Il talento – Parte prima

Alzi la mano chi tra di voi, appassionati ed amanti del gioco del calcio, non ha sognato almeno una volta di fare il calciatore. E, nel caso affermativo, chi non si è mai immaginato con la maglia numero 10 della propria squadra del cuore. Ma perché proprio con il 10, l’unico numero che ancora oggi racchiude il sogno di essere il più bravo di tutti? Perché il dieci (el Diez) è estro, talento, fantasia, imprevedibilità, sana follia calcistica.

Si è spesso dibattuto sulla natura e sull’origine del talento: citando dal vocabolario, la parola nasce dalla “parabola dei talenti”, che raffigurano e sono simbolo dei doni affidati da Dio ai servi. Già dall’etimologia della parola dunque, si parla di dono, di capacità fuori dal comune regalate da Dio. E’ indubbio che il talento vero, quello raro, è affidato a pochi: quanti sono i calciatori baciati dal talento puro? Eppure tutti i bambini che giocano ai giardini o nelle scuole calcio sognano di diventare i nuovi Messi, Pelè, Maradona, Ronaldo (quello vero), Ronaldo il portoghese, non certo Malusci, Piraccini o Chierico (con tutto il rispetto per i tre ultimi calciatori citati, ottimi professionisti). Anche nel campo delle arti, dai musicisti agli attori fino agli scrittori ed ai cantanti, tantissimi ci provano, tanti riescono a vivere del proprio lavoro, ma pochissimi diventano stelle indiscusse. La differenza tra il mediano ed il trequartista spesso è dovuta al talento, a quella capacità tecnica che permette a determinati calciatori di effettuare lo stesso gesto tecnico in condizioni di difficoltà mantenendo pulizia del gesto ed efficacia nell’esecuzione. Senza scomodare il gol di Maradona contro l’Inghilterra ai Mondiali del 1986 in Messico, ci sono calciatori che riescono a dribblare nello stretto anche di fronte ad un pressing asfissiante, ed altri che preferiscono passare la palla al compagno più vicino. Sono entrambi calciatori professionisti, ma uno è tecnicamente molto più dotato dell’altro.

Tutto ciò per dire che certamente la qualità sopraffina di alcuni è un dono (che poi sia divino oppure naturale lascio a voi la scelta), ma ciò che è certo è che il colpo di genio, la giocata a sorpresa è il motivo per cui milioni di persone guardano il calcio. La serie di articoli che comincia oggi, vuole analizzare il modo in cui negli ultimi anni la tecnica calcistica è stata soppiantata da un tatticismo esasperato e da una sempre maggior importanza della forza fisica nel gioco del calcio. Tale tendenza, studiata e sottolineata con colpevole ritardo, ha visto negli ultimi anni una risposta didattica in controtendenza che parte dalle scuole calcio e che cercheremo di approfondire.

Ciò che intanto possiamo certamente sottolineare è che per esprimere le proprie capacità ed il proprio talento, il bambino o il calciatore affermato ha bisogno del contatto con l’attrezzo, cioè con la palla. Senza un rapporto continuo tra il ragazzo ed il pallone, il calcio diventa solo un’esercitazione tattica o fisica che poco ha a che fare con l’essenza del gioco. Le occasioni di contatto con la palla erano certamente maggiori fino ad almeno 20 anni fa. Quando eravamo bambini noi, era più facile giocare da soli ai giardini con il pallone fino a sera: e non c’erano fasce di età (spesso si giocava con amici, cugini o anche bambini conosciuti per caso ai quali non chiedevamo certo quanti anni avevano), non c’erano casacche (al massimo di estate ci si distingueva facendo levare la maglietta ad una squadra), non c’erano arbitri, non c’erano genitori a dare consigli anche nelle partitelle ai giardini. Siamo cresciuti marziani? Siamo cresciuti con problematiche psicologiche? Ci sentivamo abbandonati? No…semplicemente ci sentivamo liberi…. liberi di esprimere la nostra personalità attraverso un meraviglioso sport di squadra per il quale bastava trovare 4 legni o degli zaini da sdraiare quali pali per le porte ed un pallone da poter calciare o parare!

Alla prossima puntata!!

La nuova Fiorentina di Prandelli

E’ quasi terminata la prima settimana della nuova esperienza di Cesare Prandelli alla guida della squadra viola ed iniziano a filtrare le prime indiscrezioni in merito al lavoro svolto.

