La politica da un altro punto di vista

Una svolta improvvisa mi ha fatto vivere un’esperienza bella, interessante, faticosa ma appagante.

A pochi giorni dalla tornata elettorale dei giorni scorsi, Claudia ed un mio amico che lavora in Comune, Niccolò, mi hanno finalmente convinto a candidarmi come scrutatore di seggio. Già nelle settimane precedenti avevo visto che stavano cercando persone disponibili ad impegnarsi ai seggi ma sinceramente, un po’ per pigrizia ed un po’ per il timore di togliere tempo prezioso ai miei Mattia e Niccolò, avevo scelto di non farne di nulla. Poi però, la mia passione per la politica e la curiosità di capire quali fossero i meccanismi che stavano dietro alle elezioni, mi hanno spinto ad inviare la candidatura pochi giorni prima dell’aperura dei seggi e venerdì sono stato assegnato proprio alla scuola in cui voto, vicinissimo a casa.

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: se qualcuno di voi pensa di fare lo scrutatore per soldi lasciate stare…. la paga in confronto al numero delle ore di servizio ed allo stress in sede di scrutinio è veramente risibile, ma in questi casi deve prevalere il senso civico, lo spirito di servizio alla comunità, la passione per la politica. Per una persona come me cresciuto a pane e politica, il momento dell’apertura delle urne, del conteggio delle schede, perfino il loro odore, la discussione in merito a possibili contestazioni sulle preferenze o sui voti di lista, è una sensazione impagabile che mi ha ripagato di ogni sforzo e fatica. 

L’esperienza è cominciata il sabato mattina quando, una volta conosciuti i compagni di viaggio (un presidente, un segretario ed altri tre scrutatori), abbiamo iniziato a contare ed autenticare le schede che avremmo poi fatto utilizzare agli elettori dal momento dell’apertura del seggio. A metà di queste operazioni, ho avuto la prima soddisfazione con la nomina a vice presidente del seggio, una carica più formale che altro ma che mi ha ulteriormente responsabilizzato considerando che il presidente mi ha spiegato che, se lui si fosse assentato, io avrei fatto le sue veci. Una soddisfazione doppia perché gli altri scrutatori mi hanno subito fatto capire che erano contenti e d’accordo con la mia nomina, soddisfazione che è divenuta ancora più grande dopo che, al termine di questa esperienza, mi sono accorto di essere stato fortunatissimo per aver avuto un presidente di seggio come il nostro. Per svolgere tale ruolo infatti, sono necessarie tante doti: innanzitutto l’amore per il ruolo che si svolge che ti porta ad un continuo aggiornamento, allo studio dei regolamenti e delle leggi, poi una certa flessibilità nella gestione delle persone con la capacità di dare autonomia a chi fa parte della tua squadra ed infine una grande pazienza e diplomazia soprattutto nella gestione di una figura che sinceramente conoscevo poco, quella del rappresentante di lista. Quest’ultima è una figura nominata dal partito o dalla lista che ha il diritto di presenziare non solo alle votazioni ma anche allo scrutinio, quindi anche al momento in cui si deve decidere se una scheda o una preferenza è valida oppure no: lì il ruolo del presidente è fondamentale a garantire il rispetto delle regole, l’imparzialità nelle scelte.

Una volta aperto il seggio, ho iniziato a svolgere il mio lavoro di scrutatore, cioè a registrare manualmente i documenti di identità dei votanti incrociando i dati con quelli della tessera elettorale. Un lavoro meccanico, non certo di concetto, che però richiede la massima attenzione perché il margine di errore è alto e, nel caso si sbagli, si rischia di trascrivere dati che possono inficiare il diritto di voto di un altro elettore. Trovo sinceramente incredibile che nel 2024 debba essere fatto tutto a mano quando in altri paesi, come l’Estonia, il voto è ormai completamente digitale potendo completarlo anche da remoto. Magari non sarà la panacea di tutti i mali, tra i quali l’astensionismo, ma certamente riduce al lumicino la possibilità di errore.

