Una storia tanto folle quanto romantica

E se vi dicessi che c’è qualcuno che in meno di 24 ore si è fatto più di 500 km in macchina da solo, sotto il sole cocente di questo torrido giugno, per trascorrere una notte quasi insonne con persone mai viste dal vivo ma con cui aveva trascorso serate insieme davanti ad uno schermo per seguire un evento trasmesso in diretta dagli USA?

Ebbene quel pazzo scriteriato, quel qualcuno sono io!!!

Io che giovedì scorso, appena uscito dal lavoro, sono corso a casa per cambiarmi, mettere due cose nello zaino nemmeno dovessi partire per l’interrail, fare il pieno di gasolio e via!! Partenza da Firenze direzione Cattolica, luogo del ritrovo di tre eterni ragazzi innamorati persi del basket NBA.

Nella notte tra giovedì e venerdì infatti, si teneva il draft NBA, uno degli appuntamenti in cui anche le peggiori squadre possono sognare di avere i migliori cestisti del mondo! Ed io, uno dei ben 58 tifosi del gruppo Facebook dei Detroit Pistons, ho accettato l’invito dell’amico Filippo e mi sono ritrovato con lui e Francesco a Cattolica per conoscerci finalmente dal vivo e seguire tutti insieme il momento del draft. Lo scorso anno lo avevamo fatto on line: eravamo una decina, ci eravamo divertiti un sacco e l’intesa tra tutti noi era stata talmente naturale che ci eravamo ripromessi, Covid permettendo, di vederci dal vivo nel 2022. Purtroppo stavolta eravamo solamente in tre ma ci siamo fatti valere! 

Grazie a Filippo, che a Cattolica vive, ci siamo persi nei borghi al confine tra Emilia Romagna e Marche mangiando una deliziosa piadina (e che cosa sennò!) a Fiorenzuola di Focara, un borgo medievale che dista pochi chilometri da Pesaro. L’aria era molto più fresca che a Firenze, ma la mia città era comunque rappresentata da alcune celebrazioni che anche a Fiorenzuola si sono tenute per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, Dante Alighieri. Tra una piadina deliziosa ed una bella birra ghiacciata, il nostro cuore è stato rapito dal rendersi conto che tutti noi eravamo cresciuti con la nostra amata squadra sempre ben presente e che avevamo provato le stesse emozioni per determinati eventi cestistici, pur vivendo in città diverse ed avendo età differenti! I ricordi condivisi di quando eravamo bambini erano tutti contestualizzati relativamente alle stagioni dei Pistons! Le sconfitte contro i Celtics di Larry Bird e Danny Ainge, le Jordan Rules durante la saga contro i Chicago Bulls, i due titoli consecutivi a fine anni ’80, l’anello del 2004: tutti noi ricordavamo esattamente dove eravamo e cosa facevamo perché avevamo vissuto emozioni vere, genuine e sane!

Non è forse questo lo sport per i tifosi? Non è forse la condivisione di emozioni, passioni, delusioni, gioie e dolori? A cosa si riduce lo sport, il basket, il calcio se togliamo le emozioni? 

La magia è stata tale che, mentre percorrevamo le strade che dalle Marche ci riportavano in Romagna e poi ci mostravano i locali e le vetrine di Cattolica, è diventato del tutto naturale raccontarci le nostre vite come se ci conoscessimo da tempo anziché da poche ore. Dal lavoro che svolgiamo, alla condizione familiare, all’amore per i nostri rispettivi figli fino ovviamente al motivo per cui siamo orgogliosamente tifosi Pistons in un mondo in cui tutti adorano i Lakers, LeBron James, i Boston Celtics o ultimamente i Golden State Warriors! La serata è stata una volata entusiasmante verso il nostro appuntamento, quello che aspettavamo dallo scorso anno, il Draft NBA. Alle 2 del mattino, in un locale che sta aperto tutta la notte, ci siamo fatti accendere il maxi schermo e la magia è arrivata con il vero protagonista della serata, l’evento che ci ha permesso di conoscerci: il Draft!

Certo devo dire che anche l’esito del draft non è da sottovalutare, con Detroit che è riuscita a regalarci proprio il giocatore che tutti noi tifosi dei Pistons volevamo, quello che forse ci permetterà, dopo anni di delusione, di tornare a sognare: Jaden Ivey! E con lui un centro duro, fisico e spigoloso come piace a noi, Jalen Duren ed infine addirittura un cestista italiano, un nostro portacolori, Gabriele Procida

È stata una notte perfetta, la notte di quelli che ancora si vogliono sentire ragazzi non per il rifiuto di crescere ma per continuare a credere alle emozioni con cui sono diventati grandi. Chiamateci pure Peter Pan se volete, io preferisco considerarmi semplicemente una persona innamorata della palla a spicchi e delle emozioni che continua a regalarci!

BarLungo con Simone: capire ed affrontare il disagio giovanile

Negli ultimi mesi i casi di violenza nella fascia di età adolescenziale sono in netta ascesa. La pandemia che speriamo di poter considerare alle nostre spalle, la crisi economica ed adesso la guerra non hanno certamente aiutato i nostri ragazzi a vivere serenamente il nostro tempo ma la risposta non può essere quella delle baby gang. Come provare a capire il disagio di una generazione e riuscire ad affrontarlo? Ne parliamo con l’amico Simone Pesucci!

Buon ascolto!

BarLungo con Simone: la riapertura dei teatri in compagnia di un prestigioso ospite!

Ecco la sorpresa che vi avevamo promesso!!

