Il talento – parte sedicesima

Come preannunciato nell’articolo di ieri, passiamo adesso a vedere quali potranno essere le ripercussioni dell’elezione del nuovo presidente federale in relazione al talento e dunque alla sua crescita nelle nostre scuole calcio.

Nello specifico, cercherò di approfondire le tematiche del programma del Presidente Gravina care ai 690.000 tesserati dei settori giovanili calcistici sparsi per il nostro paese la cui passione viene troppo spesso dimenticata e senza la quale la piramide del calcio professionistico non esisterebbe e non potrebbe sopravvivere. A fronte di un programma elettorale di 128 pagine, il Settore Giovanile e Scolastico ne occupa solamente due, con idee che guardano al futuro con i piedi ben radicati nolo solo nel presente, ma anche nel passato rispolverando idee già viste e conosciute.

La prima idea che troviamo per il futuro è quella dell’implementazione e rafforzamento dei Centri Federali di Formazione Territoriale, il primo dei quali fu quello fiorentino delle Due Strade, per il quale il compianto e mai abbastanza rimpianto Presidente Regionale Fabio Bresci lottò fino a riuscire ad ottenerlo nel 2015. Questi Centri, ormai disseminati in tutta Italia, sono dei luoghi in cui i tecnici federali provvedono a fare aggiornamento con i tecnici ed a sperimentare nuove metodologie di allenamento per i giovani calciatori e calciatrici. Un polo di eccellenza per la valorizzazione e la formazione tecnico sportiva non solo dei giovani, ma anche dei tecnici, dei dirigenti e dei genitori delle società del territorio. Inevitabilmente si parla di un progetto a medio-lungo termine che potrà iniziare a dare i frutti dopo alcuni anni, ma comunque un occhio proiettato finalmente nel futuro grazie alla ricerca, la sperimentazione, lo scambio di conoscenze. L’idea innovativa è poi affiancare a questi centri di formazione delle vere e proprie accademie federali che invece si concentreranno sui migliori talenti nazionali per affinare le doti più prettamente tecnico-calcistiche. Sull’esempio di altri paesi europei, come ad esempio la Francia, anche in Italia dunque si cercherà di non disperdere il talento utilizzando una metodologia unica raggruppando i migliori gruppi fin dalla giovane età.

Nell’ambito poi della formazione, si richiama anche l’idea di un’apertura all’esterno dei nostri confini. Nel programma di Gravina infatti, si fa esplicito riferimento alla volontà di rafforzare l’interscambio con le altre federazioni per cercare di arricchirsi in ogni ambito calcistico. Lo scambio di nozioni relative alle metodologie di allenamento rivolto principalmente ai tecnici, ma anche la conoscenza delle diverse normative relative all’impiantistica sportiva, al tesseramento dei giovani calciatori, al modo in cui si affrontano i diversi problemi nei vari paesi europei. Anche in questo caso dunque, un’idea di apertura verso gli altri che il calcio italiano, chiuso nella sua idea di essere il migliore, ha troppo spesso trascurato.  

Se invece guardiamo al campo, alle gare, all’organizzazione dei campionati ed alla vita delle società, il programma non è sufficientemente dettagliato poiché probabilmente i temi sono troppo spinosi per poter essere spiegati in poche righe. Quanto all’organizzazione dei campionati infatti, Gravina ed il suo staff parlano di un rafforzamento della continuità dei campionati non spiegando però bene cosa voglia dire. La speranza è che non si voglia affinare ulteriormente il concetto di ricerca spasmodica dei campionati di èlite, una strada che ha portato alla guerra tra società nella ricerca dei bambini più bravi. L’idea dei Centri di Formazione Federale e dell’Accademia credo sia più che sufficiente per individuale e lavorare sui prospetti più interessanti del panorama nazionale.

Ancora più nebuloso è poi il modo in cui si pensa di risolvere le ormai ataviche controversie relative al tesseramento dei calciatori. Detto che la riforma Spadafora, con la conseguente cancellazione del vincolo è ormai tramontata, il programma del prossimo quadriennio è una pura dichiarazione di intenti. Si vuole infatti tendere ad una rivisitazione degli indennizzi economici ma non si spiega né il modo né la tempistica, senza considerare poi che la meccanica del premio di preparazione è già stata riformata pochi mesi fa come abbiamo detto in un altro appuntamento della rubrica.

