Tra campionato e mercato

Al termine di una settimana in cui si è parlato di tutto tranne che di calcio, tocca di nuovo alla Fiorentina inaugurare la giornata di campionato. Questa sera, in un Artemio Franchi riaperto finalmente a 1.000 spettatori, la squadra viola se la vedrà con la Sampdoria.

Come detto anche da Iachini in conferenza stampa, sarà una gara insidiosa innanzitutto perché in questi giorni le attenzioni sono state rivolte quasi esclusivamente alle possibili partenze di Chiesa, Pezzella e Milenkovic ed ai relativi sostituti che potrebbero arrivare sulle rive dell’Arno. Speriamo che il mister e la società siano stati bravi a tenere a riparo il più possibile la squadra da queste voci perché altrimenti sarà difficilissimo interpretare al meglio la gara di stasera.

Ulteriori difficoltà arrivano poi dalle scorie della serata di Milano. La sconfitta subita in rimonta contro l’Inter è ancora una ferita aperta dal punto di vista psicologico e fisico. Vlahovic, nel mirino di critica e tifosi in questa settimana, è stato al centro delle attenzioni del mister marchigiano che ha cercato di lavorare soprattutto dal punto di vista della fiducia spalleggiato anche dalla società che ha ribadito la propria stima per l’attaccante. Anche dal punto di vista fisico, la Fiorentina si sta ancora leccando le ferite: Ribery, dopo la “carezza” ricevuta da Barella, ha lavorato quasi sempre a parte e resta in dubbio fino all’ultimo tanto che potrebbe essere impiegato anche a gara in corso. Pezzella non ha praticamente mai fatto parte del gruppo e dunque sembra che sarà sostituito per la terza gara consecutiva da Ceccherini al centro della difesa, mentre Chiesa, uscito a Milano a causa di un affaticamento muscolare, sarà quasi certamente sul prato del Franchi per disputare quella che dovrebbe essere l’ultima partita in maglia viola prima di salutare per vestire quella degli odiati rivali bianconeri. Per il resto, a centrocampo si contenderanno una maglia Duncan e Bonaventura: da vedere dunque se Amrabat sarà nuovamente chiamato a fare il centrale di un centrocampo a 3 oppure se verrà spostato nel ruolo di interno di centrocampo con l’inserimento di Duncan quale vertice basso, ruolo già interpretato all’esordio contro i granata.

Resta comunque inteso che la Sampdoria, dopo la sconfitta rocambolesca subita in casa col Benevento, sarà a Firenze con l’unico obiettivo di iniziare a fare punti. Ranieri probabilmente coprirà ulteriormente la squadra affidandosi ad un 4-5-1 abbottonatissimo con Candreva pronto ad innescare l’unica punta Quagliarella. La squadra di Iachini è chiamata dunque a prendere in mano il pallino del gioco come successo alla prima di campionato contro il Torino nella speranza che gli attaccanti, quali essi siano, riescano a centrare la porta con maggiore frequenza rispetto a quanto successo nelle prime due gare.

Conquistare tre punti e poi la chiusura del mercato:

stiamo in contatto….. Ne vedremo delle belle!!!

L’ora delle scelte

Sono ormai circa 6 mesi che assistiamo al balletto “MES si MES no” dopo l’accordo trovato in sede europea dal ministro Gualtieri per la riforma del cosiddetto Fondo Salva Stati.

Proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza in mezzo a tanta, troppa propaganda. È necessario subito dire che in nessun paese europeo si è aperto uno scontro tanto virulento sul fantomatico MES e, come spesso accade, di fronte ad una tematica tanto complessa in pochi hanno cercato di approfondire le varie sfaccettature mentre in tanti hanno voluto utilizzare la materia per lucrare qualche voto in più.
Se vogliamo schiarirci le idee, possiamo inizialmente dire che il Fondo Salva Stati per come è stato concepito nel 2012 ha dato pessima prova di sé nell’unico caso in cui è stato integralmente attuato per cercare di aiutare un paese membro. Ci ricordiamo tutti come sia stata gestita la crisi della Grecia con il relativo memorandum di riforme imposte al paese ellenico. Nell’occasione, il MES portò ad una vera e propria macelleria sociale i cui costi vengono ancora oggi pagati dal popolo greco. Nello specifico, il Fondo Salva Stati si accollò quasi metà del debito pubblico greco elargendo un prestito di circa 200 miliardi di Euro in cambio però di pesantissime riforme economiche e sociali tra cui la riforma del mondo del lavoro, la privatizzazione di moltissimi enti pubblici, la riforma delle pensioni, della scuola e della sanità. Oltre a ciò, la Grecia dovette mettere sul mercato porti ed aeroporti, la gran parte finiti (guarda caso) in mano tedesca! All’epoca, quei soldi furono concessi ad una tasso di interesse del 3%, ottimo in riferimento a quel che offriva il mercato. Inoltre, si era arrivati ad un punto in cui gli investitori non si fidavano più dello stato greco e dunque non erano più disponibili a comprare il debito pubblico ellenico. A quasi 10 anni di distanza però, si può tranquillamente dire che l’esperimento è del tutto fallito.

Certo, si potrebbe obiettare che i conti pubblici greci sono stati messi al sicuro, ma a che prezzo? La disoccupazione è schizzata alle stelle, il reddito pro capite è drammaticamente diminuito, i servizi sociali sono stati tagliati selvaggiamente. È questo il mondo verso il quale vogliamo andare?

È però chiaro a tutti che il MES di cui si parla adesso è completamente diverso. Per l’Italia si tratterebbe di un prestito ponte di circa 36 miliardi di Euro da spendere unicamente per la sanità e per fronteggiare l’emergenza sanitaria dovuta al Covid 19. Inoltre l’accordo firmato da Gualtieri prevede che il controllo del Fondo Salva Stati verta solamente sul merito della spesa e sull’assenza di sprechi, senza dunque avere la possibilità di far intervenire la Troika commissariando di fatto il governo in carica.
Allora perché tutta la polemica di questi mesi? Quali sarebbero realmente gli svantaggi nell’accedere al MES?

  • Il primo lo ha ben delineato in questi giorni il Governatore della Banca d’Italia Visco (nonostante sia fortemente favorevole alla richiesta da parte dell’Italia) : se il nostro paese fosse l’unico a richiedere il MES, quale messaggio daremmo ai mercati? Saremmo marchiati a fuoco dalle stimmate di un paese al collasso che ha bisogno di qualunque forma di sussidio pur di salvare i propri conti. Questo potrebbe portare ad un’assenza totale di fiducia da parte dei mercati nei confronti dell’Italia e dunque potrebbe rappresentare un boomerang ben più forte degli aiuti messi a disposizione dal Fondo Salva Stati. Sicuramente i tassi sarebbero molto favorevoli, ma saremmo in grado di spiegare bene ai mercati che accettiamo l’aiuto solo per i risparmi derivanti dagli interessi e non perché siamo sull’orlo del baratro?
  • Il secondo dubbio, per me il più grande, è relativo alla natura istituzionale del Fondo. Ciò che in pochi dicono è che per sua stessa natura il Fondo Salva Stati è al di fuori del controllo dell’Unione Europea. Esso è infatti un organismo internazionale con sede a Lussemburgo regolato da un trattato internazionale sottoscritto da tutti i paesi membri: ha dunque regole interne proprie che non rispondono direttamente all’Unione Europea. Basti pensare che quando, dopo alcuni anni, si iniziò a pensare di attenuare le misure nei confronti della Grecia, non fu possibile farlo perché il Fondo è un organismo assolutamente indipendente fornito di proprie cariche interne e di un proprio bilancio. Ciò che quindi dovrebbe far più pensare coloro i quali sono favorevoli alla richiesta, è se si possa confidare oppure no in merito all’accordo sottoscritto dal ministro Gualtieri, dal momento che esso non cambia la natura del Fondo né il processo decisionale interno ad esso. È insomma possibile fidarsi oppure no? Ed i mercati come prenderanno una possibile richiesta del MES? Tutto ruota intorno a queste domande, il resto è pura propaganda elettorale.

