Elezioni in Francia: e ora?

Le elezioni legislative francesi dello scorso weekend meritano un approfondimento non solo per i risultati, ma anche per le ripercussioni che avranno in campo europeo.

Innanzitutto ricordiamo che la Francia è una repubblica semipresidenziale e dunque prevede l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, il confermato Macron, ed un governo che viene nominato dal Presidente in base al risultato elettorale. Non di rado in Francia si è assistito alla cosiddetta coabitazione, cioè la convivenza tra un Presidente di una parte politica ed un primo ministro di un partito diverso da quello che esprime la massima carica dello stato: ma se la situazione si sarebbe già aggrovigliata in questo caso, dopo lo scrutinio elettorale potremmo essere di fronte ad un vero e proprio caso di parlamento ingovernabile. La richiesta del Presidente Macron di avere una maggioranza chiara per poter governare al meglio è infatti stata respinta dai francesi, così come quella di Melenchon (sinistra) di avere la possibilità di provare a governare in coabitazione con Macron, stesso sogno di Marine Le Pen (destra).

In vista anche delle prossime elezioni politiche italiane, che si terranno a meno di cataclismi nel 2023, possiamo fin da subito notare alcune dinamiche molto interessanti. Come purtroppo ormai accade in quasi tutte le democrazie europee (negli Stati Uniti è sempre successo ma lì il meccanismo è più farraginoso in quanto gli elettori si devono prima iscrivere alle liste elettorali), anche in Francia ha votato meno della metà degli aventi diritto: sia al primo che al secondo turno, perché il sistema elettorale è un doppio turno di collegio, l’astensione ha toccato quota 52% e poi 53%. Segno ancora una volta che i cittadini si sentono sempre meno rappresentati da una classe politica che, uscita dalla Scuola Politica di Parigi, dalle campagne rurali o dalla società civile, resta comunque distante dai problemi quotidiani.

Se poi guardiamo alle schede, ci accorgiamo fin da subito che il vero sconfitto è Macron, ma è in buona compagnia: anche i partiti della destra moderata escono dalla consultazione con le ossa rotte anche se potranno rivelarsi poi decisivi per la formazione della nuova compagine governativa. Crescono invece le due estreme, a sinistra come a destra, seppur con una storia completamente diversa alle spalle. Da un lato Marine Le Pen, sconfitta ancora una volta nella corsa alla Presidenza, si prende una grande rivincita conquistando una pattuglia parlamentare numerosa grazie al radicamento sul territorio. La destra lepenista infatti prospera ormai da anni in Francia e stavolta, anche grazie all’astensione così alta, si aggiudica ben 89 seggi frutto del capillare lavoro sul territorio. Storia ben diversa invece è quella della sinistra di Melenchon: qui infatti non si tratta di un vero e proprio partito quanto di un cartello elettorale nato da pochi mesi, espressione di molte sigle che però hanno trovato un terreno comune su cui poter far crescere una proposta politica credibile e radicale. Il leader ha mancato di poco addirittura il ballottaggio alle presidenziali ma non è riuscito nel sogno della coabitazione probabilmente per l’insufficiente mobilitazione di giovani ed astenuti.

Saranno le prossime settimane a spiegarci meglio ciò che è realmente accaduto in questa tornata elettorale grazie ai flussi ed agli studi. Se però possiamo trarre una conclusione è che da oggi in Francia è più difficile governare: ci vorranno lunghe trattative e qualche artificio programmatico per mettere insieme una coalizione che permetta alla Repubblica Transalpina di mantenere quella centralità degli ultimi decenni quando si è spesso parlato di locomotiva franco tedesca. Se pensiamo poi al ruolo che Macron ha cercato di giocare nella guerra Russia – Ucraina, le urne lo hanno ridimensionato non poco agli occhi di tutta Europa, un continente che sembra mancare non solo di forza propulsiva dal punto di vista economico, ma anche di leadership politica. Da un Macron dimezzato, ad uno Scholz troppe volte titubante, fino ad un Draghi chiamato come àncora di salvezza ma rappresentante di quella tecnocrazia spesso detestata, si prevedono mesi difficili per l’Europa senza una prospettiva di medio-lungo periodo.

Referendum: un flop annunciato, cercato e voluto!

