Il mercato Viola

Il mercato appena iniziato deve partire da un presupposto assolutamente necessario: i viola non devono mai più iniziare una stagione senza obiettivi, dunque nella prossima deve ambire all’Europa considerando che in questa stagione la Fiorentina è arrivata decima e vuole migliorare.
Si riparte chiaramente dal 3-5-2 poiché Iachini è un cultore di questo modulo e dunque ipotizziamo un mercato centrato su questo modo di giocare.

PORTIERI : tra i pali la squadra viola è a posto. Dragowski, scelto lo scorso anno nel ballottaggio con Lafont, ha disputato una stagione più che discreta con diversi picchi in alto ed alcune gare non propriamente sufficienti che sono giustificabili vista la giovane età e la relativa esperienza in Serie A. Alle sue spalle abbiamo scoperto un calciatore che vale certamente più di un 12 normale e cioè Terracciano che si è esaltato nella parte finale del campionato. Chissà che non nasca una sorta di competizione per la porta viola! All’estero intanto, Lafont è risultato uno dei migliori estremi difensori della Ligue 1 dove resterà per terminare il proprio processo di maturazione. Reparto dunque da confermare in blocco a meno che non arrivino offerte importanti (soprattutto per Drago).

DIFENSORI : passando al reparto difensivo, è necessario fare un discorso più ampio. Se guardiamo solamente al periodo post Covid, il reparto sarebbe da confermare in toto, ma se lo sguardo va oltre, non possiamo dimenticare che soprattutto Pezzella è apparso spesso distratto e vulnerabile. Se si vuole migliorare, credo sia necessario prendere un leader difensivo in grado anche di far ripartire l’azione dal basso possibilmente mancino. La speranza è di non dover sacrificare Milenkovic, vera architrave della retroguardia viola e difensore da 4-5 gol a campionato. Se arrivasse un vero leader, il reparto potrebbe essere a posto considerando i vari Igor, Ceccherini e Ranieri da aggiungere ai 3 titolari di questa stagione.

CENTROCAMPISTI : Questo è il reparto su cui vertono più dubbi. Con Amrabat, Duncan e Castrovilli il terzetto titolare potrebbe essere pressoché fatto, ma si legge che la Viola stia cercando un nuovo innesto. Tanto dipenderà da come vorrà giocare Iachini: se la volontà sarà quella di arrivare ad un costruttore di gioco, Pulgar (oltre a Badelj non riscattato) verrà considerato di troppo ed anche i tre di cui sopra non avranno il posto assicurato. Se invece si cerca un calciatore più di corsa, come il futuribile Ricci o il trattore Fofana, allora le chiavi saranno date ad Amrabat. Credo che si dovrà comunque cercare un calciatore che non offuschi il talento e la crescita di Castrovilli, perno della Fiorentina dei prossimi anni. In questo, Duncan ed Amrabat mi sembrano due giocatori funzionali allo scopo poiché in grado di disporsi in una linea a 2 davanti alla difesa pronti a coprire le scorribande del futuro numero 10 viola.

ESTERNI: Qui ed in attacco saranno necessari gli investimenti più importanti. Il sogno sarebbe prendere due esterni, uno a destra ed uno a sinistra, poiché né Dalbert Lirola hanno mantenuto le promesse. Se però per il terzino ex Sassuolo credo sia necessaria una prova d’appello viste le grandi stagioni passate, chi è da sostituire con un titolare è Dalbert. Eterno incompiuto, ha denotato limiti sia in fase offensiva che difensiva. Qui sarebbe necessario un grande investimento.

ATTACCANTI : la pedina necessaria è il bomber da 18-20 reti da mettere accanto a Ribery. Un attaccante che, oltre a segnare, sia in grado di far salire la squadra quando si è in debito di ossigeno e si difende in 10 sotto palla (come spesso accade da quando Iachini è sulla panchina viola). Un attaccante dunque che sia in grado di fare reparto da solo. Questo è un affare imprescindibile se si vuole puntare a migliorare la scorsa stagione. Accanto ad un Kouamè sempre pronto all’evenienza, ad un Cutrone velenoso negli ultimi minuti, serve un bomber vero e serve subito. Gli schemi offensivi passeranno ancora una volta dai piedi di Ribery e dunque diventa necessario offrirgli una sponda su cui poter contare.
“Solo” 3 colpi, ma 3 colpi importanti e di spessore: così la Fiorentina può tornare a lottare fin da subito per l’Europa.

