BarLungo con Simone – La guerra in Ucraina ad una svolta (3° parte)

Nei giorni in cui registriamo questo podcast, si inizia finalmente a parlare di una possibile tregua tra l’aggressore Russia e l’aggredita Ucraina. Probabilmente, se mai arriverà, non sarà la pace giusta che tutti avremmo voluto e per la quale l’Europa in questi anni si è impegnata, ma gli interpreti in campo sono nel frattempo cambiati e l’opera di riabilitazione che Trump sta facendo di Putin non ci fa certo ben sperare…. Nella nuova puntata del “BarLungo con Simone”, insieme all’amico e professionista Simone Pesucci, vediamo quali sono gli spiragli e quali le reali difficoltà sulla strada della trattativa!

Buon ascolto!

La serata perfetta

In una stagione di alti e bassi in cui i tifosi viola non hanno ancora capito il reale valore della squadra, della società e del proprio allenatore, una vittoria così netta, robusta ed indiscutibile è ciò che ci voleva prima della sosta per le nazionali. Il calcio è uno sport ed una malattia incredibilmente affascinante: proprio giovedì, in occasione del consueto ritrovo prepartita a casa del mio amico fraterno Giova, mentre ognuno diceva la sua in merito alla formazione, agli schieramenti tattici ed al possibile sviluppo della gara, lanciai una provocazione al gruppo dicendo: “se vinciamo stasera passando il turno e poi ci ripetiamo domenica scommettiamo che parte una volata mozzafiato fino alla fine?”. Con questo non volevo certamente dimostrare le mie doti di veggente, ma volevo solamente sottolineare quanto la linea che divide una partita o una stagione tra il disastro e la beatificazione sia talmente sottile che tutto può cambiare in un tempo brevissimo.

Se ripensiamo al primo tempo contro il Napoli o la seconda frazione giocata in Grecia e la confrontiamo con l’intera prestazione di ieri sera, abbiamo la risposta al perché il calcio ancora oggi affascina milioni di appassionati: semplicemente perché non ha una logica che assegna la vittoria solamente in relazione ai valori in campo, ma vive di situazioni, di momenti, di alchimia….tutto ciò che al Franchi ha fatto sembrare la Fiorentina un’armata invincibile, la Juventus una compagine di pulcini bagnati. Un Franchi la cui atmosfera, seppur con una capienza dimezzata, è stata incandescente fin da quando i calciatori sono entrati in campo per il riscaldamento: curva praticamente piena già un’ora prima del fischio d’inizio e sfottò che rimbalzavano tra le due tifoserie. Quello stesso sfottò che i tifosi viola hanno voluto immortalare in una coreografia come al solito riuscitissima, una coreografia che solamente il politically correct imperante di alcuni quotidiani come “La Nazione” (avessi detto il Financial Times!!!) non ha voluto capire. O come quelle stesse televisioni che stanno offendendo il gioco del calcio in modo ben peggiore facendo giocare partite a tutte le ore, in ogni giorno della settimana, in ogni situazione metereologica. Meglio se lasciamo stare….

