Ti fidi di me?

Il naufragio di Crotone è arrivato in questi giorni nelle nostre case come un pugno in faccia, ma cosa facciamo quotidianamente per evitare che accada? Ecco un contributo di Simone Pesucci che pubblico molto volentieri.

Una delle caratteristiche che ci élevano tra le specie animali è la capacità di provare empatia, cioè di poter percepire la sofferenza e il dolore altrui senza che questi ne esprima esternamente i segnali. E’ una capacità meravigliosa, che nel tempo anziché glorificare, abbiamo imparato a contenere sempre più, fino a tradurla nel suo terribile opposto: l’indifferenza. In questi giorni abbiamo assistito all’ennesima tragedia annunciata, un barcone carico di persone che fuggono dai propri paesi sfidando la tempesta su di un mezzo inadeguato e vanno incontro ad un naufragio che causa decine di morti annegati.

Non è la prima volta che accade in questi anni e purtroppo non sarà nemmeno l’ultima.

Stavolta però, abbiamo toccato con mano l’indifferenza del nostro governo che – in un modo che spero verrà chiarito quanto prima – ha ritardato l’invio dei soccorsi impedendo di salvare più vite di quello scarso centinaio che siamo riusciti a recuperare. Lo si legge nel volto sconsolato del marinaio di Crotone che, intervistato, glissa ma fa ben capire che il mancato salvataggio possa non dipendere da un triste caso fortuito. E lo ribadisce un ministro che con incredibile indifferenza afferma che con quel mare non sarebbero dovuti partire.

Come se quelle persone fossero escursionisti amatoriali che avessero valutato male il meteo!! Purtroppo però, quelle non erano persone in gita, ma uomini, donne e bambini che fuggivano da un mondo in rovina, da guerre, da una miseria di cui non abbiamo più alcuna memoria; fuggivano per dare un futuro ai loro figli. E non hanno trovato empatia, ma il suo terribile opposto, cioè il velo dell’indifferenza. L’indifferenza non soltanto di chi ci governa ma anche dell’intera Europa, perché più una cosa è distante, meno rumore e paura fa; ed allora paesi più lontani di noi da quelle coste hanno ancora meno empatia, ancor più indifferenza. Oggi possiamo piangere e parlarne quanto vogliamo, ma non è il dialogo che cambierà le cose. Già adesso, già ora mentre scrivo e ora, mentre voi leggete, altre navi, altre donne e uomini e altri bambini stanno in mezzo al mare. Stanno rischiando la vita per fuggire.

Possiamo provare a capire da cosa fuggono, possiamo provare ad aiutarli a casa loro, possiamo per un attimo smettere di crederci colonialisti dell’800 e dare loro la stesse possibilità che abbiamo noi, possiamo accoglierli veramente, integrarli, riconoscere loro la cittadinanza italiana, europea, dar loro una nuova casa.

Oppure no.

Possiamo continuare a scegliere di negare una delle qualità che ci elevano rispetto agli altri animali, lasciarli morire ogni giorno, sperare che smettano, sperare di smettere di leggere queste notizie, restare indifferenti.

E magari commuoverci per la scomparsa di un anziano iscritto alla P2.

Perché aveva una gran bella camicia.

Che si gioca?

Dopo aver preso la scia del battistrada Sandrino il Bressesino, il sorpasso è avvenuto molto velocemente ed allora adesso lo possiamo dire….. Comanda il Bottegone: in testa c’è Joe il Pistoiese!

In un weekend in cui nessuno centra il risultato esatto della sfida Champions tra Milan ed Atalanta, la stranezza è invece il numero di errori commessi nelle cosiddette gare scontate (e menomale era facile azzeccarne l’esito!!). Roma, Porto, Udinese e Barcellona azzoppano la metà dei giocatori ed alcuni di essi, come il Lungo e Salva il Molisano sbagliano anche la gara sorpresa e dunque fanno un passo indietro in classifica. Dalle retrovie poi, continua la rimonta incredibile dell’Argentino Fiorentino ormai quasi Parigino che sale sul podio scavalcando diversi giocatori! Questo weekend sarà utile per capire se il primo posto di Joe è solo un fuoco di paglia, ma intanto andiamo a vedere la classifica aggiornata dal mitico Meneghino di Paderno Dugnano:

Joe il Pistoiese 65
Sandrino il Bressesino 63
L’Argentino Fiorentino ormai quasi Parigino 56
Lungo e Il Pappagallone Reale 54
Niccolò e Carlo il Meneghino di Paderno Dugnano 53
Francesco il Meneghino Junior 50
Salva il Molisano 49
Bomber Siiimo 48
Il Crociato Gialloblù 43
Andrea 35
Luchino il diavolo rossonero 20