Non ho affrontato il discorso Chiesa semplicemente perché credo sia stato già detto anche troppo. Nel 3-5-2 Chiesa può giocare solamente al posto di Ribery. Quinto a destra è sprecato, mentre quello di centravanti non è il suo ruolo. Se la Fiorentina ha scelto un allenatore che gioca in questo modo, credo che tutti siano d’accordo nel far arrivare il malloppo ed accompagnarlo alla porta. Peccato! L’ennesimo figlio del settore giovanile viola che si è sentito arrivato un po’ troppo presto e che ha messo un dito davanti alla bocca nei confronti di quei tifosi che lo avevano eletto,  purtroppo con troppa fretta, propria bandiera.

Il buono, il brutto e il cattivo

FIORENTINA – BOLOGNA = 4 – 0

In una gara di fine stagione, la Fiorentina ritrova finalmente un Chiesa devastante e schiaccia un Bologna già in vacanza. Tante note positive per Iachini che si ritrova finalmente nella parte sinistra della classifica.

IL BUONO

  • Chiesa: la prima tripletta in serie A certifica la serata magica del calciatore viola. Raggiunge la doppia cifra in campionato disputando una prova perfetta. Schierato al posto di Ribery, lotta e sgomita per guadagnarsi un posto al sole e finalmente riesce a dimostrare tutte le proprie doti. Perché solo adesso?
  • Milenkovic: nel nuovo clean sheet della difesa viola, il buon Nikola svetta ancora una volta. Tosto, cattivo, arcigno, attento, dimostra nuovamente di essere il perno difensivo viola. Mette l’accento sulla propria prestazione siglando anche il gol n. 5 della stagione. Imprescindibile
  • Dalbert: dopo alcune prove a dir poco insoddisfacenti, gioca una gara completa. Limita discretamente le sortite bolognesi e soprattutto serve diversi palloni interessanti agli attaccanti viola. Risulta decisivo nell’azione del primo gol. Assist man
  • Iachini: in mezzo alle voci di allenatori dati in arrivo a Firenze, dimostra una professionalità fuori dal comune. Gioca con tutti i titolari e vuole fare più punti possibili per guadagnarsi la conferma. Gli abbracci, le pacche con i propri giocatori, dimostrano incontrovertibilmente il rapporto che il mister ha col gruppo. Gli esordi di Brancolini e Terzic poi, mirano a premiare un gruppo che rema in modo compatto dalla stessa parte. Conferma più vicina?

IL BRUTTO

  • Ghezzal: continua ad essere un pesce fuor d’acqua in un ruolo che non è il suo. Conquista un comico cartellino giallo per una simulazione da “Paperissima”. Non c’è proprio nulla di meglio?
  • Il Bologna: il buon Sinisa che ha avuto parole di fuoco nei confronti di Firenze probabilmente non è riuscito a trasmettere ciò che pensava alla squadra. A parte l’occasione di Sansone, i rossoblu sono stati in balia dei viola per quasi tutta la partita. In vacanza con 180 minuti di anticipo
  • La società Fiorentina: con una salvezza ormai acquisita da diverse partite, Commisso, Barone e soci non danno alcun messaggio chiaro in merito al futuro viola. Chi sarà il nuovo allenatore? Che mercato verrà fatto? Quali saranno gli obiettivi? Attenzione che l’entusiasmo può scemare velocemente!

Beppe o non Beppe?

In molti, ed io sono tra questi, credono che dalla scelta dell’allenatore della prossima stagione si capiranno le reali intenzioni della società. Le dichiarazioni di Commisso nel momento dello stop per il Covid avevano fatto pensare che la conferma di Iachini fosse appesa ad un filo e da quel momento il toto-allenatore è diventato lo sport più praticato a Firenze.

