Il buono, il brutto, il cattivo

CLUB BRUGGE – FIORENTINA = 1 – 1

Ed ora tutti sul carro! C’è posto per tutti!

La Fiorentina pareggia in Belgio e conquista meritatamente la seconda finale europea consecutiva e chissenefrega (scusami Wwayne) se qualcuno dice che è una coppetta! La squadra viola, dopo una gara di andata  in cui si era divorata l’occasione di ipotecare il passaggio del turno, si è presentata ieri sera in grande spolvero dominando, soprattutto nella ripresa, in lungo ed in largo una compagine che negli ultimi mesi stava vincendo partite in serie in campo nazionale ed in Conference League. Vincenzo Italiano ha dimostrato ancora una volta che nel doppio confronto è un tecnico difficilissimo da mettere sotto, un allenatore che studia ogni particolare degli avversari per colpirli più volte nell’arco della gara. Certo è che dovrà, nel suo futuro, migliorare la cura della fase difensiva, ma purtroppo lo farà lontano da Firenze: un bene? Un male? Lo vedremo nelle prossime stagioni ma intanto godiamoci questa terza finale in due anni sperando che l’esito sia finalmente diverso.

Senza Bonaventura infortunato in mezzo al campo e Ranieri per scelta tecnica in difesa, la Fiorentina si è presentata in terra belga con la solita volontà di guidare il gioco e gestire i ritmi della gara ma per l’ennesima volta è stata punita alla prima occasione a causa di una catena di errori da circoletto rosso (ode a Rino Tommasi). Un rinvio sbilenco di Terracciano, una palla persa per leggerezza da Arthur, una linea difensiva non tenuta da Biraghi e la frittata è fatta…. Viola sotto di un gol su cross dalla trequarti. Se la Fiorentina fosse stata una squadra a fine corsa, senza identità e senza cuore, si sarebbe liquefatta in un catino che traboccava passione grazie ad un tifo incessante. Invece, anche stavolta, Biraghi e compagni hanno dimostrato la compattezza di un gruppo granitico che davanti alle difficoltà reagisce indipendentemente dagli interpreti e dagli avversari. Ecco allora che dapprima con l’occasione di Nico Gonzalez (di cui poi parlerò in maniera più diffusa) e poi con la traversa di Kouamè, i viola hanno fatto capire che non avrebbero mollato.

Il secondo tempo poi, è stato letteralmente sontuoso grazie ad una fase offensiva che ha prodotto occasioni a getto continuo, grazie a calciatori saliti nettamente di livello (Dodò ha arato la fascia come prima dell’infortunio), grazie alle sostituzioni di mister Italiano. Duncan al posto di Arthur ha offerto alla squadra una pressione sugli avversari più alta e feroce alzando ulteriormente il baricentro del gioco ed il ritmo della gara, mentre Nzola, oltre ad essersi procurato il rigore decisivo, ha offerto sponde ed ha tenuto impegnati due difensori belgi per volta. In successione i viola hanno colpito la traversa con Biraghi, poi il palo con lo splendido colpo di testa dell’inesauribile Kouamè ed infine hanno abbattuto il muro belga grazie al perfetto di rigore Beltran. Una volta raggiunto il pareggio poi, la Fiorentina ha dimostrato ancora una volta di non essere capace di gestire le partite regalando una palla gol clamorosa con la coppia Dodò Nico Gonzalez in occasione di una rimessa laterale a nostro favore: menomale che, almeno stavolta, Terracciano ha sfoggiato un intervento di quelli che sono mancati negli ultimi mesi indossando il mantello da Superman….la beffa forse sarebbe stata troppo dolorosa anche per i viola.

Ed ora la finale, un traguardo raggiunto da un gruppo eccezionale, un gruppo in cui tutti (nessuno escluso) hanno un ruolo importante, un gruppo il cui comandante, Vincenzo Italiano, avrà tutti i difetti di questo mondo, ma ha un pregio che nessuno può insegnare: la capacità di entrare sotto pelle ai propri calciatori.

IL BUONO

  • Beltran: al termine di una delle partite più sottotono della sua avventura viola, si prende la responsabilità di scagliare in porta un pallone che pesa quintali. Aveva giocato una gara trasparente ma….chi se ne importa? Personalità clamorosa!!
  • Kouamè: ieri sera ha dimostrato perché mister Italiano abbia più volte detto che non si può andare a fare la “guerra” senza Christian. Gioca una partita fatta di voglia, grinta, applicazione e tanta, tantissima sfortuna. Tra la traversa ed il palo non saprei scegliere quale sia la conclusione più bella. Imprescindibile.
  • Dodò: dimenticandosi la sciocchezza che quasi ci costa il pareggio a gara praticamente finita, torna quello che ricordavamo prima dell’infortunio. Dà la scossa a tutta la squadra nella ripresa quando inizia ad attaccare senza sosta ed a difendere in modo puntuale. Pendolino.
  • Terracciano: la parata dei minuti finali ripaga un periodo non certo esaltante. E se fosse il segno del risveglio?

IL BRUTTO

  • Nico Gonzalez: la delusione della serata. Nel primo tempo fallisce un gol incredibile e nella ripresa cede il rigore del pareggio a Beltran. Come diceva Don Abbondio…..«Il coraggio se uno non ce l’ha mica se lo può dare»
  • Terracciano: la parata dei minuti finali non può cancellare una prova che era stata condita da tante ombre e pochissime luci. Rinvii sbagliati, uscite mai avvenute, timori reverenziali in serie. Speriamo che la parata finale gli abbia dato la scossa!

A voi per i commenti!!

Un libro che merita di essere letto

Dopo mesi che non lo facevo per assenza di tempo ma anche di stimoli nei confronti di un libro che non fosse quello al quale ho collaborato, il mio collega Francesco, un altro malato di calcio purtroppo ormai disilluso, ha trovato il titolo giusto per farmi tornare a leggere con piacere.

Tifo La passione sportiva in Italia

Edito nel 2022 dalla casa editrice Il Mulino, di Daniele Marchesini e Stefano Pivato, è un lavoro che indaga in maniera piuttosto approfondita un fenomeno che è stato troppe volte sottovalutato, quello della passione sportiva nel nostro paese e lo fa senza limitarsi allo sport nazionale, il calcio, ma saltando dal ciclismo al pugilato con lo stesso approccio e la stessa misurata profondità. “Tifo” è un libro che mi ha fatto appassionare anche alla nascita dei primi stadi, dei primi luoghi di ritrovo tra appassionati, quegli sferisteri in cui ci si radunava per vedere dal vivo uno sport che ormai non esiste più, il pallone col bracciale, che già tra il Settecento e l’Ottocento richiamava migliaia di tifosi sugli spalti (se così li vogliamo chiamare): quegli sferisteri che poi diventeranno stadi, ring o velodromi per seguire da vicino il grande Torino, Primo Carnera o Coppi e Bartali.

