Il talento – parte sedicesima

Come preannunciato nell’articolo di ieri, passiamo adesso a vedere quali potranno essere le ripercussioni dell’elezione del nuovo presidente federale in relazione al talento e dunque alla sua crescita nelle nostre scuole calcio.

Nello specifico, cercherò di approfondire le tematiche del programma del Presidente Gravina care ai 690.000 tesserati dei settori giovanili calcistici sparsi per il nostro paese la cui passione viene troppo spesso dimenticata e senza la quale la piramide del calcio professionistico non esisterebbe e non potrebbe sopravvivere. A fronte di un programma elettorale di 128 pagine, il Settore Giovanile e Scolastico ne occupa solamente due, con idee che guardano al futuro con i piedi ben radicati nolo solo nel presente, ma anche nel passato rispolverando idee già viste e conosciute.

La prima idea che troviamo per il futuro è quella dell’implementazione e rafforzamento dei Centri Federali di Formazione Territoriale, il primo dei quali fu quello fiorentino delle Due Strade, per il quale il compianto e mai abbastanza rimpianto Presidente Regionale Fabio Bresci lottò fino a riuscire ad ottenerlo nel 2015. Questi Centri, ormai disseminati in tutta Italia, sono dei luoghi in cui i tecnici federali provvedono a fare aggiornamento con i tecnici ed a sperimentare nuove metodologie di allenamento per i giovani calciatori e calciatrici. Un polo di eccellenza per la valorizzazione e la formazione tecnico sportiva non solo dei giovani, ma anche dei tecnici, dei dirigenti e dei genitori delle società del territorio. Inevitabilmente si parla di un progetto a medio-lungo termine che potrà iniziare a dare i frutti dopo alcuni anni, ma comunque un occhio proiettato finalmente nel futuro grazie alla ricerca, la sperimentazione, lo scambio di conoscenze. L’idea innovativa è poi affiancare a questi centri di formazione delle vere e proprie accademie federali che invece si concentreranno sui migliori talenti nazionali per affinare le doti più prettamente tecnico-calcistiche. Sull’esempio di altri paesi europei, come ad esempio la Francia, anche in Italia dunque si cercherà di non disperdere il talento utilizzando una metodologia unica raggruppando i migliori gruppi fin dalla giovane età.

Nell’ambito poi della formazione, si richiama anche l’idea di un’apertura all’esterno dei nostri confini. Nel programma di Gravina infatti, si fa esplicito riferimento alla volontà di rafforzare l’interscambio con le altre federazioni per cercare di arricchirsi in ogni ambito calcistico. Lo scambio di nozioni relative alle metodologie di allenamento rivolto principalmente ai tecnici, ma anche la conoscenza delle diverse normative relative all’impiantistica sportiva, al tesseramento dei giovani calciatori, al modo in cui si affrontano i diversi problemi nei vari paesi europei. Anche in questo caso dunque, un’idea di apertura verso gli altri che il calcio italiano, chiuso nella sua idea di essere il migliore, ha troppo spesso trascurato.  

Se invece guardiamo al campo, alle gare, all’organizzazione dei campionati ed alla vita delle società, il programma non è sufficientemente dettagliato poiché probabilmente i temi sono troppo spinosi per poter essere spiegati in poche righe. Quanto all’organizzazione dei campionati infatti, Gravina ed il suo staff parlano di un rafforzamento della continuità dei campionati non spiegando però bene cosa voglia dire. La speranza è che non si voglia affinare ulteriormente il concetto di ricerca spasmodica dei campionati di èlite, una strada che ha portato alla guerra tra società nella ricerca dei bambini più bravi. L’idea dei Centri di Formazione Federale e dell’Accademia credo sia più che sufficiente per individuale e lavorare sui prospetti più interessanti del panorama nazionale.

Ancora più nebuloso è poi il modo in cui si pensa di risolvere le ormai ataviche controversie relative al tesseramento dei calciatori. Detto che la riforma Spadafora, con la conseguente cancellazione del vincolo è ormai tramontata, il programma del prossimo quadriennio è una pura dichiarazione di intenti. Si vuole infatti tendere ad una rivisitazione degli indennizzi economici ma non si spiega né il modo né la tempistica, senza considerare poi che la meccanica del premio di preparazione è già stata riformata pochi mesi fa come abbiamo detto in un altro appuntamento della rubrica.

