Mamma mia!! Che Fiorentina!! Un’altra straordinaria impresa, una roboante affermazione per 4-1 contro i temibili polacchi del Lech Poznan ancora imbattuti in casa, la decima vittoria nelle ultime 11 gare ufficiali, la tredicesima partita senza sconfitte (striscia aperta più lunga d’Europa con il Manchester City di Guardiola ed Haaland). Permettetemi dunque di applaudire la Fiorentina come entità unica e non solo come squadra di calcio: fin dal primo giorno del ritiro di Moena la società ha sempre difeso e coccolato allenatore, staff e calciatori facendo da parafulmine in ogni difficoltà ed oggi tutti, da Commisso in giù, si meritano si essere applauditi. Erano anni che non si vedevano i viola andare su tutti i campi d’Italia e d’Europa a cercare di imporre il proprio gioco senza paura né timore reverenziale. Complimenti….non siamo a nulla ma almeno si gode, si gode tantissimo!
Ancora una volta Vincenzo Italiano, al fischio d’inizio, si diverte a smentire tutti schierando due insospettabili come Ranieri sulla linea difensiva in luogo del balbettante Igor di quest’ultimo periodo e Brekalo anziché Ikone’ nei tre dietro Cabral: tanto per cambiare, anche stavolta, il tecnico siciliano fa bingo. Approccio ottimo, ritmo della gara sempre sotto controllo, occasioni da rete, insomma tutto ciò che volevamo per la trasferta europea dei quarti di finale! La squadra è ormai un monolite che si muove senza paura, tutto insieme, indipendentemente dagli interpreti e questo è il vero segreto di questa Fiorentina in cui tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile. E come abbiamo ottenuto tutto ciò? Attraverso il gioco, la filosofia di voler creare e non rinchiudersi, di volerci provare e non difendere, di voler mostrare le nostre qualità grazie al gioco corale. La miglior fotografia di una società che ha sempre camminato all’unisono. Complimenti!
Purtroppo però non siamo ancora a nulla e lunedì al Franchi arriva l’Atalanta del simpaticissimo Gasperini. Come ho scritto anche nella rubrica dei pronostici, credo non ci potesse essere avversario peggiore in questo momento ed ho paura che la striscia potrebbe interrompersi ma, se dovesse accadere, niente drammi e testa al ritorno di Conference: c’è un’Europa da conquistare!
IL BUONO
Nico Gonzales: lo aveva detto 24 ore prima in conferenza stampa, e stavolta è stato di parola. Nico Gonzales ha azzannato la partita fin da subito propiziando il gol di Cabral e trovando poi la gioia personale grazie ad un bel colpo di testa su assist di Biraghi. Oltre ad essere decisivo nelle prime due reti, Nico ha saltato praticamente sempre il diretto avversario ed ha creato grattacapi a non finire. Questo è il Nico che conosciamo!
Cabral: anche stavolta timbra il cartellino con un gol da opportunista ed ancora una volta non è l’unica cosa che offre alla propria squadra. Lotta, sgomita, fa salire i compagni, nel secondo tempo quando serve si inventa anche terzino destro per coprire una ripartenza sulla fascia di Dodò. Convinto e convincente, è ormai una sicurezza. Avanti così.
Brekalo: una delle due sorprese della formazione iniziale, risponde presente fin dall’avvio. Gioca una partita intelligente facendo tante piccole cose tutte preziose e colpendo il secondo palo consecutivo dopo quello di sabato contro lo Spezia. Sembra finalmente essere sempre più simile a quello ammirato a Torino, un calciatore in grado di fornire assist ma anche di trovare la porta, uno di quei giocatori che servono come il pane. Può regalarci grandi soddisfazioni da qui a fine stagione.
Biraghi: una volta tanto, dopo numerose critiche, voglio premiare il capitano. Non sarà simpatico, non sarà un fenomeno, ma se la Fiorentina negli ultimi due mesi sta volando è grazie all’apporto di tutti, nessuno escluso. Anche ieri sera ha giocato una partita solida, non senza errori marchiani, ma ha subito rimesso la testa giù ed è riuscito a rifarsi con gli interessi. I viola dalla sua parte hanno rischiato pochissimo e Biraghi ha sfornato un altro assist stavolta per Nico. Non sarà simpatico, ma mica è un comico!
IL BRUTTO
La prima mezz’ora di Amrabat: in mezzo ai voti altissimi che meriterebbero tutti i viola, c’è un calciatore che secondo me, almeno nel primo tempo, non si dimostra sui soliti livelli. Il centrocampista marocchino parte in sordina, sbaglia molti palloni ed è tra i principali responsabili del gol subito. Ha però il grandissimo merito di non mollare e di tornare a dominare in mezzo al campo nella seconda metà di gara. Prestazione dai due volti.
Un weekend pazzo che conferma la coppia di testa formata da Sandrino il Bressesino e Joe il Pistoiese ma che accorcia sensibilmente le distanze tra i vari giocatori. Finalmente tutti siamo tornati a dare i pronostici ed infatti la classifica è parzialmente rivoluzionata.