Dopo tanti, troppi mesi, anche il mondo dello spettacolo è finalmente ripartito e sono stati riaperti i teatri. Insieme a Simone abbiamo il piacere di ospitare Fabrizio Checcacci, uno dei direttori artistici del Teatro Manzoni di Calenzano, per farci raccontare il modo in cui ha vissuto il mondo dello spettacolo questo durissimo periodo e quali sono state le emozioni provate quando finalmente si è tornati in scena!

Buon ascolto!

Habemus PNRR

Ebbene sì! Habemus PNRR!


Per chi ancora non lo sapesse l’acronimo significa Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ed è finalmente stato approvato al fotofinish dai due rami del Parlamento prima che venga spedito alla Commissione Europea. Più di 300 pagine di progetti (per chi volesse leggerne un breve riassunto può trovarlo cliccando qui) con scadenze e riforme per spendere quel fiume di soldi che l’Unione Europea, grazie al lavoro di Conte e Gualtieri, hanno messo a disposizione della nostra Italia così fortemente colpita dal Covid 19.
Dopo riunioni saltate, scontri tra i partiti che sostengono la maggioranza, consigli dei ministri rinviati più volte, Super Mario Draghi ce l’ha fatta ed ha trovato la quadra che accontenta tutti i contendenti: i propri ministri economici (e parliamo di propri ministri perché il Piano è stato elaborato quasi esclusivamente dai tecnici scelti direttamente dall’ex Governatore della BCE), i partiti che avevano da piantare le rispettive bandierine, le lobbies che hanno spinto i loro rispettivi interessi più in alto possibile.
Da un primo sguardo d’insieme, possiamo dire che il Piano è in discreta continuità con quello tratteggiato dal precedente governo Conte II, ma se invece cerchiamo di approfondirne alcuni aspetti, devo dire che alcune scelte lasciano piuttosto dubbiosi. Innanzitutto la diminuzione dello stanziamento di risorse alle voci sanità e ricerca. Non proprio quello che ci saremmo attesi al termine di una pandemia! Da più di un anno diciamo quasi quotidianamente che sono necessari importanti investimenti nella sanità territoriale smantellata da troppi anni di tagli e dunque mi sarei aspettato una dotazione maggiore soprattutto considerando che era stato uno dei cavalli di battaglia politica utilizzato per disarcionare Conte. Ricordate la giustissima polemica sui pochi fondi messi a disposizione nella prima stesura del Recovery Plan? E quella molto meno utile sull’assoluta necessità dell’utilizzo del MES per la sanità e la campagna vaccinale? Il PNRR mette nella sanità meno soldi del Recovery precedente ma chiaramente partiti e giornali tutti zitti!

Altro dato forse ancora più grave è quello relativo alla ricerca; com’era la storiella dei giovani ricercatori italiani che se ne vanno perché da noi non si investe nel settore? E quella che con i soldi dell’Europa possiamo tornare a ricoprire un ruolo importante tra i leaders mondiali? Questa pandemia ha svelato tantissime debolezze politiche a livello statale, regionale e non solo. Ma ha anche mostrato che l’Italia ormai non ha una catena produttiva in grado di riconvertirsi in tempi rapidi a seconda delle esigenze del mercato. Dipendiamo dagli altri in tantissime filiere e questi soldi potrebbero essere il volano per ripartire con una filiera in settori strategici come quello farmaceutico, dei vaccini o dei reagenti giusto per fare un esempio. Con l’età media della popolazione che sta sempre più aumentando, dobbiamo cambiare necessariamente non solo il mercato, ma anche la nostra società investendo sulla medicina territoriale, sulle strutture per anziani e sui settori che ci girano attorno.


Altro tema che mi sta a cuore ma che probabilmente per questo governo è del tutto superfluo è lo sport. Nel PNRR l’attività motoria e sportiva è una delle grandi escluse: si parla di uno stanziamento di 1 miliardo di Euro (lo 0,5% del Piano) una cui parte servirà però per l’impiantistica sportiva. Se volete approfondire quanto costa l’ammodernamento di una palestra scolastica oppure la costruzione di una nuova potete leggere questo interessante articolo che dimostra come ancora una volta si sia di fronte ad una mancia che serve solo per mettersi in pace con la coscienza. Non è certo in questo modo che, citando le parole del Premier, “lo sport acquisisce piena dignità”! Dove sono ad esempio le assunzioni degli insegnanti di attività motoria per la scuola primaria? Dove sono gli investimenti per sostenere lo sport di base e dilettantistico così ferocemente fiaccato dalle prolungate chiusure degli ultimi 14 mesi? Non sarebbe meglio dire la verità, cioè che dello sport ce ne freghiamo perché non produce reddito ma solamente salute, socializzazione e serenità?

Inserisco poi una postilla relativa allo Stadio Artemio Franchi di Firenze: in un momento in cui i centri storici stanno morendo, non ci sono soldi per musei, teatri, cinema, operatori dello spettacolo, era proprio necessario utilizzare 95 milioni di euro pubblici destinati ai beni culturali per ristrutturare uno stadio di calcio? Chi mi segue sa quanto ami lo sport ed il calcio in particolare, quanto sia importante per me lo stadio e tutto ciò che gravita attorno e dentro ad esso, ma davvero lo Stadio Franchi ha tutta questa importanza architettonica e culturale? Chissà come mai in tutti questi anni i nostri amministratori non se ne sono accorti ed hanno continuato a farci andare in uno stadio in cui non potevo portare mio figlio in bagno?!?!?! Quanto è strano il mondo….

