La tournèe viola: il paziente inglese

Un altro periodo di preparazione è passato, la Fiorentina ha messo minuti importanti nelle gambe grazie ad un lavoro meno faticoso con il clima più fresco rispetto al Viola Park (Rocco non ti arrabbiare lo ha detto Sottil), si iniziano dunque ad avere indicazioni più importanti sia dal punto di vista tattico che tecnico. Purtroppo i punti di domanda sono ancora troppi visto che i nazionali devono ancora rientrare o sono appena arrivati dai rispettivi impegni, le cessioni sono state molte ed il mercato in entrata è ancora in alto mare per responsabilità di cui abbiamo parlato più volte su queste pagine. A tutto ciò si aggiungono le prove talvolta disarmanti da parte di alcuni calciatori, come Terracciano e Kouamè, che nella scorsa stagione erano stati tra i perni della gestione di Vincenzo Italiano. In Inghilterra i viola hanno giocato tre partite, senza vincerne una, con tantissimi cambi di formazione e sostituzioni anche nei 90 minuti stessi: nonostante ciò, possiamo iniziare a tratteggiare le differenze tra il calcio di Palladino e quello di Italiano, e provare a dare qualche giudizio sui calciatori che si sono distinti in negativo o in positivo in questo primo periodo stagionale.

Come già detto nella mia analisi relativa alle idee di gioco del nuovo mister (https://ilcornerdellungo.com/2024/07/10/come-giochera-la-fiorentina-di-palladino/), la nuova Fiorentina che sta nascendo ha diverse novità dal punto di vista tattico e di interpretazione di gioco. La più netta inversione di tendenza è certamente quella della disposizione difensiva con tre centrali e due esterni a tutta fascia che si scambiano spesso di ruolo. Non di rado abbiamo visto Kayode e Biraghi, più volte schierati come braccetti tra i tre difensori, invertirsi di ruolo con Dodò e Parisi con sovrapposizioni esterne o interne, altra novità rispetto al calcio di Italiano. La linea difensiva poi, gioca diversi metri dietra la linea di metà campo e tiene maggiormente la marcatura sull’uomo anziché scommettere sulle marcature preventive studiando la propria zona e la posizione della palla. Quella difensiva è dunque un’interpretazione più conservativa con un possesso palla che comincia più indietro rispetto al passato: il portiere viene a tutti gli effetti inserito tra i calciatori di movimento e questo ha creato più di un problema sia a Terracciano che a Christensen. L’altra grande novità poi, sta nella gestione della fase di possesso da parte dei difensori. Differentemente dalle idee di Italiano infatti, con Palladino molto spesso il primo passaggio del difensore non và alla ricerca dell’ampiezza in orizzontale o del centrocampista centrale, ma punta decisamente alla conquista dello spazio in avanti. Soprattutto quando imposta Pongracic, l’idea è quella di andare a cercare gli attaccanti o gli esterni offensivi per andare poi ad accompagnare l’azione offensiva con più uomini che giochino faccia alla porta. Sia i due esterni di centrocampo che i due trequartisti sono i calciatori che si inseriscono per cercare lo spazio libero alle spalle delle linee difensive avversarie, per andare a giocarsi l’uno contro uno o per giocare palla in verticale sull’attaccante centrale. Una rivoluzione copernicana rispetto alla gestione spesso orizzontale fatta di ricerca di ampiezza del campo delle ultime stagioni.

Tutto ciò però resta in stato embrionale perché, nel momento in cui scrivo, Palladino ha a disposizione un solo centrocampista sicuro di fare quel ruolo quest’anno, cioè Rolando Mandragora. Il resto è il buio: si sta cercando di adattare, con risultati alterni, Barak mentre Amatucci è già partito per un nuovo prestito, Infantino non gioca mai e Bianco non si è ancora capito che pesce sia. Ecco perché ad oggi è ancora molto difficile capire realmente il peso del lavoro di Palladino.

Ciò che resta però, anche in questa tournèe è l’amore dei tifosi, come il nostro amico Steven che era presente anche per queste amichevoli: un vero eroe!

Per i primi giudizi su alcuni calciatori viola, andate sotto la foto…….

KEAN: l’acquisto da me più volte criticato è stata certamente una delle note più liete della tournèe inglese. Anche lui ha una grande intimità con i pali, ma adesso sembra che la mira stia migliorando. Oltre alle reti, ha anche impegnato più volte i portieri avversari, ha lottato, sgomitato, si è acceso in maniera importante più volte. Oltre a ciò, ha dimostrato anche una buona duttilità facendo vedere che può giocare indifferentemente sia da punta centrale che da trequartista esterno. Vai Moise che aspetto solo di essere smentito!

DODO’: uno dei più in forma, certamente aiutato dalla stazza, sembra finalmente tornato quello di cui tutta Firenze si era innamorata. Corse a perdifiato sulla fascia, ripiegamenti difensivi intelligenti, cross interessanti e ieri anche un gol. Dodosessuale.

KAYODE: seppur impiegato quasi sempre come braccetto difensivo, il giovane viola ha mostrato grande duttilità e voglia di apprendere. Pur dovendo frenare la propria esuberanza ha giocato buone gare, attente e concentrate. Non azzardatevi a venderlo!

PONGRACIC: piace tantissimo la sua capacità di impostare la manovra. Sia con palla bassa che alta, trova sempre la soluzione giusta per giocare la palla in verticale sui piedi dei propri compagni. Peccato che le sue indecisioni costino due reti alla squadra viola. Crescerà.

BARAK: reinventato da Palladino nei due di centrocampo soprattutto per necessità, mette in mostra ottime doti tecniche e capacità di giocare la palla di prima. La fase difensiva però, resta un grosso enigma e soprattutto quando entra in debito di ossigeno, apre un’autostrada agli avversari. Da rivedere.

BREKALO: impiegato finalmente in un ruolo più congeniale, dimostra di essere ancora un calciatore. Più dentro al campo (come giocava anche a Torino) anziché confinato sulla linea laterale, torna ad essere pericoloso grazie agli assist ed anche alle conclusioni in porta. Finalmente fuori dalla naftalina.

TERRACCIANO: è ormai evidente che le richieste di Palladino di giocare maggiormente la palla con i piedi abbiano minato le sue certezze tra i pali. Resta un ottimo 12 che non esce mai, spesso prende gol sul primo palo ed adesso sembra mancare anche di serenità e reattività. A quando il titolare?

CHRISTENSEN: come si possa essere andati all’estero per prendere un estremo difensore che non ha tecnica di parata, manca di scelta di tempo in uscita e non è nemmeno un fenomeno con i piedi resta un mistero. Chi è andato a visionarlo?

KOUAME’: né carne né pesce, né attaccante né esterno offensivo, né rigorista né bomber. Maiorca ci sei ancora?

BIANCO: se non gioca titolare nemmeno quando non abbiamo centrocampisti allora mi sa che non sia all’altezza…. Altro giro, altro prestito!