Venendo a ciò che poi è successo in campo, la vittoria è stata rotonda e senza appello. Mister Palladino stavolta le ha azzeccate tutte e sembra finalmente aver trovato la quadra di una compagine che ha tanta qualità, discreta abbondanza, ottimi colpi dei singoli. La difesa a tre, quella che Palladino avrebbe voluto schierare fin dall’inizio della stagione, ha trovato in Pablo Marì un buon condottiero, un calciatore con ottimo senso della posizione, facilità di lettura delle diverse situazioni difensive, ma anche un’intelligenza che gli ha permesso di giocare la quasi totalità della partita con l’ammonizione addosso. Accanto a Marì, Pongracic e Ranieri hanno sbagliato pochissimo ed hanno avuto anche delle ripartenze convincenti. Il croato è finalmente tornato quel marcatore attento e sportivamente cattivo di Lecce, mentre Ranieri spostato sul centro sinistra ha trovato il suo habitat naturale: non solo perché Marì e Gosens lo aiutano spesso in marcatura, ma anche perché la capacità di ripartire a testa alta è sempre stata nelle sue corde.  Se in difesa la Fiorentina ha vinto ogni singolo duello, è stato però a centrocampo dove i viola hanno letteralmente dominato: il trio azzurro composto da Mandragora, Cataldi e Fagioli ha interpretato una fase difensiva perfetta con uno schermo impenetrabile davanti alla difesa ed è stato capace di ripartire in velocità grazie alle verticalizzazioni soprattutto di Fagioli. La seconda rete, ad opera di Mandragora, è stata la fotografia perfetta della serata, una serata in cui i movimenti dei due attaccanti hanno aperto tantissimi spazi, le scorribande dei due esterni hanno dato sempre l’opportunità di passaggio, le sovrapposizioni dei braccetti difensivi hanno creato sempre superiorità numerica. In mezzo a questo meccanismo apparso a momenti perfetto, si sono mossi con maestria i tre centrocampisti viola di cui due sono stati scartati proprio dalla Juventus. Accanto a loro, Dodò e soprattutto Gosens hanno imperversato alternandosi perfettamente nelle discese offensive; se però il brasiliano continua ad essere impreciso quando arriva nei pressi dell’area di rigore avversaria, l’esterno tedesco ha quella rara dote di trovare spesso la porta con buona continuità. Proprio grazie ad essa, Robin ha stappato la partita e regalato fiducia a tutti i propri compagni con giocate difensive di livello e consigli utili per tutti. Davanti poi, Kean ha lottato come un leone contro tutta la difesa avversaria regalando sponde, guadagnando punizioni, pressando ogni avversario. Certo con tutto questo lavoro sporco ha perso lucidità nel momento di calciare in porta, ma per quello ci ha pensato Albert Gudmundsson che è tornato nuovamente a segnare con un tiro da fuori chirurgico: sarà un pò indisponente perché talvolta non rincorre gli avversari, sarà capace di giocare solamente in un modo (cioè come gli pare tra le linee), sarà un elemento non irreprensibile fuori dal campo da gioco, ma con quello di ieri il tassametro parla di 8 reti in 1.050 minuti giocati, cioè uno ogni 131 minuti. Se consideriamo che spesso l’islandese è stato impiegato in condizioni fisiche precarie, direi che i dubbi sul suo riscatto potrebbero essere definitivamente fugati!

Resta dunque una serata indelebile, una di quelle che ricorderemo negli anni: la speranza però è che sia una tappa di una gara lunga fino al termine della stagione, una gara che porti la Fiorentina a raggiungere uno degli obiettivi che erano stati individuati lo scorso mese di agosto. Stavolta non manca veramente nulla per provarci fino in fondo!

BarLungo con Simone – La guerra in Ucraina ad una svolta (2° parte)

Prosegue l’approfondimento del “BarLungo con Simone” in merito a ciò che è realmente successo prima e durante la guerra che si è scatenata in Europa, quella tra Russia ed Ucraina: grazie alla professionalità ed alla cultura del mio grande amico Simone Pesucci proviamo a raccontare i fatti nel modo più neutrale possibile.

Dopo che nella prima parte di questo ciclo di puntate abbiamo fatto la storia di ciò che è successo fino alla viglia dello scoppio del conflitto, oggi puntiamo invece i riflettori sugli accadimenti avvenuti da quel maledetto 24 febbraio 2022 in poi.

Buon ascolto!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – PANATHINAIKOS = 3 – 1  

Ostacolo superato, obiettivo raggiunto!

Anche se il mio fido lettore Wwayne non sarà contento, la Fiorentina batte il Panathinaikos e raggiunge i quarti di finale di Conference non senza un po’ di quella sofferenza finale con la quale i tifosi viola devono sempre convivere. Contro i greci, che nella gara di andata avevano sfruttato alcune scelte scellerate di mister Palladino ed un secondo tempo indegno dei nostri calciatori, la Fiorentina ha ribaltato il risultato grazie ad alcune prestazioni individuali ottime ed uno spirito di squadra che sembra finalmente essere tornato quello necessario a superare le difficoltà. Palladino ha scelto di dare continuità alla difesa a 3, ma soprattutto al centrocampo formato da un mediano e due mezz’ali come invocato da praticamente tutti fin dal momento dell’assenza forzata di Bove. Con questo modulo, il 3-5-2, la difesa è maggiormente coperta dalle incursioni avversarie, i centrocampisti hanno meno campo da occupare, possono portare i raddoppi e sono presenti sia in fase difensiva che offensiva, Gosens è letteralmente un altro calciatore e Gudmundsson e Kean sono un piacere per gli occhi. L’islandese, finalmente libero di svariare su tutto il fronte d’attacco senza due esterni sempre in linea ad intasare gli spazi, può muoversi a piacimento cercando i migliori pertugi per arrivare al tiro o dialogare con Kean, mentre il centravanti della nazionale non soffre più di quella solitudine che ha contrassegnato quasi tutta la sua stagione. Tutto ciò gli permette di non avere sempre addosso il raddoppio sistematico e nel contempo offre la possibilità anche ai centrocampisti di avere maggiore spazio per avvicinarsi all’area di rigore avversaria.

