Il talento – parte seconda

Dopo aver cercato di dare una definizione al talento ed aver provato a distinguere tra questo ed il genio grazie soprattutto ai vostri preziosi contributi, iniziamo a vedere come si può riconoscere ed allenare questo talento. Il percorso salterà dai ricordi personali di un innamorato del gioco del calcio, agli spunti didattici e metodologici appresi sul campo (come calciatore scarso prima e come allenatore un po’ migliore poi), nei corsi di formazione ed aggiornamento che ho dapprima seguito e poi tenuto all’interno del CONI, del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC e della Lega Nazionale Dilettanti.

La base del gioco del calcio è certamente il gesto tecnico che richiede conoscenza dell’attrezzo (palla) e capacità di coordinazione dei movimenti. Tale commistione tra capacità tecniche e capacità motorie avviene quasi spontaneamente quando i bambini hanno l’opportunità di giocare ai giardini o per la strada. In tali contesti infatti, si impara come comportarsi nelle più disparate condizioni: sul cemento, sull’erba, in mezzo alle buche, con le radici, con i tombini, con le pozze o con il fango….altro che sul sintetico così perfetto ma così finto! Per riuscire a controllare la palla nelle condizioni naturali, dobbiamo essere in grado di adattare il gesto tecnico a tutta una serie di variabili che il talento riesce spontaneamente a controllare, ma che il bambino meno dotato deve dapprima riconoscere, poi studiare ed infine domare grazie alla scoperta delle opportune contromisure.

Tutto questo però lo si può fare se si tocca tante volte il pallone, se si è protagonisti del gioco, se si ha la possibilità di sperimentare, dunque di provare, di sbagliare, di trovare la soluzione!! Quando ho iniziato a giocare a calcio (avevo poco più di 5 anni), come tutti i bambini che hanno genitori che lavorano, scelsi la scuola calcio più comoda e con la sede più vicina alla scuola che frequentavo. La società per la quale giocavo però, era una piccola realtà di quartiere che non aveva molti bambini per annata e dunque io, nato ad Aprile del 1976, mi ritrovai ad iniziare a giocare con bambini più grandi di me. Ricordo ancora che mi allenavo, io unico bambino del ’76 con il mio fraterno amico Simone, con una squadra mista di bambini nati nel 1975, nel 1974 ed addirittura nel 1973. Credo che solamente il nostro grande amore per il gioco ci abbia permesso di non smettere visto che gli allenamenti vertevano sulla corsa intorno al campo, su esercizi di tecnica individuale da fermo, su tiri in porta da scagliare da distanze per noi siderali e da partitelle in cui non toccavamo pressoché mai la palla.

Ricordo però ancora l’emozione per la convocazione alla prima partita, quando io e Simone fummo chiamati in una squadra in cui avremmo potuto esordire giocando con i nati nel ’75 e nel ’74! Fui schierato nel secondo tempo da terzino destro: ero un bambino di poco più di 6 anni e giocavamo 11 vs 11 in un campo regolamentare da 100 metri di lunghezza per 60 circa di larghezza. Il tempo per me volò perché ero entusiasta ed orgoglioso del mio esordio e della convocazione nella squadra dei più grandi (senza però considerare che quella della mia età non esisteva)! Al termine dei 25 minuti (se non erro) di gioco, sapete quante volte toccai il pallone? Beh…..2!! Di cui una con le mani perché fui incaricato dal Mister di battere una rimessa laterale!! L’altro tocco ricordo fu un rinvio di prima perché ero terrorizzato da questa palla che arrivava verso di me. La squadra in cui giocavo infatti, era più che discreta e dunque attaccammo praticamente sempre: mi è ancora oggi rimasto il dubbio che forse fui schierato terzino destro proprio per questo….Ma vabbè!

A parte ciò, ed a parte l’entusiasmo tracimante con cui tornai a casa, quanto pensate abbia imparato quel giorno? Quanto credete che quella gara sia stata formativa per la mia crescita? Come già detto, il talento e le capacità tecniche migliorano quando ci si trova ad utilizzare la palla ripetutamente in situazioni sempre diverse. Ecco dunque che la risposta è molto, molto semplice: ero contentissimo, ma quella gara è stata forse la più inutile che abbia mai disputato! Fortunatamente dagli anni 90 in poi  le federazioni hanno gradualmente abbandonato il calcio a 11 per i bambini più piccoli e trovo che sia stata una delle decisioni più sensate che sia stata presa negli ultimi anni.

Nella prossima puntata inizieremo a vedere quando e come si è provato ad invertire la rotta!