Una Firenze unica sulle ali della musica

Quando lo scorso anno mia moglie Claudia mi ha proposto di andare in riva all’Arno ad ascoltare dell’ottima musica che proveniva da una zattera ho pensato sinceramente che l’ideatore di quella rassegna musicale fosse un fantastico sognatore.

La serata che ho vissuto poi, mi ha regalato emozioni, vibrazioni positive arrivate grazie alle note musicali, alle luci, all’atmosfera fantastica che si respirava in quell’ambiente così particolare eppure così intimo e familiare. Quell’esperienza mi ha spinto scrivere un pezzo sul blog, un articolo talmente apprezzato dal sognatore di cui sopra, Nicola Mazzoleni, da farmi ricevere tanti complimenti ed anche una richiesta di un (piccolissimo) aiuto per l’edizione che sta per arrivare, il prossimo 19 luglio. Un’edizione che cambia location, approdando in un luogo storico fiorentino come il Ponte Vecchio sotto al quale ci sono quei Canottieri che rappresentano un angolo della città che ogni amante di Firenze non può non conoscere; cambia anche il format della rassegna concentrandosi in un’unica esplosiva serata di quattro ore in cui si esibiranno solamente artiste femminili.  Ai Canottieri si potrà inoltre cenare (prenotando), bere, aperitivare, fare qualunque cosa sia concessa ma sempre con l’accompagnamento di un’ottima musica ed un’atmosfera che solo Firenze sa regalare….siete pronti??? Vi assicuro che vivrete una serata unica!

Per tutte le info cliccate sul link qui sotto

https://liveontheriver.it/

Come giocherà la Fiorentina di Palladino

Anche se l’amarezza, la rabbia e la tristezza per la finale persa ad Atene non è ancora passata, è obbligatorio pensare al prossimo futuro nel modo più razionale possibile ed allora gli spunti interessanti iniziano ad emergere. Il problema è che non tutti questi spunti sono positivi ed anzi l’atmosfera che si respira intorno alla nascita della nuova squadra sembra essere quella della disillusione e del distacco, sentimento molto strano per una piazza come Firenze, una piazza in cui si parla di calcio e di Fiorentina 24 ore al giorno.

Nel momento in cui scrivo la novità più importante è certamente la presenza di Raffaele Palladino sulla panchina viola. Se infatti Rocco Commisso ha deciso di dare continuità alle promozioni dirigenziali di Ferrari e Pradè che sono stati affiancati da Goretti al posto di Burdisso nell’area tecnica, in campo non avremo più il piacere o il fastidio di sentire gli urlacci di Vincenzo Italiano. Chiuso un triennio molto importante che, comunque la si pensi, ha rimesso Firenze e la Fiorentina sulla cartina del calcio italiano ed europeo, adesso tocca all’ex mister del Monza provare a fare meglio (parole della società) del precedente ciclo. In un momento in cui la costruzione della rosa è ancora in alto mare, la curiosità nasce soprattutto dalla filosofia di gioco del nuovo allenatore. Nella conferenza stampa di presentazione, Palladino ha messo in mostra un’ottima dialettica, certamente migliore di quella del suo predecessore, ma le parole non basteranno per inebriare una piazza che si è spaccata come una mela nei confronti di Vincenzo Italiano. Le differenze tra i due tecnici sono molteplici e non solamente davanti ad un microfono: la vecchia Fiorentina ormai la conoscevamo a memoria (purtroppo non solamente noi visto che tutti ci avevano preso le misure) con difesa altissima, pressing potenzialmente asfissiante, possesso palla in orizzontale con la ricerca massimale dell’ampiezza del campo.

Con mister Palladino invece, il mondo in un certo senso verrà rovesciato: studiando tutte le statistiche più importanti del Monza delle ultime due stagioni, è facile vedere una differenza enorme nel settore del campo in cui la squadra giocava maggiormente la palla. La nuova Fiorentina sarà probabilmente una compagine che farà molto più possesso palla nella propria metà campo (da qui la necessità secondo me di avere un portiere più bravo con i piedi), cercando in questo modo di attirare la pressione della squadra avversaria più vicino alla propria area di rigore. Così facendo, i viola proveranno a saltare la prima linea del pressing con il possesso o, in alternativa, con la verticalizzazione verso un attaccante che giochi di sponda per gli inserimenti dei trequartisti e dei centrocampisti. Da qui viene la richiesta di calciatori con caratteristiche diverse da parte del mister: una punta che sia forte fisicamente, brava a difendere la palla ed a fare le sponde, dei trequartisti più bravi a giocare tra le linee, più adatti a ricoprire una posizione dentro al campo per andare ad aggredire la porta avversaria, dei centrocampisti forti ad attaccare le seconde palle e rapidi a risalire il campo. Lo schieramento di base sarà il 3-4-2-1 con esterni a tutta fascia (unico ruolo ad oggi coperto con due coppie di calciatori pronti) ma Palladino ha già mostrato una grande elasticità a cambiare sistema di gioco, qualità del tutto sconosciuta al suo predecessore. Il nuovo mister infatti, parla più di concetti di gioco che non di moduli e questa la trovo la più grande novità soprattutto in un calcio moderno in cui i ruoli ed i reparti sono sempre più fluidi. Certo è che alcune scelte operate sul mercato, come la mancata riconferma di quasi tutto il centrocampo, mostrano una decisa inversione di tendenza soprattutto dal punto di vista del ritmo di gioco.

Via lumaca Arthur, via l’attempato rettore del centrocampo Bonaventura, via lo spesso infortunato Castrovilli, via il confusionario Duncan: l’idea di ripartire da una mediana nuova di zecca stuzzica la fantasia perché indica una nuova strada da scoprire e da percorrere. La società sarà in grado di mettere a disposizione del tecnico calciatori giusti per la nuova filosofia di gioco? Calciatori in grado di interpretare più sistemi di gioco anche nella stessa partita?

Come sempre nel gioco del calcio moltissimo, quasi tutto, dipenderà dalla qualità dei giocatori che verranno messi a disposizione del mister, ma spesso squadre non eccelse riescono ad andare oltre i propri limiti per l’alchimia che si viene a creare in determinate situazioni, in determinate piazze. E’ proprio questo che mi preoccupa maggiormente, la sensazione di distacco e di disinteresse che si respira in città in queste settimane, una sensazione che non si avvertiva dalle ultime sciagurate stagioni della gestione Della Valle. Serve dunque che alle parole seguano i fatti, che alle sbandierate ambizioni seguano acquisti che possano realmente migliorare la qualità media della rosa. Con l’arrivo di Kean, potrei direi che la strada intrapresa non sembra essere delle migliori…. Un attaccante che nella scorsa stagione ha segnato zero reti, in quella precedente ne aveva fatti 6, pagato una cifra completamente fuori mercato considerando la scadenza del contratto nel 2025. Al netto della personale insoddisfazione per i continui arrivi degli scarti strisciati pagati a peso d’oro, ho anche diversi dubbi sull’effettiva capacità di Kean di giocare da prima punta. Nella speranza di essere smentito, la certezza è però che questa sessione di mercato potrebbe essere veramente l’ultima spiaggia per questa proprietà e per questa dirigenza: dopo aver sbagliato l’attaccante per cinque sessioni consecutive ed aver pensato ogni anno più al bilancio che alle doti tecniche dei calciatori acquistati, stavolta non è più consentito sbagliare.

