BarLungo con Simone – Speciale Elezioni 2022 – Il PNRR ed i rapporti con l’Europa: cosa può cambiare?

Prosegue lo speciale del BarLungo in vista delle elezioni politiche di domenica che decideranno chi governerà il nostro paese nei prossimi 5 anni. Il futuro dell’Italia sarà disegnato anche grazie all’utilizzo dei fondi del PNRR che l’Unione Europea ci ha concesso durante l’esecutivo Conte 2: proviamo allora a capire insieme all’amico Simone Pesucci se il Piano verrà mantenuto, rivisto o addirittura stravolto dalle forze politiche alle quali daremo la preferenza. E domani l’ultima puntata dello speciale: parleremo di diritti civili!

Buon ascolto!

Elezioni in Francia: e ora?

Le elezioni legislative francesi dello scorso weekend meritano un approfondimento non solo per i risultati, ma anche per le ripercussioni che avranno in campo europeo.

Innanzitutto ricordiamo che la Francia è una repubblica semipresidenziale e dunque prevede l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, il confermato Macron, ed un governo che viene nominato dal Presidente in base al risultato elettorale. Non di rado in Francia si è assistito alla cosiddetta coabitazione, cioè la convivenza tra un Presidente di una parte politica ed un primo ministro di un partito diverso da quello che esprime la massima carica dello stato: ma se la situazione si sarebbe già aggrovigliata in questo caso, dopo lo scrutinio elettorale potremmo essere di fronte ad un vero e proprio caso di parlamento ingovernabile. La richiesta del Presidente Macron di avere una maggioranza chiara per poter governare al meglio è infatti stata respinta dai francesi, così come quella di Melenchon (sinistra) di avere la possibilità di provare a governare in coabitazione con Macron, stesso sogno di Marine Le Pen (destra).

In vista anche delle prossime elezioni politiche italiane, che si terranno a meno di cataclismi nel 2023, possiamo fin da subito notare alcune dinamiche molto interessanti. Come purtroppo ormai accade in quasi tutte le democrazie europee (negli Stati Uniti è sempre successo ma lì il meccanismo è più farraginoso in quanto gli elettori si devono prima iscrivere alle liste elettorali), anche in Francia ha votato meno della metà degli aventi diritto: sia al primo che al secondo turno, perché il sistema elettorale è un doppio turno di collegio, l’astensione ha toccato quota 52% e poi 53%. Segno ancora una volta che i cittadini si sentono sempre meno rappresentati da una classe politica che, uscita dalla Scuola Politica di Parigi, dalle campagne rurali o dalla società civile, resta comunque distante dai problemi quotidiani.

Se poi guardiamo alle schede, ci accorgiamo fin da subito che il vero sconfitto è Macron, ma è in buona compagnia: anche i partiti della destra moderata escono dalla consultazione con le ossa rotte anche se potranno rivelarsi poi decisivi per la formazione della nuova compagine governativa. Crescono invece le due estreme, a sinistra come a destra, seppur con una storia completamente diversa alle spalle. Da un lato Marine Le Pen, sconfitta ancora una volta nella corsa alla Presidenza, si prende una grande rivincita conquistando una pattuglia parlamentare numerosa grazie al radicamento sul territorio. La destra lepenista infatti prospera ormai da anni in Francia e stavolta, anche grazie all’astensione così alta, si aggiudica ben 89 seggi frutto del capillare lavoro sul territorio. Storia ben diversa invece è quella della sinistra di Melenchon: qui infatti non si tratta di un vero e proprio partito quanto di un cartello elettorale nato da pochi mesi, espressione di molte sigle che però hanno trovato un terreno comune su cui poter far crescere una proposta politica credibile e radicale. Il leader ha mancato di poco addirittura il ballottaggio alle presidenziali ma non è riuscito nel sogno della coabitazione probabilmente per l’insufficiente mobilitazione di giovani ed astenuti.

Saranno le prossime settimane a spiegarci meglio ciò che è realmente accaduto in questa tornata elettorale grazie ai flussi ed agli studi. Se però possiamo trarre una conclusione è che da oggi in Francia è più difficile governare: ci vorranno lunghe trattative e qualche artificio programmatico per mettere insieme una coalizione che permetta alla Repubblica Transalpina di mantenere quella centralità degli ultimi decenni quando si è spesso parlato di locomotiva franco tedesca. Se pensiamo poi al ruolo che Macron ha cercato di giocare nella guerra Russia – Ucraina, le urne lo hanno ridimensionato non poco agli occhi di tutta Europa, un continente che sembra mancare non solo di forza propulsiva dal punto di vista economico, ma anche di leadership politica. Da un Macron dimezzato, ad uno Scholz troppe volte titubante, fino ad un Draghi chiamato come àncora di salvezza ma rappresentante di quella tecnocrazia spesso detestata, si prevedono mesi difficili per l’Europa senza una prospettiva di medio-lungo periodo.

