L’Inter è in semifinale

Con una prestazione fra le più convincenti dell’era Conte, i nerazzurri si sbarazzano del Bayer Leverkusen grazie ad una grande prova di squadra.

Difesa alta e sempre pronta all’anticipo, centrocampo aggressivo ed interpreti pronti a buttarsi negli spazi (Barella ma non solo), attacco letale. L’approccio iniziale alla gara è stato da grandissima squadra: pressione nella metà campo avversaria finalizzata al recupero rapido della palla, verticalizzazione sugli inserimenti dei centrocampisti, attaccanti subito pronti a dialogare tra sé e con la squadra.

Guardando la partita di ieri sera, ho la sensazione che la trasformazione di Godin sia la chiave di volta: il difensore ex Atletico Madrid, dopo un apprendistato forse anche troppo lungo, sta finalmente giocando sui livelli attesi. Cattivo, concentrato ed atleticamente in forma, insieme a De Vrij riesce quasi sempre ad anticipare gli avversari per far ripartire l’azione già nella metà campo avversaria. Se solo i nerazzurri avessero coinvolto di più Young a discapito di un D’Ambrosio troppo impreciso, probabilmente la partita sarebbe stata chiusa già nei primi 45 minuti.

Nella prima frazione lo splendido gol di Barella ed il timbro immancabile di Lukaku (gol numero 31 in stagione ed a segno in 9 gare consecutive di Europa League… Come lui nessuno mai!!!) sembrava aver già chiuso la pratica. I nerazzurri però, nonostante le occasioni, non sono riusciti a andare sul 3-0 ed Havertz, alla prima disattenzione difensiva, ha riaperto i giochi con un po’ di fortuna. La grande squadra però è tornata fuori nella ripresa quando, non potendo tenere i ritmi del primo tempo, l’Inter ha gestito benissimo i tempi della partita senza però riuscire a segnare la terza rete che avrebbe messo in ghiaccio la qualificazione. I troppi errori in fase di conclusione sono l’unica pecca di una serata finalmente ai livelli attesi da inizio stagione.


La strada sembra adesso essere quella giusta ed anche tra Conte, il gruppo e la società pare essere tornato il sereno. Un passo ancora e poi sarà finale. Intanto brindiamo ad una semifinale europea di una squadra italiana ed al definitivo salto di qualità di un magnifico centrocampista italiano: Nicolò Barella. Se gli infortuni lo lasceranno in pace ed inizierà anche a trovare la porta con continuità, la nazionale italiana avrà trovato un leader naturale per tanti anni a venire.

Resta solo l’Atalanta

E’ stata la solita Juve di Champions. Un arbitraggio indecente per una competizione del genere, che nemmeno la tecnologia ha potuto salvare, non può essere una degna scusante anche perché entrambi i rigori assegnati sono stati letteralmente inventati.

La verità è che i nodi sono finalmente venuti al pettine: una gara di andata insufficiente in cui la Juventus è stata surclassata dal Lione per ampi tratti di gara, un ritorno basato più sui nervi e sulla rabbia che non sul gioco e le geometrie. L’assenza di Dybala è stata certamente pesante, ma non era stato preso “il maestro” Sarri proprio per fare un calcio diverso in cui era l’orchestra e non il solista a suonare? Cristiano Ronaldo si è dimostrato ancora una volta un campione assoluto ma la rosa inizia ad avere la sua età e il progetto è rimasto in mezzo al guado… Non sono stati dati a Sarri il tempo sufficiente ed i calciatori necessari per sviluppare il calcio che predilige, ma soprattutto i giocatori non hanno offerto quella disponibilità necessaria ad imparare fino in fondo un altro modo di fare calcio.

Ancora una volta la Juventus vince in Italia (che noia!!!) ma appena prova ad emergere in Europa le viene regolarmente sbattuta la porta in faccia nonostante acquisti monstre quali Ronaldo e De Ligt. L’avventura di Sarri sulla panchina bianconera, l’uomo che faceva dell’opposizione al potere e della gavetta un marchio di fabbrica, è già terminata dopo una sola stagione. Sarri voleva cambiare i bianconeri, la verità è che il mondo Juve ha cambiato lui ed a giudicare dai risultati non ne è valsa nemmeno la pena.

È uscito anche un coriaceo Napoli piegato al Camp Nou per 3 – 1 da un Barcellona troppo superiore nel primo tempo. Nonostante una partenza discreta, la squadra di Gattuso è stata surclassata nel risultato pur non demeritando, ma la serataccia di Koulibaly e Manolas hanno fatto la differenza contro una delle squadre più talentuose del mondo. Insigne in assoluto la nota più lieta della serata: con Ringhio in panchina, il capitano partenopeo sembra aver trovato la strada della definitiva maturazione dopo anni di troppi alti e bassi. L’attacco leggero invece ha dimostrato che nelle partite in cui il Napoli si trova in svantaggio e deve rimontare, fa molta fatica ad impensierire le difese avversarie soprattutto in campo europeo. Il Napoli chiude comunque l’annata con un trofeo ed esce a testa alta dalla Champions: per come era iniziata la stagione, sembra quasi un miracolo!