Solamente in tre hanno azzeccato il 2 – 1 dei ragazzi di Sarri ma mentre Il Crociato Gialloblù e Francesco il Meneghino Junior guadagnano anche il +1 della scontata, Il Pappagallone Reale scivola sul Milan e manca l’en plein. Pioli non è però stato l’unico a bruciare gare scontate visto che in molti avevano pronosticato in Spagna, le solite Real Madrid e Barcellona che però stavolta hanno tradito. Nella pancia della classifica adesso ci sono sei giocatori in sette punti con Il Crociato Gialloblù che a forza di trovare partite scontate in tutti i paesi del mondo, rosicchia settimanalmente punti e posizioni in classifica. Prima di vedere quali gare dobbiamo giocare questo weekend, ecco la classifica aggiornata dal mitico Meneghino di Paderno Dugnano:
Sandrino il Bressesino e Joe il Pistoiese 70
Il Pappagallone Reale 67
L’Argentino Fiorentino ormai quasi Parigino 62
Lungo 61
Niccolò 60
Francesco il Meneghino Junior 59
Bomber Siiimo 58
Il Crociato Gialloblù55
Carlo il Meneghino di Paderno Dugnano 52
Salva il Molisano 47
Andrea34
Luchino il diavolo rossonero 20
Ecco invece le partite per continuare la rincorsa alla coppia di testa:
La gara più scontata: MANCHESTER CITY – LEICESTER = 1
Al netto della sesquipedale antipatia personale nei confronti di Guardiola, il City è probabilmente la squadra più in forma di Europa in questo momento. Contro il Bayern di Monaco ha messo in mostra una prestazione scintillante fatta di bel gioco, ritmo, qualità individuali incredibili, movimenti bellissimi. Certo se poi Upamecano si fosse ricordato che è stipendiato del Bayern magari….a parte gli scherzi, Haaland ed i suoi compagni si troveranno di fronte un Leicester in caduta libera capace di guadagnare solamente un punto nelle ultime 5 gare ed ormai al penultimo posto in classifica. Il brutto momento del Leicester poi, è certificato anche dalla difficoltà avuta a trovare il nuovo allenatore che è arrivato solamente dopo alcuni dinieghi dei nomi più importanti. Con l’Arsenal tornato nel mirino, il City non può sbagliare. Uno fisso e tre punti facili!
La sorpresa della giornata: FIORENTINA – ATALANTA = 2 (Risultato 0 – 2)
Mi sanguinano le dita mentre lo scrivo ma credo che la squadra orobica sia la peggiore da affrontare in un mese così pieno di impegni e così difficile come l’Aprile della Fiorentina. Considerando che i viola saranno reduci dalla battaglia di Poznan e dal rientro in Italia a poche ora dall’impegno, con la quasi impossibilità di preparare il match, credo che l’Atalanta abbia ottime chances di successo. Se poi guardiamo alle individualità che Gasperini ha a disposizione nel reparto offensivo, mi sembra che la Fiorentina non potesse trovare avversario peggiore. I viola dovranno cercare di non far ripartire i nerazzurri e di gestire bene i ritmi della gara ma, nonostante gli evidentissimi progressi dei viola negli ultimi due mesi, vedo l’Atalanta nettamente favorita. Non dobbiamo poi dimenticare le motivazioni: l’Atalanta con i risultati zoppicanti delle altre rischia di tornare in corsa per la Champions, la Fiorentina probabilmente punta tutto sulle coppe. Nerazzurri corsari e viola che puntano Cremonese e Lech Poznan.
E’ tutto vero, tutto maledettamente vero! Dopo la vittoria di San Siro contro l’Inter, la Fiorentina non si ferma più ed adesso vede vicina la finale di Coppa Italia di Roma. E’ stata la giornata perfetta, quella in cui parti da Firenze con un misto tra entusiasmo e trepidazione, quella che hai preparato nei minimi dettagli nella speranza (poi rivelatasi vana) di non aver alcun intoppo, quella in cui ti stringi alle amicizie più care, agli amici di una vita con cui decidi di vivere un’altra giornata indimenticabile dopo Liverpool, dopo il 4-2 alla Juve, dopo la testata di Fantini.
Sono quelle giornate che entrano di diritto nel cassetto dei ricordi più belli, entusiasmanti, emozionanti e ti accorgi che alla fine i tuoi compagni di viaggio sono rimasti quelli di sempre: quelli che c’erano quando avevi preso 3 a matematica, quando ti sei laureato, quando sono nati i tuoi bambini, quando hai trovato la donna della tua vita, quelli che ti hanno accompagnato quando durante la pandemia non sapevi più se avevi o no un futuro lavorativo.
La trasferta di Cremona è stato tutto questo ma anche di più. Quella che ti ha fatto riscoprire una squadra che gioca su tutti i campi d’Italia con la stessa mentalità, quella che ha avuto il coraggio di rimettersi in discussione dopo un inizio di campionato da panico, quella che adesso guarda al futuro con entusiasmo e fiducia.
