BarLungo con Simone – I primi passi del Governo Meloni

Finalmente torna l’appuntamento con il nostro podcast! Abbiamo avuto qualche settimana tribolata ma adesso torniamo a parlare di politica insieme all’amico Simone Pesucci e, dopo avervi accompagnato per tutta la campagna elettorale e dopo aver commentato insieme i risultati, ora iniziamo a fare le pulci al nuovo governo. Nonostante le tante emergenze del nostro paese, Meloni ed i suoi ministri sembrano aver cominciato ad affrontare questioni secondarie: ma è veramente così?

Buon ascolto!

La filastrocca del 2022

Si conclude dunque anche il duemilaventuno

anno che avrebbe abbattuto più di qualcuno,

ma in famiglia mia di duro abbiamo principalmente la testa

e non permettiamo agli altri di farci la festa.

Il virus ci impesta ormai da due anni,

continuando a sperar che non faccia più danni.

La vita sta tornando quasi regolare grazie ai vaccini

anche se i no vax continuano a fare i birichini.

Secondo tutti gli studi l’economia galoppa

ma non tutti sono riusciti a saltare in groppa,

ed i lavoratori impegnati in modo intermittente

sono stati dimenticati dall’infallibile Presidente.

Nella nostra amata Costituzione

vige il criterio della redistribuzione

la stella polare sarebbe la progressività

sperando che nel 2022 Draghi non se ne dimenticherà.

Intanto il disegno di legge sulla delocalizzazione è stato insabbiato

come troppe volte accaduto nel nostro triste passato.

Sarà certamente vero che il lavoro riveste fondamentale importanza

ma talvolta anche la scuola dovrebbe avere adeguata risonanza

poiché stiamo creando tantissima ignoranza

con ragazzi e bambini nuovamente in didattica a distanza.  

La scuola e l’università dovrebbero essere le prime urgenze

appena eletto il nuovo Presidente.

Una persona di cui ci si possa fidare

e di cui non ci si debba vergognare

tra cene eleganti, vicinanza alla mafia e battute sessiste

ci mancano solo simpatie bonapartiste.

Il nuovo Presidente un impegno solenne dovrà mantenere

ricordare che la nostra costituzione dev’essere il timoniere

per difendere ogni persona, idea o diritto

che permetta ad ogni cittadino di non sentirsi sconfitto.

Buon 2022 con tutto il mio cuore

sperando che la serenità torni il comune denominatore.

Diario di un cassintegrato – parte decima

Una settimana scoppiettante, tanti avvenimenti, qualche giorno di lavoro in più ed una bella crisi di governo di cui tutti sentivamo la necessità! E per non farci mancare nulla, il consiglio della settimana.

Cerchiamo dunque di fare ordine e di iniziare dalle cose più importanti: grazie all’infaticabile energia di un collega straordinario, stiamo gradualmente iniziando a lavorare con più continuità. Nelle ultime due settimane ho sempre lavorato tre giorni, ed anche la prossima sarò impegnato per lo stesso numero di giornate. Certo, bisogna essere elastici e pronti a reinventarsi! Le incombenze sono le più disparate, ma se la prendiamo nel modo giusto, anche questa è un’occasione di crescita! Lavorando poi, anche l’umore migliora e quell’amaro retrogusto di inutilità che abbiamo avuto in bocca per settimane tende a sparire.