Sarà vera ambizione o una sana e rumorosa contestazione?

Appunti sparsi dal mondo della scuola (parte 11)

Il rompete le righe è finalmente arrivato anche per il consiglio d’istituto ma, come in ogni scuola che si rispetti, avremo da fare i compiti per casa!

Come avevo già scritto anche nello scorso articolo, il mondo della scuola, almeno dal punto di vista progettuale, sembra non fermarsi mai e spesso le decisioni in merito alla conclusione di un anno scolastico si intersecano ed hanno conseguenze anche su quello successivo. Ecco perché è fondamentale cercare di tenere tutto insieme, cercando di mantenere la coerenza e la continuità in tutto l’istituto comprensivo: tale comportamento permette ai nostri ragazzi di non soffrire il cambio di scuola, di insegnanti, di professori o comunque di non avere agenti esterni che possano metterli in difficoltà. E’ per questo che stiamo cercando di offrire una progettualità arricchita da professionisti esterni solo e soltanto se quelle attività valorizzano la strada già segnata dai nostri insegnanti. Questo è purtroppo un tema assolutamente sottovalutato poiché troppo spesso si vuole solamente sbandierare progetti per cercare di rendere maggiormente appetibile la propria scuola senza però pensare alla continuità didattica che dovrebbe essere sempre salvaguardata.

I due spunti più interessanti della riunione sono stati certamente la rendicontazione del contributo volontario e l’adesione ad un progetto di cui vi parlerò. Quanto al primo punto, dopo numerosi solleciti, siamo finalmente riusciti ad ottenere una bozza del rendiconto di quanto le singole scuole abbiano speso o progettato di spendere relativamente ai soldi che tutti gli anni le famiglie versano “volontariamente” all’Istituto Comprensivo. Più volte infatti, avevamo lamentato la totale assenza di risposte in merito alla destinazione di tali soldi e, soprattutto, il mancato utilizzo degli stessi. Le nostre istanze sono state finalmente accolte e, da una parte i docenti hanno progettato le spese, dall’altra abbiamo avuto risposte ancora incomplete ma comunque importanti. Questo soprattutto perché ci siamo accorti che il numero di genitori che versa il contributo sta velocemente diminuendo in parte proprio perché non conoscono la destinazione di questi soldi. Nel prossimo anno scolastico speriamo sia più semplice per i rappresentanti di classe andare a chiedere il versamento del contributo a fronte delle spese effettuate per migliorare la nostra proposta didattica attraverso l’acquisto di macchinari e l’ausilio di professionisti esterni.

Se l’ottenimento della rendicontazione è stata una bella iniezione di fiducia, l’adesione al piano “Agenda Nord” ha nascosto invece una bella doccia fredda. Abbiamo infatti scoperto che il nostro istituto, al pari di tanti altri, in base ai test INVALSI degli ultimi anni, ha subìto un calo strutturale dei risultati conseguiti. Questo progetto mira a ridurre il potenziale abbandono scolastico attraverso il potenziamento delle competenze per combattere il calo generalizzato del sapere degli alunni al quale stiamo assistendo. Ciò è certamente in parte dovuto al sempre maggior numero di bambini stranieri nelle nostre classi ma anche e soprattutto dagli effetti che ci trasciniamo ancora dietro dal periodo delle chiusure dovute alla pandemia. Purtroppo i nostri ragazzi scontano le lezioni in DAD, l’impossibilità di frequentare le aule, le ore di insegnamento e socializzazione perse. Per tutti questi motivi, il progetto sembra un’ottima idea per provare ad invertire la tendenza cercando di potenziare non solamente le tre materie più importanti (italiano, matematica ed inglese), ma anche la socializzazione. Certo non sarà una singola iniziativa a risolvere il problema, ma tutto ciò che prova a ridurre la divaricazione di apprendimento all’interno delle nostre scuole deve essere sostenuto senza alcun tentennamento!

Uno splendido ritorno alle origini

Dal punto di vista professionale, è stata una delle avventure più stimolanti della mia vita, un vero ritorno alle origini.

Chi mi segue su questo blog fin dagli inizi o chi conosce la mia storia professionale, sa che la mia “carriera” lavorativa nasce nel calcio di base, nelle scuole calcio, nelle categorie più basse della piramide dei dilettanti, quelle in cui si và al campo quasi quotidianamente solo per la voglia di stare con gli altri, di condividere una passione, di provare a trasmetterla ai bambini sia che la si sperimenti in un rettangolo di gioco, sia che la si provi in una palestra di una scuola. Quando ho finito di giocare infatti, la mia sete di calcio non era stata soddisfatta (ed ormai credo non lo sarà mai) ed allora ho iniziato da una parte ad allenare in una scuola calcio e dall’altra a collaborare con la FIGC organizzando manifestazioni per bambini ed andando nelle scuole materne, elementari e medie ad insegnare attività motoria propedeutica al gioco del calcio. A contatto con i bambini, le bambine, le famiglie, le insegnanti ho toccato con mano l’importanza che lo sport, qualunque esso sia, ha per la nostra società: aiuta un migliore sviluppo del corpo umano, insegna le regole della convivenza, supera le differenze di lingua, di colore, di genere, insegna il rispetto per gli altri, abitua insomma alla democrazia.

Ho avuto il piacere e la gioia di rivivere tutto questo grazie al progetto che come addetto stampa del Comitato Regionale Toscano della Lega Nazionale Dilettanti ho potuto condividere con una persona splendida, il diacono Tommaso Giani. Quando lo scorso mese di settembre fummo contattati per mail da Tommaso, il Presidente del C.R.T. Paolo Mangini ed io, fui subito trasportato dall’entusiasmo che il racconto del progetto trasmetteva. Il diacono infatti, ci diceva di essere un grande appassionato di calcio, una persona che aveva sempre avuto un debole per la Terza Categoria: l’ultima serie, quella dove non si può retrocedere ma solo essere promossi, ma anche l’unica categoria dove ogni squadra nuova si può iscrivere. Il livello più basso del calcio, quello “pane e salame” (come diceva il mai abbastanza compianto Emiliano Mondonico), dove nessuno ci guadagna ma dove si gioca solo per amore e per passione. Dove chi scende in campo nel fine settimana gioca a fare il calciatore, ma nel resto della settimana si spende nello studio e nei posti di lavoro più svariati. La categoria, la Terza, che vale meno di tutte tecnicamente e sportivamente, ma che pure manda in scena il maggior numero di partite rispetto a tutte le altre serie. Uno o più gironi per ogni provincia, dalla periferia delle grandi città fino al campetto in mezzo alla campagna o il paesino sperduto in cima al monte, dove purtroppo sono andate via pure la farmacia, l’asilo o l’ufficio postale, la Terza Categoria continua imperterrita a scendere in campo, a costruire aggregazione sociale, a tessere relazioni umane.

