Il buono, il brutto e il cattivo

FIORENTINA – BOLOGNA = 4 – 0

In una gara di fine stagione, la Fiorentina ritrova finalmente un Chiesa devastante e schiaccia un Bologna già in vacanza. Tante note positive per Iachini che si ritrova finalmente nella parte sinistra della classifica.

IL BUONO

  • Chiesa: la prima tripletta in serie A certifica la serata magica del calciatore viola. Raggiunge la doppia cifra in campionato disputando una prova perfetta. Schierato al posto di Ribery, lotta e sgomita per guadagnarsi un posto al sole e finalmente riesce a dimostrare tutte le proprie doti. Perché solo adesso?
  • Milenkovic: nel nuovo clean sheet della difesa viola, il buon Nikola svetta ancora una volta. Tosto, cattivo, arcigno, attento, dimostra nuovamente di essere il perno difensivo viola. Mette l’accento sulla propria prestazione siglando anche il gol n. 5 della stagione. Imprescindibile
  • Dalbert: dopo alcune prove a dir poco insoddisfacenti, gioca una gara completa. Limita discretamente le sortite bolognesi e soprattutto serve diversi palloni interessanti agli attaccanti viola. Risulta decisivo nell’azione del primo gol. Assist man
  • Iachini: in mezzo alle voci di allenatori dati in arrivo a Firenze, dimostra una professionalità fuori dal comune. Gioca con tutti i titolari e vuole fare più punti possibili per guadagnarsi la conferma. Gli abbracci, le pacche con i propri giocatori, dimostrano incontrovertibilmente il rapporto che il mister ha col gruppo. Gli esordi di Brancolini e Terzic poi, mirano a premiare un gruppo che rema in modo compatto dalla stessa parte. Conferma più vicina?

IL BRUTTO

  • Ghezzal: continua ad essere un pesce fuor d’acqua in un ruolo che non è il suo. Conquista un comico cartellino giallo per una simulazione da “Paperissima”. Non c’è proprio nulla di meglio?
  • Il Bologna: il buon Sinisa che ha avuto parole di fuoco nei confronti di Firenze probabilmente non è riuscito a trasmettere ciò che pensava alla squadra. A parte l’occasione di Sansone, i rossoblu sono stati in balia dei viola per quasi tutta la partita. In vacanza con 180 minuti di anticipo
  • La società Fiorentina: con una salvezza ormai acquisita da diverse partite, Commisso, Barone e soci non danno alcun messaggio chiaro in merito al futuro viola. Chi sarà il nuovo allenatore? Che mercato verrà fatto? Quali saranno gli obiettivi? Attenzione che l’entusiasmo può scemare velocemente!

Il buono, il brutto, il cattivo

ROMA – FIORENTINA = 2 – 1

La solita Fiorentina rinunciataria e chiusa nella propria area di rigore, viene punita da un errore macroscopico dell’arbitro Chiffi che, prima non ferma il gioco pur avendo deviato la palla, poi regala un rigore incredibile alla squadra giallorossa con il pallone già fuori dal rettangolo di gioco. Resta una prestazione viola mediocre da squadra di provincia che bada solamente a non prenderle.

IL BUONO

  • Il trio difensivo: anche oggi, la difesa a 3 si dimostra il pezzo forte della casa. Caceres chiude più volte la diagonale, Pezzella lotta su tutti i palloni con Dzeko e colpisce anche un palo, Milenkovic limita Mkhitaryan in tutte le zone del campo, segna il gol del momentaneo pareggio e guerreggia con tutti, compreso il povero Pellegrini. Il terzetto difensivo non molla mai e si fa sempre trovare pronto. Sicuri si possa smembrare il prossimo anno?
  • Ribery: gioca un tempo ma delizia tutti con giocate da fuoriclasse. E’ il vero regista della squadra, richiama tutti e fa sempre ripartire l’azione: probabilmente lo Stadio Olimpico lo ispira particolarmente. Un campione a tutto tondo
  • Ghezzal: schierato ancora una volta da interno di centrocampo risulta tra i più convincenti. Gioca tanti palloni e fa ripartire spesso l’azione con precisione. Un calciatore ritrovato
  • Terracciano: stavolta subisce due reti anche se solamente da calcio di rigore. La deviazione decisiva sul tiro di Mkhitaryan che poi sbatte contro il palo è però da campione. Esce con sicurezza sui palloni alti. Qualcosa più di un numero 12

