Il buono, il brutto, il cattivo in maglia azzurra

TURCHIA – ITALIA = 2 – 3

Una partita del tutto inutile dal punto di vista del risultato lascia comunque alcune indicazioni che meritano di essere raccontate. Come giustamente ha detto il CT Mancini a fine gara, la delusione per la mancata qualificazione ai mondiali del Qatar resterà almeno fino alla fine delle partite che si giocheranno a dicembre, ma adesso è doveroso ripartire con un gruppo nuovo e con le motivazioni giuste per raggiungere i campionati europei prima ed i mondiali del 2026 poi. I vergognosi abbandoni alla nazionale che si sono succeduti nei giorni precedenti alla trasferta in Turchia, simbolo anch’essi della debolezza della FIGC in questo momento, non hanno inficiato sulla prestazione di una squadra che ieri sera ha giocato una partita seria, con l’atteggiamento giusto ed anche finalmente con alcune individualità importanti che stanno via via sbocciando grazie soprattutto a quelle squadre, come il Sassuolo e l’Atalanta, che puntano sul gioco e sui calciatori italiani. La strada è lunghissima e la flebile luce intravista ieri sera in una gara inutile non deve certamente illudere, ma la speranza è che lo schiaffo subìto sia stato così grande da meritare una risposta importante da parte di tutto il movimento, Federazione in testa.

IL BUONO

  • Raspadori: ha l’argento vivo addosso, gioca una partita totale rischiando spesso la giocata e vincendo quasi sempre l’uno contro uno. Segna due reti mostrando una freddezza quasi innaturale rispetto alla propria età dimostrando ancora una volta che anche nel calcio italiano i talenti ci sono! Solo che, come tutti i giovani, hanno bisogno di giocare, di essere liberi di sbagliare, necessitano di tempo per imparare a misurarsi con il calcio dei cosiddetti grandi e con le situazioni diverse del calcio professionistico. Quando lo capiranno i club italiani?
  • Cristante: il centrocampista che non vedi mai, ma che spesso fa la differenza. Al netto della rete del pareggio, interpreta il ruolo del centrale di centrocampo in modo molto diverso da Jorginho ma è uno dei migliori. Sempre posizionato perfettamente in fase difensiva, sradica diversi palloni ai calciatori avversari cercando di far ripartire l’azione con costrutto. In un centrocampo con meno estro e più muscoli può risultare fondamentale nel nuovo corso azzurro. Perennemente sottovalutato.
  • Biraghi: chi mi conosce lo sa, il terzino della Fiorentina non è certamente uno dei miei calciatori preferiti ma stavolta merita un elogio particolare. Grazie all’interpretazione della gara da parte dei compagni di reparto, con un De Sciglio a destra che spesso si ferma a fare il terzo centrale, ha piena libertà di azione e gioca una partita quasi prettamente offensiva nascondendo così i suoi limiti difensivi (vedasi il gol subìto dal proprio lato). Instancabile nelle sovrapposizioni, riesce anche a servire due assist da palla ferma e di testa. Esame superato!

IL BRUTTO

  • Zaniolo: il cosiddetto talento della Roma deve decidere cosa vuole fare da grande. Il calciatore, la statua, il modello o cosa? Gioca una partita anonima, non attacca e non difende, sparacchia in modo presuntuoso tiri da 40 metri, non assiste mai i compagni di reparto. Pur avendo colpi eccezionali, come dimostrato in alcune occasioni, sembra entrato in un tunnel in cui rischia di perdersi. Non si capisce quale sia la posizione in cui rende meglio, appare abulico e svogliato. Salvate il soldato Zaniolo!
  • Donnarumma: se Zaniolo piange, il portiere non ride. Combina una topica importante in occasione della rete subìta, ma ciò che rischia qualche minuto dopo con i piedi è degno di “Mai dire gol”. Si riscatta parzialmente con alcune ottime parate ed una da fenomeno in chiusura di partita che salva la vittoria azzurra. Dà la netta sensazione di aver perso tranquillità e serenità soprattutto perché continua ad essere fortissimo negli interventi in cui conta l’istinto e la reattività, ma quando serve il cervello tutto cambia. Necessario ritrovarlo il prima possibile!
  • I facili entusiasmi: dopo una vittoria assolutamente inutile ed una delusione come quella della scorsa settimana, sentire qualche pifferaio magico che parla già di segnali di resurrezione, non so se mi fa più ridere o arrabbiare. Quel che è certo, è che sarebbe un errore colossale cercare ancora una volta una scorciatoia di fronte ad un problema che ormai si protrae da anni e che non può e non deve essere risolto con la politica dello struzzo. Adesso tanta calma e soprattutto tanto lavoro!!