Un inizio di libro esaltante che però poi non mantiene le promesse quando si passa ad analizzare l’utilizzo dei campioni da parte dei regimi che negli anni Trenta dominano tutta Europa. In questa sezione della pubblicazione ho trovato francamente debole l’approfondimento sociologico del fenomeno che resta limitato ad episodi conosciuti da tutti come l’utilizzo da parte del fascismo del gigante “bianco” Carnera o la contrapposizione, nel dopoguerra, tra Bartali e Coppi, tra il democristiano Ginettaccio ed il libertino Fausto che si accompagnò ad una donna già sposata. Manca purtroppo, ed è il difetto più importante del libro, un approfondimento sulla strumentalizzazione che ad esempio il regime fascista in Italia fece deliberatamente del mondo dello sport e della passione sportiva veicolata come un’arma a disposizione delle camicie nere per arruolare giovani leve in una folle rincorsa bellicista a quel ruolo di superpotenza che non arrivò mai. L’altra parte che sinceramente non mi ha convinto del libro è quella relativa al gossip sportivo; se da una parte il lavoro di Marchesini e Pivato sembra cercarne il distacco, dall’altra il pettegolezzo è presente in ogni affresco dedicato ai campioni ed alle grandi squadre del passato. Questa irrisolta diatriba tra racconto e retroscena, mina un po’ il lavoro di ricerca che per certi versi è invece entusiasmante. La parte dedicata ai dolori collettivi, con un’analisi doverosa del grande Torino, è uno spaccato di quello che dovrebbe essere il giornalismo sportivo, così come il ritratto di Vittorio Pozzo e di Tazio Nuvolari, due leggende italiane non solamente sportive.

“Tifo” resta insomma un titolo molto interessante che però mette forse troppa carne al fuoco rispetto alle pagine dedicate al libro: un excursus meritorio che avrebbe avuto probabilmente bisogno di una scelta più appropriata delle tematiche da trattare. Finito di leggere, si resta nell’amletico dubbio se sia stata un’occasione persa oppure uno stimolo per approfondire le parti più interessanti del libro.

Alla prossima!

Da Verona a Bruges sarà tutta un’altra storia

Una Fiorentina in maschera cade a Verona vittima dei propri errori, dell’ampissimo turnover e di una seconda rete regolare solamente per la terna arbitrale e per gli addetti al VAR.  

I viola si sono presentati in terra scaligera con dieci calciatori, tutti eccetto uno dei due centrali difensivi, che molto probabilmente non giocheranno la decisiva trasferta in terra belga e la scelta di Vincenzo Italiano credo sia corretta. Quando si è così vicini allo striscione del traguardo, è necessario per la squadra e per il mister darsi una priorità e, considerando che la strada europea potrebbe non solamente regalare un trofeo ma anche aprire la strada ad una competizione internazionale più importante, la decisione di scommettere tutte le fiches  sulla semifinale di ritorno appare la migliore. Anche perché, se non ci fossero stati i consueti errori individuali che macchiano troppo spesso le gare viola, pur con una formazione rivoluzionata, la Fiorentina avrebbe potuto uscire dal Bentegodi con almeno un punto in saccoccia. L’occasione che ha portato al calcio di rigore poi trasformato da Lazovic, è un concentrato di ciò che la nostra difesa sta combinando non solamente nelle ultime settimane ma ormai da più di due stagioni: errori individuali che purtroppo non hanno consentito ai viola di raggiungere un trofeo o piazzamenti migliori in questi campionati gestiti da Vincenzo Italiano. Luca Ranieri, apparso in netta flessione ed annebbiato in occasione del rigore, ha commesso un errore clamoroso non allungando di testa la palla a Christensen che poi ci ha messo del suo intervenendo in modo improvvido sull’attaccante del Verona e commettendo il fallo. Se però a Ranieri gli errori si possono anche perdonare vista l‘ottima stagione disputata fino ad una settimana fa, il portiere danese resta un vero mistero. Al netto dei calci di rigori parati in Coppa Italia, i 5 milioni spesi per lui sono ancora oggi un mistero: i viola avrebbero avuto bisogno di fare un salto di qualità tra i pali, cosa che invece non è purtroppo avvenuta. Nonostante ciò, la Fiorentina era riuscita a tornare in partita grazie al miglior giocatore in campo, quel Castrovilli che tra poche settimane vestirà una nuova maglia con un ginocchio rimesso a nuovo ed una qualità tecnica mai persa, Castro che dopo aver colpito il palo aveva segnato un gol di pregevolissima fattura. Ed anche dopo il secondo vantaggio gialloblu, viziato da un evidente fallo di mano, la squadra di Vincenzo Italiano ha avuto la chance di pareggiare ma il sinistro di Nzola è finito alto e le diverse palle inattive avute non sono state sfruttate.

Resta comunque una partita ingiudicabile in cui la squadra viola, oltre ad essere completamente diversa da quella che giocherà mercoledì, ha anche affrontato un Verona con il sangue agli occhi, che ha surclassato la Fiorentina per ritmo, convinzione e cattiveria. Un vero miracolo quello gialloblu, frutto del lavoro assolutamente sottovalutato di un fiorentino come Marco Baroni che io preferirei di gran lunga rispetto ad Alberto Aquilani sulla panchina viola: un tecnico che ha già diversi anni di esperienza sulle spalle, che pagherebbe di tasca sua per allenare al Viola Park, che ha dimostrato più volte di sapersi adattare a situazioni difficili mettendosi sempre a disposizione della propria società adattandosi ai calciatori che ha avuto a disposizione. Una certezza anziché una scommessa come l’attuale tecnico del Pisa che però sembra essere il favorito di questa proprietà, per un bel salto nel ridimensionamento più assoluto.