Chiaro che poi ci vuole anche la qualità e l’inserimento di Fagioli in mezzo al campo cambia letteralmente faccia alla Fiorentina: al netto del fallo da rigore sciocco che ha causato la sofferenza finale, l’ex Juventus ha doti rarissime da trovare nel calcio italiano di oggi. E’ tecnicamente molto valido, gioca spesso la palla di prima, ha una visione di gioco sopraffina, preferisce la verticalizzazione al passaggio in orizzontale ed è sempre pronto a correre e sacrificarsi per non lasciare la difesa sguarnita: una manna dal cielo per ogni squadra! Dopo un periodo di appannamento sembra poi essere tornato al top della condizione anche Comuzzo sempre pronto all’anticipo ed a guerreggiare sui palloni aerei, mentre un discorso a parte credo meriti Mandragora: trattato spesso come Medioman, dileggiato per le sue qualità non eccelse, si sta prendendo diverse rivincite e non solamente per i gol. Nella turnazione pressoché fissa adottata da Palladino, nell’ultimo mese l’unico punto fisso è sempre stato il buon Rolando che, vuoi per le assenze altrui vuoi per la sua capacità di adattamento, le sta giocando praticamente tutte. Certo è che, come ho fatto notare più volte, Mandragora è un giocatore normale ma un professionista esemplare, un calciatore che per dare il meglio ha bisogno di qualcuno più forte accanto: ciò lo libera da responsabilità che una squadra che abbia ambizioni europee non può affidargli. Fagioli ed Adli sono calciatori che si sposano perfettamente con un calciatore come Mandragora e questo è merito di chi ha pensato e costruito questa Fiorentina.

I viola hanno dunque centrato il primo obiettivo settimanale, cioè l’accesso ai quarti di finale contro il Celie, insomma non proprio il Real Madrid di Ancelotti, ma adesso è già tempo di pensare alla madre di tutte le partite, quella di domenica alle 18.00 contro la Juventus: una vittoria potrebbe incredibilmente rilanciare le ambizioni della Fiorentina anche in Serie A….io ci proverei e voi?

IL BUONO

  • Gosens: il vero capitano di questa Fiorentina. Tornato a giocare nel suo ruolo più congeniale, è protagonista di una partita totale: incoraggia tutti i propri compagni, ara la fascia decine di volte, è autore di due chiusure fondamentali sui tiri avversari, fornisce l’assist a Kean. Vorrei essere come Robin…..
  • Fagioli: come scritto anche nell’articolo, cambia letteralmente faccia alla squadra viola. Negli Stati Uniti lo definirebbero un potenziale steal (furto) dell’ultimo mercato. Dategli le chiavi del centrocampo ora e fino al termine della stagione!
  • Il pubblico: non so se la Fiorentina riuscirà finalmente nell’impresa sfuggita nelle ultime due stagioni, ma so che se succederà, il trofeo sarà soprattutto di quelle persone che abitano a Firenze e che ieri sera erano allo stadio. In troppi ormai, e parlo di quelli che avrebbero avuto la possibilità di venire al Franchi, stanno con il plaid sulle ginocchia ed il telefonino in mano pronti a sputare veleno sui social anziché venire a sostenere la squadra della propria città. Noi invece ci siamo stati, ci siamo e ci saremo!

IL BRUTTO

  • Le sostituzioni: sinceramente il cambio di Ranieri con un centrocampista non l’ho proprio capito, a maggior ragione con gli altri due centrali ammoniti. Per stavolta però mi fermo qui perché è già tempo di pensare alla partita dell’anno. Non ci tradite mi raccomando!