A domani con il Corner Viola!

Il buono, il brutto, il cattivo in maglia azzurra

ITALIA – MACEDONIA DEL NORD = 0 – 1

Nella storia della nazionale azzurra ci sono state vette che sembravano irraggiungibili e cadute talmente rovinose da sembrare irreparabili. In ogni momento più buio è necessario guardare al momento in cui il sole ricomincerà a salire in cielo, ma della possibile rifondazione e rinascita magari ne parleremo in futuro: oggi è il momento delle riflessioni e dell’approfondimento di ciò che è successo ieri sera. La gara in sé conta poco, ciò che conta veramente è prendere coscienza del crepuscolo di un movimento calcistico da rifondare. La vittoria degli europei ha illuso molti dei commentatori e dei tifosi che la crisi fosse superata, che bastasse la bacchetta magica di Mancini per rivitalizzare un movimento che ormai da anni non riesce più a vincere alcuna competizione internazionale di club, non conquista più affermazioni con le nazionali giovanili, non sforna più talenti in grado di guidare la propria squadra di club e la nazionale sulla ribalta internazionale. Un movimento in cui si continuano ad aumentare le partite, le squadre professionistiche, ma anche e soprattutto gli stranieri nei settori giovanili delle società italiane. Senza considerare poi che in Italia si continua a definire giovane un calciatore nato nel 1998 o nel 1999 quando ad esempio nel Barcellona spadroneggiano calciatori del 2001, 2002 o 2003.

A quando le riforme sbandierate ormai da anni? A quando un tetto all’impiego degli stranieri? A quando un rilancio dei settori giovanili grazie alle infrastrutture ed ai tecnici federali?

IL BUONO

  • Verratti: in una nazionale che cammina, che non inventa, che gioca ad una velocità da tartarughe, il centrocampista del PSG disegna calcio, dribbling e lanci filtranti. L’unico che resta sul livello degli campionati europei e che ci crede fino all’ultimo. Predica nel deserto, almeno non ha nulla da rimproverarsi. Tra i pochissimi da cui si può ripartire.
  • Bastoni: è indubbiamente il futuro della difesa azzurra. Fisicamente pronto, con un piede educato, capace di ottime letture difensive tanto nelle marcature preventive che nelle chiusure degli spazi. Sarà forse anche perché è uno dei pochi giovani italiani che ha avuto fiducia nella squadra di club? E come potrebbero mai fare esperienza i nostri giovani se non giocano mai? Centrale di oggi e di domani.

IL BRUTTO

  • Immobile: il solito Ciro in campo internazionale. Ormai anche i sassi hanno capito che Immobile non è lo stesso calciatore nella Serie A e nelle altre competizioni ed anche questo dovrebbe far riflettere. Un attaccante che sa giocare solamente palla in profondità, che spesso ritarda il tiro in porta, che è di una pochezza tecnica disarmante sia nelle sponde che nella copertura della palla. Sicuramente non abbiamo grandissimi attaccanti nel periodo attuale, ma provare uno tra Belotti e Scamacca no? Ah già…erano in tribuna! Lasciatelo nella sua comfort zone!
  • Insigne: se Immobile è capace di segnare solamente in Serie A, Insigne invece ha giustamente scelto di andare in Canada che probabilmente è il suo livello attuale. Non salta mai l’uomo, non è più decisivo nemmeno sui calci piazzati, è un’imbarazzante controfigura degli esterni moderni. Ormai prigioniero del suo personaggio, calcia sempre e soltanto a giro di interno destro sul secondo palo. Ridategli Tomovic, magari torna ad essere decisivo!
  • Mancini: potrei parlare dei bradipi Jorginho o Donnarumma, come potrei citare Barella, ma quando si sbaglia completamente dapprima un girone intero di qualificazione e poi anche la gara di spareggio, non si può dimenticare il Commissario Tecnico. Sgombriamo il campo subito: Mancini dovrà per sempre essere ringraziato per aver vinto un europeo al quale nessuno credeva ed aver rivitalizzato un gruppo sgonfio e senza grande talento ma stavolta le ha sbagliate veramente tutte! Dal voler per forza naturalizzare calciatori di cui non si sentiva certo il bisogno, a continuare a sbandierare la fiducia e tranquillità quando invece i segnali e gli scricchiolii erano sotto gli occhi di tutti. La scelta poi di giocare contro una squadra chiusa nella propria metà campo con Immobile prima (attaccante che ha bisogno di spazi), Raspadori poi (più adatto al fraseggio che alle sportellate) ed infine Joao Pedro (attaccante che non segna da tempo immemore) è sembrato un perfetto suicidio. C’era da aspettarselo il comportamento attendista della Macedonia, così come era possibile che non la sbloccassimo velocemente: ed allora perché non portare almeno in panchina un attaccante forte fisicamente come Belotti o Scamacca? E perché insistere su un Barella spento fisicamente ed un Jorginho apatico come non mai? Purtroppo nella presentazione di ieri avevamo detto che avevamo tardato nel ricambio generazionale. Adesso il tempo è purtroppo scaduto!!

