serie, Firenze resta una piazza molto ambita ed appetibile: oltre a Vanoli infatti, le parole di Grosso ieri in sala stampa sono sembrate un messaggio d’amore alla piazza, alla città ed alla società. Se poi le sommiamo alle dichiarazioni che Maurizio Sarri ha rilasciato dopo la gara di qualche settimana fa, ci accorgiamo che ci sono già almeno tre tecnici che farebbero carte false per sedersi sulla panchina viola dal 1 Luglio. Riusciamo ad iniziare la nuova stagione senza sbagliare il prossimo allenatore?

Chiudo con una considerazione o meglio una domanda suggeritami dal grande Gionnino alla quale ho finalmente trovato risposta: anche durante la partita di ieri, giocatasi sotto il sole alle 12.30, erano accese quasi tutte le luci dei riflettori dello Stadio Artemio Franchi. Sapete perché? I riflettori negli stadi di Serie A devono essere accesi anche di giorno per garantire una luminosità uniforme e ottimale per le riprese televisive ad alta definizione: e la crisi energetica? E le problematiche relative all’inquinamento? Le norme attuali sono riuscite a limitare l’accensione ad un massimo di 4 ore, questo per ridurre considerevolmente gli sprechi energetici…. Rispetto a prima, quando le luci restavano accese anche 8 ore certamente un passo in avanti!! Insomma, piuttosto che niente meglio piuttosto dicevano gli antichi saggi!!

Ormai ci siamo!

Un altro punticino che ci avvicina alla matematica salvezza.

Certo se vogliamo parlare di calcio magari è meglio analizzare altre partite, ma considerando la situazione di partenza della gestione Vanoli e quella di Paratici, obiettivamente non possiamo sottovalutare l’importanza del percorso fatto e dei risultati.

Anche allo Stadio di Via del Mare, la squadra viola ha fatto quel che doveva in ottica salvezza, ha giocato una partita accorta ed ha trovato il primo splendido gol di Harrison su cui costruire la gara. Una prestazione in cui ancora una volta la manovra non è stata fluida, gli errori tecnici sono stati molteplici, le occasioni sono stata merce rara anche se quella di Piccoli su assist di Dodò grida vendetta. Certo la Fiorentina è arrivata a questo finale di stagione con una rosa risicata, con diverse assenze o calciatori appena rientrati da infortuni e la prestazione di Lecce deve essere letta anche in funzione della mancata rimonta di giovedì. Contro il Crystal Palace infatti, i ragazzi di Vanoli hanno spremuto ogni goccia di sudore per cercare l’impresa, per 80 minuti hanno pigiato il piede sull’acceleratore senza risparmiarsi e la ripresa di ieri è stata la fotografia di un gruppo prosciugato che faceva fatica a rincorrere l’avversario.

Nonostante questo, anche contro il Lecce ci sono state prestazioni da rimarcare: innanzitutto abbiamo ammirato un difensore sempre attento, che ha guidato la difesa senza rischiare e limitando anche i falli stupidi che spesso commette, Marin Pongracic. Responsabilizzato probabilmente dall’essere l’ex di serata, il centrale viola non ha sbagliato nulla ed ha dato finalmente continuità alle buonissime prestazioni che, insieme a Ranieri, sta mettendo in campo negli ultimi mesi. Ne è riprova il fatto che la difesa viola ha subito solamente 3 reti nelle ultime 6 gare dopo essere stata a lungo una delle più perforate della serie A. Oltre a quella dei due centrali, anche la prova del giovane Balbo è piaciuta: seppur abbia sofferto l’ingresso di Banda, il nuovo prodotto del settore giovanile viola non ha mai mollato la presa, ha sempre cercato di ripartire ed ha mostrato personalità. La scena però, finalmente, è stata presa da Harrison che, una volta tanto, non ha solamente corso come un maratoneta ma ha regalato anche qualità. L’esterno inglese, apprezzato fino ad oggi soprattutto per l’equilibrio che sa regalare alla squadra sia quando gioca a tutta fascia che quando viene impiegato da esterno alto, ha segnato un gol di rara bellezza ed ha regalato assist e verticalizzazioni in una serata in cui la fonte di gioco primaria, Fagioli, ha invece faticato molto. Come del resto non hanno brillato nemmeno i due calciatori deputati a rendersi pericolosi, cioè Gudmundsson (anche ieri sera trasparente dopo un’ottima prova in Conference League) e Piccoli, bravo nelle sponde, meno nel cercare la porta avversaria.

