Diario di un cassintegrato (parte sesta)

Siamo giunti al termine dell’ennesima settimana in cassa integrazione. E’ ormai passato più di un mese da quando la mannaia è caduta nuovamente sulla testa mia e di tanti miei colleghi. La turnazione lavorativa mi ha visto impegnato tre giorni su cinque, insomma niente male! L’altra faccia della medaglia però, è quella che mi ricorda che la prossima settimana non lavorerò nemmeno un’ora….vabbè dedicherò il tempo a me stesso!

Nonostante il mio percorso personale di benessere ed autostima prosegua nel migliore dei modi, a volte è veramente difficile continuare ad essere positivi ed ottimisti quando ci si guarda intorno. Nella settimana appena passata ho assistito a diverse cose che mi hanno fatto riflettere e che vorrei condividere. Una delle prime speranze che avevo quando sono entrato nuovamente in cassa integrazione, era quello di non sprecare nuovamente il mio tempo dal punto di vista professionale. Avevo lanciato l’appello, qui ed in altre sedi, affinché il periodo di forzato riposo venisse utilizzato per un aggiornamento, un miglioramento ed un arricchimento professionale grazie ad incontri, riunioni o anche solo colloqui informali. Dopo più di un mese, posso purtroppo dire che il mio messaggio è caduto nel vuoto e che dunque, ho fatto bene ad organizzarmi da solo con tutte le varie cose che sto autonomamente portando avanti. Ancora una volta è stata sprecata l’occasione per crescere, per confrontarci, per migliorare tutti attraverso lo studio ed il pensiero critico.

Se dall’orticello del mio posto di lavoro volgo il mio sguardo oltre, non posso certo dire di vedere cose migliori. Il primo accadimento che mi ha fortemente deluso è stato quello relativo alla proclamazione dello sciopero da parte dei sindacati del Pubblico Impiego. Sicuramente avranno avuto le loro buone ragioni a protestare (anche se poi il fatto che abbia aderito solamente il 4 per cento dei lavoratori dovrebbe far riflettere), ma in un momento come quello che sta attraversando l’Italia, erano proprio i lavoratori pubblici che dovevano scioperare? Certamente le ragioni della protesta avranno avuto a cuore la sorte dei meno tutelati di quel settore, ma c’è bisogno di ricordare che gli statali ed i lavoratori pubblici sono stati tra i pochissimi che in questa pandemia non hanno perso 1 euro, 1 ora di lavoro, 1 giorno di ferie? Era proprio necessario, davanti a larghi strati di popolazione che non lavorano, lavorano a singhiozzo o hanno perso gran parte del proprio reddito, far scioperare il settore che ha sofferto poco o nulla? Non credo sia stato un bel biglietto da visita per i sindacati né tantomeno per il lavoratori del pubblico impiego.

Il posto al sole però, come spesso capita, lo merita la nostra classe politica. Nel un momento in cui finalmente sembra che il Recovery Fund sia stato sbloccato, nel momento in cui ci sarebbe bisogno di chiamare a raccolta le migliori forze del paese per progettare l’Italia di domani, riecco le consuete beghe di palazzo che tanto inspirano l’antipolitica. Da una parte un governo che, dopo aver gestito decisamente bene la prima ondata del Covid19, sembra aver perso la propria spinta propulsiva ed anche la capacità di stare insieme (vedi le gaffes a ripetizione sul caso Commissario in Calabria). Dall’altra un opposizione che dice sempre tutto ed il contrario di tutto basta dare addosso al governo: prima aprire tutto, poi chiudere tutto. Prima dare del dittatore a Conte perché aveva prorogato lo stato di emergenza, poi accusarlo di non aver fatto nulla per prevenire la seconda ondata che loro dicevano non sarebbe mai arrivata. Prima fare polemica sul coprifuoco la sera del 24 Dicembre, poi accodarsi alla Chiesa che ha spostato senza fiatare la data della Messa. Ma nel mezzo, come spesso, accade si stagliano i mestieranti della politica: coloro che aspettano sempre il momento di difficoltà, per affilare le armi e tornare a colpire. Prima si vuole il rimpasto, poi quando qualcuno inizia ad aprire all’ipotesi, si chiede di più per ottenere qualcosa in più. Si pugnala il proprio paese alle spalle durante un Consiglio Europeo pur di avere visibilità e di tornare centrale nello scacchiere politico. In mezzo ad una pandemia, con tutti i soldi del Recovery Fund da spendere in arrivo, mi sembra francamente una follia tornare ancora una volta a pensare alle alchimie politiche: qui la gente non lavora, l’economia non gira, la sanità e la scuola sono al collasso!!