Il talento – Parte prima

Alzi la mano chi tra di voi, appassionati ed amanti del gioco del calcio, non ha sognato almeno una volta di fare il calciatore. E, nel caso affermativo, chi non si è mai immaginato con la maglia numero 10 della propria squadra del cuore. Ma perché proprio con il 10, l’unico numero che ancora oggi racchiude il sogno di essere il più bravo di tutti? Perché il dieci (el Diez) è estro, talento, fantasia, imprevedibilità, sana follia calcistica.

Si è spesso dibattuto sulla natura e sull’origine del talento: citando dal vocabolario, la parola nasce dalla “parabola dei talenti”, che raffigurano e sono simbolo dei doni affidati da Dio ai servi. Già dall’etimologia della parola dunque, si parla di dono, di capacità fuori dal comune regalate da Dio. E’ indubbio che il talento vero, quello raro, è affidato a pochi: quanti sono i calciatori baciati dal talento puro? Eppure tutti i bambini che giocano ai giardini o nelle scuole calcio sognano di diventare i nuovi Messi, Pelè, Maradona, Ronaldo (quello vero), Ronaldo il portoghese, non certo Malusci, Piraccini o Chierico (con tutto il rispetto per i tre ultimi calciatori citati, ottimi professionisti). Anche nel campo delle arti, dai musicisti agli attori fino agli scrittori ed ai cantanti, tantissimi ci provano, tanti riescono a vivere del proprio lavoro, ma pochissimi diventano stelle indiscusse. La differenza tra il mediano ed il trequartista spesso è dovuta al talento, a quella capacità tecnica che permette a determinati calciatori di effettuare lo stesso gesto tecnico in condizioni di difficoltà mantenendo pulizia del gesto ed efficacia nell’esecuzione. Senza scomodare il gol di Maradona contro l’Inghilterra ai Mondiali del 1986 in Messico, ci sono calciatori che riescono a dribblare nello stretto anche di fronte ad un pressing asfissiante, ed altri che preferiscono passare la palla al compagno più vicino. Sono entrambi calciatori professionisti, ma uno è tecnicamente molto più dotato dell’altro.

Tutto ciò per dire che certamente la qualità sopraffina di alcuni è un dono (che poi sia divino oppure naturale lascio a voi la scelta), ma ciò che è certo è che il colpo di genio, la giocata a sorpresa è il motivo per cui milioni di persone guardano il calcio. La serie di articoli che comincia oggi, vuole analizzare il modo in cui negli ultimi anni la tecnica calcistica è stata soppiantata da un tatticismo esasperato e da una sempre maggior importanza della forza fisica nel gioco del calcio. Tale tendenza, studiata e sottolineata con colpevole ritardo, ha visto negli ultimi anni una risposta didattica in controtendenza che parte dalle scuole calcio e che cercheremo di approfondire.

Ciò che intanto possiamo certamente sottolineare è che per esprimere le proprie capacità ed il proprio talento, il bambino o il calciatore affermato ha bisogno del contatto con l’attrezzo, cioè con la palla. Senza un rapporto continuo tra il ragazzo ed il pallone, il calcio diventa solo un’esercitazione tattica o fisica che poco ha a che fare con l’essenza del gioco. Le occasioni di contatto con la palla erano certamente maggiori fino ad almeno 20 anni fa. Quando eravamo bambini noi, era più facile giocare da soli ai giardini con il pallone fino a sera: e non c’erano fasce di età (spesso si giocava con amici, cugini o anche bambini conosciuti per caso ai quali non chiedevamo certo quanti anni avevano), non c’erano casacche (al massimo di estate ci si distingueva facendo levare la maglietta ad una squadra), non c’erano arbitri, non c’erano genitori a dare consigli anche nelle partitelle ai giardini. Siamo cresciuti marziani? Siamo cresciuti con problematiche psicologiche? Ci sentivamo abbandonati? No…semplicemente ci sentivamo liberi…. liberi di esprimere la nostra personalità attraverso un meraviglioso sport di squadra per il quale bastava trovare 4 legni o degli zaini da sdraiare quali pali per le porte ed un pallone da poter calciare o parare!

Alla prossima puntata!!

Che si gioca??

Eccolo lì!!! Alla terza occasione ho fatto centro!!! Altro che Kouamè!!! Percorso netto grazie a Roma ed addirittura Sassuolo senza Caputo, Berardi e Djuricic!!! Ok, capito…basta gasarmi….

Sotto con un’altra scommessa!!

