L’Italia Under 21 è ai quarti di finale!

Obiettivo raggiunto, pronostico rispettato!

Gli azzurrini di Nicolato concludono il girone della fase finale degli Europei Under 21 al secondo posto dietro la Spagna e si qualificano per i quarti di finale che si disputeranno il 31 maggio ancora in Slovenia, grazie a una vittoria e due pareggi (per il programma ufficiale leggi il link di seguito https://it.uefa.com/under21/news/0257-0df1d43707bf-42ff05fccd11-1000–il-calendario-della-fase-finale-di-euro-u21-del-2021/).

La qualificazione al turno successivo non è però l’unica buona notizia per l’Italia che ha dimostrato di poter contare su ottime individualità e su di uno spirito di gruppo che ha permesso di superare le avversità che gli azzurrini si sono trovati di fronte. Già al momento del sorteggio, la sfortuna di dover affrontare la Spagna campione uscente della manifestazione e dominatrice del calcio giovanile europeo nell’ultimo decennio aveva fatto storcere la bocca a diversi osservatori. A ciò poi, si aggiungeva il fatto di dover giocare anche contro una delle nazioni organizzatrici, la Slovenia che poi alla riprova dei fatti si è invece rivelata la compagine più debole del gruppo.

Al termine del girone, possiamo dunque analizzare i PIU’ ed i MENO degli azzurrini:

I PIU’

  • Carnesecchi: devo ammettere che conoscevo poco questo estremo difensore prodotto del vivaio dell’Atalanta che milita in Serie B nelle fila della Cremonese. Se l’Italia è ai quarti di finale, buona parte del merito è di questo ragazzo esplosivo tra i pali e sicuro in uscita. Sia nella prima gara contro la Repubblica Ceca, probabilmente la più difficile ed  importante dal punto di vista psicologico, sia in quella contro la Spagna Carnesecchi ha permesso alla propria squadra di portare via un risultato positivo nonostante le difficoltà e l’inferiorità numerica. Se pensiamo che a questi Europei sarebbe stato ancora in quota anche Donnarumma, possiamo dire che la scuola dei portieri italiani è tornata viva e vegeta!
  • La rosa azzurra: un po’ per scelta, molto per le squalifiche, Nicolato ha dovuto cambiare tantissimi uomini nelle tre partite che hanno visto impegnata l’Italia. In difesa quelli che sembravano essere dei rincalzi, Lovato e Ranieri, hanno svolto egregiamente il compito ed hanno dimostrato di essere dei titolari in più. In mezzo al campo poi, dove Tonali doveva essere il faro, la qualità e la varietà dello scacchiere azzurro ha fatto la differenza. La grinta di Frattesi, il senso del gol di Maggiore, le geometrie di Pobega, la corsa di Rovella: un reparto ben assortito anche  senza il gioiello tanto atteso. Davanti poi tra i titolari Scamacca e Cutrone, abbiamo scoperto il senso del gol di Raspadori e la sagacia tattica di Colombo. Insomma il gruppo, con la G maiuscola, con tante alternative pronte in ogni momento a dare una mano!
  • Nicolato: il Commissario Tecnico ha inciso tantissimo sia nel girone di qualificazione che in questa settimana complicatissima. Si è presentato con una squadra molto giovane, che può contare su di un numero minimo di calciatori nati nel 1998 (Cutrone su tutti), che ha visto alcuni calciatori traslocare in Nazionale A da Mancini (Kean, Locatelli, Bastoni oltre Donnarumma), che ha dovuto rinunciare all’ultimo momento per infortunio a Ricci oltre che a Sottil. Nonostante tutto questo, è riuscito a portare avanti un progetto che era nato nelle nazionali giovanili, tra tutte l’Under 20 che aveva ben figurato agli ultimi Mondiali di categoria, ed ha confezionato l’abito giusto alle caratteristiche dei calciatori. Nicolato porta avanti la grande tradizione dei tecnici federali italiani dei Maldini, Gentile, Rocca… speriamo che i risultati diano il giusto merito al lavoro tanto silenzioso quanto prezioso del CT veneto.

