Il buono, il brutto, il cattivo in maglia azzurra

TURCHIA – ITALIA = 2 – 3

Una partita del tutto inutile dal punto di vista del risultato lascia comunque alcune indicazioni che meritano di essere raccontate. Come giustamente ha detto il CT Mancini a fine gara, la delusione per la mancata qualificazione ai mondiali del Qatar resterà almeno fino alla fine delle partite che si giocheranno a dicembre, ma adesso è doveroso ripartire con un gruppo nuovo e con le motivazioni giuste per raggiungere i campionati europei prima ed i mondiali del 2026 poi. I vergognosi abbandoni alla nazionale che si sono succeduti nei giorni precedenti alla trasferta in Turchia, simbolo anch’essi della debolezza della FIGC in questo momento, non hanno inficiato sulla prestazione di una squadra che ieri sera ha giocato una partita seria, con l’atteggiamento giusto ed anche finalmente con alcune individualità importanti che stanno via via sbocciando grazie soprattutto a quelle squadre, come il Sassuolo e l’Atalanta, che puntano sul gioco e sui calciatori italiani. La strada è lunghissima e la flebile luce intravista ieri sera in una gara inutile non deve certamente illudere, ma la speranza è che lo schiaffo subìto sia stato così grande da meritare una risposta importante da parte di tutto il movimento, Federazione in testa.

IL BUONO

  • Raspadori: ha l’argento vivo addosso, gioca una partita totale rischiando spesso la giocata e vincendo quasi sempre l’uno contro uno. Segna due reti mostrando una freddezza quasi innaturale rispetto alla propria età dimostrando ancora una volta che anche nel calcio italiano i talenti ci sono! Solo che, come tutti i giovani, hanno bisogno di giocare, di essere liberi di sbagliare, necessitano di tempo per imparare a misurarsi con il calcio dei cosiddetti grandi e con le situazioni diverse del calcio professionistico. Quando lo capiranno i club italiani?
  • Cristante: il centrocampista che non vedi mai, ma che spesso fa la differenza. Al netto della rete del pareggio, interpreta il ruolo del centrale di centrocampo in modo molto diverso da Jorginho ma è uno dei migliori. Sempre posizionato perfettamente in fase difensiva, sradica diversi palloni ai calciatori avversari cercando di far ripartire l’azione con costrutto. In un centrocampo con meno estro e più muscoli può risultare fondamentale nel nuovo corso azzurro. Perennemente sottovalutato.
  • Biraghi: chi mi conosce lo sa, il terzino della Fiorentina non è certamente uno dei miei calciatori preferiti ma stavolta merita un elogio particolare. Grazie all’interpretazione della gara da parte dei compagni di reparto, con un De Sciglio a destra che spesso si ferma a fare il terzo centrale, ha piena libertà di azione e gioca una partita quasi prettamente offensiva nascondendo così i suoi limiti difensivi (vedasi il gol subìto dal proprio lato). Instancabile nelle sovrapposizioni, riesce anche a servire due assist da palla ferma e di testa. Esame superato!

IL BRUTTO

  • Zaniolo: il cosiddetto talento della Roma deve decidere cosa vuole fare da grande. Il calciatore, la statua, il modello o cosa? Gioca una partita anonima, non attacca e non difende, sparacchia in modo presuntuoso tiri da 40 metri, non assiste mai i compagni di reparto. Pur avendo colpi eccezionali, come dimostrato in alcune occasioni, sembra entrato in un tunnel in cui rischia di perdersi. Non si capisce quale sia la posizione in cui rende meglio, appare abulico e svogliato. Salvate il soldato Zaniolo!
  • Donnarumma: se Zaniolo piange, il portiere non ride. Combina una topica importante in occasione della rete subìta, ma ciò che rischia qualche minuto dopo con i piedi è degno di “Mai dire gol”. Si riscatta parzialmente con alcune ottime parate ed una da fenomeno in chiusura di partita che salva la vittoria azzurra. Dà la netta sensazione di aver perso tranquillità e serenità soprattutto perché continua ad essere fortissimo negli interventi in cui conta l’istinto e la reattività, ma quando serve il cervello tutto cambia. Necessario ritrovarlo il prima possibile!
  • I facili entusiasmi: dopo una vittoria assolutamente inutile ed una delusione come quella della scorsa settimana, sentire qualche pifferaio magico che parla già di segnali di resurrezione, non so se mi fa più ridere o arrabbiare. Quel che è certo, è che sarebbe un errore colossale cercare ancora una volta una scorciatoia di fronte ad un problema che ormai si protrae da anni e che non può e non deve essere risolto con la politica dello struzzo. Adesso tanta calma e soprattutto tanto lavoro!!

