Fiorentina vs Puskàs Academy: la chance per la Conference League

Dopo che la stagione ufficiale viola si è aperta con il pareggio in casa della neopromossa Parma, adesso la Fiorentina si trova di fronte al primo confronto stagionale decisivo. Se infatti al Tardini si è disputata solamente la prima tappa di un percorso che dura 38 gare, tra domani e giovedì prossimo ci si gioca l’accesso alla fase a gironi della Conference League, e con esso la possibilità di ripercorrere per il terzo anno di fila una cavalcata europea si spera con un esito finalmente diverso.

Contro la squadra di Pecchia, candidata a mio avviso ad essere una possibile sorpresa del campionato per il modo di giocare, la qualità tecnica e tattica di alcuni interpreti come Man, Bernabè e Circati e per la continuità che la società ha deciso di dare all’intelaiatura di squadra, la Fiorentina ha giocato una gara semplicemente ingiudicabile. La compagine di Palladino è infatti un cantiere in costruzione come mai si era visto negli ultimi anni: se a Vincenzo Italiano la società aveva sempre dato una squadra incompleta nelle alternative alla prima di campionato, l’ex mister del Monza è stato decisamente più sfortunato. Quando una squadra di Serie A si trova a dover giocare gli ultimi minuti con una difesa a tre composta da Amrabat Kayode e Biraghi ed una coppia di centrocampisti come Bianco ed Ikonè di cosa vogliamo parlare? Se poi a ciò si aggiunge la disgrazia di dover vedere ancora titolari calciatori tecnicamente inadatti alla massima serie come Kouamè, tutto diventa maledettamente difficile: niente da dire sull’impegno, sulla fisicità, sul colpo di testa, ma le due occasioni sprecate nel primo tempo per i lanci maldestri dell’attaccante ex Sestese fanno ancora sanguinare gli occhi. La squadra, nel momento in cui scrivo, invece di rinforzarsi ha acuito i problemi che già dalla scorsa stagione conoscevamo: mancanza di leadership in difesa ed in mezzo al campo oltre all’atavica assenza di qualità tecnica che spesso non permette agli attaccanti di essere messi nelle giuste condizioni di battere a rete.

A Parma abbiamo visto una formazione che farebbe fatica ad arrivare nella colonna sinistra della classifica, ma anche una squadra visibilmente appesantita dai carichi di lavoro di mister Palladino. Per stessa ammissione di alcuni viola come Biraghi e Sottil, la preparazione è stata decisamente più dura rispetto al passato e la prima di campionato ha confermato tutto ciò, con una squadra che è riuscita mantenere le giuste distanze solamente per i primi venti minuti allungandosi poi per lasciare spazi invitanti agli avversari. L’assoluta mancanza di aiuto dal mercato a centrocampo ed in difesa (visto che Pongracic ha sostituito Milenkovic e non è un calciatore in più), ha fatto il resto. Mentre scrivo stiamo vendendo, per l’ennesima volta, il miglior calciatore della rosa alla Juventus, senza nel frattempo aver rinforzato la rosa dove più era necessario. Il primo di luglio abbiamo lasciato andare a scadenza Bonaventura, Castrovilli e Duncan oltre a restituire Lopez ed Arthur a Sassuolo e Juventus ed a poco più di una settimana dalla fine del mercato dobbiamo sperare che Amrabaat resti a Firenze per avere qualcuno da affiancare a Mandragora. Non solo, ma è arrivato un tecnico che ha fin da subito detto che avrebbe giocato con tre difensori centrali e, dopo quasi due mesi di mercato, ci presentiamo alla prima di campionato con Quarta appena rientrato dalle vacanze, un giovane alla prima apparizione da titolare in Serie A ed un difensore che non ha mai fatto il perno centrale in carriera.

Mentre tutti siamo in attesa di risolvere i capricci di calciatori mocciosi che si rifiutano di giocare con le rispettive squadre (da Nico a Lookman, da Koopmeiners a Oshimen), la Fiorentina domani si trova ad affrontare la Puskàs Academy, compagine del cuore di un governo non certo tra i più illuminati d’Europa, paese in cui i diritti civili sono spesso vissuti come un peso. Che Fiorentina vedremo? Quali calciatori ci aspettiamo? Spero innanzitutto di vedere a che punto è Lucas Beltran, un giocatore il cui reale valore ancora non abbiamo compreso, così come spero di poter vedere Richardson, l’unico volto nuovo tutto da scoprire in mezzo al campo. Dietro sarà nuovamente la volta di Pongracic, domenica squalificato, affiancato però da Ranieri che a Parma ha scontato un turno di sospensione. Chi dei due sarà il centrale dei tre difensori? Ma soprattutto dietro potrebbe essere la prima di De Gea, portiere dal passato luminoso ma fermo ormai da 14 mesi….sarà lui il titolare della nuova Fiorentina?

Sarà infine la prima volta in cui saremo costretti ad assistere ad una gara della Fiorentina dalla curva Ferrovia, quella che negli ultimi anni era stata caratterizzata dal tifo meno caldo o dalle promozioni per le famiglie e le scuole calcio. Farà certamente un effetto strano, ma sono sicuro che l’amore per la maglia viola, già ampiamente dimostrato dai 3000 che hanno sostenuto incessantemente la squadra al Tardini, saprà superare anche questa difficoltà.

A Parma chi gioca?

Mentre la tela del mercato sembra essere più complessa di quella di Penelope, la nuova Fiorentina di mister Palladino continua nell’avvicinamento ai primi impegni stagionali alternando allenamenti ad amichevoli.

Dopo la tournèe inglese della quale abbiamo parlato la scorsa settimana anche in questo blog (https://ilcornerdellungo.com/2024/07/31/la-tournee-viola-il-paziente-inglese/), stavolta i viola hanno affrontato prima il Montpellier al Viola Park e poi il Grosseto in quello stadio che fu teatro dell’esonero di Mister Pietro Vierchowood quando la Fiorentina si chiamava ancora Florentia Viola. Al netto della diversa consistenza delle due compagini contro le quali abbiamo giocato, ci sono certamente alcuni marchi di fabbrica del calcio di Palladino che sono stati apprezzati e già immagazzinati dalla squadra.

