I bambini di nuovo a scuola!

Dopo più di 6 mesi di attesa, la campanella è tornata a suonare in Toscana!

Da quel maledetto mese di Marzo, in Italia sono successe tante cose: il lockdown con la chiusura delle scuole, la polemica sulle riaperture (ve li ricordate Renzi e Salvini che a fine aprile volevano già riaprire tutto senza considerare minimamente la complessità del problema che solamente adesso viene presa in considerazione?), la polemica sulla didattica a distanza, poi quella sui banchi con le rotelle, successivamente sui bambini chiusi nel plexiglass, quella sulle cattedre vuote il primo giorno di scuola (perché negli ultimi 15 anni sono mai state piene?) e chi più ne più ne metta!!

Posto che i problemi della scuola non nascono certo da oggi, mi sembra che purtroppo anche la crescita dei nostri bambini sia diventata solamente un’arma elettorale con cui cercare di fare polemica senza dare nessun tipo di soluzione ai problemi reali. Basti pensare che dai primi anni novanta in poi (do you remember D’Onofrio?) la scuola di ogni ordine e grado è sempre stata considerata un costo e mai un investimento ed in questo paese al governo sono passati tutti i partiti dell’arco costituzionale negli ultimi 30 anni. E la strada maestra è sempre stata la stessa: tagliare la scuola, l’università, la ricerca e la sanità perché i livelli di spesa non erano sostenibili…. e via con la riforma Gelmini, con il taglio dei trasferimenti alle regioni operato da centrodestra e centrosinistra, con le classi pollaio benedette da tutti, con l’accorpamento di più scuole in plessi sempre più grandi, con la chiusura degli istituti nei paesi più sperduti. In un paese in cui negli ultimi 30 anni si è ragionato così, era possibile affrontare la riapertura post pandemia senza scontare la miopia di queste scelte?

Il tiro al piccione verso il Ministro Azzolina lo trovo giustificabile solo in  parte poiché alcune decisioni sono state certamente prese in netto ritardo, ma non si può pensare di risolvere tutti i  problemi generati dalle errate riforme e dai tagli effettuati negli ultimi decenni in un’estate di pandemia. La speranza è che questa catastrofe abbia finalmente fatto aprire agli occhi non solo alla classe dirigente ma anche a noi che votiamo: dobbiamo chiedere, anzi pretendere, che sul futuro dei nostri figli e sulla salute di noi cittadini si smetta di risparmiare o di fare scelte che mirano solamente a fare cassa. Si deve assolutamente ripartire, grazie anche ai soldi che arriveranno dal Recovery Fund europeo, dagli investimenti nella scuola, nella ricerca, nella sanità, per disegnare un futuro che non guardi sempre e solo al profitto come unico paradigma della nostra società.

Ecco dunque il primo giorno, ed ecco ritornare quell’emozione quasi dimenticata dell’accompagnarli a scuola: dopo settimane di messaggi sulla chat di classe, di problemi raccontati come irrisolvibili, di fogli da riempire, di fotocopie da portare, gli studenti ci hanno dato la lezione più importante: quella della serenità. Contenti, gioiosi, curiosi di tornare sui banchi in mezzo ai loro amici indipendentemente dalle mascherine, dagli accessi separati, dalle merende portate da casa, dal distanziamento tra i banchi. Troppe volte ci dimentichiamo che l’uomo è un essere abitudinario che si sa adattare a tutte le situazioni ed i bambini hanno spirito di adattamento ancora maggiore perché innocenti e senza sovrastrutture o pregiudizi. A ciò ha contribuito anche l’organizzazione perfetta per l’accesso sia alla scuola primaria che alla scuola materna, accesso che è avvenuto in modo ordinato e compassato. Insomma, l’immagine dell’Italia migliore, del paese che vorremmo sempre vedere, di istituzioni che funzionano. E pazienza se troppe volte tante persone parlano a casaccio dell’organizzazione e dei lavoratori italiani: questa è una risposta talmente forte da non ammettere repliche.

