Una fortissima emozione

È stato un pomeriggio pieno di emozioni e significati quello che ho trascorso, grazie all’invito dell’amico Leonardo, di suo fratello Lorenzo e della signora Cristiana, nella sala Pegaso presso la Regione Toscana.

L’occasione è stata la pubblicazione di un’intervista inedita che Giovanni Errera, documentarista e giornalista prematuramente scomparso nel 2008, aveva raccolto alla fine del pranzo di Natale del 1980 all’allora Presidente Pertini. La registrazione, ritrovata da Leonardo tra i ricordi di suo padre, ha un grandissimo valore storico oltre che naturalmente affettivo. La voglia di raccontare, di testimoniare, di far conoscere che Giovanni aveva in vita, è stata perfettamente trasmessa ai figli che hanno deciso di donare a tutti noi questa preziosissima testimonianza grazie alla pubblicazione sul sito dedicato al documentarista www.giovannierrera.it.

Sandro Pertini e Giovanni Errera erano grandi amici e spesso il Presidente più amato della storia italiana amava raccontare alcuni episodi della sua vita con quel suo modo inconfondibile ed a tratti irresistibile. Pensate quindi alla scena: alla fine del pranzo di Natale, invece di giocare a tombola o a sette e mezzo, la massima carica della nostra Repubblica invita il proprio amico a registrare il racconto della Liberazione di Firenze nell’agosto del 1944! 

Durante l’incontro, moderato dal giornalista ed amico della famiglia Giacomo Guerrini, sono intervenuti il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ed il Presidente della Fondazione Pertini Pietro Perri che hanno raccontato aneddoti più e meno conosciuti di Sandro Pertini e Giovanni Errera. Insieme agli intervenuti, abbiamo avuto il piacere di ascoltare alcuni brani tratti dalla registrazione, la cui versione completa trovate sul sito, e per gli amanti di Firenze, è stata una fortissima emozione: Pertini ci permette di ripercorrere le strade della nostra città mentre i tedeschi, seppur ormai allo sbando ed in evidente difficoltà, sono ancora alla caccia dei partigiani. Ed allora ecco il Presidente che, accompagnato o magari nascosto da giovani e donne tanto generosi quanto coraggiosi, passa da Via Ghibellina, attraversa Campo di Marte, si ritrova ad ascoltare nella prima improvvisata sede del Partito Socialista Italiano in città il rintocco della Martinella, il simbolo della liberazione, della ritrovata libertà dal nazifascismo! 

Il pomeriggio in Regione è stato un susseguirsi di emozioni e, tra queste, non potevano mancare le lacrime che ho versato quando è stato letto il saluto inviato da Giuliano Amato, altro amico storico di Giovanni Errera. Dalle parole dell’ex leader socialista, è venuto fuori il ritratto non solo di un professionista esemplare innamorato del proprio lavoro e delle proprie frequentazioni, ma soprattutto lo spessore di una persona integerrima che ha sempre lavorato per aiutare la conoscenza, per innalzare il livello culturale del nostro paese, per raccontare i protagonisti della storia italiana lasciando loro le luci della ribalta. Da Giuliano Amato è arrivato quel riconoscimento che la figura di Giovanni Errera avrebbe probabilmente meritato in quelle istituzioni che ha servito per anni con acume ed onestà intellettuale.

Se non lo avete ancora fatto, andate su www.giovannierrera.it ad ascoltate l’audio di Sandro Pertini per conoscere il più amato Presidente della Repubblica del nostro paese, ma investite un po’ del vostro tempo per conoscere anche uno dei più grandi biografi e documentaristi del ‘900.

BarLungo con Simone: la riapertura dei teatri in compagnia di un prestigioso ospite!

Ecco la sorpresa che vi avevamo promesso!!

Dopo tanti, troppi mesi, anche il mondo dello spettacolo è finalmente ripartito e sono stati riaperti i teatri. Insieme a Simone abbiamo il piacere di ospitare Fabrizio Checcacci, uno dei direttori artistici del Teatro Manzoni di Calenzano, per farci raccontare il modo in cui ha vissuto il mondo dello spettacolo questo durissimo periodo e quali sono state le emozioni provate quando finalmente si è tornati in scena!

Buon ascolto!