Tornando invece al presente, c’è da sperare che Bonaventura abbia sentito solamente un piccolo fastidio perché andare in Belgio senza uno dei giocatori più rappresentativi e carismatici sarebbe un altro problema per una squadra che ha dimostrato più volte di avere forti problematiche di leadership. Mercoledì sarà necessario sbagliare pochissimo perché il Club Brugge, come ha già dimostrato all’andata, dispone di un attaccante in un momento di grazia, di calciatori tecnicamente importanti, di un’organizzazione difensiva che può reggere agli assalti viola. Sarà fondamentale l’approccio alla gara dei ragazzi di Vincenzo Italiano, perché lo stadio belga si preannuncia infuocato ed andare sotto nel risultato nei primi minuti di partita potrebbe rivelarsi decisivo: la Fiorentina dovrà cercare di gestire i ritmi ed i tempi della partita, tenendo sotto controllo il gioco, senza però addormentarsi né guardarsi troppo allo specchio per ammirare la propria bellezza. In queste partite, quelle da dentro o fuori, spesso sono i dettagli a fare la differenza ed i viola dovranno essere capaci di indirizzarli…. ben troppe volte la lettura sbagliata di un pallone, la marcatura errata di un difensore, il pallone perso da un centrocampista, il gol fallito da un attaccante hanno fatto la differenza tra la vittoria e la sconfitta.

Stavolta non dovrà accadere perché il ciclo di Vincenzo Italiano si merita di non finire adesso, perché ancora una volta il settore ospiti sarà pieno in ogni seggiolino, perché Firenze da troppi anni aspetta di alzare un trofeo. E’ il momento di arrivare di nuovo all’ultimo atto della Conference League!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – CLUB BRUGGE= 3 – 2

Una vittoria da togliere il respiro!

Nella semifinale di andata di Conference League, la Fiorentina giocava la sua seconda gara da non sbagliare in una settimana dopo la rovinosa caduta di Bergamo e stavolta, Vincenzo Italiano ed i suoi ragazzi non hanno fallito l’esame. Approccio perfetto, 31 tiri scagliati verso la porta, dominio territoriale e controllo del ritmo di gara, ricerca dell’uno contro uno in ogni zona del campo. Peccato solamente per l’unico gol di vantaggio con cui i viola giocheranno la gara di ritorno in Belgio, frutto ancora una volta di una disattenzione difensiva sanguinosa, stavolta per opera di Luca Ranieri, solitamente il miglior difensore della squadra. E non mi si dica per favore che anche stavolta la Fiorentina ha subìto rete per colpa della disposizione voluta dal mister, perché l’errore è solo ed esclusivamente individuale: Ranieri dapprima cerca l’anticipo leggendo male la traiettoria della palla, poi per recuperare corre a fianco dell’attaccante lasciandogli però il centro dell’area! Un vero peccato perché il doppio vantaggio avrebbe avuto tutto un altro sapore e valore.

La formazione scelta per la semifinale di andata è stata la più offensiva possibile con una linea mediana a due composta da Bonaventura ed Arthur e con Beltran dietro a Belotti: nonostante potesse sembrare un azzardo troppo grande, la Fiorentina ha iniziato a macinare gioco ed occasioni fin dall’avvio e, dopo la splendida rete di uno sfortunatissimo Sottil, i viola hanno avuto diverse occasioni per raddoppiare tra cui quella di Nico Gonzalez, la più clamorosa. Anche stavolta poi, la Fiorentina si è fatta male da sola, con un rigore regalato non tanto da Biraghi che ha toccato la mano con il braccio da posizione molto ravvicinata, quanto da Ranieri che ha sparacchiato in mezzo al campo un pallone che poteva ed anzi doveva essere gestito meglio. Nonostante ciò, i viola hanno ricominciato a costruire gioco ed il Franchi, pieno nonostante il clima da lupi, ha riconosciuto lo sforzo incoraggiando senza sosta la propria squadra. Ad inizio ripresa poi, quando la stanchezza ha iniziato a venire fuori, la Fiorentina ha cominciato ad avere difficoltà di gestione della palla ma la superiorità numerica ha permesso di continuare a controllare piuttosto agevolmente la gara. L’errore incredibile di Ranieri poi, sembrava aver nuovamente sciupato anche la splendida rete di Belotti (a proposito… forse servendolo in area di rigore qualche gol in più lo potrebbe fare!) ma il racconto del gioco più bello del mondo ha sempre un nuovo capitolo da poter scrivere. Dopo le gioie personali trovate dallo spesso criticato Sottil e dal bomber triste Belotti, mancava solamente lui: l’attaccante prima voluto dal mister e poi emarginato, quello che nelle ultime partite non era stato nemmeno convocato, quello che non sembrava più meritevole nemmeno di giocare gli ultimi minuti di partite inutili come quella col Sassuolo. Proprio lui, Mbala Nzola, ha dapprima colpito il palo (ormai sembra una moda per i calciatori viola) e poi ha segnato una rete pesantissima che potrebbe restituirgli quella fiducia, quell’autostima e quella tranquillità che tanto sono mancate in questa prima stagione viola. Considerando gli infortuni che stanno colpendo la squadra, adesso abbiamo bisogno veramente di tutti!!

Ed ora a Verona per portare via un risultato positivo che ci lasci in zona Europa e ci permetta di far riposare quei calciatori che mercoledì dovranno essere pronti a lottare su tutti i palloni fino all’ultimo secondo per regalarci il sogno della seconda finale europea consecutiva.

IL BUONO

  • Sottil: dopo il gol contro il Sassuolo, si ripete con un destro ancora più bello. Continua a puntare e saltare il diretto avversario senza sosta servendo anche dei bellissimi palloni in mezzo all’area di rigore. Si infortuna proprio sul più bello, quando finalmente sembrava poter sbocciare definitivamente. Prometti che ripartiamo da qui?
  • Martinez Quarta: una volta tanto lo voglio inserire tra i migliori per la gara difensiva anziché per i gol. Dei quattro dietro è il più preciso e puntuale. Speriamo duri così anche al ritorno!
  • Belotti: lotta, sgomita, fa reparto ma soprattutto stavolta segna! Finalmente un movimento da centravanti vero spalle alla porta ed un sinistro fulmineo che non lascia scampo al portiere avversario. Dai Gallo che ora conta doppio!
  • Nzola: ho già detto tanto nell’articolo. Il calciatore ex Spezia, arrivato questa estate per reggere il peso dell’attacco viola, è finito all’angolo ed ora prova a rivedere la luce del sole. In questo finale di stagione quanto servirebbe il vero Nzola…..