Ecco le partite da giocare in questo weekend:

La gara più scontata: MALLORCA – ELCHE= 1

Nella Liga spagnola di quest’anno ci sono ben poche certezze, ma una di queste è che l’Elche è la squadra materasso del torneo. Delle 23 gare disputate fino ad oggi, la compagine che occupa desolatamente l’ultimo posto in classifica ne ha vinta solamente una, ha guadagnato 9 punti in classifica realizzando 17 reti e subendone 48. Il Mallorca invece, partito per ottenere una tranquilla salvezza, veleggia a metà classifica ed è staccata di sole tre lunghezze dalla zona Europa. Certo la continuità non è il pezzo forte dei ragazzi di Aguirre, ma l’occasione per recuperare terreno nei confronti delle squadre davanti è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Se non verrà commesso l’errore di sottovalutare la gara, è plausibile esca l’1 fisso.

La sorpresa della giornata: SPEZIA – VERONA = X (Risultato 1 – 1)

In un fine settimana in cui ci sono diversi scontri molto interessanti, come quello dell’Olimpico tra Roma e Rubentus, tra Lazio e Napoli oppure quella di Torino che vede affrontarsi i granata ed il Bologna, questa per me resta la gara più difficilmente leggibile. I padroni di casa, con il neo mister Semplici all’esordio davanti ai propri tifosi, hanno ritrovato uno N’Zola deciso e cattivo sotto porta (quanto è mancato!!) ma devono ancora registrare la difesa che continua a zoppicare dopo la cessione di Kiwior all’Arsenal nel mercato di gennaio. Il Verona invece, che veniva da un ottimo momento di gioco e risultati, è stata soppellita di reti (sembra una battuta) dalla Fiorentina nella gara interna al Bentegodi e potrebbe aver perso alune certezze che sembravano ormai acquisite. In un campionato in cui le utime due in classifica Cremonese e Sampdoria sembrano già spacciate, la gara del Picco è fondamentale per tenere aperte le rispettive possibilità di salvezza. E se alle fine vincesse la paura? Un punto per uno e tutti contenti!

A voi per i pronostici!

BarLungo con Simone – Politica che passione!

Domenica scorsa le primarie del Partito Democratico hanno incoronato Elly Schlein nuova segretaria ribaltando quello che era stato il risultato della consultazione tra i soli iscritti. Dopo aver analizzato con due articoli, il primo scritto da me e l’altro da Simone Pesucci, i motivi dell’inaspettata vittoria, adesso cerchiamo di guardare al futuro: quale sarà il profilo del PD a guida Schlein? E quali le difficoltà di gestione?

Buon ascolto!

Soffia il vento ma sarà Bufera?

Ricevo e pubblico molto volentieri il contributo di Simone Pesucci in merito all’elezione di Elly Schlein quale nuova segretaria del Partito Democratico.

PREMESSA:

Lunedì mattina, dopo l’esito delle primarie che hanno incoronato Elly Schlein nuovo segretario del Partito Democratico, ho scritto una riflessione in parallelo con Luca per questo blog. Non avevo letto la sua, che comunque immaginavo giustamente entusiasta, ma quando gliel’ho inoltrata, nel primo pomeriggio, il primo commento è stato “certo che la detesti proprio…”. Se Luca ha percepito nel mio scritto questa avversità nei confronti del nuovo segretario PD, evidentemente deve aver letto cose che non intendevo dire. Ho quindi fatto una serena autocritica, ci ho dormito sopra e ho deciso di riscrivere le mie impressioni, contando stavolta fino a 10.

Dunque, ricominciamo. Domenica sera Elly Schlein ha vinto le primarie del Partito Democratico: il voto è andato in controtendenza rispetto ai risultati dei voti di circolo, ovvero dei tesserati, che avevano espresso una netta preferenza per Stefano Bonaccini. Schlein è la prima donna segretario del PD ma probabilmente è anche la persona che ha fatto intercorrere meno tempo tra la sua iscrizione al partito (12 dicembre 2022) e la sua vittoria. Si perché la nuova segretaria aveva da 7 anni lasciato il Partito Democratico aderendo con Pippo Civati a Possibile, poi lavorando a fianco dello stesso Bonaccini in Emilia Romagna, eletta con una lista civica a sostegno di quest’ultimo. Elly Schlein aveva lasciato il Partito Democratico dopo anche l’esperienza di OccupyPD (una protesta interna per  la mancata candidatura di Romano Prodi a Presidente della Repubblica – non certo la cosa più di sinistra che mi verrebbe in mente) e soprattutto in dissenso con la linea politica di Renzi definendola “di centro-destra”. La neo segretaria vanta un curriculum di tutto rispetto: laurea con lode in diritto costituzionale, impegnata in politica da sempre, già europarlamentare, sostenitrice di Obama e molte altre qualità che, quando le professava Letta facevano schifo, ma scritte sulla pagina Wiki di Elly Schlein piacciono molto. Disclaimer: anche se sembra ironico, apprezzo realmente il curriculum di questa giovanissima ragazza perché effettivamente è una attiva in politica da sempre, una che ha fatto la “gavetta” come pochissimi altri politici attuali.