C’è qualcuno a cui interessa??

Nell’avvicinarsi al Natale, l’angolo del consiglio questa volta è dedicato alle famiglie. Ho parlato in questa rubrica dapprima di libri, poi di film e serie televisive, infine di interviste. Stavolta voglio consigliare un documentario in 6 puntate che ho visto insieme a tutta la famiglia su National Geographic: “Turisti curiosi con Bob e Mack”. Viaggi nel mondo di un babbo ex inviato di guerra ed un figlio che ha spesso sentito la mancanza del padre. Adatto anche ai bambini, permette di conoscere anche dei paesi come il Libano che solitamente non vengono mai citati nei documentari. Assolutamente da vedere nelle lunghe giornate casalinghe che ci aspettano nel periodo natalizio.

Alla prossima puntata!

Che si gioca??

Bentornati alla rubrica del venerdì! Innanzitutto voglio rassicurare il mio amico Carlo, e con lui tutti voi: non aprirò un’agenzia di consulenze in scommesse, né tantomeno vi annoierò con video su YouTube (a proposito ne ho inseriti due questa settimana sulla Champions League!) sulle possibili giocate da effettuare nel fine settimana. Del resto anche nel turno scorso non ho azzeccato nemmeno un pronostico ma sono stato in ottima compagnia! Come me anche l’Argentino Fiorentino le ha ciccate tutte, mentre il neo-arrivato Francesco è stato bloccato solamente dal nubifragio di Udine dopo aver preso la prima giocata. Tutti gli altri hanno galleggiato sul 50 per cento….dai dai che è la settimana giusta!!

Eccoci allora ai pronostici….rubrica divertentissima, ma non così affidabile!! 🙂

La gara più scontata: GENOA – JUVENTUS = 2

Un pò perché ci credo, molto per gufargliela, gioco la vittoria della squadra di Pirlo contro i rosso blu. I bianconeri vengono dalla roboante vittoria in quel di Barcellona, mentre il Genoa è riuscito nell’impresa di farsi riacciuffare dalla Fiorentina al 97°. Se davvero Ronaldo e compagni hanno svoltato, è la gara giusta per dimostrarlo e per non perdere ulteriore terreno dalla vetta. Certo i ragazzi di Maran non possono regalare nulla ma la differenza tecnica e di rosa sembra troppo ampia. Se poi la Juve dovesse riuscire a far interpretare a Kuluseski il ruolo di trampolino giusto per lanciare gli attaccanti, allora la svolta potrebbe essere vicina anche per il fantasma di Dybala che finora stiamo vedendo: è l’ultima occasione per l’argentino di insidiare la maglia di Morata, squalificato ancora per un turno. Per tutti questi motivi, credo che Pirlo ed i suoi faranno 3 punti ed il Genoa rimarrà dietro la Fiorentina in classifica.