Un discorso a parte meritano invece gli insegnanti: architravi fondamentali della società presente e futura, hanno in mano il bene più prezioso che c’è, il futuro del nostro paese, il pennarello con cui disegnare il domani della nostra società. Ho visto personalmente l’impegno massimale profuso nella didattica a distanza nella gran parte del gruppo docente (anche se purtroppo non in tutto), ma sinceramente la polemica sui lavoratori fragili non fa onore ad una classe di lavoratori tra le più tutelate in termine di contratto di lavoro. Seppur sottopagate rispetto a gran parte dei colleghi europei, non dobbiamo dimenticare tutti i diritti che i lavoratori statali hanno rispetto ai dipendenti privati. Ma questo è un discorso che ci porterebbe fuori dal seminato. Resta da ricordare che la scuola viene fondamentalmente rappresentata dalla maestra e non viceversa: le strutture fatiscenti, la mancanza di materiale didattico, la scarsa collaborazione da parte del Dirigente Scolastico o da parte dei genitori possono rappresentare un ostacolo, ma non riusciranno mai a bloccare la forza di quella bacchetta magica che la brava maestra sa utilizzare per rapportarsi con i nostri bambini riuscendo a farli crescere grazie a regole condivise con una inflessibile serenità.

Sta agli insegnanti indicare la strada, sta a noi genitori accompagnare i bambini aiutandoli a superare problemi e gli ostacoli che si troveranno di fronte.

Verso l’esordio in campionato

Due amichevoli in due giorni per mettere minuti nelle gambe in vista dell’esordio in campionato sabato prossimo con il Torino. Contro Grosseto e Reggiana si sono notati alcuni spunti interessanti ed utili non solamente in vista del debutto, ma anche per il proseguio del mercato e dell’annata.


1. La coppia Vlahovic Cutrone, seppur contro una squadra di Serie C sta provando a diventare tale. Nella gara contro il Grosseto, al di là delle reti a firma dei due attaccanti, i calciatori viola si sono cercati spesso ed hanno mostrato anche alcuni movimenti discretamente coordinati. A differenza della scorsa stagione quando sembravano sempre essere due individui che giocavano con la stessa maglia per caso, adesso si cercano e spesso si trovano. Ancora una volta si è visto che Cutrone (a segno anche da fuori area!!!) ha movimenti tipici della prima punta che attacca sempre la profondità, mentre Vlahovic svaria maggiormente sugli esterni ed ha bisogno di giocare più faccia alla porta, ma i due si sono mossi insieme e questo non è poco.

2. Il 3-5-2 continua ad essere inamovibile ma, almeno contro in queste due uscite, è stato interpretato in senso più offensivo. Si è visto attaccare la palla molto più avanti e, forse anche per merito di Amrabat, la riconquista della sfera è stata spesso effettuata conquistando lo spazio in avanti e non aspettando gli avversari nella propria metà campo. Speriamo sia una scelta filosofica e non estemporanea solamente per queste gare. La speranza nasce anche dalla considerazione che contro la Reggiana, pur avendo Duncan nel ruolo di centrale di centrocampo, lo spartito è stato il solito di quello suonato da Amrabat. Probabilmente alla prima contro il Torino sarà di nuovo l’ex Sassuolo ad essere impegnato in zona centrale: speriamo continui a convincere.

3. Gli sprazzi di Bonaventura: giocatore tecnicamente delizioso, ha già mostrato come si gioca la palla quasi sempre di prima cercando la soluzione migliore per la squadra e non fine a sé stessa. Lanci, aperture, assist, tutto fatto sempre a testa alta. Un’aggiunta qualitativamente eccellente per una squadra come la Fiorentina. Gli errori sottoporta contro la Reggiana sono stati bilanciati dai dialoghi continui con Ribery e con gli altri attaccanti. Appena riacquistata una condizione atletica buona, Bonaventura può diventare un vero valore aggiunto.

4. Il calcio di Ribery: il francese è un autentico fuoriclasse e come tutti i calciatori dotati di questo talento, spesso trasformano in oro tutto ciò che toccano. Kouamè e tutti quelli che giocano con lui beneficiano delle sue invenzioni ed adesso il francese sembra voler diventare maggiormente decisivo anche sotto porta. La coppia titolare per l’inizio di campionato sembra decisa….speriamo Beppe abbia fatto la scelta giusta sull’attaccante da affiancare a Frank.

5. Dragowski: in queste amichevoli estive spesso i portieri sono scarsamente impegnati e rischiano di perdere la concentrazione. Sia con il Grosseto che con la Reggiana, i viola hanno subito rete, ma Drago ha parato un rigore dimostrando di non voler perdere le buone abitudini. Speriamo nel frattempo i difensori tornino ad essere impeccabili come nella parte finale della stagione scorsa: con una squadra votata comunque a difendere molto spesso al limite della propria area di rigore, diventa fondamentale vincere i duelli individuali difensivi.