L’Atalanta resta dunque l’unica rappresentante italiana nella massima competizione europea. Col PSG serve una nuova impresa per continuare a sognare.

Il punto sull’Europa League

Mentre la Fiorentina sta trascorrendo le proprie vacanze, la nostra passione per il calcio non smette di attanagliarci e dunque ci troviamo alle prese con le Coppe Europee: ecco un primo sguardo disinteressato all’Europa League, competizione nella quale sono state impegnate Inter e Roma, mentre nei prossimi giorni parleremo di Champions!

Due risultati identici (2-0) opposti però nel significato, nell’atteggiamento delle squadre, nella prestazione. Conte aveva dato una definizione perfetta della partita che attendeva i nerazzurri. Effettivamente contro il Getafe è stata una gara “sporca”, di quelle che si vincono con la mentalità, l’intensità ed in questo caso anche le individualità. La maggiore qualità degli interpreti ha dato la svolta: una parata da campione di Handanovic dopo poco più di 1 minuto ha indirizzato la gara, la mentalità e la concentrazione della difesa nerazzurra ha irretito gli attacchi avversari, la forza esplosiva di Lukaku ha ancora una volta tracciato la strada. Il gol stagionale numero 30 del centravanti belga ha messo la locomotiva sui binari giusti e la dea bendata ha dato una mano alla squadra nerazzurra. Molina ha fallito un rigore calciando a lato, poi Eriksen, entrato da poco (mah!!!) ha chiuso definitivamente la gara. Adesso la squadra di Conte se la dovrà vedere contro il Bayer Leverkusen, probabilmente l’ostacolo più insidioso sulla strada della finale.

Credo che l’Inter possa veramente arrivare in fondo stavolta e l’occasione di giocare tutte partite secche è un vantaggio. La formazione nerazzurra infatti, ha una linea difensiva che difende molto bassa e con molti uomini alla quale si fa difficilmente gol (oltre ad Handanovic e De Vrij anche Godin sta tornando sui suoi livelli), possiede delle armi discrete a centrocampo anche per cambiare la gara in corsa (Eriksen di ieri sera l’esempio più lampante) e davanti dispone di una coppia gol pazzesca con un Sanchez in più sempre pronto ad entrare per spaccare la partita. Se la querelle tra Conte e la società sarà gestita in modo intelligente, stavolta i nerazzurri se la possono giocare con tutti!

Tanto elettrica, viva e cattiva è stata l’Inter, quanto la Roma brutta e senz’anima. Aldilà dell’oggettiva topica di Pau Lopez sulla prima rete avversaria, la squadra giallorossa è apparsa stanca, svuotata e priva di idee. La forzata assenza di Smalling (richiamato dalla società di appartenenza) ha mostrato tutte le crepe di una difesa che in campo internazionale non può essere guidata da Mancini, tra l’altro espulso a gara ampiamente finita per un fallo inutile. La squadra di Fonseca è apparsa in balia degli avversari ed il risultato poteva essere più pesante. Il solo Dzeko non può e non potrà tappare tutte le falle di un organico assemblato male in fase di costruzione della squadra: tanti esterni, trequartisti, fantasisti ma una difesa insufficiente a far strada in Europa ed in Italia. Uno smacco davanti ad un Siviglia che gioca a memoria e sembra avere tutti i pezzi del puzzle a posto grazie all’ex direttore sportivo Monchi.

Finisce dunque l’era Pallotta con una prestazione anonima che è lo specchio di gran parte della gestione statunitense. Adesso spetta a Friedkin dimostrare che la lontananza delle proprietà non sempre è sinonimo di fallimento.

Ci sono anch’io!!!

Alcuni amici mi hanno chiamato per chiedere se ero davvero io ….

Altri hanno commentato dicendo “Ho visto cose che voi umani”….

Altri ancora continuano a mandarmi sfottò a più non posso …

Insomma, grazie all’aiuto tecnico di Empereur, ai preziosi consigli di Leo Errera e della mia sorellona Lucia ed alla Claudina che mi sta sempre accanto, ieri sono sbarcato su Facebook!!!

https://www.facebook.com/Il-Corner-del-Lungo-638182006816645/?modal=admin_todo_tour

Vogliate bene al mio blog, motivo principale del mio arrivo!!!

I voti alla stagione viola

E’ finalmente finito il campionato ed al termine della stagione più anomala di sempre proviamo a stilare un bilancio di ciò che è successo. Innanzitutto speriamo che la società abbia capito che iniziare una stagione definendola di transizione e dichiarando che l’unico obiettivo è fare meglio dell’anno prima è un errore madornale. Nel mondo del professionismo, tutti giocano per qualcosa e demotivare un gruppo non dandogli un obiettivo è uno svarione da non commettere più. Se alla mancanza di obiettivi si lega poi la conferma di un allenatore che non fa del carattere e del gruppo il proprio punto di forza, la frittata è presto fatta. La seconda parte della stagione viola è stata vissuta sul filo della paura e Iachini è stato bravo ad invertire la tendenza negativa portando la squadra alla salvezza con 4 giornate di anticipo e con un filotto di risultati che ha permesso ai viola di chiudere al decimo posto.

