La storia dei grandi portieri viola

In questa carrellata cercherò di presentare velocemente ed innanzitutto con le statistiche, i migliori estremi difensori visti a Firenze. Il primo è certamente

LEONARDO COSTAGLIOLA

In maglia viola dalla stagione 1948-1949 a quella 1954-1955, è stato il primo vero interprete del ruolo. Ha disputato 230 gare totali nella Fiorentina subendo 292 reti alla media di 1,27 gol a partita rimanendo imbattuto in ben 76 occasioni, cioè nel 33% dei casi, ottima media per un calcio in cui spesso le reti fioccavano!

Il movimento si trasforma

Con la votazione sulla piattaforma Rousseau del 13 e 14 agosto, i 5 stelle hanno decretato la loro definitiva trasformazione.

Credo innanzitutto che la partecipazione delle persone alla politica sia sempre un fatto positivo, che lo facciano fisicamente, digitalmente o in qualunque altro modo. Ciò detto, l’esito della consultazione sulla piattaforma del movimento apre ad alcuni spunti di riflessione interessanti.
È ormai chiaro a tutti che il movimento come era stato immaginato da Grillo e Casaleggio non esiste più. Le celebri affermazioni quali “apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno” oppure “al governo solo col 51% dei voti” sono annegate nella difficoltà del rapportarsi con la realtà e con l’arte della diplomazia da esercitare nelle democrazie parlamentari.

Nonostante ciò, il Movimento 5 stelle resta una delle forze numericamente più importanti di questo paese e, soprattutto nelle elezioni nazionali, rimane una forza senza la quale difficilmente si creano maggioranze di governo.
Proprio in questa ottica credo debbano essere valutati i due quesiti ai quali hanno risposto quasi 50.000 persone (che se pensiamo ad una consultazione tenutasi nella settimana di ferragosto mi sembrano un’assoluta enormità):

  • il primo quesito, passato con una percentuale che ha sfiorato l’80%, permette di derogare alla regola dei due mandati per i rappresentanti locali (gli eletti cioè sul territorio, non i deputati e senatori nazionali, almeno per ora). Penso sia una scelta giustissima: la competenza, come la conoscenza e la cultura, non ha una data di scadenza, non è uno yogurt o una mozzarella! Adesso tutti dibattono sulla possibilità di ricandidare Virginia Raggi a sindaco di Roma, ma aldilà del caso specifico, mi sembra logico che un amministratore che ha finalmente conosciuto la macchina amministrativa durante il primo mandato, possa portare a termine il proprio lavoro. La politica, come tutti gli impegni della vita, richiede conoscenza e dunque una persona che abbia fatto un primo mandato da consigliere comunale, perché non dovrebbe poterne fare 2 da sindaco (se eletto)? La regola era sbagliata prima, non adesso!!
  • Il secondo quesito apre invece anche a scenari nazionali: una maggioranza più risicata (60% circa) ha votato a favore di alleanze locali con i partiti tradizionali. Io oserei dire finalmente!! Non se ne può più di forze politiche che hanno consenso ma non lo utilizzano per cambiare le cose perché gli altri partiti fanno schifo (come il M5S in ogni elezione regionale dalla propria nascita) o di altre che si formano solamente per fare la stampella al governo di turno (vedi Italia Viva) o per attrarre consensi in elezioni locali in cui il candidato non è stato ricandidato dai partiti tradizionali (vedasi liste civiche varie). Qua la sostanza è la volontà oppure no di provare a cambiare la realtà misurandosi con il compito di governare: i 5 stelle si aprono finalmente al dialogo tra diversi e lo fanno (con colpevole ritardo) perché non hanno alternative. In campo nazionale si sono ormai seduti al governo prima con la Lega e poi con il PD, adesso alle regionali hanno già stretto l’accordo con il centrosinistra in Liguria e nei prossimi giorni probabilmente proveranno a farlo in altre regioni (Marche e Puglia?).

Potrebbe essere una gran bella notizia per un ricambio generazionale importante nei candidati e nelle valutazioni programmatiche: nuovo modello ambientale di sviluppo, digitalizzazione, taglio alla burocrazia, lotta agli sprechi. Punti qualificanti da mettere al centro del programma per provare a governare anche localmente. Su alcuni punti, la strada per un accordo duraturo potrebbe essere facilmente percorsa e chiaramente questo avrebbe ricadute anche su possibili scenari di future alleanze nazionali: perché non provare a mettere insieme il movimento 5 stelle, con il PD, la cosiddetta sinistra radicale, le Sardine ed i movimenti della società civile? I temi in comune esistono, e solamente l’ottusità di tutte le parti non hanno permesso di vederli. Dall’ambiente al sostegno al lavoro, dalla democrazia partecipativa alla lotta alle mafie. Per adesso potrebbe bastare per avere un orizzonte di legislatura all’interno del quale eleggere anche un Presidente della Repubblica che risponda solamente alla Costituzione. Aspettiamo curiosi gli sviluppi!