La conferma di Beppe

Dopo un casting durato settimane, e dopo che sembrava ormai in dirittura d’arrivo l’accordo con Eusebio Di Francesco, la Fiorentina ha scelto la continuità. Anche nella stagione 2020/2021 Beppe Iachini siederà sulla panchina viola. La decisione, come nelle migliori tradizioni di una città come Firenze, ha da subito diviso e fatto discutere. Certamente è una conferma che in pochi ormai si aspettavano e che lascia aperti diversi punti interrogativi. Il primo ed anche il più grande è quello relativo agli obiettivi della prossima stagione. Con Beppe sembra ci si debba aspettare una squadra che lotterà sempre col coltello tra i denti ma continuerà ad avere quell’atteggiamento da provinciale di cui abbiamo già parlato diverse volte anche su questo blog. Se l’obiettivo della proprietà era scaldare l’entusiasmo della piazza, temo che la scelta si rivelerà un boomerang.

Se guardiamo alla carriera del mister di Ascoli Piceno, nelle sue esperienze in Serie A, quando è partito dall’inizio della stagione è riuscito a concludere il proprio mandato solamente una volta (a Palermo) chiudendo all’undicesimo posto. Non che abbia mai guidato delle corrazzate, ma i numeri sono lampanti: Iachini sembra essere un mister bravissimo a rianimare squadre cotte, ottimo per vincere i campionati di Serie B, ma in difficoltà nella serie maggiore. Se poi guardiamo anche all’esperienza viola, fino alla vittoria con il Lecce la media punti di Iachini era pressoché identica a quella di Montella anche se l’atteggiamento dei calciatori era certamente diverso. Ciò che è evidente è che la decisione della società è stata condizionata da un gruppo che ha dimostrato più volte l’attaccamento al mister col cappellino e questo non può e non deve essere sottovalutato.

I dubbi in merito alla conferma di Iachini sono però molti:

  • Se davvero la Fiorentina era così entusiasta del lavoro di Beppe, perché non confermarlo subito dopo la vittoria con il Lecce che ha praticamente regalato ai viola la salvezza? Ciò avrebbe dato la possibilità di sperimentare anche in vista del prossimo anno calciatori, moduli e magari trame di gioco un po’ più innovative rispetto a ciò che abbiamo visto ad esempio nella trasferta di Roma. Non è che la conferma è arrivata così tardi solo per l’assenza di alternative? Speriamo che la scelta sia stata fatta con convinzione altrimenti al danno potrebbe aggiungersi la beffa
  • Il calcio di Iachini è vecchio, datato e sinceramente spesso noioso. C’è da dire che non appena la squadra ha raggiunto la matematica salvezza, i giocatori si sono sciolti ed hanno dimostrato qualcosa in più ma la fase offensiva è chiaramente improvvisata. Diamo la palla a Ribery (o Chiesa in assenza del francese) e qualcosa succederà. Quando la squadra si difende, lo fa sempre negli ultimi 30 metri di campo schierando almeno 10 calciatori sotto palla in modo che, una volta recuperata la sfera, per arrivare al tiro occorrono tanti passaggi ed una buona dose di fortuna. In più la squadra è centrata su 5 difensori (vedasi Chiesa costretto a fare il terzino destro a Roma) e quando và in svantaggio fa tantissima fatica a recuperare. I palloni giocabili per gli attaccanti poi, sono sporadici e quasi sempre frutto di intuizioni personali dei vari Ribery, Castrovilli o dei calci piazzati di Pulgar
  • I proclami (forse troppi) del magnate Commisso avevano convinto Firenze che si potesse tornare a sognare. “I soldi non sono un problema”, “l’anno prossimo si torna a lottare per l’Europa”…. con Iachini si può? La decisione di oggi suona come un brusco risveglio, una doccia fredda. Dopo che si è sbandierata la voglia di prendere top player ed allenatori vincenti, la prossima stagione ci ritroviamo con Iachini in panchina (ottimo per salvarsi ma mai cimentatosi in una lotta del genere) ed una squadra da rinforzare in ogni reparto
  • Iachini poi è un maniaco del 5-3-2 ma in questo sistema di gioco Chiesa dove lo mettiamo se abbiamo già Ribery? Non certo quinto a destra come a Roma (uno scempio), ma nemmeno attaccante insieme a Ribery! Possiamo prescindere da Chiesa? O la Fiorentina riesce a venderlo per rinforzare la squadra o altrimenti anche il prossimo anno rischiamo la riproposizione del tormentone Chiesa si – Chiesa no: anche basta please!
  • Il gruppo creato da Iachini sembra granitico e questo è certamente una nota di merito importante. Tutti i calciatori, anche quelli meno impiegati, sembrano essere coinvolti e questo ha certamente avuto un ruolo decisivo nella scelta societaria: basterà per tornare stabilmente nelle prime 8 del campionato?