Sono invece stato colpito al cuore nel leggere gli obiettivi del prossimo mandato relativamente al rapporto con gli istituti scolastici. Finalmente si torna a parlare di questo importante capitolo seppur senza brillare di originalità. La volontà è infatti quella di rafforzare, anche se sarebbe meglio usare la parola riprendere, il rapporto con un mondo che negli ultimi anni è stato trascurato con l’obiettivo di promuovere i valori più sani di questo sport meraviglioso e di far conoscere meglio il regolamento del gioco del calcio. Tutti obiettivi molto importanti e nobili che già erano stati perseguiti nella prima decade di questo millennio, così come quello di far assaggiare nuovamente ai bambini di oggi il calcio come lo si giocava anni fa. Con il progetto Calcio in Strada infatti, la FIGC tende a riportare i bambini a praticare uno sport completamente destrutturato per il solo gusto di correre dietro una palla, senza regole asfissianti, ansia da risultato, classifiche astruse. Progetto bellissimo, se non fosse che è praticamente uguale a quello a fine anni 90 si chiamava “Stradacalciando”, di cui sono stato tra gli organizzatori quando facevo parte del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC.

Tutto bello, tutto condivisibile, magari se si desse anche merito a chi queste manifestazioni all’epoca inventò e portò a giro per l’Italia (e non parlo certamente di me) sarebbe tutto ancora più bello, oltre che giusto ed onesto.

Gravina confermato Presidente della FIGC

E’ andata come doveva andare e Gabriele Gravina è stato riconfermato alla guida della Federazione Sportiva più importante d’Italia. Ha battuto lo sfidante, Cosimo Sibilia, con un margine più ampio di quello che ci si attendeva ed adesso guiderà la macchina per il prossimo quadriennio.

Il risultato finale ha destato sorpresa solamente per l’ampiezza della vittoria dal momento che Sibilia è il presidente riconfermato della Lega Nazionale Dilettanti, componente che esprime il 34% dei delegati assembleari. Gravina però ha conseguito il 73,5% delle preferenze, mentre lo sfidante solamente il 26,5. Alcuni Comitati Regionali, come la Lombardia e l’Emilia Romagna, sono passati in mano a quella che potremmo definire l’opposizione interna alla L.N.D. e dunque presumibilmente hanno accordato la preferenza al Presidente eletto. Sibilia però, non è riuscito a convincere nemmeno il mondo arbitrale, che conta il 2% di voti, che nelle ultime settimane ha deciso di cambiare il vertice: via il plenipotenziario Nicchi, che aveva addirittura modificato il regolamento elettorale pur di correre per il quarto mandato, e dentro Trentalange. Nonostante la sconfitta del candidato più vicino a Gravina, il neo presidente sembra abbia scelto la neutralità. Altra delusione poi è la mancata raccolta di preferenze in funzione dell’alleanza con il Presidente della Lazio Lotito che sembra però non aver sortito effetti.

Discorso diametralmente opposto per Gravina, che è riuscito a tessere la tela di una coalizione che ha visto restare fuori solamente i Dilettanti. Con un lavoro certosino, il presidente uscente ha ottenuto la fiducia di tutte le leghe professioniste, degli allenatori e dei calciatori. A tutti ha chiaramente promesso qualcosa ed adesso vedremo come riuscirà a governare con una maggioranza così ampia dove tutti accamperanno diritti. Gravina è un dirigente navigato, un imprenditore velocemente riconvertitosi allo sport ed al calcio in particolare, protagonista indiscusso del miracolo sportivo Castel di Sangro, cittadina abruzzese di 6000 abitanti che portò a disputare la Serie B. Da quel trampolino, la carriera di dirigente sportivo non si è più fermata fino ad arrivare alla Presidenza Federale nel 2018. Nell’articolo di domani poi, vedremo come il programma elettorale di Gravina può incidere sul percorso del talento, protagonista della nostra rubrica.

A Gravina dunque l’onere e l’onore di tenere il timone in questo momento così burrascoso non solamente al comando della FIGC ma anche in seno al CONI, dove sembra che lo sport con più tesserati in Italia, tornerà finalmente a sedere. Dopo 4 anni in cui il calcio non aveva rappresentanti in seno al Consiglio Nazionale del CONI, torna finalmente il sereno tra i due organi direttivi. Gravina sarà dunque chiamato a difendere gli interessi soprattutto del calcio di base e giovanile all’interno dell’istituzione che governa lo sport italiano nella speranza che la mancata riconferma del Ministero dello Sport non sia il segno del totale disinteresse da parte del governo Draghi nei confronti dell’attività fisica e motoria. Saranno anni difficili, di ricostruzione, di ripartenza dal basso che necessiteranno della massima collaborazione tra le parti e non di divisioni tenendo in considerazione anche quelle componenti, come la Lega Nazionale Dilettanti, che oggi siedono all’opposizione. Lo sport giovanile, e quello dilettantistico, sta pagando il conto più salato della pandemia; è il settore, insieme a quello dello spettacolo ed a quello di fiere e congressi, che è rimasto chiuso più a lungo senza nemmeno avere la cassa di risonanza dei ristoratori.