IL BRUTTO

  • Lirola: dopo un primo tempo giocato discretamente a sinistra, disputa una ripresa disastrosa. Provoca il primo rigore con un fallo tanto inutile quanto ingenuo. Da lì in poi, sbaglia tutto ciò che può e, complice anche la mancata sostituzione da parte del tecnico, non si riprende più. Urge un turno di riposo
  • Kouamè: dopo alcune prove convincenti, stasera contro Smalling non la struscia mai. Non tiene palla, non trova mai gli spazi giusti, non gioca con i compagni. 45 minuti sono anche troppi
  • Duncan: in un centrocampo a 3 dimostra ancora una volta di faticare. Probabilmente l’ex Sassuolo ha bisogno di più spazio per correre e giocando a 2 le sue doti sono maggiormente premiate. Ne azzecca poche ma nonostante tutto gioca 90 minuti. Da rivedere
  • Iachini: dopo 6 risultati utili consecutivi la Fiorentina cade a Roma solo per un doppio errore arbitrale macroscopico. Dapprima Chiffi avrebbe dovuto fermare l’azione per la propria deviazione della palla, poi non avrebbe mai dovuto fischiare perché il rigore è inesistente. Ciò detto, la squadra viola gioca la solita gara di sola difesa e contropiede come se dovesse guadagnare un punto necessario alla salvezza. Il tecnico viola non dà spazio alle seconde linee (Igor, Sottil, Agudelo, Vlahovic) ma non riesce comunque a fare risultato. Vedere Milenkovic a uomo per tutto il campo su Mkhitaryan e Chiesa fare il terzino destro fa male al cuore. Il numero 25 viola tra l’altro, non essendo abituato a giocare in quel ruolo, tiene tutti in linea nell’azione del primo rigore e condanna la propria squadra. La Fiorentina gioca un calcio di una noia mortale in cui tutti i giocatori sono sempre sotto la linea della palla e, una volta riconquistata, devono fare almeno 50 metri di campo per creare qualcosa. Nonostante la salvezza sia già stata raggiunta, lo spartito non è cambiato, né credo cambierà. La mancata sostituzione di un Lirola completamente allo sbando grida poi vendetta. Speriamo finisca presto

Beppe o non Beppe?

In molti, ed io sono tra questi, credono che dalla scelta dell’allenatore della prossima stagione si capiranno le reali intenzioni della società. Le dichiarazioni di Commisso nel momento dello stop per il Covid avevano fatto pensare che la conferma di Iachini fosse appesa ad un filo e da quel momento il toto-allenatore è diventato lo sport più praticato a Firenze.

Si sono sentiti tantissimi nomi uscire sui giornali ma alcuni di questi si sono già accasati oppure hanno deciso di restare dove sono. Da Juric che ha scelto di rimanere a Verona, a Emery che torna in Spagna sulla panchina del Villarreal, adesso i nomi sul mercato non sembrano essere troppi. Alcuni di essi presuppongono un mercato di primissima fascia (Spalletti), altri probabilmente si accontenterebbero di molto meno perché si devono rilanciare dopo aver fallito in altre piazze (Giampaolo o Di Francesco), oppure perché comincerebbero la propria carriera da mister a Firenze (De Rossi). Ci sono poi altri nomi che circolano, da Blanc a Marcelino, qualcuno sussurra Allegri. Ciò che poi dobbiamo ricordare è che il casting del regista avviene quando una buona parte degli attori sono già stati scelti. Nel mercato di gennaio la Fiorentina si è mossa pesantemente con l’acquisto di calciatori che certamente saranno la spina dorsale della nuova compagine viola. Da Amrabat a Duncan, da Kouamè a Igor fino a Cutrone, sono giocatori che indipendentemente dal nuovo allenatore faranno parte della rosa della prossima stagione. Una stagione che partirà prestissimo e che non darà tanto tempo per programmare.