Resta infine un discorso da fare su mister Vanoli; posto che la salvezza è ormai cosa fatta e che gran parte del merito di questa splendida rimonta è ascrivibile a lui, la trasferta di Lecce ha confermato, se mai ce ne fosse bisogno, che la Fiorentina ha bisogno di un cambio di marcia. De Gea e compagni a 5 giornate dalla fine, con 8 punti di vantaggio su Cremonese e Lecce, sono ormai salvi e se pensiamo al punto di partenza della gestione Vanoli la crescita è innegabile ma diciamoci la verità: quante volte abbiamo visto giocare bene la squadra? Quante volte ci siamo divertiti o abbiamo notato passi in avanti dal punto di vista offensivo? E’ chiaro che i viola hanno dovuto pensare innanzitutto a rimettere il treno sui binari, ma siamo sicuri che tutto questo basterà il prossimo anno? Io credo sia necessario un tecnico diverso, uno che utilizzi parole diverse, che offra un calcio diverso da quello visto con Vanoli non solamente a Firenze ma anche lo scorso anno a Torino, un allenatore che apra maggiormente la Fiorentina alla città, che vada incontro a quei tifosi che anche in quest’anno così disgraziato non hanno mai abbandonato la squadra.

Anche quando i viola erano ultimi, tutta Italia tifava per la retrocessione, le altre tifoserie ci spernacchiavano sui social e non solo, il tifo viola non ha mai fatto mancare il proprio sostegno. Anche quando sono state vietate le trasferte, la città ha trovato il modo di farsi sentire nonostante la scelta di chiudersi dentro il Viola Park. Anche quando la Fiorentina è tornata da Londra sotto di 3 reti, la gente ha voluto riempire (per quanto possibile) lo stadio Franchi per provare l’impresa impossibile cantando a squarciagola come non succedeva da tempo.

Credo che quando Paratici ed il suo staff sceglieranno il nome del tecnico viola non possano e non debbano sottovalutare il fatto che in una stagione in cui la Fiorentina è stata praticamente sempre sott’acqua, l’ossigeno per respirare è arrivato da una tifoseria che sarà anche brontolona ed esigente, ma non fa mai mancare il proprio apporto ed il proprio sostegno nel momento del bisogno.

Il Veliero è quasi in porto

La Fiorentina sta completando una vera impresa sportiva: i viola infatti hanno cambiato allenatore in un momento in cui avevano solamente 4 punti, hanno vinto la prima partita alla sedicesima giornata, si sono ritrovati staccati ad un certo punto dalla salvezza addirittura 8 lunghezze. Nonostante ciò, i viola hanno avuto la capacità di ribaltare completamente la situazione, di guadagnare 8 punti di vantaggio su Lecce e Cremonese a 6 partite dalla fine, di conquistare 11 punti nelle ultime 5 gare di campionato; questo piccolo miracolo ha innanzitutto una firma con un nome ed un cognome, quella di Paolo Vanoli.

Con la storia che la rosa della Fiorentina non poteva retrocedere per la qualità dei calciatori, in tanti, troppi commentatori, tendono ancora oggi a sottovalutare l’opera del tecnico viola, un’opera di ricostruzione pressoché completa che è partita dallo spogliatoio, è passata dalla condizione atletica e psicologica, è finita con la disposizione tattica. Un’opera a tutto tondo che ha avuto la definitiva consacrazione nella gara di ieri sera contro la Lazio: finalmente i viola hanno fatto esattamente la partita che dovevano fare, si sono chiusi in un blocco basso per poi ripartire, ma soprattutto hanno sofferto tutti insieme per un unico obiettivo, la vittoria che avvicina enormemente la squadra alla salvezza.

Quello che però mi ha convinto maggiormente, è stato l’apporto di quei calciatori che fino ad oggi sono stati impiegati meno. In una serata in cui Vanoli non poteva contare su Kean, Gudmundsson, Brescianini, Parisi, Fortini e Fagioli, con un Solomon che aveva non più di un quarto d’ora nelle gambe e Pongracic a mezzo servizio, la Fiorentina ha tirato fuori una delle migliori prestazioni giocando tra l’altro con un nuovo modulo, il 4-2-3-1, modulo che può essere utilizzato solamente quando i viola fanno a meno di Fagioli. Al netto però dello schieramento, è stato l’atteggiamento, l’attenzione, la dedizione a fare la differenza! Ieri sera infatti, i viola si sono dimostrati una squadra ed alcuni calciatori hanno dimostrato finalmente l’attaccamento ai nostri colori. Da Gosens che, azzoppato da settimane da una tendinite che lo limita, ha segnato un gol bellissimo andando in cielo a colpire di testa e non ha lesinato energie in fase difensiva, ad Harrison che si è confermato pasticcione, lezioso, poco freddo sotto porta ma ha fatto l’assist decisivo ed ha corso per 4. Da Piccoli che continua a mancare di freddezza al tiro ma ha lottato come un leone ed inchiodato la Lazio alla bandierina del calcio d’angolo per quasi tutto il tempo di recupero, a Fazzini che non è stato molto preciso ma si è dannato l’anima correndo e rincorrendo chiunque ed arrivando a raddoppiare su ogni discesa offensiva avversaria. Da Rugani, che ha dato tranquillità difensiva e buone letture, fino al giovane Balbo che è entrato in campo con quella grinta, quella voglia, quell’applicazione che vorremmo vedere in ogni calciatore della Fiorentina.