Ed allora stavolta è anche il momento di dire che tutti, tranne forse noi al Corner Viola, dovremmo ripensare a ciò che è stato detto su Cabral, un attaccante che da febbraio viaggia su medie incredibili che lo portano ad affiancare Oshimen, dovremmo restituire un pensiero a Dodò che secondo alcuni era peggio di Venuti, dovremmo avere la capacità di dire che Mandragora ha rigirato come un calzino il centrocampo viola donandogli nuovo equilibrio e nuova cattiveria. Ma come non dedicare qualche parola anche a Terracciano che qualcuno ad inizio anno aveva pensato di far sedere dietro ad uno come Gollini pensando (e sbagliando) che il talento è l’unica cosa che conta. Ed invece no, Pietro ha ricordato ancora una volta che ci vuole anche la determinazione, la serietà, l’etica del lavoro senza la quale non si arriva da nessuna parte. Spero poi sinceramente che alcuni di quelli che sono stati mesi a scrivere sui social e ad invocare a gran voce l’esonero di Vincenzo Italiano si siano resi conto della clamorosa cantonata che hanno preso: a Firenze abbiamo un tecnico che, nonostante l’errore di aver avallato un mercato certamente non all’altezza delle aspettative, ha avuto la pazienza ed il coraggio di dispensare cultura calcistica ai propri calciatori, cultura grazie alla quale a Cremona la squadra ha giocato con un altro modulo rispetto alle ultime volte (per larghi sprazzi il 4-3-1-2). Ed un applauso anche a quei dirigenti che hanno difeso le scelte estive, quella di puntare su Cabral ed acquistare Dodò e Mandragora, che non hanno mai messo in dubbio la panchina di Vincenzo Italiano, che non hanno mai perso la bussola nei confronti di una piazza che (me compreso) aveva iniziato a borbottare.
Ed allora adesso sotto con lo Spezia per cercare un’altra vittoria che consoliderebbe un cammino dorato e che permetterebbe di restare appesi a quel filo che si chiama Europa anche per la prossima stagione. Probabilmente Italiano farà qualche cambiamento di formazione in tutte le zone del campo ma c’è qualcuno che pensa ancora che ci siano calciatori indispensabili? In mezzo al campo ad esempio, dovesse tornare Castrovilli qualcuno si lamenterebbe? Certo qualche dubbio in più sorgerebbe sull’impiego di Venuti o magari su quello di Jovic, ma con questo stato di forma fisica e mentale niente è precluso: avanti viola!!
IL BUONO
L’approccio alla partita: la Fiorentina della prima mezz’ora ha sinceramente sfiorato la perfezione. I ragazzi di Vincenzo Italiano hanno azzannato la partita come poche altre volte ed hanno annichilito una Cremonese che ci ha capito veramente poco. Certo nel secondo tempo i viola hanno calato intensità e ritmo ma, se da un lato non credo fosse possibile reggere quel ritmo per 90 minuti, dall’altro credo e spero che i viola abbiano anche amministrato un pò le forze visti i molteplici impegni di aprile. Con questa ferocia ed intelligenza, ce la giochiamo con tutti!
Cabral: non guardate solamente i numeri per favore (oltre al gol guadagna anche il rigore), guardate anche la voglia di aiutare la squadra, la fiducia con cui gioca e calcia in porta, la concentrazione tenuta altissima per tutta la gara. Abbiamo nuovamente un numero 9!
Terracciano: la forza mentale di Pietro è sinceramente al di sopra di ogni aspettativa. Dopo un’ottima stagione come la scorsa in cui aveva scalzato Dragowski, in questa gli hanno affiancato Gollini. Lui, senza proferire verbo, si è messo a lavorare a testa bassa senza mai alzare i toni. Ed anche a Cremona ha risposto presente facendo un paio di interventi importantissimi. Professionista esemplare.
Vincenzo Italiano: il totem attorno al quale gira tutto. Stavolta cambia nuovamente modo di giocare mettendo Barak a fare la seconda punta ed uno tra Nico ed Ikonè a giocare dietro agli attaccanti. Ma la sua mano si vede in ogni zona del campo: dalla mossa di alzare Quarta a fare il regista in mezzo a Mandragora ed Amrabat, alla scelta di dare più libertà di offendere anche a Biraghi con l’accentramento dell’esterno alto. Non so se sia il nuovo Klopp, certamente è un tecnico di altissimo livello.
IL BRUTTO
Igor: solo un piccolo appunto in una serata magica. Il difensore brasiliano è ancora una volta quello che convince meno per presenza mentale e letture difensive. Ancora tanti margini di miglioramento.