Una batosta colossale per i Radicali, la Lega di Salvini, Italia Viva di Renzi e tutti coloro che hanno voluto portare gli italiani ad esprimersi sui 5 quesiti meno votati della storia referendaria del nostro paese.

Appena un italiano su cinque ha sentito la voglia, l’esigenza o soprattutto il dovere morale (come nel mio caso) di recarsi al seggio per esercitare il diritto politico per antonomasia, il voto. Diciamoci la verità, anche tantissimi di quei pochi che hanno votato non hanno capito fino in fondo i quesiti referendari e soprattutto le possibili conseguenze dell’abrogazione delle leggi su cui si chiedeva un parere: questioni troppo tecniche, difficili anche per addetti ai lavori, figuriamoci per persone normali come me che cercano di approfondire, studiare ma non sono del mestiere. Cerco sempre di evitare facili populismi o scorciatoie rispetto a problemi più complessi, ma in questo caso non possiamo non notare come almeno su queste tematiche dovrebbero essere i parlamentari a decidere per nostro conto visto che hanno tutti gli strumenti per capire, approfondire, decidere: altrimenti mi spiegate che ci stanno a fare?

Al tecnicisimo dei quesiti si è poi aggiunta una (non) campagna referendaria! Sono felice di essere stato tra i pochi a fare un pò di informazione con i nostri Podcast “BarLungo con Simone” nei quali abbiamo dedicato due puntate al referendum, ma è stato chiaramente una goccia nell’oceano del silenzio. I principali mass media hanno pressoché ignorato l’appuntamento ed anche i partiti hanno fatto a gara a non pronunciarsi in merito. Solo alcuni, tra cui i partiti dei due Matteo, hanno provato a raggranellare un pò di visibilità grazie ai quesiti ma, mentre la Lega ha poi gridato al complotto per la scarsissima partecipazione al voto, Italia Viva si è liquefatta in un silenzio che probabilmente fotografa al meglio la posizione del partito del Rinascimento Arabo: il nulla.

Se da un lato la difficile comprensione della materia referendaria non ha aiutato, dobbiamo però dire che lo scarso appeal è dovuto anche alla siderale distanza che i quesiti avevano rispetto alla vita quotidiana delle persone. I rincari stanno mangiando gran parte dei salari, il potere d’acquisto è in perenne discesa da anni, la guerra tra Russia ed Ucraina non sembra offrire alcuno sbocco di pace, il lavoro è sempre più malpagato e veniamo chiamati a votare sul modo in cui si eleggono i membri togati del CSM? Oppure sulla Legge Severino? Ma con tutti i problemi che la gente quotidianamente affronta, a metà giugno secondo voi i cittadini fanno le corse ai seggi per questi quesiti? Ed intanto le persone continuano a non poter decidere cosa fare della propria vita perché i quesiti che veramente potrebbero interessare, come l’eutanasia o la cannabis terapeutica, sono stati bocciati! Che paese è quello in cui si continua a non voler aiutare le persone ad avere una morte dignitosa ma nel contempo diamo la possibilità della sedazione profonda?

La verità è che negli ultimi anni la classe politica sta facendo di tutto per uccidere uno dei pochi istituti di democrazia diretta che ha regalato a questo paese scatti decisivi verso una vita più dignitosa in materia di diritti civili. Io non so quali possano essere le riforme che tengano in vita ed anzi rafforzino l’istituto referendario: alcuni parlano di circoscrivere l’area di intervento del referendum, altri di aumentare i requisiti necessari all’ammissibilità, quel che so è che il potere dei cittadini di intervenire direttamente in politica non deve essere diminuito, ma solamente disciplinato in modo che si allarghi la partecipazione anziché restringerla perché come cantava Giorgio Gaber

La libertà non è star sopra un albero

Non è neanche il volo di un moscone

La libertà non è uno spazio libero

Libertà è partecipazione

Un mio nuovo racconto pubblicato!

In pieno lockdown mi si è presentata davanti una sfida tanto difficile quanto emozionante: partecipare ad un bando per scrivere un racconto su Dante Alighieri in occasione dei 700 anni dalla sua morte.

La prima domanda che mi è venuta in mente non è stata “ed ora cosa scrivo?” ma…”Sarò in grado? Ci riuscirò? Sarò tra i prescelti che avranno posto nella pubblicazione?”