La partita da NON giocare: CAGLIARI – INTER

E’ stata una settimana tremenda per la fazione nerazzurra di Milano. L’estromissione non solo dalla Champions League, ma anche dall’Europa League grida ancora vendetta non solo per il risultato, ma anche per il modo in cui la squadra di Conte ha giocato la partita più importante dell’anno. Lenti, mosci, senza cattiveria, con un gioco monocorde: sembravano la Fiorentina! La gara di Cagliari potrebbe essere l’occasione giusta per rilanciarsi fin da subito visto che Cragno ed i suoi concedono sempre molte occasioni. Il dubbio però è: la squadra sta ancora con Conte? La società ha ancora il polso della situazione continuando a difendere il proprio allenatore? Di fronte l’Inter si trova il Cagliari, squadra che gioca un gran bel calcio senza preoccuparsi mai degli avversari. Di Francesco può contare nuovamente su Simeone, l’attaccante perfetto per aprire gli spazi a Joao Pedro, anche se è vivo il ballottaggio tra l’ex viola e Pavoletti, che non lo ha fatto certamente rimpiangere. L’Inter concede poco ma solitamente soffre le squadre che tengono ritmi alti. Insomma, un rompicapo da non toccare!

La sorpresa della giornata: BOLOGNA -ROMA = 1

La Roma dopo un avvio folgorante e sorprendente sembra in deciso calo anche per le assenze pesanti che ha dovuto sopportare. La rosa a disposizione di Fonseca (tra l’altro squalificato) non è certamente all’altezza delle grandi del campionato ed a Bologna mancheranno Mancini, Pedro e forse Pellegrini, mentre rientrerà Veretout anche se non si sa in quali condizioni. Di fronte ci sarà il Bologna che sta invece facendo il cammino contrario: dopo un inizio zoppicante, la truppa di Mihajlovic sembra aver trovato maggiore continuità di rendimento e potrebbe avere gli argomenti giusti per mettere in difficoltà la difesa a 3 giallorossa. Seppur senza Orsolini, i vari Sansone, Barrow e Soriano potrebbero trovare i giusti spazi tra le linee per far male alla Roma che sta invece ancora aspettando il miglior Dzeko. Vada per il segno 1!

A voi per i pronostici!

Il talento – parte sesta

Dopo aver approfondito la tematica relativa al diritto di ogni bambino di giocare almeno un tempo di gara dei tre che compongono una partita della scuola calcio, oggi passeremo a trattare la materia fondamentale degli spazi di gioco. Secondo alcuni dei miei maestri calcistici (come il Mister Stefano Dini), il babbo e la mamma del gioco del calcio sono il tempo e lo spazio e dunque, considerando che il tempo di gioco è un aspetto che si allena soprattutto grazie al riprovare continuamente le situazioni di gara, diventa imprescindibile fare muovere i bambini in uno spazio consono alla loro età.

Ricorderete certamente come nel secondo appuntamento di questo viaggio vi abbia raccontato i miei inizi calcistici quando mi dovevo confrontare non solamente con bambini più grandi, ma anche con spazi che sembravano infiniti. Diversi studi portati avanti fin dalla fine degli anni Ottanta hanno dimostrato che il talento, e con esso la tecnica calcistica, prospera laddove il bambino ha la possibilità di toccare tantissime volte il pallone nelle più disparate condizioni di gioco. Ecco allora che, partendo da ciò, si è iniziato a pensare quale fosse il modo migliore per coinvolgere maggiormente il bambino e per aumentare il numero dei tocchi di palla. Fu chiaro fin da subito che il bambino deve avere dei mezzi e degli spazi adatti alle proprie dimensioni: non solamente il pallone del numero 4, non solamente delle porte con dimensioni più piccole (come  quelle di 4 metri di larghezza per 2 metri di altezza), ma anche uno spazio a misura di bambino. Ecco allora nascere l’idea di giocare su di un campo ridotto con un numero più piccolo di partecipanti.