A voi per i commenti!!

Il buono, il brutto, il cattivo

NAPOLI – FIORENTINA = 2 – 1  

Come le ciliegie: non è il titolo dell’ultimo singolo di Alfa, ma quello di questo scorcio di stagione viola.

Si passa da una sconfitta ad un’altra, una dopo l’altra appunto come le ciliegie, ed ormai sembra che quasi tutto l’ambiente viola sia assuefatto alla capitolazione continua. Con quella di Napoli, la Fiorentina ha perso 5 delle ultime 6 partite e 9 delle ultime 16, in classifica è ormai scivolata a 5 punti dal Bologna, è stata scavalcata dalla Roma ed è tallonata dal Milan che si trova a un punto di distanza. Non solo, ma nonostante le dichiarazioni lunari di Palladino e Prade’ (che sia arrivata la chiamata dagli States per rimetterlo in riga?), la Fiorentina ha giocato l’ennesima partita insipida senza capo né coda, con l’unico intento di chiudersi dietro la linea della palla e provare a ripartire con pallonate a casaccio alla ricerca di un Kean commovente. Nella prima frazione di gioco i viola hanno fatto quasi tenerezza con il Napoli che sembrava essere “impegnato” nell’amichevole del giovedì contro la sparring partner di turno. Un’inferiorità imbarazzante, con una pochezza di idee da fare vergognare un qualsiasi allenatore tranne il nostro che, nelle dichiarazioni dopo la gara, ha addirittura lodato la prestazione della propria squadra nella sua interezza!!!

Palladino, colui che ha avuto l’ardire di cambiare due difensori su tre per farli rifiatare, ma che avrebbe potuto dare un segnale di coraggio in occasione della seconda sostituzione magari con l’inserimento di Beltran ed il conseguente passaggio alla difesa a 4, ci ha deluso nuovamente con il solito stucchevole copione riproposto fino al novantesimo, anche quando i viola avevano dimezzato le distanze grazie alla magia della coppia Kean Gudmundsson. Gli ultimi 10 minuti rabbiosi dei viola poi, hanno mostrato almeno la voglia di provare a recuperare un risultato che avrebbe avuto del miracoloso viste le ripetute parate di De Gea ed il dominio assoluto partenopeo per almeno 65 minuti di gioco.
Resta la sensazione di una squadra che non riesce in alcun modo a sfruttare le qualità dei calciatori che la società ha messo a disposizione del mister: Fagioli, nonostante chiunque abbia ormai visto che deve essere il fulcro del gioco viola è stato nuovamente impiegato da mezz’ala, Ndour è divenuto titolare fisso probabilmente solo per la sua fisicità importante, Kean è stato costretto a correre come un disperato in tutte le zone del campo in cerca di un pallone giocabile. Oltre alle oggettive difficoltà della fase offensiva, i viola continuano ad imbarcare acqua anche dietro. Dopo i tre gol subìti in Grecia, altri due a Napoli in un pomeriggio in cui, nonostante l’errore sul primo gol, De Gea è stato uno dei protagonisti assoluti della partita!

In vista della gara da dentro-fuori di giovedì, i segnali non sono certo confortanti anche se la differenza nella qualità dei calciatori tra la Fiorentina ed il Panathinaikos potrebbe e speriamo dovrebbe far pendere l’ago della bilancia dalla nostra parte. Mentre il campionato sta andando ormai in malora, speriamo che i viola abbiano un sussulto di orgoglio almeno in Conference League per non ritrovarsi già a metà marzo senza alcun obiettivo raggiungibile. 

IL BUONO

  • Kean: cosa vogliamo chiedere di più a Moise? Lotta su tutti i palloni, si inventa occasioni anche quando gli arrivano palloni innocui, inventa un assist fantastico per il compagno di reparto Gudmundsson. Se solo giocassimo a calcio….
  • Gudmundsson: torna titolare dopo una vita e non può certamente essere al massimo. Nonostante ciò, cerca in ogni modo di essere utile alla squadra venendo a prendersi il pallone dai difensori per provare a fare salire i compagni. Segna poi un gol bellissimo con un destro imparabile. Sicuri non sia da riscattare?
  • Fagioli : una luce in mezzo al buio. Come dico da quando lo abbiamo preso, possiede la capacità di fare alcune giocate che non ha nessun altro. Vede il gioco, è tecnicamente fortissimo, ha personalità. Non deve più uscire dall’undici iniziale!