Nel parlamento italiano intanto, Partito Democratico, Italia Viva, la quasi totalità di Liberi e Uguali e Forza Italia sono per il si, mentre Movimento 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia propendono per il no. Dopo le ultime elezioni regionali, le richieste del PD si sono fatte più pressanti ma ancora non si vede una decisione all’orizzonte. Come spesso accade, nel mezzo Conte prova a mediare con una proposta di buon senso ma che sembra utile soprattutto a prendere tempo: “Intanto presentiamo i progetti per l’accesso al Recovery Fund, inseriamo all’interno anche gli interventi per la sanità e poi vediamo se servono anche i soldi del MES” ha dichiarato negli ultimi giorni.

Il problema però, oltre che politico, è anche temporale! I soldi del MES, 36 miliardi, sarebbero disponibili in poche settimane, quelli del Recovery inizieranno ad arrivare a fine 2021 e saranno spalmati in 3 anni.

L’ora della decisione si avvicina…. Cosa farà il governo italiano?

Chi vince, chi perde

Ed anche questo election day è passato! Differentemente da altre volte però, è possibile individuare piuttosto nettamente i vincitori e gli sconfitti nonostante le consuete dichiarazioni di rito. Il voto sul referendum e quello relativo alle elezioni regionali, ci pone di fronte ad una situazione piuttosto in controtendenza rispetto ai sondaggi ed a tutto ciò che ci è stato raccontato dalle maggiori testate giornalistiche italiane nelle ultime settimane. L’onda travolgente del centro destra è stata forte ma il centrosinistra, e soprattutto il Partito Democratico, ha retto l’urto riuscendo anche a segnare una vittoria assolutamente insperata fino all’apertura delle urne in Puglia.

Andiamo dunque per gradi:

  • Il primo dato che merita di essere analizzato, è quello dell’affluenza: quasi il 54% degli italiani è andato a votare nonostante la minaccia Covid e nonostante che in diverse parti del Paese la scheda referendaria fosse l’unica da depositare nell’urna. Che sia un segno di ritorno alla normalità o un reale interesse alla consultazione referendaria in sé, credo che la partecipazione sia sempre da salutare con entusiasmo e gioia. Penso che il dato sia stato gonfiato soprattutto dai sostenitori del No che negli ultimi giorni hanno oggettivamente cercato di mobilitare il più possibile il proprio elettorato creando un fronte comune su tutte le testate nazionali (escluso Il Fatto Quotidiano) che ha permesso una piccola rimonta. Il Si ha comunque vinto con il 69,6% dei voti, un si che è stato cavalcato quasi esclusivamente dal Movimento 5 Stelle e dal Partito Democratico (nemmeno tutto), che infatti si sono intestati la vittoria. Quando si opera un taglio lineare quale quello uscito da questa riforma, è doveroso interrogarsi subito su quali problemi possa creare tale taglio. Poiché ritengo alcuni dubbi espressi su tale riforma fondati, voglio credere a coloro i quali si dicono già pronti ad adattare il nuovo parlamento alle esigenze democratiche di rappresentanza di cui il paese ha bisogno. Credo sia dunque necessario un sistema elettorale proporzionale magari con le preferenze (o un sistema uninominale) che restituisca un rapporto maggiormente diretto tra eletti ed elettori. Urge poi ridisegnare i collegi elettorali onde evitare un’eccessiva penalizzazione per alcune zone del paese, così come una riforma dei regolamenti parlamentari e dell’elezione del Presidente della Repubblica. Insomma non mancano i nodi da sciogliere per ricucire saggiamente il taglio netto operato con la vittoria del Si.
  • Il secondo dato è quello delle elezioni regionali: di fronte allo sbandierato cappotto che aveva previsto Salvini non più tardi di 2 settimane fa, la “partita” è terminata con un pareggio 3-3. Diciamo subito che erano considerate chiuse le competizioni in Veneto, Campania, Liguria e Marche, mentre era tutto aperto in Puglia ed in Toscana. La dinamica delle due elezioni regionali è stata molto diversa. Quella toscana ha ricalcato quasi fedelmente la vicenda dell’Emilia Romagna, con una maggiore difficoltà derivata dalla campagna elettorale estiva e dall’assenza delle Sardine. Tali mancanze però, sono state compensate dalla drammatizzazione a cui abbiamo assistito negli ultimi 10 giorni di campagna elettorale quando i sondaggi sembravano dare in vantaggio la Ceccardi. La narrazione di una destra in camicia nera, di una terra da difendere contro i barbari, ha permesso al centrosinistra di serrare le fila e mobilitare, anche attraverso il mondo dello sport e del volontariato, le persone che ancora una volta hanno scelto la continuità rappresentata da Giani, un politico di lunga data molto conosciuto sul territorio ed apprezzato per la disponibilità e la cultura. In Puglia invece, la vittoria è più personalistica: non c’è nessun dubbio che Emiliano sia riuscito ad attrarre a sé una sorta di voto utile che ha fatto propendere la bilancia a suo favore con uno scarto assolutamente inaspettato. Gli ultimi giorni di campagna elettorale sono stati anche in questo caso decisivi, ed una ritrovata unità a sinistra ha giovato alla conferma del candidato. Basti pensare che nell’ultima settimana anche il predecessore di Emiliano, Nichi Vendola, ha lavorato con forza per far convergere sul Governatore uscente quelle forze di sinistra che lo hanno sempre visto quasi come un intruso (per alcuni troppo grillino, per altri troppo di destra). Fatto sta che la convergenza di un campo ampio di centrosinistra ha ribaltato sia in Toscana che in Puglia i pronostici ed i sondaggi.
  • Se vogliamo poi approfondire il voto toscano, possiamo dire che pur nella sconfitta il centrodestra arriva a percentuali oltre il 40% impensabili solo fino a qualche anno fa. La chiusura della campagna elettorale a Firenze con tutti i big aveva probabilmente fatto sognare ma, nonostante Salvini abbia tenuto un basso profilo, la vittoria è sfuggita anche stavolta. Nel centrosinistra invece, il PD esce come asso pigliatutto della coalizione che ha sostenuto Giani: conquista la quasi totalità dei consiglieri di maggioranza ed è solidamente il primo partito della regione. Chi esce fortemente deluso invece è Italia Viva che aveva annunciato che la Toscana avrebbe consegnato al partito di Renzi percentuali a due cifre. In realtà, la creatura dell’ex sindaco di Firenze, non arriva nemmeno al 5% e porta in Consiglio Regionale solamente due rappresentanti. Se a questo risultato sommiamo quello della Liguria, del Veneto e della Puglia (dove Italia Viva sta tra lo 0,6 ed il 2,5% seppur con +Europa o con Azione), dobbiamo constatare come ancora una volta i giornali diano grande risalto a personaggi che poi hanno ben poco riscontro nelle urne.  La sconfitta più sonora però, per la storia che rappresenta, è quella della sinistra in ogni sua declinazione. In Toscana non riesce ad entrare in Consiglio né la sinistra che si è adoperata affinché Giani divenisse governatore (Sinistra Civica Ecologista al 2,9%), né quella che si opponeva ad una candidatura e ad un programma troppo moderato ed asservito alle solite logiche (SI Toscana a sinistra con Tommaso Fattori al 2,8%). Il risultato è che la sinistra in Toscana, regione rossa per antonomasia, non avrà alcun rappresentante all’interno del nuovo Consiglio Regionale. Credo che ogni parola sia superflua: la sinistra segna il punto più basso della sua storia in regione. Riuscirà mai a risollevarsi dalla polvere?

Concludendo,  ritengo opportuno nominare il grande vincitore ed il grande sconfitto di questa tornata elettorale: vince chiaramente Zingaretti, che riesce a tenere Puglia e Toscana, fagocita tutto l’elettorato di centrosinistra e stabilizza il governo e la prospettiva di un’alleanza organica con il M5S e la sinistra di Bersani, Speranza e (spero) Elly Schlein. Perde invece sonoramente Salvini che, dopo la sconfitta della Borgonzoni, incassa anche quella della Ceccardi e deve rinviare (chissà per quanto) la spallata al governo. Cresce l’insoddisfazione anche all’interno del proprio partito se si pensa che in Veneto la lista Zaia riesce ad ottenere più del triplo dei consensi leghisti e Fratelli d’Italia rosicchia diversi voti in tutte le regioni. Svolta in vista nel partito o cambio di linea?