Chiudo poi con la più grande perplessità che ho e cioè le scadenze temporali che Draghi in persona ha accettato per fare le riforme strutturali del Paese: quella della pubblica amministrazione, quella della giustizia, quella della concorrenza e quella fiscale. Su questo il governo italiano si gioca tutto perché, come più volte ricordato dalla Commissione, il PNRR ha un cronoprogramma con delle scadenze temporali che, se non rispettate, provocano il blocco dei finanziamenti. Riuscirà il Premier, con una maggioranza tanto variegata e litigiosa, a portare a casa queste riforme? Se centrerà l’obiettivo regalerà a noi ed ai nostri figli un’Italia più moderna, in caso contrario dimostrerà ancora una volta l’assoluta ingovernabilità di questo paese.

Il governo dei migliori (?)

Il Conte 2 è andato in soffitta ed adesso ci apprestiamo ad essere governati dalla squadra scelta da Mario Draghi, il salvatore della Patria. Non starò a scrivere la lista completa dei ministri che potete trovare qui ma mi interessa soffermarmi su alcuni aspetti della compagine.

La caratteristica più dirompente credo sia la connotazione politica apartitica dei ministri che dovranno gestire i soldi del Recovery Fund e dovranno emendare o magari stravolgere il piano che il governo Conte aveva già in gran parte preparato. Se andiamo a vedere le aree più interessate dalla trattativa con l’Unione Europea, scopriamo che i ministri che gestiranno i fondi sono tutti tecnici: Franco, Cingolani, Giovannini, Colao saranno chiamati ad allocare circa il 70% delle risorse del Recovery e sono tutti personaggi fuori dai partiti. Questo è il segno più lampante del fallimento di una classe dirigente che, pur di continuare nelle lotte personalistiche, si è spogliata dei suoi poteri e li ha ceduti ad altri. Un bel risultato per quella forza politica che ha aperto la crisi perché voleva la centralità del Parlamento sulla destinazione dei fondi europei!!

Altro aspetto curioso è il ritorno del manuale Cencelli: tutte le forze politiche che sostengono il governo sono state accontentate con uno strapuntino più o meno grande e chi magari ha qualcosa da recriminare verrà ripagato adesso con il giro dei vice ministri e dei sottosegretari. Il governo Draghi si appresta a riscuotere la più ampia fiducia della storia repubblicana (tutti dentro tranne Fratelli d’Italia e Sinistra Italiana), ma gli appetiti devono essere saziati ed in questo Draghi è stato un perfetto equilibrista. Certo se questo esecutivo doveva aprire una porta verso il domani, sembra più un bel salto all’indietro che non un passo verso il futuro. Tra l’altro poi trovo assolutamente incredibile che il nuovo Presidente del Consiglio non abbia ancora proferito verbo sul programma: capisco l’importanza dell’unità nazionale nei momenti difficili, ma sentirsi dire che ci stanno tutti senza aver minimamente capito quale sia anche una minima idea di futuro del paese non è molto rassicurante. Ricordo che fino a soli 10 giorni fa, i partiti avevano bisogno della visione del futuro, di sapere quale sarebbe stata l’Italia tra 50 anni, avevano necessità di un cronoprogramma con scadenze prefissate….ed ora col salvatore della patria diamo carta bianca ad un governo i cui tecnici gestiranno quasi tutti i fondi europei?

Devo poi ammettere che alcune scelte all’interno della squadra appaiono sconcertanti. Ad esempio affidare nuovamente la gestione della Pubblica Amministrazione a Brunetta credo sia un errore: il Senatore di Forza Italia aveva già ricoperto l’incarico nel 2008 ed aveva tentato alcune riforme contrastate fortemente dai lavoratori e dai sindacati. Le sue uscite poi, sono spesso risultate eccessive e dunque rimetterlo proprio a capo di quel ministero, seppur senza portafoglio, appare quasi una provocazione. Stesso discorso si può fare per Gelmini che, dopo aver firmato una delle peggiori riforme della scuola dell’era repubblicana ed aver inanellato gaffe quasi come Toninelli, adesso rientra nel governo a gestire gli affari regionali. Viste le difficoltà quasi quotidiane dei rapporti tra stato centrale e governi regionali, una figura più condivisa e conciliante sarebbe stata consigliabile. Torna poi a capo di un ministero anche Erika Stefani della Lega, già impegnata anche nel Conte 1, molto conosciuta per le prese di posizioni molto pesanti contro lo Ius Soli e contro la politica di integrazione in genere. Non si scollano poi dalla poltrona Dario Franceschini, immarcescibile uomo buono per tutte le stagioni del PD e Luigi Di Maio, il barricadero alla camomilla, colui che ha sconfitto la povertà e che con la Lega, il PD o Draghi sempre al governo sta (ed ho fatto pure la rima!). Fa sanguinare il cuore poi la cancellazione del Ministero dello Sport. Già per molti anni questo dicastero non era stato presente all’interno delle compagini governative, ma in un momento così difficile per lo sport di base e per le migliaia di società che quotidianamente sul territorio si adoperano per tenere insieme la nostra società, questa è una coltellata al cuore che denota la completa mancanza di attenzione verso questo mondo.