La prima cosa che sembra ormai assodata, è che la compagine viola conterà nelle prossime partite su di un numero diverso e maggiore di giocatori offensivi. A differenza della gestione Iachini infatti, sembra che venga abbandonata la strada dell’unico attaccante con a fianco Ribery o Callejon (non voglio nemmeno parlare della parentesi senza punte di Roma), per far spazio ad un tipo di calcio diverso: una punta, Vlahovic o Cutrone, e due calciatori offensivi sugli esterni in grado di creare rifornimenti per cercare la via della rete.

Partendo dunque dal basso, al di là della disposizione difensiva, che dovrebbe comunque essere a 4, sembra che l’obiettivo primario sia quello di cambiare il modo di interpretare il possesso palla e dunque quello di impostare l’azione. Differentemente dalla squadra di Iachini infatti, l’idea di Prandelli è quella di far ripartire l’azione dal basso allargando gli esterni quasi sulla linea laterale in modo da avere maggiori spazi per impostare, e di dare meno punti di riferimento centrali agli avversari. Sfruttando l’ampiezza del campo, sarà probabilmente più semplice anche per i centrocampisti venire a prendere palla con più libertà di azione e maggiori spazi di verticalizzazione. Se Prandelli deciderà di impostare la squadra con quattro difensori, i due centrali dovrebbero essere Milenkovic e Pezzella, mentre conoscendo il mister, i due esterni dovrebbero essere uno più difensivo (Caceres o in caso diverso Lirola) ed uno più offensivo, ovviamente Biraghi. Avere difensori dai piedi discreti sugli esterni, dovrebbe offrire ai centrocampisti (Pulgar ed Amrabat dovrebbero essere i titolari), la possibilità di ricevere palla già con il corpo rivolto verso la porta avversaria anziché spalle alla porta. Può sembrare un dettaglio di poco conto, ma avere già la visuale libera verso la metà campo avversaria, permette di velocizzare l’azione e giocare più spesso ad uno o due tocchi. Qui Castrovilli con gli inserimenti in verticale, Ribery e Callejon con movimenti coordinati sugli esterni, possono creare superiorità numerica oppure sfidare i marcatori nell’uno contro uno partendo in movimento anziché da fermi. Anche in questo caso, l’opportunità di ricevere palla in movimento, non solo crea maggiori presupposti di pericolosità, ma limita anche il rischio di subire quei falli che causano infortuni perché gli interventi arrivano da dietro con il calciatore spalle alla porta. Alternativi a Ribery e Callejon, sugli esterni possono essere chiamati in causa sia Kouamè che Bonaventura: un peccato aver fatto partire un giovane come Sottil che a Cagliari sta facendo bene esattamente in quel ruolo!

L’incognita resta poi sempre quella del centravanti. Dalle prime indicazioni, sembra che Prandelli voglia provare a dare fiducia a Vlahovic; io continuo a pensare che il serbo non sia una prima punta ed anzi credo che in una squadra che riesce a portare spesso palla sugli esterni d’attacco per giocarsi gli uno contro uno, Vlahovic potrebbe interpretare anche il ruolo di esterno a piede invertito per arrivare a calciare in porta. Dovrà poi essere chiaro se Cutrone sia impiegabile liberamente oppure no, viste le clausole esistenti per il riscatto del calciatore dal Wolverhampton; altrimenti il serbo sarà certamente il prescelto.

Molto, se non tutto, passa dunque dall’interpretazione di un calcio completamente diverso. Un calcio in cui si torni a cercare lo spazio da creare per fare i movimenti giusti ed il tempo della giocata, come unica stella polare: senza spazi da attaccare e con tempi di gioco troppo prevedibili, si tornerà ad ingolfarsi in un calcio grigio, triste e noioso.

A Prandelli ed ai calciatori viola spetta prenderci per mano e portarci verso la luce in fondo al tunnel.

Diario di un cassintegrato (parte II)

E chi lo ha detto che la vita del cassintegrato è noiosa e ripetitiva? In realtà è piena di sorprese! Pensate che addirittura talvolta capita che, appena dopo 4 giorni dalla tua messa a riposo forzato, è possibile ricevere una telefonata per rientrare al lavoro ma solo per alcuni giorni! Una cosa stupefacente!! La tua gioia per il ritorno alla produttività (come direbbe Toti), viene però subito strozzata dalla comunicazione che tale turnazione è valevole solo per una settimana: poi si vedrà….ecco appunto…mi raccomando non ci montiamo la testa!!! Ed allora mi trovo a comprendere quei lavoratori che hanno come unica tutela il cosiddetto contratto di lavoro a chiamata (come se tu fossi un panchinaro sempre pronto a subentrare a gara in corso), e ritorno a pensare addirittura a quei momenti dell’adolescenza quando speravo sempre nella telefonata del negozio di caramelle (la mitica “La Chicca”) per sentirmi autonomo e non dover chiedere ai miei genitori i soldini necessari a qualche scorribanda in centro con gli amici!