E sono 5!!! Ripeto 5….5 vittorie consecutive in campionato come non succedeva da tempo immemore!! Nonostante tutte le polemiche relative al Franchi, al PNRR, al trasloco dal Franchi, abbiamo una squadra, un allenatore e, dobbiamo dire, anche una società che è riuscita ad isolarsi da tutte le inutili parole che tantissimi esperti tuttologi hanno versato sul nulla preparando magistralmente una partita tanto difficile quanto importante. La squadra viola è riuscita a spazzare via i problemi ambientali di giocare dentro un San Siro gremito da più di 70.000 persone, la pressioni di affrontare una squadra che si giocava una bella fetta della prossima Champions League, le difficoltà di dover dosare le forze dopo le nazionali e prima della semifinale di Cremona. Ancora una volta la differenza l’ha fatta la capacità di preparare la partita quando Italiano ha il tempo necessario per lavorare con i propri ragazzi (chi si sarebbe mai aspettato Castrovilli nei due davanti alla difesa?), la facilità di cambiare metodo e sistema di gioco in corsa, l’imbattibilità di Terracciano che sta diventando una piacevolissima abitudine. Certo non sarei onesto se non dicessi che mi aspettavo molto di più dall’Inter: dopo il furto con scasso subìto contro la Rubentus, i ragazzi di mister Inzaghi non hanno avuto nemmeno quel fuoco dentro che solitamente le belve ferite sono pronte a riversare sul campo. I nerazzurri sono sembrati spenti, con le idee annebbiate e con alcuni dei propri calciatori che hanno passeggiato senza mai dare l’idea di voler azzannare la partita (Brozovic su tutti). Grande merito però è della Fiorentina che è andata a San Siro senza timori reverenziali, nonostante le assenze (iniziali) di Amrabat, Milenkovic e Nico Gonzalez, ed ha gestito tutti i momenti della gara senza mai perdere la lucidità necessaria. Una grandissima prova di maturità che appare come un ottimo viatico per questo mese di Aprile così denso di partite, di emozioni, di amore.
La speranza è che i viola non abbiano bruciato troppe energie fisiche e nervose in vista della semifinale di andata di Coppa Italia a Cremona: io continuo a credere che vincere aiuta a vincere perché regala entusiasmo, libera la testa dai brutti pensieri e permette di recuperare energie. Contro i ragazzi di Ballardini sarà assolutamente necessario vedere la migliore Fiorentina ed aver avuto la capacità di risparmiare Nico Gonzalez potrebbe rivelarsi la miglior mossa di Vincenzo Italiano.
Chiudo gli occhi ed inizio a pensare alla semifinale: sta alla Fiorentina decidere se regalarci un sogno o un incubo.
IL BUONO
Castrovilli: lo confesso, ho un vero e proprio debole per Gaetano. Sinceramente erano anni che aspettavo di vedere un calciatore dell’eleganza di Castrovilli con la maglia numero 10 viola addosso. Dopo il terribile infortunio, in pochi si aspettavano che potesse tornare addirittura più forte di prima ed invece eccolo qua! Senza aver perso la capacità di saltare l’uomo e di inserirsi negli spazi liberi, adesso Gaetano si dimostra in grado anche di fare un’ottima fase difensiva, di giocare a due tocchi davanti alla difesa, di rincorrere l’avversario per recuperare palla. Mancini cosa aspetti a vestirlo d’azzurro?
Bonaventura: per come aveva iniziato la partita, sinceramente il buon Jack stava rischiando di finire dietro la lavagna. Lento, impacciato, distratto, protagonista di troppi errori per un calciatore della sua levatura. Ma proprio perché lui è Giacomo Bonaventura, è bastato poco per tornare ad essere decisivo. E’ entrato nelle pieghe della partita piano piano, quasi in punta di piedi e quando ha avuto l’opportunità ha spezzato l’equilibrio con un gol di rapina. Scusa Jack per aver dubitato di te!
La fase difensiva: avrei potuto citare per Terracciano per un paio di bellissimi interventi o magari Dodò che continua a convincere in un reparto in cui nessuno è da mettere in castigo tra Biraghi ed i centrali che si sono alternati. La verità però è che il calcio è uno sport di squadra e quando funzionano i movimenti tra i compagni, difendere la propria porta diventa più semplice….anche quando manca l’incontrista più forte della squadra ed in mezzo al campo giochi con Mandragora e due mezze punte. Complimenti ragazzi, complimenti mister. Questa sì che è una squadra!
Vincenzo Italiano: nella vittoria della Fiorentina a Milano, nella ritrovata capacità della squadra di vincere e convincere da Verona in poi, c’è tantissimo del tecnico siciliano. Italiano ha avuto la pazienza ed il coraggio di rimettere in gioco le sue convinzioni (non più solo 433), ha avuto la capacità di crescere (non è più solamente un tecnico da campionato), è cresciuto nella lettura delle gare. In questo momento, la Fiorentina ha la cultura calcistica per poter giocare con tre moduli: 433, 4231 e difesa a 3. Quante altre squadre lo possono fare? Non solo, ma la squadra è capace di gestire le partite anche quando non ci sono a disposizione tanti giorni per prepararle. E da ultimo, Italiano adesso non risponde alle mosse dei tecnici avversari ma addirittura le anticipa! A San Siro, sapendo che Simone Inzaghi avrebbe inserito la terza punta nei minuti finali per cercare l’assalto, Italiano ha inserito Ranieri quando ancora l’Inter giocava con i due attaccanti ed in questo modo ha neutralizzato la mossa avversaria. Sono onorato e felice di averlo sempre difeso, seppur con le meritate critiche! Chapeau, maestro!