Ebbene ora posso dirlo con orgoglio: ce l’ho fatta!! Il mio racconto “L’amicizia rivoluzionaria” è risultato tra i meritevoli di essere inseriti in “Gente di Dante“, l’antologia curata dal Gruppo Scrittori Fiorentini di cui faccio parte!!

Per chi fosse interessato ad acquistare una copia, oltre che nelle librerie, è già disponibile anche on-line su Amazon !!! Buona lettura!!

Diario di un cassintegrato – parte tredicesima

Eccoci ad un’altra settimana in cui mi vedo impegnato lavorativamente per due giorni. La cosa, seppur positiva rispetto al passato, inizia a farmi sorgere alcuni dubbi. Nel fine settimana scorso, sabato per la precisione, ho effettuato una visita guidata nel centro di Firenze con i bambini e Claudia, mia moglie. Facevamo parte di un gruppo organizzato egregiamente dall’associazione Artemide, tutti distanziati, con mascherina, con la passeggiata effettuata tutta rigorosamente all’aperto. Camminando per il centro storico però, ho notato una cosa curiosa: davanti a tutti i negozi (da Zara a Disney fino alla Rinascente) erano presenti file di persone non certo distanziate che aspettavano di poter entrare nell’esercizio commerciale al chiuso. Lungi da me contestare tale cosa, ma vorrei sinceramente capire la ratio per la quale i negozi aperti e con la fila fuori si, le partite di calcio dilettantistico all’aperto con pochissimi spettatori sulle tribune no, perché le chiese aperte si, i teatri, i cinema, i congressi e le fiere no. Sorvolo poi sulle accuse che sono state rivolte alle persone che hanno avuto il piacere di passeggiare nelle giornate dello scorso fine settimana. Se la mia regione è gialla, ho tutto il diritto di andare a fare due passi in centro con i miei bambini seppur nell’assoluto rispetto delle regole sanitarie che ci siamo dati. Sono stufo di essere sulla bocca di chi mi dice che posso fare una cosa e poi se la faccio mi accusa apostrofandomi come irresponsabile. Ricordo tra l’altro che se la Toscana è rimasta gialla in queste settimane è proprio grazie all’atteggiamento irreprensibile dei propri cittadini, non certo per la misericordia Divina.

Questi ultimi giorni poi, mi hanno finalmente dato una certezza: se prima era un sospetto, adesso non più. Nei cosiddetti palazzi della politica vivono in uno spazio ed in un tempo che non è quello delle persone normali. Il teatrino lunare che tutti i nostri politici hanno messo in scena nei giorni delle consultazioni dei Presidenti Mattarella e Fico, giocando a chi lo aveva più lungo, è stato sinceramente abominevole. Con la crisi di governo ed il conseguente blocco dell’approvazione del cosiddetto “decreto ristori 5”, al momento è stato cancellato il rifinanziamento della cassa integrazione e nel contempo il 31 marzo scade anche la moratoria relativa ai licenziamenti. A coloro i quali negli ultimi giorni hanno giocato a Risiko con le nostre vite interessa qualcosa? Ai giornalisti che parlano di tutto tranne che della vita reale riesce ogni tanto fare qualche domanda che esuli dalle solite alchimie politiche? Ai sindacati che dovrebbero aiutare la gente in difficoltà e negli ultimi 12 mesi sono stati capaci di far scioperare solamente i dipendenti pubblici (e non credo sia necessario aggiungere altro) fischiano mica le orecchie?

Quando nel vostro pianeta lontano avrete finito di giocare a poker con le sorti del paese, magari chiedeteci di tornare al voto…..se saremo ancora in piedi magari vi rispondiamo!

Chiudo la pagina del mio diario con il consueto consiglio ed anche stavolta ho scelto un film, “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose”. Un film spassosissimo basato sulla storia vera della lucida follia, dell’incredibile sogno che l’Ingegnere Giorgio Rosa mise in pratica nel 1968. Costruì una piattaforma al di fuori delle acque territoriali italiane e ne dichiarò l’indipendenza in base al diritto internazionale. Il solito Elio Germano rende il protagonista irresistibile, ma è la storia a farci sentire un irrefrenabile desiderio di libertà, di indipendenza, di autonomia. Divertente, ben costruito, con altri attori di livello come Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio, il film mette al centro del mondo l’utopia quale stella polare della propria vita e svela la sclerotizzazione di un potere politico che non ha il vocabolario per comprendere le ragioni del cambiamento. Insomma, se non lo aveste capito, lo consiglio assolutamente!