I due mantra più facilmente riconoscibili che differenziano la nuova gestione tecnica dalla precedente, sono certamente il possesso palla che parte dal portiere, e che ha aperto finalmente voci di cambiamento tra i pali, e la ricerca di una verticalizzazione nel cuore del campo anziché solamente sugli esterni a piedi invertiti. Con Palladino infatti, il primo passaggio a palla non schermata di uno dei tre difensori mira alla ricerca della profondità indipendentemente dal calciatore che riceve palla anziché la ricerca continua del regista o del trequartista. Questo apre scenari positivi ma anche potenziali rischi: se da un lato infatti rende più imprevedibile la fase offensiva della squadra anche grazie all’interscambiabilità degli attaccanti di cui parleremo dopo, la verticalizzazione rapida espone anche a contropiedi che si possono rivelare mortiferi. Sia con il Montpellier che con il Grosseto infatti, passaggi errati dei difensori hanno trovato la squadra scoperta poiché i centrocampisti stavano correndo in avanti per avvicinarsi all’area di rigore e dunque mancava lo schermo in zona centrale. La squadra dovrà quindi crescere sia nella qualità della trasmissione della palla, sia nelle coperture preventive che dovranno necessariamente migliorare per non esporre la Fiorentina a ripartenze micidiali. Se questo tipo di calcio può far correre dei rischi, dobbiamo però riconoscere che crea anche opportunità importanti soprattutto perché nel calcio di Palladino gli attaccanti non sono ancorati alla loro porzione di campo: nelle amichevoli abbiamo visto Ikonè e Brekalo impiegati finalmente nel ruolo di trequartista pronti a svariare su tutto il fronte d’attacco senza dover necessariamente rimanere emarginati sulla linea laterale. Due calciatori che probabilmente partiranno ma che messi nelle migliori condizioni, stanno dimostrando di poter essere ancora utili alla causa. Un altro aspetto che mi ha impressionato rispetto al passato, è la ricerca costante del tiro da fuori area, fondamentale tecnico quasi sparito nelle ultime tre stagioni quando si cercava insistentemente la circolazione della palla anche nell’ultimo quarto di campo per arrivare il più vicino possibile alla porta.

Le ultime due amichevoli sono poi state importanti per vedere i primi lampi di Colpani e di diversi giovani viola. Quanto al Flaco, è apparso molto lontano dalla migliore condizione atletica ma, a parte il gol, ha dimostrato che l’abito di Palladino gli calza a pennello. Partendo dalla posizione di trequartista destro, ricevendo palla in quello spicchio di campo, Colpani ha la possibilità di giocare faccia alla porta e può dunque puntare rete ed avversario già col primo controllo orientato. Gioca spesso a testa alta e soprattutto cerca l’infilata in verticale senza limitarsi ad aspettare la sovrapposizione dell’esterno: rispetto a quel che eravamo abituati a vedere, sembra un sogno!

Detto di una fase difensiva da rivedere anche per la continua rotazione tra ragazzi della primavera, calciatori appena arrivati da altre realtà e giocatori tornati da pochissimo dalle vacanze, credo sia giusto e doveroso iniziare a dare qualche giudizio sui giovani che potrebbero restare nella rosa di mister Palladino. Tra i difensori, mi ha fatto piacere notare la crescita importante di Comuzzo: contro il Montpellier, il prodotto del settore giovanile viola ha giocato una gara di grande sostanza nonostante una partenza condita da un paio di svarioni. Prese le misure agli avversari, Comuzzo ha dimostrato grandissime doti di anticipo e ottima capacità di ribaltare l’azione accompagnando anche la fase offensiva della squadra. Forte di testa, sembra migliorato anche con i piedi ma soprattutto sembra aver acquisito una discreta autorità anche contro avversari di livello. Posto che, nonostante Valentini, sarà assolutamente necessario l’arrivo di almeno un altro centrale, credo che Comuzzo possa far parte stabilmente della rosa.

Non la stessa cosa posso dire di Baroncelli che ha giocato molto ma non sembra essere pronto. Buona posizione in campo, discreto nel far ripartire l’azione, sembra però ancora molto acerbo fisicamente oltre a non avere quella sicurezza così importante per il ruolo che interpreta. Con spunti interessanti ma ancora bisognoso di giocare ed allenarsi con i pari età è apparso anche Caprini, mentre Fortini mi è piaciuto molto. Seppur impegnato contro una squadra di Serie D, l’esterno ha impressionato per corsa, caparbietà e capacità di vincere l’uno contro uno. Se Biraghi dovesse essere impiegato con continuità nei tre centrali difensivi (mah….), allora Fortini potrebbe essere considerato come l’alternativa a Parisi. Un ragazzo che ha rubato l’occhio per la rapidità di esecuzione e la capacità di trovare la porta è certamente Rubino che con il Grosseto ha fatto il diavolo a quattro seppur impiegato solamente per un piccolo spezzone di partita. Certamente è ancora indietro fisicamente, ma è anche una piantina da curare con amore ed attenzione perché la facilità di trovare lo specchio è una dote innata che non deve essere gettata a mare.

La tournèe viola: il paziente inglese

Un altro periodo di preparazione è passato, la Fiorentina ha messo minuti importanti nelle gambe grazie ad un lavoro meno faticoso con il clima più fresco rispetto al Viola Park (Rocco non ti arrabbiare lo ha detto Sottil), si iniziano dunque ad avere indicazioni più importanti sia dal punto di vista tattico che tecnico. Purtroppo i punti di domanda sono ancora troppi visto che i nazionali devono ancora rientrare o sono appena arrivati dai rispettivi impegni, le cessioni sono state molte ed il mercato in entrata è ancora in alto mare per responsabilità di cui abbiamo parlato più volte su queste pagine. A tutto ciò si aggiungono le prove talvolta disarmanti da parte di alcuni calciatori, come Terracciano e Kouamè, che nella scorsa stagione erano stati tra i perni della gestione di Vincenzo Italiano. In Inghilterra i viola hanno giocato tre partite, senza vincerne una, con tantissimi cambi di formazione e sostituzioni anche nei 90 minuti stessi: nonostante ciò, possiamo iniziare a tratteggiare le differenze tra il calcio di Palladino e quello di Italiano, e provare a dare qualche giudizio sui calciatori che si sono distinti in negativo o in positivo in questo primo periodo stagionale.