La notizia della settimana però, è sicuramente l’iniziativa del senatore di Rignano sull’Arno che, in mezzo ad una pandemia ed una crisi economica gravissima, ha deciso di ritirare (dopo più di un mese di tira e molla) le proprie ministre dal governo. La decisione francamente, oltreché incomprensibile, è inaccettabile! Poiché non voglio essere frainteso, dico subito che trovo le motivazioni dell’ex Presidente del Consiglio assolutamente pretestuose. A quanto si è capito (o almeno per come ce l’hanno raccontata), la fiducia è venuta meno sulla stesura del Recovery Plan, sulla delega dei servizi segreti e sul modus operandi del capo del governo. Cercando di approfondire tali tematiche, mi sembra che il Recovery sia stato cambiato profondamente grazie al contributo di Italia Viva e non solo e, per stessa ammissione delle ministre dimissionarie, gran parte delle richieste siano state accettate. Quanto alla delega sui servizi segreti, credo che sia condivisibile la richiesta di affidarla ad un professionista come ormai consuetudine consolidata fin dal governo D’Alema: anche questa sollecitazione, condivisa nella maggioranza, era stata accolta da Conte. L’accusa sinceramente più incredibile è però quella sul modus operandi poco democratico del Presidente del Consiglio. Posto che credo effettivamente sia stato eccessivo il ricorso ai DPCM anche quando si sarebbe potuto fare altrimenti, sentire queste accuse da Renzi appare veramente fuori luogo. Mi sbaglio o è lui che, da capo del governo, fece più volte uso del cosiddetto canguro per tagliare i tempi delle discussioni parlamentari? E’ la mia memoria che sbaglia, oppure il governo da lui presieduto arrivò addirittura a mettere la fiducia sulla riforma della legge elettorale? E nella discussione nelle commissioni parlamentari, non fu forse lui, insieme ai suoi sodali, a sostituire i rappresentanti del proprio partito perché critici con la linea portata avanti dalla dirigenza? Potrei andare avanti all’infinito, ma mi fermerò qua. La verità è che Renzi ha aperto la crisi per ritrovare centralità nel sistema politico italiano, tutto qua. Caro ex capo del governo, i veri problemi del paese sono altri!! Le priorità sono solamente due: sconfiggere la pandemia e far ripartire l’economia facendo ricominciare a lavorare tutti i settori, anche quelli che sono ancora fermi come il turismo, lo spettacolo, lo sport, le fiere, i congressi e tutti gli altri! Di questi giochetti siamo stufi, non ci interessano più!!! Vogliamo soluzioni ai problemi quotidiani, non stare dietro alle tattiche parlamentari!!

Mentre seguiremo con interesse l’evoluzione del quadro politico, vi lascio con il mio consiglio settimanale che stavolta ricade su un libro: “La congiura dei peggiori” di Andrea Scanzi. Regalatomi da familiari, sono sinceramente rimasto un po’ deluso da questo volume perché l’ho trovato un po’ troppo simile ai precedenti. Trovo Scanzi uno dei giornalisti più acuti del panorama italiano, uno che dice sempre quello che pensa con una tagliente vena ironica tipica di noi toscani. Questo libro però non mi ha smosso forti emozioni come, ad esempio, aveva fatto “I cazzari del virus”: mi è sembrata una carrellata a tratti divertente di tantissimi personaggi, ma non ho trovato quell’accuratezza né quell’approfondimento che avevo invece notato in precedenza. Il libro mi ha poi confermato l’idea che Scanzi funzioni molto più in video, a teatro o su un quotidiano anziché in un volume. Mi piacerebbe in futuro leggere qualcosa di più strutturato, che abbia un inizio ed una fine e non un semplice affresco di personaggi improbabili! Insomma, per chi non avesse letto i precedenti, consiglio di partire da quelli!

Alla prossima puntata!

Lo stato nell’economia

E’ notizia di queste ore l’accordo tra Cassa Depositi e Prestiti e Tim per lo sviluppo della rete unica a banda ultralarga in tutta Italia. Al di là di ciò che si possa pensare in merito all’accordo in sé, questa decisione, dopo quella presa in merito alle concessioni autostradali, sottolinea di nuovo il modus operandi che in questi mesi il governo sta utilizzando in campo di politica economica e ci interroga sul ruolo dello stato nel settore produttivo ed economico del paese. Questo esecutivo infatti, sta attuando precise scelte di politica economica che meritano un approfondimento non solo dal punto di vista procedurale, quanto semmai dal punto di vista filosofico. Personalmente credo che la scelta di mantenere una sorta di controllo pubblico sugli asset strategici del paese sia assolutamente condivisibile. Poiché parte delle spese per i lavori per la copertura della banda ultralarga saranno sostenute da fondi europei, la maggioranza azionaria della nuova società resterà in mano privata in modo da non incorrere nella procedura d’infrazione, mentre la governance verrà esercitata da un soggetto terzo individuato comunque in Cassa Depositi e Prestiti. Non mi dilungherò sulla composizione della nuova partnership che vedrà coinvolte anche Tiscali ed il fondo americano KKR con Fastweb perché, oltre ad essere complicato, molti aspetti sono ancora oscuri; ciò che interessa adesso è la chiave di lettura della politica economica del governo.