Nelle ultime settimane poi, anche a causa della striscia di risultati utili, le quotazioni di Iachini sono in netta risalita. Il buon Beppe ha fatto ciò che gli era stato chiesto: ha salvato la squadra con 4 giornate di anticipo, ha rivitalizzato un gruppo spento dalla gestione Montella, si è fatto ben volere da tutti, anche da chi non sempre ha giocato come Cutrone, Chiesa o Ghezzal. Certo Beppe è Beppe, lo conosciamo come un libro già letto. Le sue squadre sono toste, corrono molto, fanno dell’attenzione difensiva un mantra. Anche quando la Fiorentina ha schierato le tre punte, in realtà Chiesa ha fatto il quinto a destra oppure Ghezzal il terzo centrocampista centrale. Sicuramente ha tanti pregi, come la conduzione lineare del gruppo e la cultura del lavoro, ma ha anche grandi limiti. Quasi mai le sue squadre impongono il gioco e la fase offensiva è da sempre affidata alle giocate individuali dei singoli. Se la Fiorentina vuole continuare ad essere una squadra con la mentalità operaia e provinciale di chi se la gioca con tutti ma sempre con le stesse armi, Iachini è la persona giusta ma se invece si vuole diventare una compagine europea allora meglio cambiare. È una scelta filosofica e come tale deve essere affrontata. Quale Fiorentina vuole vedere la proprietà? Quale messaggio devono dare i viola? Quale idea si vuole portare avanti? La scelta sta tutta lì.

Se dovessi decidere io non avrei dubbi e punterei sul gioco, sulla sfrontatezza di una Fiorentina che se la gioca a viso aperto su ogni campo d’Italia, una squadra di cui essere orgoglioso. Una viola che punti a far riscoprire il divertimento ai tifosi dopo anni funesti. Ci sarebbe bisogno di un allenatore capace di dare alla squadra una propria idea di gioco, che sia in grado di lavorare con i giovani ed abbia esperienza nella costruzione di un’identità di squadra. Il nome? Maurizio Sarri. Allenatore con esperienza in tutte le categorie, nato a due passi da Firenze, che sa lavorare con i giovani e che fa divertire il pubblico ed i calciatori. Credo che, a meno di miracoli in Champions, l’esperienza bianconera potrebbe già essere al capolinea. Sarri potrebbe ritrovare quella fame operaia, quella voglia di sfidare il mondo con il gioco, che a Napoli ed Empoli lo aveva fatto diventare il profeta del nuovo calcio spettacolo. Abituato a lavorare con i giovani, pronto ad utilizzare più moduli, avrebbe a Firenze tutto il tempo di sperimentare e di tornare ad essere quello che è sempre stato: un allenatore in tuta che pensa solamente al campo.

Se invece si vuole il nome internazionale punterei su Rafa Benitez. Un profilo diverso, più abituato ai grandi nomi, è riuscito a portare a Napoli calciatori di profilo europeo ed ha posizionato la squadra partenopea stabilmente nelle posizioni da Champions. Abbastanza flessibile, sarebbe probabilmente un target più alto ma darebbe fin da subito l’idea di una proprietà che non si accontenta. Certamente sono due profili difficili da raggiungere per una Fiorentina che ha fallito miseramente le ultime tre stagioni, ma se non si riparte da un allenatore che faccia del gioco il proprio mantra, il rischio di un’ennesima annata anonima di transizione potrebbe diventare una triste realtà.

Il buono, il brutto, il cattivo

INTER – FIORENTINA = 0 – 0

Con il sesto risultato utile consecutivo, la Fiorentina esce imbattuta da San Siro e si toglie una bella soddisfazione. Il punto serve a poco ma i passi in avanti in fase difensiva sono notevoli.

IL BUONO

  • Terracciano : mi ripeto molto volentieri. Il miglior numero 12 del campionato. Esce imbattuto da San Siro grazie ad alcuni interventi notevoli. Il principe dei sottovalutati
  • Il terzetto difensivo: nel primo tempo Milenkovic ed in parte Caceres reggono la baracca e coprono anche le falle di Pezzella, che si mangia anche un gol di testa al 37′. Nel secondo tempo poi, il capitano viola cresce a dismisura e fa veramente la differenza. Lukaku, che nel primo tempo lo aveva fatto diventare matto, viene pressoché annullato. Reparto da incorniciare
  • Duncan: finché ha birra nelle gambe è un trattore che ribalta l’azione non solo con la forza ma anche con la tecnica. Esce dopo 60 minuti ed in mezzo al campo i viola perdono metri e palloni. Commette un grave errore al 51′ quando da un suo pallone perso arriva il palo di Sanchez. Imprescindibile
  • Castrovilli : in netta crescita rispetto alle ultime gare, delizia il prato di San Siro con alcune perle ma continua a non essere abbastanza incisivo sottoporta. Urge migliorare