Sono invece stato colpito al cuore nel leggere gli obiettivi del prossimo mandato relativamente al rapporto con gli istituti scolastici. Finalmente si torna a parlare di questo importante capitolo seppur senza brillare di originalità. La volontà è infatti quella di rafforzare, anche se sarebbe meglio usare la parola riprendere, il rapporto con un mondo che negli ultimi anni è stato trascurato con l’obiettivo di promuovere i valori più sani di questo sport meraviglioso e di far conoscere meglio il regolamento del gioco del calcio. Tutti obiettivi molto importanti e nobili che già erano stati perseguiti nella prima decade di questo millennio, così come quello di far assaggiare nuovamente ai bambini di oggi il calcio come lo si giocava anni fa. Con il progetto Calcio in Strada infatti, la FIGC tende a riportare i bambini a praticare uno sport completamente destrutturato per il solo gusto di correre dietro una palla, senza regole asfissianti, ansia da risultato, classifiche astruse. Progetto bellissimo, se non fosse che è praticamente uguale a quello a fine anni 90 si chiamava “Stradacalciando”, di cui sono stato tra gli organizzatori quando facevo parte del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC.

Tutto bello, tutto condivisibile, magari se si desse anche merito a chi queste manifestazioni all’epoca inventò e portò a giro per l’Italia (e non parlo certamente di me) sarebbe tutto ancora più bello, oltre che giusto ed onesto.

Il talento – parte quattordicesima

Dopo aver sollevato il problema relativo alle migrazioni in massa di bambini ed adolescenti dalle società di quartiere alle società più blasonate per la volontà di giocare i cosiddetti campionati di élite, passiamo adesso a vedere quali sono le armi di difesa a disposizione dei più deboli.

Voglio essere chiaro fin da subito: le possibilità di difendersi sono molte vicino allo zero fino alla Categoria Allievi! Purtroppo nelle categorie inferiori ci dovrebbe essere un patto tra gentiluomini, un accordo di non belligeranza o meglio di rispetto reciproco per cercare di non “rubarsi” i ragazzi a vicenda contattandoli direttamente o indirettamente. Dovrebbe cioè essere il ragazzo e la sua famiglia a decidere liberamente dove andare a giocare l’anno successivo. In realtà, così non è: spesso le società professionistiche o anche i direttori sportivi ed i responsabili delle scuole calcio dilettantistiche iniziano a chiamare i bambini e le relative famiglie fin da età tenerissime per convincerli ad andare a giocare da loro.

A questo malcostume poi, si aggiunge quello più grave di tutti, cioè quello di alcuni tecnici ed istruttori delle scuole calcio che spostano intere squadre da una società all’altra. Quando in passato ho ricoperto il ruolo di tecnico e di istruttore ed ho cambiato società, ho sempre messo un paletto insuperabile: mi sarei spostato solamente se mi avessero affidato un’annata diversa da quella che allenavo precedentemente. Questo per due motivi fondamentali: il primo era per vedere se alla persona con cui parlavo interessavano le mie qualità o i bambini che allenavo, il secondo era che non volevo essere il passepartout per giochetti che sinceramente trovo inaccettabili. Purtroppo invece, troppo spesso tecnici ed istruttori sono i primi a contattare i ragazzi (direttamente o indirettamente) per portarli nella nuova società. Questo atteggiamento, questo modo di agire si commenta da solo.

Detto del rapporto di rispetto reciproco che ci dovrebbe essere tra le società, passiamo adesso ad analizzare la legislazione del tesseramento calcistico. I bambini che iniziano a giocare a calcio firmano, contestualmente ai genitori, un tesseramento annuale e dunque alla fine di ogni stagione sportiva sono liberi di trasferirsi altrove. Tale vincolo temporale resta immutato fino al compimento del quattordicesimo anno di età quando i ragazzi possono decidere di firmare un vincolo che li lega alla società fino al compimento del venticinquesimo anno. Tale vincolo è opzionale tra il compimento del quattordicesimo anno ed il sedicesimo, mentre diventa obbligatorio quando il ragazzo compie i sedici anni. Il problema dunque è che spesso i bambini entrano in una scuola calcio a sei anni, ci stanno fino ai 12 o 13 e poi si spostano in un’altra società senza alcun indennizzo a favore di chi il bambino lo ha formato, lo ha cresciuto, gli ha fornito servizi.

Per ovviare a questa problematica la FIGC prevede per la società che perde il ragazzo il cosiddetto premio di preparazione che scatta nel momento in cui il ragazzo firma il vincolo. Fino alla stagione 2018/2019, il premio di preparazione veniva suddiviso tra le ultime due società che avevano tesserato il ragazzo nelle ultime tre stagioni: i 2/3 del parametro spettavano all’ultima, mentre 1/3 alla penultima. Il parametro economico da versare alle vecchie società, era ed è tuttora calcolato sulla categoria in cui milita la prima squadra della società che acquisisce il ragazzo: se gioca in Eccellenza il parametro sarà dunque più alto rispetto al caso in cui la prima squadra gioca in Seconda Categoria.