Il mercato Viola

Il mercato appena iniziato deve partire da un presupposto assolutamente necessario: i viola non devono mai più iniziare una stagione senza obiettivi, dunque nella prossima deve ambire all’Europa considerando che in questa stagione la Fiorentina è arrivata decima e vuole migliorare.
Si riparte chiaramente dal 3-5-2 poiché Iachini è un cultore di questo modulo e dunque ipotizziamo un mercato centrato su questo modo di giocare.

PORTIERI : tra i pali la squadra viola è a posto. Dragowski, scelto lo scorso anno nel ballottaggio con Lafont, ha disputato una stagione più che discreta con diversi picchi in alto ed alcune gare non propriamente sufficienti che sono giustificabili vista la giovane età e la relativa esperienza in Serie A. Alle sue spalle abbiamo scoperto un calciatore che vale certamente più di un 12 normale e cioè Terracciano che si è esaltato nella parte finale del campionato. Chissà che non nasca una sorta di competizione per la porta viola! All’estero intanto, Lafont è risultato uno dei migliori estremi difensori della Ligue 1 dove resterà per terminare il proprio processo di maturazione. Reparto dunque da confermare in blocco a meno che non arrivino offerte importanti (soprattutto per Drago).

DIFENSORI : passando al reparto difensivo, è necessario fare un discorso più ampio. Se guardiamo solamente al periodo post Covid, il reparto sarebbe da confermare in toto, ma se lo sguardo va oltre, non possiamo dimenticare che soprattutto Pezzella è apparso spesso distratto e vulnerabile. Se si vuole migliorare, credo sia necessario prendere un leader difensivo in grado anche di far ripartire l’azione dal basso possibilmente mancino. La speranza è di non dover sacrificare Milenkovic, vera architrave della retroguardia viola e difensore da 4-5 gol a campionato. Se arrivasse un vero leader, il reparto potrebbe essere a posto considerando i vari Igor, Ceccherini e Ranieri da aggiungere ai 3 titolari di questa stagione.

CENTROCAMPISTI : Questo è il reparto su cui vertono più dubbi. Con Amrabat, Duncan e Castrovilli il terzetto titolare potrebbe essere pressoché fatto, ma si legge che la Viola stia cercando un nuovo innesto. Tanto dipenderà da come vorrà giocare Iachini: se la volontà sarà quella di arrivare ad un costruttore di gioco, Pulgar (oltre a Badelj non riscattato) verrà considerato di troppo ed anche i tre di cui sopra non avranno il posto assicurato. Se invece si cerca un calciatore più di corsa, come il futuribile Ricci o il trattore Fofana, allora le chiavi saranno date ad Amrabat. Credo che si dovrà comunque cercare un calciatore che non offuschi il talento e la crescita di Castrovilli, perno della Fiorentina dei prossimi anni. In questo, Duncan ed Amrabat mi sembrano due giocatori funzionali allo scopo poiché in grado di disporsi in una linea a 2 davanti alla difesa pronti a coprire le scorribande del futuro numero 10 viola.

ESTERNI: Qui ed in attacco saranno necessari gli investimenti più importanti. Il sogno sarebbe prendere due esterni, uno a destra ed uno a sinistra, poiché né Dalbert Lirola hanno mantenuto le promesse. Se però per il terzino ex Sassuolo credo sia necessaria una prova d’appello viste le grandi stagioni passate, chi è da sostituire con un titolare è Dalbert. Eterno incompiuto, ha denotato limiti sia in fase offensiva che difensiva. Qui sarebbe necessario un grande investimento.

ATTACCANTI : la pedina necessaria è il bomber da 18-20 reti da mettere accanto a Ribery. Un attaccante che, oltre a segnare, sia in grado di far salire la squadra quando si è in debito di ossigeno e si difende in 10 sotto palla (come spesso accade da quando Iachini è sulla panchina viola). Un attaccante dunque che sia in grado di fare reparto da solo. Questo è un affare imprescindibile se si vuole puntare a migliorare la scorsa stagione. Accanto ad un Kouamè sempre pronto all’evenienza, ad un Cutrone velenoso negli ultimi minuti, serve un bomber vero e serve subito. Gli schemi offensivi passeranno ancora una volta dai piedi di Ribery e dunque diventa necessario offrirgli una sponda su cui poter contare.
“Solo” 3 colpi, ma 3 colpi importanti e di spessore: così la Fiorentina può tornare a lottare fin da subito per l’Europa.