Non pensate però sia stato un passaggio culturale semplice! Ricordo ancora che quando la Federazione Italiana Giuoco Calcio introdusse il nuovo regolamento con il calcio a 5 ed il calcio a 7 (mentre il calcio a 9 è arrivato successivamente), diversi Entri di Promozione Sportiva continuavano ad organizzare campionati o tornei di calcio a 11 anche per i più piccoli perché solo quello era il “vero calcio”! Non si riusciva, o non si voleva vedere che la piccola rivoluzione in atto non faceva altro che accrescere la partecipazione del singolo bambino al gioco ed il suo grado di soddisfazione! Venne inserito dunque, all’interno dell’attività della scuola calcio, il calcio a 5 ed il calcio a 7 per le categorie più piccole, mentre lo step successivo fu appunto quello del calcio a 9; quest’ultimo arrivò poiché ci si accorse che lo scalino tra il calcio a 7 e quello ad 11 risultava spesso difficilmente digeribile soprattutto da quei bambini più indietro dal punto di vista tecnico e motorio. Il salto da un tipo di calcio a quello successivo era troppo grande sia per le mutate dimensioni del campo (dunque lo spazio), sia per le diverse situazioni di gioco (dunque il tempo).

Lo straordinario successo del cosiddetto “nuovo calcio” è stato certificato da moltissimi studi che hanno paragonato il numero dei tocchi della palla, quello dei tiri in porta, quello dello spazio percorso dai bambini. Le condizioni più a misura dei piccoli calciatori, hanno donato nuovo entusiasmo per il ritrovato protagonismo: molti più tocchi della palla, molti più dribbling tentati, tanti tiri in porta effettuati permettevano ai bambini di migliorare molto più velocemente sia dal punto di vista tecnico che motorio. Ciò che poi molti sottovalutano troppo spesso, è l’impatto che la nuova forma di gara ha avuto sulle sedute di allenamento. Fino ad alcuni anni prima, anche le sedute settimanali ricalcavano gli spazi ed i tempi del calcio a 11. Dunque il bambino piccolo non solo veniva mortificato nel proprio entusiasmo in occasione della gara domenicale, ma anche durante la settimana quando si scimmiottava una partita che però era adatta solamente ai bambini che erano già molto avanti. Diveniva così sempre più grande la differenza tra coloro che già erano bravi e pronti per praticare questo sport ed i bambini che invece avevano bisogno di più tempo per imparare il gesto tecnico e per migliorare le proprie capacità coordinative. Ridurre dunque gli spazi di gioco ha certamente aiutato i meno abili ad avere un rapporto più continuo con la palla e con il proprio corpo, senza svantaggiare i più bravi che hanno avuto la possibilità di rinforzare le proprie capacità tecniche anche in spazi ristretti. Quante volte abbiamo visto ragazzi che dominavano le partite solo ed esclusivamente perché più grandi fisicamente, più avanti nello sviluppo? Spesso però, avvantaggiati dal campo grande, quegli stessi bambini non prestavano la necessaria attenzione agli aspetti tecnici del gioco poiché non ne avevano bisogno per primeggiare. Giocare in spazi stretti, con più bambini in un fazzoletto di campo, costringe tutti a giocare 1 contro 1, a migliorare il gesto tecnico per non farsi rubare la palla, a migliorare la soglia di attenzione. Non è forse questa la scuola calcio?

Nella prossima puntata, focalizzeremo l’obiettivo sui risvolti che tali cambiamenti hanno avuto anche nei rapporti con le altre istituzioni, in primis la scuola.

Il buono, il brutto, il cattivo

FIORENTINA – GENOA = 1 – 1

Avevamo detto che andava bene anche una brutta partita, ma le due squadre hanno decisamente esagerato. Un primo tempo senza alcun tiro nello specchio, senza emozioni né trame di gioco. Nella seconda parte poi, la Fiorentina sembrava aver trovato il bandolo della matassa ma l’annullamento del gol di Bonaventura prima, i cambi di Prandelli poi, hanno condannato i viola al rischio di una sconfitta che avrebbe compromesso il futuro cammino della squadra. Ci ha pensato San Milenkovic a salvare capra e cavoli!!