Lavoratori, imprese, famiglie, bambini che da ormai un anno aspettano solamente di ricominciare a divertirsi, a fare attività fisica, ad intrattenere le persone, a far conoscere le eccellenze italiane. Ed allora cari Malagò, Gravina, Sibilia, futuro Sottosegretario con delega allo sport, sedetevi intorno ad un tavolo ed alzatevi solamente quando avrete trovato una soluzione… che qua fuori ci sono milioni di persone in tutto il paese che aspettano solo questo!

Diario di un cassintegrato – parte quindicesima

Le settimane scorrono, il virus muta, le temperature salgono, ma il nostro settore resta al momento chiuso, anzi sbarrato. Il nuovo governo del Salvatore al momento non sembra aver tempo per lo sport ed intanto la FIGC sta eleggendo il nuovo presidente. Speriamo che, una volta nominati i sottosegretari (ci sarà da ridere!!), una volta scelto il nuovo presidente federale, si possa tornare a parlare di cose che interessano la vita quotidiana delle persone.

Intanto al lavoro da me abbiamo avuto la riconferma della turnazione a 2 giorni a settimana almeno fino al 5 marzo e dunque guardiamo alle prossime due settimane con questa certezza che si somma alla necessità di reinventare le proprie competenze. In questo momento storico è fondamentale adattarsi alle esigenze della propria azienda e dunque si fa ciò che c’è da fare senza stare tanto a discutere. La riconferma dei giorni di lavoro poi, permette una migliore organizzazione della propria vita e dunque, oltre a continuare a scrivere sul blog, sono in grado anche di fare altre cose, come collaborare con il network ATSport 24 quale opinionista… a proposito domani sarò in onda!

Venendo alla più stretta attualità, siamo ancora in attesa dei primi provvedimenti del nuovo governo; intanto dall’apertura della crisi sono passate ormai più di tre settimane ed il paese è fermo. Menomale che si voleva cambiare l’esecutivo per fare le cose più velocemente! Qui stiamo ancora aspettando che finiscano di comporre la squadra di governo, mentre i  5 Stelle sono praticamente esplosi con l’uscita di Di Battista e l’espulsione di alcuni esponenti storici come il senatore Nicola Morra. Certo che il Movimento ha un timing perfetto: mentre entra al governo con una forza che è stata fondata da un condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, espelle il presidente della Commissione Antimafia….mah! Nel frattempo la Toscana è ancora arancione e sembra addirittura poter diventare rossa ed intanto il primo provvedimento dell’esecutivo dovrebbe essere il prolungamento del divieto di spostamento tra regioni fino a fine marzo. Voglio proprio vedere se qualcuno adesso griderà alla dittatura sanitaria o all’uomo solo al comando….temo però di conoscere già la risposta.

Come di consueto, concludo con un consiglio che mi offre anche l’occasione per una riflessione. La settimana passata sarà ricordata nei libri di storia per l’arrivo della navicella Perseverance su Marte. Io non sono un appassionato di spazio, né di film relativi all’argomento, ma mi sono sinceramente emozionato nel vedere la gioia con cui tutte le persone che hanno lavorato al progetto hanno festeggiato. Donne e uomini di diverse nazioni, con estrazioni culturali differenti, con storie che si sono intrecciate grazie ad un obiettivo comune. Vedere lavorare insieme alcuni professionisti indifferentemente dalla razza, dalla religione, dalle idee politiche per raggiungere Marte grazie ad un viaggio di quasi 8 mesi studiato nei minimi dettagli dalla partenza all’atterraggio, dà la dimensione della forza dell’umanità quando non si divide, non si accapiglia, non si combatte per il predominio economico. Dovremmo ripartire da qui anche per sconfiggere una pandemia che non può essere battuta se non tutti insieme anziché pensando ognuno al proprio paese. Se la vinciamo in Italia ma non in Francia, quanto ci vorrà affinché si riaffacci di nuovo da noi? E lo stesso negli altri paesi! Per chi non ha visto l’arrivo di Perseverance, vi consiglio di dare un’occhiata qui! Non ve ne pentirete!

Alla prossima!

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – SPEZIA = 3 – 0

Dopo un primo tempo disarmante, indecente, tra i più brutti che io ricordi da tanti anni a questa parte, la Fiorentina sblocca la gara grazie a Vlahovic e da lì inizia a dominare senza correre alcun rischio. Ennesima dimostrazione della fragilità psicologica di una squadra che non ha un leader riconoscibile in campo quando manca Ribery e che non riesce ad ovviare a questa mancanza con un’organizzazione di gioco. La Fiorentina di Prandelli resta un malato convalescente che ha però guadagnato tre punti grazie ai quali la salvezza è ormai vicinissima. Adesso urge tirare una riga ad un bilancio fallimentare della gestione Pradè ed iniziare a pensare al futuro con un nuovo progetto che apra finalmente un ciclo che la piazza di Firenze merita.