Non ho affrontato il discorso Chiesa semplicemente perché credo sia stato già detto anche troppo. Nel 3-5-2 Chiesa può giocare solamente al posto di Ribery. Quinto a destra è sprecato, mentre quello di centravanti non è il suo ruolo. Se la Fiorentina ha scelto un allenatore che gioca in questo modo, credo che tutti siano d’accordo nel far arrivare il malloppo ed accompagnarlo alla porta. Peccato! L’ennesimo figlio del settore giovanile viola che si è sentito arrivato un po’ troppo presto e che ha messo un dito davanti alla bocca nei confronti di quei tifosi che lo avevano eletto,  purtroppo con troppa fretta, propria bandiera.

Il sogno è svanito

Due minuti ed il sogno è volato via. Un’ Atalanta quasi perfetta è uscita per mano di un Paris Saint Germain che quanto a talento non è secondo a nessuno e stavolta i singoli hanno prevalso sull’organizzazione di Gasperini.

Nel primo tempo abbiamo assistito alla gara aperta che ci attendevamo su questo blog con le occasioni di Neymar, Gomez e Hateboer nei primi 20 minuti. I nerazzurri fin dall’inizio hanno provato a giocarsela a viso aperto con i difensori pronti ad andare a cercare l’anticipo nella metà campo avversaria per far ripartire subito l’azione offensiva. Questo atteggiamento ha esposto la squadra ad alcuni 1 contro 1 molto pericolosi ma finché la condizione atletica ha retto, l’Atalanta ha creato anche alcune occasioni fino al gol di Pasalic.

Nel secondo tempo poi, i ritmi si sono abbassati per la stanchezza e lo dimostrano anche i tanti cartellini sventolati ed il poco gioco visto. La partita però è cambiata quando è entrato Mbappe‘: un giocatore che abbina come nessuno l’esecuzione tecnica del gesto con una spaventosa velocità di base. Lì è cambiata la partita: con i nerazzurri stanchi che non riuscivano più ad accorciare gli spazi come prima ed il talento francese a puntare l’avversario ed andare dentro, i bergamaschi hanno iniziato a soffrire fino a capitolare due volte in 150 secondi. Pur essendo il PSG una squadra di portatori di palla, di calciatori che non girano mai la palla rapidamente, quando è entrato Mbappe‘ prima, Draxler poi ed infine Choupo Mouting la differenza si è vista ed è stata decisiva. Marquinhos e Choupo Mouting hanno dapprima pareggiato la gara e poi segnato la rete che ha condannato un’Atalanta tanto bella quanto delusa. Non appena la condizione atletica è divenuta quella di una squadra normale e non quella dei supereroi, la qualità dei parigini è venuta fuori ed i nerazzurri, ormai praticamente in 10 per l’infortunio di Freuler, hanno dovuto alzare bandiera bianca.

Non posso concludere questo articolo senza una nota su due dei calciatori più chiacchierati del calcio europeo: Icardi e Neymar.
Il centravanti ex Inter è stato irritante, nullo ed a tratti dannoso per la propria squadra. Non è mai riuscito a tenere una palla nella metà campo avversaria né a riceverla faccia alla porta. Considerando che era il calciatore che doveva conoscere meglio l’Atalanta, un vero capolavoro!
Quanto invece a Neymar, credo sia il calciatore che consegue meno risultati di squadra rispetto all’immenso ed indubitabile talento che ha. È un giocoliere spesso fine a sé stesso, non gioca mai la palla di prima e quasi mai serve il compagno meglio posizionato per tentare la giocata ad effetto. In più ieri sera ha sbagliato almeno due reti incredibili. A volte dà l’impressione di giocare un po’ come si faceva ai giardini o sulla spiaggia : per vincere la Champions il PSG ha bisogno di più concretezza dal suo alfiere.

L’Inter è in semifinale

Con una prestazione fra le più convincenti dell’era Conte, i nerazzurri si sbarazzano del Bayer Leverkusen grazie ad una grande prova di squadra.