STATISTICHE A CONFRONTO CON LA STAGIONE 2018-2019

Posizione finale:  10° (16° nel 2018-2019)

Punti:  49 media punti 1,29 (41 media punti 1,08)

Vittorie: 12 (8)

Pareggi: 13 (17)

Sconfitte:  13 (13)

Gol fatti: 51 (47)              

Gol subiti: 48 (45)

Differenza reti: +3  (+2)

Capocannoniere: Chiesa con 10 reti (Benassi con 7 reti)

Assist man: Chiesa 6 (Biraghi 6)

Miglior gara dell’anno:

l’emozione più grande, il momento in cui la Fiorentina ha dato l’idea di poter uscire dall’anonimato, è stata la partita di Coppa Italia contro l’Atalanta vinto per 2 – 1 (15 gennaio 2020). Di fronte alla miglior squadra italiana della stagione, i viola passati da poco sotto la gestione di Iachini, hanno giocato una partita ai limiti della perfezione e sono riusciti a vincere grazie ad una rete di Lirola al termine di una bellissima azione. Almeno per 90 minuti la mediocrità è stata allontanata dalle teste e dai cuori dei tifosi.

Peggior gara dell’anno:

l’umiliazione patita il 10 novembre del 2019 resterà scolpita nella mente di tutti ancora per un bel po’ di tempo. Cagliari – Fiorentina finì 5 – 2 solamente perché i rossoblu si fermarono ed ebbero pietà di una squadra indecente, sbagliata negli uomini e nell’atteggiamento. Essere sotto 5 – 0 dopo 65 minuti tra gli olè del pubblico rossoblu è una macchia difficilmente cancellabile insieme al gol di tacco del Cholito Simeone, lo stesso che si era permesso di zittire i tifosi della curva Fiesole dopo una rete la stagione passata. Come e perché abbia salvato la panchina Montella quel giorno dopo una figura del genere, è un mistero ancora irrisolto.

Miglior calciatore: Frank Ribery

Campione assoluto, leader tecnico e morale in campo e fuori. Il suo infortunio ha probabilmente tolto alla squadra quelle certezze che avrebbero permesso di fare qualcosa in più come risultati e come gioco. Un professionista esemplare che ha dimostrato ai più giovani come si può arrivare a 37 anni ed essere ancora decisivo in un campionato come quello italiano. Sempre il primo ad arrivare al centro sportivo Astori (celebre il suo post alle 6,55 di mattina in cyclette), è apparso anche nella veste di fido consigliere di Iachini prima (per alcune sostituzioni chiamate) e di Commisso poi (per la conferma del mister viola). Un unico rimpianto: dove sarebbe arrivata la Fiorentina senza l’intervento assassino di Tatchtsidis?

Peggior calciatore : Milan Badelj

Arrivato in pompa magna e presentato dal Direttore Pradè come il miglior acquisto della stagione, non ha certamente ripercorso le orme della prima esperienza in viola. Si ricorda una buona prova a Milano contro il Milan, poi il nulla cosmico. Accoppiato inizialmente da Montella in un centrocampo insieme a Pulgar, ha faticato sia sul piano fisico che su quello del gioco. Non ha mai trovato il ritmo gara né è riuscito a prendere in mano le redini della compagine viola. E’ piano piano sparito dal campo con l’arrivo in panchina di Iachini fino a diventare un ricambio quando a gennaio a Firenze è sbarcato Duncan. Con la fine della stagione e la conseguente risoluzione del prestito, termina definitivamente l’avventura di Badelj con la maglia gigliata.

La sorpresa: Gaetano Castrovilli.

Alzi la mano chi ad inizio anno avrebbe scommesso 1 euro su una stagione così del talento barese. Dopo alcuni anni di prestito, Castrovilli ha finalmente trovato il proprio posto nel mondo e gran parte del merito è da ascriversi a Vincenzo Montella. In sede di preparazione la Fiorentina era alla ricerca di un nuovo centrocampista ma l’Aereoplanino ha fin da subito chiesto alla società di togliere Castrovilli dal mercato ed ha avuto ragione. Fino alla pausa forzata per il Covid il talento viola è stato uno dei migliori centrocampisti del campionato con l’acuto del primo gol a San Siro. Qualità, quantità, spirito di sacrificio, umiltà: se il prossimo anno Castrovilli mette nel mirino anche la porta avversaria, siamo di fronte ad un titolare fisso dei prossimi 10 anni. Anche se “il premio” è già stato assegnato, mi piace menzionare anche Terracciano: più di un secondo portiere, ha mostrato affidabilità, professionalità e ottime doti. Un portiere per certi versi vecchio stampo, non ama la parata per i fotografi ma bada alla sostanza ed è bravissimo in presa alta, dote ormai rara per gli estremi difensori di ultima generazione.