IL BRUTTO

  • Ghezzal : entrato al posto di Duncan, si mostra troppo lezioso. Sbaglia molto in uscita dalla difesa e regala spesso possibilità di contropiede nerazzurri. Inadatto al ruolo di interno di centrocampo contro le grandi.
  • Fase offensiva viola: ancora una volta la Fiorentina si chiude, lascia campo ed iniziativa agli avversari e riparte solo in contropiede. La forza fisica di Kouamè, la classe di Ribery, la caparbietà di Cutrone e gli strappi di Chiesa permettono comunque di creare qualche occasione ma considerata la salvezza ormai raggiunta ed un’Inter non al top mi sarei aspettato più coraggio. La solita Provinciale che viene per il pareggio.

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – TORINO= 2 – 0

Era dal 12 gennaio che la Fiorentina non vinceva in casa ma stavolta i 3 punti sono arrivati! Tre punti che significano salvezza matematica accompagnati anche da un gioco discreto finché le gambe lo hanno permesso. A quattro gare dalla fine, la società può iniziare a programmare il futuro.

IL BUONO

  • Ribery: disegna calcio per sé stesso e per gli altri. Sforna assist a ripetizione compreso quelli per Kouame’ e Cutrone, è ancor di più il leader riconosciuto del branco. Da clonare
  • Kouame’: in settimana aveva detto che voleva aspettare la Fiesole piena per la prima gioia personale. Sarà per questo che la rete non gli è stata assegnata. Resta il movimento da attaccante e la cattiveria nell’attaccare la porta. Piacevolissima sorpresa
  • Cutrone: sembra averci preso veramente gusto con la terza rete consecutiva. Non sarà un fenomeno ma vede la porta, è giovane, ha grandissimi margini di miglioramento ed in più aiuta la squadra ed è entusiasta di essere a Firenze. Serve altro?
  • Terracciano: indubbiamente il miglior numero 12 del campionato, riesce a tenere la porta inviolata anche con un po’ di fortuna come nell’occasione del palo. Sempre sicuro in presa alta, guida bene la difesa. Clean sheet
  • Iachini : è arrivato a Firenze per salvare la squadra e ci è riuscito con 4 gare di anticipo. Dopo il pareggio al 96′ contro il Verona, la squadra probabilmente si è tolta di dosso la paura ed ha iniziato anche a giocare un calcio più divertente. Beppe viola nel cuore

IL BRUTTO

  • Chiesa : pur essendo cercato ripetutamente dai compagni nel primo tempo, non trova mai la giocata decisiva. Appare contrariato al momento del cambio, ma è la logica conseguenza della prova incolore. Sulle montagne russe
  • Ghezzal: dopo alcune prove assolutamente convincenti, oggi non riesce a dare continuità al suo periodo positivo. Spesso avulso dalla manovra, non incide mai nemmeno su palla inattiva. Qual è quello vero?

Gasp e Juric a tutto gas

Negli ultimi fine settimana mi sono concentrato a studiare maggiormente due squadre, la sorpresa Atalanta di Gasperini e l’Hellas Verona di Juric.

La squadra bergamasca è interessante perché senza dubbio è la migliore realtà del campionato di Serie A delle ultimi stagioni, mentre il Verona è stata la sorpresa della stagione ed ha stuzzicato la fantasia di Firenze perché il suo tecnico, Juric, era tra i nomi più accreditati per la panchina viola.

Le due compagini cercano di proporre una calcio piuttosto simile certamente influenzato dal fatto che l’attuale mister del Verona ha giocato per Gasperini al Genoa. Poi dopo essere stato un suo calciatore, ha iniziato la propria carriera da allenatore facendo il secondo di Gasp ed ha lavorato alla Primavera dei grifoni quando l’altro era il tecnico della prima squadra. Atalanta e Verona giocano un calcio simile che unisce attitudini difensive che richiamano al cosiddetto calcio all’italiana, con l’occupazione totale degli spazi del calcio olandese, con la ricerca dell’immediata profondità alle spalle delle squadre avversarie che è forse l’arma più nuova.