Difesa alta e sempre pronta all’anticipo, centrocampo aggressivo ed interpreti pronti a buttarsi negli spazi (Barella ma non solo), attacco letale. L’approccio iniziale alla gara è stato da grandissima squadra: pressione nella metà campo avversaria finalizzata al recupero rapido della palla, verticalizzazione sugli inserimenti dei centrocampisti, attaccanti subito pronti a dialogare tra sé e con la squadra.

Guardando la partita di ieri sera, ho la sensazione che la trasformazione di Godin sia la chiave di volta: il difensore ex Atletico Madrid, dopo un apprendistato forse anche troppo lungo, sta finalmente giocando sui livelli attesi. Cattivo, concentrato ed atleticamente in forma, insieme a De Vrij riesce quasi sempre ad anticipare gli avversari per far ripartire l’azione già nella metà campo avversaria. Se solo i nerazzurri avessero coinvolto di più Young a discapito di un D’Ambrosio troppo impreciso, probabilmente la partita sarebbe stata chiusa già nei primi 45 minuti.

Nella prima frazione lo splendido gol di Barella ed il timbro immancabile di Lukaku (gol numero 31 in stagione ed a segno in 9 gare consecutive di Europa League… Come lui nessuno mai!!!) sembrava aver già chiuso la pratica. I nerazzurri però, nonostante le occasioni, non sono riusciti a andare sul 3-0 ed Havertz, alla prima disattenzione difensiva, ha riaperto i giochi con un po’ di fortuna. La grande squadra però è tornata fuori nella ripresa quando, non potendo tenere i ritmi del primo tempo, l’Inter ha gestito benissimo i tempi della partita senza però riuscire a segnare la terza rete che avrebbe messo in ghiaccio la qualificazione. I troppi errori in fase di conclusione sono l’unica pecca di una serata finalmente ai livelli attesi da inizio stagione.


La strada sembra adesso essere quella giusta ed anche tra Conte, il gruppo e la società pare essere tornato il sereno. Un passo ancora e poi sarà finale. Intanto brindiamo ad una semifinale europea di una squadra italiana ed al definitivo salto di qualità di un magnifico centrocampista italiano: Nicolò Barella. Se gli infortuni lo lasceranno in pace ed inizierà anche a trovare la porta con continuità, la nazionale italiana avrà trovato un leader naturale per tanti anni a venire.

Resta solo l’Atalanta

E’ stata la solita Juve di Champions. Un arbitraggio indecente per una competizione del genere, che nemmeno la tecnologia ha potuto salvare, non può essere una degna scusante anche perché entrambi i rigori assegnati sono stati letteralmente inventati.

La verità è che i nodi sono finalmente venuti al pettine: una gara di andata insufficiente in cui la Juventus è stata surclassata dal Lione per ampi tratti di gara, un ritorno basato più sui nervi e sulla rabbia che non sul gioco e le geometrie. L’assenza di Dybala è stata certamente pesante, ma non era stato preso “il maestro” Sarri proprio per fare un calcio diverso in cui era l’orchestra e non il solista a suonare? Cristiano Ronaldo si è dimostrato ancora una volta un campione assoluto ma la rosa inizia ad avere la sua età e il progetto è rimasto in mezzo al guado… Non sono stati dati a Sarri il tempo sufficiente ed i calciatori necessari per sviluppare il calcio che predilige, ma soprattutto i giocatori non hanno offerto quella disponibilità necessaria ad imparare fino in fondo un altro modo di fare calcio.

Ancora una volta la Juventus vince in Italia (che noia!!!) ma appena prova ad emergere in Europa le viene regolarmente sbattuta la porta in faccia nonostante acquisti monstre quali Ronaldo e De Ligt. L’avventura di Sarri sulla panchina bianconera, l’uomo che faceva dell’opposizione al potere e della gavetta un marchio di fabbrica, è già terminata dopo una sola stagione. Sarri voleva cambiare i bianconeri, la verità è che il mondo Juve ha cambiato lui ed a giudicare dai risultati non ne è valsa nemmeno la pena.

È uscito anche un coriaceo Napoli piegato al Camp Nou per 3 – 1 da un Barcellona troppo superiore nel primo tempo. Nonostante una partenza discreta, la squadra di Gattuso è stata surclassata nel risultato pur non demeritando, ma la serataccia di Koulibaly e Manolas hanno fatto la differenza contro una delle squadre più talentuose del mondo. Insigne in assoluto la nota più lieta della serata: con Ringhio in panchina, il capitano partenopeo sembra aver trovato la strada della definitiva maturazione dopo anni di troppi alti e bassi. L’attacco leggero invece ha dimostrato che nelle partite in cui il Napoli si trova in svantaggio e deve rimontare, fa molta fatica ad impensierire le difese avversarie soprattutto in campo europeo. Il Napoli chiude comunque l’annata con un trofeo ed esce a testa alta dalla Champions: per come era iniziata la stagione, sembra quasi un miracolo!