Alla prossima puntata!

Diario di un cassintegrato (parte settima)

Le settimane passano, la cassa integrazione resta.

Se dovessi trovare un sottotitolo a questa rubrica, sarebbe proprio questo! La speranza in questa seconda fase della messa in cassa integrazione, dopo quella del periodo marzo – maggio, era sinceramente che durasse un po’ meno. In molti eravamo speranzosi che qualcosa sarebbe cambiato con il mese di dicembre e che l’attività sarebbe ripresa piuttosto rapidamente. Purtroppo però, così non è stato e l’astensione forzata dal lavoro, seppur non continuativa, è ormai arrivata quasi a due mesi.

Dandomi il consueto sguardo intorno, in questa settimana ci sono state anche buone notizie. Innanzitutto dal lavoro sono stato richiamato in extremis per lavorare due giorni, e poi finalmente la Toscana torna ad essere, seppur per qualche giorno, regione gialla. Al di là della soddisfazione per ovvie ragioni economiche, francamente ne sono felice soprattutto perché significa che la situazione epidemiologica e ospedaliera è tornata ad essere gestibile. Io sono tra coloro i quali pensano che la salute sia più importante dell’economia e dunque sono felice innanzitutto perché meno persone si ammalano e conseguentemente muoiono. Quanto alla polemica sul Natale, credo che sia opportuno e necessario prestare la massima attenzione dal momento che il maggior numero di contagi avviene in famiglia: dunque voler bene ai propri cari quest’anno significa innanzitutto proteggerli! Credo sia perciò auspicabile una stretta regolamentare per evitare che poi a gennaio una possibile terza ondata infici anche la campagna di vaccinazione.

Quanto poi alla polemica relativa agli assembramenti dell’ultimo weekend, sono sinceramente stufo di sentir dire che gli italiani sono degli incoscienti. Mi autodenuncio: sono tra quei fiorentini che domenica scorsa è stato, seppur di mattina, a passeggiare ed a fare acquisti in centro a Firenze. Non mi sento minimamente toccato dalle accuse, né minimamente responsabile di un atteggiamento insensato: HO SEMPLICEMENTE RISPETTATO LE REGOLE! La Toscana, e dunque Firenze, è zona arancione? Ed allora, visto che sono stato chiuso in casa per settimane, ho fatto una passeggiata in centro con la mia famiglia, all’aria aperta, dotato di mascherine ed a distanza dagli altri, senza contravvenire ad alcuna regola. Se non si voleva che la gente andasse in centro, si poteva mantenere la zona rossa oppure chiuderlo nel fine settimana, come si è fatto con i centri commerciali. Sono sinceramente stufo di essere trattato come un delinquente quando in realtà seguo solamente le regole che i nostri governanti ci hanno dato!

Non torno poi sull’indecente teatrino politico a cui stiamo assistendo da giorni. Tra appuntamenti saltati, ripicche da terza elementare ed accuse ridicole, qualcuno tiene sotto scacco il paese come se non ci fosse nient’altro all’infuori di sé stesso.  La speranza è che il nuovo anno porti via non solamente il virus, ma anche questo modo di fare politica inteso solo come volontà di dissetare il proprio smisurato ego. Non ci lamentiamo poi se il populismo torna a farla da padrone o la disaffezione nei confronti della politica tocca vette impensabili fino a qualche anno fa!