Si sono sentiti tantissimi nomi uscire sui giornali ma alcuni di questi si sono già accasati oppure hanno deciso di restare dove sono. Da Juric che ha scelto di rimanere a Verona, a Emery che torna in Spagna sulla panchina del Villarreal, adesso i nomi sul mercato non sembrano essere troppi. Alcuni di essi presuppongono un mercato di primissima fascia (Spalletti), altri probabilmente si accontenterebbero di molto meno perché si devono rilanciare dopo aver fallito in altre piazze (Giampaolo o Di Francesco), oppure perché comincerebbero la propria carriera da mister a Firenze (De Rossi). Ci sono poi altri nomi che circolano, da Blanc a Marcelino, qualcuno sussurra Allegri. Ciò che poi dobbiamo ricordare è che il casting del regista avviene quando una buona parte degli attori sono già stati scelti. Nel mercato di gennaio la Fiorentina si è mossa pesantemente con l’acquisto di calciatori che certamente saranno la spina dorsale della nuova compagine viola. Da Amrabat a Duncan, da Kouamè a Igor fino a Cutrone, sono giocatori che indipendentemente dal nuovo allenatore faranno parte della rosa della prossima stagione. Una stagione che partirà prestissimo e che non darà tanto tempo per programmare.

Nelle ultime settimane poi, anche a causa della striscia di risultati utili, le quotazioni di Iachini sono in netta risalita. Il buon Beppe ha fatto ciò che gli era stato chiesto: ha salvato la squadra con 4 giornate di anticipo, ha rivitalizzato un gruppo spento dalla gestione Montella, si è fatto ben volere da tutti, anche da chi non sempre ha giocato come Cutrone, Chiesa o Ghezzal. Certo Beppe è Beppe, lo conosciamo come un libro già letto. Le sue squadre sono toste, corrono molto, fanno dell’attenzione difensiva un mantra. Anche quando la Fiorentina ha schierato le tre punte, in realtà Chiesa ha fatto il quinto a destra oppure Ghezzal il terzo centrocampista centrale. Sicuramente ha tanti pregi, come la conduzione lineare del gruppo e la cultura del lavoro, ma ha anche grandi limiti. Quasi mai le sue squadre impongono il gioco e la fase offensiva è da sempre affidata alle giocate individuali dei singoli. Se la Fiorentina vuole continuare ad essere una squadra con la mentalità operaia e provinciale di chi se la gioca con tutti ma sempre con le stesse armi, Iachini è la persona giusta ma se invece si vuole diventare una compagine europea allora meglio cambiare. È una scelta filosofica e come tale deve essere affrontata. Quale Fiorentina vuole vedere la proprietà? Quale messaggio devono dare i viola? Quale idea si vuole portare avanti? La scelta sta tutta lì.

Se dovessi decidere io non avrei dubbi e punterei sul gioco, sulla sfrontatezza di una Fiorentina che se la gioca a viso aperto su ogni campo d’Italia, una squadra di cui essere orgoglioso. Una viola che punti a far riscoprire il divertimento ai tifosi dopo anni funesti. Ci sarebbe bisogno di un allenatore capace di dare alla squadra una propria idea di gioco, che sia in grado di lavorare con i giovani ed abbia esperienza nella costruzione di un’identità di squadra. Il nome? Maurizio Sarri. Allenatore con esperienza in tutte le categorie, nato a due passi da Firenze, che sa lavorare con i giovani e che fa divertire il pubblico ed i calciatori. Credo che, a meno di miracoli in Champions, l’esperienza bianconera potrebbe già essere al capolinea. Sarri potrebbe ritrovare quella fame operaia, quella voglia di sfidare il mondo con il gioco, che a Napoli ed Empoli lo aveva fatto diventare il profeta del nuovo calcio spettacolo. Abituato a lavorare con i giovani, pronto ad utilizzare più moduli, avrebbe a Firenze tutto il tempo di sperimentare e di tornare ad essere quello che è sempre stato: un allenatore in tuta che pensa solamente al campo.

Se invece si vuole il nome internazionale punterei su Rafa Benitez. Un profilo diverso, più abituato ai grandi nomi, è riuscito a portare a Napoli calciatori di profilo europeo ed ha posizionato la squadra partenopea stabilmente nelle posizioni da Champions. Abbastanza flessibile, sarebbe probabilmente un target più alto ma darebbe fin da subito l’idea di una proprietà che non si accontenta. Certamente sono due profili difficili da raggiungere per una Fiorentina che ha fallito miseramente le ultime tre stagioni, ma se non si riparte da un allenatore che faccia del gioco il proprio mantra, il rischio di un’ennesima annata anonima di transizione potrebbe diventare una triste realtà.