Detto dei Ministri, credo sia necessario anche fare una rapida analisi politica che sorge dai primissimi giorni del nuovo esecutivo. Certamente si assiste ad un’inversione a U dal punto di vista comunicativo: pochi social, poche dichiarazioni, nessuna passerella. In questo vuoto però, c’è già la corsa a riempire questi spazi cercando di spararla sempre più grossa. Primo esempio è stato fornito dalla gestione delle chiusure degli impianti sciistici sulla cui giustizia e liceità non sto qui a discutere. Ciò che però appare fin da subito chiaro è che la Lega continuerà a bombardare da dentro per paura di perdere voti a destra da Fratelli d’Italia ma senza avere il coraggio di colpire il nuovo Presidente del Consiglio. In tre giorni il partito di Salvini ed il neo ministro Garavaglia hanno chiesto la rimozione del Comitato Tecnico Scientifico, del Commissario Arcuri e di Speranza: non sarebbe male avvertire la Lega che adesso fa parte del governo e dunque la responsabilità decisionale si condivide con gli altri! Senza un chiarimento veloce sarà dura gestire una maggioranza così variegata e lo sarà ancor di più quando si avvicineranno le elezioni del Presidente della Repubblica che potrebbero segnare anche la fine della legislatura.

In bocca al lupo al premier Draghi ed al governo (che doveva essere) dei migliori!

Il talento – parte nona

Eccoci di nuovo a parlare di scuole calcio, di come si organizza l’attività all’interno di esse, di come si può aiutare la crescita del talento attraverso il divertimento e la giusta progressione del lavoro da svolgere. La FIGC, attraverso il Settore Giovanile e Scolastico, disciplina l’attività dei bambini dai 5 anni in su suddividendoli in categorie diverse consultabili cliccando il seguente link https://www.figc.it/media/122537/cu-n1-figc-sgs-stagione-sportiva-2020-2021.pdf.

Ciò che a noi interessa in questa rubrica è cercare di capire quale sia l’approccio migliore per coltivare il talento senza escludere quei bambini che non hanno le capacità di primeggiare. La cosa fondamentale nelle fasce di età più piccole, quelle che vanno dai 5 agli 8 anni, sono certamente le capacità coordinative, quelle generali e quelle specifiche. L’allenamento, l’affinamento, il rafforzamento delle capacità coordinative è il passo necessario per poter arrivare a combinare più movimenti insieme: correre e saltare, orientarsi in uno spazio ed in tempi diversi, avere equilibrio etc. Un bambino che non abbia dei buoni schemi motori di base, che dovrebbero essere insegnati ai bambini dalla scuola materna e primaria, e delle capacità coordinative importanti, non potrà mai fare uno sport ad un livello soddisfacente innanzitutto per sé stesso. Ecco perché è fondamentale avere istruttori qualificati nelle fasce più basse della scuole di avviamento a tutti gli sport!! Perché è importante che il bambino prima di correre con la palla, sappia camminare, avere equilibrio, correre, accoppiare i movimenti. Senza queste basi, diventa impossibile poi continuare a praticare lo sport che lo appassiona. Dal momento che nella scuola materna e primaria non ci sono istruttori di educazione fisica, diventa di fondamentale importanza che le scuole calcio, quelle di basket, di atletica e di tutti gli sport, investano le migliori risorse in questa fascia di età per trovare successivamente dei piccoli atleti in grado di recepire gli insegnamenti più specifici della propria disciplina.

Anche in questo caso, le Federazione sportive ed il CONI, hanno investito tempo e soldi in tantissimi corsi di formazione che hanno aiutato anche persone come me (che non hanno frequentato il vecchio ISEF o la facoltà di Scienze Motorie) ad avere basi sufficienti per poter lavorare con i bambini più piccoli. Ma soprattutto quei corsi hanno instillato quella curiosità che è stata la benzina per continuare a studiare ed approfondire le basi dell’insegnamento del calcio, e dello sport più in generale.

Tali corsi, che all’epoca si chiamavano “corsi multimediali” del CONI, focalizzando l’attenzione su tali obiettivi, hanno poi contribuito grandemente a rafforzare quei concetti di cui abbiamo parlato nella scorsa puntata, cioè la ricerca di una minore esasperazione nelle partite del fine settimana. Una cultura diversa, ha portato ad un’ottica radicalmente nuova: la partita come momento di confronto e verifica dei propri obiettivi settimanali. In questi corsi, sia quelli del CONI che quelli del Settore Giovanile e Scolastico, si insegnava a dividere il lavoro annuale in cicli con obiettivi ben precisi da raggiungere attraverso un lavoro programmato e non improvvisato. Ecco allora che ogni seduta di allenamento aveva un obiettivo da raggiungere che veniva perseguito attraverso esercitazioni che avevano un filo conduttore. In questo modo, ogni seduta faceva parte di una progressione didattica con traguardi il cui raggiungimento era controllabile nella partita del fine settimana. Si iniziava dunque a cercare non il risultato, ma ad esempio il miglioramento del bambino nell’uno contro uno dopo aver lavorato sulla conduzione della palla, sull’equilibrio, sulla rapidità. Tale metodo di lavoro è stato poi ulteriormente rafforzato da quando, negli ultimi anni, prima della partitella, le società coinvolte nel raggruppamento a 2 o 4 squadre, eseguono dei giochi a confronto che hanno un preciso scopo tecnico, ad esempio 1 vs 1, 2 vs 2, la conquista dello spazio in avanti, la segnatura di un gol.

Il processo è stato lungo e tortuoso, ma se pensiamo a quanta strada è stata fatto negli ultimi 25 anni, si può tranquillamente dire che abbiamo assistito ad una rivoluzione!

Questa rivoluzione però, negli ultimi anni ha perso slancio e convinzione. Dalla prossima puntata, inizieremo a vedere come e perché.