IL BRUTTO

  • Dodò: già scherzato da Spinazzola nella gara d’andata, non ha miglior fortuna al ritorno. Sembra spento, sgonfio, goffo. In avanti non salta mai l’uomo, in difesa viene spesso soverchiato. Non capisco perché non possa riposare….ah no, non abbiamo un’alternativa!!
  • Cataldi: lontano parente del centrocampista ammirato ad inizio stagione, fa quasi rimpiangere Mandragora. Dominato fisicamente dai centrocampisti del Napoli, recupera pochi palloni ed è nullo in fase di riproposizione. Danilo dove sei finito?
  • Ndour: l’occasione finale calciata in rimessa laterale è solo l’ultimo errore di una partita giocata sempre in ombra. Deve marcare a uomo McTominay e lo limita abbastanza bene, ma manca completamente nella metà campo avversaria. Serve di più, molto di più!

A voi per i commenti!!

Un’altra prova sconcertante

Da una figuraccia all’altra.

Dopo il brodino sorseggiato, solamente grazie al risultato, durante la partita contro il Lecce, la Fiorentina torna a cadere in una delle partite più importanti della stagione. Il cammino così esitante in campionato infatti, ha permesso al Bologna di superarci in classifica ed alla Roma di tornarci praticamente attaccata: se a ciò sommiamo la difficilissima corsa al quinto posto in Champions League e la contemporanea presenza in semifinale di Coppa Italia di Bologna ed Empoli, è chiaro a tutti che la strada migliore per provare ad arrivare in Europa League è quella di conquistare la Conference.

Oddio chiaro a tutti proprio tutti forse no….vero Raffaele? Forse il mister pensava di essere ancora nel girone eliminatorio? Oppure magari in una bella scuola calcio fiorentina in cui si deve far giocare tutti per non far arrabbiare i genitori ed i nonni che pagano la retta? Le scelte del tecnico napoletano sono state ancora una volta del tutto incomprensibili, le vogliamo commentare? Partiamo da quella più clamorosa, cioè la decisione di mettere in campo Terracciano anziché De Gea. Posto che la gestione del gruppo è sacra e che dunque se il mister aveva fatto una promessa al buon Pietro potrebbe essere giusta anche la decisione di non tornare indietro rispetto alla parola data, è la gestione del rientro in campo che proprio non funziona. Vuoi far giocare Terracciano ad Atene? Allora preparalo almeno facendogli giocare un paio delle ultime gare…altrimenti come puoi pensare che un calciatore fermo dal 19 dicembre possa interpretare bene una partita da dentro/fuori in uno stadio caldo come quello di Atene? Non solo, ma a difendere i pali della porta avversaria aveva davanti proprio quel Dragowski a cui era riuscito a fare le scarpe diventando il titolare della Fiorentina!! Ma a queste cose devo pensare io che faccio un altro mestiere?? E’ chiaro a tutti che gli errori poi sono stati commessi dal giocatore, ma siamo sicuri di aver messo Terracciano nelle condizioni di poter disputare una gara serena? Se poi vogliamo parlare della gestione e della preparazione da parte di Palladino e del suo staff alla gara di Conference, ho trovato lunare che nessuno dei giornalisti ieri sera abbia fatto una domanda in merito alla composizione della lista con cui affrontare la parte finale della manifestazione. Considerando che il mercato di gennaio è stato impostato scientemente per giocare con la difesa a 3, mi spiegate come mai abbiamo solamente quattro centrali in lista? Cioè, abbiamo rincorso per più di un mese Pablo Marì per portarlo a Firenze e poter cambiare modulo e poi lo lasciamo a casa?  In un settore come quello difensivo dove Pongracic purtroppo spesso ha problemi muscolari ed i cartellini sono più frequenti noi ci presentiamo con 4 difensori centrali? Per non parlare poi delle scelte iniziali e delle sostituzioni: si decide di partire con Richardson in mezzo al campo in una gara in cui si è dichiarato che “la Fiorentina dovrà giocare un primo tempo violento”…. Ma con chi? Con Richardson? Ma non è che hai sbagliato persona? Ed ancora…. Parisi mezz’ala nel secondo tempo perché? Ma soprattutto perché togliere Fagioli, unico calciatore insieme a Mandragora capace di inventare qualcosa o di lanciare Gosens sull’esterno!! E Zaniolo che domenica è squalificato non impiegato? Mi viene da piangere….