Il buono, il brutto, il cattivo

INTER – FIORENTINA = 0 – 0

Con il sesto risultato utile consecutivo, la Fiorentina esce imbattuta da San Siro e si toglie una bella soddisfazione. Il punto serve a poco ma i passi in avanti in fase difensiva sono notevoli.

IL BUONO

  • Terracciano : mi ripeto molto volentieri. Il miglior numero 12 del campionato. Esce imbattuto da San Siro grazie ad alcuni interventi notevoli. Il principe dei sottovalutati
  • Il terzetto difensivo: nel primo tempo Milenkovic ed in parte Caceres reggono la baracca e coprono anche le falle di Pezzella, che si mangia anche un gol di testa al 37′. Nel secondo tempo poi, il capitano viola cresce a dismisura e fa veramente la differenza. Lukaku, che nel primo tempo lo aveva fatto diventare matto, viene pressoché annullato. Reparto da incorniciare
  • Duncan: finché ha birra nelle gambe è un trattore che ribalta l’azione non solo con la forza ma anche con la tecnica. Esce dopo 60 minuti ed in mezzo al campo i viola perdono metri e palloni. Commette un grave errore al 51′ quando da un suo pallone perso arriva il palo di Sanchez. Imprescindibile
  • Castrovilli : in netta crescita rispetto alle ultime gare, delizia il prato di San Siro con alcune perle ma continua a non essere abbastanza incisivo sottoporta. Urge migliorare

IL BRUTTO

  • Ghezzal : entrato al posto di Duncan, si mostra troppo lezioso. Sbaglia molto in uscita dalla difesa e regala spesso possibilità di contropiede nerazzurri. Inadatto al ruolo di interno di centrocampo contro le grandi.
  • Fase offensiva viola: ancora una volta la Fiorentina si chiude, lascia campo ed iniziativa agli avversari e riparte solo in contropiede. La forza fisica di Kouamè, la classe di Ribery, la caparbietà di Cutrone e gli strappi di Chiesa permettono comunque di creare qualche occasione ma considerata la salvezza ormai raggiunta ed un’Inter non al top mi sarei aspettato più coraggio. La solita Provinciale che viene per il pareggio.

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – HELLAS VERONA= 1 – 1

Una Fiorentina a tratti raccapricciante strappa un punto tutto sommato meritato ad un Verona che dura solamente un tempo. Una volta tanto segna un attaccante al termine di un’azione manovrata, il Lecce (che la Viola affronterà mercoledì) è ancora a meno 7.

IL BUONO

  • Cutrone: come spesso detto in questa rubrica, un attaccante da area di rigore come lui si valuta solamente per i gol. Stasera, una palla ed una rete. Promosso
  • Kouame’: gioca 90 minuti dopo una vita e fa ben sperare. Sempre vivo, attivo, alla ricerca del gol. Prova a giocare sia spalle alla porta che in profondità, non molla mai. Speriamo non sia un fuoco di paglia
  • Amrabat: giocatore totale. E’ su tutti i palloni sia in fase difensiva che offensiva. Sbaglia pochissimo e ribalta bene l’azione. Se non si monta la testa, un perno del futuro. Acquisto azzeccato
  • Gol su azione: il fatto che la Fiorentina abbia trovato una rete senza utilizzare un calcio da fermo è una cosa da celebrare. L’attaccante che taglia e viene servito nello spazio è una rarità. Finalmente!

IL BRUTTO

  • Igor: partita a tratti disastrosa per l’ex Spal. Tiene colpevolmente in gioco Faraoni sul gol del vantaggio e nel complesso non appare mai sicuro né in chiusura né in ripartenza. Dimostra di essere ancora molto indietro nelle letture del gioco, mentre è più che sufficiente sulle marcature di attaccanti statici. Da rivedere
  • Dalbert e Lirola: la Fiorentina sugli esterni soffre troppo. Non chiudono bene i dirimpettai Lazovic e Faraoni e non sono quasi mai pericolosi nella metà campo avversaria. Invisibili
  • Sottil: una ghiotta occasione sprecata malamente. 45 minuti degni della trasmissione “Chi l’ha visto”: senza guizzi, senza idee, senza voglia. Se questo è il futuro viola, allora non c’è da essere ottimisti. Molto meglio a partita in corso nelle scorse occasioni. Acerbo
  • Il primo tempo viola: semplicemente imbarazzante. Surclassati, dominati, quasi derisi. Una lezione di calcio a domicilio che non ha potuto compiersi solo perché il Verona non poteva durare 90 minuti a quei ritmi. Basti pensare che dopo il primo tempo il conteggio dei corner recitava 7 – 1 per la squadra di Juric. Il secondo tempo è andato meglio sia per i cambi effettuati, che per l’oggettiva difficoltà fisica della squadra gialloblu’. Anche stavolta la Fiorentina non è stata fortunata con gli arbitri (il rigore è apparsa solare a tutti tranne che a Chiffi) ma comunque i viola hanno raccolto ciò che hanno seminato. Ancora una volta se Iachini aveva preparato la gara sugli avversari, diciamo che il piano non ha funzionato. Rimandati