Il momento più difficile, stressante ma anche esaltante è però quello dello scrutinio: quando il presidente ci ha dato il via per aprire le urne ed iniziare il conteggio ero sinceramente emozionato. L’odore delle schede, l’apertura di quello che è in tutto il mondo il simbolo della democrazia è un momento che difficilmente dimenticherò.  Ma è anche un momento in cui la stanchezza si mischia con la tensione e con la paura di sbagliare e dunque servirebbe calma, riflessione, silenzio: purtroppo però, alcuni rappresentanti di lista pensano solo ed esclusivamente al loro tornaconto e dunque, ancor prima di iniziare a discutere delle schede dubbie, iniziano spesso con contestazioni in merito alla nullità o alla bontà di una scheda. E’ servita tutta l’arte diplomatica e la calma olimpica del nostro presidente per venire a capo della situazione ma ci siamo riusciti mostrando fin da subito il nostro metodo di lavoro. Le schede che potevano essere oggetto di contenzioso sono state messe da una parte e poi mostrate una ad una a tutti i rappresentanti di lista spiegando loro la nostra linea di condotta che era basata sul regolamento e sulle circolari adottando sempre lo stesso criterio uguale per tutti. Grazie a ciò, le contestazioni iniziali sono durate poco.

Altro problema che abbiamo dovuto affrontare è quello relativo alla necessità di fare non solo bene, ma anche velocemente perché i dati devono essere comunicati il prima possibile! Se l’Italia è il paese burocraticamente più complicato d’Europa, ciò è confermato anche in politica. Abbiamo scrutinato tre tipi di elezione che ovviamente (!!) hanno tre tipi di sistema elettorale diversi e quello del comune è certamente il più complicato: chi vota solamente la lista, chi solo il sindaco, chi mette le preferenze, chi il voto disgiunto. Se non hai un sistema di lavoro rischi di naufragare tra le schede!! Se solo si riuscisse ad uniformare almeno i sistemi elettorali delle amministrative non sarebbe davvero poca cosa….

Sono stati insomma tre giorni molto faticosi, fatti di tanto lavoro e poco sonno, di troppi caffè e di poca acqua, di nuove conoscenze e di riscoperta di vecchie amicizie. Sapete cosa mi resta? Certamente la grande soddisfazione per aver reso un prezioso servizio alla comunità ed al funzionamento del nostro sistema democratico, ma anche una grande soddisfazione personale premiata dall’apprezzamento del proprio lavoro dimostrato anche con la nomina di vice presidente di seggio.

Insomma per chi non l’avesse capito, ci si vede al ballottaggio!

Appunti sparsi dal mondo della scuola (parte 10)

Mentre i ragazzi stanno festeggiando la fine dell’anno scolastico, ad eccezione di quelli impegnati negli esami, i lavori dietro le quinte vanno avanti per programmare il nuovo inizio.

L’obiettivo come sempre è quello di organizzare al meglio la ripartenza nei limiti delle proprie competenze, provando ad accogliere nel miglior modo possibile i nuovi arrivati e ad accompagnare in continuità chi sta già frequentando il proprio plesso. Sarà emozionante per i piccoli di 3 anni iniziare il proprio percorso dalla materna, così come sarà impegnativo per i nuovi scolari alla primaria ed alla secondaria riuscire ad ambientarsi con regole, interrelazioni e discipline completamente diverse nei temi trattati e negli approcci educativi. Provare a far loro trovare un ambiente accogliente e che li aiuti a superare le innegabili difficoltà che affronteranno, deve essere l’obiettivo primario di tutto il mondo scuola e dunque anche quello del consiglio di istituto.

L’ultima riunione è servita innanzitutto per approvare il conto consuntivo che ci ha mostrato buoni risultati. L’istituto comprensivo, spero anche per il lavoro effettuato in Giunta Esecutiva, ha diminuito quell’avanzo di gestione che avevamo segnalato più volte ed è riuscito a spendere con maggiore celerità. Sia i finanziamenti relativi al PNRR, che la scuola è riuscita a destinare nei tempi previsti ai progetti individuati, sia i fondi derivanti dai contributi volontari delle famiglie, sono stati programmati ed in gran parte spesi. La destinazione d’uso è stata ovviamente individuata dai docenti e dal dirigente ma ciò che conta è che, grazie ad essi, siamo riusciti a rafforzare l’offerta formativa, a dotare le aule di apparecchiature degne del 2024 ma soprattutto abbiamo regalato alle studentesse ed agli studenti in difficoltà finanziarie l’opportunità di partecipare a tutte le attività proposte. Senza questo aiuto infatti, sarebbero stati costretti a rinunciare ad occasioni di formazione e socializzazione fondamentali per la loro crescita.