Come già detto nella mia analisi relativa alle idee di gioco del nuovo mister (https://ilcornerdellungo.com/2024/07/10/come-giochera-la-fiorentina-di-palladino/), la nuova Fiorentina che sta nascendo ha diverse novità dal punto di vista tattico e di interpretazione di gioco. La più netta inversione di tendenza è certamente quella della disposizione difensiva con tre centrali e due esterni a tutta fascia che si scambiano spesso di ruolo. Non di rado abbiamo visto Kayode e Biraghi, più volte schierati come braccetti tra i tre difensori, invertirsi di ruolo con Dodò e Parisi con sovrapposizioni esterne o interne, altra novità rispetto al calcio di Italiano. La linea difensiva poi, gioca diversi metri dietra la linea di metà campo e tiene maggiormente la marcatura sull’uomo anziché scommettere sulle marcature preventive studiando la propria zona e la posizione della palla. Quella difensiva è dunque un’interpretazione più conservativa con un possesso palla che comincia più indietro rispetto al passato: il portiere viene a tutti gli effetti inserito tra i calciatori di movimento e questo ha creato più di un problema sia a Terracciano che a Christensen. L’altra grande novità poi, sta nella gestione della fase di possesso da parte dei difensori. Differentemente dalle idee di Italiano infatti, con Palladino molto spesso il primo passaggio del difensore non và alla ricerca dell’ampiezza in orizzontale o del centrocampista centrale, ma punta decisamente alla conquista dello spazio in avanti. Soprattutto quando imposta Pongracic, l’idea è quella di andare a cercare gli attaccanti o gli esterni offensivi per andare poi ad accompagnare l’azione offensiva con più uomini che giochino faccia alla porta. Sia i due esterni di centrocampo che i due trequartisti sono i calciatori che si inseriscono per cercare lo spazio libero alle spalle delle linee difensive avversarie, per andare a giocarsi l’uno contro uno o per giocare palla in verticale sull’attaccante centrale. Una rivoluzione copernicana rispetto alla gestione spesso orizzontale fatta di ricerca di ampiezza del campo delle ultime stagioni.

Tutto ciò però resta in stato embrionale perché, nel momento in cui scrivo, Palladino ha a disposizione un solo centrocampista sicuro di fare quel ruolo quest’anno, cioè Rolando Mandragora. Il resto è il buio: si sta cercando di adattare, con risultati alterni, Barak mentre Amatucci è già partito per un nuovo prestito, Infantino non gioca mai e Bianco non si è ancora capito che pesce sia. Ecco perché ad oggi è ancora molto difficile capire realmente il peso del lavoro di Palladino.

Ciò che resta però, anche in questa tournèe è l’amore dei tifosi, come il nostro amico Steven che era presente anche per queste amichevoli: un vero eroe!

Per i primi giudizi su alcuni calciatori viola, andate sotto la foto…….

KEAN: l’acquisto da me più volte criticato è stata certamente una delle note più liete della tournèe inglese. Anche lui ha una grande intimità con i pali, ma adesso sembra che la mira stia migliorando. Oltre alle reti, ha anche impegnato più volte i portieri avversari, ha lottato, sgomitato, si è acceso in maniera importante più volte. Oltre a ciò, ha dimostrato anche una buona duttilità facendo vedere che può giocare indifferentemente sia da punta centrale che da trequartista esterno. Vai Moise che aspetto solo di essere smentito!

DODO’: uno dei più in forma, certamente aiutato dalla stazza, sembra finalmente tornato quello di cui tutta Firenze si era innamorata. Corse a perdifiato sulla fascia, ripiegamenti difensivi intelligenti, cross interessanti e ieri anche un gol. Dodosessuale.

KAYODE: seppur impiegato quasi sempre come braccetto difensivo, il giovane viola ha mostrato grande duttilità e voglia di apprendere. Pur dovendo frenare la propria esuberanza ha giocato buone gare, attente e concentrate. Non azzardatevi a venderlo!

PONGRACIC: piace tantissimo la sua capacità di impostare la manovra. Sia con palla bassa che alta, trova sempre la soluzione giusta per giocare la palla in verticale sui piedi dei propri compagni. Peccato che le sue indecisioni costino due reti alla squadra viola. Crescerà.

BARAK: reinventato da Palladino nei due di centrocampo soprattutto per necessità, mette in mostra ottime doti tecniche e capacità di giocare la palla di prima. La fase difensiva però, resta un grosso enigma e soprattutto quando entra in debito di ossigeno, apre un’autostrada agli avversari. Da rivedere.

BREKALO: impiegato finalmente in un ruolo più congeniale, dimostra di essere ancora un calciatore. Più dentro al campo (come giocava anche a Torino) anziché confinato sulla linea laterale, torna ad essere pericoloso grazie agli assist ed anche alle conclusioni in porta. Finalmente fuori dalla naftalina.

TERRACCIANO: è ormai evidente che le richieste di Palladino di giocare maggiormente la palla con i piedi abbiano minato le sue certezze tra i pali. Resta un ottimo 12 che non esce mai, spesso prende gol sul primo palo ed adesso sembra mancare anche di serenità e reattività. A quando il titolare?

CHRISTENSEN: come si possa essere andati all’estero per prendere un estremo difensore che non ha tecnica di parata, manca di scelta di tempo in uscita e non è nemmeno un fenomeno con i piedi resta un mistero. Chi è andato a visionarlo?

KOUAME’: né carne né pesce, né attaccante né esterno offensivo, né rigorista né bomber. Maiorca ci sei ancora?

BIANCO: se non gioca titolare nemmeno quando non abbiamo centrocampisti allora mi sa che non sia all’altezza…. Altro giro, altro prestito!