I MENO

  • I cartellini rossi: ancora una volta è stata lampante la desuetudine dei calciatori italiani rispetto agli standard arbitrali europei. Per quanto alcune decisioni siano apparse assolutamente esagerate, come il secondo cartellino giallo comminato a Marchizza nella gara contro la Slovenia, non è possibile non riuscire a concludere nemmeno una gara su tre senza subire espulsioni. Oltre alle oggettive difficoltà che ciò ha comportato per la squadra, resta anche la brutta immagine che gli azzurrini hanno dato del calcio italiano in Europa. In vista dei quarti di finale, non sarà ammissibile continuare a commettere certi errori.
  • Tonali: doveva essere la guida, la stella, il metronomo. Il suo girone finale è durato 82 minuti, probabilmente i peggiori della nostra Under 21 in queste tre gare. Chiaramente non si possono addossare a lui le colpe per la brutta prestazione nella partita iniziale, ma il fallo che ha portato alla sua espulsione è assolutamente da condannare e le tre giornate di squalifica ne sono state la naturale conseguenza. Da da quel momento in poi però, gli azzurrini hanno preso fiducia tanto da creare tre nitide occasioni da rete contro la Repubblica Ceca in poco più di 10 minuti, oltre che uscire poi imbattuti contro la Spagna grazie ad una prestazione autorevole, ed infine a sbarazzarsi in poco più di mezz’ora della Slovenia mettendo in cassaforte risultato e qualificazione. Quale futuro dunque per Tonali? Nicolato lo porterà comunque alle finali considerando che ha ancora da scontare un turno di squalifica? Certo è che l’impatto con le responsabilità sia in maglia rossonera che con quella azzurra, si sta rivelando più ostico del previsto per l’ex calciatore del Brescia!

Ci sentiamo il 31 maggio per tifare azzurrini nella gara secca dei quarti di finale!

E’ tornato Iachini. Viva Beppe!

Chi segue il blog lo sa: non sono mai stato un fan dello Iachini allenatore, nemmeno quando nella scorsa stagione, dopo il blocco del campionato dovuto al Covid, la Fiorentina aveva inanellato vittorie importanti per la salvezza finale. Io non lo avrei mai confermato, ma adesso tutto questo non conta più: l’unica cosa che ha importanza è la classifica ed i risultati, ed allora Iachini è tutto sommato una risposta logica.

L’ultima settimana è stata la fotografia perfetta della gestione statunitense della Fiorentina: l’allenatore più amato della storia dà le dimissioni (già ventilate da più spiragli dopo la gara di Benevento) due giorni dopo la sconfitta contro il Milan, una partita anche ben giocata dalla squadra e la società non proferisce parola. Quella stessa società che fino a qualche settimana fa parlava a reti unificate per polemizzare con il Governo nazionale, con quello regionale, con il sindaco, con la Lega Calcio, in uno dei momenti più critici della storia viola non trova il modo ed il tempo per parlare con la piazza. Quella stessa società che alla piazza parlava attraverso radio, televisioni, giornalisti, social networks e qualunque mezzo di comunicazione. Nel silenzio generale se ne va dunque Cesare Prandelli che lascia l’incarico con la consueta signorilità, con il consueto rispetto, con quel modo di fare inattaccabile che ha fatto innamorare intere generazioni di fiorentini. Un tecnico che aveva perso serenità, che ha trovato in questa nuova esperienza viola maggiori difficoltà rispetto a quelle che si aspettava ma che nessuno si deve permettere di mettere in discussione come UOMO. Tutti ci aspettavamo di più da questa esperienza, tutti abbiamo il diritto di criticare e di dire la nostra in merito alle sue scelte tecnico tattiche, ma nessuno ha il diritto di criticare l’uomo, i suoi sentimenti, i motivi per cui se n’è andato. In un mondo in cui nessuno mai si prende le proprie responsabilità ed ha il coraggio di dimettersi, Cesare si dimostra ancora una volta una mosca bianca.  Grazie comunque mister Prandelli, ti auguro di ritrovare quella serenità necessaria ad affrontare la vita!

Parlando del rettangolo di gioco, ammetto di essere rimasto molto deluso dall’atteggiamento dei calciatori viola che, a parte Vlahovic, non hanno nemmeno salutato il mister appena dimesso. Mi è parsa una gravissima mancanza di rispetto che non fa altro che confermare quanto sia necessaria una rivoluzione estiva. Con Iachini chiaramente si tornerà a vedere un film che sappiamo perfettamente come comincia, come si sviluppa e come finisce. Una squadra accorta, che giocherà con il 3-5-2 che anche i calciatori sembrano prediligere, un calcio fatto di marcature ferree, di tanta corsa e grinta, di poca tecnica e spettacolo. Si tornerà dunque a badare al sodo, a cercare solamente il risultato nella speranza che alcuni dei calciatori che sono sbocciati con Prandelli non vengano ricacciati nel dimenticatoio. Vorrei infatti ricordare che Vlahovic con Iachini spesso faceva la panchina per far giocare Kouamè o Cutrone, Eysseric spesso non si allenava nemmeno con la squadra e Martinez Quarta non vedeva il campo praticamente mai così come Pulgar era sempre a sedere accanto al mister. Speriamo che il lavoro di Prandelli, per quanto certamente non spumeggiante, non venga disperso perché questo non è il momento di tentare nuovi esperimenti. Il calendario mette già sabato la Fiorentina di fronte ad uno scontro diretto contro il Genoa, e visto che i viola adesso hanno 7 punti di vantaggio sulla terz’ultima sarebbe fondamentale non inciampare. Ricordiamo che Iachini era stato esonerato alla settima di campionato con soli 3 punti margine, dunque speriamo che il cambio di manico abbia lo stesso effetto della scorsa stagione. Siamo certi che il cuore viola di Beppe porterà ancora una volta la nave in salvo grazie al lavoro, all’entusiasmo, allo spirito che ha sempre contraddistinto la sua opera.