La delusione: Pol Lirola

Arrivato dal Sassuolo per risolvere l’annoso problema del terzino destro, non ha mai trovato quella continuità di rendimento che tutti si aspettavano. Inizialmente con Montella ha avuto problemi tattici poiché la squadra non reggeva una difesa a 4 con Lirola e Dalbert sugli esterni. Una volta portato sulla linea dei centrocampisti ha fatto meglio ed è migliorato ulteriormente con l’avvento di Iachini sulla panchina viola. Le amnesie difensive dell’ultima parte di stagione però, lo hanno fatto ripiombare in un tunnel da cui si spera possa uscire con l’inizio della prossima annata. Arrivato a Firenze tra mille speranze, per adesso non ha mantenuto le attese.

Voto alla stagione viola: 6-

La Fiorentina era partita sulla griglia del campionato subito dietro le grandi grazie all’entusiasmo della nuova proprietà, la conferma di Chiesa e gli acquisti di Ribery, Lirola, Caceres, Badelj, Pedro e Boateng. La stagione però, dopo un inizio appena sufficiente, si è rivelata un supplizio fino all’esonero di Montella (voto 3 per il finale della scorsa stagione e per l’inizio di questa). Con il mercato di gennaio e Beppe Iachini, la squadra ha raggiunto la salvezza con 4 giornate di anticipo badando al sodo e non allo spettacolo. Il mister ha guadagnato la conferma tra lo scetticismo di buona parte dei tifosi viola, tocca a lui ed al mercato estivo dare nuova linfa in vista del prossimo campionato.

Il buono, il brutto, il cattivo

SPAL – FIORENTINA = 1 – 3

La Fiorentina chiude la propria stagione con un’altra squillante vittoria e chiude nella parte sinistra della classifica. Tante buone notizie ed alcuni esperimenti negli uomini ma non nella disposizione tattica, l’immodificabile 3 – 5 – 2. Nota di merito al gruppo ed al mister che non hanno mollato un centimetro ed hanno vinto la partita nell’ultimo quarto d’ora, simbolo di grande mentalità.

IL BUONO

  • Chiesa: guida la propria squadra alla vittoria con la fascia da capitano al braccio. Disegna l’assist del primo gol, conquista il rigore della sicurezza e nel mezzo fa tante cose buone dimostrando di sentirsi sempre più a suo agio nel ruolo di seconda punta alla Ribery, libero di inventare e calciare in porta. Si cimenta anche nel ruolo di interno di centrocampo al posto di Agudelo (anche oggi, nonostante l’ultima di campionato e l’impegno in casa dell’ultima in classifica, nessun esperimento tattico) e non demerita assolutamente. Tardiva continuità
  • Duncan: dimostra ancora una volta l’importanza del suo innesto nel centrocampo viola. Segna la rete del vantaggio grazie ad un bel tiro al termine di un’azione manovrata che lui stesso aveva iniziato con un gran recupero al limite dell’area. Sfiora la doppietta con un bel tiro al volo dal limite dell’area e non si ferma mai. Colonna da cui ripartire
  • Venuti: in queste partite, il prodotto del vivaio viola ci sta alla grande. Dopo le ottime prestazioni con Lecce ed a Roma con la Lazio, mantiene dritta la barra e si dimostra un grande professionista sempre pronto all’uso. Nella rosa ci può stare
  • Agudelo: uno dei misteri del mercato di Gennaio ha finalmente 55 minuti a disposizione per far vedere di che pasta è fatto. Tecnicamente bravissimo anche se usa solo il piede sinistro, quasi imprendibile quando ha tempo e spazio per giocare 1 contro 1, rapido nel breve, sfrontato a calciare in porta. Se non cresce fisicamente però, rischia di essere solamente un ottimo giocatore di calcio a 5
  • Sottil: entra finalmente col piglio giusto. Rapido, arrembante, sempre pronto a saltare l’avversario. A volte porta troppo la palla fino a strafare ma ha l’argento vivo addosso. Un prestito in Serie A (perchè no a Crotone?) eppoi di nuovo qua
  • Kouamè: nei primi minuti di impiego, la tocca poco e male. Si pesta spesso i pedi con Vlahovic e non risulta mai incisivo. Poi però segna il gol del 2 – 1 e allora……Avanti così!
  • Iachini: pochi giorni dopo la conferma sulla panchina, dimostra ancora una volta la sua arma migliore: il rapporto con il gruppo. Anche contro la Spal, la Fiorentina gioca la propria partita gagliarda per novanta minuti e, nonostante il caldo e la stanchezza, la squadra viola vince la partita negli ultimi minuti. Tre punti che mantengono i viola nella parte sinistra della classifica. Missione compiuta

IL BRUTTO

  • Lirola: ennesimo errore incredibile di una stagione che si chiude nel peggiore dei modi. Dopo aver regalato il rigore a Roma, oggi perde in maniera puerile la palla che porta al gol del momentaneo pareggio della Spal. Dopo un inizio di stagione pessimo sotto la gestione Montella, sembrava essersi ripreso con l’avvento di Iachini, ma nelle ultime settimane siamo tornati a livelli molto mediocri. Qual è quello vero?
  • Vlahovic: svogliato, senza mordente, indolente. Ha almeno un paio di buoni palloni ma non trova mai la porta né di piede né di testa. Nonostante Iachini gli conceda un’ottima occasione contro l’ultima in classifica, non dà certo l’idea di voler buttare il cuore oltre l’ostacolo. Ha pure l’ardire di contestare il cambio. Andare a lezione di mentalità per cortesia
  • Fares: se la Fiorentina della prossima stagione vuole ripartire da un calciatore come lui, allora sarà difficile fare il salto di qualità. Un onesto calciatore ma tra lui, Dalbert e Biraghi non esiste tutta questa differenza. Certo sarebbe perfetto per giocare 3 – 5 – 2 ma non è certo un calciatore che possa dare la svolta. Uno dei tanti