L’Atalanta resta dunque l’unica rappresentante italiana nella massima competizione europea. Col PSG serve una nuova impresa per continuare a sognare.

Il punto sull’Europa League

Mentre la Fiorentina sta trascorrendo le proprie vacanze, la nostra passione per il calcio non smette di attanagliarci e dunque ci troviamo alle prese con le Coppe Europee: ecco un primo sguardo disinteressato all’Europa League, competizione nella quale sono state impegnate Inter e Roma, mentre nei prossimi giorni parleremo di Champions!

Due risultati identici (2-0) opposti però nel significato, nell’atteggiamento delle squadre, nella prestazione. Conte aveva dato una definizione perfetta della partita che attendeva i nerazzurri. Effettivamente contro il Getafe è stata una gara “sporca”, di quelle che si vincono con la mentalità, l’intensità ed in questo caso anche le individualità. La maggiore qualità degli interpreti ha dato la svolta: una parata da campione di Handanovic dopo poco più di 1 minuto ha indirizzato la gara, la mentalità e la concentrazione della difesa nerazzurra ha irretito gli attacchi avversari, la forza esplosiva di Lukaku ha ancora una volta tracciato la strada. Il gol stagionale numero 30 del centravanti belga ha messo la locomotiva sui binari giusti e la dea bendata ha dato una mano alla squadra nerazzurra. Molina ha fallito un rigore calciando a lato, poi Eriksen, entrato da poco (mah!!!) ha chiuso definitivamente la gara. Adesso la squadra di Conte se la dovrà vedere contro il Bayer Leverkusen, probabilmente l’ostacolo più insidioso sulla strada della finale.

Credo che l’Inter possa veramente arrivare in fondo stavolta e l’occasione di giocare tutte partite secche è un vantaggio. La formazione nerazzurra infatti, ha una linea difensiva che difende molto bassa e con molti uomini alla quale si fa difficilmente gol (oltre ad Handanovic e De Vrij anche Godin sta tornando sui suoi livelli), possiede delle armi discrete a centrocampo anche per cambiare la gara in corsa (Eriksen di ieri sera l’esempio più lampante) e davanti dispone di una coppia gol pazzesca con un Sanchez in più sempre pronto ad entrare per spaccare la partita. Se la querelle tra Conte e la società sarà gestita in modo intelligente, stavolta i nerazzurri se la possono giocare con tutti!

Tanto elettrica, viva e cattiva è stata l’Inter, quanto la Roma brutta e senz’anima. Aldilà dell’oggettiva topica di Pau Lopez sulla prima rete avversaria, la squadra giallorossa è apparsa stanca, svuotata e priva di idee. La forzata assenza di Smalling (richiamato dalla società di appartenenza) ha mostrato tutte le crepe di una difesa che in campo internazionale non può essere guidata da Mancini, tra l’altro espulso a gara ampiamente finita per un fallo inutile. La squadra di Fonseca è apparsa in balia degli avversari ed il risultato poteva essere più pesante. Il solo Dzeko non può e non potrà tappare tutte le falle di un organico assemblato male in fase di costruzione della squadra: tanti esterni, trequartisti, fantasisti ma una difesa insufficiente a far strada in Europa ed in Italia. Uno smacco davanti ad un Siviglia che gioca a memoria e sembra avere tutti i pezzi del puzzle a posto grazie all’ex direttore sportivo Monchi.

Finisce dunque l’era Pallotta con una prestazione anonima che è lo specchio di gran parte della gestione statunitense. Adesso spetta a Friedkin dimostrare che la lontananza delle proprietà non sempre è sinonimo di fallimento.

Ci sono anch’io!!!

Alcuni amici mi hanno chiamato per chiedere se ero davvero io ….

Altri hanno commentato dicendo “Ho visto cose che voi umani”….

Altri ancora continuano a mandarmi sfottò a più non posso …

Insomma, grazie all’aiuto tecnico di Empereur, ai preziosi consigli di Leo Errera e della mia sorellona Lucia ed alla Claudina che mi sta sempre accanto, ieri sono sbarcato su Facebook!!!

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Vogliate bene al mio blog, motivo principale del mio arrivo!!!