La speranza è che nel frattempo la società Fiorentina impieghi questo tempo per la programmazione innanzitutto dei quadri tecnici e dirigenziali. Queste prime due stagioni dell’era Commisso sono pressoché fallimentari non solo dal punto di vista dei risultati, ma anche dell’appeal societario. La squadra viola lotta nuovamente per non retrocedere, i calciatori arrivati nelle sessioni di mercato di Pradè sono quasi tutti svalutati o già ripartiti, la guida tecnica non ha mai trovato continuità. Gli allenatori frullano come trottole, i calciatori non riescono ad avere un minimo di continuità….può bastare per ripensare determinate scelte?

Fino al termine della stagione tutti uniti come un sol uomo per raggiungere di nuovo la salvezza, poi però sarà necessario tirare le somme e ricominciare da capo!

Diario di un cassintegrato – parte diciannovesima

E’ stata una settimana difficile, psicologicamente una delle più difficili dell’ultimo anno.

La diminuzione dei giorni lavorati dopo i primi timidi segnali di ripartenza, hanno probabilmente risvegliato e riportato in superficie ansie e paure che negli ultimi mesi ero riuscito a governare. La rinnovata dimensione delle giornate vuote ha avuto un effetto da detonatore che sono comunque riuscito a gestire seppur con qualche difficoltà in più. Le lunghe passeggiate, le sedute di jogging stanno ormai diventando anch’esse un’abitudine, sicuramente piacevole, ma comunque ripetitiva e la sempre maggiori difficoltà di trovare qualcuno che condivida la tua situazione non migliora certo la situazione. Fortunatamente la cassa integrazione continua ad arrivare regolarmente e dunque posso ritenermi fortunato, ma l’aspetto psicologico inizia a pesare.

L’avvicinamento poi alla data del 30 giugno, quella in cui il governo Draghi farà decadere il blocco dei licenziamenti, non aiuta certo a rasserenare la situazione, ma alcuni studi usciti questa settimana mi fanno sentire meno solo. Secondo un’indagine del Censis svolta tra i lavoratori dipendenti, 4 milioni e quattrocentomila persone hanno paura di perdere il proprio lavoro e se sommiamo ad essi quelli che invece temono “solamente” di vedere il loro salario ridotto, si arriva all’incredibile cifra di 10 milioni di italiani…ripeto 10 MILIONI!!! Un sesto della popolazione di questo paese vive in preda a questo sentimento e giustamente che si fa? Si apre ai licenziamenti….idea geniale da parte di un governo che sarà certamente illustre, preparato, inattaccabile nei fondamenti, ma quanto ad empatia ed a lettura dei sentimenti del paese è tra i più freddi ed algidi che io abbia mai visto. Rispetto al Premier Draghi ed a Franco (per chi non lo sapesse è il Ministro dell’Economia), anche Mario Monti era un trascinatore di popoli! E poi ci si domanda perché gran parte del Paese ha nostalgia del precedente Presidente del Consiglio? Seppur con tutte le sue inadeguatezze, con tutte le sue esagerazioni comunicative di conferenze stampa che cadevano sempre nell’ora di punta, Conte aveva la capacità di farci sentire comunità, di essere comunque guidati, di essere rassicurati. Tutte cose che per l’attuale premier Draghi sembrano inutili orpelli.

Nonostante qualche brutto pensiero, il lavoro su me stesso va avanti e sono ormai oltre la metà del corso di aggiornamento di Google (cioè questo). In aggiunta poi al lavoro che sto portando avanti sul blog, questa settimana sto partecipando ad una Challenge che si sta rivelando molto interessante. Negli ultimi mesi per svariati motivi, il mio utilizzo di supporti digitali, tra cui smartphone, tablet e PC è cresciuto a dismisura ed ha iniziato ad occupare anche dei momenti della mia giornata che invece dovrei dedicare alle altre persone oppure perché no a me stesso. Ecco allora che mi sono iscritto ad una Challenge (cioè ad una sfida) di Digital Detox, cioè ad una serie di comportamenti grazie ai quali si cerca di disintossicarsi dall’utilizzo ormai quasi compulsivo di questi mezzi digitali. Il semplice cambiamento di alcune abitudini quotidiane può farci riappropriare di momenti che normalmente spendiamo su internet, sui social, sulle chat. Togliere ad esempio tutta una serie di notifiche del telefono, smettere di appoggiarlo sulla tavola quando si pranza o si cena, non utilizzarlo più per leggere la sera prima di addormentarsi, aiuta a migliorare le interazioni con gli altri e la cura di sé stessi. In questi tempi in cui ormai tutto è mediato da un apparecchio, tornare a parlare con le persone senza farsi distrarre in continuazione dalle notifiche delle chat, è una bella boccata d’ossigeno. Vi consiglio di provarci! Vi piacerà!