Menomale che noi abbiamo il nuovo logo viola! 🙂

BarLungo – Europei di Calcio 2021 Girone A

Dopo tante prove, molteplici esperimenti ed uno sforzo immenso sono orgoglioso di presentare la prima puntata del neonato podcast del mio blog. Grazie alla collaborazione di Flavio Bardaro e l’insostituibile regia di Nicanor Cancellieri, ecco la presentazione del girone A che si apre con l’Italia del Ct Mancini impegnata nella gara inaugurale.

Godetevela tutta d’un fiato: non ci sarà solamente calcio, ma anche musica e tante piccole sorprese.

Buon ascolto!

Che si gioca??

La testa della classifica non trova pace ed anche questa settimana subisce uno stravolgimento pressoché completo. Ben sei di noi inciampano su Arthur e la Juventus e dunque sbagliano la gara scontata della settimana, mentre il Meneghino Junior riesce addirittura a centrare il cappotto con +6 che lo rimette in scia ai primissimi grazie allo 0-2 di Roma Napoli. L’assembramento in cima continua, il gioco ci appassiona ed allora vediamo come possiamo superare la sosta delle nazionali. Come preannunciato nel mio video su YouTube, mi è sembrato carino dare continuità alla rubrica e dunque, pur non essendo un grande tifoso della nazionale, ho cercato di utilizzare le prossime tre gare di Mancini e soci per il nostro gioco. Prima di svelare i miei pronostici, diamo un’occhiata alla graduatoria aggiornata con l’aiuto di Carlo:

Carlo il Meneghino di Paderno Dugnano 36
Niccolò 34
Francesco il Meneghino Junior 33
Joe il Pistoiese 32
Lungo 28
Salva il Molisano 25
Argentino Fiorentino ormai quasi Parigino 24
Bomber Siiimo 20
Luchino il diavolo rossonero 18
Juri detto Alan Bencio 3

Venendo ai pronostici, ho utilizzato tutte le tre gare dell’Italia in modo da non cambiare il numero delle partite da giocare ma chiedendo il risultato esatto di ognuna oltre che l’esito finale. Vista la relativa facilità delle gare in questione, verrà assegnato 1 punto per aver azzeccato il segno, +3 per ogni risultato giusto ma non ci sarà la penalizzazione per l’errore. Tutto chiaro? Andiamo!!

ITALIA – IRLANDA DEL NORD: 1

RISULTATO ESATTO: 2 – 0

BULGARIA – ITALIA: 2

RISULTATO ESATTO: 1 – 3

LITUANIA – ITALIA: 2

RISULTATO ESATTO: 0 – 3

Mi scuserete se stavolta non faccio la presentazione di ogni singola partita, ma la vacuità degli avversari del girone della Nazionale di Mancini mi porterebbe a scrivere solamente statistiche trovate su internet o posizioni relative al ranking FIFA.

A voi per i pronostici!

L’ora delle scelte

Sono ormai circa 6 mesi che assistiamo al balletto “MES si MES no” dopo l’accordo trovato in sede europea dal ministro Gualtieri per la riforma del cosiddetto Fondo Salva Stati.

Proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza in mezzo a tanta, troppa propaganda. È necessario subito dire che in nessun paese europeo si è aperto uno scontro tanto virulento sul fantomatico MES e, come spesso accade, di fronte ad una tematica tanto complessa in pochi hanno cercato di approfondire le varie sfaccettature mentre in tanti hanno voluto utilizzare la materia per lucrare qualche voto in più.
Se vogliamo schiarirci le idee, possiamo inizialmente dire che il Fondo Salva Stati per come è stato concepito nel 2012 ha dato pessima prova di sé nell’unico caso in cui è stato integralmente attuato per cercare di aiutare un paese membro. Ci ricordiamo tutti come sia stata gestita la crisi della Grecia con il relativo memorandum di riforme imposte al paese ellenico. Nell’occasione, il MES portò ad una vera e propria macelleria sociale i cui costi vengono ancora oggi pagati dal popolo greco. Nello specifico, il Fondo Salva Stati si accollò quasi metà del debito pubblico greco elargendo un prestito di circa 200 miliardi di Euro in cambio però di pesantissime riforme economiche e sociali tra cui la riforma del mondo del lavoro, la privatizzazione di moltissimi enti pubblici, la riforma delle pensioni, della scuola e della sanità. Oltre a ciò, la Grecia dovette mettere sul mercato porti ed aeroporti, la gran parte finiti (guarda caso) in mano tedesca! All’epoca, quei soldi furono concessi ad una tasso di interesse del 3%, ottimo in riferimento a quel che offriva il mercato. Inoltre, si era arrivati ad un punto in cui gli investitori non si fidavano più dello stato greco e dunque non erano più disponibili a comprare il debito pubblico ellenico. A quasi 10 anni di distanza però, si può tranquillamente dire che l’esperimento è del tutto fallito.

Certo, si potrebbe obiettare che i conti pubblici greci sono stati messi al sicuro, ma a che prezzo? La disoccupazione è schizzata alle stelle, il reddito pro capite è drammaticamente diminuito, i servizi sociali sono stati tagliati selvaggiamente. È questo il mondo verso il quale vogliamo andare?

È però chiaro a tutti che il MES di cui si parla adesso è completamente diverso. Per l’Italia si tratterebbe di un prestito ponte di circa 36 miliardi di Euro da spendere unicamente per la sanità e per fronteggiare l’emergenza sanitaria dovuta al Covid 19. Inoltre l’accordo firmato da Gualtieri prevede che il controllo del Fondo Salva Stati verta solamente sul merito della spesa e sull’assenza di sprechi, senza dunque avere la possibilità di far intervenire la Troika commissariando di fatto il governo in carica.
Allora perché tutta la polemica di questi mesi? Quali sarebbero realmente gli svantaggi nell’accedere al MES?

  • Il primo lo ha ben delineato in questi giorni il Governatore della Banca d’Italia Visco (nonostante sia fortemente favorevole alla richiesta da parte dell’Italia) : se il nostro paese fosse l’unico a richiedere il MES, quale messaggio daremmo ai mercati? Saremmo marchiati a fuoco dalle stimmate di un paese al collasso che ha bisogno di qualunque forma di sussidio pur di salvare i propri conti. Questo potrebbe portare ad un’assenza totale di fiducia da parte dei mercati nei confronti dell’Italia e dunque potrebbe rappresentare un boomerang ben più forte degli aiuti messi a disposizione dal Fondo Salva Stati. Sicuramente i tassi sarebbero molto favorevoli, ma saremmo in grado di spiegare bene ai mercati che accettiamo l’aiuto solo per i risparmi derivanti dagli interessi e non perché siamo sull’orlo del baratro?
  • Il secondo dubbio, per me il più grande, è relativo alla natura istituzionale del Fondo. Ciò che in pochi dicono è che per sua stessa natura il Fondo Salva Stati è al di fuori del controllo dell’Unione Europea. Esso è infatti un organismo internazionale con sede a Lussemburgo regolato da un trattato internazionale sottoscritto da tutti i paesi membri: ha dunque regole interne proprie che non rispondono direttamente all’Unione Europea. Basti pensare che quando, dopo alcuni anni, si iniziò a pensare di attenuare le misure nei confronti della Grecia, non fu possibile farlo perché il Fondo è un organismo assolutamente indipendente fornito di proprie cariche interne e di un proprio bilancio. Ciò che quindi dovrebbe far più pensare coloro i quali sono favorevoli alla richiesta, è se si possa confidare oppure no in merito all’accordo sottoscritto dal ministro Gualtieri, dal momento che esso non cambia la natura del Fondo né il processo decisionale interno ad esso. È insomma possibile fidarsi oppure no? Ed i mercati come prenderanno una possibile richiesta del MES? Tutto ruota intorno a queste domande, il resto è pura propaganda elettorale.