IL BRUTTO
Ikonè: vi prego di guardare la rete che fallisce a San Siro mancando addirittura il pallone. Vero è che la Fiorentina riesce comunque a vincere, ma il francese resta un enigma irrisolvibile. Come si può sbagliare tutte quelle conclusioni a rete pur avendo evidenti doti tecniche? Quanta pazienza ci vuole…..
Saponara: nel primo tempo viene continuamente sovrastato da tutti gli avversari. Per salvare la prestazione, non può bastare qualche tocco delizioso ed un paio di aperture intelligenti. Probabilmente non era la sua partita per intensità e ritmo, ma qualcosina in più ce lo potevamo aspettare. Magari mercoledì facciamo che torna Nico.
Sottil: veloce, rapido nello stretto, tecnicamente interessante, muscolarmente molto cresciuto. Quindi? Quindi nulla, perché continua a sbagliare tutte le scelte: tira quando dovrebbe crossare, effettua il passaggio quando avrebbe l’uno contro uno da giocare, non trova mai la porta. Crescerà? Il tempo è tiranno!
Ho ricevuto un regalo di compleanno in anticipo da un amico, uno storico del calcio che collabora con alcune testate tra cui “Contrasti“, uno dei pazzi con cui abbiamo pensato e realizzato l’avventura di “Rock and Goal“, ma soprattutto uno dei più grandi conoscitori della storia del gioco del calcio che io conosca: Gabriele Tassin. Leggetelo, non ve ne pentirete!!!
Dalla notte dei tempi l’uomo si pone le domande più argute e scabrose: Don Abbondio si domandava chi fosse Carneade, Gauguin dipinse un quadro interrogandosi “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”, mezzo mondo si domandava come mai la Gregoraci stesse con Briatore, evidentemente ignara dell’estratto conto dell’imprenditore italiano. Nessuno si è però cimentato nella vera e unica questione che dovrebbe animare il dibattito socioculturalcalcistico: può un accanito tifoso interista provare sincero affetto e trasporto per la Fiorentina? Non sono pazzo, almeno non nel senso che intendete voi: faccio mio un invito abusato dalla tiktoker più scoperta della difesa guidata dal lisergico Giovanni Bia, meteora nerazzurra anni 90, e vi dico di seguirmi, in questo caso nel ragionamento.
No, non ho dimenticato il Franchi in festa che accusava i miei beniamini di daltonismo (oltre che di broccaggine) suggerendo a gran voce ai nerazzurri ormai groggy “il pallone è quello giallo”. Ricordo però anche la nostra prestazione e soprattutto seguo una precisa regola di vita che mi impone di non impermalosirmi GIAMMAI con un toscano, capace come nessuno al mondo di prenderti per il naso senza fartene accorgere con la sua feroce, meravigliosa ironia (per approfondire, citofonare Gasperini). E, lo so, la stampa ama raccontare di come andare all’ex Berta indossando i vessilli della squadra avversaria sia paragonabile a recarsi negli anni 80 a Medellin con una canottiera recante il messaggio “Escobar maricon” e urlando per i vicoli “il vero sballo è dire NO ALLA DROGA”. Ma io a certe cose credo poco, e poi il pericolo è il mio mestiere: chi ha avuto in squadra Schelotto e Belfodil non può temere alcun male.
Innanzitutto, prendo in prestito l’aforisma di Samuel Johnson, mio buon amico e stimato lettore, e parafrasandolo affermo con piena cognizione di causa che “chi è stanco di Firenze è stanco della vita”: città grande eppure a misura d’uomo, in cui ogni vicolo, ogni angolo, ogni ciottolo è impregnato di arte, storia, cultura. E il cibo, signori, sì il cibo, dal furgoncino con l’ambulante che ti piazza in mano un lampredotto da pace dei sensi, alla mitica fiorentina o al paradisiaco peposo, che solo il primo assaggio dovrebbe far bandire da ogni tavola i vegetariani e i vegani. Voi dite che sono litigiosi e collerici, io rispondo passionali, dall’animo ardente. Un popolo che sa amare alla follia, ma capace di esiliare o bruciare sul rogo i suoi figli non più prediletti. Sulle donne non posso dir nulla, perché ho una morosa che per dovere coniugale mi legge, e quindi ogni cosa io scriva potrebbe essere usata contro di me, ma è nota in tutto il globo terracqueo la bellezza delle figliole toscane, il cui splendore, reso immortale da fior di poeti e canzonieri, ha attraversato i secoli e perdura tutt’oggi.