Fondamentalmente però i valori “di sinistra” che tutti applaudiamo in lei, non sono tutti realmente tali nel senso stretto del termine: sembra una banalità dirlo, ma la battaglia per i diritti civili, per la parità tra uomini e donne, per i diritti lgbtq+ sono tutti valori propri del compianto partito radicale guidato anch’esso da una donna. E anche la lotta per l’ecologia è una battaglia non di sinistra, bensì dei Verdi. Che poi, almeno per me, se sei una paladina dell’ecologia e antinucleare, sei al pari di un medico novax, spiace dirlo con l’aggravante anagrafica e culturale (cioè sei troppo giovane e intelligente per essere ancora legata a questioni apertamente antiscientifiche!). Ha anche una visione opaca sulla gestione del conflitto in Ucraina visto che ha manifestato una manciata di mesi fa contro l’invio delle armi, ma oggi è a favore del sostegno a questo popolo… insomma un pò come la Meloni che si è scoperta atlantista il 26 settembre. Questi valori, un po’ come l’antifascismo, non sono valori “di sinistra” ma sono valori universali su cui sono state fatte, nei decenni passati, battaglie importanti da tutti i partiti, salvo poi essere “assorbiti” da quelli di sinistra che li hanno aggiunti ai propri. Poi, ma non voglio infierire, se una persona “di sinistra” non riesce a rispondere alla domanda “è comunista?” con un “si, certo!” ma con un balbettante “sono nata nel 1985”, allora è stata semplicemente votata l’ennesima meno peggio; perché se viviamo in un paese in cui il presidente della camera rivendica senza alcun problema il proprio anti-antifascismo e si tiene i busti del duce in casa, mentre una donna non può dire di essere portatrice anche di ideali comunisti (che in Italia non hanno mai portato danno proprio perché privi della matrice estremista e antidemocratica che altrove li ha stravolti e resi aberranti), per dirla con Aldo, Giovanni e Giacomo, “la situazione si sta ribaltando”.

Ecco, già lo sento Luca che mi scrive che questo articolo è addirittura peggiore di prima.

Allora cerco di spiegare i motivi per cui mi posso solo limitare a sperare che nessuno resti troppo deluso dall’elezione di Elly Schlein, non tanto per lei, che secondo me invece farà benissimo, ma per l’essersi messa alla guida di un mezzo non suo, che non risponderà mai ai suoi comandi e appena possibile la lascerà a piedi. Il problema, come sempre in questi casi, sono le aspettative che riponiamo in questo risultato storico, che storico non è per il meccanismo stesso delle Primarie del PD. Queste sono infatti un’aberrazione antidemocratica e forse una delle peggiori fesserie fatte da questo partito per autoassolversi dal non essere mai coerente con se stesso. Pensateci: è l’unico partito che si fa eleggere il proprio segretario da tutti gli altri, e non già dai suoi stessi elettori! Le Primarie infatti sono aperte a chiunque, anche a non elettori del PD; un po’ come se volessimo nominare un nuovo presidente dell’Ucraina e farlo votare da tutto il mondo, e non soltanto dal popolo Ucraino (vi lascio immaginare da soli lo scenario possibile), sostenendo che sia una scelta “molto più democratica”.