Fatemi però chiudere questa considerazione con un giocatore che è la fotografia perfetta del calcio italiano odierno. Mentre si continua ad indicare i nomi per la prossima presidenza FIGC, ieri Cher Ndour ha mostrato a tutti cosa veramente serve ai giovani italiani del nostro calcio: GIOCARE, GIOCARE ED ANCORA GIOCARE!!! Un ragazzo del 2004, che ha fatto tutta la trafila nelle nazionali giovanili, ha avuto il coraggio o forse la necessità di andare all’estero per provare a fare nuove esperienze e per avere l’opportunità di misurarsi nel calcio dei grandi. Poi, dopo qualche anno fuori, ha deciso di tornare in Italia, a Firenze. Nella scorsa stagione ed all’inizio di questa, era ancora un oggetto per i più sconosciuti, né carne né pesce poi però, grazie anche agli infortuni degli altri centrocampisti, ha guadagnato minuti e fiducia ed ora, dopo una stagione da protagonista, possiamo tranquillamente dire senza timore di smentita che è diventato un calciatore importante per il presente e per il futuro della Fiorentina. Ma perché è successo tutto questo? Semplice….perché Ndour ha giocato, ha sbagliato, si è migliorato, ha fatto esperienza.

Quanti altri Ndour ci sono a giro per l’Italia o ci sono stati e si sono già persi perché non hanno mai giocato scavalcati dallo straniero di turno?

Fiorentina: Il Turno Perfetto e la Crescita di Vanoli

Un turno di campionato perfetto per la Fiorentina che guadagna 3 punti su tutte le dirette concorrenti e si porta a 5 punti da Cremonese e Lecce che occupano l’ultima posizione che significa serie B.

Certo quella di Verona non è stata una partita ben giocata, una gara spumeggiante, elettrizzante o piena di occasioni, anzi! De Gea è stato il migliore in campo ed i viola hanno tirato verso la porta del Verona solamente due volte, entrambe con Fagioli, colpendo una traversa e trovando poi il gol della vittoria. Ho sentito diversi commenti schizzinosi ai 3 punti di sabato, giornalisti ed opinionisti che si sono dilettati a parlare di anticalcio, di prestazione indecorosa o imbarazzante, di vittoria immeritata: posto che sono argomentazioni condivisibili se si guarda al solo gioco espresso, vorrei però porre a lorsignori un paio di domande. Quante sconfitte o pareggi immeritati abbiamo subìto noi? Quante volte abbiamo sbattuto il naso contro squadre che hanno fatto solamente barricate ed hanno poi portato via un risultato positivo per i nostri errori individuali e di reparto?

La verità è che la Fiorentina sta compiendo, pur con tutte le sue difficoltà ed incertezze, una piccola impresa sportiva e basta prendere la classifica dopo la sconfitta contro l’Hellas nella gara di andata e confrontarla con quella di oggi per capirlo. I viola hanno recuperato punti su tutti e, se andrà come speriamo, la Fiorentina sarà la prima squadra a salvarsi dopo aver aspettato la sedicesima giornata di campionato per poter festeggiare la prima vittoria in campionato! E la quota salvezza, fidatevi, non sarà tanto più bassa di quella necessaria nelle ultime stagioni: già oggi possiamo dire che probabilmente serviranno almeno 35 o 36 punti per evitare la Serie B, dunque in linea con gli ultimi anni.

Nella stagione che stiamo vivendo fino ad oggi credo sinceramente che di protagonisti ne abbiamo avuti diversi, alcune negativi come Moise Kean, altri positivi come Nicolò Fagioli, altri in saliscendi continui come David De Gea, ma se c’è qualcuno che è sempre stato sul pezzo e non ha mai mollato nemmeno nei momenti più difficili, quello è certamente Paolo Vanoli. Chiamato da una società disperata che in quel momento era guidata da un ex addetto stampa e da un Direttore Sportivo alla prima esperienza in Serie A, Vanoli si è trovato completamente solo in mezzo alla tempesta ma passo dopo passo, mattone dopo mattone, ha ricostruito dalle macerie senza mai darsi per vinto. Dapprima ha cercato di scuotere il gruppo da punto mentale e credo ci sia riuscito, soprattutto da quando gli è stato finalmente affiancato un uomo di calcio come Paratici: altrimenti come spiegare la dichiarazione di De Gea “eravamo morti, Vanoli ci ha riportato in vita”?

