Tra campo e mercato

Una squadra è sempre lo specchio della società e del proprio allenatore un pò come i figli lo sono dei genitori e della famiglia da cui provengono.

Credo sia questo il modo migliore per descrivere il momento storico che la Fiorentina tutta sta vivendo. Una società in cui, dopo la morte di Rocco Commisso, ancora una volta si è scelta la strada della continuità parentale con la nomina di Joseph quale nuovo Presidente. Un nuovo Presidente che, nel primo messaggio affidato ai social (non sia mai che si faccia una conferenza stampa con domande aperte), ha nuovamente sottolineato il magnifico lavoro fatto da Mark Stephan e da Alessandro Ferrari che, a suo dire, si sono guadagnati la stima e la fiducia non solo della famiglia Commisso, ma anche di tutta la piazza di Firenze. Una società che dunque non ha sentito, lo abbiamo visto anche dal mercato di cui parleremo tra poco, quel senso di urgenza e di emergenza che forse servirebbe per uscire da questo tunnel senza luce fatto di sconfitte, delusioni e lotta per non retrocedere.

Un atteggiamento di tranquillità e di gestione dell’esistente che vediamo anche all’interno del rettangolo di gioco. Dopo due vittorie che avevano riportato per la prima volta la Fiorentina in una posizione che avrebbe garantito il mantenimento della categoria, Vanoli ed i suoi ragazzi a Napoli sono tornati a commettere quegli errori che già erano stati fatali più volte in stagione. I viola contro i campioni d’Italia hanno giocato anche una partita discreta, soprattutto nella ripresa, ma non hanno dato la sensazione di essere consapevoli della difficoltà della situazione. La Fiorentina ha giocato ancora una volta con la linea difensiva altissima (come in occasione del gol di Vergara) pur non avendo difensori centrali così bravi a scappare all’indietro. Non solo, ma sembra ormai conclamata l’assenza di un leader difensivo che guidi due calciatori come Comuzzo e Pongracic che hanno il loro punto di forza nel seguire in ogni zona del campo l’avversario (quando non se lo dimenticano). A loro protezione poi, abbiamo giocato con Fagioli, tecnicamente ineccepibile ma rivedibile in fase di copertura, due centrocampisti bravissimi ad inserirsi negli spazi ma meno nelle letture difensive come Fabbian e Brescianini, due attaccanti esterni come Solomon e Gudmundsson più Piccoli. Considerando che il Napoli aveva solamente 60 minuti di autonomia, non sarebbe stato preferibile partire più coperti ed alzare la mediana ed i giri del motore nella ripresa? Noi ci dobbiamo salvare, dobbiamo fare punti, dobbiamo muovere la classifica!!!

Lo stesso atteggiamento visto in campo, lo abbiamo “ammirato” dietro la scrivania in questo mercato di gennaio. Se nei primi giorni Goretti e (da remoto) Paratici ci avevano stupito centrando piuttosto velocemente due acquisti sugli esterni, ruolo lasciato incredibilmente sguarnito dalla precedente gestione tecnica, nelle settimane successive il lavoro è proseguito con un giusto sfoltimento della rosa ma non con il rafforzamento della stessa. Sapevamo fin dallo scorso agosto che la Fiorentina aveva una carenza strutturale nei centrali difensivi, carenza che è stata aggravata con le (comprensibili) cessioni di Marì e Viti. Ciò che invece resta incomprensibile è il ritardo con cui è arrivato il centrale difensivo, Rugani, che tra l’altro non sembra avere quelle doti di leadership di cui abbiamo già parlato in questo articolo. Non solo, ma siamo ancora una volta andati a prendere un calciatore reduce da un infortunio che nelle ultime stagioni ha giocato poco. A Rugani precedentemente si erano aggiunti due centrocampisti molto simili tra loro come tipologia di calciatore. Sia Fabbian che Brescianini sono incursori, calciatori a cui piace inserirsi nell’area avversaria per cercare il gol ma che non hanno nella fase di copertura il loro punto di forza. Considerando la sacrosanta intoccabilità di Fagioli, siamo proprio sicuri che non servisse una figura di centrocampista più simile a Keita del Parma o a Konè della Roma (giusto per fare due esempi?). Avremmo probabilmente avuto bisogno di muscoli in mezzo al campo con un giocatore di corsa e rottura più che di un incursore….. Insomma delle tre grandi falle che la rosa aveva lo scorso mese di agosto, si è provveduto a colmarne solamente una, quella degli esterni, ma ciò che preoccupa di più è che la società e la squadra non sembrano avere idea della reale situazione di classifica e del reale rischio di retrocessione che stiamo correndo.