IL BUONO

  • Castrovilli: dopo diverse partite brutte in cui il numero 10 viola sembrava il lontano parente di quello della scorsa stagione, stasera finalmente si è rivisto il vero Castrovilli. Subentrato all’infortunato Bonaventura, ha deciso la partita con l’assist per Vlahovic ed il gol della sicurezza. Che la panchina sia servita?
  • Vlahovic: è arrivato al gol numero 9 ed ha fatto rimangiare a moltissimi le critiche di inizio stagione (me compreso). Oggi è meno scintillante e coinvolto del solito, ma segna il gol che sblocca la gara mettendola in discesa e poi si dimostra altruista servendo ad Eysseric la palla del 3-0. Se migliora il piede destro ed attacca maggiormente il primo palo per andare a colpire di testa, può essere un attaccante di livello europeo. Vediamo di farlo rinnovare!!
  • Eysseric: insieme a Castrovilli, cambia letteralmente la partita. Certo fare meglio di Kouamè era veramente semplice, ma entra con un piglio che raramente abbiamo visto a lui e non solo. Si mette subito a giocare in verticale con Vlahovic, attacca tutti i palloni e regala qualità alla manovra. Suggella la propria prestazione con un gol semplice ma comunque importante. Professionista esemplare.

IL BRUTTO

  • Kouamè: non trovo sinceramente un solo motivo per il quale la Fiorentina debba aver comprato l’ex Genoa e, nel caso in cui siano arrivate veramente offerte, non sia stato ceduto. Non tiene una palla, è tecnicamente molto indietro, non gioca mai in verticale. Oltre a ciò è anche supponente e senza grinta, sembra quasi che non gli interessi nemmeno. Irritante oltre che inutile. Non se ne può più, basta!
  • Amrabat: se pensiamo al calciatore che abbiamo ammirato a Verona, viene da piangere. Capisco che in un calcio meno organizzato possa trovarsi maggiormente in difficoltà, ma ogni tanto riuscire almeno a fare un passaggio a 3 metri sarebbe carino. Oltre a ciò, viene sempre anticipato da Ricci e Maggiore, prende il consueto cartellino giallo e non ribalta mai l’azione per far ripartire la propria squadra. Stavolta oltre alla qualità, manca anche la quantità.
  • Il primo tempo: se qualcuno vuol vedere cosa significa paura, terrore ed insicurezza nel calcio, basta vedere il primo tempo viola contro lo Spezia. La squadra di Prandelli era completamente bloccata, incapace di fare due passaggi di fila, di sviluppare una qualunque occasione da rete. Una volta sbloccata la gara, è stata tutta un’altra Fiorentina non certo spettacolare né perfetta, ma comunque una squadra che può stare tranquillamente nelle prime 12 posizioni del campionato. Speriamo che la vittoria possa definitivamente tranquillizzare la truppa di Prandelli.

Ci vediamo domani su YouTube per l’approfondimento tattico con Portobello !!!

Che si gioca??

Dopo due settimane cambia il capoclassifica e si assiste addirittura allo scippo in famiglia! Paderno Dugnano docet, ma la graduatoria resta cortissima. La cosiddetta sorpresa del campionato arride stavolta a quasi tutti, visto che ben 7 prevedono la vittoria della truppa di Conte ed addirittura in due (Joe il Pistoiese ed il Meneghino Senior) azzeccano anche il risultato guadagnandosi il +5. La stranezza di giornata è che ben cinque giocatori invece, sbagliano la partita scontata ed a Francesco il pareggio del Bayern Monaco costa la testa della classifica. Questa settimana il campionato non solo inizia di Venerdì, ma addirittura alle 18,30 e dunque le due gare di oggi non saranno scelte per non mettere in difficoltà nessuno. Prima dei pronostici però, vediamo la classifica aggiornata:

Carlo ( il Meneghino di Paderno Dugnano) 18
Francesco (Meneghino Junior) e Bomber Siiimo 17
Argentino Fiorentino e Joe il Pistoiese 16
Niccolò e Lungo 12
Luchino (il diavolo rossonero) e Salva il Molisano 8
Juri (Alan Bencio) 7

Avrei voluto cambiare la squadra protagonista della sorpresa, ma con il derby non mi posso esimere ed allora sotto con i nuovi pronostici:

La gara più scontata: JUVENTUS – CROTONE = 1

La mano di Pirlo ancora non si vede, il centrocampo crea poco, la difesa manca di Chiellini e Bonucci, davanti ci si affida solo agli strappi del simpaticissimo figlio d’arte. Sembra il ritratto di una tragedia annunciata, in realtà è solamente la disamina spicciola del momento della Juventus. Attardata in campionato, ha giocato una pessima partita contro il Porto in Champions League pur rimanendo ampiamente in corsa. Nonostante tutto ciò, credo che i bianconeri vinceranno in casa col Crotone per tanti motivi. Il primo è che la Juve difficilmente sbaglia due partite di fila, poi perché la differenza di qualità tra le due rose è quasi imbarazzante, infine per la tradizione delle due società. All’andata tra l’altro i bianconeri lasciarono due punti in classifica e non credo vogliano ripetere l’errore. Se poi Stroppa, mister del Crotone, continua anche a far giocare Messias in mezzo al campo anziché nella coppia d’attacco, allora la frittata è servita. Vittoria casalinga sicura!

La partita da NON giocare: CAGLIARI – TORINO

Una gara del venerdì la inserisco ed è questa. Credo sia difficilmente pronosticabile sia per motivi di cuore (entrambe sono in lotta con la Fiorentina per non retrocedere), sia per motivi più seri. Due compagini gloriose, con un organico che poteva e doveva permettere loro di vivere un campionato diverso e che invece sono incappate in una stagione disastrosa. Il Cagliari non vince dal 4 novembre scorso, il Torino con il nuovo allenatore Nicola ha fermato l’emorragia di sconfitte ma continua a non trovare la via della vittoria. Entrambe sono ancora alla ricerca di una propria fisionomia nonostante e forse anche a causa di un mercato di gennaio in cui Cairo e Giulini non hanno lesinato operazioni e soldi. Il Torino ritrova Sanabria, il Cagliari gioca in casa… insomma sinceramente ci ho capito il giusto!

La sorpresa della giornata: MILAN – INTER = 2 (Risultato 1 – 3)

Il derby della Madonnina, il derby dello scudetto. Quest’anno, complice una Juventus di cui abbiamo già parlato, Milano è tornata la capitale del calcio italiano e, se sulla sponda nerazzurra era un traguardo obbligato, su quella rossonera è una sorpresa assoluta. Si affronteranno dunque l’Inter che ha come unico obiettivo il tricolore senza il quale la stagione sarà ricordata come uno dei fallimenti più clamorosi degli ultimi anni ed il Milan che è invece la favola stagionale. Dopo alcuni anni di mediocrità, le scelte dirigenziali e la guida tecnica di Pioli hanno permesso ad Ibra e compagni di tornare a giocarsela con tutti e su tutti i fronti. Credo però che saranno i nerazzurri a prevalere sia per la qualità e ricchezza della rosa, sia per il momento attuale. L’Inter avendo ormai solamente il campionato ha avuto tutta la settimana per preparare al meglio la gara ed a parte il lungodegente Sensi si presenterà all’appuntamento al gran completo. Le soluzioni che ha nella rosa Conte sono molteplici e di grande qualità e dopo la vittoria con la Lazio la squadra è in fiducia. Il Milan invece, impegnato ancora ieri in Europa, viene dalla sconfitta contro lo Spezia e dovrà fare a meno di Bennacer e Brahim Diaz. Il momento poi, non sembra dei migliori ed atleticamente nelle ultime uscite i rossoneri sono sembrati meno brillanti. Anche in difesa poi, la saracinesca rimane troppe volte alzata e dunque vado con l’apoteosi nerazzurra!

A voi per i pronostici!

Desaparecido

Quando i Litfiba nel 1985 scrissero una delle canzoni che hanno segnato la mia adolescenza, non pensavano certo ad un calciatore spagnolo ma a cose ben più serie come le sanguinarie dittature del Sud America.

Nel nostro caso però, parliamo di calcio e nello specifico di uno dei più grandi misteri della stagione viola, Josè Maria Callejon. Se ci voltiamo indietro alle sole stagioni che ha disputato in Italia con la maglia del Napoli, scopriamo che il talentuoso esterno spagnolo ha giocato 349 partite totali contribuendo alla causa partenopea con 82 gol e 78 assist! Insomma numeri ottimi che dimostrano che in una gara su due Callejon è stato capace di segnare in prima persona oppure di mettere il compagno nella condizione di fare rete. Siamo proprio sicuri che in una squadra quintultima in classifica, con il secondo peggiore attacco del campionato, un giocatore del genere non possa trovare spazio se non in piccolissimi ritagli come gli 8 minuti più recupero concessigli nella gara di Genova contro la Sampdoria?

