Un ritorno a teatro pieno di emozione

Oggi torno a parlare di me, delle mie emozioni, delle mie passioni, delle mie amicizie.

Dopo anni, e purtroppo non è un modo di dire, la scorsa settimana sono finalmente tornato a gustarmi uno spettacolo teatrale in un posto alternativo con un trio di artisti bravissimi e molto simpatici. Per tanti anni abbiamo ascoltato quella stanca litanìa sui posti di Firenze abbandonati, da riqualificare, da tenere aperti tutto l’anno con iniziative ed idee che colmassero vuoti cittadini. Ecco il posto in cui sono stato, con famiglia ed amici, a vedere lo spettacolo di cui parlerò tra poco è esattamente la fotografia di ciò di cui parlavo. Il teatro Instabile ha reso possibile l’utilizzo di uno spazio che negli ultimi anni veniva sfruttato solamente nei mesi più caldi dell’anno con cene, grigliate, musica: insomma la tradizionale e benedetta festa che serviva a tenere in piedi le attività del Circolo ARCI La Loggetta. Attività edificanti rette dai volontari con i quali mi onoro di aver collaborato, fondamentali per il quartiere, ma limitate nel tempo. Con la nuova gestione invernale e primaverile, si tengono invece corsi di circo e teatro per grandi e piccini, yoga ed altre arti che svolgono un ruolo prezioso quale presidio territoriale e culturale.

In questo tendone circense è inoltre stato ricavato un piccolo teatro in cui i bambini possono anche accomodarsi su dei cuscini messi a terra per poter quasi toccare gli artisti. Eh già, perché proprio di artisti si parla quando si nomina il Trio Trioche composto da Franca Pampaloni, Irene Geninatti e Nicanor Cancellieri. La loro particolarità è che fanno uno spettacolo in cui musica, recitazione, comicità e divertimento riescono a mescolarsi con un’armonia disarmante. Tecnicamente bravissimi e sempre in evoluzione (ad esempio Nicanor è migliorato tantissimo nel canto), portano in scena lo spettacolo la cui locandina è diventata la copertina di questo pezzo e che doveva debuttare il 23 febbraio 2020, esattamente pochi giorni prima dello scoppio della pandemia. Non sono un tecnico, né uno studioso musicale, ma la miscela di recitazione (tra l’altro in parte in francese, in parte in spagnolo mescolato ad italiano), musica classica, opera e pezzi addirittura hard rock hanno un effetto esplosivo. Non voglio nemmeno immaginare il lavoro, lo studio e l’impegno che c’è dietro ad uno spettacolo come questo che ti fa volare via un’ora in un minuto. E non solo: la capacità di coinvolgere bambini di nemmeno 6 anni come il mio piccolo Mattia che si è messo spesso a battere le mani a tempo, appassionati di musica come Claudia e la sua amica Valentina e di far divertire gente che solitamente abita gli stadi anziché i teatri come il sottoscritto è veramente stupefacente. Questa penso sia la vittoria più importante dell’arte, del teatro e della musica cioè riuscire a coinvolgere tutto il pubblico senza far sentire nessuno escluso: l’arte come simbolo di fratellanza e di comunità.

Quella stessa fratellanza che esiste tra me e Nicanor da ormai più di 30 anni, quando ci siamo trovati nella stessa classe al Liceo a condividere insufficienze gravi a matematica, occupazioni e manifestazioni di piazza dietro a quell’idea di futuro che ancora oggi rincorriamo senza però averla raggiunta. Forse proprio per questo ancora oggi, nonostante le nostre strade si siano divise abitando addirittura in nazioni diverse, appena c’è l’occasione di rivedersi non esitiamo a riunire le nostre due famiglie come se fossero anche loro studenti della mitica sezione E del Liceo Gramsci!

6 pensieri su “Un ritorno a teatro pieno di emozione

  1. Grazie per questo bell’articolo.
    Grazie per aver ricordato soltanto le insufficienze a matematica 🤣.
    Attraverso il lavoro del clown creiamo un linguaggio universale che va al di là delle parole e delle note, c’è tanto studio dietro ad uno spettacolo così, tanto lavoro e tanta passione ma alla fine ce ne scordiamo noi per primi, montiamo sul palco per regalare un dono e l’energia che ci ritorna dal pubblico è la prima riconoscenza.
    Non abbiamo mai costruito i nostri spettacoli per piacere ai bambini ma alla fine sono i nostri primi ammiratori e devo ammettere che non me l’aspettavo. È l’ennesimo regalo di questo mestiere che amo.
    Tornare dopo 30 anni a fare uno spettacolo nel quartiere in cui sei cresciuto e leggere l’articolo sul blog di un caro amico dai tempi del liceo è qualcosa di bellissimo.
    Grazie di cuore.

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    • Non ho voluto aprire la parentesi del libretto delle giustificazioni perché potremmo scrivere un libro di barzellette o un racconto fantasy!
      Non essendo un tecnico sicuramente avrò scritto qualche strafalcione, ma il mio intento era solo quello di far capire cosa mi avevate trasmesso e mi sembra di aver centrato l’obiettivo. Il nostro quartiere, la nostra amicizia, le nostre famiglie…What else?

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  2. Molti pensano che gli artisti di successo siano soltanto quelli che riescono a fare un concerto a San Siro, oppure a fare un film che incassa un milione di euro. Io invece penso che per un artista il successo si misuri non in termini di quantità (quanti soldi ha fatto, quanti biglietti ha venduto eccetera), ma in termini di emozioni: se sei riuscito a suscitare un’emozione anche soltanto in uno spettatore, allora hai ottenuto un successo strepitoso. Di conseguenza, se le persone che hai citato in quest’articolo sono riuscite a far passare una bella giornata a tuo figlio e a coinvolgerlo al punto che batteva le mani a tempo di musica, allora non ho dubbi che siano dei grandi artisti.
    Ti faccio un esempio simile. Qualche giorno fa l’algoritmo di Youtube ha portato alla mia attenzione il video di una canzone che aveva pochissime visualizzazioni (1914). Le ultime parole della canzone erano: “Per me i chilometri non valgono niente / Ti porto nel cuore dovunque io sia”. Te lo confesso: quando le ho sentite mi sono messo a piangere. Nella mia vita infatti è capitato molto spesso che dovessi separarmi fisicamente da una persona a me cara, e spesso l’ho rassicurata usando più o meno le stesse parole: non importa quanti chilometri ci separano, io ti porterò sempre nel cuore, e farò di tutto per non far morire il nostro rapporto. Talvolta ci sono riuscito, talvolta invece il rapporto è morto lo stesso, perché mi sono accorto che dall’altra parte non c’era altrettanta determinazione nel volerlo tenere in vita nonostante la distanza.
    Uno degli obiettivi più difficili che un artista possa prefiggersi è fare in modo che gli altri si identifichino in ciò che racconta, e che le sue emozioni diventino le emozioni di tutti. Nel caso di quella canzone è avvenuto questo piccolo miracolo: di conseguenza per quanto mi riguarda è un grandissimo successo, anche se ha solo 1914 visualizzazioni.
    Se vuoi ascoltarla anche tu, la canzone è questa:https://www.youtube.com/watch?v=9M5q2iJC8kI

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