In attesa della notizia più agognata da tutti noi, cioè il via libera al vaccino, anche questa settimana mi sono dedicato ad alcune mie passioni e dunque sono pronto all’ “angolo del consiglio”. Tra qualche serie televisiva, i giornali e le partite di calcio, stavolta voglio consigliare a tutti una gran bella lettura. Dopo qualche anno infatti, sono tornato a leggere alcuni racconti del grandissimo Andrea Camilleri. Nonostante alcuni di essi non fossero nemmeno inediti per me, ne sono rimasto ancora una volta affascinato. Il lessico semplice, la scorrevolezza del racconto, la leggerezza che provoca spesso il sorriso del lettore. Per non parlare poi della caratterizzazione dei personaggi e delle situazioni in cui si muovono! Camilleri ha un solo grandissimo difetto: ti coinvolge, ti sequestra, ti avvinghia al libro e non ti permette di chiuderlo fino alla fine del racconto. Insomma, una lettura perfetta per un momento come quelle delle vacanze di Natale in cui è concesso anche spengere la luce ed addormentarsi un po’ più tardi.

Alla prossima puntata del mio diario!

Diario di un cassintegrato (parte sesta)

Siamo giunti al termine dell’ennesima settimana in cassa integrazione. E’ ormai passato più di un mese da quando la mannaia è caduta nuovamente sulla testa mia e di tanti miei colleghi. La turnazione lavorativa mi ha visto impegnato tre giorni su cinque, insomma niente male! L’altra faccia della medaglia però, è quella che mi ricorda che la prossima settimana non lavorerò nemmeno un’ora….vabbè dedicherò il tempo a me stesso!

Nonostante il mio percorso personale di benessere ed autostima prosegua nel migliore dei modi, a volte è veramente difficile continuare ad essere positivi ed ottimisti quando ci si guarda intorno. Nella settimana appena passata ho assistito a diverse cose che mi hanno fatto riflettere e che vorrei condividere. Una delle prime speranze che avevo quando sono entrato nuovamente in cassa integrazione, era quello di non sprecare nuovamente il mio tempo dal punto di vista professionale. Avevo lanciato l’appello, qui ed in altre sedi, affinché il periodo di forzato riposo venisse utilizzato per un aggiornamento, un miglioramento ed un arricchimento professionale grazie ad incontri, riunioni o anche solo colloqui informali. Dopo più di un mese, posso purtroppo dire che il mio messaggio è caduto nel vuoto e che dunque, ho fatto bene ad organizzarmi da solo con tutte le varie cose che sto autonomamente portando avanti. Ancora una volta è stata sprecata l’occasione per crescere, per confrontarci, per migliorare tutti attraverso lo studio ed il pensiero critico.

Se dall’orticello del mio posto di lavoro volgo il mio sguardo oltre, non posso certo dire di vedere cose migliori. Il primo accadimento che mi ha fortemente deluso è stato quello relativo alla proclamazione dello sciopero da parte dei sindacati del Pubblico Impiego. Sicuramente avranno avuto le loro buone ragioni a protestare (anche se poi il fatto che abbia aderito solamente il 4 per cento dei lavoratori dovrebbe far riflettere), ma in un momento come quello che sta attraversando l’Italia, erano proprio i lavoratori pubblici che dovevano scioperare? Certamente le ragioni della protesta avranno avuto a cuore la sorte dei meno tutelati di quel settore, ma c’è bisogno di ricordare che gli statali ed i lavoratori pubblici sono stati tra i pochissimi che in questa pandemia non hanno perso 1 euro, 1 ora di lavoro, 1 giorno di ferie? Era proprio necessario, davanti a larghi strati di popolazione che non lavorano, lavorano a singhiozzo o hanno perso gran parte del proprio reddito, far scioperare il settore che ha sofferto poco o nulla? Non credo sia stato un bel biglietto da visita per i sindacati né tantomeno per il lavoratori del pubblico impiego.