La conferma di Beppe

Dopo un casting durato settimane, e dopo che sembrava ormai in dirittura d’arrivo l’accordo con Eusebio Di Francesco, la Fiorentina ha scelto la continuità. Anche nella stagione 2020/2021 Beppe Iachini siederà sulla panchina viola. La decisione, come nelle migliori tradizioni di una città come Firenze, ha da subito diviso e fatto discutere. Certamente è una conferma che in pochi ormai si aspettavano e che lascia aperti diversi punti interrogativi. Il primo ed anche il più grande è quello relativo agli obiettivi della prossima stagione. Con Beppe sembra ci si debba aspettare una squadra che lotterà sempre col coltello tra i denti ma continuerà ad avere quell’atteggiamento da provinciale di cui abbiamo già parlato diverse volte anche su questo blog. Se l’obiettivo della proprietà era scaldare l’entusiasmo della piazza, temo che la scelta si rivelerà un boomerang.

Se guardiamo alla carriera del mister di Ascoli Piceno, nelle sue esperienze in Serie A, quando è partito dall’inizio della stagione è riuscito a concludere il proprio mandato solamente una volta (a Palermo) chiudendo all’undicesimo posto. Non che abbia mai guidato delle corrazzate, ma i numeri sono lampanti: Iachini sembra essere un mister bravissimo a rianimare squadre cotte, ottimo per vincere i campionati di Serie B, ma in difficoltà nella serie maggiore. Se poi guardiamo anche all’esperienza viola, fino alla vittoria con il Lecce la media punti di Iachini era pressoché identica a quella di Montella anche se l’atteggiamento dei calciatori era certamente diverso. Ciò che è evidente è che la decisione della società è stata condizionata da un gruppo che ha dimostrato più volte l’attaccamento al mister col cappellino e questo non può e non deve essere sottovalutato.

I dubbi in merito alla conferma di Iachini sono però molti:

  • Se davvero la Fiorentina era così entusiasta del lavoro di Beppe, perché non confermarlo subito dopo la vittoria con il Lecce che ha praticamente regalato ai viola la salvezza? Ciò avrebbe dato la possibilità di sperimentare anche in vista del prossimo anno calciatori, moduli e magari trame di gioco un po’ più innovative rispetto a ciò che abbiamo visto ad esempio nella trasferta di Roma. Non è che la conferma è arrivata così tardi solo per l’assenza di alternative? Speriamo che la scelta sia stata fatta con convinzione altrimenti al danno potrebbe aggiungersi la beffa
  • Il calcio di Iachini è vecchio, datato e sinceramente spesso noioso. C’è da dire che non appena la squadra ha raggiunto la matematica salvezza, i giocatori si sono sciolti ed hanno dimostrato qualcosa in più ma la fase offensiva è chiaramente improvvisata. Diamo la palla a Ribery (o Chiesa in assenza del francese) e qualcosa succederà. Quando la squadra si difende, lo fa sempre negli ultimi 30 metri di campo schierando almeno 10 calciatori sotto palla in modo che, una volta recuperata la sfera, per arrivare al tiro occorrono tanti passaggi ed una buona dose di fortuna. In più la squadra è centrata su 5 difensori (vedasi Chiesa costretto a fare il terzino destro a Roma) e quando và in svantaggio fa tantissima fatica a recuperare. I palloni giocabili per gli attaccanti poi, sono sporadici e quasi sempre frutto di intuizioni personali dei vari Ribery, Castrovilli o dei calci piazzati di Pulgar
  • I proclami (forse troppi) del magnate Commisso avevano convinto Firenze che si potesse tornare a sognare. “I soldi non sono un problema”, “l’anno prossimo si torna a lottare per l’Europa”…. con Iachini si può? La decisione di oggi suona come un brusco risveglio, una doccia fredda. Dopo che si è sbandierata la voglia di prendere top player ed allenatori vincenti, la prossima stagione ci ritroviamo con Iachini in panchina (ottimo per salvarsi ma mai cimentatosi in una lotta del genere) ed una squadra da rinforzare in ogni reparto
  • Iachini poi è un maniaco del 5-3-2 ma in questo sistema di gioco Chiesa dove lo mettiamo se abbiamo già Ribery? Non certo quinto a destra come a Roma (uno scempio), ma nemmeno attaccante insieme a Ribery! Possiamo prescindere da Chiesa? O la Fiorentina riesce a venderlo per rinforzare la squadra o altrimenti anche il prossimo anno rischiamo la riproposizione del tormentone Chiesa si – Chiesa no: anche basta please!
  • Il gruppo creato da Iachini sembra granitico e questo è certamente una nota di merito importante. Tutti i calciatori, anche quelli meno impiegati, sembrano essere coinvolti e questo ha certamente avuto un ruolo decisivo nella scelta societaria: basterà per tornare stabilmente nelle prime 8 del campionato?