IL BUONO

  • Milenkovic: il più sicuro dei quattro dietro, non sbaglia praticamente nulla in fase difensiva. Ha poi l’immenso merito di rompere l’incantesimo segnando il gol del meritato pareggio. Incedibile.
  • Biraghi: dopo un primo tempo appena sufficiente, nel secondo tempo diventa uno stantuffo inesauribile. Gioca decine di palloni, mette nel mezzo tanti cross, la precisione non è il suo forte ma non si può avere tutto. Instancabile.
  • Vlahovic: volenteroso, egoista il giusto, molto motivato. Non riesce ancora a trovare la via della rete, ma si iniziano ad intravedere i movimenti dell’attaccante. Comincia ad inquadrare la porta, è sfortunato ma ancora il gol non arriva. In buona crescita.
  • Bonaventura: gioca un ottimo secondo tempo ed aveva anche trovato un gol di importanza capitale. Scova quegli spazi che Castrovilli non aveva trovato, gioca spesso la palla di prima e crea occasioni. Per come sta giocando la Fiorentina in queste settimane, assolutamente imprescindibile.
  • Dragowski: non è praticamente mai impegnato nei 90 minuti nonostante debba raccogliere un pallone nel sacco. Diventa però decisivo bloccando Destro che avrebbe potuto chiudere il match. Certezza.

IL BRUTTO

  • Prandelli: i tre cambi al 78′ non li ho proprio capiti. La Fiorentina sembrava finalmente aver trovato il bandolo della matassa, aveva guadagnato metri ed iniziava anche a costruire occasioni. Mi spiace dirlo, ma stasera ha rischiato di perderla lui. Che senso ha avuto?
  • Callejon: ancora lontanissimo dagli standard di Napoli. Cresce un pò nel secondo tempo ma non ci siamo proprio. Non arriva praticamente mai al cross, figuriamoci alla conclusione in porta. Quando arriva quello vero?
  • Ribery: un’altra cocente delusione. Non salta mai l’uomo, non arriva mai al tiro in porta. Se deve essere il calciatore che risolve i problemi della Fiorentina, allora siamo messi male. A quando il vero FR7?
  • Borja Valero: ne combina più di Bertoldo. Gioca poco più di 10 minuti imbarazzanti. Così non serve!
  • Amrabat: dopo 10 partite possiamo ormai dire che, al momento, è la delusione del mercato estivo. Gioca un calcio compassato, in cui non esiste il passaggio di prima. E’ vero, recupera tanti palloni, ma il centrocampista dovrebbe fare anche altro. Ecco, manca tutto il resto.

Ci vediamo domani su YouTube per le considerazioni tattiche sulla gara!!!

Prossima fermata: vittoria

Non è stata la settimana che la Fiorentina avrebbe voluto per preparare al meglio il primo scontro salvezza contro il Genoa. Purtroppo la Dea bendata, le polemiche ed il virus sembrano non volersi dimenticare dei viola e dunque anche stavolta la squadra di Prandelli non è riuscita a rimanere lontana dai riflettori per potersi allenare e basta, pensando solamente al campo.

Nella piccola tempesta di cui poi parleremo, è stata però per la prima volta la conduzione societaria a impressionarci favorevolmente. Dapprima Pradè, poi Barone hanno rilasciato due interviste convincenti. Entrambi si sono presi gran parte delle responsabilità degli errori commessi finora, hanno allontanato le voci del mercato di gennaio e, nel contempo, hanno detto la cosa più importante: è finito il tempo delle scuse, non ci sono più alibi. I calciatori adesso sono nelle migliori condizioni per lavorare e soprattutto sono coloro i quali possono invertire la tendenza fin dalla prossima partita col Genoa. L’allenatore non è più il parafulmine di tutti gli errori, la società si è assunta le proprie responsabilità, adesso però tocca a loro e basta.