Diario di un cassintegrato (parte quinta)

Altro giro, altra corsa! Altra settimana, altre esperienze!

Dopo che ci eravamo lasciati al termine della prima settimana senza aver lavorato ma nella speranza di una Toscana nuovamente arancione, ci ritroviamo con alcune certezze ed altri dubbi. Mentre per ciò che concerne la colorazione della nostra regione non abbiamo ancora la risposta definitiva, dal punto di vista lavorativo sono ormai entrato nella routine di turnazione tra colleghi e dunque, dopo la scorsa settimana passata senza lavorare, questa è stata contrassegnata dall’alternanza tra due giorni di lavoro e tre di cassa integrazione. Tutto sommato stavolta la cosa mi ha fatto quasi comodo visto che, come ricorderete, i miei due figli hanno dovuto sottostare al provvedimento di quarantena e dunque essere a casa mi ha permesso di seguirli senza gravare su mia moglie che invece continua fortunatamente a lavorare.

La quarantena però, dopo due lunghissime settimane è finalmente finita e dunque siamo tornati a scuola! E’ stata una vera e propria liberazione: dopo la chiusura dovuta al lockdown di tutti gli istituti fin dal mese di marzo, i bambini erano riusciti finalmente a ritrovare un equilibrio mentale, psicologico e fisico nel ciclo vitale tra la scuola, lo sport, i compiti, gli amici, i giardini. Dapprima è venuto a mancare lo sport, valvola di sfogo fondamentale che è stato chiuso in concomitanza con la proclamazione della Toscana quale zona rossa, e poi la scuola con la quarantena. I bambini sono dunque rimasti senza ciò che di più caro hanno: la socialità, gli amici, le relazioni, le emozioni! Poter tornare a scuola serenamente è stata una vittoria fantastica che ci riconsegna una sorta di normalità non si sa quanto precaria e temporanea. Le due settimane chiusi in casa hanno rappresentato un banco di prova importante per i bambini e per noi genitori, ma fortunatamente il grande legame esistente tra i due fratelli ci ha permesso di venirne fuori senza ulteriori traumi.

Non è stata però una settimana dedicata solamente a fare da maggiordomo ai figlioli (come dice il mio amico Leo) ma anche a pensare: nelle mie lunghe camminate o nelle mie più brevi corse, il cervello viaggia sempre ed allora mi sono convinto che sia arrivato il momento di reinventarsi perché davvero più niente sarà come prima. Sul lavoro ad esempio, sarà necessario guardare agli obiettivi da raggiungere con occhi nuovi e diversi. Non si può pensare, come invece ancora accade, di utilizzare i metodi lavorativi o i mezzi tecnologici anche solamente di cinque anni fa: dobbiamo usare i nuovi media per lavorare meglio e, perché no, lavorare meno!! La tecnologia a nostra disposizione ormai, ci permette di fare tantissime cose impiegando metà del tempo che serviva prima. Smettiamo però di pensare che quel tempo risparmiato debba essere occupato necessariamente da altri impegni o da altri obiettivi da raggiungere:

il tempo risparmiato dedichiamolo a noi stessi, a chi ci vuole bene, ai nostri interessi!!

In questi giorni ad esempio,  siamo tutti a fare polemica in merito al cenone di Natale o ai festeggiamenti dell’ultimo dell’anno. La verità è che la stragrande maggioranza delle persone che incontriamo in queste occasioni, le vediamo SOLAMENTE per le feste comandate!! Probabilmente è perché non ci interessa frequentarle più assiduamente, ma quante altre persone invece vorremmo  vedere più spesso? Ed allora, perché non utilizzare le nuove tecnologie per inventare nuovi metodi di lavoro che liberino il tempo da dedicare a noi stessi? Ecco, questo potrebbe essere uno dei migliori propositi per il 2021 e per gli anni a venire: ricostruire una società intorno alle persone anziché intorno al profitto!!

Voglio però dedicare le ultime righe di questo articolo ad una delle persone che mi ha maggiormente emozionato in campo sportivo nella mia vita. In questo maledetto 2020 se n’è andato anche Diego Armando Maradona, ed allora senza fare troppi giri di parole, vi invito a vedere l’intervista che Andrea Scanzi ha fatto il giorno della morte ad uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani, nonché amico di Diego, Marino Bartoletti. Poiché ogni settimana vi consiglio qualcosa, stavolta tocca a questa chiacchierata in cui l’interlocutore può parlare senza essere continuamente interrotto e, soprattutto, parla di cose vissute in prima persona con affetto, amicizia, ma anche con quel briciolo di amarezza che la morte di Diego ha lasciato a tutti. Ecco il link https://www.youtube.com/watch?v=CinPFjYwoig

Alla prossima puntata!

Il talento – parte terza

E’ stato un bel tuffo nel passato il secondo capitolo del nostro viaggio alla ricerca del talento e del suo sviluppo attraverso il movimento, lo sport e più specificamente il gioco del calcio!

Abbiamo, spero, imparato che il bambino che tocca poche volte l’attrezzo, la palla, durante l’allenamento e/o la partita non solo impara meno di coloro i quali sono maggiormente coinvolti, ma rischiano di perdere anche l’entusiasmo e l’amore per il gioco e per lo sport. Spesso infatti, è fortemente sottovalutato l’impatto che le errate metodologie di allenamento hanno in merito al fenomeno dell’abbandono del gioco del calcio. Capita molte volte che i bambini che non si sentono coinvolti nel gioco perdono l’entusiasmo necessario per andare ad allenarsi e dunque a giocare. In fondo in fondo siamo sicuri che il bambino si sia avvicinato al nostro mondo solo perché ha visto Ronaldo, Messi e Lewandowski alla televisione? Oppure si è avvicinato al calcio perché è il gioco più semplice e più democratico del mondo?