Dispiace però dover segnalare che alcuni fondi i cui progetti sono stati tanto strombazzati da governi e ministri abbiano delle criticità importanti. Faccio riferimento a quei soldi che sono stati stanziati per l’apertura delle scuole nel periodo estivo: il tema è dibattuto da anni e l’iniziativa è assolutamente lodevole a patto però che sia dato il tempo alle nostre scuole di programmare le attività. Se invece, come accaduto per questo anno scolastico, si arriva a dover decidere cosa fare nel periodo estivo ed in quale modo solo ad aprile inoltrato, viene il dubbio che si tratti di uno spot e non di una misura a favore dei nostri ragazzi. Fortunatamente abbiamo un dirigente ed un corpo docenti proattivo sempre pronto a recepire ogni novità, ma cosa sarà successo nelle altre scuole? Con dirigenti che spesso cambiano istituto velocemente ed insegnanti precari, pensiamo davvero che in questa estate molte famiglie potranno usufruire del progetto scuole aperte? Da noi si è deciso di puntare sul rafforzamento della socializzazione in questa estate, proprio perché impossibilitati a buttar giù un programma di attività completo, mentre prossimamente l’obiettivo sarà quello di rafforzare le competenze di base sia nella scuola primaria che in quella secondaria. Resta comunque un’idea lodevole che merita di essere portata avanti, nella speranza che i finanziamenti siano continuativi e la programmazione prenda il posto dell’improvvisazione.

Questo mandato del consiglio di istituto si è certamente caratterizzato per un’ottima collaborazione ed una ricerca di condivisione delle scelte prese quasi sempre all’unanimità, ma sul calendario dell’anno scolastico 2024/2025 ciò non è stato possibile. Talvolta ho l’impressione che il corpo docente, composto certamente anche da tantissime madri e padri, non riescano a fare i conti con le realtà familiari in continuo cambiamento. Sono ormai un numero esiguo i genitori che fanno un lavoro di ufficio con orari che consentano di essere presenti sia all’entrata che all’uscita di scuola e, anche quelli che ci riescono, sono comunque costretti a salti mortali che necessitano di programmazione. Ecco perché, quando è arrivata in consiglio la proposta dell’adattamento del calendario scolastico con l’aggiunta del ponte del 25 aprile alle vacanze di Pasqua 2025 (per un totale di quasi due settimane consecutive di vacanza), abbiamo deciso di far sentire il peso delle famiglie che rappresentiamo. Pur sapendo che votare in dissenso ad una decisione del corpo docenti avrebbe potuto generare qualche frizione, non abbiamo avuto altra scelta se non bocciare la proposta e decidere in un altro senso. Per le famiglie, che già hanno immense difficoltà a gestire i figli nei tre mesi abbondanti di vacanze estive, sarebbe stato impossibile oltreché incomprensibile avere un’altra pausa di quasi due settimane. La fortuna vuole che comunque, in questo consiglio, anche quando le decisioni vengono prese a maggioranza, il clima resta buona per la capacità di mediazione del dirigente e del presidente e per la volontà da parte di tutti di trovare sempre un terreno comune di confronto: ottime prerogative per fare un buon lavoro.

Alla prossima!

Il diario della finale di Atene

OLYMPIACOS – FIORENTINA = 1 – 0

E’ stato un frullatore di emozioni che non dimenticherò mai.

Una tre giorni con gli amici di una vita, la prima finale europea di Niccolò, mio figlio, una zingarata come non facevo da chissà quanti anni, una delusione tra le più grandi della mia vita. Per rimettere insieme i pensieri e riorganizzare tutto ciò che è successo, mi sono serviti giorni, notti insonni, lacrime versate, prese di coscienza forti e questo è il risultato.