Non solo, ma ha anche ricostruito la squadra dal punto di vista fisico: sotto la gestione Pioli avevamo 11 zombie che in campo provavano a correre per circa 50 minuti dopo di che iniziavano a camminare senza meta. Vanoli ed il suo staff hanno ricominciato daccapo, fatto doppie sedute in mezzo alla stagione, rimesso a posto gli infortunati. Non solo, ma una volta che la squadra iniziava ad avere un po’ di benzina nelle gambe, è (finalmente) tornato alla difesa a 4 ed ha infine fatto un altro step, il cambio del capitano della squadra. Non pago, visto che i risultati arrivavano col contagocce, ha avuto alcune ottime intuizioni:

  1. Dare le chiavi della squadra all’unico vero giocatore di calcio in rosa, quel Nicolò Fagioli che con Pioli non aveva accettato quello stesso ruolo che invece Vanoli gli ha cucito addosso con i suoi pregi ed i suoi difetti;
  2. L’intuizione di Parisi alto a piede invertito è stata poi una mossa geniale. Sempre impiegato, anche in casa Empoli, come esterno basso a 4 o a tutta fascia come quinto, Vanoli ha visto in lui doti di assist man e di calciatore capace di creare superiorità numerica e di puntare l’avversario che nessun altro aveva visto. Chapeau;
  3. Il recupero di Ranieri che ha dato quella tranquillità e serenità al reparto difensivo che prima non c’era. Non ci dimentichiamo che Vanoli è stato capace dapprima di togliere la fascia al prodotto del settore giovanile viola, poi di metterlo in panchina, infine di rimetterlo in campo alla guida di una difesa a 4 riuscendo anche a limitarlo nelle sceneggiate e nelle proteste: chi lo avrebbe mai detto?

Se davvero riusciremo a salvarci insomma, dovremo dire un immenso grazie a Paolo Vanoli che ha dimostrato capacità, grinta, abnegazione ma nel contempo credo anche non sia l’allenatore adatto per la Fiorentina del futuro. Questa stagione è stata talmente travagliata che è come se Vanoli fosse sulla nostra panchina da almeno due anni: abbiamo già capito doti, pregi, difetti e limiti. In tutta sincerità, per far tornare Firenze un fattore, credo sia necessario che il mister della prossima stagione sia una figura capace di riaccendere quell’entusiasmo ormai sopito, un nome che possa far viaggiare di fantasia il tifo viola! Purtroppo penso che questo personaggio non sia Paolo Vanoli.

Per fare nomi, ritratti e descrizioni ci sarà tempo, intanto andiamo a Londra giovedì con la testa più leggera ed un sogno da rincorrere perché nonostante tutto c’è sempre un trofeo ancora in ballo…..

Tre punti di platino!

Tre punti di platino che non cancellano tutta la melma che questa squadra, i due allenatori e la società con i propri dirigenti ci hanno fatto mangiare e ci continuano a servire in questa maledetta stagione.

La Fiorentina vince largheggiando in quel di Cremona contro una squadra che sembra ormai allo sbando, scarsa tecnicamente nei singoli, senza un briciolo di gioco, senza ardore e con poca cattiveria: i grigiorossi di inizio stagione sono ormai un lontano ricordo ma, nonostante la cattiva impressione ricevuta ieri sera, non sono ancora morti. E non lo sono non tanto per la propria forza, quanto per la rallentata ed accidentata corsa delle dirette concorrenti, dal Lecce di Di Francesco, al Cagliari di Pisacane fino ovviamente alla nostra Fiorentina.