Devo confessare che io non avrei mai confermato Iachini. Credo che il calcio che abbiamo visto in questi mesi sotto la sua guida, sia quello di una provinciale che mira a vivacchiare a metà classifica ed a salvarsi, ed io avevo capito che questa proprietà voleva esattamente il contrario. La Fiorentina che si chiude a riccio e gioca solo di contropiede non è degna della bellezza di una città d’arte come Firenze. Se tanto non si deve vincere nulla, se non si deve nemmeno lottare per l’Europa, almeno che si faccia vedere uno spettacolo degno di questo nome! Se poi Beppe e la squadra sapranno smentirmi in tema di spettacolo e di risultati, sarò il primo ad esserne felice.

Voglio trovare un senso a questa situazione

Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

(Vasco Rossi)

Il buono, il brutto e il cattivo

FIORENTINA – BOLOGNA = 4 – 0

In una gara di fine stagione, la Fiorentina ritrova finalmente un Chiesa devastante e schiaccia un Bologna già in vacanza. Tante note positive per Iachini che si ritrova finalmente nella parte sinistra della classifica.

IL BUONO

  • Chiesa: la prima tripletta in serie A certifica la serata magica del calciatore viola. Raggiunge la doppia cifra in campionato disputando una prova perfetta. Schierato al posto di Ribery, lotta e sgomita per guadagnarsi un posto al sole e finalmente riesce a dimostrare tutte le proprie doti. Perché solo adesso?
  • Milenkovic: nel nuovo clean sheet della difesa viola, il buon Nikola svetta ancora una volta. Tosto, cattivo, arcigno, attento, dimostra nuovamente di essere il perno difensivo viola. Mette l’accento sulla propria prestazione siglando anche il gol n. 5 della stagione. Imprescindibile
  • Dalbert: dopo alcune prove a dir poco insoddisfacenti, gioca una gara completa. Limita discretamente le sortite bolognesi e soprattutto serve diversi palloni interessanti agli attaccanti viola. Risulta decisivo nell’azione del primo gol. Assist man
  • Iachini: in mezzo alle voci di allenatori dati in arrivo a Firenze, dimostra una professionalità fuori dal comune. Gioca con tutti i titolari e vuole fare più punti possibili per guadagnarsi la conferma. Gli abbracci, le pacche con i propri giocatori, dimostrano incontrovertibilmente il rapporto che il mister ha col gruppo. Gli esordi di Brancolini e Terzic poi, mirano a premiare un gruppo che rema in modo compatto dalla stessa parte. Conferma più vicina?

IL BRUTTO

  • Ghezzal: continua ad essere un pesce fuor d’acqua in un ruolo che non è il suo. Conquista un comico cartellino giallo per una simulazione da “Paperissima”. Non c’è proprio nulla di meglio?
  • Il Bologna: il buon Sinisa che ha avuto parole di fuoco nei confronti di Firenze probabilmente non è riuscito a trasmettere ciò che pensava alla squadra. A parte l’occasione di Sansone, i rossoblu sono stati in balia dei viola per quasi tutta la partita. In vacanza con 180 minuti di anticipo
  • La società Fiorentina: con una salvezza ormai acquisita da diverse partite, Commisso, Barone e soci non danno alcun messaggio chiaro in merito al futuro viola. Chi sarà il nuovo allenatore? Che mercato verrà fatto? Quali saranno gli obiettivi? Attenzione che l’entusiasmo può scemare velocemente!

L’Europa batte un colpo!

Finalmente possiamo tornare a sperare in un’Unione Europea propriamente detta e non solamente in un’espressione geografica

Ciò che è accaduto a Bruxelles può rappresentare una svolta nel lungo percorso di integrazione europea. Per la prima volta negli ultimi anni, i leaders europei, al termine della maratona negoziale più lunga della storia, hanno assunto delle decisioni tale da far sentire meno soli i paesi più colpiti dalla pandemia. Quante volte nei mesi di marzo ed aprile Italia e Spagna hanno denunciato l’assenza di solidarietà? Quante volte abbiamo tutti pensato che l’Europa ci aveva lasciato soli nel momento dell’emergenza? Certamente c’era del vero in quel grido accorato, come adesso invece possiamo gioire del cambio di direzione.