Al termine di una stagione pazzesca, in cui la Fiorentina era partita per migliorare i risultati dello scorso anno (cosa non riuscita), con la squadra che a Natale era addirittura in lizza per la Champions League, siamo partiti per Atene con la netta sensazione che potesse essere la volta buona: organizzazione perfetta, con volo ed appartamento fissato con largo anticipo, parcheggio all’aeroporto vicinissimo all’ingresso, niente insomma lasciato al caso. Viaggiavano con me i fratelli di una vita Bomber Simo, Alan Bencio, Empereur Giova, mio figlio Niccolò (al quale ho trasmesso questa dannazione), Luca il pazzo di Reggio Emilia e poi l’appuntamento col mio collega Nicco, con il mio testimone di nozze Gionnino, con il compagno di banco al Liceo Nizzy, con l’amico di avventura Parmenko ed i loro figli Nicco K. e Jack, altri due dannati nel girone infernale viola. Ma come poteva mancare la mitica banda villana del Parterre? Con Steven che viene con noi ogni domenica partendo addirittura da Sunderland, Joe fiero rappresentante del Bottegone e poi i due fratelli diversi Edo Heineken e Michele insieme al mitico Beppe. Insomma truppa quasi al completo!! Sono stati giorni di mangiate, bevute, risate, confidenze, ricordi, parole non dette, parole urlate. Una parentesi indimenticabile in una vita caotica che troppo spesso non ci permette di gustarci quelle finestre di tempo che noi tutti ci meritiamo.

Certo è che se la nostra organizzazione fosse stata emulata non solo dalla Fiorentina (di cui parlerò dopo) ma anche dall’Uefa, tutto sarebbe stato più semplice. Se la sicurezza è stata tutto sommato mantenuta, il vero buco nero è stato rappresentato dalla Fan Zone e dall’organizzazione dei trasferimenti. Il punto di ritrovo dei tifosi viola è stato posto in un piazzale senza un albero, una copertura, un gazebo, con cibo scadente a prezzi esagerati ed un intrattenimento da sagra del ranocchio (con tutto il rispetto….). Ma se la Fan Zone è stata mediocre, i trasferimenti hanno rappresentato la vera tragedia della giornata. Con la metro chiusa ai tifosi della Fiorentina fin dalle 16,00, l’unico modo di raggiungere il punto di ritrovo per il trasferimento allo stadio è stato quello dei taxi e chiaramente l’assalto ai mezzi gialli ha sortito l’effetto di un’impennata incredibili dei prezzi (ma il peggio doveva ancora arrivare)….. Se dalla Fan Zone allo stadio il servizio navetta è stato puntuale e gratuito, come poi lo è stato per il tristissimo viaggio di ritorno, il vero scandalo è avvenuto quando, intorno alle 1,15 di notte, ci siamo ritrovati nuovamente al punto di partenza come in un perenne gioco dell’oca.

Da lì il delirio!!!

Nessun trasporto organizzato, impossibile trovare i taxi, metro accessibile solamente ai tifosi greci. Insomma una vergogna (per la quale ho scritto anche all’Uefa così giusto per la mia indomabile vena polemica)!! A quel punto abbiamo iniziato a camminare verso il nostro appartamento (distante 5 chilometri) e dopo quasi 1.000 metri siamo saliti su un taxi dicendo che eravamo in 4 anziché 6…. Insomma ormai valeva tutto! Siamo rincasati alle 3 ed alle 6,30 avevamo la sveglia per il transfer in aeroporto: come avrete capito, una passeggiata!!!

Ma veniamo a ciò che alcuni di voi mi hanno chiesto, cioè le mie considerazioni sulla partita. E’ veramente difficile analizzare una situazione che ti ha creato così tanto dolore ma se altre volte abbiamo invocato la sfortuna o qualche torto arbitrale, stavolta possiamo solamente battere il petto ai responsabili: i calciatori in primis, poi Italiano e la società. Se vai a giocare una finale europea contro una squadra alla tua portata ed i migliori in campo sono il portiere Terracciano ed il difensore centrale Milenkovic vuol dire che c’è più di qualcosa che non và. Quando i migliori calciatori della Fiorentina, quelli con più qualità ed esperienza internazionale, cioè Nico Gonzalez (il martire del Qatar), Jack Bonaventura ed il fenomeno Arthur non riescono mai e dico mai ad alzare la qualità della manovra viola, fare un gol diventa un’impresa impossibile. Le finali sono quelle partite in cui si vince per la qualità degli interpreti, ed i nostri hanno steccato tutti, per un episodio, e noi non siamo stati bravi a procurarceli, o per una palla inattiva. La verità è che la Fiorentina ha giocato la partita come se l’allenatore non fosse Vincenzo Italiano: fase difensiva attentissima, ricerca dell’attaccante con palla alta, assoluta insufficienza nel riempire la metà campo avversaria, fase di pressing quasi mai attuata, incapacità di andare ad attaccare le seconde palle. Senza considerare poi l’atteggiamento delle presunte stelle come il fenomeno Nico che ha avuto anche il coraggio di fare polemica perché nel secondo tempo è stato spostato a sinistra….effettivamente a destra aveva fatto fuoco e fiamme!