IL BRUTTO

  • Ranieri: se molto spesso è non solamente il miglior difensore, ma anche il miglior calciatore in campo, ieri sera è stato disastroso. Oltre all’errore in occasione del secondo gol che ho già descritto, anche sul primo è lui che rinvia a casaccio in mezzo al campo un pallone che si poteva e si doveva gestire meglio. Al ritorno servirà quello vero!
  • Nico Gonzalez: aveva caricato la vigilia della gara con parole importanti invece, una volta in campo, sbaglia troppo e non risulta mai decisivo. Con l’infortunio di Sottil, il suo ruolo sarà ancora più importante!
  • Dodò: dispiace perché è reduce da un infortunio, ma disputa nuovamente una prova incolore. Soprattutto nella prima frazione sembra spaesato e molto impreciso, nella ripresa sale di livello nella metà campo avversaria ma i cross risultano quasi mai pericolosi. Speriamo torni per il rush finale!
  • Terracciano: l’eterno numero 12 per una squadra che vuole stare in Europa tutti gli anni. Passi per il rigore, ma sul gol del raddoppio resta inchiodato alla porta quando invece con due passi in avanti avrebbe chiuso molto più spazio all’attaccante. Mai reattivo.

A voi per i commenti!!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – SASSUOLO = 5 – 1

Seconda vittoria consecutiva e zona Europa riagganciata!

Dopo la grande delusione di Bergamo, gara che non ho commentato visto il rientro alle prime luci dell’alba dal Gewiss Stadium, era necessario tornare a vincere ed a convincere contro una delle squadre più arrendevoli del campionato. Se il Sassuolo doveva dimostrare quantomeno la voglia di provare a salvarsi, l’obiettivo è stato del tutto mancato vista l’assenza di convinzione e di attenzione che i ragazzi di Ballardini hanno messo nei 90 minuti di ieri. I viola dal canto loro, hanno fatto la partita che dovevano, riuscendo a conquistare i tre punti, a ritrovare finalmente la via della rete senza dannarsi troppo l’anima, a far crescere il minutaggio di diversi calciatori che ultimamente sembravano in netta flessione, a restituire la fiducia a giocatori centrali del progetto viola, quali Nico Gonzalez e Barak tornati finalmente al gol. Vincenzo Italiano ha deciso di far rifiatare alcuni calciatori che avevano battagliato in quel di Bergamo ed ha tenuto fuori gli acciaccati Belotti, Nico e Bonaventura, lo sconclusionato Milenkovic ed il sempre presente Terracciano, mentre ha dato le chiavi del centrocampo ad Arthur nonostante tutti pensassero all’impiego dell’ex Maxime Lopez. Il brasiliano ex Juventus sembra essere in crescita di condizione, almeno secondo il tecnico, anche se francamente a me è parso il solito architetto compassato, incapace di verticalizzare e di far cambiare ritmo alla propria squadra. Nonostante ciò, la differenza tra le due squadre è stata troppo netta e gli spunti di un redivivo Sottil ed i nuovi innesti nella ripresa hanno permesso alla Fiorentina di vivere finalmente una serata tranquilla nonostante la rete subìta. E la vittoria è stata comunque importante visto il contemporaneo pareggio del Napoli che adesso è stato raggiunto in classifica nonostante la gara da recuperare (chissà quando) contro l’Atalanta e con il vantaggio dello scontro diretto all’ultima giornata da disputarsi al Franchi.

Certo pensare ai punti buttati via all’andata contro il Sassuolo, a quelli dilapidati contro il Lecce sia all’andata che al ritorno viene veramente il mal di stomaco….restano comunque questi sei punti consecutivi che rimettono la Fiorentina in una posizione di classifica più consona e restano anche le prestazioni di alcuni calciatori, come Parisi, che ha trovato troppo poco spazio visto il titolare di quella fascia e come Sottil che avrebbe veramente tutto per diventare un ottimo calciatore ma al quale sembra sempre mancare qualcosa per fare la differenza. La speranza poi, è che si sia finalmente ritrovato il miglior Barak che servirebbe come il pane in questo rush finale e che Nico Gonzalez si sia ricordato che calciatore è e quali doti ha anche nel trovare la porta avversaria. I dati dicono che i viola sono assolutamente in linea con le pretendenti all’Europa che conta in fatto di reti subìte ma mancano clamorosamente nei gol segnati. Che qualcuno si sia finalmente sbloccato davvero?

Giovedì intanto, contro il Club Brugge, arriva la prima partita della vita, quella da non sbagliare per continuare nel nostro sogno. Come dice sempre mister Vincenzo Italiano, nella gara d’andata è fondamentale tenere tutto aperto: considerando i momenti opposti delle due squadre, sarebbe già un buon risultato!

IL BUONO

  • Sottil: senza alcun dubbio il migliore in campo. Segna un gran bel gol che sblocca la gara, disegna due assist per i propri compagni e si dimostra fin da subito imprendibile per i difensori avversari. Che il problema sia soprattutto nella testa del ragazzo è ormai acclarato. Speriamo che la visita del padre a Firenze gli dia la serenità necessaria a sbocciare definitivamente.
  • Martinez Quarta: all’ottavo gol stagionale, dimostra ancora una volta di essere, seppur con tutti i suoi difetti, imprescindibile per la Fiorentina. Resta un mistero il suo mancato impiego a Bergamo in una sfida così importante.
  • Nico Gonzalez: segna una doppietta in pochi minuti contro una difesa arrendevole. Sarebbe fondamentale che Nico ritrovasse quella fiducia che, dopo i rigori sbagliati, sembra essere svanita. Forza Nico che la Fiorentina ha bisogno del suo numero 10!
  • Barak: altro calciatore che è mancato tantissimo in questa stagione. Dopo un inizio macchiato dai problemi di salute, il biondino ex Verona non ha mai trovato quella continuità di rendimento che la scorsa stagione risolse tante partite. E se si fosse tenuto il meglio per la fine?

IL BRUTTO

  • Gol subìto: un peccato non aver chiuso imbattuti la partita, ma Christensen vive comunque una serata da disoccupato. Contro il Brugges ci vorrà la massima attenzione!

A voi per i commenti!!

Il buono, il brutto, il cattivo

SALERNITANA – FIORENTINA = 0 – 2

Vittoria doveva essere e vittoria è stata!