In questo paese credo sarebbe necessario riaprire la discussione sulle tutele del mondo del lavoro: quello a chiamata è realmente un lavoro? E quello in affitto? Se non sbaglio la chiamano modernità…. E c’è pure chi si è inventato la storia delle parole in inglese per rendere più accettabile tutta questa robaccia, dal Jobs Act al Job on call…..

La sfida dei primi giorni di cassa integrazione è stata quella della ricerca di un equilibrio tra il tempo disponibile e gli impegni: una ricerca di normalità e di serenità alla quale hanno concorso enormemente mia moglie, che non fa pesare minimamente la cosa, ed i due bambini che scorrazzano tutti i pomeriggi e tutte le sere per casa senza farmi ricordare la parola noia. A tutto ciò si è aggiunta la possibilità di dedicare un po’ di tempo ad alcuni miei interessi che normalmente sono costretto a trascurare. Se posso consigliare una lettura ad esempio, mi sono immerso in questi giorni nella raccolta di scritti “Il mondo di Gianni Mura”, uscito insieme al quotidiano “la Repubblica” dopo la sua scomparsa e devo dire che ogni pagina è un quadro, un dipinto, un’emozione.

Tutto intorno intanto, la situazione peggiora di giorno in giorno con l’inserimento della mia regione, la Toscana nella zona arancione. Queste nuove restrizioni, queste nuove chiusure spingono purtroppo tante altre persone nella mia stessa condizione “lavorativa”: stavolta però, non vale il detto “mal comune mezzo gaudio” poiché la forza di questa seconda ondata è psicologicamente più dura da affrontare proprio perché tende a colpire nuovamente le stesse categorie che erano già state toccate dalla prima. Se c’è una cosa che ho sentito dire e che trovo profondamente FALSA è che il virus colpisce tutti nella stessa maniera. Se dal punto di vista clinico è assolutamente così, lo stesso non si può dire dal punto di vista economico: ci sono categorie di lavoratori che non si sono visti minimamente colpiti da questa crisi!! I dipendenti pubblici ad esempio, non solo non hanno perso un euro in busta paga, ma hanno anche potuto svolgere il loro lavoro da casa senza alcuna problematica. Interi uffici non sono praticamente mai tornati a lavorare in presenza da marzo! Buon per loro, ci mancherebbe! Ma credo che chi non è stato minimamente toccato dalla crisi, dovrebbe essere chiamato a contribuire in qualche modo. Sia per i settori che hanno accumulato grandissime ricchezze in questa fase (vedi il commercio via web), sia per le categorie che hanno tutele lavorative quasi esclusive e che invece dovrebbero essere estese a più lavoratori.  

Nessuna richiesta di vendetta, nessuna richiesta di punizione, solo la richiesta di equità e giustizia.

Per oggi è tutto, alla prossima puntata del meraviglioso mondo di un cassintegrato!!

Il Risiko Italia

Mentre alcune regioni hanno appena ricevuto  il nuovo verdetto cromatico, come ad esempio la Toscana che è passata dalla zona gialla a quella arancione, in Italia si susseguono le polemiche. Come tutti voi saprete infatti, con l’ultimo DPCM del governo Conte, il nostro paese, per scongiurare un altro lockdown generalizzato che probabilmente avrebbe definitivamente messo in ginocchio l’economia, è stato suddiviso in colori che fotografano il grado di pericolosità del contagio e la realtà della situazione regionale. Ecco dunque la suddivisione dal più grave (rosso) al meno grave (giallo) mentre nessuno è nella condizione ideale, cioè in zona verde. La speranza è che tale decisione abbia più fortuna di quanto non sia accaduto in  Francia dove tale politica di suddivisone in fasce non ha ottenuto i risultati sperati.