Nella stagione 2019/2020 però, è stata introdotta una riforma che ha lo scopo di premiare un maggior numero di società che hanno concorso alla formazione del ragazzo. In base alla nuova legislazione infatti, il premio di preparazione spetta a tutte le società che abbiano tesserato il ragazzo negli ultimi 5 anni diviso in parti uguali. Dunque il 20% per ognuna moltiplicato per il numero di stagioni in cui il ragazzo è stato da loro cresciuto e formato. Meglio? Peggio? E’ ancora presto per dirlo. Le due stagioni in cui è stata sperimentata la nuova legislazione sono state disgraziate e dunque attendiamo ancora un pò di tempo prima di dare un giudizio.

L’ex Ministro Spadafora però, con la riforma dello sport, sembrava voler cambiare tutto: ne parliamo nella prossima puntata!

Io e Lorenzo

Sono passati 10 anni da quella maledetta notte tra il 1 ed il 2 Giugno del 2010 quando Lorenzo Guarnieri fu travolto ed ucciso mentre tornava in scooter a casa dopo una serata con amici. Molti di voi conosceranno la battaglia eroica che la famiglia di Lorenzo ha combattuto fino alla vittoria ed all’ottenimento della legge sull’omicidio stradale. Chi volesse saperne di più può consultare www.lorenzoguarnieri.com.

Basterebbe la lettura di una piccola parte di questa straziante storia per ammirare la forza, l’intraprendenza, la meravigliosa ed instancabile cocciutaggine dei genitori e della sorella di Lorenzo, ma in questo blog vorrei ricordare il bello di questa storia, LORENZO.

Durante la mia breve ma intensa “carriera” di istruttore di scuola calcio e di allenatore di settore giovanile ho avuto la fortuna di conoscere tantissimi bambini e ragazzi splendidi, tra questi Lorenzo Guarnieri. Arrivava da un altro sport, la pallavolo, era alla prima esperienza nel calcio e spinto da alcuni amici venne a provare nella squadra che all’epoca allenavo. Era un ragazzo educatissimo, ligio alle regole, con una famiglia solida e presente alle spalle. Gli bastava uno sguardo per capire l’esercitazione, il gioco, l’approccio da avere nell’allenamento. Era mancino, amava correre, saltare e tirare in porta, ma soprattutto amava imparare. Subito dopo la spiegazione dell’esercizio, non si vergognava mai a domandare ciò che non aveva capito e non aveva mai paura di sperimentare e dunque di sbagliare.

Se ci pensate, questa è una delle prerogative delle persone intelligenti: invece di guardare gli altri e copiare ciò che facevano, Lorenzo si metteva sempre in gioco in prima persona…..nel calcio, come nella vita, non basta scimmiottare gli altri ma si deve tendere all’interpretazione personale del gesto tecnico. Se si riesce ad interiorizzare il gesto attraverso il proprio modo di realizzarlo, sarà automatico eseguirlo nuovamente risolvendo il problema che ci troveremo davanti grazie ad una propria interpretazione. Lorenzo non era certo un fuoriclasse nel calcio, ma l’ostinata ricerca della comprensione del gioco e del gesto, lo rendeva un ragazzo speciale, un ragazzo di vaLore.

Inizialmente giocava poco, ma anche quando era in panchina accanto a me, era solito fare domande ed interessarsi a ciò che succedeva in campo. All’epoca, essendo l’ultimo anno della scuola calcio, insegnai alla squadra i primi dettami della tattica individuale e di reparto proponendo il sistema di gioco del 4-4-2 a zona. Lorenzo giocava indistintamente esterno sinistro in difesa ed a centrocampo: lui prediligeva giocare più avanti per cercare la via della rete, ma gli avevo spiegato che grazie alle sue capacità atletiche con il tempo sarebbe diventato un ottimo esterno sinistro a tutto campo e dunque doveva imparare bene la fase difensiva….si convinse a seguire le mie idee e nella seconda parte della stagione crebbe molto giocando sempre più spesso.

Ogni tanto però, gli concedevo di giocare più avanti e durante un torneo di fine stagione fece anche gol. Ricordo ancora che quando rientrammo negli spogliatoi gli dissi:

“Allora Lore non sei così scarso davanti…mi sa che non ci ho capito nulla”….il sorriso con cui si rivolse verso di me rimane il ricordo più caro di un ragazzo eccezionale.