Suvvia, diciamoci la verità, molte sono le cose che ci accomunano a chi si stringe orgoglioso al labaro viola di Narciso Parigi: la comune antipatia juventina, per esempio, ché le malefatte della Vecchia Signora ai nostri danni non posso qui elencare per mancanza di spazio, mentre a mero titolo di esempio cito “meglio secondi che ladri” e la vergognosa ruberia della finale UEFA 1990, con ratto di Baggio annesso e piazza incendiata dallo sdegno. Ma anche assi sudamericani egoisti al limite del cialtronesco (Edmundo che preferisce o carnaval allo scudetto, Icardi i diktat muliebri alla causa nerazzurra), le ladrate sofferte a causa del vergognoso Real, che negli anni 80 infestava il cammino europeo nerazzurro con risse abominevoli e furti perpetrati da arbitri e funzionari corrotti derubricati a miedoescenico del Bernabeu! La Fiore invece, PRIMA ITALIANA A GIUNGERE ALLA FINALE DELLA COPPA CAMPIONI (chissà perché non la ricordano mai, questa cosa, curioso), vide il Real padrone di casa usarle la cortesia di portare alla finale il pallone e anche l’arbitro che, fatalità, permise ai padroni di casa di sbloccare il risultato concedendo un rigore per fallo commesso più o meno a metà campo. Quando si dice il caso…
E poi ragazzi, la Fiorentina mi ha regalato note di colore memorabili: antesignani della moviola in campo (il mitico Lubos Kubik!), giocatori che anticiparono i format di successo di MTV (“Non sapevo di essere in rosa” Javier Aguirre, 1988), presidenti che reagivano a corna ventilate con esoneri annunciati di imperio e discussi in diretta televisiva in una corrida memorabile che infiammò i tubi catodici (Cecchi Gori junior versus Radice, Processo del Lunedì, gennaio 1993). E sul campo, che in quel caso era il sacro tappeto erboso del Meazza, vidi l’intervento falloso più osceno della Storia, Taribo West che interpreta un pittoresco Hulk Hogan nigeriano sbriciolando la caviglia di Kanchelskis con un intervento che avrebbe fatto inorridire gli spettatori di SmackDown. Mi aspettavo venisse passato per le armi sul cerchio di centrocampo, di fronte alle maestranze schierate: ricevette un giallo. E poi il colore della divisa, scelto dal marchese Ridolfi, e il fascino che esercitò sul me bambino il giglio dei Pontello sulla divisa indossata da quell’eroe tragico e magnifico di Giancarlo Antognoni, “il ragazzo che gioca guardando le stelle”.
Ma amo soprattutto la Viola per quanto successe nel campionato 1988/89, l’anno dello scudetto dei record.
Sì, perché ovviamente il nemico, quell’anno aveva le maglie celesti e i volti minacciosi di quegli artisti del calcio che si chiamavano Maradona e Careca: ma se il Napoli fu avversario irriducibile, ultimo ad arrendersi allo strapotere dello squadrone nerazzurro, chi mise davvero in pericolo la vittoria del Bene, quell’anno, fu proprio la compagine viola. Come mai? Presto detto. Dopo una campagna acquisti scintillante, la stagione inizia con la Coppa Italia, che all’epoca aveva i primi turni che si disputavano in fase a gironi. Il campionato sarebbe iniziato a ottobre per “colpa” delle Olimpiadi di Seul, alcuni stadi erano in ristrutturazione per gli ormai prossimi Mondiali casalinghi del 90, fra cui naturalmente il Meazza: ed è per questo che il match decisivo del secondo turno, dopo due pareggi, l’Inter lo gioca a Piacenza, proprio contro la Fiorentina. Un rigore di Matthaus porta l’Inter in vantaggio, poi in un paio di minuti la difesa meneghina diventa narcolettica e permette a un Borgonovo liberissimo di infilare di testa Zenga da pochi passi: non passano sessanta secondi e mentre la terza linea nerazzurra fa da testimonial a Madame Tussaud, la coppia gol Borgonovo&Baggio raddoppiava abbattendo a pallonate un estremo difensore lasciato più solo di Chuck Noland in Cast Away. Nella ripresa si attendeva il riscatto interista, ma i tifosi della Beneamata poterono mandare la tessera societaria al buzzatiano Giovanni Drogo: un rigore chirurgico di Baggio portava a tre le reti viola, e poco dopo una punizione battuta velocemente da Dunga coglie di sorpresa chiunque, e permette a Mattei, la cui figurina non ispirava già tutta questa simpatia, di meritarsi alcune mie pacate rimostranze travestendosi da Garrincha e calibrando un mirabile pallonetto per il 4-1. L’Inter ha una reazione d’orgoglio, Morello di testa e Matthaus da pochi passi accorciano le distanze, rendendo meno amaro il punteggio nella forma ma non nella sostanza. L’Inter è fuori, i media si scatenano a colpi di CRISI INTER (certe cose non cambiano mai), si invoca Guilllotin per il Trap, candidando Fascetti al suo posto! Una delle tante sliding door della storia, fortunatamente chiusa a doppia mandata dall’intervento della Vecchia Guardia che anziché morire o arrendersi, si schierò dalla parte del proprio condottiero lasciando la stampa specializzata a coprirci di ciò che disse Cambronne a Waterloo.