I circoli, “la base” del PD, avevano scelto un altro candidato: eppure ora devono tenersi un soggetto che non volevano, portatore di una corrente che nel PD, semplicemente, non esiste più, in nome di una sorta di idea malata di democrazia. Il termine democrazia però è riferito alla possibilità che il governo – una qualche forma di leadership – sia nominato dal popolo: la nostra democrazia parlamentare ad esempio è una forma di democrazia indiretta, poiché noi eleggiamo rappresentanti (i parlamentari) che hanno poi l’incarico di scegliere e nominare il governo. Le primarie del PD non sono una forma di democrazia, perché mirano ad eleggere un segretario e, finché la Crusca non viene a dirmi il contrario, faccio fatica a considerare tale figura quale “capo” di un partito. Guardiamo poi cosa significa, statuto alla mano, fare il segretario del Partito democratico. Leggendo attentamente l’art. 5 comma 1 dello statuto del PD, vediamo che: “Il Segretario nazionale rappresenta il Partito, ne esprime la leadership elettorale ed istituzionale, l’indirizzo politico sulla base della piattaforma approvata al momento della sua elezione ed è proposto dal Partito come candidato all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri”. Quindi il segretario è un rappresentante della leadership elettorale e istituzionale, senza dettare la leadership. Ed esprime l’indirizzo politico non suo, ma della piattaforma approvata al momento della sua elezione! Ergo, se non mi difetta la logica, Elly Schlein da domani deve seguire le indicazioni espresse dall’Assemblea nazionale, che, lo ricordo, ai sensi dell’art. 6 comma 4 dello Statuto, “ha competenza in materia di indirizzo della politica nazionale del Partito, di organizzazione e funzionamento di tutti gli organismi dirigenti nazionali, di definizione dei principi essenziali per l’esercizio dell’autonomia da parte delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano”. Insomma votate chi vi pare, ma il Segretario dovrebbe esprimere solamente l’indirizzo politico dell’assemblea nazionale. Trovo questa affermazione pleonastica in un Partito che ha la parola “democratico” nel suo nome, ma evidentemente non è così, se tutti coloro che hanno votato Elly Schlein auspicano un cambio di rotta del PD. Perché delle due l’una: o veramente Schlein è in grado di dirottare il partito verso idee diverse da quelle che fino ad oggi ha sostenuto (e quindi sostanzialmente non è un partito democratico ma un soggetto populista che prende le vesti che gli rifila una platea di persone più ampia del suo stesso elettorato), oppure Schlein non conta granché, se non come un generico segnale che pure a sinistra volevano avere una giovane donna come portavoce; non per le sue idee, ma per la sua identità. Che ci può pure stare, per carità ma a mio avviso c’è anche una terza via, quella del bieco realismo.

Il Segretario del PD è una figura assai vicina al povero Sig. Malausséne di Pennac: è il Capro espiatorio che serve al Partito democratico per avere qualcuno a cui dare la colpa quando e se le cose dovessero andare male. Lo è sempre stato, da Bersani a Renzi (con lui anche meglio, attribuendogli letteralmente tutto ciò che di sbagliato il PD ha mai fatto durante il suo governo, quasi come non fosse stata roba votata da tutti gli altri esponenti), da Zingaretti a Letta e ora Schlein. Così, se detterà una linea guida più forte, sarà tacciata internamente di non essere democratica, mentre se sarà piegata dalle mille correnti contrarie e farà peggiorare i consensi elettorali, sarà lei l’unica causa di tale disfatta. In quest’ottica, il buon Bonaccini ha più ragioni per festeggiare la sconfitta che Schlein di brindare alla vittoria, perché si è scansato l’accantonamento mediatico e potrà sempre contare sul gradimento di cui gode come presidente di regione.

Riassumendo il senso di questo articolo, ribadisco che il problema non è assolutamente Elly Schlein, ma l’aspettativa di un cambio di rotta di un partito politico che dovrebbe cambiare ideologia perché il suo segretario gliela impone. Vedo che molti auspicano che nessuno metta i bastoni tra le ruote al nuovo segretario, lasciandola lavorare (ma in passato è sempre successo, anzi la stessa Schlein lo ha fatto, di manifestare il dissenso rispetto alla linea politica del segretario abbandonando il partito…. non vedo perché ora dovrebbe andare diversamente). Un partito politico deve essere il faro dei propri elettori, non il contrario: se questi si rivedono nell’ideologia che porta avanti, lo votano; altrimenti vanno altrove. Se è il partito che deve cambiare idea per compiacere il proprio elettorato, quel partito è populista.

E non si chiama partito, si chiama Movimento.

Ma oggi limitiamoci a festeggiare quella che per molti è una vittoria, vedendo emergere una figura giovane e nuova, con le sue speranze e le sue idee, alla guida di quel vecchio macinino che è il Partito democratico.

Auguri Elly!