Per questo Tommaso aveva scelto di prendersi una pausa dal calcio e dagli stadi delle serie professionistiche per buttarsi a capofitto nella Terza Categoria. E’ stato un viaggio entusiasmante che, con la collaborazione del Comitato Regionale Toscano Lega Nazionale Dilettanti ed alcuni sponsors, lo ha portato a girare tutta la Toscana in una località sempre diversa, su un campo sempre diverso, in una provincia diversa, con due squadre diverse. In una stagione, l’avventura ha permesso a Tommaso di conoscere 64 squadre in 32 partite: dalla Lunigiana al Casentino, dalle colline di Siena all’angiporto livornese, dal derby della discarica di Peccioli al ghiaccio di Zeri in Lunigiana. E, particolare fondamentale, Tommaso aveva deciso di non arrivare a queste partite al piano terra della Toscana pallonara a mani vuote, ma con una lauta merenda post-partita da offrire a entrambe le squadre e all’arbitro: una sorta di sala stampa a cielo aperto con mangiata inclusa!

La mossa, simile a quella che si effettua normalmente nel rugby, si è dimostrata una perfetta cornice nella quale i giocatori e gli addetti ai lavori sono riusciti a sbollire le emozioni dei 90 minuti, a fare amicizia fra loro e con Tommaso, a parlare insieme di calcio ma anche delle loro vite, ed a mettere in tavola (insieme a pizzette e schiacciatine) anche la loro Toscana, i loro paesi di appartenenza, i loro vissuti, i loro sogni. Un giro della nostra regione che potete recuperare sui social (https://www.facebook.com/lndtoscana) e sul sito del Comitato Regionale (https://toscana.lnd.it/), dato che settimanalmente è stato pubblicato un fotoreportage con immagini e racconti relativi alle partite in cui Tommaso si è presentato a sorpresa.

Sono felice ed orgoglioso di aver dato il mio contributo per pubblicizzare l’iniziativa poiché la sua idea rimette al centro i veri valori del calcio dilettantistico facendo conoscere le realtà meno reclamizzate del nostro mondo. Tommaso ha effettuato un giro per i campi della Toscana grazie al quale è riuscito a far conoscere personaggi, storie, tradizioni del nostro territorio. L’idea del terzo tempo poi, è la perfetta sintesi di uno sport in cui la lealtà ed il fair play camminano di pari passo con la competizione e la voglia di superarsi. E dunque, per dare la giusta importanza a questa manifestazione, dove potevamo celebrare la giornata conclusiva se non nel tempio del calcio italiano, quel Centro Tecnico Federale di Coverciano in cui si preparano da sempre i migliori calciatori e tecnici d’Italia? L’incontro tra la base e l’apice del mondo calcistico, con la presenza anche del Presidente degli allenatori italiani Renzo Ulivieri, è stata la chiusura perfetta di un progetto che ha cercato di ricordare a tutti la vera essenza del magico gioco del calcio.

La speranza è che i semi piantati in questa splendida cavalcata regalino germogli attraverso i quali il calcio torni ad essere un gioco, uno sport, un’occasione di socializzazione che faccia crescere ogni singolo partecipante alla partita indipendentemente dal proprio ruolo e dal risultato finale.

Dalla gloria al fallimento: il bilancio della stagione viola

Dopo la stagione in cui finalmente la Fiorentina era tornata sulla cartina del calcio che conta grazie alle due finali di Coppa Italia e Conference League, l’obiettivo dell’annata ormai terminata era quello di fare meglio e purtroppo i viola non ci sono riusciti. Inutile fare finta, la società di Commisso e del compianto Barone anche stavolta non è stata capace di portare a casa un trofeo né ad entrare in una coppa europea più importante anche se per molti parlare di fallimento sarebbe eccessivo. Se infatti consideriamo i NON investimenti del mercato estivo e soprattutto l’incomprensibile sessione di gennaio, possiamo certamente affermare che, nonostante le parole spese che ci avevano raccontato di una proprietà che voleva riportare i viola in alto, la società non ha voluto e saputo aiutare Vincenzo Italiano ed il comparto tecnico. Ciò detto però, anche chi è andato in campo non può essere considerato esente da colpe se, al termine nuovamente di quasi 60 gare disputate, non sono riusciti a migliorare i risultati in Coppa Italia (dove la Fiorentina è uscita in semifinale contro l’Atalanta), in campionato (dove l’ottavo posto rappresenta il minimo sindacale) ed in Conference League (dove capitan Biraghi e soci sono riusciti a perdere la terza finale consecutiva contro una squadra molto mediocre) volendo far finta che la Supercoppa Italiana non sia mai stata disputata. Un vero peccato soprattutto se consideriamo che il calcio ammirato nelle prime due stagioni grazie alla “rivoluzione” tecnico tattica di Italiano in questa stagione è sembrato evaporato. Se nei campionati precedenti avevo fatto fatica ad individuare una sola partita da premiare come la migliore, stavolta l’imbarazzo della scelta l’ho avuto ripensando a quante brutte partite ha giocato la Fiorentina e quante occasioni sono state sprecate non solamente dalla società ma anche da chi è andato in campo. Inaccettabili sono state le sconfitte di Lecce, quella di Sassuolo, i punti persi in casa contro i salentini ma non solo….. Un vero peccato perché, nonostante le colpe maggiori siano di Commisso, Barone, Pradè e Ferrari, la finale di Conference non è praticamente stata giocata ed i punti persi in modo rocambolesco contro le “piccole” sono quelli che sono mancati per riuscire a restare nelle prime sei posizioni di campionato. Insomma, nessuno può essere assolto per il fallimento stagionale che in troppi hanno cercato di nascondere. Che il ciclo di Italiano e di questo gruppo fosse finito lo avevamo capito da un pezzo, che però dovesse concludersi in questo modo è assolutamente inaccettabile. Tocca adesso alla società dimostrare che effettivamente sono stati compresi gli errori, tocca a Palladino trovare quell’elasticità di gioco e di schieramento che troppo spesso è mancata durante la gestione Italiano, tocca ai giocatori riconquistare una piazza delusa, ferita, pronta a far esplodere la rabbia contestatrice così come a innamorarsi nuovamente di una squadra e di un colore che scorre nelle vene di chiunque sia nato in riva all’Arno.