Se i calciatori sono i principali responsabili, nessuno verrà assolto dalla storia. Se arriviamo ad Atene senza un esterno capace di saltare l’uomo e puntare la porta come richiesto dal mister negli ultimi due anni, qualcuno si dovrebbe prendere le proprie responsabilità. Se il primo anno giocavi con Vlahovic e Torreira ed adesso giochi con Belotti o Nzola ed Arthur, qualcuno ne dovrebbe rispondere. Mentre anche la Fiesole si è finalmente svegliata dal torpore, su questo blog ho sempre detto che il progetto sportivo, se così lo vogliamo chiamare, non era assolutamente all’altezza. Chi però era sempre riuscito a salvare capra e cavoli ha un nome ed un cognome e quella persona è Vincenzo Italiano. Purtroppo però, caro mister stavolta non salvo nemmeno te! In merito alla formazione iniziale non ho niente da dire perché i calciatori in allenamento li vedi te e ho la totale fiducia nella tua capacità di scegliere chi sta meglio. Stavolta però la lettura della gara e la gestione dei cambi hanno lasciato quantomeno perplessi. Ad esempio la sostituzione tra Duncan ed Arthur ha quasi costretto la squadra, non avendo più un geometra in mezzo al campo, a giocare con lanci lunghi sull’attaccante: perché snaturare una squadra che aveva giocato per tutta la stagione con almeno un regista? Perché non arretrare Bonaventura accanto a Mandragora provando tra l’altro a liberarlo dalle marcature asfissianti? Fatta quella mossa poi, ho trovato incredibile l’avvicendamento di Kouamé con Ikonè: imponi alla squadra il lancio lungo sull’attaccante e levi l’unico giocatore bravo ad andare ad attaccare le seconde palle? E poi la gestione di Beltran ha del clamoroso: in una squadra in cui non riesci a saltare l’avversario perché manca qualità inserisci Barak anziché Beltran? Insomma lo avrete capito… non salvo nessuno tranne Terracciano e Milenkovic che sono gli unici calciatori che avrebbero meritato di più.

BarLungo con Simone – Vantaggi e rischi delle multiutility

Stavolta tocca ad uno di voi! La tematica proposta dal nostro amico Francesco è l’argomento di questo podcast. Insieme a Simone Pesucci cerchiamo di approfondire questo tema che ha diverse sfaccettature perché tocca alcuni servizi essenziali che fino ad alcuni anni fa erano gestiti direttamente dallo stato o da altri enti pubblici. Quali sono dunque i vantaggi ed i rischi sia per le amministrazioni che per noi consumatori?

Buon ascolto!

Il buono, il brutto, il cattivo (Da Cagliari ad Atene)

CAGLIARI – FIORENTINA = 2 – 3

E per il terzo anno di fila la Fiorentina si qualifica in Europa!

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: i rimpianti ci sono e sono molti, soprattutto adesso che sappiamo che probabilmente l’Italia porterà 6 squadre in Champions League, ma questo continuo polemizzare in merito al mancato mercato di gennaio ed alle scelte tattiche del mister non aiuta nessuno a migliorare il lavoro che sta facendo. Probabilmente, come quasi sempre accade, la verità sta nel mezzo: la società ha operato meglio di quello che la stragrande maggioranza dei critici (me compreso) pensa ed Italiano è molto meno scarso di ciò che dicono quelli che lo volevano esonerare non più tardi di due mesi e mezzo fa (è successo davvero!!). Tutti questi discorsi potranno essere spazzati via o ingigantiti dopo la partita di mercoledì che è l’unica cosa che conta: in caso di esito positivo la gestione societaria acquisirebbe punti così come il lavoro di un tecnico che purtroppo se ne andrà non per le polemiche dei tifosi ma perché il ciclo è probabilmente finito.