Alla prossima puntata del diario!

Un nuovo PD?

Il tempo corre veloce, la politica ingoia leadership vere o presunte, scompagina alleanze, interpreta le pulsioni del paese: ma una certezza c’è, attraversa tempi, mode ed esperienze ed è la rissa continua tra le correnti del PD!

Un partito che era nato per unire due famiglie politiche italiane ed europee nel segno del riformismo e di un centro sinistra moderno, in questi anni ha fagocitato segretari pur facendo parte di quasi tutti i governi, ha aperto e chiuso esperienze di coalizioni, ha cavalcato l’illusione della vocazione maggioritaria prima, quella della rottamazione poi, per non parlare del semi presidenzialismo o di altre decine di temi. Ciò che invece non ha mai avuto, che è sempre mancato, è un progetto di largo respiro, un’idea di sistema paese, un orizzonte sociale da costruire ed in cui credere. E’ mancato insomma un disegno che raffigurasse l’Italia di domani, che non si fermasse alla lotta per l’incarico regionale o nazionale, che non usasse il partito come un autobus per arrivare allo scranno. E’ sembrata una semplice rincorsa verso il posto al sole che desse visibilità, consenso, potere senza che si volesse utilizzarlo per il bene della comunità. Un partito che ha dato l’impressione di un continuo riposizionamento volto solamente alla conquista di posti di governo indipendentemente dalle alleanze, dai candidati premier, dagli alleati.

Dopo l’oggettivo disastro delle elezioni politiche del 2018, il PD aveva scelto Nicola Zingaretti come nuovo segretario del partito. Il Governatore della Regione Lazio, da sempre più vicino all’ala sinistra, ha oggettivamente riportato il PD al centro dello scenario politico del paese con scelte anche azzardate. Basti pensare alla piroetta necessaria a far partire il Governo Conte 2, al mantenimento di alcuni dei parlamentari più vicini a Renzi nei ruoli apicali di partito, alla corsa per le regionali in cui ha iniziato a stringere anche patti territoriali con il Movimento 5 Stelle. E’ chiaro a tutti però che Zingaretti ha pagato il logoramento da parte di un segmento sempre più consistente del proprio partito soprattutto dopo la caduta di Conte e l’insediamento di Draghi, altro passaggio in cui la posizione del PD è apparsa ondivaga e poco decisa. Le dimissioni di Zingaretti sono però state un atto coraggioso di un uomo che ormai era diventato il parafulmine per qualunque tipo di problema sfiorasse il centro sinistra ed il paese. Ecco allora che la scelta del Governatore ha messo a nudo tutte le tattiche che si muovevano dentro e fuori dal partito.

E’ indubbio che la caduta del Governo Conte abbia terremotato il sistema politico italiano, anche se forse non nella direzione che Renzi ed i suoi avrebbero auspicato. Da una parte infatti, i 5 stelle sono ormai diretti verso la guida dell’ex premier Conte, nemico giurato del fu rottamatore, mentre il PD ha scelto come ancora di salvezza proprio quel Letta che fu pugnalato alle spalle da Renzi e non solo, nell’ormai lontano 2014. La scelta di Letta, accolto da tutti come possibile salvatore della patria, ha avuto conseguenze dirompenti nelle prime settimane. Il neo-segretario ha innanzitutto posto come centrale fin da subito la parità di genere, questione negli ultimi tempi dimenticata, come dimostrato anche dalla scelta di tre ministri PD uomini nel governo Draghi. Grazie a questa giusta battaglia, Letta ha avuto buon gioco a rinnovare l’organigramma del partito con due vice segretari giovani, rappresentativi del centro e della sinistra, un uomo ed una donna: Irene Tinagli, appartenente all’ala più liberaldemocratica, e Peppe Provenzano, ex Ministro del Sud, più vicino alle tematiche sociali e del lavoro. Oltre a ciò, Letta ha fissato subito in agenda appuntamenti importanti che puntano alla costruzione di un’alleanza larga che possa essere competitiva e pronta nel momento in cui ci saranno le prossime elezioni amministrative, quelle politiche, ma che risulti anche decisiva nella scelta del nuovo Presidente della Repubblica. E l’orizzonte all’interno del quale il neo segretario del PD si è mosso è stato quello della maggioranza che ha sostenuto il Conte 2 ed ha cercato di formare il Conte ter: ha già incontrato Speranza, ha parlato diffusamente con l’ex Premier Conte, ma non ha ancora incontrato Renzi. E la distanza dall’ex scout non accenna a diminuire anche nella volontà di cambiare i capigruppo di Camera e Senato. A differenza di Zingaretti che aveva lasciato andare avanti Del Rio e Marcucci, elementi di spicco del PD turborenziano ed esponenti della corrente denominata Base Riformista, Letta ha deciso di cambiare e per farlo ha utilizzato di nuovo l’argomento della parità di genere con due donne al comando. Ecco allora che subentreranno Simona Malpezzi al Senato, esponente della stessa corrente, ed un’altra donna, forse Debora Serracchiani alla Camera: mentre Del Rio, con la consueta cortesia istituzionale, ha rimesso subito il mandato di capogruppo nelle mani del segretario, più difficile è stato per Marcucci rinunciare al ruolo che gli aveva affidato Renzi.