La gara più scontata: CAGLIARI – SAMPDORIA = GOL

Mi aspetto una partita spumeggiante con diversi rovesciamenti di fronte. Ranieri è un maestro a preparare le partite contro le squadre che non hanno grandissimi equilibri e dunque le ripartenze di Quagliarella e Keita potrebbero essere letali per la retroguardia sarda che non si è certo dimostrata imperforabile nei primi 6 turni di campionato. Allo stesso tempo però, le compagini allenate da Di Francesco attaccano gli spazi e la profondità come poche altre. Joao Pedro e Simeone sembrano diventanti cecchini infallibili e dunque credo che né Audero, né Cragno usciranno imbattuti. Partita comunque da vedere!

La partita da NON giocare: ATALANTA – INTER

I bergamaschi saranno quelli di Champions contro il Liverpool oppure la ruspa del campionato? Lo stesso Gasperini ha ammesso l’esistenza di problemi nella compagine orobica! E che dire dell’Inter? Partita come favorita per la vittoria dello scudetto, arranca a 5 punti dal Milan ed oltre a lasciare molti punti per la strada, non convince nemmeno più l’assetto difensivo. Strano per una squadra di Conte che però sembra non aver nemmeno centrato i colpi di mercato. L’assenza di Lukaku poi, complica ulteriormente i piani anche se normalmente l’Inter è bravissima a chiudere gli spazi e ripartire. Gara difficilmente leggibile!

La sorpresa della giornata: MILAN – VERONA = X

Partita sulla carta chiusa, ma non ne sarei così sicuro. La squadra di Pioli viene dal pesante tonfo interno in Europa League contro il Lille ed anche nell’ultima di campionato ad Udine non è apparso tonica come in altre occasioni (si è salvato solamente grazie alla prodezza finale di Ibra). Il Verona invece, è una delle squadre meglio allenate del campionato: difficilmente subisce tanto ed ha avuto tutta la settimana per studiare gli avversari. Ha inoltre la capacità di essere letale negli spazi aperti ed il Milan nelle ultime gare ne concede diversi. Se Il Verona esce indenne anche da San Siro si candida a diventare il nuovo Sassuolo!

A voi per i pronostici!

Che si gioca??

Dopo due giornate, non ho ancora mai vinto. Sono stabile al 50% di pronostici esatti: peccato, ci avevo creduto con il vantaggio dello Spezia fino al novantesimo, ma non è bastato!! Ed allora ci riproviamo con la stessa caparbietà che ha Iachini nel riproporre il 3-5-2….non è un’offesa, non ve la prendete a male!!!

Allora ci si riprova?

La gara più scontata: ROMA – FIORENTINA = 1

Mi piange il cuore, ma i pronostici sono i pronostici. La squadra viola viene da due vittorie faticosissime contro Udinese e Padova in cui si sono denotate ancora una volta le carenze temperamentali e difensive. La Roma invece, uscita imbattuta da San Siro, dispone di un calcio organizzato e di tanti talenti offensivi: Dzeko, Mkhitarian, Pedro, Pellegrini e non solo! I viola inoltre, dovranno fronteggiare l’assenza di capitan Pezzella che è molto importante per il ruolo di perno difensivo e per la leadership riconosciuta. Pronostico chiuso.

La partita da NON giocare: BOLOGNA – CAGLIARI

Gara di difficile interpretazione tra due squadre frizzanti e piene di talento offensivo. Il Bologna finora ha raccolto molto meno di quanto seminato, mentre i sardi sembrano aver finalmente cambiato passo. Probabilmente la partita verrà decisa da chi la interpreterà meglio difensivamente: certo è che Mihajlovic ed i suoi ragazzi devono iniziare a fare punti, ma il Cagliari con Simeone, Joao Pedro e Sottil possono fare male. Gara da tripla!!!

La sorpresa della giornata: NAPOLI – SASSUOLO = 2

Una gara pazza, piena di bel calcio, piena di talento. Il Napoli viene dalla gara di Europa League in cui si è nuovamente fermato Insigne, mentre il Sassuolo ha avuto tutta la settimana per preparare l’assalto alla diligenza. Due compagini che giocano a specchio, con quel modulo 4-2-3-1 che tanto mi piacerebbe vedere anche a Firenze. La squadra di De Zerbi gioca il miglior calcio in Italia ed è in grande fiducia, quella di Gattuso ha individualità che possono mettere in difficoltà chiunque. Mi piace pensare che i nero-verdi siano finalmente maturi per giocarsi la Champions League grazie ad un calcio spumeggiante ed organizzato. Vada per il 2!

A voi per i pronostici!

Che si gioca??

Torna l’appuntamento settimanale con la rubrica dei pronostici! La scorsa volta la Juventus, data per vittoriosa, mi ha smentito clamorosamente (ma perché fidarsi degli strisciati?!?!?!?!), mentre ho azzeccato il pronostico relativo alla sorpresa del turno di campionato.