BarLungo con Simone – Per cosa abbiamo votato? (3° parte)

Eccoci nuovamente al nostro podcast! Trovate qui sotto l’ultima puntata dedicata alle istituzioni europee in compagnia dell’amico e professionista Simone Pesucci!

Per cercare di capire come funziona la macchina dell’Unione Europea, abbiamo dapprima descritto il Parlamento e poi gli organi di governo. Stavolta vediamo come vengono utilizzate le varie forme legislative perché tra trattati, direttive, leggi, regolamenti siamo davanti ad un rompicapo inestricabile. Menomale c’è Simone….

Buon ascolto!

Una Firenze unica sulle ali della musica

Quando lo scorso anno mia moglie Claudia mi ha proposto di andare in riva all’Arno ad ascoltare dell’ottima musica che proveniva da una zattera ho pensato sinceramente che l’ideatore di quella rassegna musicale fosse un fantastico sognatore.

La serata che ho vissuto poi, mi ha regalato emozioni, vibrazioni positive arrivate grazie alle note musicali, alle luci, all’atmosfera fantastica che si respirava in quell’ambiente così particolare eppure così intimo e familiare. Quell’esperienza mi ha spinto scrivere un pezzo sul blog, un articolo talmente apprezzato dal sognatore di cui sopra, Nicola Mazzoleni, da farmi ricevere tanti complimenti ed anche una richiesta di un (piccolissimo) aiuto per l’edizione che sta per arrivare, il prossimo 19 luglio. Un’edizione che cambia location, approdando in un luogo storico fiorentino come il Ponte Vecchio sotto al quale ci sono quei Canottieri che rappresentano un angolo della città che ogni amante di Firenze non può non conoscere; cambia anche il format della rassegna concentrandosi in un’unica esplosiva serata di quattro ore in cui si esibiranno solamente artiste femminili.  Ai Canottieri si potrà inoltre cenare (prenotando), bere, aperitivare, fare qualunque cosa sia concessa ma sempre con l’accompagnamento di un’ottima musica ed un’atmosfera che solo Firenze sa regalare….siete pronti??? Vi assicuro che vivrete una serata unica!

Per tutte le info cliccate sul link qui sotto

https://liveontheriver.it/

Come giocherà la Fiorentina di Palladino

Anche se l’amarezza, la rabbia e la tristezza per la finale persa ad Atene non è ancora passata, è obbligatorio pensare al prossimo futuro nel modo più razionale possibile ed allora gli spunti interessanti iniziano ad emergere. Il problema è che non tutti questi spunti sono positivi ed anzi l’atmosfera che si respira intorno alla nascita della nuova squadra sembra essere quella della disillusione e del distacco, sentimento molto strano per una piazza come Firenze, una piazza in cui si parla di calcio e di Fiorentina 24 ore al giorno.

Nel momento in cui scrivo la novità più importante è certamente la presenza di Raffaele Palladino sulla panchina viola. Se infatti Rocco Commisso ha deciso di dare continuità alle promozioni dirigenziali di Ferrari e Pradè che sono stati affiancati da Goretti al posto di Burdisso nell’area tecnica, in campo non avremo più il piacere o il fastidio di sentire gli urlacci di Vincenzo Italiano. Chiuso un triennio molto importante che, comunque la si pensi, ha rimesso Firenze e la Fiorentina sulla cartina del calcio italiano ed europeo, adesso tocca all’ex mister del Monza provare a fare meglio (parole della società) del precedente ciclo. In un momento in cui la costruzione della rosa è ancora in alto mare, la curiosità nasce soprattutto dalla filosofia di gioco del nuovo allenatore. Nella conferenza stampa di presentazione, Palladino ha messo in mostra un’ottima dialettica, certamente migliore di quella del suo predecessore, ma le parole non basteranno per inebriare una piazza che si è spaccata come una mela nei confronti di Vincenzo Italiano. Le differenze tra i due tecnici sono molteplici e non solamente davanti ad un microfono: la vecchia Fiorentina ormai la conoscevamo a memoria (purtroppo non solamente noi visto che tutti ci avevano preso le misure) con difesa altissima, pressing potenzialmente asfissiante, possesso palla in orizzontale con la ricerca massimale dell’ampiezza del campo.

Con mister Palladino invece, il mondo in un certo senso verrà rovesciato: studiando tutte le statistiche più importanti del Monza delle ultime due stagioni, è facile vedere una differenza enorme nel settore del campo in cui la squadra giocava maggiormente la palla. La nuova Fiorentina sarà probabilmente una compagine che farà molto più possesso palla nella propria metà campo (da qui la necessità secondo me di avere un portiere più bravo con i piedi), cercando in questo modo di attirare la pressione della squadra avversaria più vicino alla propria area di rigore. Così facendo, i viola proveranno a saltare la prima linea del pressing con il possesso o, in alternativa, con la verticalizzazione verso un attaccante che giochi di sponda per gli inserimenti dei trequartisti e dei centrocampisti. Da qui viene la richiesta di calciatori con caratteristiche diverse da parte del mister: una punta che sia forte fisicamente, brava a difendere la palla ed a fare le sponde, dei trequartisti più bravi a giocare tra le linee, più adatti a ricoprire una posizione dentro al campo per andare ad aggredire la porta avversaria, dei centrocampisti forti ad attaccare le seconde palle e rapidi a risalire il campo. Lo schieramento di base sarà il 3-4-2-1 con esterni a tutta fascia (unico ruolo ad oggi coperto con due coppie di calciatori pronti) ma Palladino ha già mostrato una grande elasticità a cambiare sistema di gioco, qualità del tutto sconosciuta al suo predecessore. Il nuovo mister infatti, parla più di concetti di gioco che non di moduli e questa la trovo la più grande novità soprattutto in un calcio moderno in cui i ruoli ed i reparti sono sempre più fluidi. Certo è che alcune scelte operate sul mercato, come la mancata riconferma di quasi tutto il centrocampo, mostrano una decisa inversione di tendenza soprattutto dal punto di vista del ritmo di gioco.