In mezzo a questo girone infernale che è diventato il calcio moderno, in cui la squadra è chiamata a fare il media day per la finale di Atene prima di giocare una gara di campionato, in cui gli allenatori ufficializzano rescissioni o scelte quando ancora i campionati sono in corso ed i calciatori annunciano già le loro nuove squadre mentre ancora vengono pagati da quelle vecchie, ieri sera la Fiorentina è dovuta andare in campo a Cagliari per quella che è sembrata più una scocciatura che una partita da vincere. La formazione viola ha potuto contare su tantissimi potenziali titolari di mercoledì e, poiché non mi sembra il caso di fare i buoni ed i cattivi, possiamo però segnalare un Terracciano che ha alternato grandi cose nel primo tempo con una reattività da bradipo in occasione del gol di Mutandwa, un Dodò piuttosto in palla, un Ranieri in crisi nera che probabilmente ad Atene vedrà la gara dalla panchina. Tra i centrocampisti invece, mi sembra che ci si sia mossi con circospezione e misura per cercare di amministrare le forze anche se da una parte Barak è tornato ad essere trasparente, mentre Bonaventura ha deliziato la platea con un gol meraviglioso ed Arthur ha dimostrato di avere una personalità da non sottovalutare in funzione della finale europea da giocare. Davanti poi, con il dubbio amletico tra Belotti e Nzola che non accenna a risolversi, possiamo certamente dire chi non dovrebbe giocare ad Atene: l’Ikonè in versione ancora una volta ballerino di ieri non credo meriti di stare tra gli undici dove invece sicuramente troveranno posto il riposato Kouamé ed il redivivo Nico Gonzalez che ha siglato l’importantissimo gol del 2-2.

Resta però da citare il momento più bello della serata e cioè il 13° minuto. Il popolo sardo ha dimostrato di nuovo uno dei tratti distintivi dell’Isola, la capacità di non dimenticare le persone che la amano e la trattano bene. Così come con Gigi Riva, anche con Davide Astori, ogni volta che la Fiorentina torna a giocare a Cagliari, i tifosi rossoblu dimostrano quella gratitudine spontanea e sentita che purtroppo a Firenze sembra sia stata un po’ dimenticata. E’ un vero peccato che al Franchi non si applauda più il ricordo di una delle facce più pulite di questo meraviglioso sport.

Non posso però esimermi dal salutare un grande tecnico che si ritira dalle squadre di club, Sir Claudio Ranieri. Per alcuni un santo, per altri un paraculo, per altri ancora un tecnico solo fortunato. Io sinceramente non so giudicare né il tecnico né la persona perché tutto ciò è offuscato dalla gratitudine per un allenatore che mi ha fatto vincere due delle tre coppe che ho alzato in 48 anni di vita…. come poter essere obiettivi?

BarLungo con Simone – Gioie e dolori del welfare (3 parte)

In questo ciclo di approfondimenti dedicato al Servizio Sanitario Nazionale, abbiamo visto come funziona lo stato sociale in Europa e negli Stati Uniti cercando di farne una comparazione. Nell’ultima puntata, insieme all’amico e professionista Simone Pesucci, vediamo di addentrarci nelle prestazioni che il SSN è tenuto a prestare a tutti i cittadini delineando i Livelli essenziali di assistenza.

Buon ascolto!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – MONZA = 2 – 1

Altri tre punti per guadagnare l’accesso all’Europa.

Al termine di una gara che ha offerto diversi spunti positivi, la Fiorentina batte il Monza e scavalca nuovamente in classifica il Napoli consolidando l’ottavo posto che garantirebbe l’accesso alla prossima Conference League. In attesa dello scontro diretto di venerdì infatti, i ragazzi di Vincenzo Italiano hanno rimontato il gol iniziale di Djuric ed ora sono due punti avanti ad Oshimen e compagni: a 180 minuti dalla fine del torneo insomma, una vittoria nel prossimo turno, significherebbe Europa per il terzo anno consecutivo! Certamente non la competizione regina, ma comunque una vetrina importante per provare a crescere nonostante l’imminente addio dell’artefice principe di tutto questo, mister Italiano. Ieri sera, dopo diverse settimane in cui non accadeva, il tecnico siciliano è tornato a cantare, saltare e salutare la Curva Fiesole, ringraziando per un tifo incessante che più volte ha invitato tutti i tifosi a recarsi ad Atene per la seconda finale europea in due anni. Il sorriso smagliante di Italiano ha fatto sperare qualcuno in un ripensamento che credo però sia quasi impossibile (anche se in cuor mio continuo a non demordere…..).