La scorsa volta abbiamo detto della facilità con cui si costruisce un campo e si può giocare in ogni condizione (4 giubbotti ed un pallone ed inizia la magia!) ma pensate anche alle caratteristiche fisiche del bambino che gioca a palla o pratica sport: nel basket e nella pallavolo ad esempio, saranno certamente avvantaggiati, almeno inizialmente, i bambini più alti! Nell’atletica leggera, è quasi scontato che i bambini più veloci e slanciati avranno più possibilità di primeggiare visto che si tratta sostanzialmente di uno sport individuale; altri sport come lo sci, l’equitazione o il tennis invece, hanno bisogno di un esborso economico che non tutte le famiglie si possono permettere! Il calcio al contrario, si gioca con una squadra di 5, 7, 9 o 11 calciatori e dunque le gioie ed i dolori si possono condividere con gli altri. Inoltre, è più facile trovare un posto per tutti: dal bambino più alto a quello più basso, dal bambino più atletico a quello un po’ più appesantito, tutti possono avere un ruolo importante all’interno della squadra! Quante volte abbiamo sentito dire che il più piccolino viene impiegato sull’ esterno del campo perché è rapido e sgusciante, oppure che il bambino un po’ più in carne viene posizionato in mezzo al campo perché alcuni compagni possono correre anche per lui ma, essendo dotato di un bel lancio o di un bel tiro in porta può comunque togliersi tante soddisfazioni: in questo modo, quello che in altri sport può essere considerato un handicap, nel calcio diviene solamente una delle componenti della squadra! Non dimentichiamoci poi che, proprio perché il calcio non è così dispendioso economicamente, è spesso stato un fantastico veicolo di integrazione.

La facilità di poter giocare in ogni posto e dunque la semplicità nell’accesso al calcio, permette ancora oggi di scovare il talento vero e proprio in alcuni paesi molto poveri. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a ondate di calciatori che provenivano da posti del mondo prima sconosciuti al grande calcio. Chi non ricorda l’oro della Nigeria alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996? Fino ad allora, i giocatori africani erano ben poco considerati, persi come eravamo nel vecchio continente a guardare solamente all’aspetto tattico del gioco. Negli stessi anni altri grandissimi talenti, seppur di nazionalità europea, erano nati, cresciuti e sbocciati in paesi ex colonie: vogliamo ricordare la Francia campione del mondo del 1998 in cui Zidane, Thuram, Djorkaeff, Henry, Desailly erano tutti figli o nipoti di nativi dei territori coloniali dei transalpini? Negli stessi anni in cui Nigeria e Francia, mettendo in mostra talenti completi (fisici e tecnici), dominavano le manifestazioni calcistiche più importanti del mondo, in Italia si continuava a discernere tra la difesa a zona e quella a uomo, tra il 4-4-2 ed il calcio con il trequartista. Culturalmente però, eravamo già in netto ritardo rispetto al cambiamento dei tempi.

Nella nostra penisola, dopo che negli anni ’80 si era continuato a far giocare in un campo regolamentare anche i bambini più piccoli con le squadre contrapposte 11 contro 11, all’inizio degli anni ’90 inizia a germogliare un pensiero di cambiamento. Sulla scorta di studi basati sull’osservazione dei bambini frequentanti le scuole calcio e le attività curriculari nelle scuole di ogni ordine e grado, inizia a cambiare la prospettiva con la quale fare attività all’interno delle società calcistiche e si inizia a percorrere la strada della sperimentazione culturale. Finalmente anche nel calcio, la parola SCUOLA inizia ad avere una centralità progettuale differentemente dagli anni precedenti in cui si pensava solo ed esclusivamente a forgiare calciatori. Ecco che la terribile espressione “nucleo addestramento giovani calciatori” (come se i bambini fossero polli da batteria) usata fino a quel momento, diventa appunto scuola calcio ed il settore della Federazione Italiana Giuoco Calcio che si occupa dell’organizzazione dell’attività e delle metodologie di allenamento delle scuole calcio, inizia a chiamarsi Settore Giovanile e SCOLASTICO. Se volete, potete approfondire questa tematica cliccando sul link: https://www.figc.it/it/giovani/sgs/composizione-settore-giovanile-e-scolastico/storia/

Ecco dunque un primo scatto in avanti sul piano culturale che diventa una scintilla basilare per i numerosi cambiamenti che rapidamente, rispetto alle consuete tempistiche italiane, hanno stravolto non solo le regole del calcio dei bambini (iniziando a giocare in spazi ridotti, con tempi di gioco più corti etc.) ma anche l’approccio degli istruttori nei confronti del nostro sport, delle sedute di allenamento e delle partite, viste sempre più come momento di verifica del lavoro settimanale anziché come pura e semplice competizione.

Abbiamo dunque raccontato ed analizzato un salto in avanti dal punto di visto culturale e sportivo: l’aspetto terminologico in questo caso non è forma, ma è invece sostanza, ciò che piace a noi! Nel prossimo episodio andremo ancor più nello specifico. Vi aspetto!

DPCM: uno tira l’altro, come le ciliegie!