La gara di sabato contro il Torino sarà il primo dei tanti bivi che la Fiorentina dovrà affrontare da qui al prossimo maggio.

2 pensieri su “Tra campo e mercato

  1. All’indomani della sconfitta con il Milan avevo scritto sul tuo blog:

    “Chi ha giocato a calcio sa che un difensore quando rinvia un pallone deve sempre mandarlo sulle fasce, mai nella zona centrale del campo. Perché quella zona è la più affollata, quindi se butti la palla lì ci sarà sempre un avversario che la arpiona e si invola verso la porta. Ebbene, ieri sera nel primo tempo Pongracic ha rinviato per ben 3 volte nella zona centrale del campo. Se un calciatore che gioca in serie A da anni commette un errore da scuola calcio per 3 volte in 45 minuti, significa che è in stato confusionale.”

    Pensavo che dopo quella prestazione Pongracic avesse toccato il fondo, invece con il Napoli ha cominciato a scavare. E infatti ci sono rimasto di stucco quando ho letto in questo tuo post che lui e Merluzzo “hanno il loro punto di forza nel seguire in ogni zona del campo l’avversario”, perché con il Napoli Pongracic non è mai riuscito a contenere Hojlund, neanche una volta. Non voglio immaginare come sarebbe andata se Conte avesse messo titolare quel bestione di Lukaku.
    Tu dici che la gara di Sabato contro il Torino sarà un bivio della nostra stagione. Premesso che a questo punto ogni partita è una finale, per me il vero bivio sarà la partita con il Pisa. E siccome quei geni dei nostri giocatori hanno pensato bene di passare il turno in Conference League, quella gara di importanza decisiva capiterà proprio nel mezzo tra le 2 inutilissime partite con lo Jagellonia. Lo dico fin d’ora: se in Conference Vanoli schiera anche solo un titolare, a quel punto torno a invocare la sua sostituzione con Ballardini. Per il momento invece mi taccio, perché gli do atto di averci portato dal – 8 al – 1 nella corsa salvezza in un mese, e questo scenario dopo la sconfitta con il Verona sembrava pura fantascienza. Non solo perché 8 punti dalla quartultima erano tantissimi, ma anche perché la squadra sembrava totalmente rassegnata alla retrocessione. Lui è riuscito a infondere nei suoi giocatori la convinzione che invece la categoria si poteva mantenere, e questo è senza dubbio un grande merito.
    Poi parliamoci chiaro: bravo Vanoli a fare lo psicologo, bravissimo il suo preparatore atletico a rimettere a posto una squadra fisicamente scoppiata, ma se abbiamo ancora una minima speranza di salvezza è soprattutto per i regali altrui. Perché per 2 volte il Lecce ha giocato dopo di noi, e in entrambe le occasioni prima Fullkrug del Milan e poi Che Adams del Torino hanno trasformato in sconfitta una partita che il Lecce strameritava di pareggiare. Senza questi 2 colpi di culo, la salvezza continuerebbe a essere lontanissima. Speriamo di averne altri da qui a fine stagione, perché avremo bisogno di tutta la fortuna possibile per mantenere la categoria.

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    • Pongracic e Comuzzo sono due marcatori che ovviamente, e questo lo aveva capito benissimo Palladino, hanno il loro punto di forza nella marcatura quando però giocano con il blocco basso. In questo modo, la squadra deve coprire non più di un quarto di camp ed i due si possono coprire a vicenda. E’ ovvio che se giochi con la difesa alta come facciamo noi, la squadra non riesce quasi ma a raddoppiare (come anche in occasione del gol di Gutierrez contro Gosens) ed i limiti vengono fuori inevitabilmente. Anche io credo che Vanoli sia in grado di portarci alla salvezza soprattutto perché la squadra adesso fisicamente sta molto bene e finisce le partite spesso in crescendo. Verissimo infine il discorso relativo al Lecce, ma non dimentichiamoci che noi ci siamo scavati la fossa da soli: abbiamo perso punti in tre scontri diretti negli ultimi secondi di gara contro Cagliari all’andata (pareggio), Verona e Lecce. Dove saremmo adesso con quei punti in più?

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