Aldilà delle innegabili differenze qualitative tra Atalanta e Verona, c’è però un’idea comune di gioco che viene a galla piuttosto nettamente. Seppur giocare a calcio con Zapata, Muriel, Ilicic, De Roon, Castagne e Gosens sia diverso da farlo con Di Carmine, Pazzini, Zaccagni, Verre, Faraoni e Lazovic la filosofia è la stessa. Le due squadre si schierano sempre con una difesa a 3 che è composta da difensori non velocissimi ma arcigni in marcatura, dotati di grande fisicità e forti di testa. Sia Atalanta che Verona hanno abbandonato la difesa a zona per giocare con la marcatura a uomo in ogni zona del campo con i difensori che cercano spesso l’anticipo per far ripartire velocemente l’azione trasformando la fase difensiva in offensiva con una transizione molto rapida. La difesa gioca sempre molto alta, rischia spesso il fuorigioco ed è fondamentale nel tenere la squadra corta. Avendo meno spazi da coprire, la squadra riesce a mantenere ritmi più alti più a lungo proprio perché ha meno campo da coprire. Mantenendo poi la difesa così alta e riuscendo a fare grande pressione sugli avversari, le compagini di Gasperini e Juric costringono spesso gli avversari ad alzare la palla perché in difficoltà nel fraseggio ed in quel modo i difensori bravi in anticipo riescono a rubare palla per far ripartire velocemente l’azione. Chiaramente tenere la difesa così alta comporta anche alcuni rischi, tanto che spesso Gollini e Silvestri risultano essere tra i migliori in campo, ma i risultati stanno dando ragione a questo modo di interpretare il gioco.

Passando al centrocampo, Atalanta e Verona non vivono dei soli esterni, come invece spesso si sente dire. Gosens, Hateboer, Castagne, Lazovic, Faraoni sono certamente ottimi giocatori e sono esplosi in questa stagione ma è fondamentale ciò che riesce a fare tutto il reparto. Il segreto credo sia che entrambe queste squadre non difendono arroccandosi nella propria metà campo, ma anzi difendono correndo in avanti e pressando alti. De Roon ed Amrabat soprattutto, sono delle piovre che arpionano decine di palloni quasi sempre nella metà campo avversaria. Se provate a vedere quando inizia la pressione dei centrocampisti di Gasperini e Juric e quando ad esempio quelli di Fiorentina ed Inter, vedrete che i primi attaccano la palla almeno 30 metri più avanti. Questo permette loro di entrare in possesso della palla molto più vicini alla porta e trovare spesso le difese avversarie poco coperte poiché si stanno allargando per far ripartire l’azione su tutta l’ampiezza del campo. In questo modo, con un contro movimento o con una verticalizzazione fatta bene si riesce già a creare una potenziale azione da gol. Attaccare la palla più avanti ha anche un altro indubbio vantaggio: il reparto nevralgico della squadra corre meno perché deve coprire meno campo e dunque può mantenere dei ritmi molto più alti degli altri. Anche per questo spesso sembra che Atalanta e Verona volino e mentre gli altri camminano. Ultima particolarità, ma comunque fondamentale, è il ricorso quasi ossessivo al tiro da fuori. Conquistando palla più avanti, hanno meno campo da coprire, restano più lucidi e spesso possono calciare in porta senza avere di fronte la difesa schierata. 

Parlando poi della fase offensiva vera e propria, le squadre che stiamo analizzando giocano con 1 punta e 2 trequartisti dietro. Da una parte Ilicic, Gomez, Pasalic e Malinowsky, dall’altra Pessina, Zaccagni, Verre, Eysseric e Borini: è chiaro che la qualità dei calciatori è molto diversa ma spesso è differente anche l’utilizzo degli interpreti. Mentre l’Atalanta gioca sempre con un punto di riferimento davanti (Zapata o Muriel), il Verona ha disputato diverse partite senza un centravanti vero. Di Carmine e Pazzini, gli attaccanti a disposizione di Juric, sono partiti spesso dalla panchina con i gialloblu che giocavano solamente con giocatori di movimento a guidare la fase offensiva. Spesso sono stati schierati nel ruolo di attaccanti Verre o Zaccagni e questo ha permesso al Verona di giocare con la palla sempre nello spazio creato dal movimento dei finti attaccanti anziché addosso ai compagni. Entrambe le squadre giocano in funzione degli spazi lasciati liberi dalle difese avversarie soprattutto tra le linee dei difensori e dei centrocampisti. Ma mentre l’Atalanta sfrutta spesso le spizzate e le sponde dell’attaccante di riferimento per mandare poi in porta Gosens o Hateboer con rapidi cambi di fronte, il Verona attacca maggiormente sull’ampiezza del campo premiando le qualità atletiche di Faraoni e Lazovic. E’ un diverso modo di arrivare alla porta ma con la stessa filosofia: aggressione degli spazi lasciati liberi attraverso veloci verticalizzazioni.   