Allora ci si riprova?

La gara più scontata: BENEVENTO – NAPOLI = 2

Dopo la squillante vittoria del turno scorso contro l’Atalanta, i partenopei sono caduti nella gara di Europa League contro l’AZ. Se conosco almeno un pò Gattuso, i suoi ragazzi dovranno riscattarsi prontamente se non vorranno vivere momenti difficili. Il Benevento gioca un buon calcio ma concede tanto agli attacchi avversari ed il tridente azzurro potrà approfittarne. Tre punti per Gattuso e soci!

La partita da NON giocare: CAGLIARI – CROTONE

Le due squadre vengono da risultati esaltanti nell’ultimo turno di campionato ma per entrambe è stata la prima gioia della nuova stagione. Dovranno dunque cercare di confermare le scorse prestazioni per iniziare ad avere una certa continuità. Le compagini di Di Francesco e di Stroppa hanno vissuto di alti e bassi all’interno dei 90 minuti e ciò non permette di prevedere cosa possa succedere. Inoltre il Cagliari dovrà fare a meno di Godin, mentre il Crotone punterà di nuovo su Simy e Messias: come andrà?

La sorpresa della giornata: PARMA – SPEZIA = 2

Non volendo giocare contro l’amata Fiorentina, che vedo malissimo contro un’Udinese che finora ha raccolto molto meno di quanto avrebbe meritato, mi butto sulla gara del Tardini. Lo Spezia, dopo il pareggio in rimonta contro i viola, vola sulle ali della fiducia anche se è ancora fortemente rimaneggiato; il Parma invece, è una squadra ancora in costruzione con assenze pesanti nel reparto avanzato ed in quello arretrato. Certo i ducali sulla carta partono favoriti, ma i ragazzi di Italiano non muoiono mai…. eppoi sennò che sorpresa sarebbe?

A voi per i pronostici!

Che si gioca??

Quante volte abbiamo utilizzato queste tre parole per esprimere un concetto più ampio? Con gli amici al bar, con un proprio familiare, con un collega al lavoro in pausa caffè: da bambini avevamo il mito della schedina e del pronostico 1X2, adesso invece si è passati a scommettere (mi raccomando poco e di rado!!!) sulle singole partite.

La nuova rubrica si chiamerà proprio così: “Che si gioca?” e vuole individuare la partita con l’esito più sicuro, quella da evitare come la peste bubbonica e la possibile sorpresa di giornata. Io sono sempre stato una frana nell’azzeccare i risultati delle partite, ma ci provo lo stesso….. Allora si comincia?

La gara più scontata: CROTONE – JUVENTUS = 2

Anche se i bianconeri saranno privi di Cristiano Ronaldo, il Crotone visto nelle prime giornate di campionato non sembra assolutamente in grado di poter fermare la squadra di Pirlo. Il fatto di dover giocare a porte chiuse poi, senza il proprio caloroso pubblico, riduce le speranze della truppa di Stroppa al lumicino.

La partita da NON giocare: UDINESE – PARMA

La gara meno leggibile del turno di Serie A. L’Udinese ha assoluto bisogno di fare punti ma nelle prime tre giornate non è mai riuscita a segnare una rete. Il Parma ha un allenatore arrivato a ridosso dell’inizio del campionato a cui la società ha quasi completamente stravolto la squadra negli ultimi due giorni di mercato (cioè dopo la prima vittoria contro il Verona)…..come andrà a finire?

La sorpresa della giornata: SAMPDORIA – LAZIO = 1

La Lazio è fortemente rimaneggiata in tutte le zone del campo, la Samp viene dalla vittoria di Firenze ed ha piazzato un paio di colpi interessanti negli ultimi giorni di mercato (Keita e Silva). Inoltre le squadre di Ranieri non si battono mai da sole e in un modo o in un altro un gol lo trovano sempre. Se dovessi puntare uno spicciolo su di un risultato secco, lo butterei su Quagliarella e soci!

E voi che giochereste?

Tra palco e realtà

Dopo troppi mesi di assenza dovuti essenzialmente all’emergenza sanitaria causata dal Covid 19, Rocco Commisso è tornato a Firenze ed ha dettato la linea. Ha usato parole chiare e nette ma non tutte sono quelle che i tifosi viola avrebbero voluto ascoltare.