A domani con il Corner Viola!

4 pensieri su “Il buono, il brutto, il cattivo in maglia azzurra

  1. Nella mia carriera ho conosciuto soltanto 2 scuole: quella ligure in cui ho iniziato ad insegnare e quella toscana dove lavoro tuttora. La scuola ligure è stata la mia prima fidanzatina, la scuola toscana è mia moglie. E non è una moglie con cui ci tiriamo addosso i piatti o con cui sto di malavoglia perché mi sta a fatica lasciarla: è una moglie che amo ancora come il primo giorno che l’ho conosciuta.
    Proprio perché ho sviluppato un senso di appartenenza così profondo nei confronti del mio ambiente di lavoro, non capirò mai perché Donnarumma ha mandato a monte il suo felicissimo matrimonio con il Milan per andare al PSG. Tralasciando il discorso della riconoscenza (che per lui probabilmente non ha nessun valore), non ha senso lasciare una società dove ti trovi benissimo e tutti ti vogliono bene per andare in una dove non sai come ti troverai e non sai neanche se giocherai (vista la presenza ingombrante di Keylor Navas). Per cosa poi? Per un piatto di lenticchie in più sul conto corrente? Tanto a 23 anni ha già guadagnato abbastanza soldi per sistemare anche i nipoti dei suoi nipoti, quindi nel decidere tra Milan e PSG l’aspetto umano avrebbe dovuto prevalere di gran lunga su quello economico.
    Una scelta molto simile la fece Milan Badelj. Decise di rifiutare il rinnovo di contratto con la Fiorentina e accasarsi alla Lazio a parametro zero, perché Lotito gli aveva offerto 300.000 euro in più rispetto a noi. In pratica questo genio passò dall’essere il capitano della Fiorentina a fare la riserva nella Lazio per 300.000 euro. Il bello è che era chiaro fin dall’inizio che avrebbe fatto quella fine, perché quando Lotito lo prese la Lazio aveva già in rosa Luis Alberto, Lucas Leiva e Milinkovic – Savic: in pratica Badelj non era neanche la prima riserva, perché quando mancava uno di questi 3 Inzaghi metteva Parolo, non Badelj.
    Riguardo a Raspadori, mi rincuora che abbia dimostrato di avere tecnica e personalità, perché la Nazionale ha drammaticamente bisogno di un nuovo centravanti. Magari tra qualche anno saremo noi a fornirglielo, dato che il nostro Spalluto sta facendo meraviglie a Gubbio.

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    • L’esempio del tuo lavoro a scuola mi ha riempito il cuore! Il senso di appartenenza è spesso quel sentimento che ti porta a dare quel qualcosa in più che fa la differenza tra vivacchiare e crescere. Quanto ai tuoi esempi, Badelj fece una scelta incomprensibile che ancora oggi paga visto che è finito a lottare per la salvezza al Genoa. Quanto a Spalluto speriamo…sta veramente facendo faville! Lui e Pierozzi li vorrei proprio vedere nel mio consueto viaggio a Moena….

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      • Anch’io una volta andai a vedere il ritiro di Moena. Sgomitai come un pazzo per arrivare davanti a Mario Gomez e strappargli un autografo: con il senno di poi possiamo dire che potevo risparmiarmi il disturbo. 🙂 Grazie mille per i complimenti, e buon appetito! 🙂

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