Tra l’altro ieri sera, a proposito di tecnici, è andato in scena un confronto tra il presente ed il possibile futuro della panchina viola. Tra i potenziali successori di Italiano infatti, uno dei nomi più accreditati sembra proprio quello di Raffaele Palladino che anche in sala stampa al termine del match si è prodigato in importanti lodi al pubblico viola ed alla piazza di Firenze. L’allenatore del Monza, protagonista di due ottime stagioni in terra brianzola, non ha mai nascosto le proprie ambizioni e, nell’ipotesi di una separazione con Italiano, tra i pochi nomi plausibili, è certamente il mio favorito. Rispetto ad Aquilani infatti, l’altro nome forte in corsa, ha un’esperienza maggiore e soprattutto ha dimostrato di sapersi adattare perfettamente ai calciatori che gli vengono messi a disposizione. A Monza infatti, con un Direttore come Galliani, ha sempre dovuto fare con quello che il mercato portava ed ha dimostrato di saperlo fare bene. E’ un allenatore in continua evoluzione, che gioca con più sistemi di gioco (anche ieri sera è partito con la difesa a 4 per poi passare a quella con tre centrali), che plasma il modulo ai calciatori che ha: da gennaio, una volta arrivato il centravanti Djuric, ha abbandonato la costruzione dal basso con il fraseggio stretto che portava la palla rasoterra ad un attaccante come Dani Mota, rapido e svelto, per passare ad un calcio fatto maggiormente di verticalizzazioni e ricerca di spazi esterni per andare al cross. Insomma un tecnico moderno, che ha voglia di arrivare, che lavora con quello che ha: l’identikit perfetto per una società che vuole investire poco ed ha ambizioni commisurate a ciò che spende.  

Tornando alla partita, la sensazione più piacevole che ho avuto è stata quella di una Fiorentina in netto crescendo dal punto di vista atletico. Così come in Belgio, anche contro il Monza, i viola hanno giocato un ottimo secondo tempo in cui hanno definitivamente ribaltato il risultato ed hanno gestito il ritmo del gioco senza grande apprensione. I calciatori sono tutti coinvolti indipendentemente dal loro minutaggio ed il record al quale la squadra è arrivata grazie al gol di Arthur lo dimostra: il brasiliano è il diciannovesimo calciatore della rosa ad andare in rete….nessuno in serie A ha fatto meglio della Fiorentina. Vorrà pur dire qualcosa!! Vuol dire che il tecnico tiene tutti sulla corda, che propone un calcio che coinvolge tutti, che mette tutti i calciatori nella condizione di esprimersi al meglio: vi sembra poco?

Ed ora testa a venerdì per chiudere i conti con il Napoli!

IL BUONO

  • La vittoria in rimonta: preso il gol a freddo, i viola non si sono disuniti ed hanno giocato una partita vivace, brillante, intelligente, segno di una maturità che potrebbe diventare l’arma vincente in vista di gare da dentro o fuori. Crescita importantissima in questo momento della stagione!!
  • Nico Gonzalez: finalmente convincente non solamente in fase realizzativa per tutti i 90 minuti. Cambi di ritmo, serpentine ubriacanti, giocate in ogni zona del campo. Se torna quello vero possiamo veramente divertirci!
  • Arthur Melo: il gol vittoria è solamente la ciliegina sulla torta. Convincente in fase di impostazione, più brillante dal punto di vista fisico, capace anche di verticalizzazioni intelligenti. Fai la differenza in queste ultime partite e poi….amici come prima.
  • Barak: dopo una stagione in cui le ombre sono state quasi quotidiane, torna ad interpretare una gara totale. Svaria su tutto il fronte d’attacco, smazza assist al bacio, cerca la porta con inserimenti intelligenti, porta il pressing su Pessina con continuità. Il biondino ha ricominciato a sudare per la maglia!

IL BRUTTO

  • Martinez Quarta: viene sovrastato da Djuric in occasione del gol del Monza e spreca un assist al bacio di Barak spedendo in curva un colpo di testa piuttosto semplice. Dai Lucas non mollare che siamo a fine stagione!

A voi per i commenti!!

BarLungo con Simone – Gioie e dolori del welfare (2 parte)

In questo ciclo di approfondimenti dedicato al Servizio Sanitario Nazionale, siamo partiti come di consueto dalla storia e dai numeri relativi a questo istituto fondamentale. Adesso però, con l’amico e professionista Simone Pesucci, è il momento di allargare lo sguardo sul concetto più generale di Welfare State, il tanto caro stato sociale, sia in chiave europea che in quella statunitense.

Buon ascolto!