Il Presidente Conte domenica sera ha emanato il nuovo DPCM con l’obiettivo di contrastare più efficacemente la curva dei contagi che sta diventando di giorno in giorno più preoccupante. Come sa chi legge il blog, non mi piace parlare di cose che non conosco, quindi eviterò di commentare il numero dei contagiati,  dei ricoverati o dei tamponi poiché ho troppo rispetto per chi ha studiato medicina una vita per poter arrivare ad esprimere pareri consapevoli.

Chi ha tempo e voglia di leggere l’ultimo DPCM che resterà in vigore fino al prossimo 13 novembre (salvo peggioramenti della situazione), lo trova qui nel link ma mi sento in diritto di commentare ciò che mi ha principalmente colpito del Decreto in positivo ed in negativo.

Credo sia assolutamente condivisibile il tentativo di limitare gli assembramenti davanti, dentro e fuori dai locali. Se siamo in un momento di emergenza, dobbiamo essere pronti a rinunciare a scampoli di libertà per la salute pubblica di tutti, in primo luogo dei più deboli. Trovo dunque giustissimo il divieto di sostare in piedi davanti ai pub, locali e bar che non riescano ad assicurare il servizio al tavolo e, nel contempo, credo sia una buona mediazione la chiusura degli stessi alle 24. E’ inoltre da sottolineare positivamente la facoltà che il governo ha offerto a sindaci e presidenti di regione di chiudere le zone della città maggiormente frequentati per la movida o inasprire le direttive del governo centrale. Quanto al polverone alzato dai sindaci in merito a tale facoltà, trovo la polemica strumentale poiché sono gli stessi primi cittadini a chiedere quasi quotidianamente poteri speciali per governare meglio la città ed adesso che l’intenzione del governo è delegare loro la prerogativa di chiudere le zone a maggior rischio di assembramento, non vogliono esercitarla? Sono invece stati molto più reattivi i presidenti di Lombardia e Campania che, di fronte ad una curva di contagi in preoccupante ascesa, hanno deciso per il coprifuoco notturno che entrerà in vigore rispettivamente giovedì e venerdì. E’ giusto che venga delegata a chi conosce meglio il territorio la decisione di provvedimenti più restrittivi, mentre resta assolutamente da scongiurare l’ipotesi di un nuovo lockdown: interi settori produttivi non sopravviverebbero ad una seconda chiusura indiscriminata.

Ciò che invece credo sia assolutamente inaccettabile, è la decisione presa dal governo in merito allo stop delle attività sportive a carattere provinciale degli sport di base. Le scuole calcio, le scuole di basket, quelle di rugby e di tutti gli altri sport di contatto sono costrette a fermarsi come fossero gli untori. Sarà possibile svolgere solo gli allenamenti in forma individuale (tornando dunque al protocollo utilizzato dalle società per i centri estivi), ma non le partite ed i tornei a carattere provinciale. La scelta è sbagliata sia dal punto di vista medico che da quello sociale: è scientificamente provato che la classe di età meno sottoposta al virus è quella dei bambini fino a 14 anni, e si decide di chiudere i settori giovanili? Ed inoltre, a che sono servite le prescrizioni dei protocolli seguiti da tutte le società sportive italiane? I soldi che sono stati spesi, le energie che tanti volontari e collaboratori hanno investito nella riapertura degli spazi di socializzazione dove vanno a finire? Il governo tiene aperte le sale bingo e chiude i campi sportivi in cui si disputano le partitelle ufficiali tra bambini? A quelle gare si può partecipare solamente se prima ci si è provati la febbre, se ci si è sanificati le mani, se insomma si è sani. Quegli stessi bambini e ragazzi che non possono fare attività, nelle ore che avrebbero trascorso all’interno di un campo sportivo, staranno a casa oppure andranno a giocare ai giardini o in piazza senza alcun controllo? O magari, perché no, potrebbero ritrovarsi insieme ad altra gente in un luogo al chiuso anziché all’aria aperta! Scusate ma dov’è la ratio della norma? Ed inoltre che distinzione è quella tra attività sportiva a carattere regionale e quella provinciale? In Toscana ad esempio, nel calcio, si potrà giocare fino alla seconda categoria, ma non in terza: perché? In base a cosa?

Nel frattempo, nessuna restrizione è prevista per centri commerciali, ipermercati, luoghi di assembramento naturale che giustamente stanno implementando i protocolli sanitari proprio come stanno facendo le società sportive! Ancora una volta di fronte alla pandemia pagano i ragazzi, i bambini ai quali già abbiamo sottratto tre mesi di scuola nello scorso anno scolastico ed ai quali adesso limitiamo lo sport: fino a quando intendiamo operare in tal senso anziché fare una delle pochi cose scontate e logiche, cioè incrementare il numero dei treni utilizzati dai pendolari, degli autobus utilizzati dagli studenti, delle corse delle metropolitane?

In parole povere ma chiare, INVESTIRE SUL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE E SCAGLIONARE I RITMI DELLA VITA QUOTIDIANA!!!

Oltre a limitare le possibilità di assembrato serali e notturne, dobbiamo dunque organizzare in modo diverso gli orari di lavoro e della scuola e, nel contempo, allocare risorse sul trasporto pubblico locale. E’ una cosa talmente scontata che potrebbe risultare rivoluzionaria!!

Il topolino

Dopo 48 ore di indiscrezioni che paventavano un’infinità di divieti, la montagna ha partorito il topolino ed il nuovo DPCM licenziato dal Governo Conte assomiglia molto ad un pannicello caldo.