Riavvolgendo il nastro, ricordiamo che Callejon è arrivato a Firenze per sostituire numericamente e non solo Federico Chiesa anche se fin da subito in molti (noi compresi) si sono chiesti se fosse stata la scelta giusta. All’epoca infatti sulla panchina viola sedeva Beppe Iachini, allenatore abbonato ad un 3-5-2 all’interno del quale lo spagnolo aveva una difficile collocazione. Con l’esonero del tecnico marchigiano e l’arrivo di Prandelli, in molti ci saremmo aspettati un impiego più continuo di Callejon, ma in realtà la squadra ha preferito continuare con il medesimo schieramento tattico. Adesso però, credo sia il momento di cambiare. Se i risultati stessero arridendo alla Fiorentina potrei anche capire il mantenimento dell’assetto tattico, ma poiché la squadra continua a trovarsi invischiata nei bassifondi della classifica principalmente per la difficoltà di finalizzare, è arrivato il momento di osare ed è il momento della qualità.

L’ex Napoli ha dimostrato che quando va in campo è ancora in grado, soprattutto con le squadre da metà classifica in giù, di poter regalare qualità alla manovra. Oltre al gol segnato in Coppa Italia al Monza, Callejon è stato decisivo nella vittoria contro il Cagliari servendo l’assist della vittoria ed ha offerto segnali incoraggianti anche negli spiccioli concessi contro la Sampdoria in coppia con Malcuit. Anche la storia della difesa a 3 non regge più e lo dicono i numeri: sono ormai 5 gare consecutive che la Fiorentina prende gol ed in queste partite le reti incassate sono state addirittura 12! Capirei se Dragowski uscisse imbattuto ogni domenica, ma se facciamo fatica a segnare e subiamo sempre rete, come pensiamo di riuscire a fare qualche punto?

Se poi aggiungiamo che nelle ultime gare Pezzella, il calciatore che sembra aver spinto maggiormente per l’assetto a tre dietro, non sembra più affidabile come una volta, perché non affidarsi finalmente ad una difesa a 4 magari con uno dei due terzini bloccati in modo da non sbilanciare la squadra? E’ una bestemmia pensare a giocare con una linea composta da Caceres, Milenkovic, Quarta e Biraghi? Oppure la coppia di terzini Igor a sinistra e Malcuit a destra? Se poi proprio vogliamo “esagerare” si potrebbe anche schierare contemporaneamente Malcuit e Biraghi sfruttando una mediana muscolare composta da Amrabat e Pulgar, ma forse questo è troppo. Comunque sia, anche l’opzione di un solo terzino bloccato, permetterebbe alla squadra di non dipendere sempre e solo dalle sgroppate di Castrovilli e Bonaventura o dalla vena di Vlahovic e riporterebbe Callejon nella sua veste naturale di esterno offensivo. Non è possibile avere uno dei migliori calciatori della rosa fisso in panchina per questione di modulo!! Soprattutto se poi quel modulo non porta risultati….. E non è nemmeno vero che ormai tutti giocano a 3 dietro in Serie A! Giocano con la difesa a 4 compagini che lottano per scudetto o per la Champions come Milan, Juventus e Napoli, altre che mirano ad un campionato tranquillo con il sogno di entrare in Europa League come Sassuolo, Bologna e Sampdoria e squadre che lottano per non retrocedere come Benevento, Spezia e Parma. Non ho capito perché il dogma deve essere immodificabile solamente a Firenze!

La strada della qualità potrebbe portare qualche gol in più e magari qualche risultato. Comunque sia, l’importante adesso è fare punti, altrimenti saremo condannati a soffrire fino al termine della stagione.

Il talento – parte quindicesima

Nell’ultima puntata della rubrica ho cercato di approfondire sinteticamente gli aspetti più importanti relativi al tesseramento dei ragazzi e dei bambini. Ciò che ho scritto potrebbe però essere spazzato via dalla Riforma dello Sport dell’ex Ministro Spadafora. Vediamone i cardini.

Diciamo subito che i tempi per la conversione attraverso le competenti Commissioni sono strettissimi visto che il termine ultimo è il 28 febbraio. Considerando poi che il nuovo governo Draghi non ha nemmeno il Ministero dello Sport risulta difficilissimo che la legge veda la luce, ma ciò che interessa è il dibattito che si è scatenato intorno ad essa.

I tre temi fondamentali della riforma interessavano il professionismo del calcio femminile, l’abolizione del vincolo sportivo ed il riordino delle società e dei relativi collaboratori. Partendo dal primo tema, credo sia giustissima l’equiparazione delle calciatrici ai calciatori in linea teorica. Ciò che però dobbiamo considerare è la sostenibilità di tale opzione: come sappiamo nel calcio maschile da anni si dibatte sulla possibile (per me necessaria) diminuzione delle società professionistiche con l’abbassamento del numero delle squadre che disputano i vari campionati a partire dalla Lega Pro. Questo perché i costi fissi non sono più sostenibili e non lo erano nemmeno in periodo pre-pandemico. Credo dunque che debba essere pensata l’equiparazione non d’imperio, ma con una programmazione pluriennale in cui il professionismo avvenga dopo che saranno aumentati gli introiti attraverso gli sponsor, i diritti televisivi, le politiche commerciali e gli incassi dei botteghini. Fare il passo subito rischia di far collassare i piccoli nel breve volgere di un paio di stagioni. Proporrei dunque di attuare un piano quinquennale di sviluppo al termine del quale introdurre l’equiparazione delle calciatrici professioniste.