  1. La notizia più importante è che il Presidente della Fiorentina si fermerà in città per qualche mese, non per qualche giorno come successo le scorse volte. La decisione di stare vicino alla squadra, alla città, alla società, ben rappresenta l’importanza del momento: tanti nodi sono venuti al pettine ed è arrivato il momento delle scelte definitive.
  2. Il Centro Sportivo: dopo che si è tenuta la Conferenza dei Servizi alla presenza del Comune di Bagno a Ripoli e della Sovrintendenza, sembra si sia finalmente arrivati ad un accordo che permetterà l’avvio dei lavori al massimo all’inizio del 2021. Commisso ha nuovamente fatto presente che più volte la società è venuta incontro alle richieste del Dr. Pessina e soci, adesso è il momento del si o del no. Sono perfettamente d’accordo con la presa di posizione del Presidente viola poiché ancora una volta si rallentano lavori su una zona che precedentemente era completamente abbandonata! L’area in cui sorgerà il Centro Sportivo viola era piena di erbacce, sterpaglie, rifiuti ed alcune palazzine erano anche occupate da spacciatori e senzatetto. Oltre a ciò, si dovrebbe anche pensare all’impatto economico che tali lavori avranno sul tessuto fiorentino: in un momento di crisi come questo, siamo sicuri che far scappare gli investimenti che mirano al recupero di tali zone sia la decisione migliore?
  3. Lo Stadio: Commisso ha avuto parole di grande apprezzamento per la modifica della norma che potrebbe aprire la strada ad un nuovo Franchi, ma ha anche già messo in chiaro che le sue condizioni per investire su Campo di Marte restano le stesse. Il patron vuole il controllo totale sul progetto, tempi rapidi e costi giusti. Qui credo si giocherà una partita a scacchi in cui i giocatori saranno molteplici e sarà necessaria la collaborazione tra Stato, Comune e Società per venirne a capo. E’ chiaro che un nuovo stadio a Campo di Marte non è pensabile senza la realizzazione della tramvia e senza una modifica importante alla viabilità dell’intero quartiere: ciò rischierebbe di creare gli stessi problemi che viviamo oggi. Ad ognuno dovrà spettare la propria parte e credo che in tal senso anche le Ferrovie dovrebbero diventare attore protagonista non solamente con il possibile nuovo parcheggio da 3.000 posti nella zona di loro proprietà, ma anche con il rafforzamento dei collegamenti tra la stazione di Campo di Marte e le altre stazioni. Anche qui, pur rispettando la storia dell’Artemio Franchi, credo sia necessario uno scatto in avanti, un cambio di passo, che faccia diventare Firenze una città più moderna, più ricca, al passo con i tempi.
  4. La squadra: e qui veniamo alle dolenti note (o forse solamente alla pretattica). Commisso ha utilizzato le stesse parole del Direttore Sportivo Pradè: la rosa è pressoché completa anche se di fronte ad un’occasione la proprietà non si tirerà indietro. Sinceramente la cosa non mi convince. Credo sia una posizione di pretattica poiché la scorsa stagione, quando il Patron raccontò che i soldi non erano una problema, tutti i prezzi andarono alle stelle. Ciò detto, non possiamo però negare un filo di delusione: la gestione dei rinnovi contrattuali ad esempio, sembra essersi incanalata su un binario morto e Milenkovic, Chiesa e Pezzella sono ancora ad attendere quel riconoscimento promesso pubblicamente dalla società. Far arrivare tre dei tuoi migliori giocatori in scadenza 2022 senza rinnovo a questo punto della stagione, non mi sembra l’idea del secolo soprattutto se dietro ad uno dei migliori difensori giovani del campionato lavora quel volpone di Ramadani, se uno dei migliori talenti del settore giovanile degli ultimi anni gioca col muso lungo ormai da 1 anno ( e con questo allenatore deve fare il terzino) e se il capitano è appetito da piazze più importanti ma non ha ancora ricevuto ciò che gli è stato promesso. Ma la delusione più grande è stata la parte dell’intervista relativa agli obiettivi: sentir dire che la mancata qualificazione europea della Fiorentina non può essere considerata un fallimento, è un colpo al cuore per dei tifosi che hanno accolto Commisso come fosse il nuovo Messia. Sentirsi dire che l’obbiettivo primario è rimanere nella parte sinistra della classifica, significa che anche la stagione 2020/2021 parte con ben poche ambizioni.

Insomma, dopo l’espressione clienti, siamo all’arte del vivacchiare.  Se poi i tifosi viola devono accontentarsi del ritorno di Borja Valero …. allora forse avevamo capito male!!

Di nuovo clienti?

Ma Rocco Commisso lo ha detto davvero?

“40 mila persone sono troppe, però iniziamo con 5 mila. Dobbiamo incominciare il più presto possibile perché le aziende vanno avanti con i clienti e i nostri sono i tifosi – ha dichiarato a RTV38 – Qualsiasi azienda ha bisogno dei propri clienti, il calcio non è diverso.”

Ecco….appunto….lo ha detto davvero!