Al di là delle polemiche e dei dubbi generati dall’inserimento di alcune regioni in una fascia anziché in un’altra (la più clamorosa certamente la Campania), credo sia doveroso fare alcune considerazioni. Innanzitutto è bene sottolineare che l’inserimento delle regioni in determinate colorazioni, non avviene sulla base della simpatia dei Governatori o in funzione di chi abbia i paesaggi più belli, così come è fondamentale sapere che non conta solamente l’indice di contagio. Oltre a quest’ultimo infatti, concorrono altri 21 parametri scientifici che calcolati insieme danno il risultato finale: tra essi ci sono la curva di crescita del contagio, il numero dei letti disponibili in terapia intensiva, la quantità di personale sanitario, la capacità di tracciamento ed altri parametri ancora. Nel caso specifico della Campania ad esempio, è stato rimarcato come la situazione sia effettivamente molto critica a Napoli, ma sia tendenzialmente sotto controllo nelle altre zone della regione. Ecco allora che il governo ha provveduto ad inserire la Campania in zona gialla, ma ha lasciato libertà agli amministratori locali di poter emettere ordinanze maggiormente restrittive.

E qui, come dicevano i nonni, casca l’asino!

Ciò che trovo assolutamente sconsiderato e rivoltante, è l’utilizzo della polemica sulla salute delle persone a fini elettoralistici. Se non erro, Fontana e Gallera accusarono il governo Conte per la ritardata  istituzione delle zone rosse nel bergamasco durante la prima ondata (quando in realtà secondo la legge che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale anche le regioni possono proclamarla); ricordo anche la violenta campagna di stampa in merito alla diffusione del carteggio di quei giorni per riuscire a dimostrare che effettivamente Conte e Speranza avrebbero dovuto essere più rigidi fin da subito per limitare l’evoluzione della pandemia. Adesso però, a fronte dell’istituzione della zona rossa in tutta la Lombardia, lo stesso Fontana si ribella dicendo che la decisione è troppo dura!! E’ possibile sapere quali sono le differenze? Questo succede a destra, mentre a sinistra (o presunta tale) De Luca, che ha fatto una campagna elettorale sui bazooka e sulle restrizioni, che ha richiesto più volte la zona rossa in tutta la regione Campania adesso che la regione è in zona gialla tace? Non esiste più il virus dopo aver vinto le elezioni regionali? Oppure non esiste più dopo le violente manifestazioni di piazza delle settimane scorse? Per non parlare poi di De Magistris: il sindaco di Napoli ormai da più giorni denuncia la situazione disperata degli ospedali cittadini travolti dai pazienti che accorrono nei pronti soccorso per il Covid. Allora perché anche nell’ultimo fine settimana il Lungomare di Napoli era aperto? Sbaglio o in altre città (ad esempio Firenze e Roma) determinate piazze sono rimaste chiuse? Qual è il problema? Abbiamo sempre bisogno dello Stato come parafulmini quando le decisioni da prendere scontentano i cittadini? De Magistris, De Luca, Fontana, Gallera (ci potremmo mettere anche Musumeci e Cirio), sindaci, governatori di centro destra e di centrosinistra vogliamo iniziare ad essere almeno conseguenti a ciò che si dice? La vogliamo smettere di speculare sui problemi della gente? Proprio adesso che il Paese avrebbe bisogno di essere unito, è insopportabile avere ancora a che fare con gli avvelenatori di pozzi, con i solisti della politica, con gli sfascisti, di qualunque parte essi siano. Questa seconda ondata è più difficile soprattutto psicologicamente perché la  gente è più stanca, più povera, più sola.

Tutto serve, tranne la speculazione a fini elettorali: non ora, non adesso!!

Il buono, il brutto, il cattivo

PARMAFIORENTINA= 0 – 0

Al termine di un’altra prestazione inguardabile, la Fiorentina guadagna un punto buono solamente a smuovere la propria deficitaria classifica. Un possesso palla sterile ed inutile annoia anche il più appassionato dei tifosi e certifica nuovamente l’anonimato viola. Sarà un gran bello sforzo riuscire a trovare aspetti positivi in questa valle di sbadigli.

IL BUONO

  • La solidità difensiva: dopo aver ripetuto più volte che uno dei peggiori difetti di questo inizio di stagione era una fase difensiva insufficiente e l’incapacità di tenere la porta di Dragowski imbattuta, la Fiorentina esce dal Tardini senza raccogliere palloni nel sacco. Tra un Caceres un pò più svagato ed un Igor roccioso, svetta ancora una volta Milenkovic bravo stavolta ad interpretare il ruolo di vice Pezzella. Un lampo nel buio.
  • Biraghi: non inventa chissà cosa, ma è uno dei più continui a lanciarsi nella metà campo offensiva. Ci prova spesso, sta bene e si vede. Continuo.
  • Pulgar: tra i centrocampisti impiegati è quello che si sbatte di più. Recupera tanti palloni e cerca di ribaltare spesso l’azione. Il piede non è educatissimo ma almeno ci prova fino all’ultimo. In ripresa.