Quanto poi al vincolo sportivo, possiamo dire che è una tematica scottante. Dobbiamo renderci conto che il mantenimento del vincolo rappresenta uno dei pochi sostentamenti economici che le società hanno. Toglierlo e liberalizzare tutto significa svantaggiare soprattutto quelle società che curano il settore giovanile ma non hanno le categorie di élite o i campionati regionali di cui abbiamo parlato ultimamente. Credo che sia necessario riconoscere a chi ha seguito, cresciuto e formato il ragazzo, un indennizzo nel momento in cui questo se ne va. Purtroppo però, sappiamo anche che molti dirigenti o squadre utilizzano il vincolo come arma di ricatto nei confronti di famiglie o società avversarie arrivando anche a far smettere ragazzi che vorrebbero continuare solamente a divertirsi. Io ho una proposta che cerco di portare avanti da anni: ogni calciatore deve avere un proprio parametro che la società presso la quale va a giocare deve riconoscere alla società cedente e tale importo deve essere gestito dal Comitato Regionale di competenza. Faccio un esempio: il calciatore Pippo si trasferisce dalla società A alla società B. Nel momento in cui il ragazzo firma il cartellino con la nuova squadra, il Comitato addebita il parametro fisso a B ed esegue l’accredito ad A sul conto federale. Poiché il Comitato Regionale gestisce sia il tesseramento che la contabilità e detiene un conto federale per il tesseramento ed uno per l’attività agonistica, il passaggio di denaro sarebbe alla luce del sole, non ci sarebbero diatribe né trattative strane. In questo modo poi, il ragazzo sarebbe libero di accasarsi dove vuole mentre le società avrebbero l’indennizzo deciso dalla FIGC a seconda della categoria da cui proviene e quella della squadra in cui va a giocare. Mi sembra una soluzione semplice, corretta, veloce e pulita.

Quanto poi alla parte relativa al riordino delle società, credo che questo sia il problema più spinoso della riforma. Con la nuova legge, le società sportive sarebbero equiparate ad alcune forme di imprese con la conseguenza di dover trasformare i collaboratori sportivi in lavoratori dipendenti. Ciò scriverebbe la parola fine alla storia della stragrande maggioranza delle società sportive. Come tutti sappiamo infatti, alcuni tecnici ed allenatori dei nostri bambini hanno un rimborso spese mentre altri prestano la loro opera come volontari. Obbligare questo mondo a regole speculari alle aziende, significa non conoscere la materia di cui si sta parlando. La sempre maggiore professionalizzazione delle società sportive sta già portando molte di esse ad assumere, seppur con forme contrattuali saltuarie, alcuni operatori, ma chiedere di diventare un’azienda dall’oggi al domani rischia di uccidere un settore che già così presenta grandissimi rischi.

La riforma è dunque quantomeno da emendare fortemente, ma il governo Draghi, con la mancata costituzione del Ministero dello Sport, sembra non avere grande urgenza di occuparsene. Ciò che è comunque necessario, è cercare di riformare il mondo dello sport dal di dentro o comunque in collaborazione con esso: le riforme calate dall’alto non hanno mai funzionato.

Alla prossima!

Il governo dei migliori (?)

Il Conte 2 è andato in soffitta ed adesso ci apprestiamo ad essere governati dalla squadra scelta da Mario Draghi, il salvatore della Patria. Non starò a scrivere la lista completa dei ministri che potete trovare qui ma mi interessa soffermarmi su alcuni aspetti della compagine.

La caratteristica più dirompente credo sia la connotazione politica apartitica dei ministri che dovranno gestire i soldi del Recovery Fund e dovranno emendare o magari stravolgere il piano che il governo Conte aveva già in gran parte preparato. Se andiamo a vedere le aree più interessate dalla trattativa con l’Unione Europea, scopriamo che i ministri che gestiranno i fondi sono tutti tecnici: Franco, Cingolani, Giovannini, Colao saranno chiamati ad allocare circa il 70% delle risorse del Recovery e sono tutti personaggi fuori dai partiti. Questo è il segno più lampante del fallimento di una classe dirigente che, pur di continuare nelle lotte personalistiche, si è spogliata dei suoi poteri e li ha ceduti ad altri. Un bel risultato per quella forza politica che ha aperto la crisi perché voleva la centralità del Parlamento sulla destinazione dei fondi europei!!