Dopo alcune dichiarazioni molto simili della precedente proprietà ed in particolare di Cognigni, i tifosi si rivoltarono perché non volevano essere trattati come dei normali clienti di un qualunque bene da vendere o da acquistare; al momento la reazione, per fortuna, non sembra essere la stessa. Nonostante ciò, credo sia necessario approfondire le dichiarazioni del proprietario della Fiorentina. La lingua italiana è molto ricca, questa è la sua bellezza, ma quando la si usa si deve fare attenzione al significato ed alle sfumature dei termini che si vogliono utilizzare. Il termine cliente presume ci si trovi davanti a qualcuno che compra un bene o un servizio e sinceramente mi rifiuto di considerare il calcio come tale. Il calcio, la partita, il tifo è emozione, passione, sudore, amicizia, gioia e dolore, vittoria e sconfitta non solamente della tua squadra del cuore ma (almeno a Firenze) della tua città. Quando si acquista un abbonamento allo stadio, non si compra uno stereo, una TV, un lettore CD, ma si versa una quota per contribuire alle fortune della tua squadra e per andare allo stadio a palpitare tutti insieme. Ricordo poi che il cliente in quanto tale, spesso si sente in diritto di chiedere delle cose che magari non gli spetterebbero nemmeno. Il tifoso invece, chiede solo di potersi emozionare e di poter gioire o soffrire insieme ad altri appassionati come lui. Ma la differenza fondamentale tra tifoso e cliente è che il cliente compra un oggetto, il tifoso è un sognatore innamorato che come tale non deve MAI essere tradito.

L’occasione è ghiotta per parlare anche dell’assetto societario della nuova Fiorentina di Commisso, che credo debba essere assolutamente rinforzata. Se per la parte sportiva sembra si sia deciso per una struttura snella dove Barone e Pradè si occupano della prima squadra con Antognoni e Dainelli, mentre Angeloni si occupa del settore giovanile con Niccolini e Cappelletti, consiglierei al Tycoon di curare maggiormente la parte relativa alla comunicazione. Le tantissime interviste concesse ad esempio, non sono funzionali al messaggio che si vuol dare. La proprietà di solito parla se ha qualcosa di importante da dire, altrimenti si rischia un flusso continuo di dichiarazioni che non permette di focalizzare l’attenzione sulla parola del proprietario (o padrone che dir si voglia). Mentre i video relativi alle nuove maglie, agli allenamenti o ai calciatori sono bellissimi, le conferenze stampa senza contraddittorio e senza giornalisti presenti che possano fare domande, lo sono un po’ meno. E’ veramente strana la gestione della comunicazione da parte della nuova proprietà soprattutto se si pensa all’organizzazione dello sport americano: negli Stati Uniti, le proprietà e le società sportive cercano in ogni modo la fidelizzazione del tifoso (non del cliente) e su quella basano poi le campagne marketing, quelle mediatiche ed ogni singola mossa, qui sembra invece si cerchi di fare il contrario.

Il credito che Rocco Commisso ha presso la piazza di Firenze è ancora immenso, ma consiglio sommessamente di fare attenzione perché le passioni sono dei fuochi che si accendono velocemente, ma allo stesso modo rischiano di spengersi.

I voti alla stagione viola

E’ finalmente finito il campionato ed al termine della stagione più anomala di sempre proviamo a stilare un bilancio di ciò che è successo. Innanzitutto speriamo che la società abbia capito che iniziare una stagione definendola di transizione e dichiarando che l’unico obiettivo è fare meglio dell’anno prima è un errore madornale. Nel mondo del professionismo, tutti giocano per qualcosa e demotivare un gruppo non dandogli un obiettivo è uno svarione da non commettere più. Se alla mancanza di obiettivi si lega poi la conferma di un allenatore che non fa del carattere e del gruppo il proprio punto di forza, la frittata è presto fatta. La seconda parte della stagione viola è stata vissuta sul filo della paura e Iachini è stato bravo ad invertire la tendenza negativa portando la squadra alla salvezza con 4 giornate di anticipo e con un filotto di risultati che ha permesso ai viola di chiudere al decimo posto.