6. Infortuni: dopo due gare in cui i giocatori viola erano usciti sempre incolumi dal campo, contro la Reggiana Biraghi prima e Pezzella poi hanno accusato problemi fisici. Sembra sia stata solo precauzione e speriamo vivamente sia così, visto che la formazione iniziale utilizzata con la Reggiana sarà molto probabilmente quella che dovrà aprire il campionato di Serie A sabato prossimo. Incrociamo le dita!!

Un grande ritorno?

Le indiscrezioni degli ultimi giorni stanno diventando realtà, Borja Valero torna ad indossare la maglia viola!

Sarà necessario scindere l’aspetto tecnico da quello cosiddetto “sentimentale” che molti tifosi dimostrano di provare ancora per il calciatore spagnolo, per scrivere questo articolo. Parlando di calcio, Borja Valero è legato ad uno dei periodi più belli della gestione Della Valle: la prima Fiorentina di Vincenzo Montella, quella del possesso palla, del divertimento, della sfrontatezza su tutti i campi, della rimonta con la Juve. Borja ha convinto fin da subito i fiorentini grazie ad una eccezionale commistione tra le doti tecniche, assolutamente sublimi, e lo spirito di sacrificio dimostrato in ogni singola partita. L’aspetto fisico poi, più simile ad un impiegato delle poste o dell’ufficio delle entrate, ha fatto il resto. Tutti si sono impersonificati in un uomo arrivato in silenzio che senza tanti titoloni e senza tante chiacchiere ha dettato legge nel centrocampo viola per diversi anni. Se a questo poi uniamo il sentimento nei confronti della città che ha dimostrato più volte sui social network insieme alla sua famiglia, Borja Valero è diventato un beniamino ed un leader dentro e fuori dal campo, tanto da venir soprannominato “sindaco”. Ciò che però dobbiamo considerare, è che il Valero che torna adesso, non è più quello di alcuni anni fa. Porta sulle spalle il peso di quasi 36 anni, anche se nell’ultima stagione all’Inter ha dimostrato di essere fisicamente ancora integro. Se già prima non era un fulmine, adesso lo è ancora di meno e probabilmente anche per questo Conte lo ha utilizzato molto spesso davanti alla difesa: la speranza è che il suo ritorno non sia simile a quello di Badelj (presentato lo scorso anno da Pradè come “il miglior acquisto della Fiorentina”).  

Credo sia comunque un’operazione intelligente. Indubbiamente il calciatore ha spinto e spinge per tornare a Firenze, ed è certamente una presenza che nello spogliatoio può aiutare a superare quei momenti difficili all’interno della partita e della stagione che lo scorso anno sono spesso sembrati insormontabili per problemi di leadership. Con Borja Valero, Ribery, Bonaventura la società sta cercando di colmare il gap di personalità con le squadre che nelle ultime stagioni le sono arrivate davanti in classifica. E’ chiaro però che non ci possiamo aspettare lo stesso giocatore di 5 o 6 anni fa. Dovrà essere un uomo di rotazione e non più il fulcro del centrocampo viola.

Quanto all’aspetto emozionale poi, io sono tra quelli che hanno smesso di innamorarsi dei calciatori. Dopo aver visto Batistuta andare a vincere in giallorosso, ho promesso a me stesso che non lo avrei più fatto. Con la maglia viola addosso ci sono solamente due persone che meritano di rimanere eternamente nei cuori dei tifosi come vere e proprie bandiere, Davide Astori e Giancarlo Antognoni. Tralasciando la tragedia del povero Astori, “La luce” è stata l’unica vera bandiera mai ammainata: diversamente da tutti gli altri, ha respinto al mittente ogni tipo di offerta per giocare sempre con la stessa maglia! Ha detto no alla Juve di Agnelli, al Milan di Liedholm ed a tutti coloro che si sono presentati a bussare alla porta. Giancarlo Antognoni è l’unica bandiera che si merita di non essere mai riposta in un cassetto. A differenza di tutti gli altri, ha giocato in maglia viola quando si puntava a vincere, quando si lottava per salvarsi, quando era considerato un peso dalla società senza lamentarsi mai. A qualcuno magari fischieranno le orecchie, ma le vere bandiere sono queste. Tutto il resto è social network, comunicazione, merchandising.