Nella desolazione di Salerno, uno stadio in cui la Fiorentina ha vissuto una delle più grandi ingiustizie della propria storia, i viola si presentano con una squadra in maschera soprattutto nella metà campo offensiva dove torna in campo dopo tempo immemore Castrovilli (piuttosto trasparente la sua prova) e presentano Barak nel ruolo di “unica punta” (ammirevole la sua abbronzatura). Sento ancora dire a Vincenzo Italiano e Daniele Pradè che la Fiorentina non ha fatto una scelta tra coppe e campionato ma, se così fosse, il turnover quasi totale di Salerno potrebbe essere salutato con favore. Eccetto Terracciano e Ranieri infatti, i 9 undicesimi viola erano diversi dalla gara di giovedì ma i tre punti sono comunque arrivati, seppur la differenza si sia vista quando sono entrati in campo Kouamè davanti e Mandragora in mezzo al campo. Con un Napoli che continua a perdere, un Torino che non vince più ed una partita da recuperare chissà quando, la Fiorentina continua ad essere incredibilmente in corsa per l’Europa della prossima stagione. Nonostante un girone di ritorno imbarazzante infatti, grazie al fieno in cascina accumulato nella prima parte di stagione ed ai disastri che anche le altre concorrenti stanno combinando, Vincenzo Italiano potrebbe lasciare i viola nuovamente nelle coppe europee per suggellare un triennio che diventerebbe trionfale (nonostante i numerosissimi detrattori) con un trofeo che dobbiamo iniziare a rincorrere già da mercoledì a Bergamo.

Se la partita in sé non ha raccontato molto, il primo tempo è stato assolutamente inguardabile. Palla sempre in orizzontale, ritmi di gioco balneari, confronti diretti mai vinti: il nulla cosmico. Anche la seconda frazione era cominciata allo stesso modo ma, dopo circa 70 minuti, Italiano ha deciso di cambiare con Kouamè al posto di Castrovilli e Mandragora in mezzo al campo. Da lì in poi niente di trascendentale ma i viola hanno iniziato a riempire l’area ed a verticalizzare quel poco che è bastato per vincere la partita e portare a casa i tre punti. Pensare alla sfida di Bergamo era doveroso così come era indispensabile non gettare al vento l’opportunità di accorciare sulle dirette avversarie grazie al turno favorevole. Non solo, ma gli ultimi minuti sono serviti anche a sperimentare nuovamente una difesa a tre con Milenkovic perno centrale, Quarta a destra e Ranieri a sinistra, solito schieramento che era stato utilizzato, seppur per necessità diverse, nella parte finale della sfida contro il Viktoria Plzen. Adesso andiamo ad affrontare l’Atalanta in quel di Bergamo partendo dal risicato vantaggio dell’andata e, probabilmente, anche una difesa a tre in un tratto di gara potrebbe essere un antidoto in più per sterilizzare le folate offensive nerazzurre. Certo la cosa più importante sarà però recuperare i tanti acciaccati che ieri hanno riposato a Salerno in modo da poter scegliere la formazione migliore per mettere in difficoltà i ragazzi di Gasperini.

A Bergamo sarà durissima, ma la Fiorentina targata Italiano ha dimostrato più volte che nelle gare decisive comunque offre la grande prestazione: speriamo basti per regalarci una nuova finale!

IL BUONO

  • Kouamè: entra e dà subito l’impressione di voler lasciare un marchio sulla partita. Il gol di testa è bellissimo, con uno stacco imperioso ed un’incornata da vero attaccante. Se inizia anche a segnare allora…..
  • Ranieri: oltre alla solita prestazione importante in fase difensiva, stavolta risulta decisivo anche nella metà campo avversaria. Il cross per la testa di Kouamè è delizioso e dimostra che il piede sinistro è veramente educato. Un gran bel ritorno in quella che è stata la sua casa.
  • Martinez Quarta: uno dei pochi che sembra aver preso sul serio l’impegno fin dal primo minuto. Lotta, sgomita, anticipa e riparte…per la trasferta di Bergamo sarà difficile capire chi tenere fuori tra i tre centrali difensivi. Peccato per il giallo.
  • Mandragora: quando entra lui, la Fiorentina cambia marcia come ritmo e come giocate. Finalmente i viola iniziano a verticalizzare e riescono a rubare palla nella metà campo avversaria. Si può dire tutto di Mandragora, ed io sono spesso stato tra i suoi detrattori, ma la mentalità e l’applicazione è sempre massimale. Professionista esemplare.

IL BRUTTO

  • Le ammonizioni dei difensori: in una gara in cui si è giocato su ritmi bassi e si è rischiato quasi nulla, vedere i due centrali difensivi Ranieri e Quarta entrambi ammoniti dispiace. Nella speranza di continuare a rincorrere l’Europa del prossimo anno anche attraverso il campionato, speriamo di non doverci pentire di questi cartellini. Ci voleva più attenzione!

A voi per i commenti!!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – VIKTORIA PLZEN= 2 – 0

Finalmente una grande notte per Firenze e la Fiorentina!

Al termine di 120 minuti tirati e concitati, i ragazzi di Vincenzo Italiano conquistano una meritatissima semifinale di Conference League ed ora sfideranno i belgi del Club Brugge per tornare a giocarsi un trofeo europeo a 12 mesi di distanza. Certo che la serata non è stata proprio delle più tranquille e, dopo un primo tempo giocato finalmente su ritmi altissimi e con tante occasioni da gol, sul Franchi hanno iniziato a volteggiare i fantasmi del Glasgow Rangers. Per quei pochi che non lo sapessero, contro gli scozzesi la Fiorentina perse ai rigori la semifinale di Coppa Uefa (oggi Europa League) nel 2008 dopo aver dominato in lungo ed in largo sia la gara di andata a Glasgow che quella di ritorno al Franchi. Le similitudini insomma c’erano tutte ma stavolta è andata diversamente e, se all’andata la Fiorentina era apparsa sotto tono e sotto ritmo, ieri ha invece offerto la versione migliore. Circolazione della palla finalmente più veloce (se non passava da Arthur), esterni che riuscivano a dare la profondità, terzini che si sovrapponevano spesso, Belotti indemoniato e molto sfortunato. Essere andati sul riposo ancora sullo 0 – 0 è sembrato un evento sinistro, ma i viola non si sono persi d’animo. Seppur con diverse sfumature, la Fiorentina ha continuato ad attaccare, a creare occasioni, a prendere pali e traverse: una volta tanto anche i cambi sono stati decisivi con un Maxime Lopez che ha trovato nuove soluzioni al gioco offensivo, Faraoni che ha spinto bene nonostante le diverse settimane di inattività, Quarta che ha creato superiorità numerica in mezzo al campo con le sue sortite offensive, Ikoné che ha condotto perfettamente il contropiede che ha portato Biraghi a chiudere i giochi. Eppoi finalmente la zampata di Nico, del giocatore più talentuoso della Fiorentina, di colui il quale deve avere la forza e l’intelligenza di aiutare i propri compagni portandoli dove solamente lui e l’assente Bonaventura possono condurli. Quando le partite sono bloccate e la palla sembra non voler entrare, servono le giocate individuali dei calciatori che hanno più talento e Nico è uno dei pochissimi giocatori viola di un livello tecnico superiore e di una certa esperienza internazionale che può elevare la Fiorentina a giocarsi questa coppa e non solo.