Insomma la rivoluzione morbida è in atto, Letta si è messo in cammino forte di un mandato che il partito gli ha affidato quasi all’unanimità. Anche stavolta però, sembra che l’unità ritrovata sia pressoché solo di facciata tra personaggi che cercano di non mollare l’osso, altri che sembrano continuare a cercare sponde fuori dal proprio recinto,  altri ancora che sono già pronti a ricominciare con i loro distinguo. Credo che per il Partito Democratico sia l’ultima occasione di rimettersi in carreggiata, ma servirà innanzitutto tornare ad ascoltare la base non solamente durante le campagne elettorali e sarà necessario soprattutto ricominciare ad interpretare la società per offrire un’idea di futuro, un’idea di come si vuole che sia l’Italia di domani. Avere insomma la voglia e l’ardire di dare risposte non solamente alle geometrie parlamentari, ma soprattutto alla ripartenza post Covid, alla crisi economica, ai problemi del lavoro, alla parità salariale, ai problemi che i nostri bambini ed i nostri giovani avranno dopo aver perso più di un anno della propria vita.

Insomma, il PD che Italia immagina? Che Paese sogna? 

Che si gioca??

La testa della classifica non trova pace ed anche questa settimana subisce uno stravolgimento pressoché completo. Ben sei di noi inciampano su Arthur e la Juventus e dunque sbagliano la gara scontata della settimana, mentre il Meneghino Junior riesce addirittura a centrare il cappotto con +6 che lo rimette in scia ai primissimi grazie allo 0-2 di Roma Napoli. L’assembramento in cima continua, il gioco ci appassiona ed allora vediamo come possiamo superare la sosta delle nazionali. Come preannunciato nel mio video su YouTube, mi è sembrato carino dare continuità alla rubrica e dunque, pur non essendo un grande tifoso della nazionale, ho cercato di utilizzare le prossime tre gare di Mancini e soci per il nostro gioco. Prima di svelare i miei pronostici, diamo un’occhiata alla graduatoria aggiornata con l’aiuto di Carlo:

Carlo il Meneghino di Paderno Dugnano 36
Niccolò 34
Francesco il Meneghino Junior 33
Joe il Pistoiese 32
Lungo 28
Salva il Molisano 25
Argentino Fiorentino ormai quasi Parigino 24
Bomber Siiimo 20
Luchino il diavolo rossonero 18
Juri detto Alan Bencio 3

Venendo ai pronostici, ho utilizzato tutte le tre gare dell’Italia in modo da non cambiare il numero delle partite da giocare ma chiedendo il risultato esatto di ognuna oltre che l’esito finale. Vista la relativa facilità delle gare in questione, verrà assegnato 1 punto per aver azzeccato il segno, +3 per ogni risultato giusto ma non ci sarà la penalizzazione per l’errore. Tutto chiaro? Andiamo!!

ITALIA – IRLANDA DEL NORD: 1

RISULTATO ESATTO: 2 – 0

BULGARIA – ITALIA: 2

RISULTATO ESATTO: 1 – 3

LITUANIA – ITALIA: 2

RISULTATO ESATTO: 0 – 3

Mi scuserete se stavolta non faccio la presentazione di ogni singola partita, ma la vacuità degli avversari del girone della Nazionale di Mancini mi porterebbe a scrivere solamente statistiche trovate su internet o posizioni relative al ranking FIFA.

A voi per i pronostici!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – MILAN = 2 – 3

Se non fossimo tifosi, potremmo dire che è stata una partita divertente, aperta ad ogni risultato, piena di ribaltamenti di fronte. Essendo però parte in causa di una squadra che continua a lottare per la salvezza, dobbiamo dire che usciamo da questa partita con una grande delusione addosso. Delusione non certo per la prestazione quanto per il risultato e per l’andamento delle occasioni e delle reti. La Fiorentina è purtroppo sparita dopo il gol del 2 – 1 ed ancora una volta ha dimostrato di non avere leaders riconoscibili che possano aiutare la squadra nei momenti di difficoltà, nelle occasioni in cui è necessario avere un condottiero che prenda per mano i compagni e li conduca ad un porto sicuro. E’ stata la sfida tra due tecnici, due uomini che erano, sono e resteranno sempre nel cuore di una città che li ha apprezzati innanzitutto per le doti umane e morali, e poi per quelle tecnico-tattiche.