Certo è che, dopo una tale presa di posizione, la squadra avrebbe dovuto pensare solamente al campo insieme allo staff tecnico. Purtroppo però, la Dea bendata ed il Covid sembrano trovarsi bene dalle parti del centro sportivo Davide Astori, ed allora ecco la (debole) positività di mister Prandelli. Cesare è rimasto lontano dalla squadra tre giorni, fortunatamente pochi, ma comunque sempre troppi per la situazione di emergenza che si sta vivendo a Firenze. La speranza è che i mezzi tecnologici e la supplenza del fidato Gabriele Pin non abbiano inficiato sulla preparazione della prossima gara così importante.

Se di una cosa non avevamo bisogno in una settimana del genere, era una polemica inutile! Chiaramente però la Fiorentina non può mai vivere una settimana tranquilla: dunque ecco entrare in scena Giovanni Branchini, procuratore di Cutrone. La notizia è che l’obbligo di riscatto presente nel contratto di compravendita dell’attaccante è stato rimosso. Dunque, si inizia a credere che se l’impiego del bomber dell’Under  era scarso per non incorrere nell’obbligo di riscatto, adesso Cutrone potrà giocare di più. La società continua a dire che gli allenatori hanno sempre avuto libertà di scelta ma certo è curioso che dei tre attaccanti che la squadra viola ha in rosa, l’unico che ha più esperienza e più gol alle spalle in serie A, sia anche il meno impiegato. Continuo a pensare che Patrick sia un buon giocatore che, messo nelle condizioni giuste, può tranquillamente ambire alla doppia cifra, ma a quanto pare sono l’unico a pensarlo. Ciò che è certo è che non sentivamo la necessità di questa polemica proprio in questa settimana!

Chiudo poi con un breve cenno alla questione stadio. Come ben sapete su questo blog mi sono sempre espresso poco poiché penso che sia ormai diventata solamente una battaglia politica e dunque difficilmente verrà presa la  decisione migliore. Per ciò che può interessare, io sono per un Franchi totalmente ristrutturato poiché, da inguaribile romantico, per me la casa della Fiorentina è quella e dunque credo che, magari totalmente rifatto e contornato da ciò che serve per aumentare gli introiti, il Franchi debba rimanere la casa viola. Ciò detto, sono disgustato dall’ultima lettera delle cosiddette archistar quali Calatrava e Foster (lo stesso della stazione… questo ci tormenta!) : questi architetti dov’erano quando c’era da tirare fuori un sacco di soldi per la sola manutenzione? Quante volte sono venuti a vedere una partita allo stadio (perché ricordo a questi personaggi che lo stadio serve a questo)? Ricordo a lorsignori che il Comune di Firenze, che non ha i soldi per dare un posto all’asilo nidi a tutti i bambini fiorentini, spende ogni anno circa 3 milioni di euro per la sola manutenzione! Se, ad esempio, il nostro sindaco non mettesse più i soldi a bilancio per tali interventi, ci penserebbero loro? E se domani il Franchi diventasse un nuovo Flaminio, li troverebbero poi loro i soldi ed i progetti per rimetterlo in sesto?

Mi fermo qui; adesso pensiamo solamente alla gara di Lunedì e soprattutto pensiamo a vincere per iniziare a tirarsi fuori da questa bruttissima situazione!

Il talento – parte quinta

Abbiamo dunque terminato la quarta tappa del nostro viaggio dentro il talento, sottolineando l’importanza della maggior accuratezza, da parte della Federazione, della scelta del peso e della dimensione della palla a seconda dell’età del bambino.