Altro aspetto curioso è il ritorno del manuale Cencelli: tutte le forze politiche che sostengono il governo sono state accontentate con uno strapuntino più o meno grande e chi magari ha qualcosa da recriminare verrà ripagato adesso con il giro dei vice ministri e dei sottosegretari. Il governo Draghi si appresta a riscuotere la più ampia fiducia della storia repubblicana (tutti dentro tranne Fratelli d’Italia e Sinistra Italiana), ma gli appetiti devono essere saziati ed in questo Draghi è stato un perfetto equilibrista. Certo se questo esecutivo doveva aprire una porta verso il domani, sembra più un bel salto all’indietro che non un passo verso il futuro. Tra l’altro poi trovo assolutamente incredibile che il nuovo Presidente del Consiglio non abbia ancora proferito verbo sul programma: capisco l’importanza dell’unità nazionale nei momenti difficili, ma sentirsi dire che ci stanno tutti senza aver minimamente capito quale sia anche una minima idea di futuro del paese non è molto rassicurante. Ricordo che fino a soli 10 giorni fa, i partiti avevano bisogno della visione del futuro, di sapere quale sarebbe stata l’Italia tra 50 anni, avevano necessità di un cronoprogramma con scadenze prefissate….ed ora col salvatore della patria diamo carta bianca ad un governo i cui tecnici gestiranno quasi tutti i fondi europei?

Devo poi ammettere che alcune scelte all’interno della squadra appaiono sconcertanti. Ad esempio affidare nuovamente la gestione della Pubblica Amministrazione a Brunetta credo sia un errore: il Senatore di Forza Italia aveva già ricoperto l’incarico nel 2008 ed aveva tentato alcune riforme contrastate fortemente dai lavoratori e dai sindacati. Le sue uscite poi, sono spesso risultate eccessive e dunque rimetterlo proprio a capo di quel ministero, seppur senza portafoglio, appare quasi una provocazione. Stesso discorso si può fare per Gelmini che, dopo aver firmato una delle peggiori riforme della scuola dell’era repubblicana ed aver inanellato gaffe quasi come Toninelli, adesso rientra nel governo a gestire gli affari regionali. Viste le difficoltà quasi quotidiane dei rapporti tra stato centrale e governi regionali, una figura più condivisa e conciliante sarebbe stata consigliabile. Torna poi a capo di un ministero anche Erika Stefani della Lega, già impegnata anche nel Conte 1, molto conosciuta per le prese di posizioni molto pesanti contro lo Ius Soli e contro la politica di integrazione in genere. Non si scollano poi dalla poltrona Dario Franceschini, immarcescibile uomo buono per tutte le stagioni del PD e Luigi Di Maio, il barricadero alla camomilla, colui che ha sconfitto la povertà e che con la Lega, il PD o Draghi sempre al governo sta (ed ho fatto pure la rima!). Fa sanguinare il cuore poi la cancellazione del Ministero dello Sport. Già per molti anni questo dicastero non era stato presente all’interno delle compagini governative, ma in un momento così difficile per lo sport di base e per le migliaia di società che quotidianamente sul territorio si adoperano per tenere insieme la nostra società, questa è una coltellata al cuore che denota la completa mancanza di attenzione verso questo mondo.

Detto dei Ministri, credo sia necessario anche fare una rapida analisi politica che sorge dai primissimi giorni del nuovo esecutivo. Certamente si assiste ad un’inversione a U dal punto di vista comunicativo: pochi social, poche dichiarazioni, nessuna passerella. In questo vuoto però, c’è già la corsa a riempire questi spazi cercando di spararla sempre più grossa. Primo esempio è stato fornito dalla gestione delle chiusure degli impianti sciistici sulla cui giustizia e liceità non sto qui a discutere. Ciò che però appare fin da subito chiaro è che la Lega continuerà a bombardare da dentro per paura di perdere voti a destra da Fratelli d’Italia ma senza avere il coraggio di colpire il nuovo Presidente del Consiglio. In tre giorni il partito di Salvini ed il neo ministro Garavaglia hanno chiesto la rimozione del Comitato Tecnico Scientifico, del Commissario Arcuri e di Speranza: non sarebbe male avvertire la Lega che adesso fa parte del governo e dunque la responsabilità decisionale si condivide con gli altri! Senza un chiarimento veloce sarà dura gestire una maggioranza così variegata e lo sarà ancor di più quando si avvicineranno le elezioni del Presidente della Repubblica che potrebbero segnare anche la fine della legislatura.

In bocca al lupo al premier Draghi ed al governo (che doveva essere) dei migliori!