Bentornato Borja Valero!

Che la nuova avventura sia entusiasmante quanto la precedente!

Il giorno di Jack

Finalmente è arrivato a Firenze! Giacomo Bonaventura è virtualmente un nuovo calciatore della Fiorentina e sta per firmare il contratto che presumibilmente lo legherà alla maglia viola per i prossimi 2 anni. Arriva svincolato dal Milan che, nell’ottica della nuova gestione tecnica, ha deciso di non avvalersi più delle prestazioni del centrocampista di San Severino Marche.

Bonaventura, nato il 22 agosto del 1989, ha esordito in Serie A con la maglia dell’Atalanta nella stagione 2007/2008, ma ha iniziato a giocare con continuità nella seconda parte del 2009/2010 con la maglia del Padova. Tornato poi alla sua casa calcistica, a Bergamo è rimasto fino alla stagione 2014/2015 prima di approdare al Milan. Fino ad oggi ha disputato 254 gare in Serie A in cui è riuscito a segnare 44 reti ed a smistare 38 assist: in una gara ogni tre è dunque entrato, in un modo o nell’altro, nel tabellino dei marcatori.

Personalmente credo sia un grande colpo. Frenato spesso da troppi infortuni, Bonaventura è innanzitutto un calciatore intelligente ed ha una grandissima dote, quella di saper giocare in quasi tutti i ruoli della metà campo: interno di un centrocampo a 3 sia a destra che a sinistra, trequartista dietro 1 o 2 punte, esterno offensivo di un attacco a 3 oppure esterno offensivo in un 4-2-3-1. In altre parole ha cultura calcistica, nel senso che conosce il gioco e dunque sa interpretarne i vari aspetti. E’ un calciatore che raramente fa la giocata da lasciare a bocca aperta, ma quasi mai sbaglia la scelta decisiva: questa si chiama competenza. Oltre a tutto ciò, vede anche la porta! Le sue statistiche parlano chiaro, considerando anche che negli ultimi anni al Milan ha spesso giocato spezzoni di gara a causa degli infortuni. Se la malasorte deciderà di lasciarlo finalmente in pace, ci potremo godere il tipico calciatore che fa la fortuna di ogni allenatore.

Qui però veniamo al dunque. Nel 3-5-2 che abbiamo visto riproposto nelle prime amichevoli stagionali, Bonaventura può giocare nei due ruoli di centrocampo vicino al centrale (dove con Castrovilli e Amrabat inamovibili ci sarebbero lui e Duncan a giocarsi una maglia), oppure vicino all’attaccante (ma qui Ribery non si discute). Possibile che la Fiorentina abbia investito su di un calciatore della nazionale italiana che ha appena compiuto 31 anni un contratto biennale economicamente pesante solo per avere un’alternativa? Oppure davvero il buon Beppe sta pensando a qualcosa di diverso? Solo il tempo ci fornirà la risposta, ma intanto noi lo speriamo con tutto il cuore.

E’ tornato Ribery

La seconda uscita stagionale viola si è conclusa con un perentorio 5-0 contro la Lucchese.

Ma cosa ci hanno raccontato questi 90 minuti?

1. La partita non ha avuto grande significato non tanto per l’avversario, quanto per le molteplici assenze dei calciatori impegnati con le rispettive nazionali. In mezzo ad una gara insipida, come al solito ha giganteggiato Frank Ribery. Autore di una doppietta dopo aver colpito anche un palo, il francese ha dimostrato ancora una volta di essere l’unico fuoriclasse e l’unica fonte di gioco della squadra. Tutto passa dai suoi piedi e dalle sue invenzioni…. Basterà per vivere una stagione diversa rispetto alle ultime?
2. La prova positiva degli esterni Lirola e Venuti: spingono spesso e volentieri ed a volte dialogano tra loro quasi fossero gli esterni dell’Atalanta di Gasperini. Non hanno purtroppo quella qualità e si vede, ma per il resto niente da dire.
3. Kouamè : malissimo nel primo tempo quando si divora incredibilmente due occasioni nitide a tu per tu col portiere, si rifà con una doppietta nella ripresa. Si muove tanto, detta spesso il passaggio, ma sembra non avere il killer instinct del bomber. Una buona seconda punta che però fatica a fare il riferimento solitario. Servirà in un 3-5-2 in cui Ribery interpreta il ruolo di seconda punta?
4. La rete fallita da Eysseric : già il colore bianco non gli dona, vederlo poi sbagliare il gol con un rigore in movimento a 7 metri dalla porta, è una roba da ridolini… Grazie Pantaleo, per lui, Cristoforo, Montiel, Dabo, Zekhnini, Terzic e chi più ne ha più ne metta…