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – CAGLIARI = 0 – 0

Il momento più buio sembra ormai alle spalle. Nonostante un inizio difficile, la Fiorentina riesce a tenere testa al Cagliari e porta a casa un punto meritato che avvicina i viola alla salvezza. Per gli amanti della statistica, è il primo 0 – 0 in Serie A dalla ripartenza del campionato.

IL BUONO

  • Duncan: il migliore in campo per distacco, oggi dimostra di essere un calciatore completo. Dopo la buona prestazione di Parma in un centrocampo a 3, oggi domina giocando a 2 insieme a Badelj: dopo i primi 20 minuti di sofferenza, cresce clamorosamente trovando la posizione ed il passo fino al momento in cui colpisce un palo incredibile. Giocatore da cui poter ripartire la prossima stagione
  • Ribery: Quando si accende fa letteralmente un altro sport. Predica spesso nel deserto, ma non si arrende mai. Solamente Cragno gli nega la gioia del gol. A volte porta troppo la palla, ma i compagni lo aiutano poco con movimenti offensivi troppo prevedibili. Eterno, da clonare
  • Cragno: salva la propria squadra con diversi interventi. Sempre attento e decisivo, si fa sentire anche nelle uscite alte. Decisivo
  • Dragowski: dopo un turno di riposo, torna tra i pali ed è bravissimo soprattutto su Nandez quando tira giù la saracinesca in modo esemplare. Come il dirimpettaio Cragno, si mostra sempre sicuro. Con lui e Terracciano la Fiorentina può dormire sonni tranquilli per diverse stagioni. In crescita esponenziale
  • Nandez: anche se non trova la gioia personale a tu per tu con Dragowski, gioca una grandissima partita. Qualità e quantità al servizio della causa. Il nuovo soldatino Di Livio

IL BRUTTO

  • Chiesa: vince l’invidiabile palma di peggiore in campo per distacco. Involuto, senza guizzi, si incaponisce in azioni personali che non portano quasi mai a nulla. Tocca l’apice quando ferma Ribery che sta per calciare in porta in area di rigore. Quando torna il gemello buono?
  • Vlahovic: Arriva sempre in ritardo sulla palla, non è mai pericoloso. Non riesce a liberarsi al tiro e soprattutto non fa mai movimenti né per sé né per i compagni. Cutrone e soprattutto Kouamè creano e lottano molto di più nello spezzone giocato. Un fantasma
  • I primi 25 minuti viola: da quando Iachini è arrivato a Firenze, il 3-5-2 è stato il modulo preferito ma stasera, contro una squadra che gioca esattamente in quel modo, sceglie di varare il 3-4-3. Il risultato iniziale è devastante: squadra in balia degli avversari e occasioni che fioccano (come in occasione del gol di Simeone annullato per questione di centimetri). I centrocampisti viola, Badelj e Duncan, risultano essere sempre in inferiorità numerica e vengono spesso tagliati fuori dagli inserimenti sardi. Poi fortunatamente gli esterni della Fiorentina iniziano ad entrare in partita, Duncan sale di giri e la squadra guadagna metri anche grazie al calo degli ospiti. Probabilmente anche il mister la pensa così visto che alla fine del primo tempo, quando esce Chiesa, non entra l’offensivo Sottil, ma Ghezzal che in fase difensiva viene a fare il quinto centrocampista accanto a Badelj e Duncan. Interminabili lavori in corso

La partita di Davide

Dal 4 marzo 2018 la partita tra Fiorentina e Cagliari non può più essere considerata una gara come tutte le altre. Da quel maledetto giorno, due squadre, due città, due tifoserie, sono unite sotto un’unica stella, quella di Davide Astori: ottimo calciatore, splendida persona sempre pronto ad offrire un sorriso a tutti.