STATISTICHE A CONFRONTO CON LA STAGIONE 2018-2019

Posizione finale:  10° (16° nel 2018-2019)

Punti:  49 media punti 1,29 (41 media punti 1,08)

Vittorie: 12 (8)

Pareggi: 13 (17)

Sconfitte:  13 (13)

Gol fatti: 51 (47)              

Gol subiti: 48 (45)

Differenza reti: +3  (+2)

Capocannoniere: Chiesa con 10 reti (Benassi con 7 reti)

Assist man: Chiesa 6 (Biraghi 6)

Miglior gara dell’anno:

l’emozione più grande, il momento in cui la Fiorentina ha dato l’idea di poter uscire dall’anonimato, è stata la partita di Coppa Italia contro l’Atalanta vinto per 2 – 1 (15 gennaio 2020). Di fronte alla miglior squadra italiana della stagione, i viola passati da poco sotto la gestione di Iachini, hanno giocato una partita ai limiti della perfezione e sono riusciti a vincere grazie ad una rete di Lirola al termine di una bellissima azione. Almeno per 90 minuti la mediocrità è stata allontanata dalle teste e dai cuori dei tifosi.

Peggior gara dell’anno:

l’umiliazione patita il 10 novembre del 2019 resterà scolpita nella mente di tutti ancora per un bel po’ di tempo. Cagliari – Fiorentina finì 5 – 2 solamente perché i rossoblu si fermarono ed ebbero pietà di una squadra indecente, sbagliata negli uomini e nell’atteggiamento. Essere sotto 5 – 0 dopo 65 minuti tra gli olè del pubblico rossoblu è una macchia difficilmente cancellabile insieme al gol di tacco del Cholito Simeone, lo stesso che si era permesso di zittire i tifosi della curva Fiesole dopo una rete la stagione passata. Come e perché abbia salvato la panchina Montella quel giorno dopo una figura del genere, è un mistero ancora irrisolto.

Miglior calciatore: Frank Ribery

Campione assoluto, leader tecnico e morale in campo e fuori. Il suo infortunio ha probabilmente tolto alla squadra quelle certezze che avrebbero permesso di fare qualcosa in più come risultati e come gioco. Un professionista esemplare che ha dimostrato ai più giovani come si può arrivare a 37 anni ed essere ancora decisivo in un campionato come quello italiano. Sempre il primo ad arrivare al centro sportivo Astori (celebre il suo post alle 6,55 di mattina in cyclette), è apparso anche nella veste di fido consigliere di Iachini prima (per alcune sostituzioni chiamate) e di Commisso poi (per la conferma del mister viola). Un unico rimpianto: dove sarebbe arrivata la Fiorentina senza l’intervento assassino di Tatchtsidis?

Peggior calciatore : Milan Badelj

Arrivato in pompa magna e presentato dal Direttore Pradè come il miglior acquisto della stagione, non ha certamente ripercorso le orme della prima esperienza in viola. Si ricorda una buona prova a Milano contro il Milan, poi il nulla cosmico. Accoppiato inizialmente da Montella in un centrocampo insieme a Pulgar, ha faticato sia sul piano fisico che su quello del gioco. Non ha mai trovato il ritmo gara né è riuscito a prendere in mano le redini della compagine viola. E’ piano piano sparito dal campo con l’arrivo in panchina di Iachini fino a diventare un ricambio quando a gennaio a Firenze è sbarcato Duncan. Con la fine della stagione e la conseguente risoluzione del prestito, termina definitivamente l’avventura di Badelj con la maglia gigliata.

La sorpresa: Gaetano Castrovilli.

Alzi la mano chi ad inizio anno avrebbe scommesso 1 euro su una stagione così del talento barese. Dopo alcuni anni di prestito, Castrovilli ha finalmente trovato il proprio posto nel mondo e gran parte del merito è da ascriversi a Vincenzo Montella. In sede di preparazione la Fiorentina era alla ricerca di un nuovo centrocampista ma l’Aereoplanino ha fin da subito chiesto alla società di togliere Castrovilli dal mercato ed ha avuto ragione. Fino alla pausa forzata per il Covid il talento viola è stato uno dei migliori centrocampisti del campionato con l’acuto del primo gol a San Siro. Qualità, quantità, spirito di sacrificio, umiltà: se il prossimo anno Castrovilli mette nel mirino anche la porta avversaria, siamo di fronte ad un titolare fisso dei prossimi 10 anni. Anche se “il premio” è già stato assegnato, mi piace menzionare anche Terracciano: più di un secondo portiere, ha mostrato affidabilità, professionalità e ottime doti. Un portiere per certi versi vecchio stampo, non ama la parata per i fotografi ma bada alla sostanza ed è bravissimo in presa alta, dote ormai rara per gli estremi difensori di ultima generazione.

La delusione: Pol Lirola

Arrivato dal Sassuolo per risolvere l’annoso problema del terzino destro, non ha mai trovato quella continuità di rendimento che tutti si aspettavano. Inizialmente con Montella ha avuto problemi tattici poiché la squadra non reggeva una difesa a 4 con Lirola e Dalbert sugli esterni. Una volta portato sulla linea dei centrocampisti ha fatto meglio ed è migliorato ulteriormente con l’avvento di Iachini sulla panchina viola. Le amnesie difensive dell’ultima parte di stagione però, lo hanno fatto ripiombare in un tunnel da cui si spera possa uscire con l’inizio della prossima annata. Arrivato a Firenze tra mille speranze, per adesso non ha mantenuto le attese.