IL BRUTTO

  • Kouamè: non sfrutta una buona palla gol nei primi minuti di partita. Da lì in poi non ha altre occasioni importanti ma non fa nemmeno molto per guadagnarsele. Viene schierato ancora una volta prima punta anche se è sempre più chiaro che quello non è il suo ruolo. Anonimo.
  • Condizione della squadra: possiamo dire che Fiorentina Parma è stata giocata con ritmi da gara amichevole? E’ lesa maestà asserire che i giocatori viola non hanno più quella bava alla bocca che mostravano nella scorsa stagione? Siamo pappagalli se diciamo che le gare della squadra viola sono tra le più noiose della serie A? Sbadigli.
  • Amrabat: spostato nel ruolo di mezz’ala accanto finalmente a Pulgar, non ruba l’occhio. Alza una diga insieme al cileno che permette alla Fiorentina di rischiare poco o nulla pur avendo diverse assenze in difesa ma non riesce a creare niente. Continuo a pensare che insieme a Pulgar sia perfetto per giocare a 2 in un 4-2-3-1 ma finché abbiamo Beppe in panchina non se ne ne parla. Anche stasera, pur avendo a diposizione solo 3 difensori centrali, li ha schierati subito tutti e tre. Resta comunque la prova sbiadita del marocchino. Mediocre.
  • Ribery e Castrovilli: da loro la Fiorentina si aspetta le giocate decisive e stasera non arrivano mai. Si pestano molto spesso i piedi e, le poche volte in cui decidono di dialogare, non riescono a trovarsi. Un allenatore un pò più vispo avrebbe probabilmente invertito Castrovilli con Amrabat in modo da dare più spazi da attaccare in verticale al numero 10 viola, ma probabilmente chiediamo troppo. La Fiorentina non ha un gioco, se poi loro non girano allora diventa buio pesto. Senza idee.

Ci vediamo su YouTube per le considerazioni da pappagallo: magari ci sono novità!!!

Che si gioca??

Eccolo lì!!! Alla terza occasione ho fatto centro!!! Altro che Kouamè!!! Percorso netto grazie a Roma ed addirittura Sassuolo senza Caputo, Berardi e Djuricic!!! Ok, capito…basta gasarmi….

Sotto con un’altra scommessa!!

La gara più scontata: CAGLIARI – SAMPDORIA = GOL

Mi aspetto una partita spumeggiante con diversi rovesciamenti di fronte. Ranieri è un maestro a preparare le partite contro le squadre che non hanno grandissimi equilibri e dunque le ripartenze di Quagliarella e Keita potrebbero essere letali per la retroguardia sarda che non si è certo dimostrata imperforabile nei primi 6 turni di campionato. Allo stesso tempo però, le compagini allenate da Di Francesco attaccano gli spazi e la profondità come poche altre. Joao Pedro e Simeone sembrano diventanti cecchini infallibili e dunque credo che né Audero, né Cragno usciranno imbattuti. Partita comunque da vedere!

La partita da NON giocare: ATALANTA – INTER

I bergamaschi saranno quelli di Champions contro il Liverpool oppure la ruspa del campionato? Lo stesso Gasperini ha ammesso l’esistenza di problemi nella compagine orobica! E che dire dell’Inter? Partita come favorita per la vittoria dello scudetto, arranca a 5 punti dal Milan ed oltre a lasciare molti punti per la strada, non convince nemmeno più l’assetto difensivo. Strano per una squadra di Conte che però sembra non aver nemmeno centrato i colpi di mercato. L’assenza di Lukaku poi, complica ulteriormente i piani anche se normalmente l’Inter è bravissima a chiudere gli spazi e ripartire. Gara difficilmente leggibile!

La sorpresa della giornata: MILAN – VERONA = X

Partita sulla carta chiusa, ma non ne sarei così sicuro. La squadra di Pioli viene dal pesante tonfo interno in Europa League contro il Lille ed anche nell’ultima di campionato ad Udine non è apparso tonica come in altre occasioni (si è salvato solamente grazie alla prodezza finale di Ibra). Il Verona invece, è una delle squadre meglio allenate del campionato: difficilmente subisce tanto ed ha avuto tutta la settimana per studiare gli avversari. Ha inoltre la capacità di essere letale negli spazi aperti ed il Milan nelle ultime gare ne concede diversi. Se Il Verona esce indenne anche da San Siro si candida a diventare il nuovo Sassuolo!