Il buono, il brutto, il cattivo

HELLAS VERONA – FIORENTINA = 0 – 3

Finalmente una Fiorentina sporca, brutta, cinica e cattiva!! Dopo tanti, troppi punti lasciati stupidamente per strada, i viola conquistano una vittoria fondamentale in quel di Verona e si tirano fuori, speriamo definitivamente, dalle secche della bassa classifica. Vincenzo Italiano ha dimostrato ancora una volta due cose che non dobbiamo dimenticare mai: innanzitutto che è un allenatore di campo, uno che ha bisogno di tempo per modellare le sue squadre, un tecnico che però, quando ha i giorni sufficienti a preparare la partita resta uno dei migliori della nuova generazione. Anche a Verona, contro una compagine in salute che nelle ultime settimane aveva messo in difficoltà chiunque, è riuscito a trovare i punti deboli degli avversari colpendoli senza pietà. Il ritorno al 4-2-3-1, in cui Barak galleggiava tra le linee e la coppia dei mediani composta da Mandragora ed Amrabat schermava ancora una volta la coppia difensiva con l’italiano più propenso a gestire il pallone, è stata la mossa vincente che ha spento i due esterni scaligeri (Doig e Faraoni) ed ha fatto ammattire Tameze intento a rincorrere tutti senza poi avere la lucidità necessaria per far ripartire l’azione. La seconda cosa da sottolineare è che il gruppo squadra è con Vincenzo Italiano: anche quando il mister fa turnover e lascia in panchina contemporaneamente il capitano Biraghi, l’acciaccato Milenkovic, il faro Bonaventura ed il simpatico Jovic, il gruppo resta compatto e dimostra di remare tutto nella stessa direzione. Se sono felice di fare i complimenti al mister ed alla squadra per aver portato a casa tre punti fondamentali, resta ancora qualche punto interrogativo da risolvere. Innanzitutto le occasioni ghiotte che la Fiorentina ha lasciato nel primo tempo a Lasagna (clamoroso il suo errore) e nella ripresa a Gaich, poi la fluidità di manovra che anche stavolta è stata piuttosto farraginosa forse anche per la maggioranza di calciatori mancini contemporaneamente in campo ad inizio gara, ben sei su dieci giocatori di movimento!  

La trasferta di Verona ci lascia dunque sensazioni positive, con il morale e la serenità forse finalmente ritrovati anche in campionato, dopo che nelle coppe i viola stanno regalando gioie e sogni. Sabato i viola affronteranno il lanciatissimo Milan di Pioli che, dopo un periodo difficile, è stato capace di rimettersi in carreggiata grazie ad alcuni accorgimenti tattici azzeccati. La gara del Franchi potrebbe permettere alla Fiorentina di sfatare diversi tabù, dal successo interno che manca da troppo tempo, alla vittoria contro una squadra che occupa una posizione di classifica migliore, cosa mai riuscita a Vincenzo Italiano ed i suoi ragazzi in questa stagione. Tre punti contro il Milan potrebbero riportare definitivamente il sereno in vista dello sprint finale!  

IL BUONO

  • Barak: riproposto nel ruolo di trequartista, gioca finalmente una partita totale. Si inserisce negli spazi, attacca sempre Tameze, trova la via della rete: insomma si traveste da quel giocatore che tutti aspettavamo. Speriamo non si fermi più.
  • Ikonè: una volta tanto è una sua giocata a decidere la partita. Sgomma a 100 all’ora contro il malcapitato Dawidowicz e serve perfettamente il sinistro di Barak che, dopo poco più di dieci minuti, mette in discesa la partita. Alterna poi come al solito giocate di classe pura ad errori incommentabili, ma per stavolta va bene così. Assist man importante!
  • Cabral: l’attaccante di lavoro deve spedire i palloni in porta e Arturone anche stavolta non tradisce. Peggio di altre volte in fase di copertura della palla, meno coinvolto nel gioco di squadra, sfrutta comunque il corner grazie al quale anticipa Hien e regala alla propria squadra il raddoppio. Titolare fisso!
  • Dodò: una volta tanto gioca una partita assolutamente convincente. Contro quello che doveva essere il giocatore più in forma del Verona, Doig, corre su e giù sulla fascia regalando anche palloni invitanti agli attaccanti senza farsi mai prendere alle spalle dal dirimpettaio. Risveglio vicino?
  • Clean sheet: avrei potuto premiare il gesto tecnico di Biraghi (che però poi rovina tutto con la solita polemica da quattro soldi) oppure l’ennesima solida prova di Mandragora (che non è un regista ma si fà sentire), però la notizia della porta inviolata di Terracciano è la più importante. Dopo troppe gare in cui la Fiorentina subiva sempre almeno una rete, riuscire a tornare a Firenze con la porta inviolata regala serenità e fiducia. Avanti così!

IL BRUTTO

  • Occasioni concesse: anche se Terracciano è uscito imbattuto dal Bentegodi, l’occasione fallita da Lasagna nel primo tempo è clamorosa. Forse il vento sta cambiando ed i viola non vengono più puniti al primo errore, ma sarebbe comunque preferibile non sfidare la buona sorte. Col Milan certe disattenzioni potrebbero costare care!

A voi per i commenti!!

Un esito imprevedibile, mai visto: Elly Schlein è segretario del PD!

E’ stata una svolta storica, incredibile, del tutto inaspettata anche dai più grandi istituti demoscopici che ancora una volta hanno dimostrato di non saper più fotografare il paese reale.