STATISTICHE A CONFRONTO CON LA STAGIONE 2022-2023

Posizione finale:  8° (8° nel 2022-2023)

Punti:  92 (totali nelle manifestazioni) media punti 1,58 (87 media punti 1,68)

Vittorie: 25 (29)

Pareggi: 17 (14)

Sconfitte:  17 (16)

Gol fatti: 98 (92)              

Gol subiti: 70 (65)

Differenza reti: +28  (+33)

Capocannoniere: Nico Gonzalez 16 (12 in campionato, 4 in Conference League) (Cabral 16 reti)

Delle tre stagioni in cui Vincenzo Italiano è stato sulla panchina viola, quella appena terminata è stata certamente quella giocata peggio. Non sto parlando né di risultati, né di classifiche, ma solamente di prestazioni. Dopo due anni in cui i viola avevano dimostrato di poter mettere in difficoltà chiunque grazie al ritmo, alla capacità di creare occasioni, alla forsennata pressione sui portatori di palla avversari, quest’anno non abbiamo ammirato le stesse qualità. La Fiorentina ha sempre cercato di fare il proprio gioco ma le avversarie avevano ormai capito lo spartito ed i calciatori non hanno saputo fare quel qualcosa in più per continuare a stupire. Non solo, anche dalla panchina sono arrivate poche invenzioni e Vincenzo Italiano è sembrato aver perso quella creatività che aveva permesso di stupire anche in corso d’opera. La Fiorentina ha continuato a giocare un possesso palla spesso sterile che, sommato alla scarsa qualità della rosa, ha raramente divertito il pubblico sugli spalti. Certo ci sono state anche eccezioni e la semifinale di andata di Coppa Italia ha rappresentato il canto del cigno di un gruppo arrivato ormai a fine corsa. Contro la squadra di Gasperini, i viola hanno sfoggiato tutte le migliori qualità: recupero della palla nella metà campo avversaria, attenzione alle verticalizzazioni avversarie, ferocia nel sapere ripartire grazie a giocate di qualità ed a spirito di gruppo. Tutto ciò che purtroppo è mancato nella finale di Atene.

Peggior gara dell’anno: Sassuolo – Fiorentina

Ce ne sono state troppe ed è stato difficile sceglierne una sola ma la trasferta di Sassuolo credo sia la peggiore, quella che ci ha fatto anche risvegliare da un sogno chiamato Champions League. Una squadra senza cuore, senza gambe, senza grinta, che ha buttato letteralmente via la gara senza nemmeno giocarla. Il dubbio che mi attanagliava era tra la gara in terra emiliana, la finale di Conference (che però era già stata eletta come la peggiore nella scorsa stagione) e la sconfitta di Lecce, che è certamente la più rocambolesca. Da una squadra come la Fiorentina, che ha costruito le fortune delle ultime stagioni sull’intensità ed il furore agonistico, non mi sarei mai aspettato, in quel momento della stagione, una gara vuota ed insipida come quella di Sassuolo. Un brusco risveglio che purtroppo non è servito per convincere la società ad investire sul mercato di gennaio.

Miglior calciatore: Martinez Quarta

La stagione viola ha vissuto di tanti colori cupi e dunque non c’erano molti candidati al premio. Purtroppo gli innesti della campagna acquisti estiva non hanno brillato, un pò per colpe del calciatore come nel caso di Nzola, un pò per equivoci tattici che hanno fatto rendere meno delle attese atleti che probabilmente avrebbero potuto fare di più, come Beltran. Quarta però, partito addirittura in panchina per lasciare spazio alla coppia Milenkovic Ranieri, ha vissuto una stagione in netto crescendo e non solamente dal punto di vista realizzativo. Ripercorrendo le prestazioni del centrale argentino, vedo alcune assonanze con quella di Torreira: al centrocampista uruguaiano, grazie all’intuizione di Vincenzo Italiano, fu data licenza di attaccare negli spazi in avanti quando la Fiorentina decise di cedere Vlahovic alla Juventus a gennaio (a proposito com’è quella storiella che Pradè e Ferrari hanno raccontato in conferenza stampa sulle società che non vendono mai a gennaio il miglior calciatore?). Da quel momento in poi, Torreira diventò l’attaccante più importante viola segnando diverse reti e tenendo i viola nelle posizioni buone per il ritorno in Europa. Anche Quarta in questa stagione ha tolto diverse castagne dal fuoco con i gol, gli assist, le giocate per i compagni. Certo ha ancora diversi difetti in fase difensiva anche se sta migliorando anche in quegli aspetti: finalmente meno cartellini gialli soprattutto in posizioni inoffensive per Terracciano, meno amnesie in marcatura. Ed ora col rinnovo fino al 2028 potrebbe diventare una colonna viola. Crescerà ancora?

Peggior calciatore : Arthur Melo

Arrivato dalla Juventus con un’operazione cervellotica che solo questa proprietà poteva pensare, ha fatto ciò che in molti, tra cui il sottoscritto, avevano previsto. Un calciatore praticamente fermo da due anni, che ha pochi cavalli nel motore, ha giocato poco più di metà delle gare a ritmo ridotto. Mai un cambio di passo (e questo lo potevamo immaginare), poca personalità nel ruolo (e questa è la cosa più grave): ha giocato una stagione grigia, fatta di tanti passaggi in orizzontale ed all’indietro, con pochi guizzi e quasi alcuna verticalizzazione. Arrivato strombazzato come pochi, si è dimostrato un calciatore fortemente sopravvalutato o comunque non in grado di elevare il livello dei propri compagni come invece dovrebbe fare chi vuole essere il faro del centrocampo. Adesso torna alla Juventus dopo che la Fiorentina lo ha rimesso in sesto fisicamente e gli ha regalato nuovamente una buona quotazione sul mercato facendo l’ennesimo regalo ai bianconeri. Poi non dobbiamo contestare questa proprietà…..Amarezza.

La sorpresa: Kayode

Lanciato da titolare alla prima di campionato a Genova, il giovane terzino proveniente dalla primavera ha fin da subito stupito non solo per la corsa e l’entusiasmo, ma anche per la maturità e la capacità di adattamento nel calcio dei grandi. Ha coperto l’assenza di Dodò sulla fascia destra nel migliore dei modi giocando talvolta anche troppo. L’ennesima dimostrazione che quando i giovani vengono fatti giocare senza l’ansia da prestazione, il calcio italiano riesce ancora a tirare fuori calciatori in grado di giocare e di farlo bene. Ha avuto dei passaggi a vuoto ma resta di gran lunga la più bella notizia della nostra stagione. Il nostro futuro!

La delusione: Barak

Atteso alla stagione della consacrazione, ha fatto un vero e proprio buco nell’acqua. Dopo aver saltato quasi completamente la preparazione estiva per un problema fisico serio, gli è stato dato tutto il tempo necessario a tornare in condizione ma del vero Barak in questa stagione si è visto poco o nulla. Male nel ruolo di trequartista con licenza di inserirsi in area, male quando è stato arretrato nel ruolo di centrocampista puro, non ha mai trovato continuità di impiego né di prestazione. Peccato perché è uno di quei giocatori che almeno fino alla stagione precedente, era in grado di cambiare la gara anche entrando in corsa. Che farne di lui? Rilancio o cessione?