Potrà piacere o non piacere ma con la vittoria di ieri sera Vincenzo Italiano si conferma un allenatore che centra anche obiettivi impensabili ad inizio anno. Da quando siede sulla panchina viola infatti, Italiano ha portato la propria squadra almeno in semifinale in ogni competizione, che fosse Coppa Italia o Conference League e questo è un dato incontrovertibile! Avrà certamente un carattere spigoloso, non sarà simpatico e nemmeno molto flessibile, ma io sinceramente preferisco arrivare in fondo alle manifestazioni anziché divertirmi in conferenza stampa o avere un tecnico che liscia la piazza solamente per non essere contestato. Ed anche ieri sera, le mosse di Martinez Quarta quale centrocampista aggiunto e l’aver alzato i due esterni difensivi, hanno probabilmente dato la spallata finale ad una squadra come il Viktoria Plzen che stava cercando di intasare tutti gli spazi con l’unico obiettivo di arrivare ai calci di rigore.

Ed a proposito di tiri dal dischetto, la serata è diventata perfetta quando Leonardo Bonucci, entrato al 118° minuto nel quarto di finale giocato dalla propria squadra solo per calciare dagli 11 metri, ha sbagliato il tiro decisivo…. Una serata indimenticabile!!!

IL BUONO

  • Nico Gonzalez: all’interno di una gara non certo eccezionale, ha però il grandissimo merito di sbloccarla. Non è ancora il vero Nico… non salta quasi mai l’uomo, viene spesso anticipato di testa, sbaglia gol clamorosi come quello alla fine del primo tempo, ma la rete trovata con il piede destro cancella tutto. E se fosse la svolta?
  • Mandragora: è ormai il perno del centrocampo viola. Corre per tre, gioca palla anche in verticale su Kouamé, rischia il gol alla Bressan con una bella rovesciata, incita sempre i compagni in difficoltà. Se solo accanto avesse un geometra…..
  • Kouamè: tecnicamente è un calciatore non eccelso, ma i miglioramenti nell’interpretazione del ruolo di esterno offensivo e la voglia di spaccare il mondo lo rendono in questo momento insostituibile. Sempre il primo a fare pressing, sempre pronto a lanciarsi su tutti i palloni, sta imparando anche ad attaccare la profondità alle spalle dei difensori avversari con i tempi giusti. In netta crescita.
  • Belotti: prima o poi forse farà anche rete, ma ieri sera è stato encomiabile. Lotta come un leone, difende palla facendo reparto da solo e colpisce di testa con continuità. Anche stavolta il palo non gli rende giustizia ma…. Tra lui e Nzola non c’è proprio paragone.

IL BRUTTO

  • Chi è rimasto sul divano: ovviamente non parlo di chi lavorava o veniva da fuori Firenze, ma la risposta del pubblico è stata sinceramente deludente. Un aspetto da non sottovalutare e sulla quale dovremmo aprire una riflessione. Intanto però pensiamo a festeggiare!

A voi per i commenti!!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – GENOA = 1 – 1

Come siamo arrivati a questo punto?

Sono contento di aver scritto ormai alcune settimane fa che il campionato viola non aveva più alcun senso solamente per aver azzeccato la previsione, non certo per lo scempio che continuiamo a sorbirci allo stadio Franchi. Pareggio poteva essere e pareggio è stato, un po’ come succede ormai spesso quando Fiorentina e Genoa si trovano di fronte nel girone di ritorno (do you remember Cesare?), ma lo spettacolo offerto dai viola è stato desolante. Se certamente era sovradimensionato il quarto posto occupato dai viola nel mese di dicembre, un  girone di ritorno come quello al quale stiamo assistendo è veramente indecente e le cause di ciò sono molte.

Innanzitutto un mercato di gennaio che ha dimostrato a tutti la mancata volontà da parte della proprietà più ricca della serie A di investire nel calcio e nel comparto tecnico della società. Una scelta che ha avuto ovviamente ripercussioni importanti sia sulla rosa “rinforzata” solamente con due prestiti ultratrentenni, sia sulle motivazioni di un tecnico ed una squadra che probabilmente si aspettavano di essere maggiormente aiutati dopo una prima fase di campionato esaltante. Da ciò deriva l’atavica mancanza di qualità all’interno di un gruppo di calciatori in cui spicca l’assenza di singoli in grado di inventare la giocata, saltare l’uomo per creare superiorità numerica, decidere la partita con caratteristiche difficilmente fermabili. In questo, la società ha sbagliato tutto ciò che poteva: attaccanti che non segnano mai (e che continuano a non segnare quando vengono ceduti), esterni che vanno e vengono senza incidere, trequartisti presi come calciatori in grado di far svoltare la squadra che restano intristiti in panchina o vengono restituiti al mittente. A tutto ciò si aggiunge una condizione atletica che, a differenza della scorsa stagione, non è praticamente mai stata ottimale. Da novembre in poi, la Fiorentina non ha mai dato la sensazione di correre più degli altri, di essere più brillante e lucida, di venire fuori alla distanza. Se già gli scorsi anni le squadre di Italiano avevano mostrato cali di condizione tra febbraio e marzo, in questa stagione sembra che i calciatori siano sempre imballati o stanchi, senza spunti o cambi di passo. Se poi a ciò si aggiunge un tecnico che, già nel mese di marzo, ha fatto chiaramente capire che non resterà sulla panchina viola, la frittata è completa! Italiano non è più lo stesso ma soprattutto sembra non avere più il pieno controllo della situazione, né risposte ai problemi che la Fiorentina gli pone davanti. Un tecnico che nelle precedenti stagioni era sempre riuscito a fronteggiare ogni situazione, adesso sembra prosciugato, stanco, senza idee né alternative.

Allarma e stupisce questa testardaggine senza fine di un tecnico che, nelle stagioni precedenti, aveva cambiato modulo, formazioni, interpretazione delle gare, calciatori. La confusione sembra regnare sovrana anche nelle scelte: da un Comuzzo mai provato nonostante un Quarta disastroso, alla sostituzione tra Milenkovic e Bonaventura quando avremmo dovuto in teoria provare a vincere, ad una compagine che continua a giocare sempre lo stesso tipo di calcio senza mai provare un minimo cambio di spartito. Chiudo ricordando poi che, quando una squadra è composta per due terzi da calciatori che probabilmente nella prossima stagione non avranno più la maglia viola addosso, tutto si fa ancora più complicato. Gente in prestito, altra con il contratto in scadenza, altra ancora scontenta della gestione del mister e stanca di stare a Firenze. Ma tutto questo chi lo dovrebbe gestire e vedere? Lasciamo stare…..