Andando nello specifico dell’accordo sul Recovery Fund ci sono alcuni aspetti positivi ed altri più critici che cercherò di approfondire con voi:

  • Il primo risultato da sottolineare è il raggiungimento di un accordo in tempi relativamente brevi. Se solo ripensiamo a come i paesi europei sono arrivati al vertice decisivo, dobbiamo ricordare che tutti gli analisti politici scommettevano su un rinvio decisionale. Quasi nessuno pensava possibile che, partendo i paesi da posizioni così distanti, fosse possibile raggiungere un compromesso. Da una parte i cosiddetti paesi frugali che arrivavano a Bruxelles schernendo coloro i quali parlavano di debito comune europeo, dall’altra Italia, Spagna e Francia che volevano accelerare in tutti i modi per portare a casa il prima possibile risorse preziose per le rispettive economie. In questo caso il ruolo negoziale del Presidente del Consiglio Europeo Michel è stato decisivo nell’avvicinare le posizioni
  • Altro aspetto straordinario è che, per la prima volta nella storia europea moderna, i 27 paesi hanno deciso di mettere il debito in comune, e questa è la vittoria più grande del governo italiano e di Conte. Il tambureggiare continuo del Presidente del Consiglio Italiano da maggio ad oggi, unito all’opera di Macron e di Sanchez, non ha dato tregua a quei paesi che continuavano a parlare di soli prestiti anche per i paesi più colpiti. L’appoggio poi della Merkel è stato decisivo e dunque, almeno in questo frangente, possiamo parlare di Comunità Europea nel senso più alto del termine: la messa in comune del debito è un segnale fondamentale che dà speranza per il futuro dopo i disastri commessi negli anni scorsi ad esempio in Grecia con la Troika
  • Passando ai numeri l’Italia, che nelle prime stime del Recovery Fund doveva ottenere circa 173 miliardi di euro (di cui 85 a fondo perduto ed 88 in prestiti a tassi vantaggiosi), è uscita dal vertice di Bruxelles con una dote di 208,8 miliardi di euro. Tanto per fare un paragone, circa 7 leggi finanziarie! Di questi soldi, la parte relativa ai finanziamenti a fondo perduto è leggermente scesa ad 82 miliardi di euro mentre i prestiti hanno raggiunto la cifra di 127 miliardi. Dunque Conte, Amendola, il governo ed i cittadini italiani hanno incassato addirittura 36 miliardi di euro in più rispetto a quanto ci si aspettava: io sinceramente capisco la dialettica politica, l’antipatia personale, o l’avversità ideologica, ma dire che Conte è stato sconfitto perché è andato a giro con il cappello in mano (Salvini) o che avrebbe potuto ed anzi dovuto ottenere di più (Meloni), fa semplicemente sorridere. Ma non è possibile una volta tanto gioire tutti insieme non solo per un ottimo risultato in campo internazionale del governo italiano, ma anche per una vittoria europea?
  • L’Italia riceve dunque il 28 per cento del totale del Recovery Fund e tra l’altro i 36 miliardi in più ottenuti sono pressappoco la stessa cifra che il MES metterebbe a disposizione del nostro paese per le spese sanitarie. Un caso o un altro aiuto al nostro governo che sul MES balla ormai da mesi?
  • Non è però tutto oro quel che luccica. Il primo problema è quello temporale: i fondi dall’Unione Europea arriveranno solamente dalla metà del 2021 in poi e, nel frattempo, l’Italia dovrà comunque affrontare una crisi economica devastante. Intanto si punta ad un nuovo scostamento di bilancio di almeno 20 miliardi per continuare a sostenere lavoratori ed imprese ma non potremo accumulare debito pubblico all’infinito considerando anche che prima o poi i parametri del trattato di Maastricht torneranno a farsi sentire. Vedendo poi come si sono comportati già in queste trattative paesi come Olanda, Austria, Danimarca e Svezia ho il fondato timore che cercheranno di rimettere i paletti il prima possibile
  • Altro problema che prima o poi tornerà fuori è quello della netta spaccatura tra paesi europei. I cosiddetti frugali hanno un’idea di Europa in cui i paesi nazionali contano più delle istituzioni sovranazionali e la cessione della sovranità deve essere ridotta al minimo indispensabile. Da qui l’accesa contesa sulla messa in comune del debito e sulla volontà di frenare in ogni modo i finanziamenti a fondo perduto. L’Olanda, attraverso il premier Rutte, aveva addirittura proposto di sottoporre ad un voto all’unanimità la possibilità di finanziare i progetti presentati dai diversi paesi. La ferma opposizione di Italia, Spagna e Francia ha avuto fortunatamente la meglio e dunque il cosiddetto super freno voluto dai paesi frugali è stato fortemente ammorbidito
  • I soldi poi saranno ovviamente vincolati. Una delle più grosse stupidaggini che siamo stati obbligati ad ascoltare, è che l’Italia esce da questo vertice con un MES 2 che condizionerà e limiterà la nostra libertà nazionale. Questa tesi sarebbe suffragata dal fatto che i soldi verranno stanziati su progetti ben definiti che vadano verso la direzione dell’economia verde, della digitalizzazione del paese, della riforma della giustizia e di quella dell’amministrazione alfine di diminuire il peso della burocrazia. Se questo è il contratto capestro, sono felice di averlo sottoscritto. Quanti anni sono che in questo paese si dice che la burocrazia è un ostacolo allo sviluppo? Da quanto si cerca di snellire la giustizia civile? Quanti di noi sono contrari ad un’economia più clemente con l’ambiente che permetta di non distruggere l’ecosistema? Vorrei sottolineare che i finanziamenti verranno erogati sulla base di queste riforme e che i progetti verranno valutati e finanziati in corso d’opera: ma non è lo stesso metodo che utilizziamo quando ristrutturiamo casa nostra pagando ad avanzamento lavori? E dove sarebbe la troika? Nel caso, se le riforme non vanno avanti, se l’Italia non riesce a presentare progetti credibili, non arrivano i soldi… tutto qua. Non arriva alcuna troika che mette sotto controllo i conti italiani o che ci obbliga a fare macelleria sociale come accaduto in Grecia. Penso anzi che questa sia una sfida meravigliosa per immaginare e disegnare l’Italia di domani. Se vogliamo essere un grande paese, dobbiamo essere in grado di immaginare il futuro, di anticipare i cambiamenti, di governare il domani. Quale sfida più affascinante di questa?