Luca Mattei, amatissimo da Gabriele Tassin!
Ne seguì un girone di andata strepitoso, con l’Inter che va in fuga già dopo poche giornate, trascinata dal duo teutonico Matthaus – Brehme, dalla regia sapiente e razionale di Matteoli, dalle sgroppate di Berti e dallo stato di grazia di Aldone Serena, mai così bomber come quell’anno. L’ultima di andata vede l’Inter, già campione d’inverno, ospite all’allora Comunale di Firenze. Berti, ex di giornata, viene accolto trionfalmente dai suoi vecchi sostenitori, osannato come Michael Douglas da Kathleen Turner nella Guerra dei Roses: l’Inter è inguardabile ma passa in vantaggio su rigore, venendo poi raggiunta da un guizzo di Roberto Baggio. Cucchi fa il brasiliano e segna un gol strepitoso, sancendo il sorpasso dei padroni di casa, ma due proditorie capocciate di Serena, imbeccato da Diaz, ribaltano clamorosamente il match. Poi il Trap decide di coprirsi, togliendo l’argentino per mettere Verdelli: un minuto dopo Borgonovo in mischia anticipa tutti e sigla il 3-3, poi Bergomi decide dal nulla di presentare al pubblico pagante una personalissima versione di “Muoia Sansone con tutti i filistei!” regalando con un retropassaggio suicida al compianto Stefano l’occasione di diventare l’hombre del partido. Borgonovo aggira Zenga e mette in rete, il Comunale esplode , io alla radio vorrei morire. Trascinando possibilmente con me lo Zio. L’impresa viola scatena una ridda carnascialesca laddove dominava Lorenzo il Magnifico: chi vuol esser lieto sia, come scrisse il Medici, e perfino il Mosè di Michelangelo, che ok, non era fiorentino, ma aveva natali toscani pure lui, finalmente accontentò il suo creatore e urlò tutta la sua gioia per una Viola da sballo, rispondendo al “perché non parli?” con un “perché prima non c’era un cazzo da dire!” In sala stampa gente si dava di gomito: finalmente si poteva rispolverare il “CRISI INTER!”, col Napoli a un punto, pronto a fare Gassman sorpassando i nerazzurri. Il sogno pareva destinato a finire, ma quell’Inter era d’acciaio e rispose infilando 8 vittorie consecutive, infrangendo record su record e vincendo il campionato con quattro giornate di anticipo, matematica certezza giunta proprio battendo il Napoli in un Meazza gremito e tripudiante. E per l’ultima partita, nel giorno dell’apoteosi, ecco ritrovare proprio la Fiore, con Diaz che mi insegna a gustare il freddo sapore della vendetta contro i Pontello che lo avevano cacciato malamente con una tonitruante bordata, che significava spareggio UEFA per la Viola. L’ultimo tocco, a porta vuota, sarebbe stato opera del sottovalutatissimo e bravissimo Alessandro Bianchi. All’epoca ero meno saggio, e apprezzai in modo un po’ naif le due vittorie fiorentine, lasciandomi andare a pensieri che avrebbero fatto inorridire il mio catechista, ma che inconsciamente dimostravano il mio apprezzamento per gli intercalari fioriti di un popolo tanto insigne e colto. Con l’età capii che ogni impresa, per esser davvero tale, deve passare attraverso momenti perigliosi.
E quindi, amici viola, credetemi quando vi dico che grande è il mio affetto verso di voi: non così grande da consentirmi di fare ricorso a retorica ipocrita sullo spartirsi la posta, e il primo aprile gradirei non mi faceste scherzi da prete. Poi però vincetele tutte, soprattutto in Europa. Che io ci spero davvero, a fine anno, di sollevare entrambi un trofeo a testa. E se invece vorrete sgambettarci e darmi un dispiacere, non muterà il mio sentimento verso di voi, ma prendendo in prestito le opinioni di un allenatore toscanissimo che non stimo e che riferiva garrulo che “bestemmiare fa parte della cultura toscana”, la prossima lettera a cuore aperto verrà da me redatta interamente in toscano. In vostro onore, naturalmente.