Il Conte2, che su diversi aspetti non ha cambiato linea politica (basti pensare che i decreti sicurezza tanto cari a Salvini sono rimasti sostanzialmente invariati), in sede di politica economica ha messo in atto dei provvedimenti in assoluta controtendenza rispetto al governo precedente ed anche a quelli che hanno guidato l’Italia negli ultimi anni. Sia nella gestione dell’emergenza Covid, sia nella gestione del caso Autostrade che in quello della rete unica, questo esecutivo ha rimesso lo Stato al centro del villaggio. Pur essendo fortemente contestato dal nuovo Presidente di Confindustria Bonomi (che ogni tanto dovrebbe pensare anche a tutte quelle aziende che hanno preso bonus a pioggia pur non avendone diritto e che evadono miliardi di euro di tasse), i ministri competenti Gualtieri e Patuanelli hanno messo in mano allo Stato la barra del comando economico. Del resto molteplici economisti ed in particolare Keynes e tutta la sua scuola, hanno basato le proprie teorie di politica economica sulla ciclicità: in economia ci sono cicli espansivi e cicli recessivi. Quando la ricchezza aumenta ed il mercato funziona, è giusto che lo Stato sia solamente un controllore, un arbitro che fa rispettare le regole, soprattutto quelle del mondo del lavoro. Quando invece ci troviamo in momenti di arretramento e crisi, la leva dello Stato può diventare decisiva per far ripartire l’economia e per aiutare lo sviluppo del paese.

I ministeri economici hanno il dovere di indirizzare le politiche governative in modo da dare un’idea di futuro al paese: detengono dunque l’onere e l’onore non solamente di legiferare al fine di facilitare la ripresa economica, ma anche di investire soldi pubblici in settori strategici. Nel nostro Paese ad esempio, credo sarebbe necessario far partire i cantieri per mettere in sicurezza il territorio dal dissesto idrogeologico e dai terremoti: con i soldi pubblici, quante ditte potremmo far lavorare? Quante persone potrebbero nuovamente tornare ad avere stipendi decenti? E se questi lavoratori tornassero ad avere un discreto tenore di vita, potrebbero ricominciare a consumare e dunque anche l’indotto potrebbe ripartire. E soprattutto, quanti morti e disastri potremmo evitare creando (tra l’altro) lavoro, ricchezza e dunque benessere? A cosa serve lo Stato se non ad aiutare la comunità nei momenti di difficoltà?  Non è sufficiente gestire la crisi solamente dal punto di vista sanitario, ma il governo deve assumere il comando, insieme all’opposizione responsabile, per far ripartire il paese.

Ecco che diventa uno snodo fondamentale la prossima compilazione del Recovery Plan con il dialogo e l’apporto di tutte le forze del nostro paese: come già detto altre volte, è un’occasione che l’Italia non può assolutamente fallire. Come e dove spendere i soldi del Recovery Fund dovrebbe essere il tema di cui dibattere 24 ore al giorno tra tutte le forze politiche ed in ogni giornale, sito internet o trasmissione televisiva. Da qui passa il futuro del nostro Paese e dei nostri figli!

Purtroppo invece, anche in questi giorni, si vive in una campagna elettorale perenne in cui tutte le forze cercano di spararla più grossa e le prossime elezioni regionali ed il referendum non aiutano certo nella ricerca della sobrietà.