Un paese reale che, attraverso la partecipazione alle primarie di più di 1 milione di persone, ha deciso di voltare pagina in maniera roboante, quasi come se non fosse più possibile cercare un’operazione di maquillage, ma fosse necessario un salto in avanti, forse nel buio, ma che cercasse di indicare una strada nuova, quella di Elly Schlein. E’ stata la campagna elettorale della prima volta: quella del rovesciamento del risultato tra i circoli ed i gazebo (con il voto degli iscritti Bonaccini aveva più di 10 punti di vantaggio), di un segretario finalmente donna, di una under 40 alla guida, di una donna perlopiù bisessuale che mette al centro del proprio programma i diritti del lavoro, quelli sociali e la lotta al cambiamento climatico.

In tutte queste prime volte sta il fascino e contemporaneamente il rischio della sfida di Elly Schlein, una sfida che prova, forse per l’ultima volta, a ricostruire una comunità intorno ad una piattaforma valoriale che troppe volte negli ultimi anni è stata piegata al mero interesse di governo. E’ chiaro che sarà dura da digerire per tanti signori delle tessere, per tanti capi bastone un segretario donna, femminista, ecologista, bisessuale, ex europarlamentare, una di occupy PD uscita insieme a Civati per creare Possibile, adesso deputata dopo l’esperienza in regione Emilia Romagna quale vice presidente proprio di Bonaccini. Schlein è riuscita a fare breccia sugli elettori, più che sugli iscritti, stanchi di un Partito Democratico ormai prono ai soli interessi di governo, un partito del potere che si era dimenticato da troppi anni quale fosse il proprio blocco sociale di riferimento, una macchina che aveva come unico obiettivo quello di spartirsi le poltrone del potere governando con chiunque ed indipendentemente da ciò che veniva messo in atto, indipendentemente dai valori o dalle ricadute sulle fasce più deboli della società.

Sono chiari però fin da subito anche le difficoltà ed i rischi di questa scelta così dirompente. Innanzitutto dobbiamo ricordare che Elly Schlein è stata votata più dai non iscritti ai gazebo che dagli iscritti al PD che hanno votato nei circoli. Inoltre il nuovo segretario fino a due mesi fa nemmeno era tesserata del partito, e questo, sommato ai voti esterni al partito, oltre ad essere un’oggettiva anomalia, rischia di costituire i piedi d’argilla di un segretario azzoppato. I delegati del partito, i gruppi intermedi, i tesserati, potrebbero non sentirsi rappresentati da una persona che è stata tra le più aspre oppositrici delle politiche liberiste e riformatrici del periodo renziano: siamo sicuri che tutti coloro i quali invocavano la collaborazione nel caso di vittoria di Bonaccini, siano pronti ad offrirla adesso? Ed inoltre, le varie anime del PD, soprattutto quelle più vicini agli ex DC, saranno pronte a mettersi a disposizione di un progetto che ha parole marcatamente di sinistra? Ciò che si può dire è che, avendo di fronte qualche anno di opposizione, avere un segretario che segni maggiormente le differenze dal governo in carica (anziché fare i complimenti al premier Meloni come fatto da Bonaccini), che parli finalmente una lingua diversa, rivolta ai giovani ed alle donne, che sia più schierata quando si parla di diritti civili, sociali e del lavoro, potrebbe aiutare a far tornare a battere il cuore ad un popolo ormai disperso, senza piazza e senza governo.

Altri nodi però verranno presto al pettine, come quelli relativi al tema delle alleanze. Con Schlein, è molto probabile un riavvicinamento non solamente all’Alleanza Verdi-Sinistra ma anche al Movimento 5 Stelle, mentre sembra più difficile un dialogo col Terzo Polo che ha già iniziato ad ammiccare all’ala più riformista del PD: riuscirà Schlein a tenere unito il partito?  E sul territorio, quasi tutti i governatori ed i sindaci più importanti che si erano schierati con Bonaccini, ad esempio De Luca a Giani, saranno leali adesso che il loro candidato ha perso? Si apriranno poi tante questioni nelle diverse regioni, basti pensare alla nostra Toscana: con Bonaccini erano schierati Giani, Nardella, Parrini e Bonafé, insomma tutto l’apparato che ha fatto il bello ed il cattivo tempo nella nostra regione negli ultimi anni. Ci aspettano mesi di fibrillazioni oppure tutti saranno pronti a lavorare per il bene del partito?

Ne parleremo ancora, qui sul blog con articoli e magari con un podcast dedicato, perché l’unica cosa di cui sono certo è che Schlein si sia presa una brutta gatta da pelare ed allora….

Buon lavoro segretario!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – BRAGA = 3 – 2

Non c’è niente da fare!