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – TORINO= 1 – 0

Buona la prima! Al termine di una gara ben giocata soprattutto nel secondo tempo, la Fiorentina conquista tre punti meritati e per una settimana si gode la testa della classifica. Commisso può festeggiare il ritorno dagli USA con la millesima vittoria viola al Franchi.

IL BUONO

  • L’azione del gol: la combinazione Chiesa Castrovilli regala tre punti alla squadra viola e riempie gli occhi ai tifosi viola. I gioielli di Commisso hanno giocato una partita sottotono fino al momento decisivo, ma hanno fatto la giocata della partita. Gol, vittoria, tre punti, vetta dalla classifica. Serve altro?
  • Biraghi: tornato da Milano nello scetticismo generale, gioca una partita decisamente convincente. Nel primo tempo è uno dei pochi calciatori viola in grado di creare qualcosa di importante, arriva più volte sul fondo e mette in mezzo tanti palloni interessanti. Anche nella ripresa resta su livelli ottimali nonostante qualche piccola sbavatura in fase difensiva. Sembra un altro!
  • Dragowski: la Fiorentina ha avuto quasi sempre il controllo della gara ed ha creato le occasioni più importanti, ma se il portiere polacco non avesse compiuto un grandissimo intervento dopo circa 20 minuti, probabilmente staremmo parlando di un’altra partita. Spesso si dice che i grandi portieri sono quelli che risultano decisivi anche se impegnati una sola volta. Se è così, siamo sulla buona strada.
  • Kouamè: nel primo tempo entra in tutte le occasioni della Fiorentina. In terzo tempo è un’ira di Dio, di testa sono tutte sua e solo un Sirigu in versione fenomeno riesce ad arginarlo. Se lo strapotere fisico fosse accompagnato alla freddezza sottoporta, saremmo di fronte ad un attaccante da ampia doppia cifra. In netta crescita.
  • Milenkovic: un muro invalicabile! Seppur senza la guida di Pezzella, anche in questa occasione si conferma un vero baluardo. Uno sola indecisione a metà primo tempo, poi Zaza e Belotti sono sempre costretti a girare alla larga. Incedibile!

IL BRUTTO

  • Ribery: attenzione…attenzione…..il francese ha sbagliato una partita!!! Stasera Franck è nettamente uno dei peggiori in campo; non salta mai l’uomo, non inventa mai nulla nè per sè stesso, nè per i propri compagni, non arriva mai al tiro in porta. Gioca una partita anonima ed inoltre appare evidente come limiti l’azione di Castrovilli: partendo sempre dal centrosinistra, occupa quegli spazi tra Biraghi e Kouamè che servirebbero a Castrovilli per inserirsi e ricevere la palla sulla corsa. Trovando invece gli spazi occupati dal francese, il numero 10 è costretto a ricevere palla sempre addosso e questo limita molto le sue potenzialità. Iachini deve trovare una soluzione!
  • Chiesa: gioca in una posizione che non è la sua, ma l’atteggiamento del primo tempo è francamente inaccettabile. Non riesce mai a superare il diretto avversario, nè a calciare verso la porta. Cresce nel secondo tempo e diventa decisivo in occasione della rete di Castrovilli. A quando il vero Chiesa?

Ci siamo!!!

In un clima ovattato e ben diverso da quello solito, il campionato di Serie A sta per iniziare e sarà la Fiorentina ad avere l’onore e l’onere di toccare la prima palla della stagione 2020/2021.

Sarà ancora una volta un Franchi desolatamente vuoto ad ospitare la gara contro il Torino nella speranza che già dal prossimo mese di ottobre si possa tornare allo stadio seppur in numero ridotto e con regole nuove e diverse. E’ notizia di oggi che il Ministro Spadafora ha dato il via libera all’ingresso di un numero massimo di 1.000 spettatori per assistere ad eventi sportivi in spazi all’aperto rispettando un protocollo ben definito: questo fine settimana poi, in Toscana, si giocherà il primo turno delle Coppe delle categorie dilettanti di calcio con la presenza del pubblico secondo un protocollo rigido ed accurato.  Speriamo che presto tocchi anche al calcio professionistico!