E poi le dichiarazioni post partita: possiamo vietarle? Possiamo chiedere alla società di imporre il silenzio stampa? Cioè io devo sentire un allenatore che lavora da 8 mesi con un gruppo, dire che ancora non ha capito come mai la sua squadra sbaglia praticamente sempre l’approccio sia del primo che del secondo tempo? Ma lo devo sapere io come mai? Allucinante….

Se qualcuno di voi non ha visto la partita penserà che i viola abbiano perso con 4 o 5 gol di scarto ed invece la cosa buffa è che al ritorno la possiamo ancora ribaltare! La Fiorentina, negli unici 25 minuti che ha giocato veramente, ha dimostrato la qualità della propria rosa facendo due bellissime reti, sfiorandone almeno un altro paio, conquistando diversi corner; questo a dimostrazione che calciatori come Fagioli, Gosens, lo stesso Beltran sono di una categoria ed una cilindrata diversa rispetto a quasi tutti quelli che disputano la Conference League. Basterebbe dunque veramente poco per passare il turno: una squadra che sappia riproporre gioco, che sappia difendersi in modo organizzato, ma soprattutto che sappia servire nel migliore dei modi quei calciatori che possono fare la differenza. Ieri con due palloni perfetti, Gosens ha regalato due assist, Fagioli ha trovato la via della rete sfiorandone almeno un altro, Beltran è riuscito finalmente a dialogare con i compagni ed a trovare gli spazi lasciati aperti dalla difesa occupata quasi interamente a guardare Kean.

La qualificazione è ancora a portata di mano: ne sarà consapevole il mister?

Breve storia triste di un allenatore

C’era una volta un bambino che amava tanto giocare a calcio, di quelli che dormono con il pallone sotto il letto, che mangiano con la palla sotto il tavolo, che non perdono un secondo per palleggiare, sbattere la palla contro il muro, tirare in un’ipotetica porta per fare gol.

Dopo qualche anno, quel ragazzino cresciuto in uno dei tantissimi comuni dell’hinterland di Napoli, iniziò a far parlare di sé per i grandi colpi mostrati, per l’istinto del gol, insomma per il proprio talento. Grazie alle sue doti ed al gran lavoro svolto durante gli allenamenti, convinse alcuni selezionatori a dargli l’opportunità di provare a coronare il sogno di ogni bambino, quello di diventare calciatore. E calciatore lo divenne davvero, giocando diversi campionati di Serie B e Serie A riuscendo addirittura ad indossare la casacca della squadra senza colori, quella più titolata in Italia, quella con il maggior numero di scudetti vinti. Nella sua carriera di calciatore, aveva già intravisto quella che voleva diventasse la sua professione una volta attaccati gli scarpini al chiodo, cioè quella di allenatore. Da bravo scolaro, mentre giocava, era riuscito a rubare diversi segreti ai tanti allenatori importanti che aveva conosciuto in carriera: imparava velocemente e, fin da allora, si era mostrato molto bravo a comunicare con la stampa, ben educato, intelligente, scaltro, un perfetto uomo copertina sempre ben pettinato ed ottimamente vestito.

E così, dopo aver iniziato la carriera da allenatore in un settore giovanile di Serie A, arrivò la grande occasione. Un Cavaliere assistito da uno dei migliori dirigenti calcistici italiani della storia, disperato per l’avvio tremendo della propria squadra appena tornata nella massima serie, decise che quell’aspirante indossatore sempre pettinatissimo, senza tatuaggi, con la barba sempre fatta, con un ottimo uso del congiuntivo, poteva essere l’uomo giusto per salvare la propria compagine. Lo prese sotto la sua ala protettiva, lo affidò al dirigente e lo convinse da bravissimo venditore e piazzista, che poteva essere un allenatore di successo. Il giovane rampante venne illuminato dall’unto dal Signore ed iniziò ad inanellare successi facendo rendere al meglio calciatori fino ad allora sconosciuti. L’incantesimo durò per poco più di un anno fino a quando il mister si sentì pronto a spiccare il volo, a provare a camminare con le proprie gambe.