Voto alla stagione viola: 6-

La Fiorentina era partita sulla griglia del campionato subito dietro le grandi grazie all’entusiasmo della nuova proprietà, la conferma di Chiesa e gli acquisti di Ribery, Lirola, Caceres, Badelj, Pedro e Boateng. La stagione però, dopo un inizio appena sufficiente, si è rivelata un supplizio fino all’esonero di Montella (voto 3 per il finale della scorsa stagione e per l’inizio di questa). Con il mercato di gennaio e Beppe Iachini, la squadra ha raggiunto la salvezza con 4 giornate di anticipo badando al sodo e non allo spettacolo. Il mister ha guadagnato la conferma tra lo scetticismo di buona parte dei tifosi viola, tocca a lui ed al mercato estivo dare nuova linfa in vista del prossimo campionato.

Manuale di integrazione

“Adesso come facciamo a farli socializzare?” Quante volte abbiamo sentito questa domanda!

Quando sono stato la prima volta a Londra, nel 1995, ricordo che il mix di culture, colori, odori, look, pettinature, mi colpì profondamente. Mi colpì ancor più del Tower Bridge, del museo delle cere, del cambio della guardia a Buckingham Palace, di Harrod’s, dello stadio di Highbury. Dopo aver provato con mano la forza e la bellezza della mescolanza tra culture diverse, promisi a me stesso che mi sarei impegnato a trasmettere messaggi di integrazione con gesti, parole ed azioni.

Negli anni universitari poi, ho avuto la fortuna ed il privilegio di lavorare, su incarico della FIGC, nelle scuole materne e primarie di Firenze facendo l’insegnante di attività motoria. Mi è capitato spesso di svolgere la mia attività nelle scuole di confine, dei quartieri meno agiati della città come Brozzi o Peretola. Zone difficili in cui quella stessa combinazione di più culture, idiomi e sistemi di vita, rischia di essere un limite anziché una straordinaria ricchezza.

Perché dico tutto questo?

Una delle prime scuole in cui ho lavorato, mi aveva affidato, tra le altre, una classe di 24 bambini il cui gruppo era molto disomogeneo poiché era composto da 15 bambini italiani, 6 bambini cinesi e 3 bambini del Nord-Africa. Se non bastasse la difficoltà ad approcciarmi ad una nuova classe ed a farlo come insegnante di attività motoria (dunque visto solamente come il ragazzo che viene a farci giocare a pallone), la comunicazione tra me ed il gruppo classe e quella tra bambini era particolarmente complicata. Dei 6 bambini cinesi ad esempio, 2 erano già integrati, mentre 4 non parlavano italiano anche se capivano qualcosa e lo stesso problema era riscontrabile con i bambini marocchini e tunisini.

Ricordo ancora che l’inizio della prima lezione fu la più faticosa della mia vita. I primi 20 minuti li passai in cerchio provando a presentarmi, a far capire loro quello che avrei voluto fare insieme, tentando di comprendere i loro nomi. Sudavo perché mi rendevo conto che la classe non era coesa e non riuscivo ad avere la loro attenzione. I bambini iniziavano a spazientirsi, a dividersi in gruppetti e soprattutto stavo completamente perdendo coloro che non conoscevano la nostra lingua. Mentre parlavo avevo una palla in mano e, in segno di nervosismo, iniziai a palleggiarla a terra.

EUREKA!

Tutti i bambini iniziarono a seguire la palla ed io capii immediatamente di aver trovato la chiave. Per di più, anche chi non parlava la nostra lingua ebbe la stessa reazione! Iniziai a proporre, con il solo esempio e senza tante parole, giochi con la palla dividendo la classe in gruppi più piccoli mescolando nazionalità, idiomi, culture. Cinesi, marocchini, italiani tutti dietro ad una palla, lo strumento di integrazione, di comunicazione e socializzazione che mi aprì i cuori dei bambini e formò un vero gruppo classe.

A volte ho sentito persone chiedersi perché la palla sia tonda…..io credo di saperlo: la rotondità non ha spigoli, non fa male, rotola con tutti e su tutti. E’ il simbolo di fratellanza per antonomasia, è il simbolo della terra su cui viviamo, è il simbolo della perfezione.

“Come spiegherei ad un bambino la felicità? Gli darei un pallone per farlo giocare” (Eduardo Galeano)