Chiudo poi con una riflessione più generale: anche stavolta, tanto per non sbagliare, abbiamo assistito ad una squadra schierata con un 3-5-2 assolutamente scolastico nelle mani di Ribery. Questo modulo, per essere efficace, ha bisogno di esterni di grande qualità che saltino spesso l’avversario che si trovano di fronte. Siamo proprio sicuri che con Biraghi, Lirola, Venuti, Chiesa fuori ruolo, sia questo il modulo più adatto a questa squadra? La relativa novità della serata, non so quanto dettata dall’avversario e quanto da una precisa volontà tattica, è stata una ripresa del gioco con verticalizzazioni più frequenti dai difensori (soprattutto Caceres) su Ribery scavalcando il centrocampo. Se fosse un’inversione di tendenza, non sarebbe preferibile investire su un difensore che sappia impostare bene dal basso, anziché su un centrocampista, visto che i viola dispongono già di Amrabat, Duncan, Castrovilli e Pulgar? La squadra poi è piena zeppa di seconde punte che sono capaci di sfruttare le seconde palle e di buttarsi negli spazi: Kouamè, Vlahovic, Ribery, Chiesa sono tutti attaccanti esterni o comunque hanno bisogno di un riferimento là davanti. L’unica punta centrale è Cutrone…perché giocare con un 3-5-2 dove Ribery gioca dietro una punta che nemmeno abbiamo? Un’ultima domanda che rimarrà senza risposta, come tutte le altre: che senso ha togliere Igor dopo 55 minuti per mettere Ceccherini e far fare i 90 minuti a due titolari inamovibili come Caceres e Pezzella? Far mettere minuti nelle gambe anche agli altri forse sarebbe preferibile ed aiuterebbe anche a prevenire possibili infortuni.

5000 volte grazie!

Ieri sera, prima di andare a letto, ho aperto il sito e mi sono emozionato!

I numeri solitamente sono freddi, non raccontano nulla, non danno emozioni. Stavolta invece, non è assolutamente così. 5.000 (cinquemila!!!) persone hanno aperto il mio blog www.ilcornerdellungo.wordpress.com per leggere i miei pensieri, per riflettere con me, per commentare, interloquire, crescere insieme.

Cinquemila visualizzazioni in due mesi e mezzo per un sito fatto completamente da autodidatta (e magari si vede pure) con il mese di agosto nel mezzo. Mi viene in mente una sola parola: GRAZIE! Grazie davvero per questo senso di comunità che mi avete trasmesso e ci siamo trasmessi a vicenda. Il dialogo, il confronto, la conoscenza, sono gli unici antidoti alla violenza e rafforzano sempre la libertà di pensiero e di azione.

Nella speranza che, dopo aver messo un “mi piace” su Facebook facciate un giro sul blog per leggere i contenuti,  vi prometto che ci metterò tutto me stesso per tenere il blog aggiornato e per rispondere a tutti i vostri commenti!!

Di nuovo clienti?

Ma Rocco Commisso lo ha detto davvero?

“40 mila persone sono troppe, però iniziamo con 5 mila. Dobbiamo incominciare il più presto possibile perché le aziende vanno avanti con i clienti e i nostri sono i tifosi – ha dichiarato a RTV38 – Qualsiasi azienda ha bisogno dei propri clienti, il calcio non è diverso.”

Ecco….appunto….lo ha detto davvero!