I viola dopo un inizio non molto convincente, con l’occasione sventata da De Gea al terzo minuto di gioco, hanno preso il comando della gara cercando di trovare i varchi liberi necessari per il gol. Il risultato finale premia la squadra che ha giocato meglio, ma che soprattutto è sembrata vivere un momento migliore di forma fisica e psicologica. Nonostante ciò, la fotografia che mi porto via da Cremona, è quella dei 4 marcatori viola che sono, ognuno per la propria parte, lo specchio di quello che la squadra ci ha offerto dall’inizio di stagione. La prima rete è stata siglata da quella che è stata la miglior intuizione di Vanoli durante la sua gestione sulla panchina della Fiorentina: Fabiano Parisi. Utilizzato sempre esterno basso a sinistra o a destra (con Italiano) di una difesa a 4 o esterno a tutta fascia del centrocampo a 5, Vanoli lo ha invece impiegato spessissimo come esterno alto a piede invertito nel suo 4-1-4-1 (4-3-3). In questo ruolo, Parisi ha potuto utilizzare la sua miglior dote, cioè quella di rubare sempre il tempo al difensore avversario: se lo guardate bene, l’esterno ex Empoli non è eccezionale tecnicamente, non è rapidissimo nello stretto, non è fisicamente dominante, non ha una falcata imponente, però ha una dote che gli permette di uccellare molto spesso i difensori, quella di spostare sempre la palla un attimo prima che intervenga il marcatore prendendolo praticamente sempre controtempo. Questo gli permette di saltare spesso l’uomo e di dare quella profondità che alla squadra viola è sempre mancata come l’aria, soprattutto per la folle idea di iniziare la stagione senza esterni alti di ruolo. Chapeau a mister Vanoli per l’intuizione, complimenti veri a Fabiano Parisi che ha dato la svolta alla propria stagione mettendosi sempre a disposizione della squadra.

La seconda gioia di serata è stata invece regalata da uno degli acquisti più discussi dell’estate, quel Roberto Piccoli arrivato a Firenze per una cifra attorno ai 25 milioni. Posto che io non faccio mai il commercialista quando parlo di Fiorentina, ho voluto ricordare la spesa perché credo sia il macigno più grosso che l’attaccante viola ha dovuto sopportare e sta ancora sopportando da quando è sbarcato in riva all’Arno. Piccoli non è mai stato un bomber (sarebbe bastato leggere le statistiche realizzative in carriera per scoprirlo) ma un calciatore di squadra, uno dei tipici centravanti di manovra (come si diceva un tempo), cioè bravo a giocare spalle alla porta, a difendere il pallone, a mettersi al servizio della squadra. In questo lavoro sinceramente, non ha mai lesinato energie ma gli errori di mira, in campionato come in Conference, sono stati decisamente troppi. La speranza è che una maggiore tranquillità e serenità in classifica ed una maggiore continuità di impiego per il problema di Kean, possa aiutare Piccoli a segnare con più continuità: sarà però fondamentale smettere di trattare l’ex Cagliari come se fosse un calciatore che non è mai stato, cioè un bomber, perché questo dice la sua storia!

Il terzo gol poi, è stato segnato da uno dei giocatori che è mancato di più come rendimento e come atteggiamento in questa stagione, il terzino Dodò. Se nella prima parte di stagione era parzialmente scusabile perché impiegato in un ruolo in cui fa molta fatica, cioè il quinto di centrocampo, dal cambio di modulo in poi non ci sono state più giustificazioni. Dodò è sempre stato il motore della squadra viola, quello che, partendo dalla linea difensiva, grazie allo spunto ed all’allungo, faceva guadagnare in un baleno 40 metri di campo alla squadra, quello che si dannava l’anima per 90 minuti, quello con i capelli viola. Forse per il contratto, forse per altro, quel calciatore è letteralmente sparito fino alla fuga di ieri sera, quella corsa veloce e tecnicamente sublime grazie alla quale ha segnato un gol così bello da poter entrare nella storia recente viola. Speriamo sia solo il primo passo verso la resurrezione (visto che siamo vicini a Pasqua), perché il Dodò di questa stagione è un calciatore a tratti inutile, a tratti dannoso.

Se però parliamo di delusioni, il principe biondo col 10 sulle spalle di nome Gudmundsson supera tutti. Riscattato dal Genoa dopo una trattativa infinita, doveva essere la sua stagione, quella della definitiva consacrazione a Firenze. Invece abbiamo dovuto assistere a partite in cui ha trotterellato in maniera insignificante in tutte le zone del campo, ha perso decine di palloni senza nemmeno rincorrere l’avversario, non ha superato l’uomo nemmeno chiedendoglielo per favore. Poi ieri sera, come in alcune altre sparute occasioni in maglia viola, è parso risvegliarsi da un lungo sonno e ricordarsi come sia facile per uno con i piedi fatati come lui, calciare in porta imparabilmente. Dopo il doppio tacco di Brescianini e Piccoli (sembra quasi una bestemmia), Gudmundsson ha calciato di interno destro disegnando una traiettoria perfetta che si è spenta sotto l’incrocio dei pali: ma quanto sarebbe forte se solo avesse voglia?