E’ chiaro dunque che la naturalezza con cui un bambino può governare l’attrezzo è una condizione necessaria al raggiungimento del divertimento nello sport che si pratica. Ma una volta trovata la dimensione giusta della palla, qual è la cosa più importante per il nostro bambino che inizia a giocare a calcio? Siamo sicuri che l’allenamento sia sufficiente a sfamare la voglia di calcio? Siamo certi che le partitelle tra compagni a fine seduta, i calci di rigore battuti per sfida, i tiri in porta alla ricerca della rete, bastino a placare l’istinto di emulazione e la voglia di superarsi che ogni bambino ha dentro sé stesso? La risposta è tanto semplice, quanto scontata: NO! Ogni bambino, ogni ragazzo, ogni persona che ha cominciato a giocare a calcio, come ciascun bambino inizi a praticare un altro sport, ha l’ambizione e la volontà di misurarsi con gli altri in una partita di calcio, di basket, in una gara di corsa, in un salto in pedana. Ogni uomo, e dunque ogni bambino, è istintivamente competitivo ed ha come obiettivo personale quello di superare gli altri e vincere. Negli sport di squadra, che io da sempre prediligo, le gioie ed i dolori, così come gli applausi e le delusioni, vengono suddivise tra tutti i protagonisti e dunque è più semplice coinvolgere tutti i bambini e non far sentire loro il peso della eccessive responsabilità, ma comunque il momento della partita o della gara è il fulcro della propria attività. Sia che lo si prenda come verifica del lavoro svolto durante la settimana (come dovrebbe essere all’interno delle scuole calcio), sia che si veda invece come la volontà di superare gli avversari, è la partita ciò che dà senso a tutto il resto. Senza la partita, senza il confronto tra squadre, tutto è bello ma incompleto.

Perché questa premessa direte voi? Semplicemente perché fino alla svolta culturale degli anni Novanta di cui stiamo parlando in questi approfondimenti, a tanti bambini era negato il diritto alla partita settimanale, al confronto, al divertimento. Anche io, come il mio amico fraterno Simone, ho passato alcune domeniche mattina in panchina a guardare gli altri giocare. Allenarsi tutta la settimana, aspettare le convocazioni dell’allenatore, fare un viaggio in macchina pensando a come andrà la partita e poi…tornare a casa senza aver giocato nemmeno un minuto! E non si parla di ragazzi di 14, 15 o 16 anni a cui puoi spiegare le motivazioni tecniche, tattiche o fisiche, ma di bambini di 7 o 8 anni che vengono a fare sport per divertirsi, per stare con i propri amici, per sentirsi accettati. La regola per cui nelle categorie della scuola calcio è obbligatorio che tutti i bambini giochino almeno un tempo di gara ha rappresentato un passo avanti enorme non tanto e non solo in ambito sportivo, ma soprattutto in ambito sociale. Pensate a quanti bambini possono essere stati presi in giro o emarginati perché all’interno di un gruppo non ritenuti all’altezza di far parte della squadra. Se l’allenatore per primo non prendeva in considerazione quel bambino, vi immaginate cosa poteva accadere dentro uno spogliatoio di soli bambini? Ecco che si torna per l’ennesima volta all’importanza che riveste il calcio, che riveste qualunque sport: veicolo di integrazione, di socializzazione, di rispetto tra diversi. In questo caso si può dire che una piccola regola ha rivoluzionato il modo di gestire il gruppo squadra ed ha restituito alla scuola calcio quella funzione sociale che purtroppo era spesso stata smarrita.

Tale obbligatorietà ha portato poi alcuni cambiamenti anche nella considerazione stessa delle gare. La stragrande maggioranza delle società e degli istruttori, sceglievano e scelgono tutt’ora la strada delle squadre abbastanza omogenee. Mi spiego meglio: avendo in un gruppo squadra alcuni bambini più avanti fisicamente, tecnicamente o anche solo nello sviluppo psicomotorio, in una gara di 3 tempi vengono impiegate tre formazioni di un valore più o meno omogeneo. Talvolta però può accadere che determinate società che hanno più squadre, o determinati istruttori che vogliono lavorare in maniera diversa, tendano a creare squadre o formazioni di “Serie A” e squadre o formazioni di “Serie B”. Ecco che anche in questo caso, si è cercato di ovviare a ciò considerando, ai fini del risultato, ogni tempo come fosse una partita e non facendo classifiche basate sui risultati del campo in modo da cercare di limitare l’esasperazione di certi personaggi che ancora oggi gravitano anche all’interno delle scuole calcio.