Devo confessare che io non avrei mai confermato Iachini. Credo che il calcio che abbiamo visto in questi mesi sotto la sua guida, sia quello di una provinciale che mira a vivacchiare a metà classifica ed a salvarsi, ed io avevo capito che questa proprietà voleva esattamente il contrario. La Fiorentina che si chiude a riccio e gioca solo di contropiede non è degna della bellezza di una città d’arte come Firenze. Se tanto non si deve vincere nulla, se non si deve nemmeno lottare per l’Europa, almeno che si faccia vedere uno spettacolo degno di questo nome! Se poi Beppe e la squadra sapranno smentirmi in tema di spettacolo e di risultati, sarò il primo ad esserne felice.

Voglio trovare un senso a questa situazione

Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

(Vasco Rossi)

L’Europa batte un colpo!

Finalmente possiamo tornare a sperare in un’Unione Europea propriamente detta e non solamente in un’espressione geografica

Ciò che è accaduto a Bruxelles può rappresentare una svolta nel lungo percorso di integrazione europea. Per la prima volta negli ultimi anni, i leaders europei, al termine della maratona negoziale più lunga della storia, hanno assunto delle decisioni tale da far sentire meno soli i paesi più colpiti dalla pandemia. Quante volte nei mesi di marzo ed aprile Italia e Spagna hanno denunciato l’assenza di solidarietà? Quante volte abbiamo tutti pensato che l’Europa ci aveva lasciato soli nel momento dell’emergenza? Certamente c’era del vero in quel grido accorato, come adesso invece possiamo gioire del cambio di direzione.

Andando nello specifico dell’accordo sul Recovery Fund ci sono alcuni aspetti positivi ed altri più critici che cercherò di approfondire con voi:

  • Il primo risultato da sottolineare è il raggiungimento di un accordo in tempi relativamente brevi. Se solo ripensiamo a come i paesi europei sono arrivati al vertice decisivo, dobbiamo ricordare che tutti gli analisti politici scommettevano su un rinvio decisionale. Quasi nessuno pensava possibile che, partendo i paesi da posizioni così distanti, fosse possibile raggiungere un compromesso. Da una parte i cosiddetti paesi frugali che arrivavano a Bruxelles schernendo coloro i quali parlavano di debito comune europeo, dall’altra Italia, Spagna e Francia che volevano accelerare in tutti i modi per portare a casa il prima possibile risorse preziose per le rispettive economie. In questo caso il ruolo negoziale del Presidente del Consiglio Europeo Michel è stato decisivo nell’avvicinare le posizioni
  • Altro aspetto straordinario è che, per la prima volta nella storia europea moderna, i 27 paesi hanno deciso di mettere il debito in comune, e questa è la vittoria più grande del governo italiano e di Conte. Il tambureggiare continuo del Presidente del Consiglio Italiano da maggio ad oggi, unito all’opera di Macron e di Sanchez, non ha dato tregua a quei paesi che continuavano a parlare di soli prestiti anche per i paesi più colpiti. L’appoggio poi della Merkel è stato decisivo e dunque, almeno in questo frangente, possiamo parlare di Comunità Europea nel senso più alto del termine: la messa in comune del debito è un segnale fondamentale che dà speranza per il futuro dopo i disastri commessi negli anni scorsi ad esempio in Grecia con la Troika
  • Passando ai numeri l’Italia, che nelle prime stime del Recovery Fund doveva ottenere circa 173 miliardi di euro (di cui 85 a fondo perduto ed 88 in prestiti a tassi vantaggiosi), è uscita dal vertice di Bruxelles con una dote di 208,8 miliardi di euro. Tanto per fare un paragone, circa 7 leggi finanziarie! Di questi soldi, la parte relativa ai finanziamenti a fondo perduto è leggermente scesa ad 82 miliardi di euro mentre i prestiti hanno raggiunto la cifra di 127 miliardi. Dunque Conte, Amendola, il governo ed i cittadini italiani hanno incassato addirittura 36 miliardi di euro in più rispetto a quanto ci si aspettava: io sinceramente capisco la dialettica politica, l’antipatia personale, o l’avversità ideologica, ma dire che Conte è stato sconfitto perché è andato a giro con il cappello in mano (Salvini) o che avrebbe potuto ed anzi dovuto ottenere di più (Meloni), fa semplicemente sorridere. Ma non è possibile una volta tanto gioire tutti insieme non solo per un ottimo risultato in campo internazionale del governo italiano, ma anche per una vittoria europea?
  • L’Italia riceve dunque il 28 per cento del totale del Recovery Fund e tra l’altro i 36 miliardi in più ottenuti sono pressappoco la stessa cifra che il MES metterebbe a disposizione del nostro paese per le spese sanitarie. Un caso o un altro aiuto al nostro governo che sul MES balla ormai da mesi?
  • Non è però tutto oro quel che luccica. Il primo problema è quello temporale: i fondi dall’Unione Europea arriveranno solamente dalla metà del 2021 in poi e, nel frattempo, l’Italia dovrà comunque affrontare una crisi economica devastante. Intanto si punta ad un nuovo scostamento di bilancio di almeno 20 miliardi per continuare a sostenere lavoratori ed imprese ma non potremo accumulare debito pubblico all’infinito considerando anche che prima o poi i parametri del trattato di Maastricht torneranno a farsi sentire. Vedendo poi come si sono comportati già in queste trattative paesi come Olanda, Austria, Danimarca e Svezia ho il fondato timore che cercheranno di rimettere i paletti il prima possibile
  • Altro problema che prima o poi tornerà fuori è quello della netta spaccatura tra paesi europei. I cosiddetti frugali hanno un’idea di Europa in cui i paesi nazionali contano più delle istituzioni sovranazionali e la cessione della sovranità deve essere ridotta al minimo indispensabile. Da qui l’accesa contesa sulla messa in comune del debito e sulla volontà di frenare in ogni modo i finanziamenti a fondo perduto. L’Olanda, attraverso il premier Rutte, aveva addirittura proposto di sottoporre ad un voto all’unanimità la possibilità di finanziare i progetti presentati dai diversi paesi. La ferma opposizione di Italia, Spagna e Francia ha avuto fortunatamente la meglio e dunque il cosiddetto super freno voluto dai paesi frugali è stato fortemente ammorbidito
  • I soldi poi saranno ovviamente vincolati. Una delle più grosse stupidaggini che siamo stati obbligati ad ascoltare, è che l’Italia esce da questo vertice con un MES 2 che condizionerà e limiterà la nostra libertà nazionale. Questa tesi sarebbe suffragata dal fatto che i soldi verranno stanziati su progetti ben definiti che vadano verso la direzione dell’economia verde, della digitalizzazione del paese, della riforma della giustizia e di quella dell’amministrazione alfine di diminuire il peso della burocrazia. Se questo è il contratto capestro, sono felice di averlo sottoscritto. Quanti anni sono che in questo paese si dice che la burocrazia è un ostacolo allo sviluppo? Da quanto si cerca di snellire la giustizia civile? Quanti di noi sono contrari ad un’economia più clemente con l’ambiente che permetta di non distruggere l’ecosistema? Vorrei sottolineare che i finanziamenti verranno erogati sulla base di queste riforme e che i progetti verranno valutati e finanziati in corso d’opera: ma non è lo stesso metodo che utilizziamo quando ristrutturiamo casa nostra pagando ad avanzamento lavori? E dove sarebbe la troika? Nel caso, se le riforme non vanno avanti, se l’Italia non riesce a presentare progetti credibili, non arrivano i soldi… tutto qua. Non arriva alcuna troika che mette sotto controllo i conti italiani o che ci obbliga a fare macelleria sociale come accaduto in Grecia. Penso anzi che questa sia una sfida meravigliosa per immaginare e disegnare l’Italia di domani. Se vogliamo essere un grande paese, dobbiamo essere in grado di immaginare il futuro, di anticipare i cambiamenti, di governare il domani. Quale sfida più affascinante di questa?

L’Italia torna dunque da Bruxelles con tante opportunità che potranno tramutarsi in una bella vittoria o in una cocente delusione. Spetta al nostro paese dimostrare di essere capace di fare un salto nel futuro e se, una volta tanto, riuscissimo a farlo tutti insieme con l’aiuto di ciascuno, la vittoria si trasformerebbe in trionfo.