Via lumaca Arthur, via l’attempato rettore del centrocampo Bonaventura, via lo spesso infortunato Castrovilli, via il confusionario Duncan: l’idea di ripartire da una mediana nuova di zecca stuzzica la fantasia perché indica una nuova strada da scoprire e da percorrere. La società sarà in grado di mettere a disposizione del tecnico calciatori giusti per la nuova filosofia di gioco? Calciatori in grado di interpretare più sistemi di gioco anche nella stessa partita?

Come sempre nel gioco del calcio moltissimo, quasi tutto, dipenderà dalla qualità dei giocatori che verranno messi a disposizione del mister, ma spesso squadre non eccelse riescono ad andare oltre i propri limiti per l’alchimia che si viene a creare in determinate situazioni, in determinate piazze. E’ proprio questo che mi preoccupa maggiormente, la sensazione di distacco e di disinteresse che si respira in città in queste settimane, una sensazione che non si avvertiva dalle ultime sciagurate stagioni della gestione Della Valle. Serve dunque che alle parole seguano i fatti, che alle sbandierate ambizioni seguano acquisti che possano realmente migliorare la qualità media della rosa. Con l’arrivo di Kean, potrei direi che la strada intrapresa non sembra essere delle migliori…. Un attaccante che nella scorsa stagione ha segnato zero reti, in quella precedente ne aveva fatti 6, pagato una cifra completamente fuori mercato considerando la scadenza del contratto nel 2025. Al netto della personale insoddisfazione per i continui arrivi degli scarti strisciati pagati a peso d’oro, ho anche diversi dubbi sull’effettiva capacità di Kean di giocare da prima punta. Nella speranza di essere smentito, la certezza è però che questa sessione di mercato potrebbe essere veramente l’ultima spiaggia per questa proprietà e per questa dirigenza: dopo aver sbagliato l’attaccante per cinque sessioni consecutive ed aver pensato ogni anno più al bilancio che alle doti tecniche dei calciatori acquistati, stavolta non è più consentito sbagliare.

Sarà vera ambizione o una sana e rumorosa contestazione?

BarLungo con Simone – Per cosa abbiamo votato? (2° parte)

Eccoci nuovamente al nostro podcast, ormai un appuntamento fisso in compagnia dell’amico e professionista Simone Pesucci!

Nella seconda puntata del nostro approfondimento dedicato alle istituzioni europee, cercheremo di vedere come vengono prese le decisioni dell’Unione e quali sono gli organi che governano la nostra comunità: Parlamento, Commissione, Governo….chi fa cosa?

Buon ascolto!

Appunti sparsi dal mondo della scuola (parte 11)

Il rompete le righe è finalmente arrivato anche per il consiglio d’istituto ma, come in ogni scuola che si rispetti, avremo da fare i compiti per casa!

Come avevo già scritto anche nello scorso articolo, il mondo della scuola, almeno dal punto di vista progettuale, sembra non fermarsi mai e spesso le decisioni in merito alla conclusione di un anno scolastico si intersecano ed hanno conseguenze anche su quello successivo. Ecco perché è fondamentale cercare di tenere tutto insieme, cercando di mantenere la coerenza e la continuità in tutto l’istituto comprensivo: tale comportamento permette ai nostri ragazzi di non soffrire il cambio di scuola, di insegnanti, di professori o comunque di non avere agenti esterni che possano metterli in difficoltà. E’ per questo che stiamo cercando di offrire una progettualità arricchita da professionisti esterni solo e soltanto se quelle attività valorizzano la strada già segnata dai nostri insegnanti. Questo è purtroppo un tema assolutamente sottovalutato poiché troppo spesso si vuole solamente sbandierare progetti per cercare di rendere maggiormente appetibile la propria scuola senza però pensare alla continuità didattica che dovrebbe essere sempre salvaguardata.

I due spunti più interessanti della riunione sono stati certamente la rendicontazione del contributo volontario e l’adesione ad un progetto di cui vi parlerò. Quanto al primo punto, dopo numerosi solleciti, siamo finalmente riusciti ad ottenere una bozza del rendiconto di quanto le singole scuole abbiano speso o progettato di spendere relativamente ai soldi che tutti gli anni le famiglie versano “volontariamente” all’Istituto Comprensivo. Più volte infatti, avevamo lamentato la totale assenza di risposte in merito alla destinazione di tali soldi e, soprattutto, il mancato utilizzo degli stessi. Le nostre istanze sono state finalmente accolte e, da una parte i docenti hanno progettato le spese, dall’altra abbiamo avuto risposte ancora incomplete ma comunque importanti. Questo soprattutto perché ci siamo accorti che il numero di genitori che versa il contributo sta velocemente diminuendo in parte proprio perché non conoscono la destinazione di questi soldi. Nel prossimo anno scolastico speriamo sia più semplice per i rappresentanti di classe andare a chiedere il versamento del contributo a fronte delle spese effettuate per migliorare la nostra proposta didattica attraverso l’acquisto di macchinari e l’ausilio di professionisti esterni.

Se l’ottenimento della rendicontazione è stata una bella iniezione di fiducia, l’adesione al piano “Agenda Nord” ha nascosto invece una bella doccia fredda. Abbiamo infatti scoperto che il nostro istituto, al pari di tanti altri, in base ai test INVALSI degli ultimi anni, ha subìto un calo strutturale dei risultati conseguiti. Questo progetto mira a ridurre il potenziale abbandono scolastico attraverso il potenziamento delle competenze per combattere il calo generalizzato del sapere degli alunni al quale stiamo assistendo. Ciò è certamente in parte dovuto al sempre maggior numero di bambini stranieri nelle nostre classi ma anche e soprattutto dagli effetti che ci trasciniamo ancora dietro dal periodo delle chiusure dovute alla pandemia. Purtroppo i nostri ragazzi scontano le lezioni in DAD, l’impossibilità di frequentare le aule, le ore di insegnamento e socializzazione perse. Per tutti questi motivi, il progetto sembra un’ottima idea per provare ad invertire la tendenza cercando di potenziare non solamente le tre materie più importanti (italiano, matematica ed inglese), ma anche la socializzazione. Certo non sarà una singola iniziativa a risolvere il problema, ma tutto ciò che prova a ridurre la divaricazione di apprendimento all’interno delle nostre scuole deve essere sostenuto senza alcun tentennamento!