Se si parla di calcio, e si guarda alla rosa delle due squadre, ci accorgiamo che i punti di contatto, oltre al capitano, sono diversi. Il portiere dei sardi Alessio Cragno ad esempio, è nato a due passi da Firenze in quel di Fiesole ed è un prodotto di uno dei settori giovanili più illustri del capoluogo toscano, la San Michele Cattolica Virtus. Più volte accostato ai viola nelle ultime stagioni, è diventato una colonna portante dei rossoblu.

Se dal reparto arretrato ci spostiamo a centrocampo, la colonia dei viola mancati per un soffio diventa più nutrita. L’ex direttore sportivo viola Corvino ha inseguito a lungo uno dei centrocampisti rivelazione di questa stagione, quel Nahitan Nandez che più volte dal Boca Juniors sembrava in procinto di sbarcare a Firenze. Come spesso è accaduto nel secondo mandato di Corvino però, la proprietà viola in regime di autofinanziamento ha tergiversato di fronte ad una clausola rescissoria di 18 milioni che appariva troppo esosa. Dopo molti abboccamenti, è arrivato il Cagliari che ha soddisfatto la richiesta della società argentina ed ha portato a casa uno dei centrocampisti più continui di questa stagione: interno o esterno di un centrocampo a 3 o a 5, macina chilometri abbinando il consueto carattere uruguagio ad una più che discreta qualità tecnica. Acquisto tanto sottovalutato, quanto azzeccato.

Altro pallino del vecchio direttore sportivo e della vecchia proprietà è stato certamente Marko Rog. Centrocampista incursore, tra i giovani talenti della scuola croata, è stato più volte nel mirino della Fiorentina sia prima di approdare al Napoli che successivamente. Finora ha reso molto meno di quanto tutti si aspettassero. Da quando è in Italia ha giocato sotto la guida di diversi tecnici ma non è ancora esploso. Dotato di grande corsa e tempo di inserimento, probabilmente non ha ancora trovato quella continuità che potrebbe farlo sbocciare definitivamente. Arrivato in Italia con la nomea di essere un centrocampista che vede bene la porta, finora non ha inciso molto: speriamo non si sblocchi proprio contro la Fiorentina.

In un centrocampo a 3 con Nandez e Rog potrebbe giocare anche uno dei più grandi rimpianti della prima campagna acquisti dell’era Commisso, cioè Radja Nainggolan. Tornato in questa stagione agli splendori di Roma, decisivo nel suo giocare a tutto campo senza risparmiarsi mai, quando è in forma unisce qualità e quantità come quasi nessuno in Italia. Vede la porta, lancia i compagni, vince contrasti, ribalta il gioco senza paura. In una dimensione come Cagliari è tornato il gladiatore che avevamo ammirato a Roma e che avrebbe fatto tanto comodo a Firenze. La sua leadership, in una compagine giovane come quella viola, sarebbe stata dominante ed avrebbe probabilmente evitato tanti dei passaggi a vuoto subiti in questa brutta stagione.

Dai possibili acquisti mai definiti, passiamo adesso alla cessione principe del mercato estivo della Fiorentina, quella di Simeone proprio alla compagine sarda. Calciatore tanto generoso quanto battagliero, il Cholito non è certamente ricordato per la precisione sotto porta: esempio per tutti il gol fallito di testa a porta vuota nella trasferta di Genova contro i grifoni lo scorso anno. La realtà però è probabilmente più complessa e chiama in causa anche l’oggettiva pochezza del gioco offensivo della Fiorentina. Non sarà un caso se negli ultimi anni in casa viola non è mai sbocciato un nuovo bomber. Il giocattolo si è poi definitivamente rotto quando l’attaccante argentino ha avuto la bruttissima idea di zittire il pubblico della Curva Fiesole dopo un gol segnato: gesto inaccettabile che ha probabilmente messo la parola fine alla storia di Simeone a Firenze. Quest’anno però, il Cholito ha raggiunto la doppia cifra grazie ad una squadra che, con Maran prima e Zenga poi, cerca spesso la via del gol con giocate in verticale e con tanti cross dal fondo: proprio ciò che esalta le doti di un calciatore che certamente non è un bomber di razza ma che comunque non sfigura nella Serie A attuale.