Dopo alcune dichiarazioni molto simili della precedente proprietà ed in particolare di Cognigni, i tifosi si rivoltarono perché non volevano essere trattati come dei normali clienti di un qualunque bene da vendere o da acquistare; al momento la reazione, per fortuna, non sembra essere la stessa. Nonostante ciò, credo sia necessario approfondire le dichiarazioni del proprietario della Fiorentina. La lingua italiana è molto ricca, questa è la sua bellezza, ma quando la si usa si deve fare attenzione al significato ed alle sfumature dei termini che si vogliono utilizzare. Il termine cliente presume ci si trovi davanti a qualcuno che compra un bene o un servizio e sinceramente mi rifiuto di considerare il calcio come tale. Il calcio, la partita, il tifo è emozione, passione, sudore, amicizia, gioia e dolore, vittoria e sconfitta non solamente della tua squadra del cuore ma (almeno a Firenze) della tua città. Quando si acquista un abbonamento allo stadio, non si compra uno stereo, una TV, un lettore CD, ma si versa una quota per contribuire alle fortune della tua squadra e per andare allo stadio a palpitare tutti insieme. Ricordo poi che il cliente in quanto tale, spesso si sente in diritto di chiedere delle cose che magari non gli spetterebbero nemmeno. Il tifoso invece, chiede solo di potersi emozionare e di poter gioire o soffrire insieme ad altri appassionati come lui. Ma la differenza fondamentale tra tifoso e cliente è che il cliente compra un oggetto, il tifoso è un sognatore innamorato che come tale non deve MAI essere tradito.

L’occasione è ghiotta per parlare anche dell’assetto societario della nuova Fiorentina di Commisso, che credo debba essere assolutamente rinforzata. Se per la parte sportiva sembra si sia deciso per una struttura snella dove Barone e Pradè si occupano della prima squadra con Antognoni e Dainelli, mentre Angeloni si occupa del settore giovanile con Niccolini e Cappelletti, consiglierei al Tycoon di curare maggiormente la parte relativa alla comunicazione. Le tantissime interviste concesse ad esempio, non sono funzionali al messaggio che si vuol dare. La proprietà di solito parla se ha qualcosa di importante da dire, altrimenti si rischia un flusso continuo di dichiarazioni che non permette di focalizzare l’attenzione sulla parola del proprietario (o padrone che dir si voglia). Mentre i video relativi alle nuove maglie, agli allenamenti o ai calciatori sono bellissimi, le conferenze stampa senza contraddittorio e senza giornalisti presenti che possano fare domande, lo sono un po’ meno. E’ veramente strana la gestione della comunicazione da parte della nuova proprietà soprattutto se si pensa all’organizzazione dello sport americano: negli Stati Uniti, le proprietà e le società sportive cercano in ogni modo la fidelizzazione del tifoso (non del cliente) e su quella basano poi le campagne marketing, quelle mediatiche ed ogni singola mossa, qui sembra invece si cerchi di fare il contrario.

Il credito che Rocco Commisso ha presso la piazza di Firenze è ancora immenso, ma consiglio sommessamente di fare attenzione perché le passioni sono dei fuochi che si accendono velocemente, ma allo stesso modo rischiano di spengersi.

La prima sgambata

Cosa resta della prima amichevole disputata dalla Fiorentina contro la Primavera? Tre curiosità e tre riflessioni di campo per iniziare a pensare alla nuova stagione.

Le 3 curiosità:

  1. Gaetano Castrovilli con la n. 10: il gol col cucchiaio che ha segnato in occasione del 5 – 0 testimonia che la scelta (non ancora ufficiale) di affidargli il numero più pesante del gioco del calcio, potrebbe essere la mossa più azzeccata degli ultimi anni. Finalmente dopo Mutu, e dopo aver visto con il 10 perfino Rùben Olivera o il Tanque Silva (!!!), un nuovo interprete degno di quella maglia?
  2. L’aver indossato subito la terza maglia, che tra l’altro a me piace tantissimo. Dopo aver abbandonato (purtroppo) i colori del calcio storico, la nuova proprietà ha dimostrato di non aver dimenticato del tutto la storia di Firenze con l’omaggio alla Repubblica Fiorentina. E’ nota la gelosia e l’orgoglio che i tifosi viola hanno nei confronti delle proprie tradizioni e della propria città e credo che la nuova maglia interpreti perfettamente questo spirito.
  3. La standing ovation tributata dalla squadra viola ai ragazzi della Primavera nel momento dell’ingresso in campo è stata la pagina più bella del pomeriggio. Vedere Castrovilli, Pezzella e soci attendere l’ingresso dei ragazzi di Aquilani per tributare loro il giusto applauso è sinonimo di un vento che cambia: finalmente si guarda al Settore Giovanile come un tutt’uno con la prima squadra, e la nascita del Centro Sportivo che verrà utilizzato da tutte le squadre viola, ne è il segno più tangibile.