La storia narra che il bel virgulto arrivò in una piazza importante, passionale che aspettava solamente un condottiero che riuscisse finalmente a portarla ad alzare un trofeo, perché il precedente allenatore aveva fatto divertire, aveva fatto raggiungere finali, ma non aveva vinto. Cercarono fin da subito di accontentarlo costruendo una buona squadra, certamente migliore di quella della stagione precedente, e la magia che il mister si portava dietro sembrò poter fare avverare l’incantesimo: la squadra vinse tante partite consecutivamente, raggiunse posti altissimi in classifica e la società, inebriata dai risultati, decise di accontentarlo anche nel mercato successivo. Via tutti quei calciatori con cui non aveva legato, via tutti quegli inutili esterni e dentro mezzepunte, centrocampisti centrali e difensori centrali perché così voleva il nuovo Verbo. Via i vecchi capitani, sporchi brutti e cattivi, dovevano restare solamente i pretini palestrati, pettinatissimi ed abbronzati. Peccato però che i risultati non arrivarono, la squadra non capiva più cosa voleva il Vate, gli avversari sembrarono tutti più forti, anche quelli che veleggiavano nelle ultime posizioni di classifica. Si vide una squadra che non difendeva e non attaccava, che non aveva un gioco riconoscibile, che non correva, non aveva mai la bava alla bocca, calciatori messi fuori ruolo….insomma sembrava che il mister non fosse riuscito a dare nulla ai propri ragazzi nonostante gli otto mesi passati a vivere dentro il Viola Park.

Il finale di questa breve storia triste deve ancora ancora essere scritto, ma se questo allenatore, per il quale avete avuto una sbandata molto importante, fosse la vostra compagna o il vostro compagno gli affidereste ancora il compito di educare i vostri figli?

BarLungo con Simone – La guerra in Ucraina ad una svolta (1° parte)

Il tempo spesso ci fa abituare anche alle cose più atroci come la morte e la distruzione, in una parola alla guerra. Nei giorni in cui registriamo questo podcast cade il terzo anniversario della guerra di invasione che l’Ucraina ha subìto per mano della Russia, perché di questo si tratta e non dobbiamo dimenticarlo. Nella nostra cultura in cui tutto si consuma nell’oggi, nell’adesso, non ci fermiamo quasi mai a riflettere sul perché accadono alcune cose e sui potenziali sviluppi di quegli accadimenti.

Ed allora nel nuovo approfondimento a puntate del “BarLungo con Simone”, cerchiamo di riavvolgere il nastro e con Simone Pesucci iniziamo come di consueto dal quadro in cui succedono determinate cose per poi capire quali potranno essere gli sviluppi di questa guerra.

Buon ascolto!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – COMO = 0 – 2  

Una prestazione inaccettabile.

Dopo la sconfitta di San Siro arrivata in mezzo alle polemiche, la Fiorentina sceglie il modo peggiore per provare ad accorciare in classifica sulla Lazio e sulle squadre davanti. Palladino schiera i viola con il consueto 4-2-3-1, con Beltran al posto di Kean e Fagioli e Zaniolo a fare compagnia a Folorunsho dietro la punta. Nelle retrovie poi, Comuzzo resta ancora una volta in panchina mentre in mezzo al campo la coppia centrale è composta da Cataldi e Mandragora. Il problema però, non è solamente di uomini (anche se parleremo anche di quello), ma soprattutto di (non) gioco.

I viola infatti, se si eccettuano i primi 7 minuti di numero, vengono surclassati dal Como nel gioco, nella condizione atletica, nell’organizzazione. Fabregas ha creato una squadra che subisce tante reti, oggi per la prima volta imbattuta in trasferta (!!!), ma che ha princìpi di gioco ben riconoscibili, non butta mai via la palla, accompagna sempre l’azione con tanti uomini. Il confronto con la Fiorentina è stato impietoso: i viola continuano a giocare sempre e solo di rimessa, non hanno mai idea di come amministrare la palla e vivono delle giocate individuali. Senza Kean là davanti però è dura e la gara giocata ieri dalla squadra viola è stata inguardabile ed ingiustificabile!