Tornando alla prima giornata di campionato, credo che la Fiorentina parta con i favori del pronostico. Se devo trovare un senso alla riconferma di Iachini, oltre alla costruzione di una delle migliori difese nelle gare post-Covid 19 ed alla salvezza conquistata con largo anticipo, credo che il senso sia da ricercare principalmente nel poco tempo a disposizione dei tecnici per preparare la nuova stagione. Tra la conclusione del vecchio campionato e l’inizio del nuovo, è trascorso poco più di un mese e questo dovrebbe avvantaggiare quelle compagini che lavorano con lo stesso allenatore. Se a ciò aggiungiamo che i viola si schiereranno con lo stesso modulo (non sia mai che si possa sperimentare qualcosa di diverso dal 3-5-2!!!) ed hanno cambiato pochissimo anche in fatto di uomini, la bilancia propende tutta dalla parte di Iachini e soci. La Fiorentina dovrebbe schierare solamente Bonaventura e Biraghi come debuttanti rispetto alla scorsa stagione, e non dimentichiamoci che il terzino sinistro viene da una stagione con Conte che utilizza esattamente lo stesso modulo e dunque i compiti per l’esterno mancino saranno più o meno gli stessi. Se poi Biraghi non dovesse farcela, ci sarà spazio per un altro fedelissimo del mister marchigiano, Pol Lirola. Davanti la coppia prescelta per partire dall’inizio dovrebbe essere quella composta da Kouamè e Ribery, con Cutrone e Vlahovic pronti a subentrare dalla panchina.

Di fronte invece, ci sarà un Torino rivoluzionato per ora più nelle idee che negli uomini. Con il nuovo mister Giampaolo, i granata si schiereranno con il 4-3-1-2, modulo preferito dal tecnico ex Milan, modulo però per il quale al momento la squadra non sembra essere coperta in ogni reparto. Dopo la gestione Mazzarri e l’interregno Longo, il Torino è di fronte ad una rivoluzione tattica che non sembra completata negli interpreti: basti pensare che un calciatore come Izzo, perfetto per la difesa a 3 e grazie ad essa arrivato in nazionale, fa fatica a trovare una giusta collocazione in una linea a 4. Esterno basso a destra oppure centrale accanto a Nkolou? E poi, giusto per fare un altro esempio: a chi affidare il ruolo di trequartista, vero fulcro del gioco di Giampaolo? Forse Berenguer, solitamente abituato però a giocare sull’esterno! Il reparto probabilmente più pronto a recepire le nuove istruzioni sembra essere il centrocampo, se non altro perché Giampaolo ha ottenuto il suo fido scudiero Linetty che sarà impegnato a contenere uno tra Bonaventura e Castrovilli.

Insomma, tutto sommato credo che il Torino sia uno degli avversari migliori che potessero capitare alla Fiorentina alla prima di campionato. Se poi, come dichiarato da Iachini nella conferenza stampa pre gara, i viola saranno veramente capaci di mostrare in fase offensiva la stessa organizzazione che fino ad oggi si è vista solamente nella metà campo difensiva, allora il campionato potrebbe rivelarsi molto interessante. Sarà fondamentale trovare alternative allo spartito “diamo la palla a Ribery e qualcosa succederà”, altrimenti il rischio è quello di continuare a vedere un film già visto troppe volte.

E purtroppo anche la pellicola più bella del mondo, se vista ogni settimana, alla lunga annoia.

Tra palco e realtà

Dopo troppi mesi di assenza dovuti essenzialmente all’emergenza sanitaria causata dal Covid 19, Rocco Commisso è tornato a Firenze ed ha dettato la linea. Ha usato parole chiare e nette ma non tutte sono quelle che i tifosi viola avrebbero voluto ascoltare.