Le 3 riflessioni tecnico-tattiche:

  1. Amrabat era il calciatore più atteso di questa amichevole e non ha deluso le aspettative. Intanto credo sia giusto dire che se l’acquisto fosse stato definito adesso anziché a gennaio scorso, l’entusiasmo della piazza sarebbe ben diverso. Sicuramente il nuovo centrocampista della Fiorentina non difetta in personalità (basti vedere come si è preso ed ha difeso il pallone per tirare il rigore), né in prestanza atletica (ha sradicato decine di palloni dai piedi avversari per far ripartire l’azione). Non è un mediano classico, ma ha i tempi per giocare davanti alla difesa: non capisco dunque tutto questo affannarsi dietro la ricerca di un regista in una squadra che difenderà molto bassa e cercherà di rubare palla agli avversari e ripartire. In più, Amrabat ha bisogno di spazi per correre perché è difficile ingabbiarlo in un ruolo, dunque un centrocampo a 2 sarebbe più adatto che un centrocampo a 3 con un regista accanto.
  2. Se qualcuno in questa estate aveva pensato che la Fiorentina potesse sperimentare nella prossima stagione la difesa a 4, ho paura rimarrà deluso. Anche contro la Primavera, la squadra è stata schierata con il solito 3-5-2, con i soliti tre difensori titolari, con Chiesa largo a destra a fare tutta la fascia. Ma un esperimento anche solo per farci sperare non si può fare nemmeno contro Aquilani e soci? Una difesa a 4 con due terzini che spingono dal basso proprio mai? Una squadra con due esterni offensivi (tra cui Chiesa) che arrivano sul fondo e servono decentemente gli attaccanti non si possono vedere nemmeno a fine Agosto?
  3. Saponara continua ad essere uno dei giocatori tecnicamente più deliziosi del panorama italiano. Se solo la Fiorentina dovesse giocare sempre le gare amichevoli o partite contro le compagini di bassa classifica sarebbe un titolare fisso. Anche contro la Primavera ha disegnato calcio con lanci, assist e cross meravigliosi: un enigma irrisolto del calcio italiano.  

PS: il magazziniere arbitro ci ha restituito l’immagine di un calcio che non c’è più!!!

La storia dei grandi portieri viola (parte VII)

Eccoci giunti all’ultimo grande portiere della storia viola, almeno fino ad oggi. Arrivato in Italia grazie all’Inter, la sua grande fortuna è stata l’incontro con Cesare Prandelli che lo ha fatto sbocciare definitivamente prima a Verona, poi a Parma ed infine a Firenze. Idolo delle folle per i suoi atteggiamenti istrionici e le sue acconciature, è sempre stato un professionista esemplare ed un punto fermo anche dello spogliatoio nei momenti di difficoltà. Non riuscirà a vincere nulla in maglia viola ma è ancora oggi ricordato da tutti i tifosi viola come l’interprete di alcune tra le più belle parate mai viste. Sarà già chiaro a tutti che stiamo parlando di

SÉBASTIEN FREY

Arrivato a Firenze dal Parma su precisa indicazione di Cesare Prandelli nella stagione 2005-2006, ha disputato in maglia viola 5 campionati fino a quella 2010-2011. Sono stati anni esaltanti per i colori viola quando, grazie soprattutto alla coesione magnifica che si era creata tra squadra, allenatore, proprietà e pubblico, la Fiorentina divertiva e si faceva rispettare in Italia ed in Europa. Grazie alle sue doti feline tra i pali, nonostante qualcuno continuasse ad obiettare su alcune rotondità di troppo nel fisico, Frey ha vissuto la parte migliore della carriera proprio a Firenze, come lui sempre racconta. Protagonista di 218 partite in maglia viola, è rimasto imbattuto per 71 volte, ossia nel 32,6% delle occasioni. Nelle 218 gare, il portiere francese ha subito 219 reti totali, con una media di 1 gol subito per ogni infilata di guanti. Sotto i capelli ossigenati c’era un grande portiere, oltre che un cuore viola che batteva!