Pensiamo adesso alla prima delle gare fondamentali di questa stagione. Contro il Viktoria Plzen servirà di più….molto di più! Altrimenti rischiamo di uscire contro una squadra molto più debole di noi!

IL BUONO

  • Bonaventura: resta l’unica luce in questa valle di lacrime. Anche ieri, il suo assist per Ikonè, è un cioccolatino troppo invitante per non essere scartato. Oltre a ciò, recupera tanti palloni e li rigioca senza mai essere banale e scolastico. La sua sostituzione resta un mistero irrisolvibile. Leader indiscusso.
  • Terracciano: spesso criticato anche dal sottoscritto, salva il risultato su colpo di testa di Ekuban ed appare sempre sicuro sia con le mani che con i piedi. Se torna San Pietro magari in questo finale di stagione proviamo a divertirci.
  • Ranieri: uno dei pochi che ci prova sempre, sia nelle giornate migliori che in quelle peggiori. Lotta, sgomita, combatte senza sosta cercando di ravvivare anche i compagni di squadra. Nonostante il proprio compagno di reparto, che sia Quarta o Milenkovic, non gli regali mai tranquillità, resta un baluardo. Insostituibile.

IL BRUTTO

  • Martinez Quarta: posso capire la giornata storta, ma lui esagera decisamente. Non ne azzecca una, regala diversi palloni agli attaccanti del Genoa, è sempre impreciso sia in fase difensiva che di impostazione. Giovedì lo farei riposare.
  • Arthur: non lo sopporto più. Calciatore lento che adesso nemmeno fa girare la palla velocemente. Gioca sempre almeno a tre tocchi, non verticalizza mai, non accende mai la luce. Abbiamo provato a fare l’ennesimo favore ai gobbi, ma stavolta la ciambella non è riuscita. A confronto Mandragora è un calciatore!
  • Nico Gonzalez: indolente, spento, imbronciato. Anche basta grazie.

A voi per i commenti!!

Il buono, il brutto, il cattivo

VIKTORIA PLZEN – FIORENTINA = 0 – 0

Una noia mortale come poche altre volte!

Una partita indecente per qualità di giocate, ritmo, occasioni da gol, gesti tecnici. Se fossi capitato per caso su Viktoria Plzen Fiorentina avrei pensato di assistere ad un’amichevole del giovedì o magari ad una partita di amatori non certamente degna di un palcoscenico europeo. Ieri sera si sono affrontate una squadra decimata dagli infortuni, quella ceca, che contava sette assenze di cui almeno tre titolari, ed una del tutto apatica, senza guizzi né capacità di andare in verticale verso la porta avversaria. Certamente poi, l’atteggiamento dei  padroni di casa non ha aiutato lo spettacolo né il bel gioco…. Undici calciatori sotto palla ad aspettare che la Fiorentina sbagliasse con difensori che picchiavano come fabbri non appena qualche viola saltava l’avversario. Ma del resto, il Viktoria Plzen ha raggiunto lo storico traguardo dei quarti di finale di una coppa europea giocando così anche al completo, perché avrebbe dovuto cambiare atteggiamento contro la Fiorentina? Soprattutto contro una Fiorentina alla quale sembra essersi spenta la luce anche nei suoi uomini migliori: Nico che ormai è da mesi l’ombra del calciatore ammirato in passato, Arthur che non gioca più a due tocchi come inizio anno ed è diventato un calciatore scolastico e scontato, Belotti che non stoppa un pallone nemmeno per sbaglio e non trova più nemmeno la posizione in area di rigore, i subentrati come Barak e Nzola che hanno la stessa voglia che ho io di recarmi in ufficio il lunedì mattina dopo un posticipo vissuto al Franchi.

Resta comunque la pochezza di una rosa che è stata impoverita progressivamente dalla proprietà con scelte finanziarie anziché calcistiche, ma resta anche un impianto di gioco che non sembra ormai essere condiviso nemmeno dai calciatori che non vanno mai oltre il compitino, il passaggio scontato, la circolazione della palla in orizzontale. La furia agonistica, la voglia di azzannare la partita, sembra essere finita con il triplice fischio al termine della gara con l’Atalanta. Da lì in poi il nulla cosmico, il piattume inguardabile, la noia mortale. Dispiace vedere un ciclo finire come una fiamma che si spenge sempre più lentamente, dispiace soprattutto perché rischia di far dimenticare tutto il buono che è stato fatto nei due anni e mezzo precedenti. Mi sarei però aspettato sinceramente qualche cambio di spartito, una ricerca di qualcosa di diverso che potesse far riattaccare la spina ai calciatori ed invece no…. anche ieri sera le stesse sostituzioni ruolo su ruolo, solito modulo utilizzato dall’inizio alla fine, stesso copione ormai recitato a memoria non per convinzione ma per abitudine. Mi sarei aspettato qualcosa di diverso soprattutto nelle gare di campionato che, diciamocelo sinceramente, ormai non contano assolutamente più nulla! Ed allora perché non utilizzarle proprio per provare qualcuno o qualcosa di diverso? A parte Biraghi che resta un mistero della fede, Nico in queste condizioni ad esempio cosa serve? Ed Arthur invece? Che fine ha fatto Duncan che è stato il miglior centrocampista viola per più di mezza stagione? E non solo: considerando che i nostri esterni non sono mai stati decisivi e l’unico, cioè il 10 argentino, non lo è più da mesi, non potremmo pensare ad un cambio di modulo mettendo due punte una accanto all’altra? Oppure a riportare Beltran più vicino alla porta?

Domande che resteranno certamente senza risposta, quella che adesso deve assolutamente dare giovedì prossimo la squadra per riuscire a centrare un’altra semifinale europea a distanza di 12 mesi.

IL BUONO

  • Dodò: impiegato per la prima volta per gli interi 90 minuti dopo l’infortunio, gioca una partita saggia anche se talvolta confusionaria. Ha la voglia ed il ritmo che tanti altri compagni non hanno e sembra tra i pochi volenterosi anche nella fase offensiva. Deve ancora oliare qualche meccanismo, ma sembra sulla strada giusta. Un innesto importante per il finale di stagione.
  • Il risultato: probabilmente spingendo un pò di più i viola avrebbero potuto anche rischiare di vincere, ma nell’ottica dei 180 minuti alla fine può andare bene anche così. Al ritorno servirà però una maggiore pericolosità, soluzioni offensive diverse e maggiore qualità nell’esecuzione. La qualificazione è alla portata!