Non troverete il mister Prandelli in nessuna delle due categorie poiché credo che la Fiorentina abbia giocato per 60 minuti una delle partite più convincenti della stagione grazie ad una disposizione ottimale e grazie alla qualità che è stata messa in campo. Credo però che alcuni cambi siano stati francamente discutibili (ad esempio aver rinunciato ad Amrabat anche nel momento di difficoltà quando Pioli ha messo in campo Bennacer) ma comunque il coraggio e la predisposizione al gioco mi sono piaciuti. Resta purtroppo l’amaro in bocca per la sconfitta finale che lascia invariato il vantaggio sulla terzultima: un pareggio non avrebbe scavato un solco fondamentale nei confronti del Cagliari, ma avrebbe dato una spinta psicologica notevole. Dopo la sosta dedicata alle nazionali, sarà necessario non sbagliare la trasferta di Genova contro i rossoblù per non ripiombare nelle sabbie mobili della lotta per la salvezza.

IL BUONO

  • La formazione iniziale: se Cesare Prandelli voleva dare un messaggio alla squadra, lo ha fatto con le scelte inziali. Una Fiorentina piena zeppa di qualità a costo anche di sbilanciarsi contro la seconda in classifica. Un solo centrocampista capace di fare filtro, Pulgar, e poi tutti insieme Castrovilli, Eysseric, Bonaventura, Ribery e Vlahovic. Insomma una rivoluzione copernicana se si pensa al 3-5-2 con Venuti e Caceres sugli esterni di centrocampo! Un chiaro messaggio che la squadra ha recepito giocando una partita gagliarda in cui la Fiorentina è stata sempre dentro la gara creando, segnando, certamente anche subendo, ma comunque dando dimostrazione di poterci provare in ogni momento. A tratti sembrava la Fiorentina del primo Cesare!
  • Pulgar: la punizione del primo gol è degna del centrocampista che giocava nel Bologna e che raramente abbiamo visto a Firenze. A parte la rete, offre una prestazione di sostanza in cui riesce, nonostante la forzata solitudine in mezzo al campo, a dare un equilibrio più che sufficiente alla squadra finché anche i compagni ci provano. Cala poi insieme a tutta la squadra, ma è uno degli ultimi ad arrendersi. Che si sia finalmente capito che è meglio quando gioca a due e non ha compiti di playmaker?
  • Eysseric: è vero, è in marcatura su Diaz nel gol del pareggio rossonero e perde la palla che dà l’inizio all’azione del 3 – 2 rossonero, ma vogliamo dimenticarci tutto ciò che il francese fa prima di questi episodi? Gioca una partita a tutto campo, limita per quanto è possibile Theo Hernandez, recupera tantissimi palloni e spesso li rigioca in modo intelligente. Tecnicamente ha un piede educato e fisicamente si danna l’anima fino al 90° anche da centrocampista centrale. Ritrovato, uomo in più per il finale di campionato!
  • Vlahovic: non segna, non ruba l’occhio, ma è protagonista di un nuovo passo in avanti nel proprio processo di maturazione. Contro una delle potenze del campionato, gioca una partita di sostanza lottando su tutti i palloni e propiziando anche il primo gol al Franchi di Ribery. Riesce finalmente a coprire il pallone come fanno i grandi attaccanti e, così facendo, scala altre posizioni nella top ten del calcio italiano. Da blindare.

IL BRUTTO

  • Letture della difesa viola: ci tornerò nel video di domani, ma i movimenti difensivi della coppia Milenkovic – Pezzella, uniti ad un Quarta difensore esterno, sono semplicemente da brividi. Nel primo tempo, il Milan riesce a trovare Ibrahimovic due volte alle spalle della difesa viola con palloni verticali di semplicissima lettura: lo svedese riesce a fare un gol ed a colpire una traversa con il minimo sforzo proprio per il cattivo posizionamento della retroguardia di Prandelli. Lavorarci a fondo è fondamentale!!
  • Martinez Quarta: nelle ultime settimane è stato spesso tra i migliori in campo, ma in questo caso lo dobbiamo mettere dietro la lavagna. Si dimentica di tenere la linea difensiva alta in occasione del primo gol ed in altre occasioni risulta svagato e disattento. Non riesce poi ad aiutare la squadra in fase offensiva come invece aveva fatto nelle ultime prestazioni, lasciando anzi spesso sguarnita la propria zona di competenza. Da rivedere.
  • Bonaventura: schierato da centrale in un centrocampo a 4, fatica tantissimo ad entrare nel vivo del gioco. Non riesce a fare filtro come dovrebbe e spesso tende a strafare cercando la soluzione personale dal limite dell’area. Patisce probabilmente la gara da ex col dente avvelenato, ma anche la posizione in campo non è probabilmente la più congeniale. Forza Jack, la salvezza passa anche dai tuoi piedi!