Il posto al sole però, come spesso capita, lo merita la nostra classe politica. Nel un momento in cui finalmente sembra che il Recovery Fund sia stato sbloccato, nel momento in cui ci sarebbe bisogno di chiamare a raccolta le migliori forze del paese per progettare l’Italia di domani, riecco le consuete beghe di palazzo che tanto inspirano l’antipolitica. Da una parte un governo che, dopo aver gestito decisamente bene la prima ondata del Covid19, sembra aver perso la propria spinta propulsiva ed anche la capacità di stare insieme (vedi le gaffes a ripetizione sul caso Commissario in Calabria). Dall’altra un opposizione che dice sempre tutto ed il contrario di tutto basta dare addosso al governo: prima aprire tutto, poi chiudere tutto. Prima dare del dittatore a Conte perché aveva prorogato lo stato di emergenza, poi accusarlo di non aver fatto nulla per prevenire la seconda ondata che loro dicevano non sarebbe mai arrivata. Prima fare polemica sul coprifuoco la sera del 24 Dicembre, poi accodarsi alla Chiesa che ha spostato senza fiatare la data della Messa. Ma nel mezzo, come spesso, accade si stagliano i mestieranti della politica: coloro che aspettano sempre il momento di difficoltà, per affilare le armi e tornare a colpire. Prima si vuole il rimpasto, poi quando qualcuno inizia ad aprire all’ipotesi, si chiede di più per ottenere qualcosa in più. Si pugnala il proprio paese alle spalle durante un Consiglio Europeo pur di avere visibilità e di tornare centrale nello scacchiere politico. In mezzo ad una pandemia, con tutti i soldi del Recovery Fund da spendere in arrivo, mi sembra francamente una follia tornare ancora una volta a pensare alle alchimie politiche: qui la gente non lavora, l’economia non gira, la sanità e la scuola sono al collasso!!

C’è qualcuno a cui interessa??

Nell’avvicinarsi al Natale, l’angolo del consiglio questa volta è dedicato alle famiglie. Ho parlato in questa rubrica dapprima di libri, poi di film e serie televisive, infine di interviste. Stavolta voglio consigliare un documentario in 6 puntate che ho visto insieme a tutta la famiglia su National Geographic: “Turisti curiosi con Bob e Mack”. Viaggi nel mondo di un babbo ex inviato di guerra ed un figlio che ha spesso sentito la mancanza del padre. Adatto anche ai bambini, permette di conoscere anche dei paesi come il Libano che solitamente non vengono mai citati nei documentari. Assolutamente da vedere nelle lunghe giornate casalinghe che ci aspettano nel periodo natalizio.

Alla prossima puntata!

Il Risiko Italia

Mentre alcune regioni hanno appena ricevuto  il nuovo verdetto cromatico, come ad esempio la Toscana che è passata dalla zona gialla a quella arancione, in Italia si susseguono le polemiche. Come tutti voi saprete infatti, con l’ultimo DPCM del governo Conte, il nostro paese, per scongiurare un altro lockdown generalizzato che probabilmente avrebbe definitivamente messo in ginocchio l’economia, è stato suddiviso in colori che fotografano il grado di pericolosità del contagio e la realtà della situazione regionale. Ecco dunque la suddivisione dal più grave (rosso) al meno grave (giallo) mentre nessuno è nella condizione ideale, cioè in zona verde. La speranza è che tale decisione abbia più fortuna di quanto non sia accaduto in  Francia dove tale politica di suddivisone in fasce non ha ottenuto i risultati sperati.

Al di là delle polemiche e dei dubbi generati dall’inserimento di alcune regioni in una fascia anziché in un’altra (la più clamorosa certamente la Campania), credo sia doveroso fare alcune considerazioni. Innanzitutto è bene sottolineare che l’inserimento delle regioni in determinate colorazioni, non avviene sulla base della simpatia dei Governatori o in funzione di chi abbia i paesaggi più belli, così come è fondamentale sapere che non conta solamente l’indice di contagio. Oltre a quest’ultimo infatti, concorrono altri 21 parametri scientifici che calcolati insieme danno il risultato finale: tra essi ci sono la curva di crescita del contagio, il numero dei letti disponibili in terapia intensiva, la quantità di personale sanitario, la capacità di tracciamento ed altri parametri ancora. Nel caso specifico della Campania ad esempio, è stato rimarcato come la situazione sia effettivamente molto critica a Napoli, ma sia tendenzialmente sotto controllo nelle altre zone della regione. Ecco allora che il governo ha provveduto ad inserire la Campania in zona gialla, ma ha lasciato libertà agli amministratori locali di poter emettere ordinanze maggiormente restrittive.

E qui, come dicevano i nonni, casca l’asino!