Sono dunque molti i temi della prossima gara di campionato, ma questa era, è e resterà per sempre la partita di Davide Astori, il calciatore che con la maglia della Fiorentina e del Cagliari ha vissuto le sue migliori stagioni. E proprio per questo, in ricordo di un campione nella vita, di un esempio per tutti, viola e rossoblu hanno deciso che mai più nessuno potrà indossare quella maglia numero 13 che Davide Astori ha portato in modo unico ed irripetibile.

Ciao Davide, le tue squadre ed i tuoi tifosi non ti dimenticheranno mai.

Il buono, il brutto, il cattivo

PARMA – FIORENTINA = 1-2

Finalmente una vittoria, conseguita al termine di una gara in cui i viola hanno sofferto troppo nel secondo tempo, ma l’importante era riuscire a portare a casa i 3 punti. Adesso la Serie B è lontana 9 punti, e questa è la cosa più importante.

IL BUONO

  • Venuti: la grande sorpresa della formazione iniziale di Iachini è anche il migliore in campo in assoluto. Colpisce una traversa dopo 10 minuti, poi conquista un rigore solare grazie ad un 1 contro 1 vincente contro Gagliolo partendo da fermo. Il migliore
  • Pulgar: a lungo criticato in questa stagione, ancora una volta si dimostra glaciale dagli 11 metri (adesso è 6 su 6 nei calci di rigore). Molto meglio anche in fase di rottura rispetto alle ultime gare. Rinato
  • Pezzella: sempre attento in anticipo sugli attaccanti avversari, viene punito oltremodo sul rigore quantomeno dubbio. Ammonito, salterà la gara contro il Cagliari. In decisa crescita
  • Duncan: finalmente torna il centrocampista ammirato a Genova contro la Sampdoria. Più volte la squadra viola si appoggia su di lui per ripartire e risponde sempre presente. Bentornato
  • Iachini: la scelta di far partire dall’inizio Venuti si rivela decisiva. La Fiorentina continua a faticare troppo per trovare la via della rete, ma oggi l’unico obbiettivo erano i 3 punti. Manca la gestione dei tempi di gioco e della gara, ma per oggi basta così. Sollevato

IL BRUTTO

  • I ritmi della gara: una gara agostana, soprattutto nel primo tempo. Spesso le due squadre giocano solamente 1 contro 1 nella metà campo avversaria manco fossimo ai giardini. Gara da fine stagione
  • Kucka: giocatore indisponente che parla troppo e spesso a sproposito. Guadagna un rigore molto dubbio ma continua i corpo a corpo con l’arbitro e gli avversari fino al novantesimo. Indisponente
  • Dalbert: A destra può giocare Lirola oppure Venuti, ma a sinistra la Fiorentina fa sempre molta fatica. Attacca meno e soffre di più. Insufficiente
  • Cutrone: la dura vita dell’attaccante da area di rigore. Contro il Sassuolo, una palla giocabile nei 16 metri ed un gol, oggi una palla giocabile ed un errore. E’ una punta che aiuta poco la squadra e dunque viene giudicato quasi esclusivamente in base alla capacità realizzativa. Peccato

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA- SASSUOLO = 1-3

Una delle partite più brutte ed imbarazzanti degli ultimi anni. Siamo nuovamente al punto di partenza, a quel senso di impotenza che aveva caratterizzato l’ultima parte della gestione Della Valle a Firenze….un incubo!

IL BUONO

  • Il Sassuolo: una squadra ben allenata, che sfrutta tutta l’ampiezza del campo e riesce a servire gli attaccanti sempre con la faccia verso la porta. Ha delle idee e le porta avanti nonostante tutto e tutti e lo fa indipendentemente da chi ha di fronte. Chapeau
  • Ribery: seppur in una serata non certo scintillante, è l’unico che inventa qualcosa e lavora palloni invitanti per i compagni. Tra i pochissimi a salvarsi
  • Dragowski: bravissimo su Boga, limita i danni ma non può evitare che la nave cali a picco