Uno splendido ritorno alle origini

Dal punto di vista professionale, è stata una delle avventure più stimolanti della mia vita, un vero ritorno alle origini.

Chi mi segue su questo blog fin dagli inizi o chi conosce la mia storia professionale, sa che la mia “carriera” lavorativa nasce nel calcio di base, nelle scuole calcio, nelle categorie più basse della piramide dei dilettanti, quelle in cui si và al campo quasi quotidianamente solo per la voglia di stare con gli altri, di condividere una passione, di provare a trasmetterla ai bambini sia che la si sperimenti in un rettangolo di gioco, sia che la si provi in una palestra di una scuola. Quando ho finito di giocare infatti, la mia sete di calcio non era stata soddisfatta (ed ormai credo non lo sarà mai) ed allora ho iniziato da una parte ad allenare in una scuola calcio e dall’altra a collaborare con la FIGC organizzando manifestazioni per bambini ed andando nelle scuole materne, elementari e medie ad insegnare attività motoria propedeutica al gioco del calcio. A contatto con i bambini, le bambine, le famiglie, le insegnanti ho toccato con mano l’importanza che lo sport, qualunque esso sia, ha per la nostra società: aiuta un migliore sviluppo del corpo umano, insegna le regole della convivenza, supera le differenze di lingua, di colore, di genere, insegna il rispetto per gli altri, abitua insomma alla democrazia.

Ho avuto il piacere e la gioia di rivivere tutto questo grazie al progetto che come addetto stampa del Comitato Regionale Toscano della Lega Nazionale Dilettanti ho potuto condividere con una persona splendida, il diacono Tommaso Giani. Quando lo scorso mese di settembre fummo contattati per mail da Tommaso, il Presidente del C.R.T. Paolo Mangini ed io, fui subito trasportato dall’entusiasmo che il racconto del progetto trasmetteva. Il diacono infatti, ci diceva di essere un grande appassionato di calcio, una persona che aveva sempre avuto un debole per la Terza Categoria: l’ultima serie, quella dove non si può retrocedere ma solo essere promossi, ma anche l’unica categoria dove ogni squadra nuova si può iscrivere. Il livello più basso del calcio, quello “pane e salame” (come diceva il mai abbastanza compianto Emiliano Mondonico), dove nessuno ci guadagna ma dove si gioca solo per amore e per passione. Dove chi scende in campo nel fine settimana gioca a fare il calciatore, ma nel resto della settimana si spende nello studio e nei posti di lavoro più svariati. La categoria, la Terza, che vale meno di tutte tecnicamente e sportivamente, ma che pure manda in scena il maggior numero di partite rispetto a tutte le altre serie. Uno o più gironi per ogni provincia, dalla periferia delle grandi città fino al campetto in mezzo alla campagna o il paesino sperduto in cima al monte, dove purtroppo sono andate via pure la farmacia, l’asilo o l’ufficio postale, la Terza Categoria continua imperterrita a scendere in campo, a costruire aggregazione sociale, a tessere relazioni umane.

Per questo Tommaso aveva scelto di prendersi una pausa dal calcio e dagli stadi delle serie professionistiche per buttarsi a capofitto nella Terza Categoria. E’ stato un viaggio entusiasmante che, con la collaborazione del Comitato Regionale Toscano Lega Nazionale Dilettanti ed alcuni sponsors, lo ha portato a girare tutta la Toscana in una località sempre diversa, su un campo sempre diverso, in una provincia diversa, con due squadre diverse. In una stagione, l’avventura ha permesso a Tommaso di conoscere 64 squadre in 32 partite: dalla Lunigiana al Casentino, dalle colline di Siena all’angiporto livornese, dal derby della discarica di Peccioli al ghiaccio di Zeri in Lunigiana. E, particolare fondamentale, Tommaso aveva deciso di non arrivare a queste partite al piano terra della Toscana pallonara a mani vuote, ma con una lauta merenda post-partita da offrire a entrambe le squadre e all’arbitro: una sorta di sala stampa a cielo aperto con mangiata inclusa!

La mossa, simile a quella che si effettua normalmente nel rugby, si è dimostrata una perfetta cornice nella quale i giocatori e gli addetti ai lavori sono riusciti a sbollire le emozioni dei 90 minuti, a fare amicizia fra loro e con Tommaso, a parlare insieme di calcio ma anche delle loro vite, ed a mettere in tavola (insieme a pizzette e schiacciatine) anche la loro Toscana, i loro paesi di appartenenza, i loro vissuti, i loro sogni. Un giro della nostra regione che potete recuperare sui social (https://www.facebook.com/lndtoscana) e sul sito del Comitato Regionale (https://toscana.lnd.it/), dato che settimanalmente è stato pubblicato un fotoreportage con immagini e racconti relativi alle partite in cui Tommaso si è presentato a sorpresa.

Sono felice ed orgoglioso di aver dato il mio contributo per pubblicizzare l’iniziativa poiché la sua idea rimette al centro i veri valori del calcio dilettantistico facendo conoscere le realtà meno reclamizzate del nostro mondo. Tommaso ha effettuato un giro per i campi della Toscana grazie al quale è riuscito a far conoscere personaggi, storie, tradizioni del nostro territorio. L’idea del terzo tempo poi, è la perfetta sintesi di uno sport in cui la lealtà ed il fair play camminano di pari passo con la competizione e la voglia di superarsi. E dunque, per dare la giusta importanza a questa manifestazione, dove potevamo celebrare la giornata conclusiva se non nel tempio del calcio italiano, quel Centro Tecnico Federale di Coverciano in cui si preparano da sempre i migliori calciatori e tecnici d’Italia? L’incontro tra la base e l’apice del mondo calcistico, con la presenza anche del Presidente degli allenatori italiani Renzo Ulivieri, è stata la chiusura perfetta di un progetto che ha cercato di ricordare a tutti la vera essenza del magico gioco del calcio.