Il talento – parte seconda

Dopo aver cercato di dare una definizione al talento ed aver provato a distinguere tra questo ed il genio grazie soprattutto ai vostri preziosi contributi, iniziamo a vedere come si può riconoscere ed allenare questo talento. Il percorso salterà dai ricordi personali di un innamorato del gioco del calcio, agli spunti didattici e metodologici appresi sul campo (come calciatore scarso prima e come allenatore un po’ migliore poi), nei corsi di formazione ed aggiornamento che ho dapprima seguito e poi tenuto all’interno del CONI, del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC e della Lega Nazionale Dilettanti.

La base del gioco del calcio è certamente il gesto tecnico che richiede conoscenza dell’attrezzo (palla) e capacità di coordinazione dei movimenti. Tale commistione tra capacità tecniche e capacità motorie avviene quasi spontaneamente quando i bambini hanno l’opportunità di giocare ai giardini o per la strada. In tali contesti infatti, si impara come comportarsi nelle più disparate condizioni: sul cemento, sull’erba, in mezzo alle buche, con le radici, con i tombini, con le pozze o con il fango….altro che sul sintetico così perfetto ma così finto! Per riuscire a controllare la palla nelle condizioni naturali, dobbiamo essere in grado di adattare il gesto tecnico a tutta una serie di variabili che il talento riesce spontaneamente a controllare, ma che il bambino meno dotato deve dapprima riconoscere, poi studiare ed infine domare grazie alla scoperta delle opportune contromisure.

Tutto questo però lo si può fare se si tocca tante volte il pallone, se si è protagonisti del gioco, se si ha la possibilità di sperimentare, dunque di provare, di sbagliare, di trovare la soluzione!! Quando ho iniziato a giocare a calcio (avevo poco più di 5 anni), come tutti i bambini che hanno genitori che lavorano, scelsi la scuola calcio più comoda e con la sede più vicina alla scuola che frequentavo. La società per la quale giocavo però, era una piccola realtà di quartiere che non aveva molti bambini per annata e dunque io, nato ad Aprile del 1976, mi ritrovai ad iniziare a giocare con bambini più grandi di me. Ricordo ancora che mi allenavo, io unico bambino del ’76 con il mio fraterno amico Simone, con una squadra mista di bambini nati nel 1975, nel 1974 ed addirittura nel 1973. Credo che solamente il nostro grande amore per il gioco ci abbia permesso di non smettere visto che gli allenamenti vertevano sulla corsa intorno al campo, su esercizi di tecnica individuale da fermo, su tiri in porta da scagliare da distanze per noi siderali e da partitelle in cui non toccavamo pressoché mai la palla.

Ricordo però ancora l’emozione per la convocazione alla prima partita, quando io e Simone fummo chiamati in una squadra in cui avremmo potuto esordire giocando con i nati nel ’75 e nel ’74! Fui schierato nel secondo tempo da terzino destro: ero un bambino di poco più di 6 anni e giocavamo 11 vs 11 in un campo regolamentare da 100 metri di lunghezza per 60 circa di larghezza. Il tempo per me volò perché ero entusiasta ed orgoglioso del mio esordio e della convocazione nella squadra dei più grandi (senza però considerare che quella della mia età non esisteva)! Al termine dei 25 minuti (se non erro) di gioco, sapete quante volte toccai il pallone? Beh…..2!! Di cui una con le mani perché fui incaricato dal Mister di battere una rimessa laterale!! L’altro tocco ricordo fu un rinvio di prima perché ero terrorizzato da questa palla che arrivava verso di me. La squadra in cui giocavo infatti, era più che discreta e dunque attaccammo praticamente sempre: mi è ancora oggi rimasto il dubbio che forse fui schierato terzino destro proprio per questo….Ma vabbè!

A parte ciò, ed a parte l’entusiasmo tracimante con cui tornai a casa, quanto pensate abbia imparato quel giorno? Quanto credete che quella gara sia stata formativa per la mia crescita? Come già detto, il talento e le capacità tecniche migliorano quando ci si trova ad utilizzare la palla ripetutamente in situazioni sempre diverse. Ecco dunque che la risposta è molto, molto semplice: ero contentissimo, ma quella gara è stata forse la più inutile che abbia mai disputato! Fortunatamente dagli anni 90 in poi  le federazioni hanno gradualmente abbandonato il calcio a 11 per i bambini più piccoli e trovo che sia stata una delle decisioni più sensate che sia stata presa negli ultimi anni.

Nella prossima puntata inizieremo a vedere quando e come si è provato ad invertire la rotta!