Nel parlamento italiano intanto, Partito Democratico, Italia Viva, la quasi totalità di Liberi e Uguali e Forza Italia sono per il si, mentre Movimento 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia propendono per il no. Dopo le ultime elezioni regionali, le richieste del PD si sono fatte più pressanti ma ancora non si vede una decisione all’orizzonte. Come spesso accade, nel mezzo Conte prova a mediare con una proposta di buon senso ma che sembra utile soprattutto a prendere tempo: “Intanto presentiamo i progetti per l’accesso al Recovery Fund, inseriamo all’interno anche gli interventi per la sanità e poi vediamo se servono anche i soldi del MES” ha dichiarato negli ultimi giorni.

Il problema però, oltre che politico, è anche temporale! I soldi del MES, 36 miliardi, sarebbero disponibili in poche settimane, quelli del Recovery inizieranno ad arrivare a fine 2021 e saranno spalmati in 3 anni.

L’ora della decisione si avvicina…. Cosa farà il governo italiano?

L’Europa batte un colpo!

Finalmente possiamo tornare a sperare in un’Unione Europea propriamente detta e non solamente in un’espressione geografica

Ciò che è accaduto a Bruxelles può rappresentare una svolta nel lungo percorso di integrazione europea. Per la prima volta negli ultimi anni, i leaders europei, al termine della maratona negoziale più lunga della storia, hanno assunto delle decisioni tale da far sentire meno soli i paesi più colpiti dalla pandemia. Quante volte nei mesi di marzo ed aprile Italia e Spagna hanno denunciato l’assenza di solidarietà? Quante volte abbiamo tutti pensato che l’Europa ci aveva lasciato soli nel momento dell’emergenza? Certamente c’era del vero in quel grido accorato, come adesso invece possiamo gioire del cambio di direzione.

Andando nello specifico dell’accordo sul Recovery Fund ci sono alcuni aspetti positivi ed altri più critici che cercherò di approfondire con voi:

  • Il primo risultato da sottolineare è il raggiungimento di un accordo in tempi relativamente brevi. Se solo ripensiamo a come i paesi europei sono arrivati al vertice decisivo, dobbiamo ricordare che tutti gli analisti politici scommettevano su un rinvio decisionale. Quasi nessuno pensava possibile che, partendo i paesi da posizioni così distanti, fosse possibile raggiungere un compromesso. Da una parte i cosiddetti paesi frugali che arrivavano a Bruxelles schernendo coloro i quali parlavano di debito comune europeo, dall’altra Italia, Spagna e Francia che volevano accelerare in tutti i modi per portare a casa il prima possibile risorse preziose per le rispettive economie. In questo caso il ruolo negoziale del Presidente del Consiglio Europeo Michel è stato decisivo nell’avvicinare le posizioni
  • Altro aspetto straordinario è che, per la prima volta nella storia europea moderna, i 27 paesi hanno deciso di mettere il debito in comune, e questa è la vittoria più grande del governo italiano e di Conte. Il tambureggiare continuo del Presidente del Consiglio Italiano da maggio ad oggi, unito all’opera di Macron e di Sanchez, non ha dato tregua a quei paesi che continuavano a parlare di soli prestiti anche per i paesi più colpiti. L’appoggio poi della Merkel è stato decisivo e dunque, almeno in questo frangente, possiamo parlare di Comunità Europea nel senso più alto del termine: la messa in comune del debito è un segnale fondamentale che dà speranza per il futuro dopo i disastri commessi negli anni scorsi ad esempio in Grecia con la Troika
  • Passando ai numeri l’Italia, che nelle prime stime del Recovery Fund doveva ottenere circa 173 miliardi di euro (di cui 85 a fondo perduto ed 88 in prestiti a tassi vantaggiosi), è uscita dal vertice di Bruxelles con una dote di 208,8 miliardi di euro. Tanto per fare un paragone, circa 7 leggi finanziarie! Di questi soldi, la parte relativa ai finanziamenti a fondo perduto è leggermente scesa ad 82 miliardi di euro mentre i prestiti hanno raggiunto la cifra di 127 miliardi. Dunque Conte, Amendola, il governo ed i cittadini italiani hanno incassato addirittura 36 miliardi di euro in più rispetto a quanto ci si aspettava: io sinceramente capisco la dialettica politica, l’antipatia personale, o l’avversità ideologica, ma dire che Conte è stato sconfitto perché è andato a giro con il cappello in mano (Salvini) o che avrebbe potuto ed anzi dovuto ottenere di più (Meloni), fa semplicemente sorridere. Ma non è possibile una volta tanto gioire tutti insieme non solo per un ottimo risultato in campo internazionale del governo italiano, ma anche per una vittoria europea?
  • L’Italia riceve dunque il 28 per cento del totale del Recovery Fund e tra l’altro i 36 miliardi in più ottenuti sono pressappoco la stessa cifra che il MES metterebbe a disposizione del nostro paese per le spese sanitarie. Un caso o un altro aiuto al nostro governo che sul MES balla ormai da mesi?
  • Non è però tutto oro quel che luccica. Il primo problema è quello temporale: i fondi dall’Unione Europea arriveranno solamente dalla metà del 2021 in poi e, nel frattempo, l’Italia dovrà comunque affrontare una crisi economica devastante. Intanto si punta ad un nuovo scostamento di bilancio di almeno 20 miliardi per continuare a sostenere lavoratori ed imprese ma non potremo accumulare debito pubblico all’infinito considerando anche che prima o poi i parametri del trattato di Maastricht torneranno a farsi sentire. Vedendo poi come si sono comportati già in queste trattative paesi come Olanda, Austria, Danimarca e Svezia ho il fondato timore che cercheranno di rimettere i paletti il prima possibile
  • Altro problema che prima o poi tornerà fuori è quello della netta spaccatura tra paesi europei. I cosiddetti frugali hanno un’idea di Europa in cui i paesi nazionali contano più delle istituzioni sovranazionali e la cessione della sovranità deve essere ridotta al minimo indispensabile. Da qui l’accesa contesa sulla messa in comune del debito e sulla volontà di frenare in ogni modo i finanziamenti a fondo perduto. L’Olanda, attraverso il premier Rutte, aveva addirittura proposto di sottoporre ad un voto all’unanimità la possibilità di finanziare i progetti presentati dai diversi paesi. La ferma opposizione di Italia, Spagna e Francia ha avuto fortunatamente la meglio e dunque il cosiddetto super freno voluto dai paesi frugali è stato fortemente ammorbidito
  • I soldi poi saranno ovviamente vincolati. Una delle più grosse stupidaggini che siamo stati obbligati ad ascoltare, è che l’Italia esce da questo vertice con un MES 2 che condizionerà e limiterà la nostra libertà nazionale. Questa tesi sarebbe suffragata dal fatto che i soldi verranno stanziati su progetti ben definiti che vadano verso la direzione dell’economia verde, della digitalizzazione del paese, della riforma della giustizia e di quella dell’amministrazione alfine di diminuire il peso della burocrazia. Se questo è il contratto capestro, sono felice di averlo sottoscritto. Quanti anni sono che in questo paese si dice che la burocrazia è un ostacolo allo sviluppo? Da quanto si cerca di snellire la giustizia civile? Quanti di noi sono contrari ad un’economia più clemente con l’ambiente che permetta di non distruggere l’ecosistema? Vorrei sottolineare che i finanziamenti verranno erogati sulla base di queste riforme e che i progetti verranno valutati e finanziati in corso d’opera: ma non è lo stesso metodo che utilizziamo quando ristrutturiamo casa nostra pagando ad avanzamento lavori? E dove sarebbe la troika? Nel caso, se le riforme non vanno avanti, se l’Italia non riesce a presentare progetti credibili, non arrivano i soldi… tutto qua. Non arriva alcuna troika che mette sotto controllo i conti italiani o che ci obbliga a fare macelleria sociale come accaduto in Grecia. Penso anzi che questa sia una sfida meravigliosa per immaginare e disegnare l’Italia di domani. Se vogliamo essere un grande paese, dobbiamo essere in grado di immaginare il futuro, di anticipare i cambiamenti, di governare il domani. Quale sfida più affascinante di questa?

L’Italia torna dunque da Bruxelles con tante opportunità che potranno tramutarsi in una bella vittoria o in una cocente delusione. Spetta al nostro paese dimostrare di essere capace di fare un salto nel futuro e se, una volta tanto, riuscissimo a farlo tutti insieme con l’aiuto di ciascuno, la vittoria si trasformerebbe in trionfo.