La speranza è che i semi piantati in questa splendida cavalcata regalino germogli attraverso i quali il calcio torni ad essere un gioco, uno sport, un’occasione di socializzazione che faccia crescere ogni singolo partecipante alla partita indipendentemente dal proprio ruolo e dal risultato finale.

Dalla gloria al fallimento: il bilancio della stagione viola

Dopo la stagione in cui finalmente la Fiorentina era tornata sulla cartina del calcio che conta grazie alle due finali di Coppa Italia e Conference League, l’obiettivo dell’annata ormai terminata era quello di fare meglio e purtroppo i viola non ci sono riusciti. Inutile fare finta, la società di Commisso e del compianto Barone anche stavolta non è stata capace di portare a casa un trofeo né ad entrare in una coppa europea più importante anche se per molti parlare di fallimento sarebbe eccessivo. Se infatti consideriamo i NON investimenti del mercato estivo e soprattutto l’incomprensibile sessione di gennaio, possiamo certamente affermare che, nonostante le parole spese che ci avevano raccontato di una proprietà che voleva riportare i viola in alto, la società non ha voluto e saputo aiutare Vincenzo Italiano ed il comparto tecnico. Ciò detto però, anche chi è andato in campo non può essere considerato esente da colpe se, al termine nuovamente di quasi 60 gare disputate, non sono riusciti a migliorare i risultati in Coppa Italia (dove la Fiorentina è uscita in semifinale contro l’Atalanta), in campionato (dove l’ottavo posto rappresenta il minimo sindacale) ed in Conference League (dove capitan Biraghi e soci sono riusciti a perdere la terza finale consecutiva contro una squadra molto mediocre) volendo far finta che la Supercoppa Italiana non sia mai stata disputata. Un vero peccato soprattutto se consideriamo che il calcio ammirato nelle prime due stagioni grazie alla “rivoluzione” tecnico tattica di Italiano in questa stagione è sembrato evaporato. Se nei campionati precedenti avevo fatto fatica ad individuare una sola partita da premiare come la migliore, stavolta l’imbarazzo della scelta l’ho avuto ripensando a quante brutte partite ha giocato la Fiorentina e quante occasioni sono state sprecate non solamente dalla società ma anche da chi è andato in campo. Inaccettabili sono state le sconfitte di Lecce, quella di Sassuolo, i punti persi in casa contro i salentini ma non solo….. Un vero peccato perché, nonostante le colpe maggiori siano di Commisso, Barone, Pradè e Ferrari, la finale di Conference non è praticamente stata giocata ed i punti persi in modo rocambolesco contro le “piccole” sono quelli che sono mancati per riuscire a restare nelle prime sei posizioni di campionato. Insomma, nessuno può essere assolto per il fallimento stagionale che in troppi hanno cercato di nascondere. Che il ciclo di Italiano e di questo gruppo fosse finito lo avevamo capito da un pezzo, che però dovesse concludersi in questo modo è assolutamente inaccettabile. Tocca adesso alla società dimostrare che effettivamente sono stati compresi gli errori, tocca a Palladino trovare quell’elasticità di gioco e di schieramento che troppo spesso è mancata durante la gestione Italiano, tocca ai giocatori riconquistare una piazza delusa, ferita, pronta a far esplodere la rabbia contestatrice così come a innamorarsi nuovamente di una squadra e di un colore che scorre nelle vene di chiunque sia nato in riva all’Arno.

STATISTICHE A CONFRONTO CON LA STAGIONE 2022-2023

Posizione finale:  8° (8° nel 2022-2023)

Punti:  92 (totali nelle manifestazioni) media punti 1,58 (87 media punti 1,68)

Vittorie: 25 (29)

Pareggi: 17 (14)

Sconfitte:  17 (16)

Gol fatti: 98 (92)              

Gol subiti: 70 (65)

Differenza reti: +28  (+33)

Capocannoniere: Nico Gonzalez 16 (12 in campionato, 4 in Conference League) (Cabral 16 reti)

Delle tre stagioni in cui Vincenzo Italiano è stato sulla panchina viola, quella appena terminata è stata certamente quella giocata peggio. Non sto parlando né di risultati, né di classifiche, ma solamente di prestazioni. Dopo due anni in cui i viola avevano dimostrato di poter mettere in difficoltà chiunque grazie al ritmo, alla capacità di creare occasioni, alla forsennata pressione sui portatori di palla avversari, quest’anno non abbiamo ammirato le stesse qualità. La Fiorentina ha sempre cercato di fare il proprio gioco ma le avversarie avevano ormai capito lo spartito ed i calciatori non hanno saputo fare quel qualcosa in più per continuare a stupire. Non solo, anche dalla panchina sono arrivate poche invenzioni e Vincenzo Italiano è sembrato aver perso quella creatività che aveva permesso di stupire anche in corso d’opera. La Fiorentina ha continuato a giocare un possesso palla spesso sterile che, sommato alla scarsa qualità della rosa, ha raramente divertito il pubblico sugli spalti. Certo ci sono state anche eccezioni e la semifinale di andata di Coppa Italia ha rappresentato il canto del cigno di un gruppo arrivato ormai a fine corsa. Contro la squadra di Gasperini, i viola hanno sfoggiato tutte le migliori qualità: recupero della palla nella metà campo avversaria, attenzione alle verticalizzazioni avversarie, ferocia nel sapere ripartire grazie a giocate di qualità ed a spirito di gruppo. Tutto ciò che purtroppo è mancato nella finale di Atene.