Dopo le fatiche di Coppa ed il ritorno dalla Turchia, non si poteva chiedere alla Fiorentina di correre a tutta velocità, di giocare ad un ritmo forsennato, di essere insomma la squadra che abbiamo ammirato nelle ultime settimane. Prima della sosta dedicata alle nazionali, al termine di un ciclo terribile, contava solamente vincere per restare in scia alla Juventus (in attesa della sentenza di appello) e tenere aperto anche il viatico europeo passando dal campionato. Il Lecce non è nel suo momento migliore ma resta comunque una squadra che attacca la palla molto alta, soprattutto con gli esterni Di Francesco e Strefezza, si difende bene, in modo compatto, con un’attenzione che rende difficile la fase offensiva avversaria. La Fiorentina ha fatto la partita che doveva, girando palla più lentamente del solito ma cercando sempre lo spiraglio necessario a rendersi pericolosa e si è affidata alle giocate individuali dei propri calciatori tecnicamente migliori, come Nico e Saponara, protagonisti infatti dell’azione che ha deciso la contesa. Del resto quando la fatica si fa sentire, le idee si annebbiano e le gambe sono pesanti, poter disporre di calciatori che abbiano qualità superiori può fare la differenza e così è stato anche ieri. Italiano ha ruotato un po’ i calciatori cercando di dosare le forze dei vari Cabral, Bonaventura, Ikone’, Martinez Quarta, dovendo tra l’altro impiegare l’inutile Kouame’ come prima punta visto l’attacco febbrile che ha colpito Jovic poche ore prima del fischio d’inizio.
La Fiorentina ha comunque ottenuto ciò che voleva, tre punti fondamentali, grazie ad un autogol al termine di una partita in cui ha rischiato praticamente nulla (a parte il primo ottimo intervento di Terracciano) anche se ha creato troppo poco per riuscire a chiuderla anzitempo. Restano i tre punti, la porta inviolata, la prova convincente di alcuni calciatori come Dodo’ ed Amrabat che sembrano adesso veramente imprescindibili per la squadra di Vincenzo Italiano. Arriva ora la meritata sosta con una classifica più confacente alle qualità della rosa viola ed una serenità che speriamo possa essere utilizzata per migliorare ancora alcuni particolari che si potrebbero rivelare decisivi in vista di appuntamenti storici per la società. Intanto godiamoci il ribaltamento di una stagione che sembrava fallimentare appena due mesi fa: il calcio è uno sport meraviglioso anche per la capacità di sorprendere tifosi ed addetti ai lavori….e stavolta la favola potrebbe essere la nostra. Perché non provarci?
IL BUONO
La porta imbattuta: se tantissimi ad inizio anno hanno fatto notare l’atavica difficoltà ad andare a segno, in pochi invece (tra questi il Corner Viola) hanno sottolineato l’incapacità della squadra viola di tenere la porta imbattuta. Adesso invece, è tutto diverso: con una coppia di centrali quasi sempre precisi, con un Dodò tornato in formato internazionale e due centrocampisti abili nell’interdizione come pochi in Italia, la musica è cambiata ed allora può bastare anche un’autorete ed una gara gestita nei ritmi e nel gioco per portare a casa tre punti. Salto di qualità.
Dodò: semplicemente spaventoso. Contro esterni tra i pochi che lo possono sfidare in velocità, non sbaglia praticamente nulla in fase difensiva (ve lo ricordate ad inizio anno?) e sfreccia senza pietà finché ha un briciolo di fiato. Io non mi appassiono al dibattito in merito a chi sia più forte tra lui ed Odriozola, mi appassiono ad un calciatore che si è messo a lavorare, che è migliorato, che esulta col popolo viola ogni volta che può. Insostituibile.
Milenkovic: sinceramente sono tra quelli che non avrei mai tolto Martinez Quarta considerando anche la squalifica dell’argentino nella gara di andata dei quarti di finale, ma ieri Nikola mi è proprio piaciuto. A differenza di Igor, è sempre preciso, sicuro, sportivamente cattivo, pronto ad aiutare i compagni. Speriamo trovi la continuità perduta.
Amrabat: ecco l’altra chiave della difesa imbattuta della Fiorentina e della risalita della squadra in generale! Il centrocampista marocchino, dopo un comprensibile periodo di affaticamento post mondiale, è tornato ad essere dominante difensivamente come nella scorsa stagione. Adesso che sta meglio di gambe, anche la testa gli ricorda spesso di non essere un regista e di non avventurarsi in strade per lui impervie. Da quando il campo viene diviso sempre tra lui e Mandragora, siamo tutti più tranquilli e la squadra ne ha beneficiato tantissimo. Bentornato guerriero!
IL BRUTTO
Kouamè: è semplicemente inadatto al ruolo di prima punta, inadatto a giocare in una squadra che lotta per l’Europa, inadatto a giocare in una compagine che non arriva praticamente mai in fondo al campo per crossare per le punte. Arriviamo a fine stagione, poi salutiamolo e ringraziamolo per l’attaccamento.
Barak: in una partita sporca e sotto ritmo che poteva decidersi solamente grazie ad un episodio, mi sarei aspettato di più dal centrocampista viola che ha maggiore confidenza con la rete. Appare invece lento, quasi svogliato, mai nel cuore della manovra. Magari la sosta farà bene anche a lui che nelle ultime settimane è stato impiegato molto spesso. Mi raccomando che abbiamo bisogno dei tuoi gol!