Siamo dunque di fronte a due squadre simili per filosofia, ma diverse nell’interpretazione del gioco, ed in particolare nella fase offensiva. Ciò che certamente si può dire, è che Juric e Gasperini sono due tecnici interessanti che negli ultimi anni hanno modificato in parte il modo di far giocare le squadre, ma che hanno bisogno di una società alle spalle che crede in ciò che i tecnici fanno. Entrambi infatti hanno bisogno di calciatori che sappiano interpretare alla perfezione quel sistema di gioco e che credano fermamente in ciò che fanno. Alcuni atleti che hanno fatto o stanno facendo benissimo da altre parti, non sono stati in grado di emergere in questo sistema di gioco. Ultimo esempio Musa Barrow che a Bologna si sta imponendo, ma che a Bergamo ha avuto grande difficoltà ad inserirsi nei meccanismi della squadra.

Calcio organizzato, società seria alle spalle e tanto lavoro: il segreto, forse, sta tutto qui.

Il buono, il brutto, il cattivo

LECCE – FIORENTINA = 1 – 3

La Fiorentina vince e convince conquistando tre punti che regalano una quasi automatica salvezza. Un primo tempo attento, ben giocato, in cui i viola sono riusciti a concretizzare le azioni offensive ha fatto finalmente la differenza. Quarantacinque minuti di vero calcio che hanno permesso ai tifosi viola di non dover soffrire fino al novantesimo.

IL BUONO

  • Ghezzal: in una serata in cui tutto gira alla perfezione, la carta a sorpresa di Iachini risulta il migliore in campo. Fa un movimento perfetto per agevolare il gol di Chiesa, guadagna il rigore e poi calcia una punizione semplicemente perfetta. Una splendida sorpresa
  • Chiesa: finalmente!!! Segna il gol del vantaggio, serve l’assist a Cutrone e spacca la difesa avversaria in continuazione. Gioca ad un livello inarrivabile per i difensori del Lecce e copre la fascia destra in modo egregio anche in fase difensiva. Bentornato
  • Cutrone: quando l’attaccante viene messo nelle condizioni di fare il proprio lavoro tutto diventa più facile. Un assist delizioso per Chiesa in occasione del primo gol, una rete di sinistro che chiude la partita. Concretizza la stessa occasione che aveva fallito a Parma. In netta crescita
  • Duncan: con lui e grazie a lui la Fiorentina è un’altra squadra. Gioca una partita straripante dal punto di vista fisico riuscendo a ribaltare sempre l’azione. Arriva anche al tiro senza precisione. Insostituibile
  • Primo tempo viola: una volta tanto la Fiorentina detta i tempi di gioco e disegna calcio. La salvezza è ormai ad un passo. Era l’ora

IL BRUTTO

  • Babacar: al prodotto del vivaio viola vogliamo tanto bene ma resta sempre uguale a se stesso. Grandi doti fisiche, tecnicamente eccezionale ma inconcludente e quasi ma decisivo. Riuscirà mai a crescere?
  • Liverani: se la gara di stasera poteva essere un esame anche per la panchina viola, lo scolaro Fabio è stato sonoramente bocciato. La squadra salentina ha una sua identità e non smette mai di proporre gioco, ma si dovrebbe curare anche una fase difensiva imbarazzante. Alla prossima
  • Gol subito: anche in questa gara la retroguardia viola non riesce a rimanere imbattuta. Tra un Caceres non sempre sicuro ed i compagni di reparto che si sono rilassati, nel secondo tempo la Fiorentina regala la prima gioia in Serie A a Shakov. A quando un clean sheet?

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – HELLAS VERONA= 1 – 1

Una Fiorentina a tratti raccapricciante strappa un punto tutto sommato meritato ad un Verona che dura solamente un tempo. Una volta tanto segna un attaccante al termine di un’azione manovrata, il Lecce (che la Viola affronterà mercoledì) è ancora a meno 7.