Allo Stadio Artemio Franchi non si può stare tranquilli nemmeno partendo con 4 gol di vantaggio dopo aver vinto in trasferta. Può sembrare impossibile ma i veri tifosi della Fiorentina, quelli che conoscono la storia viola, lo sapevano ed infatti sono accorsi in più di 15000 per una partita data per scontata praticamente da tutti. Quelli che hanno deciso di stare a casa sembravano avere ragione nei primissimi minuti quando la squadra di Vincenzo Italiano ha gestito la gara con discreta tranquillità grazie ad un approccio in linea con le ultime gare. Peccato che poi, il gol subìto come al solito al primo affondo, abbia fatto affiorare nuovamente quei fantasmi che albergano da tutta la stagione nelle menti viola. Il raddoppio dei portoghesi arrivato pochi minuti dopo, ha lanciato nello sconforto giocatori e pubblico ma fortunatamente alcuni aggiustamenti dalla panchina (come lo scambio di ruoli tra Bianco e Mandragora) e qualche giocata individuale (una verticalizzazione!!!!) ha permesso alla Fiorentina di rientrare in partita prima che il panico si impossessasse dell’intero Stadio Franchi. Un secondo tempo finalmente convincente infine, ha permesso ai viola di ribaltare il punteggio e di raggiungere quegli ottavi di finale che tutti davano per scontati all’inizio della gara: adesso si inizia a ballare per davvero!  

Resta una gara in cui abbiamo visto di tutto, dal primo gol della storia annullato dopo la goal line technology, ad una nuova rete dell’attaccante fino alle scelte di Vincenzo Italiano. L’impiego di Bianco, Sirigu e Ranieri, è stato probabilmente dettato anche dall’impegno di lunedì a Verona, uno scontro da non fallire in alcun modo per non essere risucchiati nella lotta per la salvezza. State attenti alle notifiche che presto arriva il video del Corner Viola per commentare il sorteggio e presentare la sfida di lunedì! 

IL BUONO

  • La rimonta dal doppio svantaggio: ad un certo punto della nostra deludente stagione, una statistica diceva che, nella gestione di Vincenzo Italiano, su 31 gare in cui la Fiorentina era passata in svantaggio, i viola erano riusciti a ribaltare il punteggio in una sola occasione. Ieri i viola si sono ribellati ad una situazione che iniziava a preoccupare tutti e lo hanno fatto con caparbietà, ritmo, cross dagli esterni, inserimenti da dietro. Che sia l’inizio della rinascita?
  • Cabral: ne abbiamo parlato tanto, forse fin troppo ma Arturone, come spesso diciamo anche al Corner Viola, quando la palla arriva in area di rigore c’è sempre. Sarà sgraziato, non sarà esteticamente bello da vedere come Jovic, ma anche ieri sera aveva messo in porta due palloni. E poi l’esultanza….semplicemente geniale. In una gara difficile e fisica come quella di Verona, si riparta da lui!
  • Bonaventura: pochi discorsi, quando si accende Jack la squadra diventa magicamente un’altra. Impreciso sotto porta, serve i tre assist delle reti viola: in una squadra tecnicamente mediocre come la Fiorentina, resta il dispensatore di ossigeno. Imprescindibile.
  • Terzic: per l’ennesima volta dimostra, partendo dalla panchina, la voglia di spaccare il mondo. A destra, a sinistra, in fase difensiva ed in quella di spinta gioca una partita infinitamente superiore sia a Dodò, che a Biraghi (per non parlare del fortunatamente assente Venuti). Mister hai preso appunti? Ce la fai?

IL BRUTTO

  • Biraghi: dopo un primo cross estremamente interessante, entra in un tunnel di sciocchezze da far accapponare la pelle. Terzic al suo cospetto sembra Roberto Carlos. Mister per favore, basta con questo scempio!
  • Il centrocampo viola nella prima mezz’ora: Bianco e Mandragora, insieme a Bonaventura, sono stati letteralmente sovrastati e dominati dai dirimpettai portoghesi. Sempre slegati, lontani, incapaci di far ripartire l’azione e di fare filtro davanti alla difesa. Che Bianco non sia un campione credo lo sappia chiunque, ma in una gara internazionale in cui il pallino del gioco deve essere in mano agli avversari, forse non sarebbe stato meglio mettere Mandragora in mezzo? Oltretutto pensando alla struttura fisica non solo di Bianco, ma anche dei due centrali difensivi, Quarta e Ranieri, non certo dei pivot cestistici. Resto convinto che in un campionato in cui la Fiorentina non ha più nulla da chiedere, si debba insistere su Bianco, ma magari cerchiamo di metterlo nelle migliori condizioni per esprimersi! Coppia rimandata a Settembre!
  • Goal line technology e direzione arbitrale: una roba del genere non l’avevo mai vista, un arbitro che sconfessa la tecnologia sulla base di un replay togliendo autorevolezza ad una delle poche innovazioni tecnologiche che aveva sempre aiutato gli arbitri. Il fischietto francese però, poco dopo, riesce a fare quasi peggio quando, dopo l’ammonizione di Quarta, permette ai portoghesi di far ripartire l’azione senza attendere il fischio. Ripasso del regolamento assolutamente necessario!!!
  • Il riscaldamento dei calciatori viola: probabilmente nessuno lo ha visto, o forse non si vuole dirlo né scriverlo, ma ieri i calciatori della Fiorentina non hanno effettuato il riscaldamento sotto la Curva Fiesole, settore da cui ho visto come di consueto la partita. Cucciolotti avete paura? E di cosa? Di qualche cattivone che vi possa dire che fate ridere? Dai che la mamma stasera a casa vi rincalza le coperte e vi dà un bel bacio sulla fronte. Non so di chi sia stata l’idea, so però che voi Firenze non l’avete proprio capita!

