Revoca si, revoca no

E’ difficile cercare di essere sintetici quando si parla di una situazione così ingarbugliata come le concessioni autostradali. Dopo interminabili proposte, controproposte, trattative più o meno sotterranee, si avvicina sempre di più il momento della decisione finale rinviata già troppe volte. La questione è infatti aperta da quasi due anni, da quel maledetto 14 agosto 2018 in cui il Ponte Morandi crollò come un castello di carte. In quella tragedia morirono 43 persone ed ai deceduti ed alle rispettive famiglie, lo Stato deve assolutamente dare un risposta. Mentre la magistratura sta portando avanti il proprio lavoro in ambito penale, una cosa è stata chiara fin dai primi rilievi effettuati: la manutenzione e la tenuta in sicurezza del ponte è stata vergognosamente carente e su questo non ci possono essere dubbi.

La questione della possibile revoca delle concessioni autostradali è tornata prepotentemente in primo piano negli ultimi giorni e la causa scatenante, come spesso accade, è un puro pretesto: la decisione di affidare la gestione del nuovo ponte ad Autostrade è stata pressoché automatica perché nell’ordine delle cose. La  nuova struttura costruita a Genova infatti, per poter essere aperta al traffico a fine mese, ha chiaramente bisogno di essere regolamentata da una concessione. Poiché al momento è ancora vigente l’accordo con i privati la cui maggioranza è in mano ai Benetton, automaticamente la gestione del ponte è stata affidata a loro. Se si fosse scelto in modo diverso, il governo si sarebbe mosso in deroga alla concessione, con il rischio di ricorsi pressoché certi ed il ponte non sarebbe stato messo a disposizione dei genovesi nei tempi previsti e per chissà quanto tempo ancora. Tale affidamento però, ha scatenato un vespaio di polemiche rimettendo al centro della scena la questione della revoca della concessione.

La trattativa a quel punto è ripartita, con una nuova proposta dei concessionari e con le successive durissime dichiarazioni del premier Conte. La questione sembra però prevalentemente politica, una battaglia di principio tra forze di governo che vogliono piantare una bandierina da esporre ai rispettivi elettorati di riferimento: Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali sono per la revoca della concessione, Italia Viva è contraria mentre il Partito Democratico resta nel mezzo cercando di mediare ma con il gruppo dirigente che non riesce ad avere una posizione univoca a fianco degli uni o degli altri. Qualunque sarà la decisione finale del governo, probabilmente questa avrà degli effetti sugli equilibri interni alla maggioranza ed avrà degli strascichi anche al di fuori di essa. La revoca della concessione infatti, aprirebbe contenziosi lunghi e rischiosi per lo stato anche se grazie all’approvazione dell’ultimo decreto Milleproroghe il risarcimento dovuto ai concessionari in caso di risoluzione unilaterale del contratto è stato portato da 23 a 7 miliardi di euro, comunque un bel fardello. Secondo il premier Conte ed i sostenitori della revoca però, tale indennizzo non è dovuto poiché le mancanze e le colpe di Austostrade sono tali da giustificare tale azione. Gli stessi fautori della linea dura poi, si fanno forti anche della sentenza della Corte Costituzionale, arrivata pochi giorni fa, che ha dato ragione al governo che aveva estromesso Aspi e dunque i Benetton dalla ricostruzione dello ponte di Genova appena crollato. La situazione, già intricata di per sé sia dal punto di vista giuridico che politico, ha anche possibili ripercussioni economiche: negli ultimi giorni, il fondo Atlantia ha perso gran parte della propria capitalizzazione poiché gli investitori hanno venduto molti titoli sul mercato azionario spaventati dalla possibile azione di revoca del governo italiano. Un forte detrimento patrimoniale, potrebbe dunque portare al fallimento di Autostrade con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavori e l’azzeramento del valore delle azioni di migliaia di piccoli risparmiatori.