Dagli spifferi che provenivano dai corridoi di Palazzo Chigi, sembrava che la parola “vietato” fosse la più ricorrente del decreto, mentre poi in realtà quel termine è stato quasi sempre sostituito da ”si raccomanda”. Sorvolerò sulle pretestuose polemiche che in questi giorni, a seguito della partecipazione ad una trasmissione televisiva, hanno cercato di colpire mediaticamente il Ministro Speranza di cui invito ad ascoltare le parole senza farsele riportare da altri.

Entrando nel merito del nuovo Decreto, approfondirò due aspetti che credo siano centrali per la vita di ogni paese che creda nel benessere dei propri cittadini e nel futuro delle nuove generazioni. Ho trovato sinceramente vergognosa la proposta relativa al ritorno della didattica a distanza per le ultime classi delle scuole superiori, proposta giustificata dai continui assembramenti che si vengono a creare sui mezzi del trasporto pubblico. L’idea che le Regioni hanno portato al governo è sbagliata sia dal punto di vista filosofico che pratico. I ragazzi che frequentano gli ultimi anni delle scuole superiori sono infatti spesso provvisti di mezzi privati quali scooter, moto o macchine e dunque impattano sul trasporto pubblico molto meno dei ragazzi dei primi anni della scuola superiore o di quelli che frequentano le scuole medie. Oltre a ciò, dobbiamo ricordare che la scuola è la palestra di vita più importante che abbiamo e non possiamo e non dobbiamo fermarla nuovamente. Solo chi ha bambini e ragazzi che provano quotidianamente le esperienze scolastiche, sociali e culturali, può capire quanto dannosa sia tale proposta? Penso e spero proprio di no! La sospensione prima e la cancellazione poi delle lezioni da marzo a giugno è stato un vero e proprio trauma per tutti i bambini e ragazzi del nostro paese che sono rimasti indietro non solo didatticamente, ma soprattutto socialmente. Che razza di proposta è quella che taglia le esperienze sociali, culturali e didattiche a fronte di problemi di trasporto? Anziché tenere i ragazzi a casa, investiamo nel trasporto pubblico!!! Ci vuole tanto a capirlo?? Eppoi…. che fine hanno fatto gli ingressi ad orari scaglionati? Soprattutto nelle scuole medie e superiori, dove ormai i ragazzi vanno o possono andare autonomamente a scuola non sarebbe preferibile scaglionare gli ingressi anziché tenerli a casa? Ancora non si riesce a comprendere che la scuola è un investimento per il futuro e non un costo nel presente?

Finché non usciamo da questa dialettica in cui tutto viene prima della scuola e dell’educazione dei nostri figli non avremo mai nuove generazioni con teste pensanti  ed autonome!

Se la polemica sulla scuola è stata incresciosa, trovo poi addirittura peggiore quella sullo sport. Innanzitutto credo che sarebbe necessario conoscere ciò di cui si parla prima di aprire la bocca a casaccio. Nel nuovo decreto sono stati bloccati diversi sport facendo una netta distinzione tra le pratiche amatoriali e quelle riconosciute da Federazioni Sportive ed Enti di Promozione. Molti si sono soffermati ed hanno fatto ironia sulla distinzione che è stata introdotta tra il calcetto, il calcio ed il basket tra amici e quello invece regolato ed organizzato dagli enti federali riconosciuti dal CONI. Conoscendo bene il settore, credo che il decreto abbia reso giustizia agli sforzi enormi che le piccole società e realtà del territorio nazionale hanno messo in campo per far ripartire l’attività giovanile e dilettantistica che praticano i nostri ragazzi. Considerando l’atavica mancanza di strutture sportive all’interno delle scuole (vedi i casi frequenti di plessi senza palestra), se chiudiamo anche gli impianti delle società sportive i nostri ragazzi dove dovrebbero andare a fare sport? Chiaramente l’attività deve essere svolta in sicurezza, ma le federazioni hanno adottato già dalla scorsa estate Protocolli dettagliati in accordo con il Comitato Tecnico Scientifico e con il Ministero per riaprire gli ambienti in sicurezza. Ogni società sportiva già dal mese di agosto deve misurare la febbre agli atleti ed agli accompagnatori, deve avere accessi separati, deve far rispettare il distanziamento e l’uso della mascherina! Lo sport amatoriale, quello per intendersi del calcetto tra amici del giovedì non prevede tutto questo! Mentre viene previsto nei campionati organizzati da Enti di promozione sportiva che hanno sottoscritto ed applicato tale protocollo. Si può andare al cinema o a teatro in posti chiusi perché si segue un protocollo e, con le stesse norme, non si può fare attività fisica all’aperto? Quindi oltre a far fare ai ragazzi la didattica a distanza, togliamo loro anche la valvola di sfogo dello sport? Senza poi considerare che le società sportive svolgono anche quel fondamentale ruolo di presidio sul territorio che prima era invece interpretato dagli oratori, dai gruppi sportivi scolastici o da altre forme di aggregazione.

La verità è che il DPCM contiene tantissime raccomandazioni e ben pochi divieti alcuni dei quali trovo giustissimi (ad esempio l’impossibilità di sostare in piedi davanti ai locali!!). Ciò che ancora troppo spesso manca però, è l’irrogazione della sanzione: se metti le regole ma poi non punisci purtroppo l’effetto della sola dissuasione non funziona. Ancora una volta dunque molto, se non tutto, dipenderà dal buonsenso e dalla responsabilità di ciascuno di noi. Cerchiamo di non fallire, altrimenti un nuovo lockdown potrebbe non essere così lontano.