Alcune cose poi, sono del tutto incomprensibili: abbiamo appena concluso un mercato in cui la società ed il proprio allenatore hanno mandato via tutti gli esterni di ruolo in rosa ma giochiamo con il 4-2-3-1; abbiamo acquistato uno dei centrocampisti centrali migliori della nuova generazione e lo schieriamo trequartista dietro un (non) attaccante; abbiamo uno dei difensori centrali del futuro della nostra nazionale e lo teniamo in panchina quando invece giocando con tre difensori centrali potremmo liberare Gosens alto a sinistra; anche contro il Como abbiamo ritardato le sostituzioni e non siamo stati in grado di migliorare la situazione.

Ma la cosa più grave è che siamo una squadra senza alcuna idea, senza personalità, senza una fisionomia precisa. Oltre a ciò, sembra sempre che gli altri corrano più di noi ed abbiano una maggiore cattiveria sportiva. Senza contare poi che non si può più sentire un allenatore che tutte le volte si assume le responsabilità ripetendo la solita litanìa della squadra che deve essere protetta; stavolta addirittura abbiamo dovuto ascoltare Palladino dire che se Zaniolo avesse segnato dopo nemmeno un minuto la partita sarebbe stata diversa. Certo…. ci saremmo messi ancora una volta a fare le barricate per poi ripartire in contropiede, l’unica cosa che sappiamo fare. Il problema però è che ultimamente la Fiorentina và quasi sempre in svantaggio e, quando si è sotto nel punteggio, si deve avere idee, individualità, carattere e condizione atletica per tornare in partita sennò non ce la fai!
Grande merito invece al Como che ha impartito ai viola una lezione di calcio senza nemmeno penare più di tanto: possesso palla, calcio riconoscibile, ricerca dell’uno contro uno sull’esterno, personalità negli ultimi 25 metri, insomma una squadra di calcio. La Fiorentina è sembrata un’armata Brancaleone senza alcuna idea, una squadra senza capo né coda con un allenatore che ha dato poco o nulla ai propri ragazzi e che non è riuscito a mettere in campo nessuna idea nuova né all’inizio della gara né con le sostituzioni.

Commisso dopo la vittoria contro l’Inter ha detto che qualcuno voleva mandare via Palladino ma lui lo ha difeso e tenuto a Firenze. Mi sa che anche stavolta la decisione avrebbe dovuto prenderla qualcuno che vive nel calcio e di calcio da anni…. Un vero peccato perché rischiamo di buttare via un’altra stagione, l’ennesima!

IL BUONO

  • La classifica: il pareggio di Lazio ed Atalanta permette ai viola di rimanere nel buglione dell’alta classifica, ma dietro ormai Bologna, Milan ed addirittura Roma ci alitano sul collo. Riusciamo a non buttare via tutto?

IL BRUTTO

  • Beltran: gioca ancora una volta fuori ruolo come ai tempi di Vincenzo Italiano con la differenza che la squadra che dovrebbe aiutarlo non ha la benché minima idea di come poterlo fare. Un pesce fuor d’acqua con la spia della riserva accesa ormai da un paio di settimane. Prova trasparente.
  • Colpani: entra in campo senza sapere come venire a capo della situazione. Spento fisicamente, inutile tatticamente, ha anche la colpa di perdere il pallone nell’azione che porta alla rete di Nico Paz. Da rimandare velocemente a casa.
  • Dodò: appannato fisicamente, viene spesso superato dal proprio dirimpettaio. Sbaglia tanti passaggi semplici, non riesce mai a sgommare sulla fascia. Che sia arrivato il momento giusto per un turno di riposo?
  • La Curva Fiesole: cantare fino all’ultimo minuto sostenendo la propria squadra del cuore è del tutto giusto. Non fischiare mai chi indossa la propria maglia finché la partita non è finita è ancora più giusto, ma non mostrare alcun cenno di disapprovazione nemmeno dopo il termine di 90 minuti giocati in modo indecente è per me inaccettabile. Vediamo di dare una sveglia a questa gente, altrimenti ci ritroviamo a metà classifica senza nemmeno rendercene conto!!

A voi per i commenti!!