IL BRUTTO

  • Tutto il resto: manovra lenta ed involuta, errori individuali allucinanti, poca cattiveria in campo, assenza di occasioni. Serve altro?

A voi per i commenti!!

Il buono, il brutto, il cattivo

JUVENTUS – FIORENTINA = 1 – 0

Un campionato anonimo che rischia di cancellare tutto il resto.

Questo è ciò che sta accadendo alla Fiorentina di Vincenzo Italiano che è ormai in caduta libera, con solo due vittorie nelle ultime 12 gare di campionato, quintultima nel girone di ritorno. Che potesse esserci un calo fisiologico vista anche la contemporanea presenza su tre fronti potevamo aspettarcelo, ma questo calo così verticale è assolutamente inaccettabile. Tanto più perché l’approccio alla gara di ieri sera è stato inguardabile: una squadra sotto ritmo, con calciatori che passeggiavano per il campo, zero contrasti vinti, nessuna idea di gioco né avversario superato nemmeno dai calciatori dai quali sarebbe doveroso aspettarsi di più, Nico su tutti. Se questo è il modo ci chiudere un ciclo a Firenze, Italiano ed i suoi ragazzi hanno scelto quello peggiore snobbando quella che per Firenze non è e non sarà mai una partita come le altre. Se Biraghi, il mister, Nico e tutta la truppa ancora non l’hanno capito, allora si possono tranquillamente accomodare su altre panchine o vestirsi con altre maglie. Lo avrei potuto capire contro altri, ma con la Juve no, quella Juve che faceva sfoggio della coppia di attaccanti che gli abbiamo gentilmente donato incassando quasi 120 milioni, quella Juve che non vinceva da 42 giorni ed era in evidente crisi di gioco, condizione e risultati. E la Fiorentina come ha deciso di giocare la partita? Invece di azzannarla senza tregua, un po’ come aveva fatto in Coppa Italia contro l’Atalanta, i viola hanno fatto la figura di quelli che disputano la partita tra scapoli ed ammogliati, in ciabatte e con qualche Peroni di troppo sullo stomaco, di quelli che sbuffano dopo il pranzo di Natale o di Pasqua. Tolti Ranieri, Kayode ed in parte Bonaventura, il primo tempo è stato imbarazzante per qualità di (non) gioco, per atteggiamento, voglia ed intensità. Che io sappia, non ci dovrebbero essere i mondiali in Qatar, quindi potreste dire a Nico che non ha più scuse? Ed a Kouamè potremmo chiedere di azzeccare uno stop prima di fine stagione?

Detto della pochezza tecnica di una squadra che è stata indebolita anziché rinforzata dalla nostra amata società, anche il mister stavolta non mi ha assolutamente convinto. Innanzitutto nell’atteggiamento di una squadra che non si è minimamente capito che razza di partita volesse fare e poi nella gestione degli uomini. La formazione iniziale è stata un ibrido difficilmente comprensibile: volevamo fare turnover oppure no? Volevamo provare a giocarla oppure no? Ci interessa il campionato oppure no? Se, come credo io, la priorità è data alle coppe, allora che ci faceva Kayode in campo? E Bonaventura, Nico, Mandragora e Belotti? Non solo…. ma alcuni di questi giocatori sono stati tolti dopo 45 minuti probabilmente per preservarli per giovedì ed allora non aveva più senso, nel caso, farli subentrare dopo? Non solo ma se vuoi far giocare Barak (che è uscito dal campo nemmeno sudato), mi spieghi a cosa serve fare un continuo possesso palla orizzontale? Il ceco, si dovrebbe ormai averlo capito, ha bisogno di giocare sulle seconde palle, sulle spizzate, sull’attacco dello spazio creato dalla prima punta: giocando come nel primo tempo di ieri ha senso schierarlo? Eppoi credo e spero che, a questo punto della stagione, si sia ormai capito che la Fiorentina non può fare a meno delle giocate, dell’elettricità, dell’intraprendenza di Lucas Beltran. Anche ieri sera, nella ripresa, è stato l’unico in grado di accendere la luce in una serata bruttissima, l’unico ad avere voglia di saltare l’uomo, l’unico a provare fino in fondo la giocata.

Resta l’amarezza per una sconfitta contro una squadra che gioca il calcio dei tempi di Marco Columbro. Non solo in bianco e nero la maglia, ma anche la TV che trasmette la partita direttamente dal paleozoico. Una squadra che, pur avendo qualità, gioca il peggior calcio d’Italia in rapporto ai calciatori che ha, che però ha battuto la Fiorentina per 1-0 sia all’andata che al ritorno. A questo giochino conta chi fa rete e noi…. lasciamo perdere. Ora testa al Viktoria Plzen nella speranza che i viola siano quelli visti contro l’Atalanta, altrimenti  la strada potrebbe farsi impervia.

IL BUONO

  • Beltran: come già detto, la Fiorentina non può più fare a meno di lui. Appena entra in campo, il gioco viola nella metà campo avversaria trova fluidità, profondità e genialità. Un calciatore del genere in una sfida di coppa può essere decisivo.
  • Sottil: ebbene sì, proprio lui, l’uomo più pettinato dopo Mandragora stavolta mi ha convinto. Entra con quella sana strafottenza che spesso me lo fa odiare, ma stavolta la usa nel modo giusto. Punta sempre l’avversario, spesso lo salta, fa anche ammonire Cambiaso. Nel deserto viola, sembra quasi un funambolo.
  • Maxime Lopez: in una partita dai ritmi messicani, sembra una piovra in mezzo al campo. Gioca e distribuisce decine di palloni in modo saggio, facendo guadagnare alla propria squadra un netto predominio territoriale. Peccato che manchi sempre la giocata geniale che potrebbe imbucare l’attaccante. Resta un mezzo giocatore che spero venga sostituito nella prossima stagione.

IL BRUTTO

  • Nico Gonzalez: se volete farvi ammaliare dal tiro che Szczesny devia miracolosamente sulla traversa fate pure, ma la prestazione è largamente insufficiente. Non vince mai un confronto diretto con il proprio difensore e, nell’unica occasione in cui ci riesce, mette un cross direttamente fuori dallo stadio. Nico sveglia che per le coppe serve quello vero!!
  • Barak: Tonino stai tranquillo che il ciuffo era perfetto e ti hanno fatto un sacco di primi piani dove risaltava bene l’abbronzatura. Lo vedrei meglio in Via Montenapoleone.
  • Il primo tempo: assolutamente inaccettabile!!!

A voi per i commenti!!