Voto alla stagione viola: 6+

E’ stato difficilissimo racchiudere tutti gli episodi, i sentimenti, le arrabbiature e le gioie in un solo voto, ma il gioco è questo. La stagione è certamente sufficiente perché, come dice anche Vincenzo Italiano (voto 7,5 al suo triennio in viola che credo rimpiangeremo) non può contare solamente il risultato finale ma anche il percorso. Anche stavolta la Fiorentina ha raggiunto la finale europea ed il posto in una competizione internazionale e dunque ha fatto il minimo di quello che gli veniva richiesto. Certo se l’obiettivo iniziale era quello di fare meglio, allora i viola hanno fallito ma quanto sono stati aiutati da una società che tutti gli anni dichiara di voler fare meglio della stagione precedente ma non investe nulla? Resta un campionato concluso all’ottavo posto, come lo scorso anno, una finale persa contro una squadra modesta che rappresenta il rimpianto più grande di queste ultime stagioni. Tutto ciò non deve però far dimenticare che la Fiorentina, anche il prossimo anno, giocherà in Europa ed ha comunque giocato più partite di tutti nelle ultime due stagioni. Di bel calcio se n’è visto decisamente meno, ma il bilancio resta comunque sufficiente. Adesso tocca a Palladino ed alla società provare (finalmente) a fare meglio.

Aspetto i vostri commenti!

La politica da un altro punto di vista

Una svolta improvvisa mi ha fatto vivere un’esperienza bella, interessante, faticosa ma appagante.

A pochi giorni dalla tornata elettorale dei giorni scorsi, Claudia ed un mio amico che lavora in Comune, Niccolò, mi hanno finalmente convinto a candidarmi come scrutatore di seggio. Già nelle settimane precedenti avevo visto che stavano cercando persone disponibili ad impegnarsi ai seggi ma sinceramente, un po’ per pigrizia ed un po’ per il timore di togliere tempo prezioso ai miei Mattia e Niccolò, avevo scelto di non farne di nulla. Poi però, la mia passione per la politica e la curiosità di capire quali fossero i meccanismi che stavano dietro alle elezioni, mi hanno spinto ad inviare la candidatura pochi giorni prima dell’aperura dei seggi e venerdì sono stato assegnato proprio alla scuola in cui voto, vicinissimo a casa.

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: se qualcuno di voi pensa di fare lo scrutatore per soldi lasciate stare…. la paga in confronto al numero delle ore di servizio ed allo stress in sede di scrutinio è veramente risibile, ma in questi casi deve prevalere il senso civico, lo spirito di servizio alla comunità, la passione per la politica. Per una persona come me cresciuto a pane e politica, il momento dell’apertura delle urne, del conteggio delle schede, perfino il loro odore, la discussione in merito a possibili contestazioni sulle preferenze o sui voti di lista, è una sensazione impagabile che mi ha ripagato di ogni sforzo e fatica. 

L’esperienza è cominciata il sabato mattina quando, una volta conosciuti i compagni di viaggio (un presidente, un segretario ed altri tre scrutatori), abbiamo iniziato a contare ed autenticare le schede che avremmo poi fatto utilizzare agli elettori dal momento dell’apertura del seggio. A metà di queste operazioni, ho avuto la prima soddisfazione con la nomina a vice presidente del seggio, una carica più formale che altro ma che mi ha ulteriormente responsabilizzato considerando che il presidente mi ha spiegato che, se lui si fosse assentato, io avrei fatto le sue veci. Una soddisfazione doppia perché gli altri scrutatori mi hanno subito fatto capire che erano contenti e d’accordo con la mia nomina, soddisfazione che è divenuta ancora più grande dopo che, al termine di questa esperienza, mi sono accorto di essere stato fortunatissimo per aver avuto un presidente di seggio come il nostro. Per svolgere tale ruolo infatti, sono necessarie tante doti: innanzitutto l’amore per il ruolo che si svolge che ti porta ad un continuo aggiornamento, allo studio dei regolamenti e delle leggi, poi una certa flessibilità nella gestione delle persone con la capacità di dare autonomia a chi fa parte della tua squadra ed infine una grande pazienza e diplomazia soprattutto nella gestione di una figura che sinceramente conoscevo poco, quella del rappresentante di lista. Quest’ultima è una figura nominata dal partito o dalla lista che ha il diritto di presenziare non solo alle votazioni ma anche allo scrutinio, quindi anche al momento in cui si deve decidere se una scheda o una preferenza è valida oppure no: lì il ruolo del presidente è fondamentale a garantire il rispetto delle regole, l’imparzialità nelle scelte.

Una volta aperto il seggio, ho iniziato a svolgere il mio lavoro di scrutatore, cioè a registrare manualmente i documenti di identità dei votanti incrociando i dati con quelli della tessera elettorale. Un lavoro meccanico, non certo di concetto, che però richiede la massima attenzione perché il margine di errore è alto e, nel caso si sbagli, si rischia di trascrivere dati che possono inficiare il diritto di voto di un altro elettore. Trovo sinceramente incredibile che nel 2024 debba essere fatto tutto a mano quando in altri paesi, come l’Estonia, il voto è ormai completamente digitale potendo completarlo anche da remoto. Magari non sarà la panacea di tutti i mali, tra i quali l’astensionismo, ma certamente riduce al lumicino la possibilità di errore.

Il momento più difficile, stressante ma anche esaltante è però quello dello scrutinio: quando il presidente ci ha dato il via per aprire le urne ed iniziare il conteggio ero sinceramente emozionato. L’odore delle schede, l’apertura di quello che è in tutto il mondo il simbolo della democrazia è un momento che difficilmente dimenticherò.  Ma è anche un momento in cui la stanchezza si mischia con la tensione e con la paura di sbagliare e dunque servirebbe calma, riflessione, silenzio: purtroppo però, alcuni rappresentanti di lista pensano solo ed esclusivamente al loro tornaconto e dunque, ancor prima di iniziare a discutere delle schede dubbie, iniziano spesso con contestazioni in merito alla nullità o alla bontà di una scheda. E’ servita tutta l’arte diplomatica e la calma olimpica del nostro presidente per venire a capo della situazione ma ci siamo riusciti mostrando fin da subito il nostro metodo di lavoro. Le schede che potevano essere oggetto di contenzioso sono state messe da una parte e poi mostrate una ad una a tutti i rappresentanti di lista spiegando loro la nostra linea di condotta che era basata sul regolamento e sulle circolari adottando sempre lo stesso criterio uguale per tutti. Grazie a ciò, le contestazioni iniziali sono durate poco.

Altro problema che abbiamo dovuto affrontare è quello relativo alla necessità di fare non solo bene, ma anche velocemente perché i dati devono essere comunicati il prima possibile! Se l’Italia è il paese burocraticamente più complicato d’Europa, ciò è confermato anche in politica. Abbiamo scrutinato tre tipi di elezione che ovviamente (!!) hanno tre tipi di sistema elettorale diversi e quello del comune è certamente il più complicato: chi vota solamente la lista, chi solo il sindaco, chi mette le preferenze, chi il voto disgiunto. Se non hai un sistema di lavoro rischi di naufragare tra le schede!! Se solo si riuscisse ad uniformare almeno i sistemi elettorali delle amministrative non sarebbe davvero poca cosa….