Peggior gara dell’anno: Sassuolo – Fiorentina

Ce ne sono state troppe ed è stato difficile sceglierne una sola ma la trasferta di Sassuolo credo sia la peggiore, quella che ci ha fatto anche risvegliare da un sogno chiamato Champions League. Una squadra senza cuore, senza gambe, senza grinta, che ha buttato letteralmente via la gara senza nemmeno giocarla. Il dubbio che mi attanagliava era tra la gara in terra emiliana, la finale di Conference (che però era già stata eletta come la peggiore nella scorsa stagione) e la sconfitta di Lecce, che è certamente la più rocambolesca. Da una squadra come la Fiorentina, che ha costruito le fortune delle ultime stagioni sull’intensità ed il furore agonistico, non mi sarei mai aspettato, in quel momento della stagione, una gara vuota ed insipida come quella di Sassuolo. Un brusco risveglio che purtroppo non è servito per convincere la società ad investire sul mercato di gennaio.

Miglior calciatore: Martinez Quarta

La stagione viola ha vissuto di tanti colori cupi e dunque non c’erano molti candidati al premio. Purtroppo gli innesti della campagna acquisti estiva non hanno brillato, un pò per colpe del calciatore come nel caso di Nzola, un pò per equivoci tattici che hanno fatto rendere meno delle attese atleti che probabilmente avrebbero potuto fare di più, come Beltran. Quarta però, partito addirittura in panchina per lasciare spazio alla coppia Milenkovic Ranieri, ha vissuto una stagione in netto crescendo e non solamente dal punto di vista realizzativo. Ripercorrendo le prestazioni del centrale argentino, vedo alcune assonanze con quella di Torreira: al centrocampista uruguaiano, grazie all’intuizione di Vincenzo Italiano, fu data licenza di attaccare negli spazi in avanti quando la Fiorentina decise di cedere Vlahovic alla Juventus a gennaio (a proposito com’è quella storiella che Pradè e Ferrari hanno raccontato in conferenza stampa sulle società che non vendono mai a gennaio il miglior calciatore?). Da quel momento in poi, Torreira diventò l’attaccante più importante viola segnando diverse reti e tenendo i viola nelle posizioni buone per il ritorno in Europa. Anche Quarta in questa stagione ha tolto diverse castagne dal fuoco con i gol, gli assist, le giocate per i compagni. Certo ha ancora diversi difetti in fase difensiva anche se sta migliorando anche in quegli aspetti: finalmente meno cartellini gialli soprattutto in posizioni inoffensive per Terracciano, meno amnesie in marcatura. Ed ora col rinnovo fino al 2028 potrebbe diventare una colonna viola. Crescerà ancora?

Peggior calciatore : Arthur Melo

Arrivato dalla Juventus con un’operazione cervellotica che solo questa proprietà poteva pensare, ha fatto ciò che in molti, tra cui il sottoscritto, avevano previsto. Un calciatore praticamente fermo da due anni, che ha pochi cavalli nel motore, ha giocato poco più di metà delle gare a ritmo ridotto. Mai un cambio di passo (e questo lo potevamo immaginare), poca personalità nel ruolo (e questa è la cosa più grave): ha giocato una stagione grigia, fatta di tanti passaggi in orizzontale ed all’indietro, con pochi guizzi e quasi alcuna verticalizzazione. Arrivato strombazzato come pochi, si è dimostrato un calciatore fortemente sopravvalutato o comunque non in grado di elevare il livello dei propri compagni come invece dovrebbe fare chi vuole essere il faro del centrocampo. Adesso torna alla Juventus dopo che la Fiorentina lo ha rimesso in sesto fisicamente e gli ha regalato nuovamente una buona quotazione sul mercato facendo l’ennesimo regalo ai bianconeri. Poi non dobbiamo contestare questa proprietà…..Amarezza.

La sorpresa: Kayode

Lanciato da titolare alla prima di campionato a Genova, il giovane terzino proveniente dalla primavera ha fin da subito stupito non solo per la corsa e l’entusiasmo, ma anche per la maturità e la capacità di adattamento nel calcio dei grandi. Ha coperto l’assenza di Dodò sulla fascia destra nel migliore dei modi giocando talvolta anche troppo. L’ennesima dimostrazione che quando i giovani vengono fatti giocare senza l’ansia da prestazione, il calcio italiano riesce ancora a tirare fuori calciatori in grado di giocare e di farlo bene. Ha avuto dei passaggi a vuoto ma resta di gran lunga la più bella notizia della nostra stagione. Il nostro futuro!

La delusione: Barak

Atteso alla stagione della consacrazione, ha fatto un vero e proprio buco nell’acqua. Dopo aver saltato quasi completamente la preparazione estiva per un problema fisico serio, gli è stato dato tutto il tempo necessario a tornare in condizione ma del vero Barak in questa stagione si è visto poco o nulla. Male nel ruolo di trequartista con licenza di inserirsi in area, male quando è stato arretrato nel ruolo di centrocampista puro, non ha mai trovato continuità di impiego né di prestazione. Peccato perché è uno di quei giocatori che almeno fino alla stagione precedente, era in grado di cambiare la gara anche entrando in corsa. Che farne di lui? Rilancio o cessione?

Voto alla stagione viola: 6+

E’ stato difficilissimo racchiudere tutti gli episodi, i sentimenti, le arrabbiature e le gioie in un solo voto, ma il gioco è questo. La stagione è certamente sufficiente perché, come dice anche Vincenzo Italiano (voto 7,5 al suo triennio in viola che credo rimpiangeremo) non può contare solamente il risultato finale ma anche il percorso. Anche stavolta la Fiorentina ha raggiunto la finale europea ed il posto in una competizione internazionale e dunque ha fatto il minimo di quello che gli veniva richiesto. Certo se l’obiettivo iniziale era quello di fare meglio, allora i viola hanno fallito ma quanto sono stati aiutati da una società che tutti gli anni dichiara di voler fare meglio della stagione precedente ma non investe nulla? Resta un campionato concluso all’ottavo posto, come lo scorso anno, una finale persa contro una squadra modesta che rappresenta il rimpianto più grande di queste ultime stagioni. Tutto ciò non deve però far dimenticare che la Fiorentina, anche il prossimo anno, giocherà in Europa ed ha comunque giocato più partite di tutti nelle ultime due stagioni. Di bel calcio se n’è visto decisamente meno, ma il bilancio resta comunque sufficiente. Adesso tocca a Palladino ed alla società provare (finalmente) a fare meglio.

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