A voi per i pronostici!

Diario di un cassintegrato

Non ero riuscito nemmeno a finire di leggere l’ordinanza regionale del neo-Presidente Giani ed il DPCM del Governo Conte che io e quasi tutti i miei colleghi, come tanti altri lavoratori in tutta Italia, eravamo già in cassa integrazione. Un devastante dejà-vu, uno sconfortante salto indietro nel tempo. La cassa integrazione, di nuovo, ancora, un’altra volta: dopo i mesi di marzo, aprile e maggio siamo di nuovo nella stessa situazione con gli stessi timori, le stesse paure, le stesse insicurezze.

Il primo sentimento che si prova quando si viene messi in cassa integrazione, quello più netto, quello che ti mangia dentro è il sentimento dell’inutilità. Quel sentirsi un sovrappiù, un qualcosa di cui si può fare a meno, un oggetto che non si vede l’ora di poter mettere in un frigorifero pronto ad essere tirato fuori in caso di necessità. Il secondo sentimento è quello dell’impotenza, del non poterti opporre ad una decisione che ti arriva addosso e ti entra dentro come l’umidità nei giorni piovosi e nebbiosi di novembre. Ma ciò che ti mangia completamente l’anima è sapere che anche stavolta, come a primavera, il periodo di non lavoro sarà professionalmente del tutto inutile e, nel caso si ripresentasse la stessa situazione, potrai nuovamente trovarti in cassa integrazione. 

Spesso viene detto che i periodi di crisi nascondono delle opportunità. Nel mio caso, durante lo scorso lockdown, mi sono guardato dentro ed ho trovato la volontà e la forza di comunicare tutto ciò che adesso trovate in questo mio blog; sono dunque uscito dal primo periodo sofferente ma certamente più forte e credo anche più completo. Ma tutto ciò è avvenuto solamente grazie a me stesso, non perché qualcuno mi abbia aiutato. Questo periodo di forzata sospensione dal lavoro potrebbe, ed anzi dovrebbe, essere un’occasione di crescita anche dal punto di vista professionale, dovrebbe insomma diventare una risorsa! Potrebbe nascere in queste settimane l’idea lavorativa di domani!

Quante volte abbiamo sentito dire che l’Italia dovrebbe investire nella formazione, nella digitalizzazione, nell’alfabetizzazione digitale? Quale miglior momento di questo? Quale miglior momento di quello che stiamo vivendo? Tutti ci invitano a stare a casa, a limitare gli spostamenti, ad azzerare quasi del tutto i contatti sociali non necessari (come se poi ce ne fossero di contatti sociali non necessari….mica siamo delle piante!!!)

Ed allora che aspettiamo? Non solo lo stato, ma anche le aziende private dovrebbero creare delle interconnessioni tra i dipendenti in cassa integrazione! Stimolino l’apprendimento ad esempio delle lingue, la conoscenza di nuovi sistemi operativi e gestionali, organizzino riunione virtuali su alcune delle migliaia di piattaforme esistenti per fare formazione! In tantissime aziende, sappiamo tutti che l’aggiornamento è demandato solo alla volontà del singolo lavoratore: quale migliore occasione di questa? Il paese sta reagendo a questa seconda ondata in modo assai diverso dalla prima: c’è sfiducia, c’è cattiveria, c’è invidia ed il motivo è semplicissimo anche se nessuno sembra averlo capito…..

LA GENTE NON SI SENTE COINVOLTA, SI SENTE ABBANDONATA A SE’ STESSA!!!

Certo l’aspetto economico è importante, anzi fondamentale ed in questo gli ammortizzatori sociali sono la base della nostra pace sociale: ma davvero credete che la gente vada a lavorare solamente per il giorno in cui si riscuote? Davvero credete che un paese possa diventare la settima potenza mondiale con questa mentalità? L’Italia è diventata grande nel mondo per l’ingegno, le bellezze, le eccellenze…in una parola per la CULTURA!!! L’Italia di domani passa dalla conoscenza, quella conoscenza che permette di capire l’esistente per progettare il futuro. Non sprechiamo un’altra opportunità, pensiamoci adesso!