Sono stati insomma tre giorni molto faticosi, fatti di tanto lavoro e poco sonno, di troppi caffè e di poca acqua, di nuove conoscenze e di riscoperta di vecchie amicizie. Sapete cosa mi resta? Certamente la grande soddisfazione per aver reso un prezioso servizio alla comunità ed al funzionamento del nostro sistema democratico, ma anche una grande soddisfazione personale premiata dall’apprezzamento del proprio lavoro dimostrato anche con la nomina di vice presidente di seggio.

Insomma per chi non l’avesse capito, ci si vede al ballottaggio!

Appunti sparsi dal mondo della scuola (parte 10)

Mentre i ragazzi stanno festeggiando la fine dell’anno scolastico, ad eccezione di quelli impegnati negli esami, i lavori dietro le quinte vanno avanti per programmare il nuovo inizio.

L’obiettivo come sempre è quello di organizzare al meglio la ripartenza nei limiti delle proprie competenze, provando ad accogliere nel miglior modo possibile i nuovi arrivati e ad accompagnare in continuità chi sta già frequentando il proprio plesso. Sarà emozionante per i piccoli di 3 anni iniziare il proprio percorso dalla materna, così come sarà impegnativo per i nuovi scolari alla primaria ed alla secondaria riuscire ad ambientarsi con regole, interrelazioni e discipline completamente diverse nei temi trattati e negli approcci educativi. Provare a far loro trovare un ambiente accogliente e che li aiuti a superare le innegabili difficoltà che affronteranno, deve essere l’obiettivo primario di tutto il mondo scuola e dunque anche quello del consiglio di istituto.

L’ultima riunione è servita innanzitutto per approvare il conto consuntivo che ci ha mostrato buoni risultati. L’istituto comprensivo, spero anche per il lavoro effettuato in Giunta Esecutiva, ha diminuito quell’avanzo di gestione che avevamo segnalato più volte ed è riuscito a spendere con maggiore celerità. Sia i finanziamenti relativi al PNRR, che la scuola è riuscita a destinare nei tempi previsti ai progetti individuati, sia i fondi derivanti dai contributi volontari delle famiglie, sono stati programmati ed in gran parte spesi. La destinazione d’uso è stata ovviamente individuata dai docenti e dal dirigente ma ciò che conta è che, grazie ad essi, siamo riusciti a rafforzare l’offerta formativa, a dotare le aule di apparecchiature degne del 2024 ma soprattutto abbiamo regalato alle studentesse ed agli studenti in difficoltà finanziarie l’opportunità di partecipare a tutte le attività proposte. Senza questo aiuto infatti, sarebbero stati costretti a rinunciare ad occasioni di formazione e socializzazione fondamentali per la loro crescita.

Dispiace però dover segnalare che alcuni fondi i cui progetti sono stati tanto strombazzati da governi e ministri abbiano delle criticità importanti. Faccio riferimento a quei soldi che sono stati stanziati per l’apertura delle scuole nel periodo estivo: il tema è dibattuto da anni e l’iniziativa è assolutamente lodevole a patto però che sia dato il tempo alle nostre scuole di programmare le attività. Se invece, come accaduto per questo anno scolastico, si arriva a dover decidere cosa fare nel periodo estivo ed in quale modo solo ad aprile inoltrato, viene il dubbio che si tratti di uno spot e non di una misura a favore dei nostri ragazzi. Fortunatamente abbiamo un dirigente ed un corpo docenti proattivo sempre pronto a recepire ogni novità, ma cosa sarà successo nelle altre scuole? Con dirigenti che spesso cambiano istituto velocemente ed insegnanti precari, pensiamo davvero che in questa estate molte famiglie potranno usufruire del progetto scuole aperte? Da noi si è deciso di puntare sul rafforzamento della socializzazione in questa estate, proprio perché impossibilitati a buttar giù un programma di attività completo, mentre prossimamente l’obiettivo sarà quello di rafforzare le competenze di base sia nella scuola primaria che in quella secondaria. Resta comunque un’idea lodevole che merita di essere portata avanti, nella speranza che i finanziamenti siano continuativi e la programmazione prenda il posto dell’improvvisazione.

Questo mandato del consiglio di istituto si è certamente caratterizzato per un’ottima collaborazione ed una ricerca di condivisione delle scelte prese quasi sempre all’unanimità, ma sul calendario dell’anno scolastico 2024/2025 ciò non è stato possibile. Talvolta ho l’impressione che il corpo docente, composto certamente anche da tantissime madri e padri, non riescano a fare i conti con le realtà familiari in continuo cambiamento. Sono ormai un numero esiguo i genitori che fanno un lavoro di ufficio con orari che consentano di essere presenti sia all’entrata che all’uscita di scuola e, anche quelli che ci riescono, sono comunque costretti a salti mortali che necessitano di programmazione. Ecco perché, quando è arrivata in consiglio la proposta dell’adattamento del calendario scolastico con l’aggiunta del ponte del 25 aprile alle vacanze di Pasqua 2025 (per un totale di quasi due settimane consecutive di vacanza), abbiamo deciso di far sentire il peso delle famiglie che rappresentiamo. Pur sapendo che votare in dissenso ad una decisione del corpo docenti avrebbe potuto generare qualche frizione, non abbiamo avuto altra scelta se non bocciare la proposta e decidere in un altro senso. Per le famiglie, che già hanno immense difficoltà a gestire i figli nei tre mesi abbondanti di vacanze estive, sarebbe stato impossibile oltreché incomprensibile avere un’altra pausa di quasi due settimane. La fortuna vuole che comunque, in questo consiglio, anche quando le decisioni vengono prese a maggioranza, il clima resta buona per la capacità di mediazione del dirigente e del presidente e per la volontà da parte di tutti di trovare sempre un terreno comune di confronto: ottime prerogative per fare un buon lavoro.

Alla prossima!

Il diario della finale di Atene

OLYMPIACOS – FIORENTINA = 1 – 0

E’ stato un frullatore di emozioni che non dimenticherò mai.

Una tre giorni con gli amici di una vita, la prima finale europea di Niccolò, mio figlio, una zingarata come non facevo da chissà quanti anni, una delusione tra le più grandi della mia vita. Per rimettere insieme i pensieri e riorganizzare tutto ciò che è successo, mi sono serviti giorni, notti insonni, lacrime versate, prese di coscienza forti e questo è il risultato.