Ciò che trovo assolutamente sconsiderato e rivoltante, è l’utilizzo della polemica sulla salute delle persone a fini elettoralistici. Se non erro, Fontana e Gallera accusarono il governo Conte per la ritardata  istituzione delle zone rosse nel bergamasco durante la prima ondata (quando in realtà secondo la legge che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale anche le regioni possono proclamarla); ricordo anche la violenta campagna di stampa in merito alla diffusione del carteggio di quei giorni per riuscire a dimostrare che effettivamente Conte e Speranza avrebbero dovuto essere più rigidi fin da subito per limitare l’evoluzione della pandemia. Adesso però, a fronte dell’istituzione della zona rossa in tutta la Lombardia, lo stesso Fontana si ribella dicendo che la decisione è troppo dura!! E’ possibile sapere quali sono le differenze? Questo succede a destra, mentre a sinistra (o presunta tale) De Luca, che ha fatto una campagna elettorale sui bazooka e sulle restrizioni, che ha richiesto più volte la zona rossa in tutta la regione Campania adesso che la regione è in zona gialla tace? Non esiste più il virus dopo aver vinto le elezioni regionali? Oppure non esiste più dopo le violente manifestazioni di piazza delle settimane scorse? Per non parlare poi di De Magistris: il sindaco di Napoli ormai da più giorni denuncia la situazione disperata degli ospedali cittadini travolti dai pazienti che accorrono nei pronti soccorso per il Covid. Allora perché anche nell’ultimo fine settimana il Lungomare di Napoli era aperto? Sbaglio o in altre città (ad esempio Firenze e Roma) determinate piazze sono rimaste chiuse? Qual è il problema? Abbiamo sempre bisogno dello Stato come parafulmini quando le decisioni da prendere scontentano i cittadini? De Magistris, De Luca, Fontana, Gallera (ci potremmo mettere anche Musumeci e Cirio), sindaci, governatori di centro destra e di centrosinistra vogliamo iniziare ad essere almeno conseguenti a ciò che si dice? La vogliamo smettere di speculare sui problemi della gente? Proprio adesso che il Paese avrebbe bisogno di essere unito, è insopportabile avere ancora a che fare con gli avvelenatori di pozzi, con i solisti della politica, con gli sfascisti, di qualunque parte essi siano. Questa seconda ondata è più difficile soprattutto psicologicamente perché la  gente è più stanca, più povera, più sola.

Tutto serve, tranne la speculazione a fini elettorali: non ora, non adesso!!

Semplicemente Politica

Il significato etimologico della parola politica recita: “la scienza e l’arte del governare”, una delle azioni più alte nella vita di un uomo. Sono un appassionato di quest’arte fin dagli anni del Liceo poiché penso che la politica sia un’arte nobile, fatta di idee e credo fermamente che le idee possano correre e divenire realtà solamente grazie alla passione. Questa nuova sezione, con i propri articoli e le proprie immagini, vuole proporre una lettura dei fatti di oggi e di ieri interpretandoli con l’onestà intellettuale come stella polare.  Non risparmierò critiche né elogi a nessuno, dirò sempre quello che penso in base ad argomentazioni e non a posizioni preconcette.

L’esercizio della politica degli ultimi anni, in Italia soprattutto da Tangentopoli in poi, ha mostrato pessimi esempi e questo ha fatto sì che movimenti populisti abbiano guadagnato consensi e posti di potere inimmaginabili fino a pochi anni fa. Ho sinceramente paura di movimenti e personaggi politici che danno risposte semplicistiche a problemi complessi, parlano con spot elettorali senza mai suffragare le proprie tesi con dati reali ed argomentazioni esaustive. L’unica strada per combattere e sconfiggere i populismi imperanti è la via della verità e dell’approfondimento. Solamente una comunità consapevole è in grado di esercitare una piena libertà di scelta e di azione.

Insieme ad un’informazione che non si ferma all’apparenza poi, servirebbero anche degli esempi morali da parte di chi ha la responsabilità di rappresentarci e di governarci ad ogni livello. La politica, oltre che di leggi e decreti attuativi, è fatta di segnali e gli ultimi che arrivano dalla classe dirigente non sembrano certo voler invertire il sentimento di sfiducia presente in gran parte dei cittadini. Basti pensare agli incredibili ricorsi presentati ed accettati nei confronti della cancellazione dei vitalizi in un momento in cui tanti lavoratori sono ancora in attesa della liquidazione della cassa integrazione.  

Basterebbe poco a volte, cercherò di ricordarglielo spesso!