  1. La notizia più importante è che il Presidente della Fiorentina si fermerà in città per qualche mese, non per qualche giorno come successo le scorse volte. La decisione di stare vicino alla squadra, alla città, alla società, ben rappresenta l’importanza del momento: tanti nodi sono venuti al pettine ed è arrivato il momento delle scelte definitive.
  2. Il Centro Sportivo: dopo che si è tenuta la Conferenza dei Servizi alla presenza del Comune di Bagno a Ripoli e della Sovrintendenza, sembra si sia finalmente arrivati ad un accordo che permetterà l’avvio dei lavori al massimo all’inizio del 2021. Commisso ha nuovamente fatto presente che più volte la società è venuta incontro alle richieste del Dr. Pessina e soci, adesso è il momento del si o del no. Sono perfettamente d’accordo con la presa di posizione del Presidente viola poiché ancora una volta si rallentano lavori su una zona che precedentemente era completamente abbandonata! L’area in cui sorgerà il Centro Sportivo viola era piena di erbacce, sterpaglie, rifiuti ed alcune palazzine erano anche occupate da spacciatori e senzatetto. Oltre a ciò, si dovrebbe anche pensare all’impatto economico che tali lavori avranno sul tessuto fiorentino: in un momento di crisi come questo, siamo sicuri che far scappare gli investimenti che mirano al recupero di tali zone sia la decisione migliore?
  3. Lo Stadio: Commisso ha avuto parole di grande apprezzamento per la modifica della norma che potrebbe aprire la strada ad un nuovo Franchi, ma ha anche già messo in chiaro che le sue condizioni per investire su Campo di Marte restano le stesse. Il patron vuole il controllo totale sul progetto, tempi rapidi e costi giusti. Qui credo si giocherà una partita a scacchi in cui i giocatori saranno molteplici e sarà necessaria la collaborazione tra Stato, Comune e Società per venirne a capo. E’ chiaro che un nuovo stadio a Campo di Marte non è pensabile senza la realizzazione della tramvia e senza una modifica importante alla viabilità dell’intero quartiere: ciò rischierebbe di creare gli stessi problemi che viviamo oggi. Ad ognuno dovrà spettare la propria parte e credo che in tal senso anche le Ferrovie dovrebbero diventare attore protagonista non solamente con il possibile nuovo parcheggio da 3.000 posti nella zona di loro proprietà, ma anche con il rafforzamento dei collegamenti tra la stazione di Campo di Marte e le altre stazioni. Anche qui, pur rispettando la storia dell’Artemio Franchi, credo sia necessario uno scatto in avanti, un cambio di passo, che faccia diventare Firenze una città più moderna, più ricca, al passo con i tempi.
  4. La squadra: e qui veniamo alle dolenti note (o forse solamente alla pretattica). Commisso ha utilizzato le stesse parole del Direttore Sportivo Pradè: la rosa è pressoché completa anche se di fronte ad un’occasione la proprietà non si tirerà indietro. Sinceramente la cosa non mi convince. Credo sia una posizione di pretattica poiché la scorsa stagione, quando il Patron raccontò che i soldi non erano una problema, tutti i prezzi andarono alle stelle. Ciò detto, non possiamo però negare un filo di delusione: la gestione dei rinnovi contrattuali ad esempio, sembra essersi incanalata su un binario morto e Milenkovic, Chiesa e Pezzella sono ancora ad attendere quel riconoscimento promesso pubblicamente dalla società. Far arrivare tre dei tuoi migliori giocatori in scadenza 2022 senza rinnovo a questo punto della stagione, non mi sembra l’idea del secolo soprattutto se dietro ad uno dei migliori difensori giovani del campionato lavora quel volpone di Ramadani, se uno dei migliori talenti del settore giovanile degli ultimi anni gioca col muso lungo ormai da 1 anno ( e con questo allenatore deve fare il terzino) e se il capitano è appetito da piazze più importanti ma non ha ancora ricevuto ciò che gli è stato promesso. Ma la delusione più grande è stata la parte dell’intervista relativa agli obiettivi: sentir dire che la mancata qualificazione europea della Fiorentina non può essere considerata un fallimento, è un colpo al cuore per dei tifosi che hanno accolto Commisso come fosse il nuovo Messia. Sentirsi dire che l’obbiettivo primario è rimanere nella parte sinistra della classifica, significa che anche la stagione 2020/2021 parte con ben poche ambizioni.

Insomma, dopo l’espressione clienti, siamo all’arte del vivacchiare.  Se poi i tifosi viola devono accontentarsi del ritorno di Borja Valero …. allora forse avevamo capito male!!