Ci vediamo domani su YouTube per l’approfondimento tattico…chissà se ci sarà Portobello!?!?!?

Il diario di un cassintegrato – parte diciottesima

Un’altra settimana da cassintegrato è terminata e la situazione lavorativa, dopo un timido raggio di sole, è tornata ad abbuiarsi.

Nonostante qualche segnale di ripresa delle attività apicali che organizziamo, l’azienda ha prorogato la cassa integrazione e lo ha fatto utilizzando termini e regole ancora più stringenti che in precedenza. Dalla prossima settimana infatti, forse perché ci ha visto stanchi(?!?!), non saremo più chiamati a lavorare due giorni, ma uno solo sui cinque previsti. Tale situazione sembra purtroppo destinata a durare alcune settimane e se sommiamo questa novità con lo sblocco dei licenziamenti nelle aziende più grandi dal primo luglio in poi, certo non si può dire che la condizione dei lavoratori dei settori più colpiti dalla crisi pandemica sia serena. Purtroppo l’idea del governo è che fino al 30 giugno si garantisce il posto di lavoro, poi il mercato farà la propria corsa come se la crisi non fosse dovuta al Covid ma ad una cattiva programmazione o all’incapacità di aziende e lavoratori di svolgere le loro rispettive mansioni.

Nonostante questo, il mio aggiornamento on line continua e con esso anche la mia osservazione in merito al governo Draghi, quello dei cosiddetti migliori. Detto della fine del blocco dei licenziamenti, la notizia che questa settimana mi ha colpito maggiormente è quella relativa all’arrivo della cosiddetta pacificazione fiscale. Normalmente quando si usa un sostantivo davanti alla parola fiscale, dietro si nasconde una fregatura ed infatti….per utilizzare la lingua italiana, nel prossimo “decreto sostegno” si annida un gran bel condono tombale per tutte le cartelle fino a 5.000 euro per coloro i quali abbiano un reddito fino a 30.000. Proprio quello che ci voleva in un momento come questo! Continuiamo a premiare i furbi e poi, mi raccomando, lamentiamoci che mancano i soldi per la sanità, la scuola, le forze dell’ordine etc etc! Senza considerare inoltre il messaggio devastante che si offre al Paese in un momento in cui si avrebbe bisogno di pace sociale, di un fronte comune impegnato per lottare contro il Covid, per fare avanzare la vaccinazione, per far ripartire l’economia. Ed invece mettiamo ancora una volta gli uni contro gli altri, i furbetti contro quelli che hanno sempre pagato, i garantiti contro i precari e chi più ne ha più ne metta. Se un tale condono lo avesse fatto un governo a guida Berlusconi o Conte, avremmo i giornaloni a fare la battaglia a reti unificate per la moralità e la fedeltà fiscale, ma poiché questa idea geniale è partorita dall’esecutivo dell’ex Presidente della BCE tutti zitti ed in coperta. Mamma mia che pena! Quanta disonestà intellettuale, quanto in basso è caduto il giornalismo politico italiano!

La notizia più bella della settimana è la fine della quarantena dei miei bambini!! Il più grande, dopo settimane di didattica a distanza, è stato molto coraggioso nell’affrontare il tampone, il più piccolo è riuscito a sfidare una clausura lunga venti giorni con una serenità che ha dato forza anche a me ed a mia moglie per superare questa nuova prova così dura. La gioia che ho visto nei loro occhi quando abbiamo potuto finalmente tornare ai giardini a giocare con gli amici, mi permette di immaginare ciò che stanno provando tutti i bambini ed i ragazzi in questo periodo così probante. Torno ancora una volta a ribadire che sono convinto si stia sottovalutando l’impatto psicologico che questo stravolgimento sta avendo, ha avuto ed avrà su questi ragazzi nel loro sviluppo psico-fisico.

Chiudo la mia pagina di diario con il consueto consiglio che stavolta interessa un libro ed in questo caso un libro divertente (o che lo dovrebbe e/o vorrebbe essere). Lo scritto in questione si intitola appunto “Libro” ed è di Maccio Capatonda, un volto noto soprattutto per le sue gag esilaranti fatte in video spesso brevi, tipo clip musicali. Il libro è un’autobiografia in cui l’autore racconta la propria vita con diversi particolari mescolando battute, capitoli più seriosi ed episodi curiosi. Il libro scorre via abbastanza velocemente ma sinceramente a me non è piaciuto molto. Probabilmente l’attesa che avevo nei confronti del volume era errata a fronte di ciò che invece Maccio Capatonda voleva comunicare. Mi aspettavo infatti di ridere, di divertirmi, di passare delle belle ore spensierate, mentre in realtà il volume non è poi così divertente. Credo sinceramente che Capatonda sia più bravo nelle produzioni e nelle gag televisive che nella scrittura soprattutto perché il libro non convince né nella pura narrazione, né nell’istinto comico anche se dobbiamo riconoscere che l’idea di chiamare il volume “Libro” e di offrire ai lettori addirittura le istruzioni per aprirlo e leggerlo è un’idea semplicemente geniale.

