Beppe o non Beppe?

In molti, ed io sono tra questi, credono che dalla scelta dell’allenatore della prossima stagione si capiranno le reali intenzioni della società. Le dichiarazioni di Commisso nel momento dello stop per il Covid avevano fatto pensare che la conferma di Iachini fosse appesa ad un filo e da quel momento il toto-allenatore è diventato lo sport più praticato a Firenze.

Si sono sentiti tantissimi nomi uscire sui giornali ma alcuni di questi si sono già accasati oppure hanno deciso di restare dove sono. Da Juric che ha scelto di rimanere a Verona, a Emery che torna in Spagna sulla panchina del Villarreal, adesso i nomi sul mercato non sembrano essere troppi. Alcuni di essi presuppongono un mercato di primissima fascia (Spalletti), altri probabilmente si accontenterebbero di molto meno perché si devono rilanciare dopo aver fallito in altre piazze (Giampaolo o Di Francesco), oppure perché comincerebbero la propria carriera da mister a Firenze (De Rossi). Ci sono poi altri nomi che circolano, da Blanc a Marcelino, qualcuno sussurra Allegri. Ciò che poi dobbiamo ricordare è che il casting del regista avviene quando una buona parte degli attori sono già stati scelti. Nel mercato di gennaio la Fiorentina si è mossa pesantemente con l’acquisto di calciatori che certamente saranno la spina dorsale della nuova compagine viola. Da Amrabat a Duncan, da Kouamè a Igor fino a Cutrone, sono giocatori che indipendentemente dal nuovo allenatore faranno parte della rosa della prossima stagione. Una stagione che partirà prestissimo e che non darà tanto tempo per programmare.

Nelle ultime settimane poi, anche a causa della striscia di risultati utili, le quotazioni di Iachini sono in netta risalita. Il buon Beppe ha fatto ciò che gli era stato chiesto: ha salvato la squadra con 4 giornate di anticipo, ha rivitalizzato un gruppo spento dalla gestione Montella, si è fatto ben volere da tutti, anche da chi non sempre ha giocato come Cutrone, Chiesa o Ghezzal. Certo Beppe è Beppe, lo conosciamo come un libro già letto. Le sue squadre sono toste, corrono molto, fanno dell’attenzione difensiva un mantra. Anche quando la Fiorentina ha schierato le tre punte, in realtà Chiesa ha fatto il quinto a destra oppure Ghezzal il terzo centrocampista centrale. Sicuramente ha tanti pregi, come la conduzione lineare del gruppo e la cultura del lavoro, ma ha anche grandi limiti. Quasi mai le sue squadre impongono il gioco e la fase offensiva è da sempre affidata alle giocate individuali dei singoli. Se la Fiorentina vuole continuare ad essere una squadra con la mentalità operaia e provinciale di chi se la gioca con tutti ma sempre con le stesse armi, Iachini è la persona giusta ma se invece si vuole diventare una compagine europea allora meglio cambiare. È una scelta filosofica e come tale deve essere affrontata. Quale Fiorentina vuole vedere la proprietà? Quale messaggio devono dare i viola? Quale idea si vuole portare avanti? La scelta sta tutta lì.

Se dovessi decidere io non avrei dubbi e punterei sul gioco, sulla sfrontatezza di una Fiorentina che se la gioca a viso aperto su ogni campo d’Italia, una squadra di cui essere orgoglioso. Una viola che punti a far riscoprire il divertimento ai tifosi dopo anni funesti. Ci sarebbe bisogno di un allenatore capace di dare alla squadra una propria idea di gioco, che sia in grado di lavorare con i giovani ed abbia esperienza nella costruzione di un’identità di squadra. Il nome? Maurizio Sarri. Allenatore con esperienza in tutte le categorie, nato a due passi da Firenze, che sa lavorare con i giovani e che fa divertire il pubblico ed i calciatori. Credo che, a meno di miracoli in Champions, l’esperienza bianconera potrebbe già essere al capolinea. Sarri potrebbe ritrovare quella fame operaia, quella voglia di sfidare il mondo con il gioco, che a Napoli ed Empoli lo aveva fatto diventare il profeta del nuovo calcio spettacolo. Abituato a lavorare con i giovani, pronto ad utilizzare più moduli, avrebbe a Firenze tutto il tempo di sperimentare e di tornare ad essere quello che è sempre stato: un allenatore in tuta che pensa solamente al campo.