L’aspetto fondamentale è stato dunque quello di dare a tutti l’opportunità di giocare la partita e di offrire a tutti i bambini un tempo sufficiente a divertirsi, a sentirsi protagonisti, a migliorare la propria autostima e perché no le proprie capacità tecniche e fisiche. Nella prossima puntata, scenderemo maggiormente nel dettaglio tecnico per cercare di capire il perché di certe scelte operate dalla Federazione e dalle scuole calcio del territorio.

Che si gioca??

Dopo la Caporetto di settimana scorsa, torniamo a fare le scommesse. La coppia babbo figlio non ha dato i risultati sperati e Niccolò è tornato a scuola dopo la quarantena, quindi ricomincio a sbagliare da solo!! Non sono però stato l’unico ad aver fallito i pronostici la scorsa settimana dal momento che solamente il mitico Carlo ha azzeccato la coppia di risultati. L’Argentino Fiorentino poi, ha voluto esagerare, ed ha centrato il segno (non i risultati) di due gare di Serie A ma la sua amata Real Sociedad lo ha tradito sul più bello.

Bando alle ciance….ci riproviamo!!!

La gara più scontata: VERONA – CAGLIARI = 1

Il mago Juric sembra nuovamente correre per l’Oscar di migliore allenatore della Serie A. Si sta assistendo ad un nuovo miracolo dopo una sessione di mercato in cui le partenze sono state tante e tutte dolorose. Nonostante ciò, la squadra gialloblu dimostra ancora una volta che l’organizzazione societaria e quella in campo possono fare la differenza. Ogni calciatore del Verona sa perfettamente ciò che deve fare in ogni situazione e questo permette alla squadra di non risentire delle cessioni o delle assenze per infortuni. Davanti all’Hellas, ci sarà un Cagliari che oltre a Simeone ha perso anche Nandez (uno dei centrocampisti più sottovalutati dell’intera Serie A), Ounas e Klavan, senza contare il lungodegente Godin. Una vittoria potrebbe lanciare i ragazzi di Juric nella lotta per l’Europa, ed allora perché non crederci?

La partita da NON giocare: ROMA – SASSUOLO

La Roma è nuovamente reduce dalle fatiche di Europa League, ha un Dzeko ancora lontanissimo dalla forma migliore e la sconfitta di Napoli potrebbe aver minato alcune certezze che sembravano ormai consolidate. La difesa ancora rimaneggiata poi, potrebbe soffrire contro una squadra rapida, veloce, che gioca un buon calcio ed è sempre pronta a pungere. Di contro, il Sassuolo viene dalla batosta interna contro l’Inter in cui si è ritrovata sotto di due gol quasi senza accorgersene. E’ stata la fine di un sogno o solamente una parentesi sbagliata? Le assenze di Caputo e Defrel, alle quali si è aggiunta anche quella di Chiriches, non permettono di decifrare la gara che gli uomini di De Zerbi andranno a fare. Evitare accuratamente!

La sorpresa della giornata: SAMPDORIA -MILAN = X

Per Ranieri queste sono le partite ideali: quelle in cui la propria squadra deve trovare il modo di bloccare gli avversari inaridendo tutte le fonti di gioco e ripartendo con ficcanti contropiede. Solitamente la Sampdoria è una squadra tignosa e volenterosa e la coppia Quagliarella Candreva può far male. Il Milan, già orfano del leader offensivo Ibrahimovic, dovrà fare a meno anche di quello difensivo, quel Simon Kjaer che fino all’infortunio muscolare patito col Celtic in Europa League, era stato l’unico calciatore sempre presente da inizio stagione. Una vecchia volpe come Quagliarella potrebbe approfittare della gioventù di Gabbia per regalarsi l’ennesima gioia della carriera. Il Milan parte comunque favorito vista la condizione psico-fisica straordinaria, ma altrimenti che sorpresa sarebbe?

A voi per i pronostici!