IL BUONO

  • Cutrone: come spesso detto in questa rubrica, un attaccante da area di rigore come lui si valuta solamente per i gol. Stasera, una palla ed una rete. Promosso
  • Kouame’: gioca 90 minuti dopo una vita e fa ben sperare. Sempre vivo, attivo, alla ricerca del gol. Prova a giocare sia spalle alla porta che in profondità, non molla mai. Speriamo non sia un fuoco di paglia
  • Amrabat: giocatore totale. E’ su tutti i palloni sia in fase difensiva che offensiva. Sbaglia pochissimo e ribalta bene l’azione. Se non si monta la testa, un perno del futuro. Acquisto azzeccato
  • Gol su azione: il fatto che la Fiorentina abbia trovato una rete senza utilizzare un calcio da fermo è una cosa da celebrare. L’attaccante che taglia e viene servito nello spazio è una rarità. Finalmente!

IL BRUTTO

  • Igor: partita a tratti disastrosa per l’ex Spal. Tiene colpevolmente in gioco Faraoni sul gol del vantaggio e nel complesso non appare mai sicuro né in chiusura né in ripartenza. Dimostra di essere ancora molto indietro nelle letture del gioco, mentre è più che sufficiente sulle marcature di attaccanti statici. Da rivedere
  • Dalbert e Lirola: la Fiorentina sugli esterni soffre troppo. Non chiudono bene i dirimpettai Lazovic e Faraoni e non sono quasi mai pericolosi nella metà campo avversaria. Invisibili
  • Sottil: una ghiotta occasione sprecata malamente. 45 minuti degni della trasmissione “Chi l’ha visto”: senza guizzi, senza idee, senza voglia. Se questo è il futuro viola, allora non c’è da essere ottimisti. Molto meglio a partita in corso nelle scorse occasioni. Acerbo
  • Il primo tempo viola: semplicemente imbarazzante. Surclassati, dominati, quasi derisi. Una lezione di calcio a domicilio che non ha potuto compiersi solo perché il Verona non poteva durare 90 minuti a quei ritmi. Basti pensare che dopo il primo tempo il conteggio dei corner recitava 7 – 1 per la squadra di Juric. Il secondo tempo è andato meglio sia per i cambi effettuati, che per l’oggettiva difficoltà fisica della squadra gialloblu’. Anche stavolta la Fiorentina non è stata fortunata con gli arbitri (il rigore è apparsa solare a tutti tranne che a Chiffi) ma comunque i viola hanno raccolto ciò che hanno seminato. Ancora una volta se Iachini aveva preparato la gara sugli avversari, diciamo che il piano non ha funzionato. Rimandati

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – CAGLIARI = 0 – 0

Il momento più buio sembra ormai alle spalle. Nonostante un inizio difficile, la Fiorentina riesce a tenere testa al Cagliari e porta a casa un punto meritato che avvicina i viola alla salvezza. Per gli amanti della statistica, è il primo 0 – 0 in Serie A dalla ripartenza del campionato.

IL BUONO

  • Duncan: il migliore in campo per distacco, oggi dimostra di essere un calciatore completo. Dopo la buona prestazione di Parma in un centrocampo a 3, oggi domina giocando a 2 insieme a Badelj: dopo i primi 20 minuti di sofferenza, cresce clamorosamente trovando la posizione ed il passo fino al momento in cui colpisce un palo incredibile. Giocatore da cui poter ripartire la prossima stagione
  • Ribery: Quando si accende fa letteralmente un altro sport. Predica spesso nel deserto, ma non si arrende mai. Solamente Cragno gli nega la gioia del gol. A volte porta troppo la palla, ma i compagni lo aiutano poco con movimenti offensivi troppo prevedibili. Eterno, da clonare
  • Cragno: salva la propria squadra con diversi interventi. Sempre attento e decisivo, si fa sentire anche nelle uscite alte. Decisivo
  • Dragowski: dopo un turno di riposo, torna tra i pali ed è bravissimo soprattutto su Nandez quando tira giù la saracinesca in modo esemplare. Come il dirimpettaio Cragno, si mostra sempre sicuro. Con lui e Terracciano la Fiorentina può dormire sonni tranquilli per diverse stagioni. In crescita esponenziale
  • Nandez: anche se non trova la gioia personale a tu per tu con Dragowski, gioca una grandissima partita. Qualità e quantità al servizio della causa. Il nuovo soldatino Di Livio