Se invece si vuole il nome internazionale punterei su Rafa Benitez. Un profilo diverso, più abituato ai grandi nomi, è riuscito a portare a Napoli calciatori di profilo europeo ed ha posizionato la squadra partenopea stabilmente nelle posizioni da Champions. Abbastanza flessibile, sarebbe probabilmente un target più alto ma darebbe fin da subito l’idea di una proprietà che non si accontenta. Certamente sono due profili difficili da raggiungere per una Fiorentina che ha fallito miseramente le ultime tre stagioni, ma se non si riparte da un allenatore che faccia del gioco il proprio mantra, il rischio di un’ennesima annata anonima di transizione potrebbe diventare una triste realtà.

4 pensieri su “Beppe o non Beppe?

  1. Io sinceramente gradirei un allenatore straniero e, se possibile, alla prima esperienza nel calcio italiano, esattamente come successe con Sousa qualche anno fa. Mi sarebbe tanto piaciuto Emery che ha preferito ripartire dalla Spagna. Potrei dire Rodgers o Jardim che fanno giocare bene a calcio le proprie squadre e sicuramente ci toglierebbero da quel torpore che inizia ad essere davvero insostenibile.

    Se poi arrivasse Spalletti pazienza, non sarebbe certo un dramma come lo è stata la conferma di Montella o l’arrivo di Iachini.

    Mettersi in casa un Maran, un Di Francesco o addirittura un Giampaolo vorrebbe dire certificare fin da subito l’ennesimo anno di transizione senza possibilità alcuna di puntare all’Europa (non ho detto raggiungerla, ho detto puntarla), e questo Firenze proprio non se lo merita.

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    • A me Jardim non fa impazzire, mentre piace Rodgers anche per la mia predilezione per il calcio anglosassone. Resta il fatto che dobbiamo assolutamente combattere il torpore e la noia che ci sta attanagliando. La nuova società porta certamente entusiasmo, ma anche questo non dura in eterno.

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  2. Hai fatto un’analisi dettagliata e completa che mi trova d’accordo praticamente in tutto, compreso nei nomi.
    La sensazione però è che in Fiorentina stia maturando sempre più la convinzione di confermare Iachini anche per il prossimo anno. E dal mio modesto punto di vista la troverei una scelta, l’ennesima per quanto riguarda la panchina, sbagliata. Preoccupante, così come l’assuefazione alla mediocrità di una parte del popolo Viola che questa scelta la condividerebbe anche.
    La Fiorentina, per come la intendo io, a maggior ragione dopo i gloriosi proclami di Commisso, deve necessariamente puntare all’Europa il prossimo anno. E nel calcio, come nella vita, ci sono le categorie: dai dirigenti ai giocatori, dai presidenti agli allenatori, ci sono quelli forti e quelli meno forti. Se un allenatore in 20 anni di carriera colleziona solo salvezze, retrocessioni ed esoneri c’è un motivo. Se un allenatore, al contrario, colleziona trofei e partite in competizioni internazionali, c’è un motivo. Ecco, se la Fiorentina vuole fare un salto di categoria deve prendere gli uomini di categoria, a partire dalla panchina.
    A Iachini va detto grazie, medaglina e via.
    Spalletti rimane il mio preferito, sia per esperienza sia per personalità. Sono convinto che con i giusti investimenti e un progetto serio non sia così irraggiungibile.
    Sarri purtroppo non sono così sicuro che lasci la Juve.
    Su benitez condivido il tuo pensiero, la sua carriera parla per lui.
    Così come quella di Emery, che però si è già accasato (e non in un top club europeo).
    Sinceramente degli altri nomi non ne vedo uno che possa garantire alla Fiorentina un salto di qualità. Sebbene Di Francesco sia l’unico con un minimo di esperienza internazionale (a Roma), non mi ha mai convinto. La prima parte di stagione con la Samp (6 sconfitte su 7 partite) dovrebbe suonare come un campanello di allarme.
    L’eventuale scommessa De Rossi non riesco nemmeno a commentarla.
    Vedremo, ma dai rumors non mi pare che ci sia da fare i salti di gioia.

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    • Se la mia analisi era dettagliata, il tuo commento è perfetto. A me sinceramente Spalletti non convince del tutto perché ha un carattere difficile, spigoloso, divisivo ed a Firenze potrebbe deflagrare in una guerra tra guelfi e ghibellini. Hai poi centrato il problema sulla possibile conferma di Iachini: il popolo viola si è ormai talmente assuefatto alla mediocrità che sembra non essere più in grado di sognare. Beppe ti permette di stare a metà classifica grazie alla difesa e contropiede, ma qui con Prandelli, la prima gestione Montella e Sousa eravamo abituati a ben altro! La piazza garantisce ogni anno almeno 20000 abbonamenti, credo sia lecito attendersi qualcosa in più.

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