IL BRUTTO

  • Chiesa: inizia con un errore marchiano a tu per tu con Pegolo dopo pochi minuti. Un gol avrebbe probabilmente indirizzato la partita verso altri lidi. Da lì in poi la sua partita è un susseguirsi di azioni personali quasi mai andate a buon fine. Involuto
  • Castrovilli: partita horror. Dall’ingenuo fallo da rigore, al gol fallito, alla palla persa che frutta al Sassuolo lo 0-3. Certamente la sua peggiore prestazione in maglia viola da quando è a Firenze, ma non merita il linciaggio e le parole di Iachini in sala stampa
  • La Fiorentina tutta: una squadra senza gioco, senza personalità, senz’anima. Riesce in imprese epiche, come far segnare una doppietta a Defrel che fino a ieri aveva realizzato solamente 1 rete. Tutti sono chiamati a prendersi le proprie responsabilità: i giocatori che camminano in campo, non lottano come si dovrebbe, non vincono mai un confronto diretto. La società che ha fatto ripiombare la squadra nella medesima apatia dell’ultima parte della gestione Della Valle. Ieri sera, al termine dello scempio visto in campo, sarebbe stato auspicabile inviare un segnale, che purtroppo non è arrivato. L’allenatore che ieri sera è stato surclassato dal punto di vista tecnico, tattico e fisico. La compagine viola è prevedibile come la trama di “Beautiful”: quando hai visto una partita le hai viste tutte. Cutrone viene impiegato in una gara di sole ripartenze come quella di Roma con la Lazio e non in quella di ieri sera in cui giochi contro una compagine che ha subito 10 reti nelle ultime 3 partite. Alla fine di un primo tempo horror non viene effettuata nemmeno una sostituzione, compresa quella di un Castrovilli in completa confusione che non meritava di essere esposto ad una tale figura. L’attaccante più pericoloso è Pezzella ed anche quella solidità difensiva che Iachini aveva dato inizialmente è completamente svanita. La differenza di gioco, di manovra, di organizzazione ieri sera è stata imbarazzante. A tutto ciò si aggiunge la defenestrazione di tutti i calciatori arrivati durante il mercato di gennaio: fuori Igor, Duncan, Cutrone. Non sappiamo cosa stia succedendo, ma è necessario cambiare rotta il più rapidamente possibile.

Il buono, il brutto, il cattivo

LAZIO – FIORENTINA = 2 – 1

La Fiorentina torna dall’Olimpico con tanta rabbia ed una grande delusione. Avrebbe meritato di più per la prestazione offerta, per come ha giocato e per le occasioni create. Ancora una volta però gli episodi ed alcune decisioni arbitrali infelici hanno sbarrato la strada ai viola. Mercoledì col Sassuolo non si potrà più sbagliare.

IL BUONO

  • Ribery: dura 70 minuti ma quei 70 minuti sono pura poesia. Il gol è simile a quello segnato a Milano, dunque un’opera d’arte
  • Ceccherini : dopo averlo messo dietro la lavagna nella gara contro il Brescia, oggi devo rivalutarlo. Attento, preciso, pulito. Sorpresa
  • Ghezzal: stavolta Iachini ci ha visto giusto. Nel ruolo di interno di centrocampo, come contro la Juve, gioca una partita convincente sfiorando anche la rete del 2-0. Risorsa sorprendente
  • Atteggiamento della squadra : i viola hanno sempre provato a ripartire nonostante la Lazio abbia avuto spesso il predominio territoriale ed il possesso palla. Ancora una volta la Fiorentina ha dimostrato di giocare meglio se deve aspettare e ripartire. A quando una squadra che impone il proprio gioco?

IL BRUTTO

  • Vlahovic : oltre all’ingenuita’ colossale della gomitata che lo porta all’espulsione, non regge un pallone nella metà campo avversaria e fa indietreggiare la squadra di almeno 20 metri. Sembra ancora acerbo per certe partite
  • Badelj: al termine di una gara sufficiente, commette l’errore che costa il raddoppio. Non spende il fallo su Luis Alberto che si invola verso l’area viola fino a segnare il gol della vittoria. Ingenuo
  • Caicedo: sarà che sono un romantico e credo ancora in uno sport pulito in cui vince il più forte e non il più furbo, ma mi ha ricordato il Lulu’ Oliveira contro Toldo di tanti anni fa a Cagliari. Antisportivo. Cattivo esempio
  • Fabbri: manca il rosso a Bastos, il secondo giallo a Parolo, il rosso diretto a Radu ed il rigore è una barzelletta. Può bastare?
  • Mazzoleni al VAR: ci si accorge di lui solamente per il rosso a Vlahovic. Prima probabilmente faceva un pisolino.