IL BRUTTO

  • Chiesa: vince l’invidiabile palma di peggiore in campo per distacco. Involuto, senza guizzi, si incaponisce in azioni personali che non portano quasi mai a nulla. Tocca l’apice quando ferma Ribery che sta per calciare in porta in area di rigore. Quando torna il gemello buono?
  • Vlahovic: Arriva sempre in ritardo sulla palla, non è mai pericoloso. Non riesce a liberarsi al tiro e soprattutto non fa mai movimenti né per sé né per i compagni. Cutrone e soprattutto Kouamè creano e lottano molto di più nello spezzone giocato. Un fantasma
  • I primi 25 minuti viola: da quando Iachini è arrivato a Firenze, il 3-5-2 è stato il modulo preferito ma stasera, contro una squadra che gioca esattamente in quel modo, sceglie di varare il 3-4-3. Il risultato iniziale è devastante: squadra in balia degli avversari e occasioni che fioccano (come in occasione del gol di Simeone annullato per questione di centimetri). I centrocampisti viola, Badelj e Duncan, risultano essere sempre in inferiorità numerica e vengono spesso tagliati fuori dagli inserimenti sardi. Poi fortunatamente gli esterni della Fiorentina iniziano ad entrare in partita, Duncan sale di giri e la squadra guadagna metri anche grazie al calo degli ospiti. Probabilmente anche il mister la pensa così visto che alla fine del primo tempo, quando esce Chiesa, non entra l’offensivo Sottil, ma Ghezzal che in fase difensiva viene a fare il quinto centrocampista accanto a Badelj e Duncan. Interminabili lavori in corso

Il buono, il brutto, il cattivo

PARMA – FIORENTINA = 1-2

Finalmente una vittoria, conseguita al termine di una gara in cui i viola hanno sofferto troppo nel secondo tempo, ma l’importante era riuscire a portare a casa i 3 punti. Adesso la Serie B è lontana 9 punti, e questa è la cosa più importante.

IL BUONO

  • Venuti: la grande sorpresa della formazione iniziale di Iachini è anche il migliore in campo in assoluto. Colpisce una traversa dopo 10 minuti, poi conquista un rigore solare grazie ad un 1 contro 1 vincente contro Gagliolo partendo da fermo. Il migliore
  • Pulgar: a lungo criticato in questa stagione, ancora una volta si dimostra glaciale dagli 11 metri (adesso è 6 su 6 nei calci di rigore). Molto meglio anche in fase di rottura rispetto alle ultime gare. Rinato
  • Pezzella: sempre attento in anticipo sugli attaccanti avversari, viene punito oltremodo sul rigore quantomeno dubbio. Ammonito, salterà la gara contro il Cagliari. In decisa crescita
  • Duncan: finalmente torna il centrocampista ammirato a Genova contro la Sampdoria. Più volte la squadra viola si appoggia su di lui per ripartire e risponde sempre presente. Bentornato
  • Iachini: la scelta di far partire dall’inizio Venuti si rivela decisiva. La Fiorentina continua a faticare troppo per trovare la via della rete, ma oggi l’unico obbiettivo erano i 3 punti. Manca la gestione dei tempi di gioco e della gara, ma per oggi basta così. Sollevato

IL BRUTTO

  • I ritmi della gara: una gara agostana, soprattutto nel primo tempo. Spesso le due squadre giocano solamente 1 contro 1 nella metà campo avversaria manco fossimo ai giardini. Gara da fine stagione
  • Kucka: giocatore indisponente che parla troppo e spesso a sproposito. Guadagna un rigore molto dubbio ma continua i corpo a corpo con l’arbitro e gli avversari fino al novantesimo. Indisponente
  • Dalbert: A destra può giocare Lirola oppure Venuti, ma a sinistra la Fiorentina fa sempre molta fatica. Attacca meno e soffre di più. Insufficiente
  • Cutrone: la dura vita dell’attaccante da area di rigore. Contro il Sassuolo, una palla giocabile nei 16 metri ed un gol, oggi una palla giocabile ed un errore. E’ una punta che aiuta poco la squadra e dunque viene giudicato quasi esclusivamente in base alla capacità realizzativa. Peccato