Al termine di una stagione pazzesca, in cui la Fiorentina era partita per migliorare i risultati dello scorso anno (cosa non riuscita), con la squadra che a Natale era addirittura in lizza per la Champions League, siamo partiti per Atene con la netta sensazione che potesse essere la volta buona: organizzazione perfetta, con volo ed appartamento fissato con largo anticipo, parcheggio all’aeroporto vicinissimo all’ingresso, niente insomma lasciato al caso. Viaggiavano con me i fratelli di una vita Bomber Simo, Alan Bencio, Empereur Giova, mio figlio Niccolò (al quale ho trasmesso questa dannazione), Luca il pazzo di Reggio Emilia e poi l’appuntamento col mio collega Nicco, con il mio testimone di nozze Gionnino, con il compagno di banco al Liceo Nizzy, con l’amico di avventura Parmenko ed i loro figli Nicco K. e Jack, altri due dannati nel girone infernale viola. Ma come poteva mancare la mitica banda villana del Parterre? Con Steven che viene con noi ogni domenica partendo addirittura da Sunderland, Joe fiero rappresentante del Bottegone e poi i due fratelli diversi Edo Heineken e Michele insieme al mitico Beppe. Insomma truppa quasi al completo!! Sono stati giorni di mangiate, bevute, risate, confidenze, ricordi, parole non dette, parole urlate. Una parentesi indimenticabile in una vita caotica che troppo spesso non ci permette di gustarci quelle finestre di tempo che noi tutti ci meritiamo.

Certo è che se la nostra organizzazione fosse stata emulata non solo dalla Fiorentina (di cui parlerò dopo) ma anche dall’Uefa, tutto sarebbe stato più semplice. Se la sicurezza è stata tutto sommato mantenuta, il vero buco nero è stato rappresentato dalla Fan Zone e dall’organizzazione dei trasferimenti. Il punto di ritrovo dei tifosi viola è stato posto in un piazzale senza un albero, una copertura, un gazebo, con cibo scadente a prezzi esagerati ed un intrattenimento da sagra del ranocchio (con tutto il rispetto….). Ma se la Fan Zone è stata mediocre, i trasferimenti hanno rappresentato la vera tragedia della giornata. Con la metro chiusa ai tifosi della Fiorentina fin dalle 16,00, l’unico modo di raggiungere il punto di ritrovo per il trasferimento allo stadio è stato quello dei taxi e chiaramente l’assalto ai mezzi gialli ha sortito l’effetto di un’impennata incredibili dei prezzi (ma il peggio doveva ancora arrivare)….. Se dalla Fan Zone allo stadio il servizio navetta è stato puntuale e gratuito, come poi lo è stato per il tristissimo viaggio di ritorno, il vero scandalo è avvenuto quando, intorno alle 1,15 di notte, ci siamo ritrovati nuovamente al punto di partenza come in un perenne gioco dell’oca.

Da lì il delirio!!!

Nessun trasporto organizzato, impossibile trovare i taxi, metro accessibile solamente ai tifosi greci. Insomma una vergogna (per la quale ho scritto anche all’Uefa così giusto per la mia indomabile vena polemica)!! A quel punto abbiamo iniziato a camminare verso il nostro appartamento (distante 5 chilometri) e dopo quasi 1.000 metri siamo saliti su un taxi dicendo che eravamo in 4 anziché 6…. Insomma ormai valeva tutto! Siamo rincasati alle 3 ed alle 6,30 avevamo la sveglia per il transfer in aeroporto: come avrete capito, una passeggiata!!!

Ma veniamo a ciò che alcuni di voi mi hanno chiesto, cioè le mie considerazioni sulla partita. E’ veramente difficile analizzare una situazione che ti ha creato così tanto dolore ma se altre volte abbiamo invocato la sfortuna o qualche torto arbitrale, stavolta possiamo solamente battere il petto ai responsabili: i calciatori in primis, poi Italiano e la società. Se vai a giocare una finale europea contro una squadra alla tua portata ed i migliori in campo sono il portiere Terracciano ed il difensore centrale Milenkovic vuol dire che c’è più di qualcosa che non và. Quando i migliori calciatori della Fiorentina, quelli con più qualità ed esperienza internazionale, cioè Nico Gonzalez (il martire del Qatar), Jack Bonaventura ed il fenomeno Arthur non riescono mai e dico mai ad alzare la qualità della manovra viola, fare un gol diventa un’impresa impossibile. Le finali sono quelle partite in cui si vince per la qualità degli interpreti, ed i nostri hanno steccato tutti, per un episodio, e noi non siamo stati bravi a procurarceli, o per una palla inattiva. La verità è che la Fiorentina ha giocato la partita come se l’allenatore non fosse Vincenzo Italiano: fase difensiva attentissima, ricerca dell’attaccante con palla alta, assoluta insufficienza nel riempire la metà campo avversaria, fase di pressing quasi mai attuata, incapacità di andare ad attaccare le seconde palle. Senza considerare poi l’atteggiamento delle presunte stelle come il fenomeno Nico che ha avuto anche il coraggio di fare polemica perché nel secondo tempo è stato spostato a sinistra….effettivamente a destra aveva fatto fuoco e fiamme!

Se i calciatori sono i principali responsabili, nessuno verrà assolto dalla storia. Se arriviamo ad Atene senza un esterno capace di saltare l’uomo e puntare la porta come richiesto dal mister negli ultimi due anni, qualcuno si dovrebbe prendere le proprie responsabilità. Se il primo anno giocavi con Vlahovic e Torreira ed adesso giochi con Belotti o Nzola ed Arthur, qualcuno ne dovrebbe rispondere. Mentre anche la Fiesole si è finalmente svegliata dal torpore, su questo blog ho sempre detto che il progetto sportivo, se così lo vogliamo chiamare, non era assolutamente all’altezza. Chi però era sempre riuscito a salvare capra e cavoli ha un nome ed un cognome e quella persona è Vincenzo Italiano. Purtroppo però, caro mister stavolta non salvo nemmeno te! In merito alla formazione iniziale non ho niente da dire perché i calciatori in allenamento li vedi te e ho la totale fiducia nella tua capacità di scegliere chi sta meglio. Stavolta però la lettura della gara e la gestione dei cambi hanno lasciato quantomeno perplessi. Ad esempio la sostituzione tra Duncan ed Arthur ha quasi costretto la squadra, non avendo più un geometra in mezzo al campo, a giocare con lanci lunghi sull’attaccante: perché snaturare una squadra che aveva giocato per tutta la stagione con almeno un regista? Perché non arretrare Bonaventura accanto a Mandragora provando tra l’altro a liberarlo dalle marcature asfissianti? Fatta quella mossa poi, ho trovato incredibile l’avvicendamento di Kouamé con Ikonè: imponi alla squadra il lancio lungo sull’attaccante e levi l’unico giocatore bravo ad andare ad attaccare le seconde palle? E poi la gestione di Beltran ha del clamoroso: in una squadra in cui non riesci a saltare l’avversario perché manca qualità inserisci Barak anziché Beltran? Insomma lo avrete capito… non salvo nessuno tranne Terracciano e Milenkovic che sono gli unici calciatori che avrebbero meritato di più.