A voi per i commenti!!

Che si gioca?

Come recita un vecchio detto popolare, “tanto tuonò che piovve!” Insomma, il Bottegone dopo la lunga rincorsa è arrivato ed ora Joe il Pistoiese ha raggiunto Sandrino il Bressesino sul gradino più alto del podio….. riuscirà a superarlo di rincorsa?

I pronostici dell’ultimo weekend hanno mietuto diverse vittime visto che sia il Lungo, che il Pappagallone Reale che Andrea hanno segnato addirittura un -1 che ha accorciato incredibilmente la classifica in alto: adesso troviamo ben 6 giocatori nel raggio di 5 punti e può succedere di tutto! Joe invece, con il +4 di giornata, affianca Sandrino ed ora è lanciato verso il traguardo finale. Le gare però sono ancora tante, la corsa è lunga, andiamo subito a vedere la classifica aggiornata dal mitico Meneghino di Paderno Dugnano:

Sandrino il Bressesino e Joe il Pistoiese 61
Lungo 55
Il Pappagallone Reale 53
Niccolò, L’Argentino Fiorentino ormai quasi Parigino e Carlo il Meneghino di Paderno Dugnano 52
Salva il Molisano 50
Francesco il Meneghino Junior 48
Bomber Siiimo 47
Il Crociato Gialloblù 42
Andrea 33
Luchino il diavolo rossonero 18

Ecco le partite da giocare in questo weekend:

La gara più scontata: PORTO – GIL VICENTE= 1

Dopo aver sbagliato la gara scontata della scorsa settimana, il Chelsea in Premier League, continuo a guardare in terra straniera e stavolta plano in Portogallo. Il Porto non ha certo rubato l’occhio nella gara di Champions League contro l’Inter anche se ha dimostrato di essere una squadra solida, spigolosa, organizzata e con un buon attaccante come Taremi. Considerando che per tornare anche nella prossima stagione a disputare la competizione europea più importante deve arrivare nelle prime due, quella di domenica è una gara assolutamente da non sbagliare. Con il Braga che tallona il vertice, la squadra di Sergio Conceicao non può fallire l’obiettivo dei 3 punti. Sperando vada meglio che con il Chelsea, dico pronostico chiuso ed 1 fisso.

La sorpresa della giornata: MILAN – ATALANTA = 2 (Risultato 1 – 2)

Una partita difficilmente leggibile tra due contendenti alla prossima Champions League. Dopo un periodo buio senza gioco né risultati, i rossoneri sembrano essere tornati ai livelli dello scorso anno grazie soprattutto ad un nuovo sistema di gioco che permette di subire meno reti. La difesa a tre varata da mister Pioli infatti, regala maggiori libertà offensive a Theo Hernandez e, nel contempo, aiuta i propri difensori a coprire meglio le zone di campo spesso colpite dalle verticalizzazioni avversarie. Il nodo resta sempre l’attacco, in cui un Leao tornato dal mondiale pressoché irriconoscibile, non sembra più in grado di fare la differenza né dal punto di vista realizzativo, né in versione assist man per Giroud. Se però si parla di difesa a tre, si parla di Gasperini, tecnico da sempre amante di questo sistema di gioco che conosce pregi e difetti di questa disposizione. Considerando ciò e considerando soprattutto che l’Atalanta è spesso mortifera grazie alle ripartenze degli attaccanti Lookman ed Hojlund, l’assetto difensivo rossonero potrebbe anche saltare per aria. Reduce dall’inaspettata sconfitta interna contro il Lecce, la Dea non si può concedere altri passi falsi ed andrà certamente a San Siro senza timori né paure. Le frecce bergamasche avranno la meglio sulla difesa di Pioli, vittoria esterna e corsa Champions sempre più aperta!

A voi per i pronostici!