Lo stato nell’economia

E’ notizia di queste ore l’accordo tra Cassa Depositi e Prestiti e Tim per lo sviluppo della rete unica a banda ultralarga in tutta Italia. Al di là di ciò che si possa pensare in merito all’accordo in sé, questa decisione, dopo quella presa in merito alle concessioni autostradali, sottolinea di nuovo il modus operandi che in questi mesi il governo sta utilizzando in campo di politica economica e ci interroga sul ruolo dello stato nel settore produttivo ed economico del paese. Questo esecutivo infatti, sta attuando precise scelte di politica economica che meritano un approfondimento non solo dal punto di vista procedurale, quanto semmai dal punto di vista filosofico. Personalmente credo che la scelta di mantenere una sorta di controllo pubblico sugli asset strategici del paese sia assolutamente condivisibile. Poiché parte delle spese per i lavori per la copertura della banda ultralarga saranno sostenute da fondi europei, la maggioranza azionaria della nuova società resterà in mano privata in modo da non incorrere nella procedura d’infrazione, mentre la governance verrà esercitata da un soggetto terzo individuato comunque in Cassa Depositi e Prestiti. Non mi dilungherò sulla composizione della nuova partnership che vedrà coinvolte anche Tiscali ed il fondo americano KKR con Fastweb perché, oltre ad essere complicato, molti aspetti sono ancora oscuri; ciò che interessa adesso è la chiave di lettura della politica economica del governo.

Il Conte2, che su diversi aspetti non ha cambiato linea politica (basti pensare che i decreti sicurezza tanto cari a Salvini sono rimasti sostanzialmente invariati), in sede di politica economica ha messo in atto dei provvedimenti in assoluta controtendenza rispetto al governo precedente ed anche a quelli che hanno guidato l’Italia negli ultimi anni. Sia nella gestione dell’emergenza Covid, sia nella gestione del caso Autostrade che in quello della rete unica, questo esecutivo ha rimesso lo Stato al centro del villaggio. Pur essendo fortemente contestato dal nuovo Presidente di Confindustria Bonomi (che ogni tanto dovrebbe pensare anche a tutte quelle aziende che hanno preso bonus a pioggia pur non avendone diritto e che evadono miliardi di euro di tasse), i ministri competenti Gualtieri e Patuanelli hanno messo in mano allo Stato la barra del comando economico. Del resto molteplici economisti ed in particolare Keynes e tutta la sua scuola, hanno basato le proprie teorie di politica economica sulla ciclicità: in economia ci sono cicli espansivi e cicli recessivi. Quando la ricchezza aumenta ed il mercato funziona, è giusto che lo Stato sia solamente un controllore, un arbitro che fa rispettare le regole, soprattutto quelle del mondo del lavoro. Quando invece ci troviamo in momenti di arretramento e crisi, la leva dello Stato può diventare decisiva per far ripartire l’economia e per aiutare lo sviluppo del paese.

I ministeri economici hanno il dovere di indirizzare le politiche governative in modo da dare un’idea di futuro al paese: detengono dunque l’onere e l’onore non solamente di legiferare al fine di facilitare la ripresa economica, ma anche di investire soldi pubblici in settori strategici. Nel nostro Paese ad esempio, credo sarebbe necessario far partire i cantieri per mettere in sicurezza il territorio dal dissesto idrogeologico e dai terremoti: con i soldi pubblici, quante ditte potremmo far lavorare? Quante persone potrebbero nuovamente tornare ad avere stipendi decenti? E se questi lavoratori tornassero ad avere un discreto tenore di vita, potrebbero ricominciare a consumare e dunque anche l’indotto potrebbe ripartire. E soprattutto, quanti morti e disastri potremmo evitare creando (tra l’altro) lavoro, ricchezza e dunque benessere? A cosa serve lo Stato se non ad aiutare la comunità nei momenti di difficoltà?  Non è sufficiente gestire la crisi solamente dal punto di vista sanitario, ma il governo deve assumere il comando, insieme all’opposizione responsabile, per far ripartire il paese.

Ecco che diventa uno snodo fondamentale la prossima compilazione del Recovery Plan con il dialogo e l’apporto di tutte le forze del nostro paese: come già detto altre volte, è un’occasione che l’Italia non può assolutamente fallire. Come e dove spendere i soldi del Recovery Fund dovrebbe essere il tema di cui dibattere 24 ore al giorno tra tutte le forze politiche ed in ogni giornale, sito internet o trasmissione televisiva. Da qui passa il futuro del nostro Paese e dei nostri figli!

Purtroppo invece, anche in questi giorni, si vive in una campagna elettorale perenne in cui tutte le forze cercano di spararla più grossa e le prossime elezioni regionali ed il referendum non aiutano certo nella ricerca della sobrietà.