Alla prossima puntata del diario!

Che si gioca??

Sorpasso e controsorpasso in vetta alla classifica! Joe il Pistoiese ed il diabolico Niccolò scalzano nuovamente il Meneghino grazie ad un +4 che per adesso fa la differenza. La costanza nei risultati, la politica dei piccoli passi di sonettiana memoria (a proposito auguri grande Nedo!!), per adesso ha la meglio e dunque la coppia è nuovamente al comando. Dietro intanto, a fari spenti, anche Salva il Molisano, il diavolo rossonero ed il Lungo centrano il +4 e cercano di rientrare in scia. Settimana da dimenticare invece per Bomber Siiimo e Francesco che sbagliano tutto e dunque sbattono sul brutto -1. Grazie al meticoloso lavoro del mitico Carlo, diamo un’occhiata alla graduatoria aggiornata:

Niccolò e Joe il Pistoiese 33
Carlo il Meneghino di Paderno Dugnano 32
Francesco il Meneghino Junior 27
Lungo 26
Argentino Fiorentino ormai quasi Parigino 25
Salva il Molisano 23
Bomber Siiimo 21
Luchino il diavolo rossonero 19
Juri detto Alan Bencio 4

In relazione anche al rinvio di Inter – Scansuolo disposto per i casi Covid in casa nerazzurra, ecco i miei pronostici per le gare del fine settimana:

La gara più scontata: JUVENTUS – BENEVENTO = 1

Mi dispiace sempre considerare i bianconeri come vittoriosi già dal venerdì, ma credo che stavolta non si possa pensarla in modo diverso. La Juventus, uscita molto prematuramente dalla Champions, deve almeno cercare di tenere aperto il campionato e domenica l’occasione è troppo ghiotta per fallire. I bianconeri vengono dalla convincente vittoria di Cagliari mentre i sanniti sono stati spazzati via dalla non irresistibile Fiorentina. La squadra di Inzaghi, che già dall’inizio del campionato ha palesato molti problemi a trovare la via della rete, nel girone di ritorno ha iniziato anche a subire valanghe di gol ed adesso è invischiata pericolosamente nella lotta per la salvezza. La Juve solitamente non sbaglia contro le piccole ed ha ritrovato un Ronaldo che sembra ormai decisivo solamente in terra italica. Comunque una caratteristica sufficiente per portare a casa una vittoria necessaria a tenere l’Inter almeno nel mirino. 1 fisso.

La partita da NON giocare: SAMPDORIA – TORINO

Avrei potuto tranquillamente parlare di Verona Atalanta, ma questa gara mi sembra ancor più difficile da pronosticare. Da una parte una Samp che non riesce ad avere quella continuità necessaria per centrare la salvezza con grande anticipo, dall’altra un Torino che sembra aver cambiato marcia con Nicola in panchina. I granata vengono dall’entusiasmante rimonta col Sassuolo ma potrebbero anche pagare la stanchezza dell’impegno ravvicinato sommato ai problemi post Covid. I ragazzi di Ranieri invece, hanno l’occasione di sfruttare il turno casalingo per portarsi definitivamente ad una quota di massima tranquillità ma la gara di Bologna non può far dormire sonni tranquilli. Ranieri e Quagliarella contro Nicola e Belotti, chi vincerà?

La sorpresa della giornata: ROMA – NAPOLI = 2 (Risultato 0 – 1)

Ci attende un gran bel posticipo, equilibrato e molto significativo anche per la classifica. La Roma, ultima italiana in corsa in Europa, continua a lottare contro fatica ed infortuni grazie ad un’organizzazione tattica e di gioco eccezionale. Nonostante le assenze di Mkhytarian e Veretout non ha assolutamente cambiato stile di gioco e questo fa onore al tecnico ed alla squadra. Dopo un periodo di appannamento anche Borja Mayoral sembra tornato in condizione mentre Dzeko continua a non trovare la via della rete. Di fronte avrà un Napoli che continua a dimostrarsi una bellissima realtà soprattutto grazie al blocco unico che si è creato tra calciatori ed allenatore. La vittoria di Milano potrebbe aver cambiato la stagione di Insigne e soci, ma è necessario trovare continuità. Quale miglior occasione di questa? Inoltre anche la difesa ha ritrovato solidità intorno ad un ottimo Koulibaly e questo dà tranquillità a tutti. Le opzioni offensive poi sono tantissime e Gattuso sta dimostrando di aver trovato la quadra. E’ una giocata rischiosa, ma vado per il 2!

A voi per i pronostici!