La situazione è dunque intricatissima e difficile da sbrogliare poiché investe tanti interessi e tante persone.  Ciò che è assolutamente certo è che questa battaglia potrebbe però rappresentare un punto di svolta: per la prima volta si potrebbe (anzi si dovrebbe) far pagare dazio a chi ha sbagliato. Non è possibile che per anni ci siano stati aumenti tariffari e dunque incrementi spropositati dei profitti da parte di Autostrade senza che questi si siano trasformati in un miglioramento della qualità del servizio e soprattutto in AUMENTO DELLA SICUREZZA. Il contratto di concessione prevede che gli aumenti dei pedaggi, nella parte eccedente l’inflazione, debbano servire anzitutto per migliorare i controlli e dunque la sicurezza autostradale.

E’ lecito dire che in questo caso non ci sono stati né controlli, né gli investimenti necessari a tutelare la salute pubblica? Assolutamente si!!

Possiamo dire che una volta tanto sarebbe un grande segnale estromettere dalla gestione di un bene pubblico quelle persone e quelle aziende che sono colpevoli di quel disastro e quelle vittime? Assolutamente si!!

La politica, e più in generale la vita pubblica, è fatta anche di segnali e messaggi: per una volta si potrebbe dimostrare che, anche in Italia, chi sbaglia paga e si deve assumere le proprie responsabilità. In un paese in cui, solamente rimanendo agli ultimi anni, abbiamo dovuto convivere con la strage alla stazione ferroviaria di Viareggio, con il rogo della ThyssenKrupp, possiamo chiedere una volta un segnale in controtendenza?

Possiamo dire che non ne possiamo più dell’impunità dei potenti?

Spetta poi alla politica trovare la soluzione per gestire le criticità di una tale situazione ed interpretare un sentimento condiviso da più parti. La politica è l’arte del compromesso nel senso più alto e nobile del termine. Ciò che è sicuro è che non possiamo più tollerare che simili disastri si ripetano senza che i responsabili ne paghino le giuste conseguenze. Nello stesso tempo, in un momento di crisi economica come questo, non possiamo nemmeno distruggere centinaia di posti di lavoro e far azzerare il valore delle azioni in mano a tanti risparmiatori.

Revoca? Subentro? Indennizzo? Ancora pochi giorni e sapremo….. almeno si spera!!!

2 pensieri su “Revoca si, revoca no

  1. Argomento complesso quello delle concessioni e revoche ai privati.
    A mio modesto parere questa sarebbe l’occasione per lo Stato di nazionalizzare un bene che per anni è stato sotto la sua gestione e, allo stesso tempo, dare un segnale forte al mondo socio-politico (come tu hai ben specificato nel tuo articolo).
    Non so come andrà a finire, anche perché le mie competenze in materia sono limitate; l’unica cosa che mi sento di scongiurare è l’ipotesi di vendita e concessione a società straniere… troppo spesso negli ultimi anni abbiamo assistito alla svendita di importantissime società italiane a colossi esteri.

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    • Sinceramente non so se la nazionalizzazione sia l’opzione migliore visto che la scelta di privatizzare era nata soprattutto per ovviare all’inefficienza dello stato nella gestione delle autostrade. Ciò che è certo è che è arrivato il momento di dare un segnale e sembra che nella notte sia arrivato. Commenterò l’accordo solamente nel momento in cui lo avrò studiato ed approfondito, ma si può intanto dire che non è più tollerabile questa incredibile commistione tra controllori e controllati. Troppe volte negli ultimi anni abbiamo assistito ad incredibili casi di persone che lavoravano per l’Ente controllore e nel contempo offrivano consulenza ai controllati. Dispiacerebbe anche a me se andasse a finire in mani straniere, ma quel che mi preme maggiormente è la sicurezza delle strade che percorriamo ed il mantenimento dei livelli occupazionali. Speriamo si possano centrare questi obiettivi.

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