L’Italia torna dunque da Bruxelles con tante opportunità che potranno tramutarsi in una bella vittoria o in una cocente delusione. Spetta al nostro paese dimostrare di essere capace di fare un salto nel futuro e se, una volta tanto, riuscissimo a farlo tutti insieme con l’aiuto di ciascuno, la vittoria si trasformerebbe in trionfo.

Il buono, il brutto, il cattivo

ROMA – FIORENTINA = 2 – 1

La solita Fiorentina rinunciataria e chiusa nella propria area di rigore, viene punita da un errore macroscopico dell’arbitro Chiffi che, prima non ferma il gioco pur avendo deviato la palla, poi regala un rigore incredibile alla squadra giallorossa con il pallone già fuori dal rettangolo di gioco. Resta una prestazione viola mediocre da squadra di provincia che bada solamente a non prenderle.

IL BUONO

  • Il trio difensivo: anche oggi, la difesa a 3 si dimostra il pezzo forte della casa. Caceres chiude più volte la diagonale, Pezzella lotta su tutti i palloni con Dzeko e colpisce anche un palo, Milenkovic limita Mkhitaryan in tutte le zone del campo, segna il gol del momentaneo pareggio e guerreggia con tutti, compreso il povero Pellegrini. Il terzetto difensivo non molla mai e si fa sempre trovare pronto. Sicuri si possa smembrare il prossimo anno?
  • Ribery: gioca un tempo ma delizia tutti con giocate da fuoriclasse. E’ il vero regista della squadra, richiama tutti e fa sempre ripartire l’azione: probabilmente lo Stadio Olimpico lo ispira particolarmente. Un campione a tutto tondo
  • Ghezzal: schierato ancora una volta da interno di centrocampo risulta tra i più convincenti. Gioca tanti palloni e fa ripartire spesso l’azione con precisione. Un calciatore ritrovato
  • Terracciano: stavolta subisce due reti anche se solamente da calcio di rigore. La deviazione decisiva sul tiro di Mkhitaryan che poi sbatte contro il palo è però da campione. Esce con sicurezza sui palloni alti. Qualcosa più di un numero 12

IL BRUTTO

  • Lirola: dopo un primo tempo giocato discretamente a sinistra, disputa una ripresa disastrosa. Provoca il primo rigore con un fallo tanto inutile quanto ingenuo. Da lì in poi, sbaglia tutto ciò che può e, complice anche la mancata sostituzione da parte del tecnico, non si riprende più. Urge un turno di riposo
  • Kouamè: dopo alcune prove convincenti, stasera contro Smalling non la struscia mai. Non tiene palla, non trova mai gli spazi giusti, non gioca con i compagni. 45 minuti sono anche troppi
  • Duncan: in un centrocampo a 3 dimostra ancora una volta di faticare. Probabilmente l’ex Sassuolo ha bisogno di più spazio per correre e giocando a 2 le sue doti sono maggiormente premiate. Ne azzecca poche ma nonostante tutto gioca 90 minuti. Da rivedere
  • Iachini: dopo 6 risultati utili consecutivi la Fiorentina cade a Roma solo per un doppio errore arbitrale macroscopico. Dapprima Chiffi avrebbe dovuto fermare l’azione per la propria deviazione della palla, poi non avrebbe mai dovuto fischiare perché il rigore è inesistente. Ciò detto, la squadra viola gioca la solita gara di sola difesa e contropiede come se dovesse guadagnare un punto necessario alla salvezza. Il tecnico viola non dà spazio alle seconde linee (Igor, Sottil, Agudelo, Vlahovic) ma non riesce comunque a fare risultato. Vedere Milenkovic a uomo per tutto il campo su Mkhitaryan e Chiesa fare il terzino destro fa male al cuore. Il numero 25 viola tra l’altro, non essendo abituato a giocare in quel ruolo, tiene tutti in linea nell’azione del primo rigore e condanna la propria squadra. La Fiorentina gioca un calcio di una noia mortale in cui tutti i giocatori sono sempre sotto la linea della palla e, una volta riconquistata, devono fare almeno 50 metri di campo per creare qualcosa. Nonostante la salvezza sia già stata raggiunta, lo spartito non è cambiato, né credo cambierà. La mancata sostituzione di un Lirola completamente allo sbando grida poi vendetta. Speriamo finisca presto